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Full text of "Gli artisti italiani e stranieri negli stati estensi catalogo storico corredato di documenti inediti per G. Campori"

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GLI ARTISTI 
ITALIANI E 
STRANIERI NEGLI 
STATI ESTENSI 
CATALOGO... 

Giuseppe Campori 



II 

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GLI ARTISTI 

ITALIANI E STRANIERI 

NEGLI STATI ESTExNSI 



CUAIOd» STOIIICO 

COKREDAIO DI OotUSIE.NTI I.MiDITI 

l'ER G. CAMPORl 




I 



MODENA 

TrPOr.RAFIA DELLA R. D. CAMERA 

1855. 



ROMA 




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GU ARTISTI 

ITALIANI E STRANIERI 

0 

MOLI STATI ESTENSI 

aTALOiìO STORICO 

CORREDATO DI DOCUMENTI INEDITI 

PER G. CAM PORI 




AI 0 D L N A 

TII^GBAFIA JWI.(.4 H* U. rAJIIU|.\ 
1865. 



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Edizione di 250 esempiari 



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* 



i^ere t/e^A. afAéA cA^ f/4. e^ie tiftcyjtef<^ frt€B^ tnce/e' 
ét>' étón0 «*€Beco//e et^ o>r€/éna/e /c 9èo/*xte t/e^/i oàltte» 

a/cttne ^ke9*e Jry7ta/aéa non menomano «3f / S iman & té o a ^/fe^ 
éà^rùt t/o/^amio ^Set/£anit meonoéoe «w<s/& oée»» 

iamonéa if^ ^ii ^no nedio éptà^l^ko o no^ tùetM&menéo i/e^'atulo 



C^eet^ai» tèa ^oi^eeo^' anm^ ne/ itgeoo^/eèfe noUiuo 



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^ué^f» ai^wtno e^jfionaSo^ Bf/ty*^raAK f/efU>fU!^ fM-o/?t^t/ìrre/(M£ 
^/r^j/Cet^ ^ter t't/t^M*e a/r^tt^fe. uléi^iàù MA/* fneno^ 

*j^é>éyÀ0- eAe %¥0 uà. tél^it ntH9u m4tnoetn» tt^^em et^ojO' f^ ^t*' 



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ncé^ '0 » mena e/^ié» f*eytto4%c lécài^ i. '0^a0Ìemx» 

e </.//c 

éefm>r0 a/Za com0€/ti» tf^s^ éàuàoé*, ^> *H^9W^*«B»on0 t£» 

\o\e e non ii||txu-t Ori ^uctM aIoxacc 7; ciiì* Ìa, iucOiocxiIà Oe' UiMpv 

CitiUo ciif«u dltftitfu aHcSe a^fi uouiiui lucOioeci» ^^^ 0t*fW V n0$ 
yn/t/f tc^ eitcof^t e/t^yyo^ ^n t&t 01^ e cf t^ ^à ' mefi » » 00^ 
/^t»a « yua/t eofUf-0cof$0 €^^eo/Ìà ^tteéh /S»00m 0 éann» 

eiorfeyyrfr y/f a/Crr^A r.fi0no/eyi/ct' e 4Ì0t*e0^' OiUffUteaét tZ^t^ttm'' 



4» Mi^i»re come c *a €t^^&» ef*faà^, e tfo*fdytfctfàtt*t9u'oe» 

mm ^Utioa, Ì €é àm a m » «à' ^feeio anù»», tà^naia « ^* 



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A 



* Abadie (do T) Pietro franoosc ingof^ncr militare (nato 
17.... — morto 18....) vonno dì Franoin ai servij?i di France- 
sco MI duca di Modena verso la iiielà del secolo XVIll in qua- 
lità di t'flicialc e di Ingegnere e salendo di grado in grado per- 
venne al carico di GolonéUo delle Truppe e di Ingegnere dello 
Stato. Caduto il Governo Estense s' impiegò nella nuova Mili- 
zia Cisalpina, nella qfuale lo troviamo Colondlo nd 1800 e 
Capo Brigata del Genio nel 1801 (1). Compose in unione ad 
un* anonimo le eradite note aggiunte alla Dissertazione su la 
militare Architettura del Marchese Giuseppe Da-via stampata 
in Modena pel Soliani nel 1762. Di opere sue di pratica ar- 
chitettura altro non conosco se npn che un progetto di ponte 
sul Panaro a S. Ambrogio, il quale però non fu posto in ese- 
cuzione. 

* A^lio lloiiionieo [t) pittore (vivente 1G70). 

Dai libri della ('onfraternita di S. Rocco della città di Carpi 
estrasse il si^. Don Paolo Ciuaitoli questa notizia; che Dome- 
nico A^lio pillore inijxMiò licenza di copiare il quaih'o di San 
Rocco di Guido Reni esistente ncll' altare maggiore della chiesa 
di detto Santo, la qual licenza gli fu concessa con questo eh' 
egli deve in termine di due nmì prossimi avvenire e continui 
hauer perfetionata V opera, et di pHt che non possi far niente, 
né meno entrar in Chiesa per lavorare senza V assistenza coi»- 
tinua di un fratello, 

A g r wrt Livio forlivese pittore (operava 1 857 morto 1 580). 
Monsignor Giulio Cesare Gonzaga Patriarca d' AlesraikMa con- 
tribuì del suo denaro all' ornamento della chiesa di S. Spirito 

(1) Zanuli SuHa .Vilizia Cuatpino-llaliana. Milunu 1845. f*. /. 

(2) Il Zani ( Enciclofxilia mrlrnllrn thUr. bfllr arti. Partita 1810. T. I. ) DOmilM 
un Oomejuco .%glio dcUo il gobbo piUor viccnlioo che operava nei 1714. 

1 



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2 

in Sassia di Roma rifabbricata nel 1558 d' ordino di Papa 
Paolo ni. Alla qual cliiosa lasciò in legalo dopo la sua morte 
avvoniila in Roma il 17 ottobre laìH), 700 scudi d' oro per- 
che fosse ornala di marmi quella Cappella in faccia all' orbano 
di (Iella chiesa, }^ià da esso dolala e rislaurala e nella quale 
ordinò si dej)()nesse il suo cailavere (1). 11 Conle Alfonso nipote 
del defuulo (Jiulio Cesare r dimorante in Roma in uflìcio di 
prelato c<uitinuò V opera dello zio alìidando a Livio Aj^resli 
pittore dimorante in quella cillà V esecuzione di alcune pit- 
ture in della ehìesa di che ci fanno fede due documenti 
estratti daH* Archivio di Novellara, che qui sì producono. 11 
primo é una lettera dell' Agresti ; gli altri due sono lettere di 
un Girolamo da Ponte al Conte Alfonso ragguaglianti le accen- 
nale pitture* 

I. 

lilvto Afraa al €Me AMSmmw CeMaga. (I) 

EeoelfeiitisBiiiio sìg. Gonie, qiuuido io ebbi finito ogni cosa serfipsC una 
mia a V. 8. che non mi dovesse manchare di quello eravamo stato d* ac- 
cordo de rnllimo disegno, e per avermi M. Pirro Antonio esibito più 
volte di volermi dar denari mi ho pensato che V. S. ve l'abbia ordinalo, 
e cosi di giorno in giorno ho havolo la longa et io con tal speranaa in 
questo mezzo ho fallo li cartoni de le tre storie da basso come si ponno 
vedere, io non ho più che fare se non aspettare che V. S. ordini che mi 
sia dato denari per finire li ornamenti da basso dove vanno le tre storie, 
e se ben mi fosser dati domani mi conviene star due mesi nauti che io 
li possa dipingere massime volendole fare tutte ad olio come di sopra, e 
come mi Consilia l'Ogùi homo; per tanto V. S. intende quanto importa 
il Iratenermi a non scoprir quest'opera, stà sepolta, e a V. S. seri gran 
lode, non altro; basclo le mani di V. S. e s* io ne son degno. 
Di V. S. I. 

Lmo AoBBSTi pittore, 

(I) Dnyolìo .Vnnorir Storiche della Cnnien di Sovellara t éti GOHttlgU che Vi 
dominarono, nìsa. pi-ps^o il Dott. Luigi Allici-ici di Fahlii-ico. 

{i) La IcUera niaiu-ii di «luta, ma può ragioncvoliucntc assegnarsi all'anno 1537. 
Le pitture meaiionate in questa e nelle luoeessive lettere auMistono anche oggidì. 
■ Il Vasari nella vita del Primatieelo scrÌTe ehe Livio Agresti n nella chiesa di Santo 
Spirito di Roma ha dipinto n fresco in una rappcito istorio o ligure asftai, rhe sono 
eondottc con mollo studio e fatica; onde sono da ognuno meritamente lodate, n 



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3 

U. 

lo non posso iiianearL' al di'siderio oiicslissiiuo di M. Livio el alla 
verità di non dir di quello ciò che io ho sentilo el cogli occhi miei vc- 
(iulo della sodisfaltione cltc piglia ogni uno della Capello, io ne ho sentito 
parlare da inoliì, et anche da quelli che non sanno che io pur sappia né 
chi siano i padroni, né chi sia il pittore et tutti k>dano la magnificenza 
della S. V. e la eccellenza del pittore, et quelli che sanno il tutto me ne 
hanno fatta molta Testa; ma domenica et lune mattina che fui a S.* Spirito 
dove era la festa et eomnra tutta Roma vidi ogni aorte di persone che 
laudavano senza fine, né sì sapevano levare da mirarla. M.r Luigi Sansidonio 
mi disse queste parole: quello è un beilo et honorato trattenbaenlo del 
popolo, et poi soggiunse, per la povertà di questo secolo, questo è un* 
honorato sacello. Et intendendo che io per V. S. lo aveva solleeilato mi 
domandò della spesa, io gli dissi dei 600, ma egli pensava molto di piìu 
In somma non trovo persona dell'arte o che ne abbia cognitione che non 
le stimi più di mille. Et perchè lo so giù il giudizio di tutti gli altrì pitp 
tori io voleva anche mlender quello di Michel Angelo et credo per mezzo 
di M.' Thomaao del Cavaliere (I) che di^ne molto di Ini d* havermelo a 
condurre senza saputa però di M.' Livio perchè essendosi In questa parte 
rimessa V. S. in me non voglio lasciar cosa a fare acciò ch'ella non 
s' habbia mai a pentire di questa confidenza, benché per quello che m- 
tendo da ehi conosce Michel Angelo, esso ch'estima moho le opere studiate 
e fette con tutta la regola dell'arte com* è questa, la stùnerà più di lutti 
gli altrì. lo sapeva che lo seoprirla importava alia riputatione nostra et 
per questo tutto che Francesco non se ne curasse 1* ho liitta scoprire 
et ne resto mollo ben contento, et aspetto che V. S. dia ordine che M.' Livio 
resti conlento et di lei et di me come so ch'Ella ISurA, ecc. 

Aonia 0 Maggio 1657. 

m. 

Il liicdeitlaM «1 •■«I4ctl«. 

S* io non credessi che hi mia devolione et la volontà pronta al servìUo 
di V. S. li fosse molto ben nota, io penserei poi che M.*^ Flranceseo in 
questo ncgotio dcUa Capella n' ha fatto cosi suiìstro giudizio che forse 
r havrà fatto sentir fin costà, che nd bisognasse renderli liora conto di 

(I) » M. Tommaso <\r' rnvalit rì ^l'tiiiluniiio romano, che è «Itlo c<l è de' inag» 
glori aulici, file avesse iitui Michilugiiulu «i Vu&ari. 



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4 

me stcflio: ma non voglio né posso creder che non possa più appresso di 
Lei la sua istessa oppini<Nie che qua! si voglia sinistra informatione. lo 
che c<Hi08Ceva che air lionore et alia buona fama di V. S. importava più 
che non credeva detto M.' lYancesco, che la Capella si scoprisse, havendo 
anche per la sua conosciuto il desiderio eli' ella n' haveva, ho indotto Mj Livio 
a scoprirla promellendof^li che non liusceiido quel che ella havca dato, 
darà nuovo ordine per la sua mercede: e perchè dal giudicio che si fa uni- 
versalnionlc della Capella la quale a meraviglia piace et è lodala da tutti, 
conosco anche più eh' egli n' è ben degno, la prego a far quello che senza 
miei preghi so eli' ella è per fare , eh' esso non si possa doler di me ec. 

Aoma 5 QmgiM 1567. (1) 

Almo Domenieo detto Varignana bolognese seultore 
( n. ... ITI. 1557 ). I conservatori della città di Roma con 
lettera del 18 aprile 1514 raccomandano ad Alberico marchese 

di Massa, Domenico bolognese ohe si reca a Carrara a far 
cavar marmi per iscolpire la statua del Papa Leone X (i). 

Albani Fraiiec'<M*o hologoese pittore ( ii. 1578 m. 10(K) ). 
11 Malvasia riporta una lettera di luì scritta il 28 ottobre 1651) 
per la quale si viene a conoscere che, // Cmxie di Novellava 
comprò V Adone e Venere dal Moscardini e minnceia di voler 
quadri grandi; e elie il Duca di Modena coni]ìrò dal Mercante 
Zanelctti di lieggio un quadro in rame dove è il ballo de' 
puttini, ripetizione variata di altro simil soggetto con il ratto 
di Proserpina. Del quadro di Novellara non ho trovato memoria 
nel Catalogo di quella Galleria (5). Dell' altro di Modaia si trova 
notizia unitamente ad altri due dd medesimo, cioè la Galatea, 
piccol quadro in rame (4), e Àtteone e Diana, nella Descrì- 

(1) Sebbene le notizie e le icllcrc di Livio Agresti come quelle che riguardano 
eoM opertle Aiori degli Stati EsImmÌ dovettero perciò rimiiiere esduse «h quello 
Celalogo; oondiineiio avendo ene alcuna rdaticiie con mi Goniaga di Novellara mi 
è sembrato oniortmo di non tacerle. Di questa e delle altre licmzc di somigliante 
naturo che .s' incontreranno nel procedere del volume» io impetro fino da ora il per- 
dono diti ncntile li-Horc. 

(2) Frcdiaui Ragionamento Hinriro $u le diverte gite fatte a Carrara da Miche" 
tang^ Bnonmroti, Miu$a 1837 p. 7i. 

Più volte 1* Albani dipiiMe le favole di Venere e Adone, e no hanno mggi 
le Gallerie di Berlino, del Louvre ecc. 

(i) Una Galatea aopra un carro con molli amorini sul ramo fu già nel Museo 
Cospi in Bologna ( Legati ihueo Cospwiio. Bologna MtmH 1677 p. ^(19. 



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5 

(Sionc del Gherardi (1), il quale soggiogne essere stati acqui- 
stati dal Duca Alfonso IV, che appunto regnava nelF anno in 
cui r Albani dettò V accennata lettera. Questi tre preziosi di- 
pinti passarono a Dresda nel 1746 per la vendita fatta da 
Francesco HI dei cento migliori quadri della Galleria Estense. 

Una lesta di vecchio grande al vero in tela pur dell' Al- 
bani è menzionata nella Descrizione dei Quadri del Ducale 
Appar lamento ed oggi nella nuova Galleria si vede un 
dipinto di Diana clic rapisce Endimione parimenlc uUribuito 
ali Albani, ma alTatto guasto dai ritocchi. Nella chiesa di 
S. Francesco in flcggio era pur di lui il Quadro del Battesimo 
di Gesù Cristo in mezze figure al naturale (5). Finalmente 
noteremo che nei cataloghi mss. dell* insigne Musco di Monsi- 
gnor Paolo Coccapani Vescovo di Reggio (4), sono descrìtti 
quattro quadri dell* Albano: Madonna col Bambino e due An- 
gioli; Giuseppe e la moglie di Putifar; un' ovato con tre flgure 
dì giovinetti; la favola di Mercurio con Apollo quando guar- 
dava gli armenti (5). 

L' Albano fu in Modena col Domenichìno. Vedi Zamplerl. 

Albertoni Paolo romano pittore. ( viv. 1G70 ); Da due 
lettere di Cesare Gennari e da una dell' Albertoni stesso al 
Conte Alfonso II Gonzaga di Novellara si viene a sapere che 
esso Albertoni fu chiamato a dipingere da quel Principe il 
quale al dello del Davolio (6) nniiovò i suoi ecLsini di campar 

(1) DeHrrÌTÌone (MU pitture ttUieMì M JfodeiMi mila Bétcnte D. GutUriai m$$. 
del il a nella hateMe. 

(5) Tersa téMmt con fe tujgiunH, Modma Soliate 1787. Rotisi che non per 
altra ragione questa ediaone è detta iw«a» «e non percbè si suppone per prima la 

descriziunc delle pitture c disegni del D. Appartamento compilata dal Pagani c an- 
nesso all'opera del niedesiiuu, le Pitture e Sculture ili .Vudenn. Ivi Suliaiii 1770. — 
Fu autore della sopra citata Detcrizione il Conte della Palude aopriutctidcntc alla 
Galloria. 

(3) Un quadra dell* AOiani di simUe ai^omealo eoa 43 figura era neUa Galleria 
Pesdì* 

(i) Questo Museo che più volte avrò a rammemorare, andò disperso dopo la raorle 
del Coccapani avvenuta il Giugno ICriO. Gran parte dei quadri e dei disegni furono 
venduti: alcuni ne ilinaseru presso gli eredi e ancora si conservano dai discendenli. 

(•i) Un quadro di somigliante argomento si conserva nel Musco dei Lou>re in 
Parigi c vi stà Ano dai tempi di Luigi XIV. ( iVol/e» dte TtkUwm «xpotéi dmn$ Iw 
Gttterie9 d» MuUù ImperùU da Loaore pur Pr$derie VOIòi eoe. 10 édUkmr Park 
IBM p. 6 ). 

(6) Memori» Storkh» deUa CmUea di Nwellara «ce. JKfano I8S5 ji. BO. 



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6. 

flffME, e li ornò di (jiardini, boschetti e poschiere, ò mTiccià 
le sue f/allorie di pitture preziose e di akUue eoceUerUÌB Le 
leltere som le seguenti. 

I. 

Cmmmre Geiuuu-1 «1 Coate di ]l«vellar«. 

Avanti clic io risponda air E. V. lllnia ho stimato essontiale sentir 
prima so il Sj Paolo Albo ionio sia in posto di portarsi costi per dipingerli 
quanto desidera che nvenduglienc dato motivo mi ha risposto che spirato 
la corrente settimana nella quale deve terminare certi lavori che ne è 
asinMto sarà subito a servirla, è forse spera partirsi sabbino prossimo. Circa 
poi il far io il disegno dell' Opra come V ¥,. V. mi ridiicde, io per me 
Siuvi prontissimo a servirla, ma conoscendo che il sud." Sig.'' Albertonio è 
buono da se stesso |)er inventar anche maggior cosa oltre che so la ri- 
pugnanza che ha un Pittore di pingerc sopra un pensiero o dissenno 
d'altro e massime chi deriva da una scuola le di cui opinioni sopra- 
vanzano dì gran lunga il sapere (i), sì che dico che |)iiì tosto sì slìma- 
rebbc offeso vedendosi appresso V. E. in così poco credilo, che solh^vnio 
dulia fatica da un altro; onde ho slitiiato servirla in (piesta forma cioè 
pref?;u' il dello come ho fallo a voler fare un disegno o due e iiiostrar- 
meU che essendovi qualdie cnore lo coneggerò e darò il mio parere, e 
così mi ha promesso dì fare iiavendoU io soggiunto esser tale il gusto di 
V. E. Del resto godiamo poi e mio fratello e me eh' ella contìnui nel 
gusto della pittura, per maggiormente abbelìre le sue delìzie, fabbricho 
nove, gallerìe, c se per adornarle ella havrà bisogno di qualche pezzo di 
quadi'o dalla debolezza nostra ci ritroverà sempre pronti a servirla per- 
suadendosi da due anni in qua liavcr acquistalo qualche cosa nella pro- 
fessione et intanto ecc. 

30 Giugm 1670. 

Dal Signor Cesare e Benedetto Gennari mi è stalo significato il suo 
desiderio e conìuiando, son prontissimo anche con il tralascial e o^ni altra 
cosa e sarò |)ronto finita ((uesla settimana, intanto se la coiiiamlasse esser 
servilo qui di colori li troveranno di migliore qualità che a Reggio. Starò 

(I) Qui il Gcnnuri «Uiide «Uà scuola del MariilU di cui fu V Albertoni «no d«i 
più felici imilalori. 



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* 



7 

dunque Mpetiando it comincKlo pur venir a serviiia, ^raucnemilo iniaaio 
coi fare un poco 4i poisiero che con il nioslrurlo alti suddcUi Sig." U 
pame de' quali ini sarà di gran >aniaggìo in servirla et andrò con niiii 
gran aodUiafanmie e resiarò a Bologna aUendiendo li suoi comandi. 

ni. 

CMeniuirl Oware al ««dded*. 

Se ne viene al servizio dell' E. V. il Sig/ Paolo Alberlonio preparalo 
del disegno che qui dovrà dipingerli quale non habbiam mancato e mìo 
fraU'llo e me darli quei pochi avverlimenli che ci ha parso neccessari acciò 
r opera riesca più laudabile onde speriauio sia per riuscir bene, anzi se il 
spazio comporterà il potervi aggiungere qualche putto come sarebbe a 
dire un Crepuscolo del giorno, sariu multo meglio come appunto hnbbiani ^ 
discorso assieme. Veda frattanto 1' E. V. se in altro la possiam servire che 
sempre ci rilfoverà prooLis&iiui, el uniunoente U facciamo kua^ii^siina ri- 
verenza. 

liolwjna U 12 luylio 1670. 

^llbiiii Alc^Mindro bolognesi' pittore ( ii. 158G ni. i64() ) 
fece Ira il lliOI e il 1004 un quadro rappreseulanle il Cro- 
eelisso con altre ligure per 1' Oratorio del Sepolcro in Carpi. 
In questo quadro allojinalo da (ìiberlo (irillenzoni pose il pit- 
tore il nome suo: Aie.ss(iiuh-(i A /hi ito fece. ìYìsirullo l'Oratorio, 
il quadro passò nella sagrislia (U'ila contij^ua chiesa di S. Fran- 
cciico, e vi si conservava ancora nel 1784 come ce ne fa 
lede il Cabassi dai manoserìlii del quale si è Uratta là notizia 
di esso dipinto di cui ora si lamenta la perdita. 

AMrowMdlni itambolognese pittore ( n. 1 649 m. 1 680 ) 
operò di sua arte in una viHa del Conte di Novellara nella 
estate del 1669 come rilevasi da una sua lettera del 9 Feb- 
braio 1670 nella quale agf;iunge aver apprestato alcuni disegni 
per altri lavori in servizio di esso Conte. Cesare Gennari lo 
proponeva di nuovo nell'anno stesso (1670) al Conte che Io 
avea richiesto di un pittore. La lettera del Gennari è la 
seguente: 

Il Pittore eh' aveva destinalo per servizio dell' K. V, sta col M.*^ 
Guido Pepoli cosi impegnato che in niun modo può ilisjiorre di se stesso, 
onde a me spiace che la speranza che n' aveva babbi portalo dilazione. 



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8 

fnveee dunque di questo mi vien proposto un tal S.' Mauro Aldrovandini 
qual suppongo buonissimo, ma per non liavcre notitia sofidente lio sti* 
malo bene prima di mandarlo, motivarne a V. Ecc.«« come quella che 
havendolo havuto al servizio altre volte saprà la qualità del suo operare, 
e conoscendolo habilc se comanderà che si porti a servirla sarà prontis- 
simo et io ne starò attendendo gli ordini dall' E. V. per poterli pronta- 
mente eseguire, et intanto con ogni riverente ossequio li fatio humiima 
riverenza sicome fa mio fratello ancora. 

Bologm li 4 settembre 1670. 

Aleottl GtaoiliaMisUi di Argenta Architetto e Idrostatico 
( n. 1546 m. 1636 ). Ai ragguagli della vita e delle operazioni di 
questo insigne architetto e ingegnere dati dagli scrittori ferrare- 
si (1) saranno supplemento e dichiarazione non inutili le cose 
che son per diro fatti' da esso negli Stati Estensi. È ignorato dai 
biografi dì lui oh' egli operasse in qualità di Capomnstro nella 
fortezza di Moni' Alfonso nella Garfagnana, la quale fu eretta 
nel 1579 con disegno dell' Architetto Carpigiano Pasi sotto la 
direzione del Marchese Cornelio Bentivoglio. K parimente igno- 
rato eh' egli presentasse un disegno ( che non fu accettato ) 
per la chiesa da innalzarsi in Reggio alla Madonna detta Oella 
Chiara, il che fu negli ultimi anni del secolo XVI (2). Più 
importante opera intraprese egli nel l.'iOa nel territorio di 
Gualtieri. Aveva il Bentivoglio suddetto lino dal 15()0 intra- 
preso il bonificamento di quelle valli, insigne lavoro del quale 
avrò a parlare più innanzi. A questo diede compimento e 
perfezione il Oglio Marchese Ippolito riparando ai danni ca- 
gionati dall' arenamento dei fiumi che ne ricevevano le acque. 
Lavoro che diede gran nome ali* Aleotti che lo diresse e di 
cui egli medesimo rende conto nella sua Idrologia mss. E però 
dalle stesse parole di lui che qui si riportano si avrà una 
suniciente dimostrazione così della magnanimità dei Bentivo- 
glio» come della perizia dell' Aleotti. 

La tanto celebre e famosa ( botte ) che è sotto il Crostolo fiume di 
Reggio dì Lepido, fatta dal taote volte ricordato 111.»» S.r Cornelio Benlt- 

(1) Frinì, BaroUl e Cittadella D^kUtrrhiuiuo dei Pù di Arrorv ecc. Di$eot$o 
iMtdSto di GianAaltitta AleoUi Argentano ptemeeee ìe Memorie per eervire atta JMd- 

grafia dell' Autore. Ferrara Taddei ISi7. 

(i) Questo notizie si traggono da un curioso nus. della CoUesioiie VandcUi inU- 
tolato Saltra contro G. B. Aleotti. 



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4 



9 

voglio nella bonificatkHte del suo Marchesato di Castel Guahierì; per la 
«piale r IQ."» sua casa gode di presente trenta et più milla scudi d' en- 
trata; si come nel mantenerla dorremo specchiarsi neir III."'» <>i Eremo sig.r- 
l^^lito suo maggior figliuolo et successore in quel dominio, alla diligenza 
et valor del «piale pochi suoi pari a' nostri tempi se gli agualìuno. Questi 
di tanto ha aoeresclato» allargato, et profondato gli essiti alle tant' aque, 
che soffocato tenevano il suo Marchesato, che 1' enlrade se gli sono qua- 
druplicate, oltre gli tanti suoi sudditi tanto arrichiti: nii(l(> si va dubitando 
qual gloria sia maggiore, quella del padre o del figliuolo poiché di tanto 
si vede T accrescimento di si hel paese, che non bonificato» ma pare che 
daUa eternità de' tempi derivi: onde meritamente la Tempe di Lombardia 
si può quest* amenisnmo paese chiamare^ ffer bencfiiio di questo mvitto et 
gkNrioso Cavaliero; i sudditi del quale a gara, come opulentissimi che sono» 
persuasi quanto sia buona et gioconda cosa che gli Iiuomini habitino in- 
sieme, dall'anno 1594 fino ali* anno 1000 riedificarono T antico Castello 
Gualtieri, entro del quale questo Ili.'"*» Signore ha falla una piazza nobi- 
lissima, alla quale podi' altre d' Italia si ponno paragonare di coneerlo et 
di simelria, olire il palazzo nobilissimo, i giardini, et le amenissiinc vigne, 
che tuttavia fabrica qiK^sto glorioso Ileroe de' nostri tempi, che finite rcn- 
deran maraviglia et della grandezza et della brevità del tempo in che sono 
slate fabricale. Taccio le Chiese nobili, le strade raccomodate, et ritorno 
alla maravinliosa Bolle, o ponte canale, per la quale passano tulle l'acque 
che scendono dall' Alpe tra il fiume Lenza et il Ci osiolo con tanto benefi- 
zio non solo de' sudelli paesi suoi, ma de' circonvicini, i quali di larghis- 
sime bene<littioni non scarsi a quella grand' anima (che sia in Ciclo) la 
rendono là beata, et (}ui gloriosa et stupefatti amirauo la virtù et il valor 
paterno neU' invitto suo figliuolo (1). 

Ahie cose operò l' Meotti in materia di aeqne nei territori 
di Modena e ddla Mirandola, delle quali non ho perfetta 
notizia. 

Raccogliesi dal citato libro del Cittadella ( pag. 53 ) che 
G. B. Àleotti ebbe un nolo figlio maschio che portava lo stesso 
suo nome e che gli premorì il 6 Maggio 1610. E qui ignoro 
se a quella famiglia appartenga un Magnifico Giacomo Alcol ti 
di cui trovo memoria in un'atto del !(')()0 dove lo si dice 
ferrarese ma allora abitante in Modena. E^li venne da Ferrara 
cogli Estensi, ed era impiegato nei maggiori uiUci della Dueal 

(1) L* AlcoUi la«ciò molte Relasioni luw. intorno quckU- liuiiiljc«aooi. 



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Camt'ia (1). K il puhlilico NeiToloj^io segna la moiU\ di lui 
nvveiuila il Iti Marzo 1011 ndl' dà di anni 45. Forse da 
questo provenne 1' altro Jacopo poeta vissuto ai u^mpi di 
Alfonso iV, nel qual supposto si spianerebbero i dabbi del 
Tiraboschi (2) c del Frizzi (3). 

Ia Biblioteca Estense possiede un completo Manoscritto 
della Idrologia dell' Aleotti, del quale diede V indicazione il 
Barotti (4). Questo iiiss. sognato X. G. 7 non è autografo, ma 
è pieno di correzioni e di postille dell' autore, ed oltre a un 
vaghissimo frontispizio figurato ridonda di molti disegni ad 
aquarello e di alcuni intagliati in rame interpolati al testo. 
Al priiiìiiivo titolo d' /(ìro/offin scritto di mano dell' amanuense 
si vede sostiluito dnll' Mcolli stesso T altro, (frUa seimza et 
dell'arte del ben re(jol(irc le a<(/un. In una postilla al secondo 
libro trovasi notato l'anno corrente 1027; c in una carta 
annessavi e autografa <lcir Aleotti si nota l'anno 1(>3(), per 
cui si può supporre che neppure in (jucll' mnio 1' opera fosse 
condotta al suo compimento. Che 1' Alcolli pensasse metterla 
in luce è chiaro dalla seguente pure autografa annotazione 
<ibe si legge in Gne del primo libro. Fine del p." libro da me 
nUerJ* reoisto, se bme però senza speranza éi poterlo «tot»- 
paté, bavenàomi i BeUagrandi banchieri 4!ol suo faUire rubalo 
i dmari de^ quali speravo mliermi, di che sia Maio Dio, 

AM§gfUPéà AIcMMidro bolognese scultore' ( n. 1602 m. 
1654 ) diede il disegno del simulacro d' argento contenente 
le reliquie dei SS. Crispino e Crìspiniano che ai conserva 
nella chiesa di S. Prospero di Heggio. Della opera fu condotta 
nel 1650 (5), leggendovisi sopra la nota di queir anno. Sul 
modello del medesimo Algardi fu pure lavoralo in Roma l'in- 
volucro ar;ienteo che rinserra una reliquia di S. Lucia nel 
Duomo di delta città {(>). L' Algardi fu maestro di Francesco 
Baratta, di Domenico Guidi e di Francesco Agnesini carra- 
resi scultori. 

(1) Ticì nt;( rolugiu iiiodciicsc trovasi pure segualo il decesso di suor )iariu Aliulla 
fcmnwe il 7 Mttrmbra I60S. 

(S) mbliottaa Mtfnew T. I. p. 93. 

(9) Memori» Startele tfi Ferrara T. V. p. 88. 

(4Ì .Vent'irie di LeUerati frrrattei T, IL p, HI «C. 

(i* Itoccii Diario jvl \X'X7. 

^(1) Malegiizzi Co. Ippolito .\oiùie htorictie delle duete um ctuienu iteHu nuà 
di Reggio e dei monm eter i o empenti em mho e pHt m M mSte mu, del 1837. 



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t 



* lllomag^ {éà) Franeo, SIiuom NlMié ecc. ( viv. 
1454-1477) li trovo notati in alcuni rogiti colla denomi- 
nazione di seriltari. (ìlii sa come alcuna volta questa appella- 
zione comprendesse ancora i minialori, non mi darà colpa se 
nella incertezza ho creduli) conveniente di serbar memoria 
di queslì nomi. 

1454 Albertina /ncclii nio);lie di M." Simone^ de Alcinanea 
scriptoris abiUmte in Marza^lia vende a Mcolù Uanguni una 
|K*zza di terra in delta villa. 

1459 20 Marzo. Teslameulo di Nicolò quondam Evcrardo 
de Atamaxuta olim scriptoris abitante in Modena, in cui costi- 
tuisce suo erede il prete Lodovico Anelli rettore della Chiesa 
di S. Jacopo. 

1477 28 Aprile. Franco Aglio del q. Gualeiri de Aiema- 
nta seriptar testimonio a -un rogito. 

Di un Nicolò d' Allcmagna Cosmografo si ha la notizia dai 
seguenti due mandati di pagamento del Duca Borso d' Este (1). 

I. 

Boritlus Uux. 

Mandato lUmi Ps^iift et Exnii D. N. Dorsi] Ducis V'os Factores Gmc- 
rales miuatis sinc more ad Cancell. Fior, centuru auri el in auro dando» 
Venerabili, et Uilsoq Cosmographo D. Nicolao Germanico ia signum grati« 
tudtiÙB Ex. saac prò oc libro tam nobili, quam de G08inogra)>liia liuilnvit, 
et prescntavit idem D. Nicolaus eidem lUmo dno aro, et parteatur Ex. 
D. N. ad expcnsas. 

Àrisiolcies de Bruturijo XXX Marlii 1466. 




Mandato IlliTii Pnpis el Exiui Dni nri D. Borsij Ducis ce. Vos Fnclores 
Gnics dari facialis Ven. Viro Dno Nicolao de Aleniania, qui prescnlavit 
Ex. sue ultra iilud cxcellens Cosniographic opus, alium lihruni Tacuìni 
muitorum annoruni ijisius IlliTii Dni nostri nomini dicaluni floreuofi tiriumia 
auri in auro et eos |)ortari faciatis Gel. sue ad cxpeosos. . 

Arìstoteles de firuturijs die VUÌ Aprilis 1466. 

Da un'altro documento analogo ai precedenti rilevasi che 
il Duca Berso fece pagare 1* 8 Fdbbraìo 1452 a Giovanni da 

(1) Da copia nclT £»teiiM. 



% 



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!2 

Maj?onza scrittore Durati quattro d' oro per resto di mercede 
quia scripsit tunim Svrtonium. E in altri due del I4o7 e del 
i i62 si ordina di pagare un àJ," Zorzo Todescho aminiatore 
per fattura di due messali. 

Aloidi ItaldaN^iiare detto il Oalanino bolognese pittore 
(n. 1577 ni. IG38). Neil' Aitar majjgiore della piccola chiesa 
di S. Sebastiano di Correggio conservasi un quadro rappre- 
sentante la B. V. della Neve in gloria col Bambino Gesù e 
al basso S. Sebastiano, S. Rooeo e S. Giovanni Battista, da 
hd dipinto nell' anno trigesimo di sna età. Sotto la testa di 
un cane leggonsi queste parole. 

Baldassar 

Alci SI 

BONOMKN. 

MDCVIl (!> 

Quest* opera di gusto caraccesco ben disegnata e ben com- 
posta è alquanto alterata negli scuri e nel fondo. 

AUIs*«iiiio ( dell^ ) Cristoforo fiorentino pittore ( v. 
1568 ). Vedi Campi Bernardino. 

Aml>ro^i l>oim*nif>o bolognese pittore detto Menichino 
del Brizio ( viv. nel IGIO ). Narra di lui il Malvasia (2) 
cb' egli dipinse in S. Osario all' Abate Boschetti un fregio 
di una camera dopo avergliene già dipinto altre in compagnia 
del Brizio maestro suo. Ai .S.S" Marchesi Hamjoni di Modena la 
copia ( ridurcndoli anche in (jraìide ) di certi paesi de' Dossi, 
posti entro il Castello di Ferrara, per mandarsi da que' Signori 
a Gualtieri loro giunsdizione, allora rifiutando di restar poi 
al hr servizio con grossa provvigione allora alireUanto poco 
ben trattato da que^ Ministri, quanto soddisfatto rimanendo 
de' padroni (3). Per la medesima città di Modena fece pure 
una tavoUna da aitare e il ritratto del Selvatico Musico di 

(I) Pniiiiilconi Memorie Itìmidtt di jlmom'o AUefrL Fatma Tfpogru/tm DnctUe 
18Ì1 T. III. 'in. 

(3) Felsina pittrice Bologna 1841 p. 386. 

(3) Ho riferito il testo oscuro dei Malvasia per c^KMTfi una congettura che forse 
valg» a chiaririo. In prima oaaenro che Gualtieri era alìora giuriadiiione dei Senti» 
▼ogKo e Don dei langoni. E ftirse ancora plfRi un Moando aithaglio il Malvasia ncU* 

assnìtc rh(* i Rangoni invitassero al loro MTvigio ràmbrogi; imperocché quelle pa- 
role (li Mtnìniri 0 di piulroni sembrami «iaBO più ragloDOfolmente da applicarsi al 
l'rinciiic die ad una famiglia privata. 



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15 

sua Altesza. Fin qui il Malvasia. Di tulle queale opere ignoro 

se alcuna rimanga. 

Ambrojai^liil P. Antonio Domenicano Lucchese, ingc- 
f^nerc (n. l()5?i m. 17:2^ ), fu al scrvijjio del Duca di Modena in 
qualità d' Insc^ncrc, il clic forse accadde allora che egli prese 
dimora nel Convento del suo Ordine in Modena. Di qui passò 
a Lucca a prestare V opera sua a quella Repubblica. S' ignora 
il tempo della sua dimora in Modena (!). 

* Andrea romano scultore ( operava nel 1 564 ). Da alcune 
noie tratte dai libri di auuninistrazionc del Conte Alfonso 
1 Gonzaga di Novellara dell' anno 1564 estraggo la seguente, 
posta sotto il 29 NoTembre dì queir anno. A M.* Anéna seuir 
ior per mamfanura d$Ua iuta M giardino cioè del Imio, 
ecudi dieci oro in oro come apar poHeè de M. AiUonio Ànr 
Hbrai die ita fatto il patto. Verosimilmente iU quel lavoro 
eseguito in Roma. 

Anselini Mleiielan^lo da Parma detto comunemente da 
Siena pittore (n. l iOl m. 1554) operò una. bellissima Ancona 
del Battesimo di Cristo con molte figure che anche o^^^idi si 
ammira nella Basilica di S. Prospero della città di Heggio. 
Questa tavola è citala dall' Isacchi (2) dallo Azzari (3) e dal Roc- 
ca (4). Trovo pure ci lato eonu* opera dell' Anselmi un Quadro 
della B. V. die slava nella chiesa di S. Giovanni Evanj^eli- 
sta (5). Due Angioletti in ovati di mano di Michelangelo da 
Siena si trovano notati nel Catalogo delle pitture di Mons.' 
Coccapani. 

* Antielii Pr€>«pero bresciano scultore ( viv. 1 j84 ) 
operò in Carrara (6). Vedi Rosni Alessandro. 

AntonlBl Ceirl» romano indsore ( viv. 1783 ) intagliò 
tutti i rami inseriti nella Storia dèlia Badia di Nonantola del 
Tìraboschi pubblicata in Modena per la Società Tipografica 
nel 1784. A questo proposito si riferisce una lettera che qui 

(t) IfairdMM Mmori» ifU ArtkH OùtimikmL Fintu$ U Mimitr I8S4 S. Stf- 

akm T. II. zìo. 

(J) Inveniione rlpì SS. Corpi di Pronpero e Venerio. Reggio BarUM 160S» 

(3) Culli pendio delle Ilìstorìe di Reggio Ivi Bartoli 1623. 

(4) Dtaru di Heggio pel 1835 e pei Ì8Ì6. 

(B) DmriMimt delle pittun éi Jl^jo JUb* di anoaimo dd aecolo «eono ndis 
EstcMe. 

(6) Fom è il Proipero Bmciano ricordilo dal Cieogmri nella Storte deHa 
•eoAurtt. 



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1 



si produce da esso serìtta air Ab. Cancellieri incaricato dal 
Tiraboschi di condurre 1' accordo per 1* opera di detti rami. 
La lettera si conserva nella Estense nel Codice segnato XI. 
C. ì%, 

V è troppo n('C(ssario scrivere a quei Signori clic desiderano i prezzi 
dello note incisioni, aiìitieliè dilucidino un poco meglio la Coinntissioiie, 
cioè se di dette Incisioni o tulle o in parie si debbano fare 1 disegni, da 
quali originali, se in Roma, o fuori, e in qual parte, o pure si debino 
fare d' iuNenzione. Se la grandezza di un foglio che si desidera per i rami, 
(piai foglio s'intenda essendovene in varie proporzioni, e di queslo saria 
meglio che mandassero una misura con (ilo, o mandare la luce medesima, 
che deve essere il rame in un pezzo di carta, ancorché non sia la precisa 
misura, già che un dito più o un dito meno non guasterà nulla. 

Le armi fieniilizie della descritta grandezza si sogliono pagare du« 
Zecchini o cinque scudi 1' una secondo la materia che ci va dentro, ma in 
riguardo suo a cui professo tutta la slima e obbligazione, come anche per 
essere molte, le farò per tre scudi 1' una grandi piccole. 

Ver le vignette V è necessario sapere a un di presso la grandezza 
con un pezzo di carta o [)ure con un disegno meilesin\o di dette Vignetlc. 

Per il Ritratto sarà necessario di \ edere il disegno si per la gran- 
dezza e proporzione della figura, come anche per vedere il veslimento, il 
canq)o, gli ornati ecc. 

Il Gentilissimo Sig, Ab. Canceglieri sa benissimo che io sono discrelo 
nei ]irezzi a segno che il Papà medesimo per sua bontà si degna man- 
darmi de' lavori dicendo a tutti che io sono onesto nei prezzi. E poi es- 
sendone Klla di mezzo, non i»otrù che ridurmi alla maggior oneslà possì- 
bile, intendendo che il lutto sia eseguilo a perfezione, assicurandolo d<'lla 
maggior diligenza ed impegno nel servirla che per ora lunilmcnlc salulan- 
dola, a pregiatissimi suoi comandi mi rassegno. 
Di V. S. HI."»! 

Casa 29 Xbre 1783. 

- • l'iTiO (lev. oliliìin >n >ilorc 

Carlo Ai«tom.\i AfchH,o liicU,' Canwraic. 

V Antonini intagliò pure in rame il ritratto del Tirabo- 
schi sul disello del Conte Giacomo della Palude. 

* Antonio di Giusto' fiorentino scultore ( viv. 1508, 

i;ilG ). Dal tcslaiiii lUo di Domenico da Settignano fallo noi 
lai 7 si rileva cbe egli abitò in Carrara negli anni 1508, 1514 



1 



e 1516 nella casa di M.^ Antonio del quondam Giusto scnl- 
torc fiorenlino al servizio del Re di Francia (I). 

* itnzeNnl TasliapMrs. Vedi MoThegM ( Améom 
nÈo (la ). 

' Ara ( dall') Calale* bolognese (?) pittore ( viv. 1G80) 
con sua ricevuta del 15 novembre U)<SO ejj;li si dieliiara sod- 
disfatto dal Conte Onofrio (lampori del |)rezzo di akimi qua- 
dri di liori. 11 Zani {i.) onnnette il nome di Natale e noia 
invece nn Paolo dall' Ara j)illor bolognese vivente nel l()7(). 

* Arionfi Donalo e Filippo milanesi orefici ( viv. 
i48() - 81) ). Da due alti del 1480 e del 1489 si ritrae clic 
M." Donato e M.° Filippo del q.'" Gabriele de Aricntis di 
Milano orefici abitavano in Modena nella Cinquantina di S«r 
Agaia. 

Arri^iMel Fabrizio romano (5) scultore ( op. 165$, 
1674 ) esegui due statue per la Macchina innalzata dalla Coii- 
Iratemita di S. «Agostino in Reggio per la solennità della Incoro' 
nazione di M. V. (4); le statue ed altre opere di rilievo nella 

Maccbina della Confraternita del SS. Saeramento (5), e in 
quella dell' Areiconfralernila della B. V. della Visitazione (6) 
tutte per la festività sopraddetta. Nelle citate relazioni sì esal- 
tano a cielo queste opere, e si elargisce airArrigncci il titolo 
iperbolico di cc/chre (7). 

* Armi ( dair ) (Giovanni ronumo (H) intagliatore in 
legno ( n. ni. IfiOO ) mori in Modena il 6 febbraio 1609 
come appare dai Registri dei defunti. 

Avanzi Caiu.«iopp(> ferrarese pittore ( n. 1645 m. 1718) 
dipinse nella sua jiiovinezza 1' Ancona della decollazione di 
S. Paolo nella Chiesa di S. Francesco della Mirandola, perdu- 
tasi nei più recenti restauri. Dipinse egualmente sotto il por- 
tico di detta chiesa a fresco la Visione di $. Francesco ad 



(I) Frediani Rag Um a nu nto «u le diverte giie di Jf. A, Buonarroti eee. p* S4. 

(3) Enciclopedia metodico dette òeM» urli» Parma Ducale 1819 IT. SO. 

{^) t il< (to da taluno tnaneese. 

(4) Ccriniii .Varia Vergine iuroronntn ecc. fìrf^f/lo Yrdrntfi ÌG7Tì. 

(5) Macchina eretta dai Confratelli del ^S. inurantento ecc. Reggio Yedrolti itì74. 

(6) Wonfo di M, Y. Macchina eee. Bologna Barbieri 1974. 

(7) Si eonsem te Bolofiu il busto di eretn edorita io bronao dd GaerdBO« 
opera di codesto Arrìgucci. 

(8) É dotto anche fìranceae. 



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16 

Innocenzo III papa in atto, di sostenere il tempio Vaticano, 
alla quale fu dato di bianco la notte del 7 Luglio 1798 (1). 

Avanzi ( d' ) Jaeopo hologncso pillorc ( viv. 1570 ). 
Erano alcune opere di lui nell' antica cliiesa di S. Domenico 
di Modena , come attesta il Malvasia ( Felsina T. I. 22 ) che 
più volu^ le vide c le riconobbe. Di Simone Avìinzi detto dei 
Crocefissi mostra la (ìalleria Estense un piccol quadro con la 
Madonna in trono ed angeli intorno. 

Avanzini Bartolomeo romano architetto (n.... m. 1658). 
Di questo grande artista nessuna memoria ci lasciarono gli 
storici dell'arte che di tanti mediocri empirono le carte. So- 
lamente il Dall'Olio (2) ne forni alcune poche notizie alle 
quali soggiungerò quelle maggiori da me rinvenute, ansioso 
di pagare un lieve e troppo tardo tributo di gratitudine ali* 
uomo che ornò* la città nostra di uno dei più fìistosi monu- 
menti dell* architettura italiana nel secolo XVII. Nacque Bar- 
tolomeo Avanzini in Roma in qual tempo non so di un Sante 
pittore che viveva ancora nel 1644 (3) e di Porzia del Fiume. 
Tra le lettere del Testi scritte in nome di t'ranccsco I ve n' ha 
una del o ottobre 1644 scritta a Monsignor Cibo maggiordomo 
maggiore del Pa|)a nella (piale il Duca gli raccomanda Sante 
Avanzini con queste parole. 

Sante Avanzino nel Pontificato passato e nqpi altri precedenti an- 
cora aveva provvisioni privilegi e patenti di Palano ed era continuamente 
adoperato nella sua professione di Pittore. Desidera che nel presente gli 
vengano continuate le medesime grazie e impieghi, e crede che U mio 
mezzo possa fergUele consegure dalla giustìzia di V. S. Illustrissima. 
Bartolomeo suo figlio che da molt* anni m qua mi serve d' architetto con 
puntualità e suIBcieoza, mi pregz ancor egli a raccomandarglielo, ed io 
per gratificar 1* uno e 1* altro, e molto più per dar materia a V. S. IKh»- 
strìssima di corrispondere alla mia confidenza in qualche cosa di suo ser- 
vizio, volentieri ne ho preso 1* assunto (4). 

■ 

CI) Gilioli p. Sernfìiio della Mirandola, Storia del Convento di & Frmtuteo «m. 

presso il si};, (jiacinto Pallriiiicri di della citlà. 

(2) Prcyi dei Regio J'aUuzu di Modena, ivi Vincenzi 1811. 

(S) 11 Dtll'Olìo ( I. c. ) confuse Sante Avauini con Avamino Kued di Ciuà di 
GaateHo morto nel I6S9. 

(i) Opere eeelte dei Conte D. FtUvio TeetL Modena toeielà T^^ogn^tea 1817 
T. il. 161. 



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17 

Il Duca Francesco 1 salilo al trono nel 4629 si pose in 
animo d' inalzare un palazzo clic non avesse da esser infe- 
riore a nessun altro d' llalia per ampiezza, per elej^anza e 
per ma^nilicenza. Ma qui è necessario far precedere un cenno 
Storico del Castello che fino a quel tempo avca servito ad 
uso di residenza dei principi. Chiamato Obìsaso d' Este nel 1289 
dal popolo modenese al dominio di questa città, pensò tosta- 
mente alla erezione di un castello che gli servisse in un tempo 
di residenza e di difesa. E postone da esso le fondamenta, fu 
l'ediflcio compiuto da Azzo VII! successore dì lui, guernito 
intorno di mura merlate e di quattro torri ai fianchi; senonehè 
ridottosi il )K)polo nuovamente a repubblica, fu il castello in- 
teramente demolito. Ricuperatosi dagli Estensi il dominio di 
Modena nel 1350, fu riedificato il Castello con disej^no di 
Marchesi no dalle Tuade Bolof^nese. 11 qual Castello fu per lungo 
tempo tenuto siccome projirielà del Comune e serviva a re- 
sidenza del Podestà; finché posto dal Duca Borso al governo 
di Modena il Principe Ercole che fu poi Duca, il Comune in 
segno d' onore gli cedette l' uso e la proprietà di queir edi- 
lizio (i). 11 Duca Cesare venuto a stanziare in Modena nel 1598, 
trovò il Castello poco atto ad essere abitato e in molte parti 
eadente per vetustà, e si determinò di fabbricare sopra U 
vecchio .( Castro ) tutto quello che si potrà e poi eomineiaro 
il nuovo ( Spacdnì ). Fece infhttt eseguire alcune opere di 
ristauro e d'ampliamento nell* interno e ndl' esterno, seguitando 
infin che visse a lavorarvi intomo. Il successore di lui Al- 
fonso III nel breve periodo del suo governo spinse più in- 
nanzi le idee del padre^ e fatto atterrare alcune case adiacenti 
e la Torre che serviva d' ingresso al Castello, aveva già in 
animo di erigere un nuovo palazzo sul luogo istesso dell'an- 
tico, se il mutamento eh' ei fece dal princijjato allo stato re- 
ligioso non avesse impedito l'elTetto di (juel grandioso pen- , 
siero. era serbato il vanto a Francesco I che asceso al 
trono in giovine età ebbe 1' animo superiore alle forze e alle 
risorse dello stato. Da prima fece venire a se Girolamo Hainaldi 
« illustre architetto romano al servizio del Duca di Parma il 
quale feeei^ì un bellissimo disegno di palazzo e di giardino (2), 

fi) Fahri/j yofizie intomo U FaUuzo Dwale mia. posseduto dal Co. Gio. Fraa- 

cesco Ferrari Morelli. 

(3) Veggasi «II* triicolo RtlaaMi per una più ampia dithiaraitone di questo 
punto. 



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18 

se non che posto da un lato il disof^no del Rainaltii, fu dato 
1* incarico di un nuovo disegno a Bartolomeo Avanzini romano 
venuto per ciò al servigio del Duca, il qual disegno approvato 
in ogni parte fu senza indugio incominciato di mettere in 
esecuzione (i). // Duca, scrìve lo Spaceini, à fatto venire un 
nwwo Jngiegniero di Roma dove à fatto un nuovo disegno 
della fabriea del Castelh et vogliono fare V entrada sul Canal 
grondo. B il Vedriani (2) all'anno 1634 nota che < quest'anno 
islesso S. Altezza tutta s* applicò alla fabbrica del suo Castello 
oonfonne il disegno del Signor Bartolomeo Avanzino itomano, 
coperse il Canale, occupò la strada che a dirittura conduceva 
alla porla del Castello con molta comodità, c tirò il principio 
di quella bella facciata die bora rende meraviglia a chi la 
considera ». La fabbrica incominciala nel 1634 su le fonda- 
menta del Castello fu jìroseguita con alacrità, ma l'Avanzini 
mori innanzi che T o|)era fosse condona a un ragionevole 
avanzamento. 11 Moucouns viaggiatore francese che percorse 
r Italia nell anno 1604 (5) lasciò scritto quanto segue. « Le 
Palais du Prince est laid, mais on en a commencè un neuf, 
qui est demeuré imparfait et ne s' achevera pas de longienips; 
les ecuries, qui ne sont pas aussi acheveés, sont fort belles, 
au devant est le manège couvert, et à coté on bois enolos de 
murailles fort agréable ». E il Misson altro viaggiatore fran- 
cese in una sua lettera da Modena del 28 maggio 1688 (4) 
scriveva che « le vieux palais de ce Prince étoit peu de chose, 
mais le nouveau qui se bastit en partie sur les niines du 
premier a des commencemens qui promettent beaucoap ». 
Oggi ancora questo Palazzo non è toialmenle compilo. 

« Formò l'Avanzini, scrive il dall'Olio (5), il disegno 
d' una fabbrica veramente regia, e di un prospetto maestoso; 

(I) RacconU il Fabrisi nel mas. citato che FraneeMO I avesse incaricato il Card. 

ìtinaldo d' Estc in Roma di cleggorc uno doi più abili architetti <-lio fossrro in quella 
cìììh, c elio da esso fu propo».lo l'Avanzini cho aveva eseguito in lUuiia nirnnc fab- 
briche di buon gusto e ovulo gran parie negli insigni ediiicii creiti dalia funiiglia 
taritntel. L*Avamini aeeettè l' Intarieo ed eaib) In pianta e II modello in legno dd 
Palaaao cha ai coniarvarono 8no al preaanle aeeolo. EgH poi formò due diaefni dd 
Pabtio, uno con la loggia aparte, I* altro con la los^l* serrata che ancora d conaer- 
vano, e il Duea elesse il primo. 
(■>) Sloria (li Modena II. CCO. 

(3) Yuyatfea ecc. PavU 1693 p, 5Uo. 

(4) Voyuyet eec. S* HSlkm Vtrwht t7St. //. 3SB. 

(5) Opera dieta p. S. 



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19 

ma avendo egU dovuto ftur una pianta, neUa quale si volca 
eoDservare il più che fosse stato possibile, un fabbricato pre- 
esistente, non potè dar pieno corso alla sua fervida immagi- 
nazione, e gli convenne sin^^olarmcnte nelle interne parti com- 
binare il nuovo col vecctiio, e con ciò escludere quella co- 
moda e giudiziosa regolarità che cotanto piace agli amatori 
di buon gusto » . lo non so se gli amatori di buon gusto con- 
sentiranno in (jnclla sentenza, ma certamcnlc essi non appro- 
veranno tulle le critiche di M/ Cociiin (1) famoso balcstratore 
di giudizii avventali. « Le Palais du Due de Modénc, scrive 
il suddetto, j'rcscnte un aspect noble et grand. Le premier 
ordre et la porle sont agrcahles, (fuoiqu' avec des colonnes 
nichées: mauvaise invcniion, fort usitée en Italie. On est cho- 
qné aussi de voir qu' y ayant irois ordres l'un sur l'autre, 
oelui d' en haut est plus grand que les autres. La cour esl 
fort. belle, elle est décorèe de deux portiques, l'un sur Tau* 
tre. Les arcades portées par un petit or^re, occasionnent un 
désagrément; la comiche du pilastro du plus grand ordre qui 
est entre deux, n' a pn étre continuée. L' escalier est du ménte 
genre de décoration, et a beaucoup de noblesse et de beauté. 
Les bases, ni les chapiteaux des colonnes ne ramponi poi ni, 
quoique les pìedcslaux rampent (2). Autre inconvénient: Ics 
arcs portcs par les colonnes, laissent voir dans le vuidc de 
r escalier, au dcssus des colonnes, des grandes parties pcsan- 
tes el sans dt'coralion ». 

A' me non ispciia esaltare le bellezze o segnalare i difetti 
di questo Palazzo nel quale se l' occhio del purista rinviene 
alcuna menda, 1' occhio del pubblico rimane stupito a consi- 
derarne la maestà e l' eleganza. La facciata e la gran corte 
sono le parti ndle quali più pienamoite rifulge la sapiensa 
dell' architetto, sèbfoene si sappia che il disegno originale subì 
alcune piccole variazioni nelle parti ornamentali per consiglio 
del cdcJire Bernini (5). Nobile e maestosa è la facciata, sobria 
di ornati, e di belle proporzioni (4); vaghissima oltre ogni dire 

(I) Yognga d' Italie. Pari» 1758 p. 77. 

(i) .Noi) pnrc che di questo gruve errore sia da diu-scue colpa all' Avanzini. 
Vedi Van vitelli Luigi. 

(3) Vedi BemiBi. 

(4) Pure che I* Avaintini areMe pensalo di edioetre la faeeiata principale vena 

S. Doraenioo perehè nei «Uwfiii originali trovansi due gradini nella porta del P)a»* 
zaio. Con questo veniva cofralta T errore dei non vedersi la scala entrando nel cor* 
tilc. FabrizJ M$$. citalo. 



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20 

la gran corte della quale non vidi mai la più elegante e la più 

piltorcsca. Oserei asserire che il seconto non ha altr' opera da 
porre al confronto di qiirsla dell'Avanzini; e il palazzo di 
Caserta erotto dal Van\iit'lli nel secolo scorso se supera il 
nostro per vastità di mole e per la sorprendente ^grandiosità, 
gli cede di mollo nel fallo del buco gusto e dell' ordinamento 
delle parli. 

I n' altra grande intrapresa era nel tempo medesimo affi- 
data all'Avanzini, cioè il palazzo ducale di villeggiatura in 
Sassuolo. Anche colà come in Modena trattayasi di trasformare 
una vecchia rocca in una deliziosa villa, e colà pure l' archi- 
tolto sfoggiò in grandiosità di facciata, di corte, di scala, di 
appartamenti, congianta a molta semplicità. Questo palagio in- 
cominciato intorno al 1645 non è certamente da paragonarsi 
a quello di Modena, ma è non pertanto degnissimo di lode 
e di ammirazione dagl'intendenti dell'arte e meriterebbe assai 
più larga e più proficua cura di quella che gli è prestata da 
chi presentemente lo possiede. 

INon altro, oltre il Palazzo Ducale fece l'Axanzini in Mo- 
d<Mia, se ne logli un teatro provvisoriniiìonle eretto nella corte 
del Castello per un torneo rappres<Miiato in Modena nel 1652 
per festeggiare la venula degli arciduchi del Tirolo (1). Opera 
di lui è la bella chiesa della Madonna di Fiorano di cui fu 
posta la prima pietra il lìi agosto 1034 (2), e sul modello da 
esso lasciato fu cretto nel 1666 da Girolamo Delirami archi- 
tetto reggiano F Oratorio di S. Carlo in Reggio (3). Fuori di 
questi stati non conosco alcuna opera certa deir Avanzini (4) 
se non l'aliar maggiore della chiesa di S. Giovanni in Parma 
« che dopo il consiglio di Bartolomeo Avanzini fiunoso Archf- 
letto Romano, fu risoluto di effettuare nella forma, che hora 
con applàuso universale si vede perfezionato (5) ». 

• (1) GraziBn] la Gara dette Blagiont Tomeo a eavoBo rappneeatalo m Jfodma 
«fi pauaggio àif SeriU AreUaehi fMUiuu^ Carlo, S^fieaumdo Franceeeo et ÀreidU' 
ehetm Anna di To$cana. Modeaa CtueiatU 1651 — CanpAli Una fetta mUaiogiea 

eavatlvrrsca nrl Sicrnf-i nHla Streìitin ViKÌfurite AWHO IL 
(i) Tirabosi'lii Di zi nxrrio Tt}}iu[/r(i/ico I. 293. 
(3) Tirabosclii Uibiiufeca .Vodenege VI. 310. 

(i) Trovò il Tirabotchi nelT Archivio Gamenle ( Jliw. dMf etiBiiM) die I* Avamrini 
fu q»edito il 9 dicembre 16S9 « Mesn per lerrlsio di tua Altena, me non se ne in- 
dice lo scopo. 

(5> Arcioni Pompe fettirr Prtnna Vigna 1661 p, 15. Donali Dencrizione ili Parma 
ìf<ii p. i\. Pretende 1' autore del Parmigiaao ittruito ( CmvÀmaygiore i778 P, //. 



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Venne TAvansinl^al servigio del Dnea Tanno 1634 e gli 
fa assegnalo lo stipendio mediante l'ordinanaa seguente dd 
Secretarlo Dacale Antonio Seapinelli ai Fattori generali.*' 

///."" S." miei ChsJ^ 

Hawndo S. A, ateeUato al «no servltio U SS Bartolomeo 
Avanssim per Areìdtetlo Civile, ordina che le SS.'*' VT. Illrke 

10 facciano porre a Bollo f fa con la provisione di dieci ducn- 
toni d'argento il mn^c, del pano e vino in ntUura, e di Lire 
75 V anno per fitto dei la casa. Tanto dunque si compiaceranno 
di escffuire, et alle SS» YV. Jllme bacio le mani. Di Modena 

11 di 9 Aprile 4634. 



11 2 dieenilwe 1637 consegui un aumento di lire 30 men- 
sili, e il 1.^ Ottobre 1649 di altre. lire 80 con quest'ordine 

Ducale del .10 Gennaio 1650. All' Ingegnicre BarUdomeo Avan- 
zini accresceranno lire ottanta il Mese alle altre cento, che ha, 
principiando il primo di Ottobre passato* Finalmente nei 1653 

gli si accrebbero ancora lire 34. 16 in corrispondenza di quat- 
tro scudi romani che prccedoiUemenlc erano assegnati a l^or- 
zia del Fiume madre di lui dimorarne in Roma. La lettera 
scritta in questo proposilo dal Seerelario Ducale Giovanni 
Torre all' Avanzini è troppo onorevole al medesimo perchè 
non sia pregio dell' opera riprodurla qui sotto (1). 

Al BI.O lU» Sig.r mio Oss.""» il S.' Bartoi.« AvanEini Ingegn.** di S. 
A- S. a Sa»Qolo per wenfi di S. A. Ser.*>' 

M.« Sig.' mìo Òsa.»» 

Ilavendo il StT.»" Sig.«" Duca Prono inteso dalla lettera di V. S. lo 
stalo in l'ho si riduce il S.r suo lY.ilello e che quanto al soccorso, che 
r A. S. faceva somministrare alla madre in Roma, se bene ne cessa 1' oc- 
casione col ritorno del figlio ad assisterla e die colà potrà prowcdre a* 

p. 175 ) che tutta lu Chiesa fussc ridotta dall' Avunziiii allo slulo in che oggi si vedo; 
ma r Arcioni contemporaneo e però più istruito del Parmigiano ittrtiitu non parla 
che ddl* Aitar maggiora. L* Affò (Serittori jwrm^fmw Parma 1797 r. V. Ì4S) Mrive 
che r Afdoni ahMIi nd Iitl7 la caiieaa di S. Giovanni ornandola di onori altarL 

(1) Ornata lottara e le notizie che la precedono furono tratte dall* ArdliTlo dflila 
D. Camera e eoaumieate al Tiraboschi, tra i manoacritU del quale si conservooe. 



Afffho Serr 
Ani,*' Seapinelli. 




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22 

suoi bisogni, nondimeno questo continuerà qui alla i)ersona di V. S. che 
dovrà disporre a suo piacere per il bon scrvilio che le presta, e per darle 
questo nuovo segno di gratitudine, e della soddisfazione che ha di lei, e 
delle .su»' operalioni. Attenda dunque V. S. a servire S. A. con la solita 
sua accurata diligenza et applicatione, che iu senza più me ne resto, et 
lu bacio le mani. Di Modena adi 12 novembre 1663. 

Div."'" Sor.""* 

GlO. TOBRE (1). 

Mori r Avanzini in Modena il 3 luglio 1658 e lasciò eredi 
de' suoi beoi e de* suol disegni l' allievo suo Antonio Loraghi 
elle gli successe nel earìeo di Architetto Ducale. 



B 



Bacc hi RallMe torinese pittore ( n m. 17.... ). 

Vedi Monaco Pietro. 

Badaloceliio Sisto parmigiano pittore (n. 1585, m, 
1647 ). Al ragguaglio delle opere slimo opportuno far pre- 
cedere alcune notizie degli antenati di lui, die furono un 
lempo abilaiìli , e cilt;ulini di iModcna. Fino da (luanilo 
questa Città si asso{;gcttò al dominio dcll;i ('liiesa, veinie ad 
abitarvi e nd esercitarvi il carico di Tesoriere Jacopo di Bo- 
nifazio Badalocchio con la sua fanii'ilia. K}?li avea con se un 
fraU'llo, Filippo di nome, il (juali', morendo in .Modena nel 
senza aver avuto figli dalla moglie sua Polissena lasciò l'ere- 
dità dei suoi beni a Gio. Francesco ed a Clenienle tìgli di 
Giacomo anzidetto, da uno dei quali non è inverosimile che 
procedesse Sisto. Altri individui di detta famiglia trovo pure 
in Modena nel secolo XYl; un Carlo terzo Gglio di Jacopo, 
morto il 18 Novembre 1555; un Filippo di Bonifazio forse 
fratello di ^Jacopo; un Annibale, e una Susanna moglie di 
Nicolò Silìngardi. Ma per venire senz' altro più a Sisto dirò, 
come egli elie fu uno dei migliori allievi di Annibale Caracci 
lasciasse in Reggio molti e de' più notabili testimoni del suo 

(I) A questa si riferisce una liHlora senza data .«.crii la dal To«ll al Cardinal d' F,st«« 
in nume di tiarlolumeo Avanzini ncUu quaJc qucAti si dichiara grali^hiino ul Cardinale 
per le gnsie da «no conpuifte «I fmdlo (Testi Upen §aeU* IL fS8)» 



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35 

valore. È ira i primi la Gupolella dell' Aitar Maggióre di S. Gio- 
vanni da lui dipìnta, insieme alle quallro Virtù nei peducci. 
Nella qual pittura il Bellori credette ravvisare la copia' della 
Cupola di S. Giovanoi, e il Lanzi quella della Cupola del 
Duomo di Parma amendue del Correggio; ma il Pungileonì (i) 
con ragione fa osservare che « chi ha occhio in fronte, e chi 
ne fa uso ben vede, che tranne il Cristo in iscorcio, qualche 
angiolello, c le masse delle nubi, il restante della rappresen- 
tazione non ha che un' ombra di somiglianza con (| nella di 
S. (iioNanni, ninna afTalto coli' altra della Cattedrale ». Questa, 
se non m' inganno, è la sola delle non poche operazioni j)nb- 
bliclic del Biulaiocchio in Heggio, la quale ancora rimanga. 
£raDo le altre: la presa di Crìalo nell' Orto, c Cristo portato 
al Sepolcro neirOnttorio della morte fatte in eoBOorrenza di 
altri allievi dei Gamed; in S. Maria del Carmine la pittura 
della Gappdla della Madonna, e la Volta; in S. Pietro Martire 
un S. Ubaldo, e varj Quadri in S. Pietro. 

Dipinse ancora in Gualtieri Feudo de' Bentivoglio le Storie 
d' Ercole nelle pareti di una stanza con figure al naturale, e 
nella volta la Fama con due trombe una alla bocca, l'altra 
nella mano ( Bellori ) (2). 

Un documento pubblicato dal Pungilconi (5) ce lo mostra 
forse in Correggio nel 1615; ma io non so se egli vi abbia 
lascialo opera alcuna. 

Un disegno e nove quadri ne aveva il Museo Coccapani, 
cioè una Santa, lo Sposalizio di S. Cai ieri na con un Angelo, 
una Madonna col Bambino e S. Giovanni con termini fregiati 
d'oro e di vcluto, una Maddalena, una Madonna col Bambino 
ohe bacia S. Giovanni, il Giudizio di Paride, la favola di At- 
teone, un* altra Madonna col Bambino che tiene in mano un 
campanello, e finalmente una Venere ndla fucina di Vulcano 
che carica di freccio il turcasso ad Amore, della quale si ha 
r incisione di. Bernardino Curii col nome del Caracci sotto- 
postovi per errore al dire del Malvasia (1. 88.) che attri- 
buisce il quadro al Badalocchio. 

Di lui pure aveva la Galleria Estense un Quadro del Cristo 
portato al Sepolcro, forse quello superiormente citato, di figure 

(I) Memorie :$torkh» del Correggio TV I. 139. 

(i) (,)iic.sC iiltiiim cotisiT^ad lultavia* 
(5; Opera ciUla II. K7. 



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24^ 

poco maggiori éeH vero, e tre disegni f il martirio di una 
Vergine a lapis nero, la Nascita di Gesù con Pastori a penna (1), 
e r Angolo Custode, che tiene un fauciullo nella sinistra, e 
con la destra atterra il vizio. 

* Bacini Frane<^Meo nianlovano scarpellino (op. 1505). 
Sono opera di questo artefice le eleganti colonne che ornano 
il cortile dell' antica casa già posseduta dalla famiglia Brasati 
ed ora dalla famiglia (iardini nella città di Carpi, lì lavoro fu 
condotto nell'anno 1505, del che ci assicura il rogito del 
uotaro carpigiano Michele Savani del 14 gennaio di queir 
anno, pel quale M.*^ Praiieesoo del fa M.*^ Àiilimiolo de' Bagini 
di Mantova taglia pietra promette a ser Pellegrino Brasati dì 
Carpi di lavorargli sei colonne di marmo bianco ed un can- 
tonale» di un braccio di grossezza per dascheduna, e di sette 
braccia di lunghezza con le rispettive basi e capitelli, e que- 
sto per tutto il mese di maggio, e di fargliele condurre den- 
tro Carpi a sue spese con la condizione però che il detto 
Francesco faccia trasportare le stesse colonne fino alla Resega 
e che il detto Pcllogrino gli somministri carra e bovi da la 
Resega a Carpi, e tutloeiò poi prezzo di ducati otto 1' una, ed 
il cantonale s' intenda equivalere a due coloniK* (:2). 

Bag^nadore Pier Ilaria di Orzi^o^i ( bresciano) pittore 
e architetto (viv. 1566. 1611 ). Essendo e^li in Roma si ac- 
conciò al servigio del Conte Alfonso di ^ovellara il i." Marzo 
Io06. In detto anno trovasi pagatogli certo danaro per conto 
di un quadro di Cristo alla colonna commessogli dal Conte 
suddetto. In qudl'anno o poco appresso venne a stare in 
Novellara portando con se parecchi quadri suoi e di Lorenzo 
Costa e di Antonio parmigiano nonché varii busti di marmo 
per adomare la nuova Galleria dei Ganzaci. Per yesoA e più 
anni n trattenne in quel paese il Bag^adore (3) operando per 

(I) Ito disino a pennt ddio stctto argomeiito • del medesimo antera ii een- 
«erva oggi nel Maaeo del Loavre. ( Notice dea de$Min» pheét ému fae Galeriea dm 

Mmie Ruyal du Louvre, Pari» i8il p. G ). 
(i) Notizia coinuiiicatn da D. P. Gunìloli. 

(3) Così il Davolio nelle Memorie aloricltc di à\ovellara M»s. Mu fursc egli nou vi 
tenne ceetante dimora perdiè nppiamo dal Zamboni eh* egli nel I57S era architene 
della Cattedrale di Brescia. Lo stesso Davolio nelle Memorie tIoKdhe ài LMe Onl JCm. 

fa il Bagnadwe scolaro ed emulo dell' Orsi. Forse emulo e imitatore ma non scolare, 
porcile egli venne sebbene in giovine età già maestro in Novellara. Il Lanù lo pone 
Ira i seguilatori del Morello. 



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Ì5 

le chiese per i privati e per i principi. Per la chiesa de' Ge- 
snitf lavoro varii* qaadri uno de' quali, il Martirio di S. Pietro, 
lù poscia venduto al S/ Stanislao Ruozi di Rcgfpo; un' altro, 
l' Ascensione, fa oggi bella mostra di se in quella chiesa di 

S. Stefano. 

Abbandonato il servigio slabilo dei Gonza^hi o^W mantenne 
stretta relazione con ossi e più volte fu a servirli in opere 
d'arte. Così rilevasi dai libri de' conti sotto il 25 Aj?osi<) 1G(K> 
essergli slati donali dodici zecchini snido sfato qui molti (jiorni; 
e nell'Aprile del IfiOfi ^li furono sborsali settanta fjazcttoni 
per essei'e venuto a dcsifjnaro la ('apella in liorea (i). Intorno 
a questo tempo si può assegnare la vendita da esso fatta della 
sua collezione di cose d*arte al Conte Camillo II Gonzaga, 
della qucd vendita fanno parohi il Bossi (2), il Zamboni (3) e 
il Ticozzi (4), il ({uale ultimo qui come altrove seppe acoii* 
mulare molti errori in poche parole. 

* Ballloa . . . francese Ingegnere. Vedi Bol«i;Btel 
III juniore. 

IMbi Alessandro ferrarese arohitetto ( viv. 1597 ). Una 
immagine delia Madonna venuta in grido di prodigiosa nella 

città di Reggio nell' ultimo periodo del secolo XVI, indusse 
que' cittadini ad innalzare ad onore di essa un Tempio dei 
più magnifici clic per denaro si fosse potuto. E però man- 
darono al Duca di Ferrara perche volesse far eseguire dai 
suoi architetti un modello di chiesa, tra i (piali avrebbero 
poi essi eletto quello che fosse giudicato il migliore. Feccne 
uno l' Alcotti, uno Cosimo Piijiliani sanese, e un' altro, Ales- 
sandro Balbi al quale col consentimento del Duca fu data la 
prec^enza. E affidata ad esso V esecuzione del disegno, fu 
posta solennemmite la prima pietra del nuovo tempio sotto 
r invocazione della B. V. .della Chiara il 6 Giugno 1597. Ma 
pochi anni appresso venuto a morte il Balbi fu dato l' inca- 
glio del proseguimento a Francesco Pacchioni arohitetto reg- 
giano il quale condusse a termine V edificio e vi aggiunse la 
Cupola di suo disegno. 



(1) Antouioli Schede. 

(S) Elogi di Brueitmi Ulmiri, Bntekt fbtMma ISSO f, 194. 

(3) Fabbriche di Dretria ivi 1779. 
(i) AìfMMMflO €CC. T. L p. 9^. 



26 

Questo Tempio è tal iiionumemo da assicurare la fama 
nonclic del Ball)i ingiuslamcnle (linu'nticalo dagli storici dell' 
arte, ma di (|ualsivoglia più vnlonlc e più nolo arcliilcitore. 
La scoltura e la pillura hanno gareggiato nel nobilitare il 
concello del Balbi; e i pennelli del Guercino, dello Spada, 
del Tiarini, del Benone, del Palma e di Lodovico Carracci 
impreziosirono questo sacrario delle arti e della pietà opera- 
tiva del popolo reggiano. L* esterior parte del Tempio è mae- 
stosa e severa, ed ha la facciata compartita nei due or- 
dini dorico e ionico; ma dove meglio rifulge la sapienza e il 
buon gusto dell' artista si è neli' intemo, formato di una croce 
perfetta con ordine Corinto, di proporzioni cosi nobili ed ag- 
giustate, di cosi beir armonia e corrispondenza di parti, e di 
apparenza tanto vaga e piacevole all' occhio; che io non so 
se, avuto rispetto ai tempi, si possa trovare altro consimile 
e contemporaneo monumento che avanzi codesto per la rarità 
delle pitture e per la bellezza dell' arcbileltnra (1). 

Poco si sa della vita del Balbi e se ne lojili questa chiesa, 
e un' elegante Pronao o Tempietto nella chiesa di S. Maria 
del Vado in Ferrara, non altro di certo rimane delle opere 
di lui. Nola il (iuarinì ( Chiese di Ferrara p. 27 i ) eh' ei 
fu sepollo in S. Francesco nella sua pahia; e il Frassoni 
( Memorie del Finale p, 103 ) eh' ei nacque di famiglia ori- 
ginariamente finalesc. Nel libro dei nati della Cattedrale di 
Ferrara è segnata sotto TU Aprile 1583 la nascita di Cesare 
figlio di M.' Alessandro Balbi (2). Di esso ho nelle mie colle- 
zioni alcuni appunti autografi di storia ferrarese di poca 
importanza. 

Baldi Bernardino urbinate architetto ( n. 1553 m. 
1617 ). La vita di quésto insigne uomo che fu ad un tempo 
valentissimo nella poesia, nelle matematiche, nelF antiquaria 
e ncir architettura è stata troppo ampiamente illustrata dal 

Mazzncchclli, dall' Affò e dal Tirabosrlii perchè io possa ns])ì- 
rare al merito di aggiugnere nuove e peregrine notizie a quelle 
da essi raccolte. Nondimeno io posso far conoscere alcune 
lettere dei medesimo accennale ma non prodotte dai suddetti 

* 

(I) Si hauno diffuse dcscmiooi di questa chiesa dell' Isacelii, dd Ranzani eee. 

Una lìrrrc dfxrrizioHr di essa fu slnmpata in Rcj^gio nel IHll e riMaiupalu in Piirma. 

(•1) Notizia i-omniiinil;iiiii ila! di. si);. L. N. Cittadella il (|uaie pure mi lia avvrr- 
lilo che il Uulhi iiuii fu iiiui arcluteltu Ducale comò lu qualifìcù il OurscUi. 



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% 



%1 

autori, per le quali meglio m porrà in luce la perizia del . 
Baldi neir architettura in quel non breve periodo di tempo 

eh' egli passò in Guastalla. 

L'anno 1580 D. Ferrante II Duca dì Guastalla per sug- 
gestione di Muzio Manfredi invitò ni suo servigio il Baldi in 
qualità di Matematico. 11 quale acceltalo V incarico slabili la 
sua dimora in quella città con istipendio mensile di dieci 
scudi. L' anno 158G fu eletto Abbate ordinario di Guastalla 
dignità cui rinunziò nel IGO'J; nel qual' unno si ritirò in 
patria dove fini i suoi giorni. 

A me non ispetta narrare le molle cose da lui operate in 
Guastalla, ma unicamente riguardare alla parte artistica del 
Baldi. 11 quale fù di tanto valore nella scienza architettonica 
che un'opera sua, la chiesa di S. Chiara d' Urbino fu sem- 
pre attribuita a Bramante finché il Pungileoni non la riven- 
dicò al suo legittimo autore. E in queste materie di architet- 
tura e d' ingegneria molto si occupò egli in Guastalla sebbene 
non lasciasse memoria di fabbriche da esso edificate, comec- 
ché appaia dai documenti che qui si producono, eh' egli 
avesse V incarico di dirigere e di sopraslarc ai lavori intra- 
presi del Duca ne' suoi dominii. 

Lettere del Baldi a D. Ferrante li Gonzaga a Genova (i). 

OmiaaiM aKia. Le cose della fiibbrica vanno eaminando, e sono in 
Bocea fotti due floestroni, ehe fanno buon elTetlo. Ne la Camera poi la 
porla delia qnale non si potè tu in messo, il ietto viene eonunodissima- 
menle. Al Campanile non s* è ancora posto mano, ma si comincierà la 
settimana che viene .... 

GwoBtaUa 9 Marzo 1002. 

, 0mi89is aliis .... quanto alla fabrica poi si camina e sono finiti 
i finestroni con le loro ferrate, e lutti questi giorni s' è condotta gran 
copia di sabbione. M.» Rinaldo è slato via lutto inverno, e nel palazzo 
non ti è fatto se non poco, si va rìffinendo la Cantina che è sotto il Guar- 
darobba che riesce. una bella cosa .... 

GtuutaUa adi ti Marzo 1602. 

(hnisxis afih. Ne la Rocca si va lavorando ordinariamente, ma non 
eoa quell'ardore che apporta la presenza dell' E. Y. In Palazzo s'arma 

(i) Tratto ilair Archivio di Giiastnila , e comiinirnte dall' A(Tò al Tirabosclli. Le 
copie di queste c di allrc die produrrò sono iicila Biblioteca Ksten«c. 



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28 

il vollo della Loggia, il quale fuccndusi come si farà di gessu cu' mattoni 
in piano, aiutato da le Chiavi son sicuro che non patirà punto; il tutto 
vuol essere ben j)ian( llato, e per coprirlo non adoprerei coppi, ma tegole 
difendendo queste mollo meglio che i coppi, massimamente nell' occasione 
delle nevi ngtthiacciate che si sghiacciano. Mi dispiace che M.*^" Rinaldo 
non si trovi in i);i< st'. perchè troppo importa un Maestro intendente, ma 
dicono che sarà qui presto. Ilo detto a qu<'sli che lavorano che non metlan 
mano a cosa alcima senza farmelo sapere, ma tali' hora se ne scordano. 
Lo sluieatore finisce le cornici de' ('ameroni, e finite quelle risolve eli 
porsi intorno alla Capellelta. Del tutto darò parte a V. S. Ilhna di mano 
in mano, intanto le faccio riverenza, e le prego ogni felicità e coulcuto. 
Di Guaslalia adi 15 Aprile 1602. 
Dcir E. V. Uima. 

Dev.o Obh.o Scr. 
L Abate, 

in.»' et Ecc."» Sig.» Se bene non è molto scrìssi ali* E. V. I1L"> 
r occasione del rallegrarmi del felice parto della S.»* Principessa, fti ch'io 
le scrìva quest'altra; gradisca dunque la dimostrazione di questo mio af- 
fetto e mi conservi nella sua gratia. Quanto alla fabrìca, questa sera sarà 
chiuso il volto della Loggia che mira il Giardino, e tra le Chiavi che sono 
benissimo intese e Tesser fatto di mattoni in piano col gesso, mi assicuro 
e potrei prometter del mio» che non Atrà un minimo motivo. Di sopra vi 
verrà quella Loggia coperta, della quale TE. V. nd ragionò altre vohe, se 
le piace che si tiri là con tre finestroni quadri haverò l' oechio passi bene, 
e per questo non ho volato che i Maestri facciano il tutto. Starò dunque 
aspettando i cenni dell* E. V. benché più volentieri io rivederci lei mede- 
sùna. Nà mi occorrendo altro le bacdo le mani ricordandomele servitore 
Io scrissi al S.' Donesmondi che dicesse un non so che ali* E. V. dal ponte 
da fiffsi al Baccanello; se le viene occasione di scrivere al S.' Marchese, 
potrà tenergliene una parola (1). Di Guastalla adi 22 Aprile 1602. 
Deir E. V. lUfiìa. 

Dev.o Obb.o Ser.« 
V Abbate. 

IlliTio et Ecc.™» Sig.»^* M.^» Rinaldo secondo 1' ordine dell' E. V. ha 
tirato nel giardinetto il fosso del fondamento della muraglia di dentro H 
braccia lontano dal inuru di fuori, però non venendo il sito da basso più 

(I) Vedi la LeUeia uUinia. 



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29 

Aito di traUei braoda e mezzo abbassandosi col piano del giaidino sino al 
piano della strada, però volendosi lar la loggia par che venga bassa alla 
raa larghena se non si rimediasse con le grosseoe de' pilastri. Facendole 
sapere sono in servitù tutte V una -dell' altra, e perchè non si può risol- 
vere il saldo de' fondamenti senza determinare se s' habhia da Tare o log- 
gia o camere per rispetto dell'ingrossare i fondamenti de' detti pilastri; 
non havendo io voluto risohrer cosa alciinn senza darne parte all' E. V. 
ho lodato che il detto M.r» venga all' £. V* e le dica a bocca particolar- 
mente le dette diificoltà, acciocché ne porti la rissoluttione e possa lavo- 
rare; né mi occorrendo altro se non di pregark che abbia per raccomanr 
dati questi Reverendi, le bacdo le mani pregandole ogni contento. Di Gua- 
stalla adi 17 Giugno 1602. 

J>eU' £. Y. imti 

Dev." Ser.. 
L'Abbate, 

Don Fenranle Gonzaga al Blarehese Cornelio Bentivoglio (1). 

Monsig.r Abate di Guastalla mi ha fbtlo sapere che dorendosi riAure 
ora il Ponte del Baccanello ha una bellissima invenzione di Ponte che 
volentieri metterìa in opra, e desidera esser sentito da V. S. alla quale 
parlato eh* avrà, o in scritto (httole sapere quello che passa, Ihrà poi anco 
vedere fl modello. Questo ho voluto fiir sapere a V. S. cosi ricercato da 
faii, acciò se le parerà cosa buona possa ordinare fai sua vok>ntà, et le 
baceio le mani, augurandole ogni contentezza. Di Genova il p.* di Maggio 
1602 

« 

Balestra Antonio veronese pittore (ii. 16G0 in. 1740) 
Venne in Modena eirca nell'anno 1700 a stndiore sn le opere 
della Galleria Estense, e più volte in diversi luojjhi imitò il 
famoso quadro della Notte del Correggio (2). 

" BdMrlcrI Gabriello parmigiano pittore ( Yìv. i634, 
1644 ). Da molte lettere da lui scrìtte a Mons' Paolo Cocca- 
pani Vescovo di Reggio, le quali si conservano ndl* archivio 
di detta famiglia si scopre ch'egli era assai più che nel di- 
pingere occupato nel provvedere e nel restaurare dipinti al 
Vescovo suddetto e al Duca di Modena. Trovo però ch'egli 

(I) Ho luciilo come slà noifai copio il nomo di Coneiio oppllooto ol BeMifOglio» 
•ebbene non mi sia ignoto che il famoso indlviihio di quella CuaifHo éke portò quel 
nome e fa Marehesc di Gualtieri morì nel 1588. 

(9) Serie di riiraui degti eeceMenU pittori ecc. Firmzt 1756 T. /V. 

* 



0 



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30 

fece una Madonna col bambino c altre cose pel Coecnpani, e 
che sovente ej;li si trasferiva a Reggio e a Modena ad accom- 
pagnare i preziosi (|iu\dri da esso acquistali in Parma o in 
Venezia. Tra le opere scelte del lesti (I) e una leilera scritta 
dal Duca Francesco I al lìalcstricri il 17 novembre 1G44 nella 
quale quel principe gli cliicde consiglio intorno il propostogli 
acquisto di due quadri di Raffaello e di Sebastiano del Piombo, 
e lo invila perciò a recarsi a Milano per esaminarli. 

Ballanti Ballista detto Oraziani faentino plu.^liculore 
( n. 1762 m. 1859 ) è autore di non poche statue della Ma- 
donna e di santi in istueco colorato clie si conservano in 
parecchie chiese di questi stati. Ebbe Battista a coacyutorc 
ne* suoi lavori il fratello Francesco. 

BandinelH Baccio fiorentino scultore ( n. 1487 m. 
1559). Dal Vasari si trae la notizia delle andate del medesimo 
a Carrara. Fu la prima volta colà a vedere certo marmo di 
straordinaria grandezza già da lungo tempo escavato, e ritor- 
novvi ad ordinare il trasporlo di esso donde formò il gruppo 
di Ercole e Caco. Fu un' altra volta ad abbozzare alla Cava 
del Polvaccio (2) la statua allegorica di Andrea Doria, alloga- 
tagli dalla Repubblica di Genova ; ma avendola lasciata imper- 
fetta fu poscia per molle instanze costretto a tornare a Carrara 
per condurla al fine. Scnonclic essendo stalo rapportato al 
Principe Doria come la statua non fosse per riesci re molto 
bella, e avendone esso scritto con parole risentite all'artefice, 
questi si lasciò andare a dire ogni male di lui. Per la qnal 
cosa tiratosi addosso 1' odio del Principe, Baccio fatto pauroso 
lasciò di nuovo la statua incompiuta e riparò a Firenze. Fi- 
nalmente per r ultima volta fu in Carrara V anno 1559 ultimo 
di sua vita (3). 



(I) r. B, p. 176. 

(S) Il Vasari ( Introduzione alie vite de* pittori ) ragionando delle qualità de'mannj 
Carraresi, fa memoria di questa rava ne' sef^m-nli termini »» Ma di tutti questi marmi, 
quelli delia cava della del ('«dvaceiu, che è nel metlesimo luogo, sono con maneo 
macchie e smerigli, e senza que* nodi e noccioli che il più delle volte so^Iììmio esser 
nella grandeua de* marmi, e reear non piceola dlfSenttà a chi gN lavora, e bruttcsia 
odi' opera. Unite che looo le statue it. . 

(3) Sul pioposito delle gite a Carrara del Bandinelli sono amlic a vedersi le 
l.ritcre pittorivhe edile del Boltarì, e le note alia Vite di Benvenuta CsMmm della edl> 
ztune milanese. 



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31 

Le statue dì Ercole c Caco del Bandinelli, forse ripetizione 

in brevi proporzioni del notissimo gruppo di Firenze, erano nel 
Kit)*.) nella Ciiiardaroba Ducale in Modena per leslinìonianza 
dri Cronista Spaeeini alla custodia del quale erano allidate. La 
Galleria Estense avea pure di lui nej^li ultimi ;nini del secolo 
scorso un Quadrello in tela con una lesta di ^ occhio, e due 
discj:;ni a lapis rosso di una testa di vecchio con lunga barba 
e di un' altra di vecchia, ^cl Museo Coccapani erano pure 
quattro disegai di lui, fra* quali quello di un Sansone a 

Bandinl OÌowmiiÌ detto fkUt Opera fiorentino scultore 
(n. 1540 m. . . . )• novembre dell* anno 1595 andò a 
Carrara a fare sbozaare la statua colossale del Granduca Fer- 
dinando 1 che più anni dopo fu col lochila in LWomo. Lo 
sbozzo fu eseguito da Francesco Marchetti alla presenza di 
Alessandro Rossi scultore veronese che sta a Carrara (1). 

Baratti Antonio veneziano (2) incisore ( op. 1754, 
1783 ) incise in* rame sul disegno di Michelangelo Borghi il 
ritrailo del P. Stanislao Bardelli piacentino teologo del Duca 
di Modena che sta innanzi al primo volume dell' opera del 
medesimo, Dr' prinii (ìhifftfori dell' Italia. Modena Montanari 
17G9 in folio-, il ritratto della Imperatrice Cattcrina seconda 
e la tavola che precede il frontispizio del W'oUIoììììio tragedia 
del Co. P. E. Campi {Modena società Tipo(jra/ìe(i 1785 m 4"); 
la statua equestre di Francesco III, il frontespizio e gli altri 
rami che ornano gli Applausi PoeUei per la solenne dedica- 
zione della statua equestre innalzcUa dal Pubblico di Modena 
a Francesco HI ( Modena Soliani 1774 in folio ). 

Bartanl Nicolo di Capodistrìa pittore (viv. (456). Per 
un rogito di Antonio Daineri notaro modenese del 27 agosto 
deir anno 1455, Mcolò Barbani di Capodisiria pittore abitante 
in Modena nella Cinquantina di S. Michele riceve promessa di 
Lire 200 per dote della sua fidanzata Calterina figlia di Gio. 
Francesco da Feltre cittadino ahilanle in Modena. Il medesimo 
Barbani nclT anno 1 450 comprò una casa nella prcdcU-a Cin- » 
quantina per lo prezzo di 150 lire. Finalmente un' altro atto 
del !28 maggio del 1485 ci fa sapere che Mcolò era già de- 
funto ed aveva nel suo tcstameulo lasciato erede dei - suoi 

(I) Cayc Carteggio T. III. 520. 
(3) Fiorentino secondo il Zani. 



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ss 

beni la moglie Catlerina, e Bosiiluilolc nella crcdilà il nipote 
Stefano di Antonio da Fclire. 

* llarbanii Antonio di Bruxelles ai'azzicre ( viv. 1 488 ) 
è nominato m un rogito éA notare corcggesco Francesco 
Bellesia dal quale è detto Antonio del fu Gerardino de' Bar- 
banti di Brusselles magister Ranorum (1). il Pungileoni dà 
notizia dì altri individui clie in Gorregi^o esercitarono V arte 
degli arazzi e sono: Pietro Crivelli milanese il quale servì in 
più incontri la conlessa Agnese Pio e in diversi rogiti di 
acquisti e di vendite sì egli che i figli suoi vengono distinti 
col soprannome di Spadone. Esso è mentovato in un libro 
dolla sagrestia di S. Francesco: 1^)05 a di 0. Item per fare 
doe figure sopra dai (•npucini ( piccoli cajìpucci ) de! piviale 
hei'ettino et piviale rosso zoe uìw serafico e uno S.'^ AnU' da 
Padua feee Spadouo. — Più famoso fu Rinaldo Duro fiam- 
mingo il (|ualc sIuImIì in Correggio 1' arte degli arazzi c di- 
morò lungo tempo in (jucUa città. Da uii rogito di Davide 
Guzzoni del 4 aprile 1480 rilevasi come il 'magnifico ìNìcoIò 
dei signori di Correggio diede 57 ducali d' oro a M." Rinaldo 
per prezzo di tanto manifatture di panni di rasda (^paimorum 
arassis) fatto dal detto maestro. Cosi egualmente il 27 aprile 
1496 con rogito dello stesso notare. Cassandra moglie dd 
suddetto Nicolò dà a M.^ Rinaldo dì Fiandra abitante in Cor- 
reggio alcune biolche di terre in mercede di tanti suoi lavori 
dei quali egli non era ancora stalo intieramente soddisfallo. 
Rinaldo Duro servi ancora i signori di Movellara e in diversi 
libri di spese dei medesimi si trovano segnate più stala di 
grano passale a maestro ìtinuldo die sta a Coreza per parte 
del pagamento ecc. e nel libro del Dazio di Novcllara rinviensi 
ciò che se^ue: l.'tOO.sol. o per la .yjesa facta all' osteria per 
M. /{inaldo da Corezo, Più tardi egli passò a Roiogua e vi sta- 
bilì il domicilio. 

* Bar bazza ^baHliano ingegnere ( viv. 1j27). ISarra 

il Vcdriani (2) all'anno 152G, clic il nolo Capitano francese 
Laulrcch « vide le fortificazioni, che si facevano d' intorno Mo- 
dona> lavorandovi del continuo mille huomini sotto V indirizzo 
di Sebastiano Barbam Ingegniero, e d' Antonio Quattrini (5) > . 

(I) Pungileoni Metti. Slor. di Ani. Allegri /.'. 7. 

(i) Hhtoria di Modena, Ivi 1G66. T. //. p, 

(3) Questo Quatlrini era il lopnflante delegato dal Gomnm. 



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53 

Più esatta notizia intorno il fìarbazza si ritrae dalla Cronaca 
modenese di Toniasino Hianehi alias LancìUotti (1) il quale 
sotto il 7 Agosto del 1 527, narra l' arrivo a Modena di Mastro 
Sebastiano detto Barhazza Ingej^nere spedilo dal Duca Alfonso I 
per fare il disej^no dell' ingrandimento e della fortilieazione 
di'lla Città. K molto raf^ionevolc pensare eh' egli fosse il me- 
diasi ino elle eoi solo nome di Sebastiano apparisce in duo 
lettere della Balia di Firenze prodotte dal (ìaye (i), essere stato 
invialo a Firenze dallo stesso Duca Alfonso a prestar l' opera 
sua nelle fortificazioni di quella Città. La prima di esse lettere 
del 12 Ottobre 1528, è indiritta al Duca per ringraziamento 
di averle concesso questo Arehìtetto. L'altra dd 13 Novembre 
dello stesso anno ad Antonio GuidottI Gornmissario a Prato 
ha queste iiarole: Io exkibUmre Mia pmenie mrà MS Se- 
btuHano, homo deUr ttlìho Sigr Duca di Ferrara, dét opera 
del quale ci tiafno serviH a beneficio fndfblieo, et volendo lui 
trasferirsi costì prima che paria per alta volta di Ferrara ecc. 
Pensa il Ga\ e ctie sotto questo nome di Sebastiano si nasconda 
il famoso sérlio; ma non pensò egli a questo, che il Serlio 
per quanto si sa, né allora, né mai Ai ai- servigi dei Duchi 
di Ferrara. 

Barbery Fra laico gesuita savoiardo pittore (viv. 

1670, 1690) aiutò il celebre P. Pozzi maestro suo nel dipin- 
gere la cupola della cbiesa di S. Bartolomeo in Modena (5V 

Barbieri OÌo« Fraiic*€^fico detto il Guercino da Cento 
pittore ( n. 1591 m. 1666 ). La dimora, le relazioni e le molle 
opere da esso eseguile negli Stati Estensi, richieggono dichia- 
razione ed illustrazione non brevi. K per agevolare la più 
chiara esposizione dei fatti e per non mancare di quella 
diligenza ohe In somiglianti argomenti prìneipalmente si deve 
adoperare, noterò cronologicamente ciò che il Guerrino hivorò 
per questi paesi, valendomi di documenti e de'lilni che a 
quella materia sì riferiscono. 

1600. Il Barhierì in età di nove anni mostrando inclina- 
zione d* animo alla pittura fu collocato a studio presso Bar- 
tolomeo Bertozzi nieschinissimo pittore dimorante nella terra di 
Bastiglia sul territorio modenese, dal quale non altro imparò 

(!) Mss. noli' EstcìMC. 

(i) Carlrffijht iiìcdiln iV .-IriiKti. T, U. p. 170. 
(3) Pagani Pilture di Modena fi. 67. 

3 



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u 

che a conoscere i colori. Passalo poscia a dimorare in Bolo- 
gna si allogò col Zagnoni e col Cremonini pittori i quali lo 
addestrarono e (ìicdcro modo di csercilarsi sotto la loro 
direzione. E il BarulTaldi ( T. 11. 451) scrive su questo jnopo- 
silo che il Zagnoni jìrese a compagno il Barbieri « salarian- 
dolo per un' anno intero un tanto al giorno e ìndi a lavo- 
riero, e con questa vicendevole armonia di eomini'icio lavo- 
rarono molto non solo in Cento, ma fuori ancora di quel 
territorio ». E poiché in questi tempi tanto il Zagnoui quanto 
il Cremonini furono alla Mirandola e più cose vi operarono, 
cosi non è inipr(d»abil6 che r uno o Y altro di essi vi con- 
ducesse il giovinetto discepolo. Sussiste in quella città una 
tradizione che ad esso attribuisce alcuni angelctti a buon 
fresco avanzi di altre pitture imbiancate modernamente nell* 
Oratorio delfai Madonna della porta, incomincialo di edifìcare 
nel 1602 e compiuto nel 1609. 1 quali, se veramente gli ap- 
partenessero, di che io lasciò ad altri il giudizio, sarebbero da 
annoverarsi tra i primi esperimenti di quel famoso pennello. 
Debbonsi puro ascrivere alla |)rima gioventù del (ìuercino 
quelle storie a fresco di cui c;:li adornò la facciata della casa 
Zuccali nel Finale. Infatti lo Staiiclli (l) dopo aver narrato 
eh' esse rappresentavano (liì^ersi (rnunneìifi di chiaro scuro ed 
in })orticol<ire vi sono ihie historio che danno a conoscere stra- 
ordinaria pratica, spirito e nniestria; e dopo aver dichiaralo 
come esse fossero eseguite dal Guercino in giovine età, con- 
clude con queste parole: et anni dopo mandò similmente la 
favola tleUa B, \\ ecc. lo che come vedrano avvenne nd 
1624. Queste pitture sono notale eziandio dal Barri (2); ma 
oggi non se ne vede più traccia. 

16 . . U Lazzarelli { IH f ture di Modena) segna come la- 
voro della prima età del Guercino un dipinto esistente ai suoi 
tempi al secondo altare della Chiesa della SS. Trinità in Mo- 
dena. Rappresentava Gesù sedente che piglia per mano una 
santa (forse S. Catt(M-ina) vestita da monaca clic sta inginoc- 
chiata avanti esso. Apresso vedeasi la H. V. che incorona la 
della Santa e in allo il Padre eterno con due angioli. 

1018. Fece ad Orazio (labassi carpigiano il gran Qna<lro in 
tela della Crocilissionc di S. Pietro per la prima Cappella a 

(I) .Vìcrr)rnxiuo detta piltitrn Crsnta I6S7 p. S60. 
(i) Viaggio pittortaca Yennia 1671. 



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35 

sinklra della chiesa di S. BeraardiBo in CSarfn, e n* dibe 100 

scudi oltre il convenuto prezzo (Malvasia II. tlSl9), Questo 
quadro fu rimosso di là il 2C (lincino 1751 c trasportalo a 
Modena nella Galleria Kstcnse. Pastò io Franeia nel 1796, fu 
restituito nel 1815 ed oggi sì ammira nella nuova Galleria 

Estense. Opera stupenda per invenzione, per forza di chiaro- 
scuro, per e\ idcnza: una delle più riguardevoli della prima 
maniera di quel pittore. 

l(i2o. Dipinse gli Evangelisti in (luattro quadri di mezza 
libimi in tela al naturale }>el Signor Domenico Fabbri, i qiiali 
sono reputati dal Glierardi (1) essere i medesimi clic acqui- 
stali da Alfonso IV ornarono la Galleria di Modena infino alF 
anno 1746, nel quale passarono a Dresda dove si trovano 
anconu 

1624. Maggio. I rappresentanti del Cornane di Reggio lo 
invitano alla loro dtià e gli allogano Anoona per l'altare 
del Comune nel Tempio della B. V. della Chiara; la quale 
egli condusse a termine entro qneH'anno (Malvasia). Quest' 
opera che ancora rimane al suo luogo rappresenta Gesù Cristo 
in erooe consolato da un angelo, e al basso la Madonna sve- 
nuta sorretta dalla Maddalena, e S. Giovanni Evangelista da 
una parte, S. Prospero e un Angiolo dalF altra. La parte infe- 
riore del dipinto soffrì i ritocchi di un pittore veneziano nel 
ìlti, il quale ebbe sci doiipic di mercede {"1); la su|>(MÌore è 
inlatta. O tnblomi^ scrive M." (!ochin (ó), r^^t extrcinemml noirri; 
la partie d' en lunit est ce qu' il y a de mieux conservé. E il 
Lalande (4.): // y a dans ce tableau beaucnup d' erpression , 
une f/rande fermeté de pìneenu, un bon earavtére de dessein: 
le Cln ist partieulieremeni est bien demné; e' est dnmnuKje (pte 
sa téte ait un air ignoblc, Soggiugne il Malvasia che tanto 
plauso si meritò quel dipinto, elw l'autor suo n'ébhe oltre 
il pattuito prezzo di ttOO ducaloni una collana d'oro con una 
meda^ia pur d' oro rappresentante Y effigie della Madonna, la 
quale per dimostrazione di onm gli fa posta al collo da 
Paolo Emilio Ancini uno dei gentiluomini principali della città. 
In lode di questo quadro scrìsse Gabrìele Zinani reggiano un 
sonetto che si trova tra le rime del medesimo. 

(I). DeseriiMM uh. 
(9) Sogurl Mun, m9$. 

(3) loyo^f d* Italie Parit hmbrrt I7B8 p. 7i. 

(4) Vofo^e Francai» m Mie Fari» I7<9, t. /. 413. 



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36 

— Per Gio. Battista Mirandello del Finale colorisce il Quadro 
del proloinarlirc S. Lorenzo con la B. V. e il Bambino (t), 
opera, scrive lo Scandii, ( p. 30 i ) di (fmn maniera e hvoììn 
sufficienza. Di essa fa menzione lo stesso Barbieri in un fram- 
mento di lettera riportato nelle note alle vite del Baruirald! 
(T. 11. 449) accennando a una copia che ne fu levala da 
Bartolomeo Gennari circa i4 anni appresso. Detta pittura 
citata ancora dal Barri esiste tuttora nella chiesa già dei VP. 
agosUaiani ed ore del' Yeseovil seminario nel secondo altare 
a mano destra. 

1626. Per i eanonici del Duomo di Reggio oondnsse va 
Quadro dimostrante l'assunzione di M. V. con S. Pietro in 
cattedra, S. Girolamo e due angioli che anche oggi si vede m 
quella diiesa nella Ca))pella Giroldi. Di questo dipìnto com- 
posero tre distinti dipinti i biografi del Guercino tratti in in- 
umino dalle espressioni troppo sovente infide e lallad dd 
Malvasia. 

1627. Per la chiesa di San Pietro di Beggio, dopo il suo 
ritorno da Piacenza fvrv una Tavola d'altare di coimiiissione 
della famiglia Prini, rappresentante il Martirio di S. Giacomo 
maggiore la (|uale vi si conserva tuttora assai de|)erita. Dd 
medesimo autore, dice il P. Adeodato Fossa in alcune sue 
Memorie mss. del 17G0, si crede pure quel S. Francesco che 
forma cimasa sopra l'architrave. 

1629. « 11 dì 19 Marzo. Dal sig. Dott. Giuliano Fossa si è 
ricevuto per intero pagamento deU* Aanoairiata di Reggio con 
l'Angelo scudi 150 (2) >. 

Quest'opera che si deve supporre eseguita néiranno an- 
tecedente, stette neir Oratorio ddla Invenzione della Croce in 
Beggio ai due lati del grand' arco ddl' Aitar maggiore lino 
oltre la metà del secolo scorso e si trova notata dal Goohìn 
e dal Lalande. Essa peri allorché V Oratorio fu distrutto e ri- 
dotto ad uso di abitaxione. Se ne ha la stampa intagliata da 
Bartolomeo Buonvicini reggiano. 

(0 Frassonì .Vetnurie ftoriche del Fimile. Mudrna 1778 p. 117. 

Dal rcgislro delle opere d'arte del Guerciuu e del dciutro per esse ricoiilOi 
tenuto daprima da Paolo Aatonio fratello dj lui, poscia da esao medc^mo e dai Gcih 
nari, il qual registro incomincia appunto nd I6i9 e Ai edito la prina voUa dal Gain 

(iVo/ir/e della vita c delle opere del Cav. Gio. Fratuv$eo Barbirri ere. bulotjna 1808). 
lo quindiiuianzi riporterò per testo ii-rcciisnbilc quei tratti di detto registro cbe ci 
rigiuirUano, soggiungendovi le opportune dichiarazioni. 



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37 

— « U dH 1 Settembre. Dal S/ Ambrogio Prioi dì Reggio si 
è ricevuto per il San Francesco per porre sopra il sno altare 
aendt 31 e mezzo >. 

Non saprei in quale dello varie immagini di S. Francesco 
dipinte dal Gucrcino sparse nelle Gallerie, si potesse riscon- 
trare la sopraccennata, che da luogo tempo più non si vede 
all'altare cui fu destinata. 

1630. « Il di 17 Giugno. Dal Serenissimo Sig. Duca di 
Modena si è ricevuto per il quadro d'altare ne' Padri Teatini 
con la Madonna, S. Giovanni, S. Gregorio Taumaturgo, che 
sono in tutto figure N. 3 d' accordo in ducatoni 300 c questo 
residuo, scudi 250 ». 

Questo beUis^o quadro ehe ancora si ammira al secondo 
altare a destra nella chiesa di S. Vincemo che fu già dei Tea- 
tini, rappresenta, la Madonna in gloria, e al basso S. Giovanni 
Evangelista e San Gregorio inginocchiati con An^oU. Ce tobkau, 
scriveva il Cochin, est de trcs - bonne manière et Uen eompoté; 
les tètes sont beUes, bien <^u8tée$; la manière en est ferme et 
trtmehée e» homme sur de ee qu' U fait. Le» omòres sont vn 
peu noires, et le tableau tire un peu sur le roux (p. 82). 
E lo Spaccini nella sua Cronaca di Modena segnava la prima 
esposizione di (]uel dipinto il 17 Novembre 1650 nel uìodo 
seguente. / Thcatini hanno invitati la (liltà et il domccj." re- 
gnante alla loro Chiesa per la festa di Santo Gregorio Tau- 
maurgo, et vi sono stati : hanno messo fuori una bella l^ittura 
di detto Santo coìt la Madonna e S. Gio. Evangelista, fatta 
dall' eccellente Gio. Francesco Pasqualino ( sic ) da Cento fa- 
moso Pittore e costa a S. A. Dueatmi d'Argento 300 die 
emù L 2400 a tempo grasso. Viveva veramente in quel tempo 
un Gio. Battista Pasqualini da Cento inta^tore che poneva 
in rame le opere del Guerdno; ma oltre che egli non eserci- 
tava la pittura, hi beUem di quel dipinto e il documento 
riportato più sopra nel quale la nota del presso è identica a 
quella assegnata dal cronista, mostrano ali* evidenza V equivoco 
del cronista medesimo. 

1631. « 11 di 25 Agosto dal Sermo Sig. Duca di Modena 
si è ricevuto per il quadro di Giuseppe e la moglie di Putì- 
fare due mezze figure, scudi 130 ». 

Questo dipinto di cui non è fatto menzione nelle descri- 
zioni a slampa della Galleria Ducale, si accenna come esistente 
in essa dal BarufTaldi ( p. 455) e dal Malvasia che lo disse 
eseguito pei S.' Giuseppe Fullia piacentino. 



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■ 5S 

!05!2. " Il (li 7 Cullano. Dal Sig. Paolo Messori da Hoggio 
j)(T iiiiitMO od ultimo i)a;:[\nionlo dclli due quadri fatti per la 
cliiesa ealledrale di Hojijiio, cioè una Visitazione della Madonna, 
e ncir altro il Martirio de' Santi Giovanni e Paolo, ducaioui 
di liorenzu IS. 500 che fanno scudi 400 ». 

« Dal medesimo Sìg. Messori si ò ricevuto per le spese 
deir oltramarìno e delle tele scudi 53 ». 

Questi due quadri sono posti nétta Cappella GIroldi dei 
Duomo éì Besgio lateralmente al quadro sopra mensiouato 
deli' Assunta. Debbo però osservare che due dipinti delio stesso 
argomento^ Itttriliulti ai Guercino si trovano segnati tra quelli 
che nei 1796 passarono dalia Galleria Ducale in Francia. È 
pur da avvertirsi che un quadro del Martirio dei SS. Gio. e 
Paolo del Guercino fu inciso dal Pasquaiini. 

1052. Fece un Nettuno pei S.' Giovanni Tartaglioni di Mo- 
dena (Malvasia). 

1655. In quest'anno il Guercino slava attendendo ad un 
trattalo di matrimonio al (jualc però egli non portava molta 
inclinazione d'animo; allorché un'improvviso invito a recarsi 
alla Corte di Modena gli somministrò occasione ad inlerrom- 
pere le pratiche che non furono mai più ripigliate, \eniu". 
egli difatli a Modena in compagnia di .Matteo Loves e di Bar- 
tolomeo Gennari allievi suoi e vi si trattenne lungo tempo 
aeeolto eoa ogni maggim dimostrarione di stima (1). Ritrasse 
egli in tehi il Duca Francesco 1. e la Duchessa Maria Farnese 
sua consorte, e n* ebbe in ricompensa, oltre l' offerta di rima» 
nere- ai servigio permanente della Corte, eh' egli non accettò, 
trenta pezee d*oro da doppie sei (2) che sommano a 630 
scudi, le quali gli furono sboi*sate il 51 Mag^ di quell'anno 
(Malvasia, Calvi eco). 11 Gherardi che dettava nel Ì7i4 la 
descrizione dei quadri estensi, lamentava fìno d' allora lo smar* 
rimcnto di quei due ritratti i quali dal eh. S/ Gaetano Gior- 
dani diconsi oggi posseduti insieme con una Maddalena delio 



(t) Codesta gita del Guercino accadde forse nel 1632, se pur uod dckbasi re^- 
strarc, «nticbè ima «ola, duo radala a Modana. ia ^afidai «nnisla a onta i ap e w nao 
narra al A 18 ottobre del I63S: Queilo «ero hanmo mandato a CmIo a pigUatv Gio. 
^nmeeaea dltllo U Gatreino PiUor faatoiù, una Carola a $n eavatli, dietma ptr 
ritrntd. E più sotto: Gio. Pranufi da Cento PUtor è «wntifo ef aUogfia eocli In CutSeUo 
a tpesf Dìtcnie. 

(i) Ovvero 5U pozze d' oro da doidc otto. 



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59 

slesso autore dal GaBonioo fieaedclto AngioUni di Piacemn 

(iVofe al Malvasia). 

1654. « Il di i8 Gennaro. Dal Sij^. Cosare Gavazzi di Mo- 
dena abbiamo ricevuto doppie di spagna N. 55 che fanno 
scndi i^O. lir. 5 e questi per conipimeiUo del quadro di Ve- 
nere e Marte, seudi lir. 5 ». 

Cesare Gavazzi f^uardarobe Ducale ordinò questo (piadro 
per incarico del duca slesso. Infatti esso fu posto ad adornare 
il Palazzo di Sassuolo lincile dopo la vendila dei cento quadri 
fu portalo a Modena. Trasportato in Franeia nel Ì7UG, poi 
restituito fa oggidì bella mostra di se nella nostra Galleria. 
Fu inciso da Mauro Gandolfi e più recentemente dal modenese 
BeraeUi. 

— « 11 di 11 Agosto. Dairillmo Sig. Ga Antonio Maria 
Sartorio si è ricevuto dnoatoni 258 per intiero pagamento 
della tavola a lui fotta per Nonantola con la Madonna ed il 
ruttino, san Rocco, e san Sebastiano, concordata in ducatopi 
300 e questi Isnno scudi 548 ». 

L' Oratorio nel qnalc fu collocato il sopra dello dipinto fu 
eretto nel territorio di ^onantola dal Conte Anton Maria Ser- 
torio ]>er volo, fatto in occasione della ireste del 1050. li di- 
pinto rimase colà infuio al 170(1, dopo il qual' anno ne fu 
levato e venduto in Bologna; n«' so dire dove ora si trovi. 

« Il di () dicembre. Dal Serrilo Sig. Duca di Modena 

si è ricevuto per il quadro del Salvatore clic scaccia li ven- 
ditori dal Tempio, doppie di spagna N. liiO le quali a lir. 16 
r una fanno in tutto la somma di scudi 600 » . 

PUm si trora registrato nei cataloghi dei quadri dalla Gal- 
loria. 

U 3 febbraio di quéll' anno la cronaca Spaccini annunna 
che il Gnereino stà lavorando il quadro grande per V Oratorio 
dei Teatini, to non ho altra notizia di tal dipinto che non 
trovò mai luogo nell* Oratorio che è forse qndlo denominato 

di S. Carlo rotondo. 

1^35. « li di 16 Agosto. Dal Sig. Martino Barbieri da Carpi 
si è ricevuto reali 40 e dueatoni 10 per caparra di una Ta- 
vola con Santa Maria Madalena d* accordo in dueatoni ttìi — 
scudi o8, lir. 5 » . 

Da due ricevute ori «finali del (iuercino e da^ una nota di 
spese fatte a tal uoj)o dal medesimo, le (juali si conservano 
prei>so il S/ Don Paolo Guai Ioli di Carpi si viene a sapere 



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40 

che il (iiiadro lu lavoralo dal 16 Agosto 1035 al W Gonnaio 
1640, c che esso non fu già posto in Duomo come asserì ii 
Malvasia, e come infalli aveva in animo il commiltenle: 
ma fu da lui donalo ai padri Capuccini che ne adornarono 
r aliar maj^giore della loro chiesa fuori di Carpi. Uapprescnta- 
vansi in esso la Maddalena nel deserto che stà col flagello nella 
mano per lìagellarsi, e un angelo che le appare ed altri an- 
gioletti ÌQ gloria. Fu poi ricoperta in alcune parti prima da 
un parmigiano, poscia da BartokMOAeo Anioni modenese. Neil' 
aprile del 1783 quella chiesa per subitaneo incendio fu inte- 
ramente distrutta e con essa peri il quadro dd Guercino. 

1637. < Il di 17 ottobre Dal Sig. Giovanni Torre di Mo- 
dena si è ricevuto ducatoni N. 100- per caparra di un.qiiuidro 
da farsi per la nuova chiesa di Modona, d* accordo in scudi 
600 di moneta di Bologna; nel quale ci va la Madonna, S. 
Giovanni, un Cristo morto, e Santa Maria Maddalena, questi 
fanno scudi 131 Lir . . . » (1). 

Presso il Conle Gio. Francesco Ferrari Moreni conservansi 
sei lettere del Guercino risguardanli il contrailo e V esegui - 
menlo di questo dipinto. Da una di esse scritta da Cento il 
25 Sellenibre 1657 si discuopre che gli fu proposto da prima 
V argonienlo dello Sposalizio di M. V. il quale fu poi mutato 
in una deposizione di Croce, come apparisce da una succes- 
siva lettera del Barbieri al Torri committente del 17 ottobre 
di queir anno, la qual lettera fu edita dal Morbio (2). Questo 
quadro che presentava il Redentore steso in terra sopra un 
pannolino sostenuto da S. Giovanni, con la Vergine genuflessa, 
é le Marie piangienti fu collocato nel terzo altare a destra 
della nuova chiesa votiva di Modena. Ma nel secolo scorso 
trovandosi essere notevolmente deperito, fu dal patrono della 
cappella ritirato in sua casa nel Novembre del 1773, e sosti- 
tuitavi una copia di Antonio Verni, ritirata por essa ne^ 
anni passati. Si crede perito* 

1639. « 11 di 26 Gennaro. Dal Serenissimo Sig. Duca di 
Modona si è ricevuto doppie d* Italia N. 60 per il quadro 
della Deeollazione, e questi a ragione di lir. 15 1' una, (auuu 
in tutto scudi tiìi, » 

(I) Dalla Cronaca Spaceiut ai apprende che il quadro er» stato conuneaao al 

pittore Ano dal iGl^i. 

(i) UUtn tlwriehe « arti$tkhB • SdisUme Milano Tip, de^ Clauici 1840 p. 70. 



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ff 



41 

Questo quadro posto in prima nel Palazzo di Sassuolo 
poscia in quello di Modena sì trova notato ne' sejjuenli ter- 
mini nella 2/ edizione della desctizioue dei Quadri del D. 
Appartamento ( p. 22 ). La Decollazione di S. Ciò. fìattìsta 
espressa in mezze fiqure al naturale d' un disef/no d' una 
grazia e d' un colorito mirabile, così che si puit a (jiusto 
titolo chiamar questo Quadro, il quale è per travnso dipinto 
in tela, veramente Quadro j/rezi oso. Passò poscia in Francia (1). 
Fu inciso in rame da Francesco Rinaldi in Firenze nel 1797, 
e ÌB accteio nella GaUeria BiMiea. 

« 11 di 6 Aprile. Dal Sì|;. Gio. Battista Tartaglioni da 
Modona si è ricavato dneatoni 50 di Venena e questi per 
ma metta figura da Insegli quanto prima ad elenoiie, fanno 
scudi 116 Ur. . . . (2). 

« Il di 8 Agosto. Dal Sig. Dottore Giovanni Torri sì è 
ricevuto ducatoni 100 a buon conto del quadro Cristo morto 
per detto Sig. Torri quali a ragione di lir. 5.8 fanno aeiidi 
135 » ( Vedi sopra ). 

iOiO. « Il di 8 Gennaro. Dal Sig. Giovanni Torri da Mo- 
dena si è ricevuto ducatoni di Fiorenza N. 100 a buon conto 
del quadro della Pietà, che a Ur. 5. 8. ti fanno scudi 135 c 
mezzo » ( V. s. ). 

— « Il di 11 Gennaro. Dagli eredi del già Sig. D. Martino 
Barbieri di Carpi si è ricevuto ducatoni 14i e mezzo in mo- 
neta diversa per il quadro della Santa Maria Mudalciia di Caipi, 
che in tutto fanno la somma di scudi 187 lìr. 1 » ( V. s. ). 

— « 11 di 30 Mano. Dagli eredi del già Sig. D. Martino 
da Carpi si è ricevuto ducatoni 20 per residuo della Santa 
Maria Madalena, ohe a lir. 5. 8 fanno scudi 27 » ( V. s. ). 

— 11 di 11 Giugno. Dal Sig. Dottore Giovanni Torri di 
Modona si è ricevuto per intiero pagamento del quadro della 
Pietà scudi 249 qual quadro è stato pagato in tutto scudi 
600 di moneta di Bologna, e questo' rtsiduo sono scudi 245 
lir. 1 » ( V. s. ). 

1641. « Il di G Gennaro. Dal Sig. Gio. Battista Tartaglioni 
di Modena si è ricevuto ducatoni Veneziani 50 per il quadro 
.della Madonna, che a 1. 5. 8 fanno scudi 67 e mezzo ». 

« 

(I) Il Catalogo dei quadri del Louvre segna un quadro dei Bailiierit di Sekmio 

che riceve la lesta di S. Ginvnnnl Rattistn. 

(i) Una B. Y. col Bambino al naturale ( Malvasia i." Cdia. ). 



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42 

— « Il (li i^G Marzo. Dall' Ecccllcnlissiiiio Sig. Prinripo 
Carlo Alessandro d' Kslo si r ricevuto diiealoni 200 per 
caparra d' una Tavola cui Bealo Fi'lice Oappuccino, per il Sere- 
nissimo Padre Gio. liallisla d' Ksle, elie fanno scudi 270 » . 

Questo quadro era il secondo di (luelli eoniniessi ni pi More 
dal P. Gio. Ballista d' Esle Cappuccino, al secolo Alfonso lil 
Duca di Modena, per la chiesa da lui falla erigere presso Ca- 
stelauovo di Garfagnana. Ma giunto il quadro a Modena dopo 
k morte dd. committente aecadata il 24 Maggio del 1644, fu 
d* ordine del Duca Francesco collocato nella ohieaa dei Cappuc- 
cini di Modena. Ora è uno dei più insigni ornamenti ddia 
Galleria Estense. Si rappresenta in esso la Madonna in. fforia 
su le nuvole in atto di affidare il bambino a San Felice che 
inginocchiato alza le braccia per accoglierla; alla destre un 
Angelo che tiene la bisaccia del Santo. 

— « 11 di sopredètto. Dal Si^. Dottore Gio. Battista Cavalli 
( Lavelli ) di Castclnuovo di Garfagnana si è ricevuto ducatoni 
ÌOO per caparra di un quadro di un San Francesco per il 
detto Padre Gio. Haltisla d' Esle, che furono (luti ^li uni, e 
gli altri per mano del Mollo Reverendo Padre Teslola ( S^'siota) 
Cappuccino Predicatore di San Piagio quest'anno scudi 155 >• . 

Quesl' opera che rappresentava S. Francesco d' Assisi in 
atto di ricevere le stimate lìjìure al naturale con S. HuIììikì, 
fu situata in una cappella della anzidetta chiesa de' Cappuccini 
di Caslclnovo inGno al 1785 nel qual anno fu traslocata al 
Palazzo Ducale di Modena. Rapita dai Francesi nel 1796 aè 
pià resiitnita, non saprei indicare dove essa si trovi attual- 
mente. 

— < 11 di 15 Aprile. Dal Blagnifico Messer Sebastiano fio- 
trìcdla di Cento si è ricevuto ducatoni 25 per una Testa di 
un San Giovanni mandata a Modena, fanno in tutto scudi 33 

e mezzo » . 

Un S. Giovanni tenente in mano un calice con entro ve- 
lenosa bevanda presentatagli dagli eretici è notato dal Pagani 
(p, 153) nella serie dei dipinti della Galleria. 

— Il di sei Settembre. Dal Sig. Elia Carandini di Modona 
si è ricevuto ducatoni 10 per ea|)arra di una >laddalena mezza 
figura, (F accordo in ducatoni 50, fanno questi in tutto scudi 
15 e mezzo » . 

— « 11 di 15 Novembre. Dal Sig. Cesare Cavazzi di Modona 
si è ricevuto Zecchini 18 per la Tesla di un S. Pietro 
Apostolo che a lir. 1) F uno fanno scudi 40 e mezzo » . 



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1 



43 

1642. « Il di 10 Febbraio. Dair Bccelicntìssimo Sig. Prìo- 
cipe ObÌ2io d' £sle Vescovo di Modona si è ricevuto per il 
San Giuseppe poco più d' una Testa, fatta al detto Sig. Prio- 
OÌpe« ducatoni di Fioronzn N. 50, sono scudi 77 lir. 3 » . 

— « Il di i)riino Marzo. Dal Sij?. Elia Carandini di Modona 
si è ricevuto ducatoni 40 per intiero pagamenlo del (jiiadro 
della Santa Maria Madalena fatta a detto Sig. Curaudiui, fauno 
scudi 54 » ( V . s. ). 

— « 11 di 3 A|)rilc. Dal Padre Serenissimo Oio. Ballista 
d' Este si è ricevuto ducatoni di Fiorenza IS. 100 per intiero 
pagamento del quadro del San Francesco fatto al detto Padre, 
lì quali fumo a lir. 9. 8. 6 per dueatone la somma di tir. 542. 

10 sono sondi 135 e mezzo « ( V. s. ). 

1645. « 1! di 20 Gemiaro. DÌd Sig. Cesare Livizzani per il 
Sig. Dottore Lavelli di CastelnoTo si è rlcerato ducatoni 6S 
• per il oompimento del quadro àsà San Francesco falto al Padre 
Serenissimo, scudi 84 » ( V. s. 

1644. « 11 di 30 Scllembre. Dal Sig. Gio. Battista Tarta- 
glioni si e ricevuto ducatoni 50 per il quadro dell' Ecce Uomo, 
fanno scudi 62 lir. 2 ». 

1645. « 11 di 9 Af^oslo. Dal Sig. Francesco Cavalierini, e 
"Sig. Guido Pagliaroli da Modona si c rieewilo ducatoni 100 
per caparra del quadro per le sacre Stimate di delta Città, 
quali fanno snidi 125 ». 

In <[ucsio gran quadro con seniicircolo sovrapposto ritrasse 

11 Guercino nell' alto la SS. Trinità in mezzo a una gloria 
d' Angeli, la B. Vergine e S. Giuseppe ; inferiormente fra le 
nuvole S. Francesco d' Assisi e S. Sebastiano genuflessi da un 
lato, dafl* altro S. Geminiano che tiene su le gtnocchie la 
città di Modena e dietro ad esso i SS. Pietro, Paolo e Gio- 
yanni in flgure grandi al vero. Volle il pittore in questa ta- 
vola, dice il Pagani, mostrare con Vel^ante suo Pennello U 
Paradiso, come di Paradiso sono eseguite le fyure che lo 
compongono. Di lui pure, aggiugne Io stesso autore, erano gli 
angioli nel riguardo superiore dell'altare. Il quadro che ori- 
ginariamente fu collocato nella Chiesa, oggi non pià esistente 
della Confraternila delle Stimate, venne portato in Gallerìa 
nel 1782 e di là in Francia nel fatalissimo anno 1796 (1). 



(I) Ignoro &i «|ual luogo si ritrovi pmentcmeotc questo dipinto. 



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I 

1047. « Il ili 10 Gennaro. Dal Sig. dio. Ballista Taiialeoni 
por il Sig. Conio Alfonso di ^ovcllara si ò ricevuto Hojipic 
ci* Italia N. 85 a buon conio del quadro del Silvio, e Dorinda 
(piali a lir. 14. 10 fanno lir. 1258 di moneta dì Bologna, 
scudi 514 e mezzo ». 

— • Il di 25 luglio. Dall' Eccellentissimo Siji^. Co. Alfonso 
di Novellara si è ricevuto per intiero pagamento del quadro 
di Silvio e Dmrinda lir. 617 elie sono la somma di sondi 
154 lir. 1 ». 

Questo dipinto ohe esprimeva in figure grandi al vero 11 
fatto di Silvio e Dorinda con lineo pastore che si leg^e alla 
Scena IX deir Atto IV del Pastor Fido, è descritto dal Calvi 
( p. 52 ) che lo vide presso una cospicua cosa di Bologna ; 
la quale per non essere minore delle altre cospicue case di 
quella città, poscgH le ali a tergo e lasciollo liberamente spie- 
gare il volo alla Galleria di Dresda dove al presente si trova (1). 
Di esso si ha memoria contemporanea nelle seguenti tre let- 
tere tratte dai citato copia-lettere dell' Àrcliivio di Novellara. 

I. 

Vra liMraaM àm Wwnatm C«r«ediM «1 Caste AIDmim dll novcttanu 

Prima che io partissi per Ferrara m' abbaici a trattar in sua casa col 
S.' Gio. Francesco Barbieri alias il Gucrcino ci con tale occasione mostran* 
domi corte sue pitture vidi il quadro di Dorinda ferita da Silvio eh' ci 
stava perfezionando ad instanza di V. E. che veramente riesce anunirabile 
esprìmendo nelle 6gure cosi vivi gli afletli che l>en si scorge che se non 
parlano, mute rimangono V una per il dolore e per confusione 1* altro; par- 
leranno forse quando sotto la di lei protezione si vedranno costà raccolte, 
consolate e fastose; insomma degna del Pittore é 1* opera e nella camera 
di V. E. riuscirà proportionato froggio al suo merito sopra del (piale per 
maggiormenle invaghire 1* artefice a servirla si fecero. (e con ragione) mille 
encomi. Mi signiOcò il detto eh* ella ihi pochi giorni verrebbe in ]kt- 
sona per levare il quadro onde se mi convenisse presumere che li miei 
prieghi dovessero essere appresso di lei di qualche efficacità, confiderei 8up« 
plìcark a voler eontinuare nel proposito della rìsolutlonc, aIBncbè et ella 

(I) Il Gucrcino (li|iinsc paroccliic storie tratto dal Pusior Fido in una stanza della 
villa Cavriaui presso Cento. Alti SuMo della storia della città di Ce$Uo. Ivi 1853 
p. 104. 



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I 



godesse di vedersi in esso ben servila , et io medesimo pdf potcflfli io go* 
deadola qua servire» ei all'È. V. fo umilma riverenza. 

Bologm V 86re 1646. 

II. 

Nella settimana passata stetti cinque giorni in Bologna con il Sj Gio. 
Francesco e fratello quali mi mostrarono il Quadro con sua cornice di V. 
E. fornito; mi raccontarono di più che V Ambasciatore di Flranm lo TO- 
levft con dirti gU darebbe tutto il denaro volevano, ma rìmaBeni saldi; la 
notte li mandò 4II nnovo dire il mméuteiro i quadro, fl che non vollero 
fere, Ifaudmente la mattina tornò a vederlo, et conoMendo il eaeo <fiap^ 
rato per* lai ai consolò eon dire ehe voleva persoadero fl Cardinale Méi- 
sarini ordinare l'islesso quadro; il S.' Glo. Francesco rispose fiurebbe 
1* istoria ma non già in queUa forma perdiè voleva che ... . prevalesse 
neir opera. Io non ho ancora trovato il modo di servfa^ V. E. nella co- 
lonna. Ho comprato un Ticlano e spero aver fatto una buona spesa; mi 
sono capitate T incluse del S.^ Conte Giulio Cesare quali invio stimando 
' necoessario .... 

Modena 14 Xbre 1646. 
■H. . 

Mando a V. E. il quadro cfip è stato veduto da S. A. S. et piaciuto 
a segno ywÀ servizio al Sig. Gio. Francesco. La cornice ancora li è pia- 
ciuta rome cosa soda di modo ha deliberato volerla per li quattro quadroni 
Ila di Paolo Veronese cornice di l<il maniera; fiurà dare alti portatori lire 
dieci per cìasclicduno moneta di Modena, bevere, mangiare ed alloggio di 
questa sera, e domattina se sera buon tempo farà essere un carro a S. 
Martino all' Osteria che 11 sera la cornice; habbino sul carro un letto di 
robba affinchè non Auicbi, e patisca iiavendo patito poco sin qui ecc. 

Modena 4 AffOBio 1647. 

— Il di 20 Luglio. Dalli signori confrati delle Stimate, 
cioè il Sig. Francesco Cavalierini, ed il Sig. Francesco Barozzi 
si è ricevuto a buon conto del quadro de' Santi lir. 5165 di 
questa moneta di Bologna, che fauao in lutto la somma di 
scudi 791 lir. 1 », ( V. ,s. ). 



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f 

46 

— « 11 di 25 Novembre. Da un genliluoino eli Rejxgio si 
è rieevulo doppie di Spagna N. 17 che a lir. 15 fanno Ur. 
2Ì)5, p«M- la Madonnina clic slava dal mio lello, seudi 64 » . 

Penso che questa sia la medesima B. V. col Bambino clic 
dorme, che il Malvasia segna sotlo quesl' anno, falla al Zane- 
» letti di Beggio. 

1649. « 11 di iO Marzo. Dal Sig. Aurelio Zanoktti ( Zatie- 
leUi ) di Reggio si è ricevuto doppie N. 6 Italia, per caparra 
di un cpiAdro con due mezse isure, . d* aeeordo in dncaliMii 
120 fanno questi sctudi 22 lir. 16 ». 

« 11 di 25 Agosto. Del Sig* Audio Zanolettì di Reggio 
ek è ricevuto lir. 600 per il quadro della fugyi' di Giuseppe, 
fanno scudi 150 ». 

— Gravissimo dolore apportò al Guercino la morte del 
fratello accaduta in (|uesf anno; la qual notizia pervenuta 
alle orcccliic del Duca Francesco indusse quel Principe a 
spedire una sua carrozza a Bologna per levare di là il deso- 
lato pittore e cóndurlo a Modena. Accettò egli prontamente 
r onorevole invilo e seco menò di compagnia i pittori Angiol 
Michele Colonna, Agostino Mih^lli, Cliuse})pe Maria Calepini e 
Bartolomeo (lenuari. Non tralasciò il Duca di onorarlo con 
ogni dimostrazione di benevolenza, ricreandolo nella veduta 
delle [)reziose pitture del suo palazzo, menandolo a diporto 
alla nuova villa di Sassuolo, e infine regalandolo di una col- 
lana d' oro con un medaglione di valore di 100 doble. CoA 
che il pittore ricuperò poco a poco la perduta tranquillità, e 
rimise in buona la salute turbata dall' afilizione. E per mo- 
strare qualche segno di gratitudine al suo benefattore raggi vh 
stò segretamente .un quadro dei Dossi che era in Corte con- 
ducendolo a uno stato di perfezione che non lasciava apparire 
alenna traccia dei guasti ))assati. Della qual cosa il Duca si 
mostrò non meno maravigliato che soddisfatto. E passato al- 
cun tempo, il Guercino tornò a Bologna serbando viva ncll' 
animo la memoria di tanta benevolenza (Malvasia, Cal- 
vi ecc. ). 

1650. « Il di 3 Gennaro. Dal Si*?. D. Francesco Caretta di 
Modena si è ricevuto dobble N. IO d' Italia per la Testa del 
Sahai ore che da la bencdizioue al mondo fauno in tutto 
scudi 57 " . 

1650. Neil' ottobre dell' anno 164U il Duca Franct\sco 1 
invogliatosi di possedere il Quadro del Correggio che era in 



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* • 

47 

Modena nella chiesa della confralernila di S. Pietro Martire, 
ne fece lare rìeliiesta alla medesima, promettendo la eopia c 
un adegualo compenso, i.a (piai proposta essendo slata accet- 
tata dalla Confraternita fu nuovamente promesso che V A. S, 
farà faro un* altra tavola da Alture per la medesima Confror 
leruiia di mano del miijlior pittore che più le piacerà, se la 
Lanfrateìiìita volesse miche, che fosse di mmo del Cav/^ Già. 
Frmn^eÈm Barhieri da CmUa; U eh$ fit accettato dalla Con- 
fraimmta rimettondoti nel resto della riemiipenea olfo real 
magnificenza di S. A, Serma (i). Fa acoeltato- dal Barbieri 
r incarico, mostrando però denderìo di eseguire 1* Ancona in 
dimensioni più grandi di quello del Correggio per poter auer 
pià largo campo da diiporvi iatte quelle medeàne fiffure ohe 
sono in quella del Correggio ( Ivi ). Ne Al contenta la Con- 
fraternità, e fatto intagliare il nuovo ornamento in legno a 
Ventura Forti in Bologna che fu collocato in chiesa il 14 
Settembre 1G52, stette lungamente aspettando il dipinto il 
quale rimasto nella casa del pittore dopo 4a morte di esso, 
finalmente dopo molte sollecitazioni le fu rimesso nel 1668 
( Ivi ). Hatìipurava questo gran quadro S. Geminiano che pre- 
senta la città di Modena sostenuta da un angelo a Gesù bam- 
bino clic stt\ in braccio alla Madre; nel piano S. Pietro mar- 
tire, S. Giorgio e S. Giovanni Battista. Opera stupendissima 
trasportata nella Galleria Estense il 10 Giugno 1785 e di là 
in Francia nel 1796. Fa indarno reclamata nel 1815; chè i 
francesi non vollero veBtHnirla e quasi per beftt diedero, in 
compenso di quel capolavoro due quadretti assegnati al Lebrun 
e che paiono fattura di pennello assai più moderno. E però 
il qnadro del Gnerohio è nel Louvre ammiratisrimo; i qua- 
dretti del preteso Lebrun sono tra le più inosaervate e medio- 
cri opere della Galleria Estense (2). 

(I) Baratti dal Libro dei partiti dflla Confrateroita H S. Pietro martire. 

(4) Gin ;ilihi!)iiin veduto o pi«"k vedremo in progresso (|uanto infldamcntc fom 
servato il pnltn impasto ai franeesi della restituzione delle opere d'arte predate dal 
i7^6 al 1H14. Si rettiluirono a forxa d' iudiie:>lti e d* iiiaislciizc le opere più note 
delle quatì dqnn uioor tìta negli animi la memoria; ma quante delle mcn note, e 
di bdlisaime ancora non rimaiero In Parigi f Molte fiirono trafugato e resero perciò 
vana ogni ricerea; altre furono ripoate negli appartamenti reali dai quali per troppo 
delicnie eonsiderazioiii lìon si poterono rimuovere. L* Inabilità e la debolezza di parec- 
ebi fra inviali degli siali d* itdia conirilmirona benanehe ad agevolare l' inadempi- 
mento delle promesse. 



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48 

— « Il (li 26 Marzo. Dal Siji. Aurelio Zanolettì si è rice- 
vuto tlucatoni 120 por il quadro fatto al medesimo Signore, 
c questo fu Aniuono quando scacciò Tamar sua sorella, e (|ue- 
sta istoria fu cavala dalla sacra Scrittura; e (jucste furono 
dobblc iS. 40 lir. 8 che fanno lir. 000 che sono scudi 150 ». 

Questo quadro, dice il Malvasìa, fu ceduto al Sig, Girolatno 
Bamti (1) che Vimdò a Venezia (il. 376). Non è però im- 
probabile eh' esso venisse in .seguito a Modena e fosse quello 
stesso che oggi si compreode tra i quadri della Galleria ed è 
menzionato nei Cataloghi 

— < li di SO Marso. dal Sig. Quaranta Sampieri si è ri- 
cevuto lir. 473 per caparra dì un quadro che devo fare, che 
ha da esser collocato In una chiesa di Guastalla, dove ho da 
fare il Beato Luigi Gonzaga con sopra gloria d' Angioli, e qae> 
sU ftuiino scudi 118. lir. 1 ». (Vedi sotto). 

— « Il di 25 Magj^io. Dal Sig. Paolo Parisetli di Heggio 
si c ricevuto dohhle d' Italia IN. 25 che fanno di questa mo- 
neta lir. 570 e dal medesimo Signore si ricevè la caparra 
sotto li 7 Settembre 1649 che fu di questa moneta lir. 150 
e più sotto il di 25 Maggio 1G50 diede ducatoni N. 25 di 
Modena che fanno di questa moneta lir. 125 e questo per 
saldo ed ultimo j)agamento della Susanna con li due Vecchi 
Calla al medesimo Signore, che fanno poi ducaloni 129 che 
sono scudi 161 lir. 1 » (2). 

^ « a di 11 ottobre. Dal. Sig. Aurelio Zanoletti si è ri- 
cevuto per la Lucrezia fotta ad istanca d' un suo Amico lire 
cento sessanta sei, che fonno scudi di paoli N. 3ff che sono 
scudi 41 lir. 2 >. 

— Al medesimo^ fece in quest' anno un S. Pietro pian- 
gente (Malvasia). 

— « Il di 25 Ottobre. Dal Sig. Cesare Gavazza si è rice- 
vuto dobble d' Italia N. 42 per lo Sposalizio di Santa Calte- 
rina, la Mndonna ed il Pultino, e questi fanno di nostra mo- 
neta lir. 02 1. 12 che sono ducatoni ^, 124 Ur. 1. 12» scudi 
155 lir. 1. 15 ». 

Ebbe luogo nella Galleria Estense, andò in Francia, ed ora 
si vede nella Galleria nostra. Fu intaglialo da GB. Pasqualini. 
11 Lalande lo dice ìin ppu (ji'ìh rt peint froidement e in fallo 
non è da porsi tra le migliori operazioni del Gucrcino. 

(0 Pavt-si. 

(i) Se a' ha r intuglio del l*asqualini dedicato ul Card. Spada (Zani). 



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. . . Un Lot cotte figlie a Girolamo Pavesi dalle mani 

del quale passò al Commendatore Luigi Manzini che lo donò 
al Duca di Modena il 26 febbraio 1651 in occasione che que- 
sto principe venne a Bologna ad assistere al dramma T Enone; 
e in ricompensa n* ebbe dal Duca un Marchesato nel suo slato 
(Malvasia). 11 quadro suaccennato non si trova ne' cataloghi, 
e si crede ora quello stesso che oggi si ammira nel museo 
del Louvre, comperalo nei 1817 da un M/ de la Hanle. ( Villol 
Notice das Tableaux du Louvre p. 27). Un Lot colle lìglie, del 
Guercino fu inciso dal Morghen. 

1651. « Il primo Aprile. M Sig. Giacomo Zanool Spesili 

le (1) 8i è ricevuto eco e questo per saldo ed ultimo 

pagamento della Ciiiiditta con la Veechia che mette la testa 
d' Olofeme nel sacco, fanno dueatoni N. 128. che .tanto viene 
a costare detto qoadro scudi 78 lìr. 3 

Un Quadro per l'ìmpiedi, mezza figura al naturale di so- 
migliante argomento è notato nella 3.° edizione della diMOfv 
zione della Gallerìa fiaiense. Andò in Francia, nè so dove 
ora ai trovi. 

— « Il di 24 Aprile. Dal serenissimo di Guastalla si è 

ricevuto ecc che in tulio sono di questa moneta lir. 

1000 e questi a buon conio del quadro del beato Luigi Gon- 
zaga ordinato dall' llliìio Sauipicri, sono ducatoni N. 200 - 
scudi 2u0 ». 

— « li di 27 Aprile .... la somma di lir. 500, e questo 
è per saldo ed ultimo pagamento del quadro fatto al serenis- 
simo di Guastalla del beato Luigi Gonzaga, fanno scudi iS5 
in tutta la valuta il audd^etto quadro è coftaik» ducatoni 400 » . 

Era questo quadro in Guastalla nella chiesa che fu de* 
Teatini, quando nel 180S l' Amministratore genearale dei Ducati 
di Panna, Piacenza e Guastalla Moreau de Saint Mery se lo 
appropriò, e credesi fosse trasportato in Francia. 

1652. « Li 5 Febbraro. 11 Sig. Francesco Agnesìni (2) ha 
pagato al Sig. Gio. Francesco Barbieri di ordine dell' Emo 
Cibo (5) Legato di Ferrara, ungari N. 55 che fanno di questa 
moneta lire 297. 10, sono ducatoni N. 59 e mezzo, e questo 

(1) Pa i» Montecehio nel lerritorio raggiano e dMnidllalo In Bologna dova oaer- 
lAUin V ortt dallo spciiale. M hit a dalla sue opere di boCaniea discorre U Tifaboachi 
(MI». Mod. T. V. 4»). 

(2) Scultore rarraro.cr dimoranta hi Bologna. 

(3) Dei l*rincipi di Massa. 

4 



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50 

per pagumenlo della mezza Ogora della sant'Agnese (1), scu- 
di 74 ». 

— « Il di 14 Luglio. Dobble d'Italia N. 15 che diede 
r Emo Sig. Cardinale Cibo 4.ega(o di Ferrara per il riloeeo del 
quadro di mano di Tiziano, la Madonna con S. (ìiuseppe, 
fanno ducaloni N. 4i lir. 2 che sono L. 222 -scudi 55 lir. 2 ». 

— • « Il dì 29 INovenibre. Dal Sig. Gian Hallisla Tartaglioni 
ho ricevuto ducaloni N. 120 per le due mezze figure fatte 
air Eccellentissimo Sig. Co. di Novellara, cioè il San Giovanni 
Battista, e il San Girolamo, e questi quadri furono donati al 
Sig. Prineipe di Massa dal detto Sig. Conte, sono in tatto lir. 
600-seodi 500 ». 

- 1653. « il di 30 Ottobre. Dal Sig. Franeeseo Agnesini si è 
ricevuto ..... in tutto lir 300 e questo è il pagamento 

della mezza figura del San Francesco Saverio fatto ad istanza 
dd Sig. Principe di Massa, sono doeatoni N. 60 che fanno 
scodi 75 ». 

— Una B. V. col Bambino a Cesare Gavazza. 

1G54. - Il di 4 Gennaro. Dal Sig. Lodovico Dondìni sì è 
ricevuto L. 500 di moneta di Cento ad istanza della molto 
Magnifica .Comunità di Onto, e questi sono a buon conto del 
martirio di Santa Calterina clie già fu destinalo per donarlo 
air Eiùo Sig. Cardinale (jbo Legato di Ferrara ecc ». 

— « Il di 15 Marzo. Dal Sig. Pietro Antonio Davia si ò. 
ricevuto ducaloni N. 00 d' ordine del Sig. Principe di Massa 
per la mezza figura della Sant'Agata, i quali fanno lir. 500 
che sono scodi 75 

— « il di 24 Novembre. Dal Magnifico Messer Gio. Bat^ 
tista BrtKEoli si è ricevuto Lir. 151. iO di moneta di Cento 
ìBL buon eonto del qoadro del Martirio di Santa. Catterina, che 
fh donato all' Emo Sig. Cardinale Cibo Legato di Ferrara, Scodi 
126. lir. 3. 5. » . 

165.'). « 11 di 16 Felìbraro. Dal Padre Fra Ippolito Franci- 
seano di Reggio si è ricevuto ducaloni N. !240 per intiero 
pagamento del quadro del San Luca che fu ordinato dal Signor 
Aurelio Zanoletti, fanno scudi 300. 

I na tavola d' altare con S. Luca in alto di aver dipinto 
la IL V. per la città di Heggio c assegnala a quesl' anno an- 
che dal Malvasia, lo non ne ho altra notizia. 

(I) Una S. Agnese del Guercino è nella Galleria Doria in Roma. 



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« Il di 9 Giugno. Dal Sìg. GiaooBio Zàttoiii Specirie si 
è rioevuto lir. 340 avendo scontato per la lettiera indorata 
lir. 210 e queste per pagamento del quadro di Giacobbe eo* 
Figliuoli, che in tutto fanno daeatoni N. 110, sono sondi 137 
Ur« 2 ». 

— « Il (li 9 Agosto. Dal Sig. Lodovico Ghisclli di Modona 
si V. ricevuto ungari N. 55 per caparra di un quadro da farsi, 
cioè una Madonna col Pultino, San Marco Evangelista col 
leone, e san Domenico col cagnolino con una torcia accesa 
in bocca, essendo d' accordo di far quest' opera in ducaloni 
550 il denaro che si riceve sono ducatoni N. 59 lir. 2. 10 
fanno scudi 74 lir. 1. 10 ». 

1656. « 11 di 14 Marzo. Dal Sìg. Lodovico Ghiselli di Mo- 
dona si è ricevuto ecc che sono scudi 364 lir. 1. 16 la 

caparra che si ebbe fu di lir. 5197. 10 onde in tutto sono 
dttoatonl 350 o siano tir. 1733 ». 

Questo quadro fu allogato al Guercino dalle Monaelie di 
8. Marco essendo Abbadessa Suor Palma Gdeste LWiizani, e 
Ita posto air aitar maggiore della loro nuova chiosa. Oggi non 
esistono più la eli lesa nè il dipinto il quale è descritto colle 
seguenti parole dal Pagani ( p. 19): JLa Yergine sotto a Po- 
diglionp sedente con suo buttino in grembo porge una CorùM 
a S. Domonìcn, che (limccìnonp ìa riceve; ed in primo piano 
V Evanfjclìstd S. Marco a sedere alzata la penna, et con la 
sinistra aperto un libro sembra che pensi a (luello che scriver 
deve. Io non saprei veramente diro se il quadro nella soppres- 
sione di (]uol Monastero fosse Irasporiato in Corte e se ad 
esso si possano riferire le espressioni che riportiamo dalla 
Descrizione (2" edizione p. 19 ). La Beata Veryine che dà il 
liosario a S, Domenico: mezze figure poco minori del vero 
con mM^ eipretihne e leggiadria dipinté in l*«la. Quadro 
per traverio, 

1638. « 11 di 21 Febbraro. Dal Sig. Gio. Battista Tarbdeonl 
si è ricevuto éobUe d' Italia N.'44 per pagunento del Sansone 
giovine quando portò à suo PadrOy ed a sua Madre il Favo 
di Miele t e quMe fimno lir. 660 ohe sono ducatoni 132, 
scudi 163 >. 

Forse questo Sansone è lo stesso che è indicalo negli in- 
ventarli di >ovellara sotto la denominazione di Ercole, e che 
si è conservalo lino a questi ultimi tempi in Modena presso 
la famiglia liuflini. 



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52 

— « Il di 20 Maggio. Dal Molto Illustre e Molto Reverendo 
Sig. D. Giulio Cesare Rodolfi si è ricevuto eco per paga- 
mento delle due mezzo ligure d' Emiimionc e Diana che si 
mandarono a Roma ulli Signori (larandini ecc. ». 

— Il di 30 Giugno. Altra conio sopra. 

1G60. « Il di 22 Marzo. Dall' llhìio Sig. Co. Odoardo Pepoli 
si è ricevuto ducatoni N. 50 por la mezza figura del S. Fran- 
cesco mandato al Sig. Principe di Mas^a: fanno scudi 
lir. 2 ». 

— « 11 dì 27 Gingilo. Dalli Signori Cattalani Banehieri si 
è ricevuto ducatoni N. 200 per il quadro di Sant'Apollinare 
con una ^oria d'Angeli nella parie di sopra, avendolo ordi- 
nato una Signora di Reggio: ftinno -scudi 250 ». 

Questo quadro esiste tuttora in Reggio nella chiesa già di 
S. Apollinare, ora di S. Agostino. 

— « Il di 22 Settembre. Si è ricevuto per mezzo delllUkìiO 
Sig. Marchese Onofrio Revilaqua ducatoni N. 60 per la mezza 
figura della santa Maria Maddalena fatta in ovato per 1' Erho 
Cibo, il (jiuil danaro io pagò il Sig. Cattalani in tanti paoli 
lir. oOO, scudi 75 ». 

16G2. « Il di IG Marzo. Dall' llliiio Sig. Co. Odoardo Pepoli 
si è ricevuto dobhle N. 100 che fanno lir. 1500 por paga- 
mento del quadro del boato Luigi Gonzaga ordinato dal Signor 
Principe di Massa por la Citu'i di Palermo ecc.... ». 

1663. « Il di 5 Febbraro. Dal Sig. Cardinale Cibo si è ri- 
cevuto dobUe N. 15 per la testa -dd S. Francesco; fanno 
lir. 225 - se. 56, lir. i ». 

— « Il di 20 Dicembre. Dall* Emo Cibo si • è rioevnio 
per il San Paolo primo Eremita ducatoni N. 60, (ànno scu- 
di 75 ». 

1664. « lidi 7)0 Maggio. Dall' Emo Cibo si è ricevuto per 
la mozza figura della Santa Cecilia lir. 300 fanno ducatoni 

60 - sondi 75 ». 

IGGO. 22 Dicembre. Muore Gio. Francesco Barbieri. 

Alcuni ragguagli della morto di lui e dello esequie si rac- 
colgono dagli squarci di lettere che qui produco, esMralli dal 
nominato Copia-lettere di ?ioveliara. 

Gottifredo Accarisio al Co. Alfonso Gonzaga. Bologna 16 Novem- 
bre 1604. 

c li Sr Gio Francesco.... sia niaiissiiuo ed in posto di pericolo ». 



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53 

Il medeaimo allo stesa», 23 Dieembre. 

c Questa aera a' è dato sepoftura ni Gio. Francesco da Cento Pit- 
tore con honorevolezza et portalo nella Chiesa di S. Salvatore do?a ai H 
domatiina l'oflìtio con il corpo sopra terra >. 

E il 27 Dicembre. 

< Diedi ragguaglio a V. E. delln morte del Sigr Gio. Frnncosco, le 
soggiungo che solenni esequie gli furono fui te la vigilia di Natale con 
quantità di toRe, apparata totta la Chiesa di S. Salvatore et musica 
bellissima >. 

Lo stesso giorno, Beiiedolto e Cesare Gennari nipoti e 
discepoli predilelli del defunto Gnercino, scrivevano la se- 
guente lettera ai Conte di Novellara. 

< Era debito della nostra oesequiosiasuna sarvItA ali* Infinito merito 
di V. B. F apportarli con la penna folice espressione dd core anteeipoto 
aogurio felieiBsbno delle «eorrenti feste Nalalìfle; • «ramo ni procinto 
al sodisfere a qnesti: quando soprafalti daUa perdita deplorabile dd nostro 
earo Sig. Zio passato da questa all'aera vita ci è convenuto cedere ali' ob- 
bligo dd sangue e conseguentemente lasdar da parte altre e simili cose 
e permettere che solo il dolore occupi tutti noi stessi, flora dunque so- 
levati alquanto veniamo a tributare a' piedi dell' E. V. il dovuto offitio 
supplicandola vivamente a gradirlo benché tardivo e qui unitamente Cesare 
e me facciamo ecc. >. 

Dopo aver sej^nale le opere certe ed indubitabili del Guer- 
cino verrò a far noia di quelle altre che ad esso con molta 
proljal>ilità si attribuiscono. Nò si creda che non vi possano 
essere opere certe di quel pittore oltre le additate nel Registro 
delle rieevnte sopra dtato, obè molte ve n' ha di eertissime 
ehe non si rinvengono nel Registro. Lasciando stare ohe esso 
inoominda soltanto del 1629 e però esdade tutti i dipinti 
di prima maniera e quelli rimasti invenduti dopo la morte 
deir autore, è da osservarsi ancora V ommtssione di non poohi 
altri posteriori dei quali ci fu dato notizia dal Malvasia con- 
temporaneo. E per ragione di esempio sì cercano invano in (|ucl 
Registro i ritratti di Francesco I e di Maria Farnese ehe dalla 
Felsina pittrice e da altee memorie sappiamo positivamente 
essere slati operali dal Gnercino in Modena. Il somigliante di- 
casi della Madonna pel Vescovo Coccapani di cui si ha Tiu- 
cisione, e così d* altri. 



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54 

E por incominciare dalla Galloria di Modena, trovo nella 
descrizione del Ghorardi i soj;iionti (piadri del Guercino (I) : 
Semìraniide avvisata da un eorligiauo delia ribollionc di Ba- 
bilonia, forse ripetizione di quello che passò in proprietà del 
Ue d' Inghilterra, (piadro per traverso di seconda maniera, ora 
in Drrsda; due ovati, uno conlenente le mezze ligure al natu- 
rale di due soldati, l'altro due mezze ligure di Bradamante 
c Uuggicro, acquistati ambedue da Alfonso IV; un S. Pietro 
in carcere e una Santa Famiglia acquistati dal medesimo prìn- 
cipe e portati* in Francia nel 1796. 

Nella Dèserizione del Pagani: Un S. Francesco d' Assisi tra- 
sportato in Francia; 2 quadri di un S. Pietro ehe le^ di 
fMrtnia maniera pure in Francia, e dì un S. Paolo che s' appog- 
gia alla spada oggi nella Collezione del Louvre; la B. V. con 
Cristo morto quadro grande per traverso di prima maniera; 
Salome figlia di Crodiade che riceve dal manigoldo la testa di 
S. Giovanni che è forse il medesimo che il quadro sopra ci- 
tato col titolo di Decollazione di S. Giovanni; e S. Giovanni 
che miracolosamente rende vauc le insidie di quelli che vo- 
levano avvelenarlo. 

Nella Descrizione ecc. 2,^ ediziotie 178i-Ld \ ergine col 
Bambino ritto in piedi innanzi a lei, ehe probabilmente è ora 
nella Galleria del Louvre; un S. Francesco che riceve le sti- 
mate, figura intera al naturale. 

Nella Descrizione ecc. S"' edizione i/^?/ - Ritratto in mezzo 
busto di Alfonso lY; Madonna col Bambino che scherza con 
le colombe, quadro per 1* impiedi di mezze figure della quale 
si ha un* incisione del Mazza, e clie lo tengo sia quella da 
me veduta neUa Galleria Scarpa alla Molta TrevigCana (S); 
Mosè mezza figura al naturale, portato in Francia. 

Aggiungasi alla nota dei dipinti quella dei disegni rioavata 
da varii registri mss. e stampati e sono: Un paese a pensa - 
Gesù Cristo sul Calvario a chiaroscuro -Puttiai di lapis rosso - 
Altri simili - Ecce homo a lapis rosso e nero - S. Famiglia ad 
aquarcllo - Paese a penna - Quattro disegni degli Evangelisli 
a penna - S. Francesco che riceve le stimate a penna e aqua- 
rello - due disegni di nudi a lapis - S. Girolamo a penna e 
aquarello - Martirio di S. Lorenzo a lapis rosso - Un uomo che 

(1) AvM'rt!i<ii r-lip si ommctto di ri|irn(liirr-r i qnndri stiprrioraMllte IlOinbllti* 

(2) tir altra consimile c Jicllu (ìaileria Cu:>Uibili in Ferrara. 



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55 

donne e altre figure a penna - Una rocca con un lago e varie 

figure • Coronazione di spine a lapis rosso e nero - Paese eon 
castello e uomo che dorme a penna - Tutti questi disegni an- 
darono dispersi dal turbine del 171)0. 

Un (]na<iro della Carità romana, clàe fu tolto dai (irancesi 
era ad Ì*alazzo di Sassuolo (1). 

I.a moderna (ìalleria Estense mostra oltre i menzionati; 
due teste di cardinali, un ritratto d'uomo in mezza lìj;ura, 
due mezze ligure al naturale di vecchi in atto di lejij?erc, e 
due superbi ritratti attribuiti come gli altri al Guercino, ma 
appartenenti, come si vedrà in seguito, al Gennari. 

In Beggio mA Museo del Vescovo Goccapoui contemporaneo 
al Guercino erano i seguenti dipìnti: Un S. Giovanni (sic) in 
carcere -Un S. Bernardino - Una gatta che guarda una trappola 
che senza dubbio è da assegnarsi al fratello di lui Paolo An- 
tonio; più un piccol quadro della B. Y. col Bambino nelle 
braccia, ambedue rivolti al piccolo S. Giovanni il quale posa 
sopra un piedest^o e mostra al Bombino la banderuola dejla 
sua croce su cui sta scritto: Ecce agnus Dei. Di quest' opera 
citata dal Malvasia (T. 1. 144) si ha l'incisione eseguita da 
Bernardino Curti reg^^iano. Leggesi in essa, Io Frane. Darhe- 
rim Centen. hwen. Ikrnardinus (hirlua de liegio Fec. 1G45- 
. Sotto sta la dedicatoria all' Ab. Alfonso Coccapani, nel mezzo 
l'arma del Vescovo e più basso queste parole: Ex Miisaeo 
Ili/ili et liùii Marelt. Paidi ('.oecapnni Epi /{egli et Princ. - 
Oltre i dipinti eranvi pure i seguenti disegni: In pittore a 
penna - Un vecchio sopra un pultino con una donna - L'na 
testa a penna - S. Lorenzo di lapis rosso - Susanna a penna 
- Cristo ebe porta la croce di lapis rosso - Ecce Homo di lapis 
rosso - Profeui idem - Quattro Baccarini idem - S. Paolo di 
penna - Figura che stui^a di penna - S. Giovanni di lapis 
rosso e altri. 

Era pure in Beggìo forse presso Ercole Prini una beir opera 
del Guercino citata «hil Malvasia (T. 1. 127). Era una M&donna 
In profilo con un libro aperto nelle mani, e il Bambino nudo 

ai piedi in atto di staccare un garofano da un vaso; pittura 
intagliata dal medesimo Corti e dedicata da Ercole Prini a 
Gio. Battista Ferri. 



(1) Panelli DMvrùimui dei Palazzo di {kusHolu M$». del 17S2 nella Esleusc. 



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56 

Nella Galleria di Novellara oltre la Dorinda e il Sansone, 
8i citano una Pietà di prima maniera e varii disegni. 

Nella città del Finale è pure assegnalo al Guercino il 
Quadro della B. V. con S. Francesco esistente nella chiesa 
annessa al pubblico cimitero. 

Il 'Calindri (1) poi nel dar ragguaglio dcllii cliicsa parroc- 
ebiale di Asia nel territorio bolognese affernia che il (jiiadro 
di S. dio. Baitisia nell' aliar maggiore è del Guercino, e fu do- 
nalo alla Chiesa dal fu Conte Fabio Carandini. 

Per ultimo noterò un superbo disegno a penna del Bar- 
bieri di una Maddalena, ebe si conserva nella nostra easa 
proveniente cbilla Galleria Lcgnani di Bologna, il quale fU posto 
in istampa nella raccolta di Distegni eecellenH piUeri tfti- 
Kani ineiii di maniere diverse da Qemenie NieoK th Bakh 
gna 1786. 

U Guercino fu maestro di Antonio Trìva insigne pittore 

reggiano. 

Barbieri Paolo Antonio centese pittore ( n. 1603 

m. 1049 ). Nel registro già sopra citato delle opere dei due 
fratelli Barbieri, Gio. Francesco dello il Guercino e Paolo An- 
tonio, trovansi segnali due quadri d'animali di quest' ultimo, 
il primo sotto il 9 Giugno 1652 fatto per venti scudi a 
Mons"* Illrìio Vescovo Gonzaga (2); l'altro sotto il 19 Febbraro 
1634 per scudi settanta cinque al Duca di Modena. Due altri 
quadri di esso sono notati nel registro del Museo Coccapani. Il 
primo rappresentante una gatta che guarda una trappola (5), 
il secondo, frulli, formaggi, funghi e simili cose. Oggidì 
la Galleria Estense, mostra oinque quadri di animali, frutti 
e commestibili dì Paolo Antonio. Altri quadri del medesimo 
autore sono in pareocbie case di Modena. 

Bsrier FranecM» firanoese ineiaore in pieM fina ( n. 
1680 m. 1746). Ha inciso dal naturale alcuni ritraili fra i 
quali quello molto stimato del Marchese Rangoni inviato del 
Duca di Modena alia €*orte di Francia (4). 

0 (I) Pianura del Territorio liolot/ntie Bologna 1785 p. 298. 

(i) Probabilmente Alfuusu Gooxaga di ^oveUa^a Arcivescovo di Hudi morto 
nel IM9. 

(3) Oucato è dato nd Catalogo per open del Gocreino, ma io credo non eom- 
metlerc errore, restilaendob e Paolo Antonio elio imicomente trattava «omiBlianU 

argomenti. 

(4) Marictlc TraHé de$ jrierm gnvétM. Paris 1750 7. /. 149. 



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57 

* BarnMsi Gio. flcMuenleo lU Giacomo dì Arsegno 
nella diocesi di Como lagliapietra ( n ni. 1 530 ). Della esi- 
stenza di (juost' uomo e della dimora di esso in Carpi rac- 
colse qiicslr poche notizie il S/ D. Paolo Guailoli da docu- 
menti in (lucila oiKà. I soli dociinipnli che lo indichino vi- 
vente sono, il libro dei nali di Carpi nel t|uale ej^Ii apparisce 
come Compare il ól dicembre 1522, e un rogito dell' 11 
gennaro 1530 nel (|u;\l(* il Barrassi riceve l'assoluzione per 
certa somma di denaro dal pittore Toniasino di Borzano. E 
poiché la moglie di lui Maddalena era già vedova ai 2G di- 
cembre deiranno stesso come d ha dd libri battesinali di 
Carpi, così è fuori di dubbio che la morie del Barrami av- 
venisse udranno 1530. È probabile che il Barrassi venisse \ 
chiamalo al servìgio di Alberto .Pio per lavorare i marmi ad 
ornamento delle fabbriche da esso inalzale. 

B«mni. . . . . francese pittore (viv. 1693 ). In un li- 
bro del soppresso Monastero delle Suore di S. Sebastiano in 
Carpi comunicatomi in estratto dal S/ D. Paolo Guaitoli si 
rinviene questa notizia; come aldi 13 gennaio 1693 fu posto 
in un* altare dì quella chiesa un quadro di S. Filippo e di 
S. Lucia opera di Monsà lìarrera Pittor Frnnrpse. Questo 
• quadro di cui s* ignora la sorte, fu sostituito .dopo uou mollo 
tempo da un altro di Luigi de la Forest. 

Barri Oiaromo veneziano pittore ( n. c. 1G52 ni. c. 
101)0 ) pubblicò nel 1671 in Venezia il suo V/r/f/7/0 piltorcfiro 
nel quale dà conto delle opere d' arte da esso vedute negli 
Stati estensi. 

Bartheimnj Gfci» SIbmm di Laon pittore (n. 1743 
m, 1811) Ai uno dei commissarii incaricati dal governo della 
Repubblica francese di confiscare nel 1796 i capi più singo* 
lari e preziosi delle Gallerie estensi in Modena. Erano suoi 
compagni in quell* opera il chimico Berthollet, il naturalista 
Thouin, il pittore Finet e lo scultore Moitte. 

Barloloaieo bresciano fonditore (viv. 1576) fuse in detto 
anno le campane della chiesa di S. Francesco nella Miran- 
dola (I). 

RiitfiiHielli l*lcr Frnnc<*f»ro bolojjnese pittore ( n 

m. 1GÌ5 ) lavorò in servizio del Duca della Mirandola come 
veUrassi all' articolo di Francesco Drizzi. £ verosimile eh' egli 

(I) GigUoli SUtria del Convento di 5. FrwMCèco M§». 



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58 

impiegasse V opera sua anelie nel palazzo dei Bcnlivoglio in 
(ìuallieri, e la ro/z/AX lettera del Batlislelli al Mareliese Enzo 
Bentivo^lio elie (|ui si riporta, traila dalT originale serbato 
nella nostra coUezioue di autograli, può giuslilicare la mia 
ipotesi. 

lU.«o mio Sig.** 

La andata mia a Gualtiero non po esser più presto circa al fine della 
vencnte settimami, poi che 11 Sig. Duca mi à ordinato una baroeta ( bar- 
ehetta \ la qual non voi che alcuno la guida, et che yada con dentro 
lui, Il che r ò ridota a bon termine, et se non ferne queste feste, prima 
dì maggio hi doi giorni o tre la foravia, però subito abrigata non man- 
carò subito di andar 11, et non sana stato shio ad bora, se non fosse 
stato unpedito, anco per II Sig. Gard.* ( Cardinate ) il quale è partito per 
Piasenza, non altro umibnente le faccio riTerenza pregando Iddio li pro- 
speri ogni bene. Di Parma il di 29 Aprile 1623. Di V. S. 111.» 

Io spero che la salia si sbrìgarà nel sudeto tempo e non roancarò 
di soleeito. 

Oh. servitore 
Pisa Frar.«o BATTismi (1). 

* Baziis (de) filo. Antonio parmigiano pittore ( viv. 
1518 ) abitante in Rejjgio è nominalo come Icstininnio a duo 
alti celebrali in Reggio il "l'i novembre 1518 e riportati dal 
Taeeoli {*■>). Dai quali alli passali tra il Priore di S. (ìiaeomo 
di Reggio e M." Giovanni Ruboni da Creniona. il cb.° S/ IVz- 
zana trae la ipolesi elie il Razi fosse uno de' ])itlori incaricati 
di qualelie dipinto per la della ebiesa (3). 

• BefH Oliviero .... ingegnere (viv. 1594 ) diresse 
il trasporto della statua di Ferrante I Gonzaga opera di Leone 
Leoni, da Milano a Guastalla, e la collocazione dì essa nella 
pubblica piazza di questa città (4). 

(1) Il Battisti Ili trovnvasi in rarma al serviaio dei Faraeù Uno dal 10 ma^io 
161 S. Egli morì ii IC marzo 

(2) Competta» iMfo IMMWiMiniM firaUlU Giuvmmi, Bonifacio • Farigfo ài/ 
Tuee^ eee, Beggio YedrotH 1741 j». 77. 

(3) Schede e memorie di artisti parmigiani dal suddetto gentilmente comunica» 
lenii. Un Chrisiiìferns de Itnzii» è nominato tra i parniìginni clic giurarono fedeltà a 
Francesco Sforza ii 7 .Mai-;:o I U*.) ( Po7zana Storta di rarma T. III. Appendice p, S ). 

(i) AITÒ Morto di GuasluUa II. iC3. 



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50 

llena.H4*lii o RcinaMrlii Gio, natlÌHla di Fossaiio pit- 
tore ( n. 1()50 m. 1688), fu iu Modena a studiare le opere 
del Corrof^i^io (1). 

Bellarmalo Oirolamo sancse iiijj;('$];n(M-(' ( n. t*. 1400 o 
1495 viv. 1552). Traesi dalla cronaca (lei Lancillollo che il 
BcUarinalo ingegnere del re di 1 rancia \enne a Modena neU' 
aprile del 154G iavilalo dal Duca Ercole 11 a dare il giudizio 
ì&tomo aUe fortificasioni di questa città; e eh' egli fece il 
disegno di un baluardo assai più ristretto e di minor spesa 
che non quello proposto dagli Ingegneri Ducali. Ma i! Duca 
regakitolo di una collana del valore di 50 ducati lo licenin^ 
riflutandosi di far eseguire quel suo disegno per essere rimasto 
mal soddisfatio di lui che aveva biasimato i suoi ingegneri e 
dettogli, eh' egli non era venuto per disputare con Maestri di 
legname e con pittori. E qui a maggior illustrazione rìptodueo 
il testo medesimo della cronaca. 

154G. Dominica a di i8 Aprile, M. leronimo bello armato 
senexo inzifpiero della MaesUi del He di Frauza ehe haveva 
fallo venire in Modena lo llliìio Duea ìutsfro per conferire ron 
sua Ax.'"» circa el fatto della ampliatione et forti/iculiinie di 
tjuesta cilà di Modena s' e partito questo d) perchè Sua 
Àx."" non ne ha pia bisogno et secondo me ha detto M. lo. 
Marco Pio eomissario sopra a dilla fabrica Sua ExJ*^ ye ha 
dimaJto ma eoUma da ìùuU 150 el se dice eke el non ba 
voluto aeeekure la eokma e pagato la spexa deUa hostaria ma 
m uUimo Sua Ex,*^ ò restala mal saHsfaUa da lui perchè 
t à dato eofiAti aU iuoi inzigneri M. ChrisL' Casanova et ad 
uno if.*^ Terzo et ge ha detto tti sua preseniia chel non vote 
disputare eofi dipintori e magistri di legnamo di modo die 
Sua Ex.^ non vote che el se seguita li disegni fatti dal ditto 
M. leronimo quali già erano principiati ma li nastri contadini 
per n." SOO hano baiato via opere iSOO e mangiato el suo 
pan indarno e non hano lavoralo per Sua £x."" ma per li 
patroni per causa de ditta discordia e passato le feste se farà 
a uno altro modo piacendo a Dio. 

Ilem el s' è partito da Modena el Sig. Camillo Orsino che 
liaveva fatto venire il Duca per ditta causa. 



(ì) Dominici Vite de' liiUori, $cuUuri, (il riattili AnpoUlURÌ à\mmh I7iò T.l.i'ìj. 



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60 

Belli Nilvlo Vicenlino ingegnere ( viv. 1579 (1) ). Essendo 
insorto gravi controversie tra le Città di Modena e di ll<'j^gio 
per il riparto delle accjue del lìiinie Seccliia, Alfonso II Duca 
di Ferrara nominò giudici in quella causa il Consigliere Ciò: 
Maria Crispo da Ferrara, e Silvio Belli Ingegnere Ducale. Visitò 
più volte il Belli i luoghi in (jucslione, e il 25 settembre 
del 1578 presentò la sua relazione unitamente al disegno di 
una cìtiusa da costruirsi al Pescaro, per le quali operazioni 
ebbe eijà dalle due città cantendenti regalo di cinquanta scodi 
d* oro. L' anno seguente fu di nuovo col Crispo aUa visita del 
fiume Secebia per altre vertenze d' acque tra Modena e Sas- 
suolo, e fece V opportuna relazione datata del 16 Giu- 
gno 1579 (2). 

Ha la Biblioteca Estense un Zibaldone mss. del Belli segnato 
Vili. E. I. il (]uale sebbene porti scrìtto nel frontispizio il 
Titolo di = Elementi di Scienze et Arti = non è altro cbe 

una collezione di abbozzi e di schemi parte originali, parte 
copie corredate di postille e correzioni. Contiene un = Ab- 
bozzo (Idia descìizione del Mando: Parere a! SerJ"^ Prineipc 
intorno al nuovo dnlendaHo; Annota zìoììì dnviate all' Autore 
dal fìfjtio di Valerio lìelli; llerone delle macehine da (jaerra; 
Opposi tioni fatte per Tiberio Scalona ai quesiti del Tarta- 
glia ecc. 

La stessa Biblioteca possiede un Discorso del Belli suU' are- 
namento del Po con le provisioni da farsi levando principal' 
mente il Amo et mettendolo nelle valU, 

* Benéi 1Knmi<o fiorentino scultore (viv. 1511, 1525) - 
Michel Angelo Buonarroti elegge a suo procuratore Donato 
Benci cittadino fiorentino a poter accettare e far caricare tutti 
quel marmi eh' egli si ritrova avere tanto alle cave di Carrara 
quanto alla marina di Avenza. Atto del 17 aprile 1518 del 
notare carrarese Lombardelli riportato dai Frediani (3). 



(i) Le notizie qui f^povtete emendano V errore del Zaui che segna al IS7$ la 
morie di Silvio Beili. 

(S) lOro deth Provkioni, DeenU Me. 4tila OUA di JbdeM, M MuMAm» 1978. 
- MamreUi Diritti dttta Città di Modma $utU «eyw ili Secchia, Moéenn Sotioni 1817, 
dove li ri pol lano le due relailool del Belli. 

(5) Ragionamento storico fu Ir diterse gilè fatte a Carrara da A. M. lìnonarroti 
jì. s7. Il Frcdiuni ritorna a parlare del Beuci nel Ragiunaiuenio iiuomo Alfomo CU- 
ladelia. Lucca 1834 p. 42. 



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61 

Benedetti Giuseppe bolognese incisore ( viv. 1744 ), 
intagliò le due tavole inserte nelle MemoHo del Finale di 
Lombardia di Cesare lYassoni, Modena socielà Tipoffra/ìea 177^; 
una Deposizione di Croce esisienle in (larpi sul disej^no di Giù. 
Maria Barbieri carpigiano in mezzo foglio; 1' immagine della 
B. V. di S. Luea conservata nel monastero di S. (Chiara di 
Carpi in mezzo foglio; e T efllgic della B. Camilla Pio pure 
ÌD mezzo foglio. \edi Fratta llomeiiieo Maria» 

* Benedetto» Vedi Giunta Uomenlct». 

Benso Cnrio di Porlo Manrizlo pittore (il e. 1715 m. 
c 1785 ), operò id Beggio un quadro di S. Gregorio nella 
chiesa di S. Prospero, e nel Duomo la SS. Trinità sopra una 
Volta e gli angeli internamente sulla porta del Santuario delle 
reliquie. Queste opere sussbtono tuttora (1). 

* Bentiwein^lio Cornelio ferrarese ing^ere ( n. e» i520 
m. 15SS ) fu de' famosi Capitani del suo tempo, e delle ono- 
rate prove di lui furono teslimonii Francia, Algeri, Piemonte, 
Parma, Siena ecc. Ridottosi in patria fu dal Duca Alfonso 11 
eletto Luogotenente Generale della Milizia dello Stato, e nel 
1567 grati litalo del feudo di Gualtieri nel territorio reggiano 
sui limiti del Po. Era questo feudo in gran parte composto 
di valli impaludate le quali, oltre la malsania dell'aere clic 
da esse si generava, non apportavano alcuna utilità agli abi- 
tanti e ai proprietarii. 11 lientivoglio concepì il pensiero di 
ridurle a collivamento e posesi coraggiosamente, all' opera. Fece 
primieramente raccogliere e saritare le acque in nuovi cavi, 
e il Gnwtolo che divagava per le valli fece scavare e restrijot- 
gere oo» forti argini, e eoe! potè eondnrio a.siioecare ad Po* 
I raccolte tutte le acque sorgenti e piovane ohe dai paesi 
limitrofi si rìdneevano in- questa vidlata, le introdusse, in un 
condotto 0 Botte appositamente costrutta sotto il letto del 
Crostolo, donde immesse nel nuovo Cavo detto Parmigiana 
eontinuando per lo spazio di circa dodici miglia andavano a 
confluire net fmme Secchia al Bondanello; là dove i rigurgiti 
vennero frenati da una travata fattavi nel 1 ')80. Ebbe il 
BentiVoglio la felicità di vedere, avanti la sua morte, assicu- 
ralo l'esito della magnanima intrapresa; ridonata alla coltura 
una considerabile estensione di terra improduttiva ; ripopo- 
lati i luoghi abbandonati; il borgo di Gualtieri ampliato e 

(i) Rocca Diaru pel e pel 18^6. 



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62 

abbonilo; o bonodeUo il nomo di lui, alla inciìiorìa ilol quale 
fu posia la sof^uonle iscriziono che anclie oggidì rimane nel 
prospetto dolla niaravigliosa Bo(t(\ monumento insigne d^ia 
scienza arcliileUoniea e della idraulica. 

Comelina ìimtivolus Castri Cualterii Marchio, Malianique 
(lominus ac Ser."" Fnrariae Diicis Alphonsi II Locumtenms 
Generalis ecc. post culla, /mius alquc vicinarum ferrar um ab * 
assidiiis tuta redigisse aluvionibus, paludisque aquis continuo 
defluentibus intra mtmiHssimos aggeres positis, ac ut extemae 
haee ne irUnnermt in atva prwidendo extkane, dmn aeri» 
ialubritaH non mmus quam pubHeae ùberiaii kumbuit; me 
ut perpetuo aquarum seaHirentium oc pìmiarum eensuteret 
exiieeari earavii anno MDLXXVI Meme AugusH, 

Di questa impresa ragiona con amplissime lodi il cclelire 
G R. Aleotti (1), quel medesimo che da Ippolito ^io di Cor- 
nelio Rentivoglio fu incaricalo- di recare V ultimo perfeziona- 
mento air opera già compiuta di quella boniilcazione ( Vedi 
Aleotli ). Kd ancora nella sua Idrologia mss. ritoma con com- 
piacimento a lodarla e dopo aver presentato il disegno della 
Botte, esce in questo pompose espressioni. Dopo che ruinò 
V imperio dì noma fin a' nostri tcoijn non so, che nii (Àiva- 
fiere, nè Prencipc afoino habbia fatto cosa più celebre, et 
famosa, nè con (ìispcndio, ne con tante di//leoltà superate gh- 
Hosamente da questo (jlorioso lieroe veramente l' llei'cole dO' 
mutare dell' Ilidra de' nostri tempi. 

Era il Bentivoglio intendente non meno della civile inge- 
gneria che della militare, ])er la qual cosa fo dal Duca fàlto 
soprastante a latte le fortificazioni dello Stalo. E volendo esso 
Duca innalzare un forte nella Garfagnana presso Castelnovo 
per tenere in rispetto i vicini Lucchesi, mandò colà il Benti- 
voglio nel 1579. 11 quale eletto il silo opportuno diede le 
istruzioni al Pasi da Carpi per il disegno e la costruzione del 
forte che in queir anno slesso fu incominciato di edificare, e 
che ancbe oggi rimane col nome impostogli dal Duca, di Mon- 
talfonso (2). 

B«nflvof;;lio Enzo ferrarese architetto (n ... ni. U)59V 
Dal padre suo Cornelio ereditò il gusto dell' architcllura, della 

(I) Difiua per rijparare alla tommenioM del P^eleeiiie di Bwigv 
Baldini IfiOI. p. 

(i) Non V rsaltd il Vpciriani { Storia di Mud. il :ìh| ) allorrliò racconta che il 
dello forlc fu iniiaizuUi cintfwnw il di*egno e parere ìM Uenli\o|;liit. 



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65 

polìtica, delle arti cuTallcrescbc. Neil' architettura lasciò me- 
moria durevole nella conlìnuazionc o nella riforma del Teatro 
Farnese di Parma, opera insigne dell' Aleolti. Passò molta parte 
della sua vita in Modena e ne' fendi di (iualii(MÌ e di Scan- 
diano. Dal nostro Archivio comunale s' impara eh' ci fu fatto 
cittadino modenese il 6 aprile 1G20, e clic nel 1620 avendo 
egli partecipato alla Città il matrimonio del tigliuol suo Fer- 
rante con Leonora Matlei (1), n' ehhe da essa in contraccam- 
bio un recalo di sessanta ducatoni in robe mangiative. Nel 
1053 diresse 1' ampliamenio della strada del Canal Naviglio 
che da Modena conduce a Bomporto c al Finale (Vcdriani 11. 
657 ), nonché i lavori per dar accesso entro la città alle bar- 
che che venivano nel detto Canale. Nel 1634 permutò il 
feudo di Gualtieri in quello di Scandiano, e passato ad abitare 
in qnesl' ultimo luogo pose le fondamenta di quella parte di 
rocca che è posta al sud-est con animo di compierla, lo che 
poi non fece (2). 

B^'rotta Gasparo milanese ingegner militare (viv. 1660, 
1705) Vedi PlMals (Du). 

" Bor^aaM ( Amedeo da ) scultore ( viv. 1 527 ) fu 
autore dell' area sepolcrale contenente le ossa di Pietro da 
Suzzara professore di leggi in Heggio ivi morto nel 1327. Ad 
essa arca è apposta la seguente iscrizione: Scjìu/mnu Domini 
Petri (le Suzara Legìon Dorforls MC(J.X.\VII de mnìse funii 
- lìfnffisfPT Ampdeus de lioìujamo fvfit /loc opu!^. Questo monu- 
uumUo ornato di ligure a rilievo conservavasi nel chiostro di 
S. Domenico in Reggio (5). Recentemente fu ceduta al Museo 
lapidario di Modena la parte figurata di esso monumento, ossia 
una lastra oblunga di marmo rosso nella quale sono scolpite 
In maiiiera assai ragionevole cinque piccole figure che rappre- 
sentano Pietro da Suzzara in cattedra, e quattro discepoli nell* 
atto di ascoltare 1 precetti di lui. 

* BergaMI Paolo di Ambrogio veronese pittore ( viv. 
! 576, 1 583 ). Si trova memoria di lui nei registri modenesi 
dei nati c dei morti ne' quali si notano dal 1576 al 1585 i 
nomi di alcuni figli natigli dalla moglie sua Maria Melloni di 

(ij II liMft ncU* albero della lunula BentiToglio pone quatto Farrante tra i 
A^i d* ln>oiÌto BenliTOglio e lo fti morto nd 1619. 

(%) Venturi Storia di Seandimto Mod. 18SÌ p. 116. 

(S) Taccott JCna. Stor. A I. 53S. Tirabosdii BMoIm Moéfnf» T, Y. t60. 



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Vicenza. Talora egli è qualificato per pillorc, talvolta per Un- 
tore, forse percbè egU esercitò congiuotamenle quelle due pro- 
fessioni. 

Bernini Gio. L<oron7.o napolitano scultore architetto 
pittore ( n. 1o98 ni. 1G80). Nel IGìil scolpi in marmo il 
busto di Franceseo I Duca di Modena e n' ebbe mille doppie 
di mercede, oltre il rej^alo di 200 un^heri a Cosimo Scarlatti 
che lo portò da Uonia a Modena (I ). Quest' opera insigne 
squisitamente condotta si serba anche oggidì nel Palazzo Ducale 
di Modena. Di essa scrisse il Lalaade essere une si grande 
déHoaiem qu' il smble fioUer en l'air (2); e più prolissamente 
il Borboni contemporaneo (3): = È questo il ritratto in 
marmo dal busto in so, di queir Altezza; ma quel che fa 
stupire, si è che non essendo stato ricavato dal naturale, ma 
da ' un altro ritratto dipento , nondimeno è effigiato eoA al 
vivo; che veduto da quel Principe, parve ( stetti quasi per 
dire, se non mei vietasse la sagacità singolare dello stesso ) 
che a guisa di novello Narciso in rimirando alternamente le 
sue fattezze nel candore di quel marmo, si compiacesse som- 
mamenle di se medesimo, o vero invaghito della sua Statua; 
con esso lei raj^ionasse come un novello Pigmalione. La riconi- 
penza data all' Autore, faccia fede dell' eccellenza dell' Opra. 
11 proverbio è trito, che raritas facif. pi'etium. Chi vuol ve- 
dere se è vero, attenda. Mille doppie furono date al Bernino 
dalla libéralissima generosità, degna dell' animo vasto di gran 
Prencipe. s=s Narra ancora il citato Bernino biografo, qual- 
mente il Cardinal Rinaldo d* Este che teneva grande dimesti- 
ehesza col nostro artista, ed era frequente nella sua casa, lo 
conducesse un ^omo alla Villa Estense in Tivoli per sotto- 
porgli ad esame il disegno dì una nuova fontana. Là dove 
avendo il Bernino dato un piccolo ritocco a certi stuochi, 
n' ebbe in dono dal generoso principe un' anello e^n cinque 
diamanti del valsente di 400 ducati; ed altrettanti n' ebbe 
dal medesimo una secpnda volta per un* altra scmiigliante 
operazione. 



(1) BemOt» vita d§l CavaUtr Btmku, iltami Bernabò I71S. In una inediu bio- 
graSa dd Bcraiid pnbUietla nd Giorade ramano U Saggimimv { Anno U. p. 98S ) d 
diee, clic quett* opera fruttò alt* autore 3000 scudi in Ta&cllame d* argano. 

(2) Voyagr d' un frnnrai* en Italie. Pari» 1769 /. ftiSè 

(3) Delie Siatw, Bomu F«» 1661 f». Si. 



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05 

Nel 1665 movendosi il Bernino da Roma alla volta di 
Pftrigi per aderire air invito di Luigi XIV, nel suo passajp;gio 
per Modena si fermò a riverire la Duehcssa Laura nipote del 
Cardinale Mazarino. Fu allora eonsullato intorno il disegno 
del Ducale Palazzo nel quale la parte dc^Vi ornamenti era a 
pena al)l)uzzata, eti ejili approvò ì' opera e solamente propose 
alcuni niulamenli di poca importanza (1). Più lardi il Duca 
Alfonso IV gli diede incombenza di scolpire la statua equestre 
del Duca I ranceseo I padre suo; ma la morte sopravvenuta 
a quel Principe impedì V esecuzione di quel concetto nobi- 
lissimo (2). 11 Beraini ancora diede 11 disegno di un pallio 
lavorato in argento del valore di 800 luigi d*oro, donato dal 
Vescovo Agostino Marlìani al Duomo di Reggio. Nel mezzo del 
quale era una gran medaglia con la effigie di M. V. Assunta; 
la quale scam^mta al vandalismo gallo-itolico, fu poi guastata 
per convertire 1* argento in supellctili sacre (3). 

Un' allr* opera del Bernini esistente in Modena ci è indi- 
cata dal Fabrizi nelle accennate Notizie del Mazzo Ducale, 
Era dessa un' Aquila gigantesca di maravigìiosa bellezza posta 
sopra uno dei portoni del detto Palazzo, e fu spezzata a colpi 
di martello nel 1796. 

Fu il Bernini maestro di Giuliano Finelli, di Andrea Bolgi, 
di Francesco Baratta scultori carraresi, ed ebbe parziale 
intrinsichezza col celebre Fulvio Testi allorché questi di- . 
morava in Boma per servigio del Duca. Abbiamo di ciò un 
ragguaglio importante e curioso iu una lettera scritta dal Testi 
stesso di Roma il 29 gcnnajo 1653 al Conte Francesco Fon- 
tana. La qual lettera comunoue edita dal Venturi (4) sarà qui 
riprodotta più corretta e più compita, avendola io trascritta 
dair originale autografo che stà presso il Conte Gio. Francesco 
Ferrari lloreni. 

III.""' Sig."" mio Proli Sing.'"" 
La letlcra che V. S. III.'"» mi scrive soUo lì 16 comincia meglio dell* 
In principio porcln' coniincia dal male d' un personaggio a cui neanche il 
Diavolo vuol bene, ancorché il Diavolo sia quello che gli ha fatto del benc^ 

CI) DaU* OUo Prtgi dèi JL PalazM di JfodnM p, 13. 
(S) Muratori AnUehiià AtoMf II. 7M. 

(3) Ccrtani .V. V. corotMm f, IStL Uario aacro pel 18i:> p. 33. 

(4) Notizie ulteriori intftrnn alle opere del Conte Fulvio Tenti dofio l' edifHMMr 
fallane in Mvdena l' am%o 1817, nella Biblioteca Italiaaa T. XUi. p. 1. 



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GO 

Ma dubbilo purlroppo die il fine non sia per coiTÌs])on(lere al principio, 
perchè costui non morirà, e questo sarà un di quei Salini clu* iicir ullimo 
non ha il Gloria patri. O Dio, perchè non si possono aiutare 1 eoi pi 
come s'aiutano l'anime co' suffragi : Panni pure che si fnrehbono Ir belle 
orazioni : Io per me vorrei (Wr^W le messe di San Gregorio coiniju iaiulole 
al rovescio per più divozione: e so che V. S. HI."'" ancora in' ajuterebbe 
dal canto suo. Ma non siamo degni di ricevere questa grazia da S. D. M. 
e i peccati della Bonissima (1) non p<rin('tt()no che così presto finisca in 
Modana la peste. Pazienza con amaritudine. Oggi s' è comincialo qui il 
Carnovale, cioè la Maschera. 0 Dio che sripilezz.i ! La Maschera è proibita 
alle donne, perchè Roma vuol forse dare (pa sto prÌNÌlegio in questi giorni 
al miglior sesso. E certo i Zerbini fanno miracoli, lasciandosi \ edere con 
vestiti superbissimi su bei cavalli attillali e profumati, tentazioni da far 
prevaricare perfino il Padre Hondenari (2) se (osse vivo. Il mio Carnevale 
sarà una dolcissima, gustosissima e \irluosissinia conversazione di quattro 
0 ( iiique Centiihuomini k lieruli della prima bussola, ma galanthuoniini c 
begli umori in eccesso. Questi ogni di vengono a ritiro varmi, si che ho 
del continuo una mezza .Ucadcmia in casa, nella quale per favorirmi, s' è 
conlentulo d'entrare il Cav. lìernino, quel famosissimo scultore che ha 
fallo la statua del Papa, e la Dafne eh' è nella Vigna di borghese, eh' è 
il .Michelangelo del nostro secolo, tanto nel dipìgnere (pianto nello scolpire, 
e che non cede a nissuno dt^li .\ntichi nell'eccellenza dell'Arte (3). Que- 
sti s' è innamoralo di me et io di lui, et è veranienle un huomo da fare 
iujpazzir le genti, perchè sa molto anche di belle lettere el ha molli e 
arguzie che passano l' anima. Pagherei ogni gran cosa che V. S. Ill."«« 
fosse qui, perchè di queste conversazioni assolutamente non se ne trovano 
in altri luoghi. Lunedi il Cav. Bcrnino suddetto fa recitare una Conimc<lia 
da lui composta dove sono cose da far morire dalle risa chiunque ha pra- 
tica della Corte, perchè ciascuno sia piccolo, o sia grande, Prelato o Ca- 
valiere massime de' Romaneschi ha la parte sua. E perchè Y. S. Ill.'"« non 
creda ehe questa sìa una persona ordfaiaria, sappia che per bavere diriz- 
zate quelle quattro cokmne di bromo eh' egli fece in San Pietro, il Papa 
gli diede dodici mìUi scudi di questi di Rema: la fabbrica di San Pietro, 
come a suo Architetto, gliene dà trecento il mese; una san statua vdè 
quattro e cinque mila scudi; una lesta sola del Carenale Borghese, cioè 

(1) Aoliea ttalut nelUi fàtxn di Modena. 

(2) Gesuita che dimorò alcun tempo in Modena e fa eonCPMorc della Ducheata 

Virginio Medici mopiio dot Dura Osare. 

(•>) (jui veramente l'amicizia fa velo alla veritìk. 



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67 

il suo rilràtto fatto in marmo, che \cramcnte è vivo c spira, è costato 
mille scudi. Che ne dice S>j Conte mio? Ora questi oltre il donarmi alcuni 
de* suoi disegni hi) voluto ad ogni modo fare il mio ritratto in tela, e di 
già l'ha comincialo, et io lo porterò meco (1): e se mi fermassi qui vor- 
rebbe a tulli i modi farlo anche in pirtrn; perchè mi vuol tanto bene 
eh' è maraviglia. Questi sono i mici gusti, e questi i miei Carnovali: e 
torno a dire die non sapi di che volermi se V. S. Ill.»°» si trovasse ancora 
in Homa e potesse godere d' una così fatt:i conversazione. Finisco perchè 
il foglio è già pieno; et a V. S. III.'"' bucìo iiue con tulio l'animo ie 
mani. Di Roma li 29 Gennaio 1633. 
Di V. S. Ili.'"» 

Divol.'"" et Oblig.™^ ser. vero 
Don Ft'Lvio Testi. 
Dì grazia V. S. Ill.">» non mostri ad alcuna queste ciancie che io 
coniidcntcmcule le scrivo, ina stracci la lettera (2). 

* BerpaDi RafTalDo croiiionrse zecchiere ( n... m. 153! )• 
La più antica ninnoria della dimora di lui in Modena si è tro- 
vata nei registri delle concessioni di cittadinanza del Comune 
di Modena, della quale egli fu gratificato il 2 ottobre del 1 ;)()(), 
dandosegli in essa il titolo di Mastro della Zecca ( Mafjisfer 
Cechae ). (Conviene supporre clic egli già da alcun tempo avesse 
domicilio in Modena, e vi esercitasse V arie sua nella quale 
egli continuò per lutto il iri07, ricevendo per salario mensile 
Modenesi lire 2. 10. Poco appresso rinunciò quest' uHìcio, ma 
il successore di lui non soddisfacendo coli' opera sua fu li- 
cenziato, e richiamalo nuovamcnic RalTaino. Il Kancillollo nella 
sua Cronaca ne dà V annunzio sotto il 28 giugno del 1509, 
e riporta i Capitoli del contratto ; e il 30 ottobre dell* anno 
medesimo Raffeino presentò al Conservatori del Comune il 
saggio delle sue Monete. Venuta la Città nd dominio della 
Chiesa fu chiusa la Zecca infino al Ì517, nd qual anno,'oon- 
fermato zecchiere RaflTaino, s* incominciò a battere ducati d* oro 
con la effigie di Papa Leone X. Chiusa di nuovo la Zecca, ne 
fu ordinato il riaprimento dai Conservatori del Comune nel 
15^, ma più aliro non so di RaiTaino all' infuori della morte 

(1) n TesU Ite ritratto dallo Sdioddni o dal Um. VarN altri ritratti di lui c«t- 

>tono in Modena, tra i quali non farebbe operti vana ehi rieercaace quello dipinto dal 

Bernini, perchè i lavori in pilturn di rpirsto grande niiisla sono rarlKMmi. 

(2) Sia ringrazialo il Fontana che non obbedì al comando del Testi. 



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68 

di esso segnata dal Lancillolto sotlo il 3 Dieembre 1551, con 
queste parole. Mor) Fra liafain da (scìnona del Torz' Ordine 
(le S. Francesco deli' Observanza giù Alayislro della Cecha di 
Modima. 

M." BaiTaiiio da Cremona e non allrituenli si trova nomi- 
nato negli Atti Comunali, e nella Ci^onaca del Lancillolto; ma 
un rogito del 15 Luglio 1508, ci rivela il casato, ed altri 
particolari di lui. Per esso, M.® RaUBdno del fu Giovanni de' 
Bersani di Cremona cittadino modenese abitante nella Cinquan- 
tina della Pioppa sborsa Lire 200 marchesane a Bl.** Giovanni 
della Cella pittore per dote di Maddalena sua figlia, moglie 
di esso M.*^ Giovanni. Alla famiglia di HalTaino appartenne 
pure probabilmente quel M.** Tommaso Bersani alias de la 
Cecha cbe si trova nominato in un Atto. del 1529 (!). 

* Bertazzoli Gìo, Angelo mantovano areliitetto e in- 
gegnere ( viv. 1587, 1397). Codesto insigne professore della 
seienza delle aec^ue prestò diverse volte V opera sua ad Al- 
fonso II Duea di Ferrara, singolarmente allora elie a benefìzio 
della bonilUazione Rentivoglio gli fu eoniiiiessa la visita del 
cavo Parmigiana e del sostegno del Hontlanello che si slava 
costruendo nel 11187 alla foce del detto cavo in Secchia. 
Contro questi! innovazione indarno reclamarono la Comunità 
di Carpi ed altre per cagione dei danni cbe erano per conse- 
guire ai loro territorii. Di tutto ciò danno inldmiazioni quair 
tro lettere che originali si conservano nell* Archivio segreto 
Estense e in copia in quello del Comune di Carpi. Le quali 
lettore comunicatomi dal S.*^ D. Paolo Guaitoli qui si produ- 
cono non tanto perchè ci danno notizia dell' opera prestata 
dal Berlazzoli in una parte di questo Stato, quanto perchè 
da esse si dà nuova luce alle cose dette precedentemente ne- 
gli articoli risguardanti G. B. Aleotti e Cornelio Bentivoglio. 

I. 

Il M«r«<MrU OMle InmU (S) «U* C«M«»llà ài €2arpL 

S. A. manda Gio. Angelo BertauoU per ordinare quello fa bisogno 
per la bonlficattone di Caslelnoiro, e Bersdlo et Gnaltierì, si perché a* ha 

(I) Un altro Raflbino di Pannino da CrcnuMM ora abitante Dtl territorio Modc- 
no r è nominato in un rogito celebrato in BologM dalNataro Franoeieo de' fialanitii 

il 26 M&rro l.lt.i. 

(i) (iio. Bal(isi;i Ladcrclii dello V Imola. 



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60 

da far cavar In parmr<;ana di Regiuolo, per bonefitio di detta bonificalione, 
& A. eomaiida che V. S. mandi gli homini di cotesto comune deputati a 
ipieato a creder et pigliar la parte spelante si farà per eavar detta panne- 
sana, et far lu chiarica del Bondanello, et costituiscano un soprastante 
qual habbi d'haver cura di questo et altre cose pertinènti a detta bonifi- 
eaCione, che gii sarano ordinati dal detto Rertazzoli, et questo comparto, 
et ogni altra cosa che ordinerà si debba metter la spesa sopra le biolche, 
a ciò si possa fare le cose, che occorreranno a tempo opportuno, per man- 
tener delle bonifìcalioni, et perché dello Berlazzolo vi è stalo molte volte, 
et andato a Mantova a trattare co* niaiiluani per della Parmesana lo farà 
pagar la parte die tocca af^li interessali di cotesto comune, qual parte è 
stata tassata da me, quale ecc. 

IH Belriguardo 23 aprite 1587. 

n. 

Il dl«(t*re Affmiimm Banclli dtopat«t«- M €«niaae di Carpi Ib l'errar» 

•I Pr*wlMrl 41 Carpi»' 

M.^' Mag/' SS.""' miei Oss."»» 
Hieri che fu li 29 del presente facessimo domandar udienza a S. A. 
per il Sig. Imola, dal quale ne fu risposto, che il Sig.»^ Duca risolvea tar- 
dar l'udienza sin all'arivo del Uertacciolo qual di già era sialo chiamalo 
^ da S. A ; però lodarci che le SS." VV.'- inlendess<.'ro dall' illmo S."^ Gover- 
natore, se le lettere che chiamano il dello Berlacciolo siario capitate nelle 
sue mani, acciò che havendolc l' espedisca subilo ove si Uova, eh' el tardar 
quivi senza frullo far, ò tulio in «ianno della Mag." Coinunilà. Habbiamo 
avuto ragionamento col Sig.^ Marcho Antonio Pasi sopra il soggetto delle 
chiaviche, qual ha promesso di favorirci occorrendo, parendo a lui ancora 
che siano per apportarci danno, con che anVcUato dal messo fo line au- 
guruiidole da S. ogni contento. Di Ferrara di,uUimu scllcmbre iòHl. 
Di VV.« SS.« Molto Mag.c»» 

Aff.»" per servirle 
Agostino Babzbixi. 

in. 

• » 

I Pr«¥vlMrt Jl Cwpl «1 t mÉé tt U m ««rmeUI. 

M." Mag.*-" et Ecc.'*' Sig.»" oss,"»» 
Per risposta (iella sua sotto il dì .'t del |)rcs("nte ricevuta da noi a 
questo giorno, diciamo a V. S. che abbiamo cercato per le memorie, 
che sono in Comunità per veder se trovavamo cosa che facesse al servitio 



70 

nostro eoa ({uesli Sigtiori Maiitovuiii iiilornu a quesla loro iiovalione (iie 
fanno nel (laniile della Moja, et non abbiamo trovalo cosa die ci ser>i, 
(la clic c' interessa assai per vedere da quello eh' ella scrive, che la cosa 
porla pericolo per noi non volendo il Signor Imola co gli altri signori 
abbraciarc quesla impresa, come ^ià S. A. Serma mosti ò di voler fare nel 
rogito dell'anno 1.Ì61. Però essendo ella venula alle strette per l'espedi- 
lione, e mancando d liavcrla per l' assenlia del Bcrtaciolo, si hianderà la 
lettera a liù diretta per nui per un messo a jiosta alla ventura per tro- 
varlo, non si sapendo il certo dove si sia, et della risjiosla se ne daru 
aviso; tra tanto ella non mancherà della solila amorevolezza c sollecitudine 
in procurare di spedirci in caso che questo Bertacciolo non si trovasse, 
perchè questa 'Comunità glie ne sentirà obbligo, e quando le paresse in 
proposito dì dire a S. A. a bocca, o per memoriale, che questa differenza 
poiria terminarsi, cosi a lei piacendo^ con nna dichiamione da tesi, die 
ogni hora se la fabrìca che si per li SS,''* mantovani fosse con condi- 
aione di' eHa wm dovesse apportare il dono notabifissino, che ne succede- 
rebbe al soo Territorio di Caq)i, e di Novi, altrimenti riuscendo, che dovesse 
levarsi, questa Comunità ne restarebbe soddisAitta, cosa ch'ella potrà anco 
communicare col Signor Imola per sentirne il suo parure^ che sarà il One 
di questa nostra, col raccpmandarcL 
Di Carpì U 7 ottobre 1687. 

per aervirla 
/ Ptowit9ri. di CurpL 

1¥. 

Pcmaie D Dm él GwMtalto.Ml Dm 41 Form. 

Ser."o Sig." et mio Sig.' oss."»» 
Essendo venuto qua il Marchese Dentivoglio per attendere alla per- 
fcuione dd Cavi di queste bonifìi^ationi, sperava che con lui fosse ve- 
nuta la persona, che V. A. mi fece gratia di darmi intenlionc di mandare, 
acciò con più facilità, et maggior autorità si fosse caminato inanzi; ma 
perchè veggo tardar detta persona, et a passare il tempo infruttuosamente 
ho volato supplicar con la presente mia 1* A. V. che mi faccia gratia di 
mandare il Bertaznioli, o altro perito, che assista, et che in nome di V. 
A. intravenga con 1* autorità neeònarìa a hre quanto sopra ciò sarà neces- 
sario, et quanto più presto mi farà V. A. la gratta, tanto maggiore sarà 
l'obbligo, che. le n'havrò, perchè ogni poco tempo che passa, et ciie so- 
pragiunga poi stagione diversa da quella che corre hoggidi, non si potrà 
lavorare, et bora si fariano fiicendo assai; supplico però V. A. afiivorbnd, 



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7! 

et quanto ))riiiui, lauto inaggiure sarà la gratin; roii que^^la occasiono non 
voglio n stare eli dire a V. A; clic la (Aiiininilà di Niiono, i he ha da con- 
l'rrirc uUu spesa del Canale della Mo^^lia, non ha mai sin (jui dato altro 
che parole senza elFettuare cosa che si sia |)roHiessa, con lutto che più 
d' una volta dalli interessati se ne sia già latta molta istanza, e che V. A. 
Labbia dato ordine al Governatore di (^arpi che lo faccia fare; supplico 
anco V. A. che in questo, voglia ordinare di nuovo al niedesinio Governa- 
tore, ma in modo che si eseguisca, che faccio fare quanto in ciò c conve- 
niente per quello, che tocca loro, altrimenti la spesa fatta sin qui nel ca- 
vare le Parmesana, et la chiavica del Bondanello, che è molta, è gettata 
via con tutta la bonUicatione, come V. A. potrà haveme ìnformatìone, se 
manderà la persona, di ebe la supplico, che olire la potrà ragguagliare di 
quanto o cco rre r à, potri anco con I' aiitorit& c* faavfà per essere nandata 
da lei veoendo differenza alcuna quà, con chi 8*havrft da trattare per 
questi cavamenti accomodare et acquietare il tutto; Se pajo a V. A. ìjn« 
portano, la suj)i)lico a perdonarmi, perchè il i^bio che ho, che non so- 
pragiungano i tempi mal* atti a lavorare, vedendo questi ottimi a ciò, me 
ne fà fare l' instanza, che fo perché non vorrei per l'avvenire si havesae 
il danno, che si è havuto per il passato; Bacio a V. A. aflettuosamente 
le mani, et a sua sernia Pmona auguro il colmo d*ogni sua felicità con 
augnmento di stato. 

Di GiuuIatUi 18 tettembre, 1604. 

* • • • 

Div.*» ser.» 
FuaAirrt Gqmjma, 

Si rileva ancora dai libri dei parUti della Conuinità di 
Carpi, che il Berlazzolì invitalo con grande istanza fino dair 
olU^re deir anno 1588 venne nel giugno dell'anno siisse« 
gucnte a Carpi per dar giudizio in materia di acque. Il Tira- 
boschi in una nota alla sua Storia della Letteratura italiana 
(2.' edizione Modena 1791 T. MI. p. 570) nomina dio An- 
gelo Berla/zoli e riferisce nel |)roposilo di lui la segucuie no- 
tizia « Molle lettere del Duca ili Ferrara a (|uello di Mantova, 
e di questo a (jueilo, scrille lia '1 1590 e il l.')97 elie si con- 
servano in (iiiesto Ducale Archivio, ci fan coiitìscerc, in quale 
alta slima lo avessero amendue que' Principi, come a vicenda 
sei chiedesser V un V allro, e a vicenda pur sei prestassero, 
ma a condizione di renderlo presto, e come vanisser a con- 
tesa fra loro, quando 1' uno il teneva più tempo che non era 
stato pattuito ». 



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72 

Ilcrt4»la Olaeomo parmigiano pillort* ( viv. 1573 in. 17 
giugno 1G19). Non per altro s' inlroduro (pii il nome di 
questo artista se non por avvertire 1' esistenza di un' antenato 
di lui in Modena. Questa notizia si trae dal Testamento di 
Gaspare del quondam Gio. Battista de Bertois di Parma citta- 
dino modenese abitante nella Cinquantina di S. Margherita, 
nel ifuale egli si costituisce erede Girolamo fic^iuol sua L* atto 
è dell' anno 1488. Un* altra famiglia de' Bussi di S. Gassano 
( diocesi di Reggio ) abitante in ^issuolo assunse intomo quei 
tempo lo stesso cognome di Bertoi, ma non vi ha ragione 
per riputarla congiunta di vincolo alla famiglia di Parma. 

Dieci disegni di Jacopo Bertoia erano posseduti dal Vescovo 
Coceapani. Trovo notati tra gli altri, un Battesimo di S. Gio. 
Battista a penna con alcune figure a cavallo nel rovescio ; 
due ligure a penna e aquarello; disegno di varie figure a 
penna da ambedue le parti; una donna nuda a lapis nero e 
dall' altra parte molte figure a cavallo. A questi uno bellissimo 
n' aggiunse il pittore Balestrieri nel 1054 raffigurante le tre 
Marie fatto dal Ucrloia per nictlcrlo in istampa. In detto luogo 
era ancora il ritratto a olio di esso pittore fatto di sua 
propria mano. 

Tre disegni a penna ed aquarèiio di alcuni soldati, di una 
battaglia, e di una donna a cavallo attrUiuiti al Bertoia, erano 
nella Gallerìa estense delle medaglie. 

Beréohi Aatonlo di Biella ingegner militare ( n. c. 1695 
m. c. 1755 ) fu in Modena 1* anno 1742 al seguito dell'eser- 
cito Sardo (1). 

Ber «lizzi Ercole Gaeteno bolognese pittore ( n. 1668 

m. 1710 ) dipinse alcune stanze nel palazzo dei Marchesi 
Canossa a Valverde sul territorio reggiano, e cinque cpiadri 
di sottinsù con molte cose di quadratura ai medesimi Canossa 
nella loro casa in Heggio (2). 

Beiilni Domenieo fiorentino pittore di fiori ( n. I()i4 
ni. 1705 ). Imparo dall' Orlandi e dal Ticozzi che il Bettini 
fu chiamato alla ('.orte del Duca di Modena circa al 1G70 e 
eh' ci vi rimase diciotlo amii continui, e che poscia ritira- 
tosi a Bologna vi morì nel 1705. Ma il dall' Olio {Pregi del 
Mazzo di Modem p. 76 ) più positivamente nota che nd 

(I) S'Ua di t'ranceaco Iti mss. udì' Estense. 

(S) ZaooCti Storte iutt àttmimim CtnMnfAui r. /. 549. 



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7S 

1682 fece diciassette quadri di frutti e lìori pagatigli duo 
doppie e Fiiezza 1' uno. (>)nser\'asi nel nostro domestico archi- 
vio uno scrino dato da Modena il 24 Lu^^iio 1095 nel quale 
il Bellini confessa aver ricevuto dal (Ionie Onofrio Caiiipori 
due genovine in prezzo d' iin Quadro ovato entrovì Fiori 
compagnio di altri cinque quale mancava al compimento dei 
sopr' mei della saletta nella casa del Conte predelto. 

Mia Galleria Estense sono ora 2 quadri eon fiorì e frutti 
del SettiBi. 

Questo artista fu maestro a Felice Rubbiani modenese il 
quale gii fu andie compagno ne* viaggi intraprasi dal maestra 
per r Italia (1). 

* Besi C^^cilio veronese orefice ( viv. f 6S0 ) lavorò 
insieme con G. B. Censori e G. B. Bassoli modenese maestro 
di legname e inventore dell' opera, il Tabernacolo di marmo 
con ornamenti di bronzo sovrapposto all' aitar maggiore della 
chiesii di S. Bartolomeo in Modena (2). 

Bexzi Tomaso veneziano architetto, pittore ( viv. 1689 
m. 1729 ). La prima notizia di lui si trova nella edizione 
del Mauritìo dramma per musica rappresentalo in Modena 
nel Teatro Fontanelli 1' Anno 1689, h\ dove si accenna che 
le scene furono dipinte da Tomaso Bezzi Ingegnere teatrale 
e servitore di S. A. S. E il P. Coronelli (5) enumerando 
i principali artisti che fiorivano in Veneaia snHa fine del 
seook) XYIl nomina il Bezzi nella classe degli Ingegneri. 
Nel 1700 Ai chiamato al servigio stabile del Duca Rinaldo 
di Modena in qualità di architetto e d' ingegnere Ducale, 
e prowigionato il 1.® marzo dei!' anno 'stesso con salario 
di dodici doppie il mese. 4>ue grandi opere d* architettura 
condusse egli in Modena ; la chiesa di S. Domenico (4) e 
la facciata dell' altra chiesa di S. Margherita. La prima fu 
incominciata di edificare nel 1708; 1' altra in quel torno e 
fu finita nel 1709. Ma il Bezzi fu mollo adoperato dal Duca 
in materia di apparati , di feste , di macchine funerarie , di 
teatri, e di fuochi artificiali; delle quali cose era egli inlen- 
dentissimo. Nel 1711 diede il dise^ino della Macchina funeraria 
per le esequie di Carlotta Felicita di Brunswick Duchessa 

(1) Tiraboschi BOOiotew Moéknnt Yl. m. 

(2) Spaccini Croixnea. 

(3) Viaggi. Ynxezia Tramontino 1(507 P. /. p. Si. 

(4) Non so con qual funUanicnU) altribuita dal Pagoiii al Torri bolognese. 



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74 

di Modena, di cui ci è rimasta la Descrizione accompagnala 
dal disegno della macchina. Nel 171G ( 2G agosto ) inventò 
la Macchina di fuoclii artiticiali eretta nella strada del Canale 
delle Navi, per celebrare la nascita dell' Arciduca Leopoldo 
figlio deir Imperatore Carlo VI, e nel marzo di dello anno 
ordinò 1* apparato architeltonioo nella gran sala ddla Corte 
per la festa data in onore del Principe Elettorale di Baviera (1), 
Finalmente nel 1727 inventò e diresse la oo^tmzione della 
Macchina inalzata nella chiesa dì S. Bartolomeo per le esequie 
del Principe Gio. Clemente Federico 4' Este. Dcìla qual Mac- 
china si è pu^ ooBservato il disegno che si acconi])a^na alla 
Orazione funehrc recitala in quella occasione dal P. Manfredi 
e pubblicata in Modena. Altre cose fece il Bezzi di cui torna 
inutile far parola , non dovendosi \)vrò ommeltere eh' egli fu 
anche pittore di scene, nella (piai' arte ammaestrò (ilo. Battista 
Fasselti reggiano. Mori egli in Modena il :25 febbraio 17ÌD, 

Fu il Bezzi architetto, macchinista, pittore, disegnatore; 
ingegno universale, di fervida e sbrigliala fantasia, pronto ali* 
immaginare e all' eseguire. Ma come accade a coloro che 
s' involgono in materie di teatri e di macchine, seguì un gusto 
falso e traviato nelle opere di architettura* La* chiesa di S. 
Domenico da lui '^ficata è testimonio inl^ce didla perizia 
dell' architetto; della qual chiesa ehbe già a dire ti Saint-Urbain 
lorenese coniatore e scultore di molta riputazione, che se 
fmem sUUa una (Meta tf* uguaU aUazza havertbbe dovuto 
il Duca farla atterrare, meno che permettere di comneiiurìa (2). 
Anche la facciata della chiesa dì S. Margherita fu appuntata 
di grossolani errori. Meglio valse nelle decorazioni e nelle 
macchine, nelle quali la novità diMla invenzione e il lussureg- 
giare della faninsia rendono più sopportabili la inosservanza 
delle regole e i traviamenti del ^'uslo. 

Tomaso Bezzi lavorò anche t';;rcj;iam(Mìte in cera, e nell' in- 
ventario delie opere d' arte della famiglia Pozzoli carpigiana 
cojiipilalo nella seconda mela del secolo scorso, si notano sette 
lavori del Bezzi dei quali rimangono oggi in (^arpi, una lesta 
del Salvatore presso la famiglia Pio, una testa di S. Francesco 
di Paola nella cappella dei Conti Donasi, e un' £cce Homo 
nella cattedrale. Un altro mezzo busto di un S. Francesco di 

(1) Cat-aiidiiii Memorie mtt. 

(2) Luamlli IN/Srnuu^ ArthM9 di & Pùm «m. 



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73 

Paola attribuito dal Cabassi al medesiiuo autore slà presente- 
niealc nella l'hiesa del Croorlìsso. 

* Bezzi Pietro viMicziano architelo ( viv. 17^1) m. 1709) 
liglio di Tomaso fu dichiarato successore al padre nella carica 
di architetto Ducale il 25 febbraio 1720 con provvisione di 
Lire 140 mensili che poi gli fu accresciuta a Lire 20 j. 11 12 
novemlNre 1759 ottenne la sua dimessione e partì da Modena, 
rimaneiido però pensionato dal Duca infino alla morte sua 
seguita il 12 giugpiio 1769. 

Neil' Inventario delle cose d' arte ealsteuti nella D. Galle- 
ria delle Medai^ eoanpilato da Mona. Antonio ^rbini custode 
dì essa nel 1797 si trova notato un basMoriltevo in terra eotla 
che rappmenta S. Franeeseo d' Assisi orante; in ni lo un" An- 
geio cm mmpoUa in mano, e da un iato un frate, il tutto 
ben conservato e di buon gusto. Opera di Paolo Bezzi vene- 
ziano a! sfTtyiffio degli Estensi in qualità di Architetto, autore 
pure della Madonna che in basso rilievo si vcupra nel di dietro 
dell'Aitar maff()iore degli Scalzi da Modena. Sebbene il Zani 
nomini un Paolo Bezzi orelìce veneziano vivente nel 1G9G, io 
non credo di errare se attribuisco a Tomaso o a Pietro quelle 
opere assejs;nate dall' InveuUu'io a Paolo liezzi, che uou fu mai 
architetto degli Estensi. 

11 Pagani nota essere opera di Pasquale Bezzi pittor \etu^ 
Barn» un' ovato con un miracolo di S. Antonio in una eap^ 
pdla ddk chiesa di S. Francesco. 

Di un Domenico Beat» è memoria in alcune noie aule* 
graie del già nominato Canonico Pouoli, il quale registrando 
l'acquisto da lui fette In Modena negli anni 1715 e 1716 di 
tre opere in cera, due delle quali cioè un Salvatore e un' Ecce 
Homo furono rieordatc air articolo di Tomaso fieazi; afferma 
averle comperate dal S/ Domenico Bezzi. 

' niobio pittore ( viv. 1 ii.... ). Nel fabbricarsi una Cap- 
pella neir antica chiesa di Vallalta sul territorio mirandolese 
nel secolo scorso, apparvero alcune traccic di pillure. e \ i si 
lessero (juesle due parole: M. fìlasius (1). ISon allro posso io 
aggiugnere di questo Biagio, nè di qual tempo ci vivesse, uè 
chi veramente egli si fosse, ne s' egli abbia a trovar luogo 
in questo Catalogo. 



(I) Vcrrati Memorie mm. Cflcnuoicatemi dal Sig. Giftcinto Pollrinierì della aiirand(»la. 



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76 

* Diario .... fonditore ( viv. 1599 ). Legnosi negli atti 
comunali di Modena sotto il 29 dieembre 1599 come fu dato 
ordine di incidere nella campana del Consiglio da farsi , la 
seguente iscrizione: Senatiii^ Mutinensis siimptu. Anno domini 
1599. Magnipcus ( Magisler? ) Blasius fecit. 

Blanelil INM— ai^ bolognese pittore (n* 1614 m. 
1678). Allorehè i Annosi pittori di quadratura Mitelli e Co- 
lonna dipingevano Intorno al 1646 nel Ducale Palazzo di Sas* 
suolo, Airone invitati da Bologna il Padema e il Bianelii ge* 
nero del Miteili, ad aiutarli. Àndovvi il Padema, ma il Bianchi 
impedito da alcuni lavori che doveva condurre in Riminì vi 
81 trasferì alcun tempo appresso, quando già era morto il Pa- 
dema. Sotto la disciplina di quei due pittori imparò ed operò 
assai, e congiuntosi in società artistica con Gio. Giacomo Monti 
altro pittore bolognese, con esso poi sempre dipinse. Levatisi 
di quel luogo il Miteili e il Colonna, rimase intera al Bianchi 
e al .Monti V impresa delle pitture d' ornato e di architettura. 
1 quali poiché ebbero compiuto la pittura della gran sala già 
mconiinciala dagli anzidetti Miteili e Colonna, passarono a di- 
pingere in Parma e nella villa de' Malvasia in Panzano. Poscia 
dipinsero una sala al Conte Francesco Cassoli di Reggio, e al 
Marchese Canossa una gran sala e sette stanze nel suo nuovo 
palazzo allé quattro Castella. Le quali opere piacquero si fal- 
tamente al Duca Francesco I che ordinò loro cÙ portarsi a 
Modena con animo d'impiegarli nuovamente in Saaniolo. In 
fatti r anno 1691 dipinsero colà la Itenosa Galleria di Bacco 
giusta il disegno del Boulanger, la quale fu una delle piò belle 
operazioni eh' essi iBMKSsero. Altre cose dipinsero nel detto 
Mazzo (1) e tutta la chiesa di S. Francesco con tre cappèlle 
pure in Ssussuolo. In Modena poi dipinsero nel Ducale Palazzo 
una Libreria e cinque stanze soflìttate con rilievi, e furono 
poi assai adoperati in ordinamenti di feste e di tornei, e in 
invenzioni di scene, di mascherate e di livree. Così nel 1G5:2 
per r arrivo in Modena degli Arciduchi del Tirolo dipinsero 
il teatro eretto nel jìiazzalc Ducale, con prospettive e scene; 
nel 1G55 il Teatro delle Commedie con ornati di j)itture e di 
doratura nella platea e nella soffitta e con quindici mutazioni 
di scene, per le nozze del Principe Alfonso con Laura Marti- 

(I) n Tulli i gabinetti con pruspcltivc fregi c quanC altro mai occorreva n dice 
U Crespi c«ii iiiuUIe aiupliflcazionc. 



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77 

noszi. Morto il Doea Francesco nel 1 658, il ttanchi e il Monti 
continuarono ad essere adoperati dal successore di lui Alfonso 
IV. Per esso lavorarono ad ordinare le niagnifichc funerarie 
al defunto Duca; eressero il Teatro e inventarono le macchine 
e le decorazioni per la festa d' armi intitolata il Trionfo della 
Virtìi celebrala per la nascita del Principe Francesco che fu 
poi Duca, della (jual opera ci rimane una descrizione dettata 
dall' illustre eonte Girolamo Oraziani che ne fu V inventore, e 
accompagnala da una stampa che rapprcseuia il Teatro (1). 
Al medesimo Duca Alfonso nella villa subiirbana delle Pente- 
torri dipinsero una sala di nuova foggia per uaa metà amata 
éi basaorilkrri e seoitnre, per V altra di pitture, e le volte di 
quattro stanze con i quattro elementi, opere che ancora ri^ 
mangono in buono stato. Passato ad altra vita il Duca Alfonso 
nel 1663, il Bianchi e il Monti gli appffestarono superbissime 
esequie nel Tempio di S. Agostino presso che rifatto nuovo 
dal Monti, e nel quale ornarono di pittare che ancora riman- 
gono la volta del Coro e il Presbiterio, e diressero i lavori 
degli altri pittori che decorarono la soffitta della chiesa. In 
queir anno slesso furono essi posti a provvigione stabile dalla 
Duchessa reggente Laura, e incominciando dal primo di gen- 
naio conseguirono lire modenesi 702. 10 mensili per entrambi; 
ma nel luglio del medesimo anno non so perequai ragione 
furono licenziati (2). Ma Baldassare Bianchi dopo dicci anni 
fu ripigliato al servigio in qualità di pittore Ducale il 28 ot- 
tobre 1675, ed essendo stato pagato per queir anno fu posto 
a bolletta nd successivo in unione a Francesco Stringa pittor 
modenese con salario di lire 351. 16, trovandosi nota aver 
t^jà inooniinciato il lavoro nella eappella di S. A. (3). Mori 11 

(I) Trionfo della Virtù fetta d'armi rtifprtHntata tt^ta iMMcito del&rPrme^ 
^U Modena l'anno IGOO. Modena Soliani. 

(i) U Crespi ( Vile de' pittori bologm-ti p. G3) dal quale lio Irallo buona parte 
di questo ragguaglio, assegna la loro pMteiiia da Modena a questo motivo; che pre- 
Tedendo eari per la hneiallena del prtidpe regnanle di dover rimanere oskwi hmgo 
lempOf si licenziarono senza rispetto alle instanse della Duchessa per ritenerli. Ma io 
penso che In loro licenza fosse nna eonsei^nenza del sistema di riforma e di econo« 
mia introdotto dalla Duchessa durante la niinorilii del fìfjlio. Il Bolognini Amorini 
( Vite de' pittori ed artefici bologneti. bologna 18i5 p. 34tì ) scrìve che la Duchessa 

Laani li valeva del Bianchi per visitare le sue MbbridM noli* riviera di Salò, e ebe 
lo teneva per mollo tfhorato ^secando seco a seaedil. 

(9) n God* egli oggi il Bianchi r onor di Torte riaiaMnio da se solo l' antico posto 
e possesso di Pittore ordinario et effettivo dell' Altezza serenissinu del Sig. Duca di 
Modena oggi regnante n Malvasia Fettina pittrice II. 421. 



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78 

bianchi nel dello servigio in Modena il 18 dioembre 1678 e 
fu sepolto nella chiesa doi Toniini (1). 

Bianelil i^iicrozia bulo^iicsc pittrice ( vSv. 1679) figlia 
di Raldassare si esercitò nella ])illura e fece molli ({uadri per 
la Duchessa di Modena. A questo cenno del Crespi (2) aggiu- 
gne il Virloys (3) eh' elhi imparò 1' arte dallo Strin{?a, che di- 
venne valente nel copiare, e che fu stipendiata dal Principe 
di Modena. Un quadro di una Madonna col Bambino da essa 
dipinto e portante la data del 1675 era poasedato nella fine 
dd secolo scorso da Ferdinando Ceppellì in Modena. 

BlaMMHil* Carlo bolognese- pittore architetto ( n. 173i 
m. 1802). Si trova memoria eh' e^ era frequenlemento' ìb 
Modena. 

Ribiona Vedi Galli Blblena. 

* Rk'uaiiné Pietro Teoditwio di Àmieus architetto ( n. 

1765 m. 1826) « ^el 1808 accompagnò Elisa Ronaparie nel 
suo principato di Lucca e Piombino; abbellì la dimora della 
principessa, e percorrendone jjli stati, scoperse una sorgente 
di aequa lermale per uno slahilimcnlo di baj^ni, alcune paludi 
da disseccarsi presso Marengo ( ? ), una miniera d' allume ed 
una sorgerne d' at cjua solforosa. Hitornando per la via di (car- 
rara l'accademia di questa cillà lo accolse tra' suoi; tutti i 
suoi piani furono approvati da Klisa; costruì de' bagni, ridusse 
a coltivazione paludi, eresse un castello presso la miniera 
d'allume; fini una pubblica piazza, innaliò un nuovo te»» 
tro ecc. » (4). 

Bi^wrl VitioHo bol(^ese pittore (n. 1692 .nL 1776 ) 
dipinse a fresco nel fondo del Coro delhi chiesa di S. Nicolò 
in Carpi un'ornamento architettonico con figure intorno il 
quadro di S. Francesco abbozzato da Luigi de la Forest. Queal* 
opera riguardevole per fondamento di prospettiva e per effetto 
di chiaroscuro fu compiuta nell'anno 1720, come s'impara 
da queste iscrizione sottopostevi: 



(i) .Noie tratte tlull' Archivio Camerale* tra i Mss. del TiralMscbi nella Estense 
hri leggesi pure €h*«^ mori in età d*«iiiii 88 dvctt Mi qml «uo egli meUieiuilo 
del t<«> tiiiidiè del 1614^ 

(4) Opera citata p. Ki^. 

(5) fh'rtionnnhc d' Arrhiirrture. Paris 1770 T. I. l!»l. 

(i) De' Boni Bioffrafia degli Àriiéti, S.* ediiioìte. Venezia Santini 183i p. lOi. 



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79 

PAIPERVM PATRIARCHAE 
FVNDATORI SVO FILII 
HVIVS CONVENTVS 
POSVEHVNT 
ANNO MDCCXX. 

1! Rimari allora in età di 28 anni ebbe compagno in questo 
la\()i () I lale Alberto Huttazzoni da Bolojjna laico Minore Os- 
servante il qìiale morì nel Convento dell' Annunziata di Bolo- 
gna r li aprile 1741. Pensa il P. Antonio da Cento cui debbo 
questa notixla dd Buttazzoni, che ad esso d possa verosiinfl- 
mente attribuire mi' avanzo di prospettiva nel chiostrò , e 
r ornato d' una gran porta che introduce alla librerìa , nd 
convento di S. Nicolò suddetto. 

* Bl9li««l Batttoto da Todi pittore (viv. 1448, 1485). 
Maestro Enrico del q. Francesco ( Cicco ) da Todi abitante in 
Correggio fece il suo testamento rogato da Jacopo Balbi il 22 
Agosto 1460, nel quale dispose de' beni suoi in favore dei 
figli Battista, Francesco e Isabella vedova di M." Giovanni da 
Bimini. Rallisla è nominalo come testimonio in un' allo cor- 
reggeseo del Ifi dicembre liiS, nel quale ef?li è detto pittore 
V cittadino abitante in Correjigio (1). Lo stesso Battista è men- 
zionalo in un rej^islro <lel 1 iSfi eonìc quello clic^fece 1' olTerla 
p^r li dopintori all' altare di S. Quirino (2). Da Ballista derivò 
un Bernardino di cui si trova memoria nel 1485, e da Ber- 
nardino un Ciò. Paolo che in un documenlo del 7 Luglio 1540 
è detto de BtgheUiBy venendosi con ciò a discuoprire il casato 
di detta famiglia da Todi. ' 

BiMdl Sinlhaklo cremonese pittore ( n...«.. m. 1630 ). 
Questo pittore qualificato dall* Arìsi per perìtissimo neir arte 
diagrafiea monocroma ( di chiaroscuro ) fu invitato a lavorare 
da varìi prìncipi e tra questi dal Duca di Modena (3). 

BIflI P. Bonaventura detto il padre piUorino ^linor 
Conventuale bolognese, miniatore e int^liatore ( n. i61S m. 

(I) li Pungilconi ( Memorie htoriche di Anlonio Allegri T. IH. p. I ) cilando il 
medcaiino «Ilo serire Jac<^u$ de lodo anziché Baptista de Todo come si legge nelle 
schede dd dllifentisrimo Antonidi che iodo preaio lo terlmile. 

(S) Pimi^leoni 0|Mr« elisila f . IT. jk i. 

(3) GraMefli Abbecedario hhgmfièù dei Pilori, «irfi o H f mnehilétti eremoneei. 
Cremona JKanmi 1827 j>. S3. 



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80 

1G59 (1)). S'introdusse qiioslo padre alla servitù del Duea 
di Modena Franeeseo I che di lui si valse per acquisti di 
quadri in Bologna. Venne poscia a fermarsi in Modena al 
servigio del Duca Alfonso IV. ^arra il Malvasia (2) che invi- 
lato il Hisi dal Duca a chiedergli qualche grazia, rispondesse 
non altro desiderare che una tunica per coprirsi, ed ehhe in 
iscambio provvigione di due dobble ai mese della quale poco 
godette essendo in breve venuto a morire, it Pnngileoni (3) 
accenna un disegno da esso eseguito di un dipinto ovaie del 
Sanzio rappresentante la R. V. col Bambino e S. Giovanni, il 
qual dipinto passò dalla Gallerìa Estense a quella di Dresda. 
La stampa in rame ehe da esso disegno fu tratta per Elisa- 
betta Sirani porta la seguente iscrizione: Opus hoc a divino 
Rapha/ele pictum et a Bmaventura Bisio obÙmium inter rek" 
qifas invicUssimi Ducis Mutinae delieias eontpiaUwr. EHsa- 
betha Sirana sic inciaum erposuit. 

BIcffi ( .Mei ) li)iirÌ€H> detto il Civetta lìaniniingo pittore 
( n. 1480 m. 1550). Si ha di lui nella chiesa di San Pietro 
di Modena alla seconda cappella a destra un quadro di una 
Vergine addolorata col Hedcntore giacente innanzi a lei, copia, 
dice il Pagani, da KalTaello. La predella sottoposta al quadro 
già accennata dallo slesso Pagani oggi più non si trova. 

* Bolo^im ( Andrea da ) orefice ( viv. 1 440 ) fu creato 
cittadino nioacnese e scritto nei ruoli delP estimo per 100 
lire il 21 marzo 1440 (4). 

Bofogn» (Ernie ém) pittore (n. 1551 m. 1591 (5)). 
Nel pubblico Necrologio modenese trovo segnata sotto il 31 
luglio 1591 la morte di Maestro Ercole bolognese pittore 
d* anni 40 circa deftinto all' ospitale dell' unione e sepoHo in 
S. Nicolò; siccome al 22 aprile del medesimo anno è notata 



(1) La dala della morte di lui segnala dal atlTaiia» dal Mtabii e da tutti i bio- 
grafi pnstoriori ncll' anno 166i, è smentita da una Cronaca hnto;;nesc esaminata dal eli. 
amico mio Miclidangelo Gualandi per la quale ai vicae a sapere eh' egli morì il l> Di- 
ceiiibrc 1639. 

(2) fMu$ S.» SÌ,T, Lp. 89S. 

(3) SiogiQ Storico di Bo/fMlo SomA Mino OvarrM ISM. Abl» p. SSS. 
(%) Arcbivio Comunale. 

(S) Non sarà inutile I' avvertire clic Ercole Procaccini pittor bolognese diccsi 
uiorio in queir anno; ma non per questo vorrò aaaerire che queli' Ercole da Bologna 
sia appunto il Procaccini. 



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81 

la morte di Marglìcrila <!' anni 28 moglie del suddeUo M.*^ 
Ercole, la quale fu sepolia in S. Pietro. 

Bologna (da) Fercliiiandio (Vincenzo del Buono) pit- 
tore ( op. 1740, 1777), era di stanza l'anno 17()G nella Mi- 
randola; ma ignoro s'egli operasse cosa alcuna in quella città. 

* Bologna ( Ciiiiiio da) scarpelliuo (viv. 1566). Vedi 
Tristano llartoloiiico. 

* llologiia ( imìa* Domenico dm) scarpellino ( viv. 1 jG7 ) 
Vedi Trìmimm» BartolonMe* 

Peloftua (Frale laeoplno da) domenìeaDO architetto 
( op. 1255 ). L* anno 1233 fu posta la prima pietra della chiesa 
de' domenioani in Beggio la quale fa compiuta in* tre «mi, 
dirìgendone la costruzione Frate Iacopino da Bologna ddl* or- 
dine suddetto (1). 

* BoleeM (Jacopo da) pittore (viv. 1503/ 1508). 
La memoria di questo artista si discuopre da due atti che 

• sono presso di me. Appare dal nrimo rogato in Modena da 
(jìo. Seapinelli 1' 11 Lucilio 1503 tIic, Francesca Zarlalti mo- 
glie di Lodovico da Ronco modenese sborsa a Jacopo del q. 
Sebastiano da liologna pittore, adulto e presente, accellante 
con autorità del curatore, Lire 100 per esercitare l'arte della 
pittura nella città di Modena per un' anno à metà di lucro. 
Dal secondo documento rogato da Jacopo Mirandola nel 1508 
si vede che Iacopo del q. itostiano da Bologna si sposò ad 
Antonia figlia di M.® Geochino Setti pittore modenese con dote 
di Lire 300. 

* IÌol8«na ( Lenao da ) orefice (2) ( viv. 1315 ) è no- 
minato nel lihro dei fuochi ossia Estimo di Reggio compilato 
nel 1315 in questa forma: Lenzus de Bonomia Arzenktrim 
Debbo però avvertire che il vocabolo Arzmlarius o come qui 
è scritto Arzpiìtorim era adoperato in quei tempi non tanto 
a significare 1' orafo e T argentiere quanto il prestatore. 

* Bolo^a (Paiig^no da) pittore (viv. 1518). In un 
libro di d^reti e di condanne del podestà di Modena Poca- ^ 

(I) n Kt iMiic fi'uler lucobinus supci'slaliut ud luliurei-ia prai'dicla fucienda. n 
ikmoriah PotesMum RegiatMiiun in Muratori /ter. Itai. teripu VoL YUL e. IM7, e 
NardbcM Kmwrk 4n imigni PiUori, §euUari e onkiMH dommùetmi S.* Sdiz, 
Fhrmu Le Monnier 1834 T. /. 54. 

(i) Il Zniii i-pgisirn il nome di Lmuo GeruiU 4|. tMO|M> da Bologna miniatore 

caDìgrafo op. ix'l l.~).>U ( \l. TiUK ). 

(3) Tacculi Memorùf Storidir eri: P. //. li. 

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82 

terra da Muziano di Cesena presso me esisleiite, trovo la se- 
guenle jìnrlila nell'anno 1518. Die lovis Ali lanuarii. Zam- 
bonus (le SfLiofo II ime {Mìiiintis Mufinitp cf mi/ti notus .... 
persona/iter ilrninìciavU patif/nn ( sie ) pictnrpìii do lìoììouia 
(fìtod hinc (di Icrtidm (limi dchcat rccìfprrdssc (jnodddin suiim 
piijuua videlicvt tinuìn (jìidrndvodOìiì sai/o viridis [roddtum de 
pcllis leporìnis pcnes Lopatimim de Crespolam pùjnoratum et 
obligatum per qtuidraginta »oHdù$ MuHne • . . - Óieius Jvdex 
dabit lieeniiam dieto LopaHm vendendi et aUenmuU dictum 
gvama^onem» 

* WMogmm (Pfélro ém) architetto ( viv. 1494) in 
unione ad uno da Rubiera edificò le Canoniche attigue al 
Duomo dì Modena nel 1494 (1). 

* Bolof^na ( Smiìo dm ) architetto ( viv. 1627 ). Vedi 
Falcetto CU B. 

Bolo|pic«e anonimo pittore ( viv. 1694 ) venne di Bolo- 
gna alla Mirandola nell' aprile dell' anno sopraddetto per fare 
il ritrailo del Dncliino Francesco Maria Pico (2). 

ltolo^ii<>^<« anonimo pittore (viv. 1722 V Nella chiesa di 
S. Spiridione ossia dell' Alberto di lieggio riformala e rinno- 
vata r anno 1722, il f/uddro di S. Spiridiour da coUocdVsi 
nelV AlUir inay(jiorp sarìi d' un viridoso lioloijnesc, come^pure 
le figure che sono dipinte per la Chiesa d' un Bolognese (5). 

Bolog;iiiiil Franeesco bolognese ingegnere e • scultore 
(Vedi Bolognini G. B» juniore). 

Bcftloiliiiiii Giacomo bolognese pittore ( n. 1664 m. 1737) 
dipinse al Conte di Novellara una sida e un gabinetto (4). 

Bolognini Giambattisia seniore bolognese pittore e 
intagliatore ( n. 1612 m. 1G89 ) fece alenne tavole d'altare 
per Guastalla. Al Duca I>Tdinando di Guastalla dedicò V inci- 
sione ad acqna forte da esso eseguita della strage degl' Inno- 
ccmti dipinta da Guido Reni nella chiesa di S. Domenico di 
Bologna (5). 

Bc»lo;;:nini O. It« juniore figlio del suddetto (ìiacomo, 
bolognese scultore e architetto ( n. lOUb m. 1700 ). Un rag- 

(I) Undllotlo GroNora. 

(S) JUmorh di um enoeo M Dtua jOéutmdro II Pico irm. pr«MO il Sif. D. N»> 
votay della Mirandola. 

(3) Sojjari .Vnnin-ie raggiane mM. 
(i) CiTspi Opera citnUi p. 81. 

(.*4) Cri'.«pi (ìp(tra citata p. 79 e p.ZZ\. - Zani Enciclopedia melodica P. II. T. V, 5bU. 



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83 

guaglio (liligcntc dell' opera da esso intrapresa in unione al 
fratello di lui Francesco in servigio degli Estensi, trovasi nella 
Biografia di Lodovico Bolo-^nini scrina da G. B. Bolognini (1); 
il qual ragguaglio qui si riporta per intiero, perciocché da 
esso s' iin|)arano cose non delle ])riina da altri. 

= Sul Unin^ del Ì7ó0, Francesco III allora Prìncipe Ere- 
ditario d' Ksic cliiauiò da Bologna i)alria loro i due fratelli 
Francesco, e (iiovaniii Hallisla Flolognini, alìincliè assumessero 
di condurre a Icruiine il Palazzo e il Giardino di Uivalla ri- 
masti imperfetti per la morte di certo Ingegnere Francese 
Bailkm, e riprendessero 1' escavanone della oosl detta Tasea 
destinata a raccogliere acque sufficienti per alimentare le 
fontane del giardino. Fu cinta questa per opera dei medesimi 
di sponde e d* argini di terra, laddove lo era Aipprìma di 
muri -rovesciati appena compiti dalla pressione delle aeque 
stagnanti. È da sapersi che il Principe Foresto Gonzaga (2) 
nel 1722 aveva fatto dono al Pù^ipe Ereditario delle terre, 
e del vecchio Gasino da Caccia m Rivalla. Intenti ì due fra- 
telli alle proprie incombenze aggiunsero tra le altre cose alla 
fabbrica principale (jucl gran terrazzo, che formava la base 
del Palazzo da moltissimi forestieri ed abitanti tuttavia viventi 
ammirato, come (|ucllo che presentava verso il giardino un 
prospetto amenissimo per le molliplici sue decorazioni di ba- 
laustri, e di statue, per <lolci discese nel giardino stesso a 
livello più basso tutte coperte di tapeti erbosi, tranne la grande 
scalinata di mezzo tutta di marmo, e finalmente per ampie 
grotte praticate sotto il terrazzo medesimo che terminava 
lateraknente ad altre due lunghe discese mattonali in direzione 
di folti boschetti *d* altissimi olmi. Nel 1732 fu spinta a com* 
pìmtoto quest* Opera magnifica, e coUocaronsi in giardino con 
beli' ordine le Statue tutte, molte delle quali di marmo, ed 
altre decorazioni si aggiunsero d*ogni maniera. Nclfanno ap- 
presso sospesi i lavori per le sopraggiunte guerre, i due fratelli 
ripalriarono, essendosi allontanato ancora il Principe Ereditario. 
Fu allora abbandonato ogni pensiero di dar 1' ultima mano 
alla fabbrica, giardino, e vasca, e destinossi il terreno alla 
coltura ordinaria delle altre terre sotto V ispezione di certo 

(t) Niitizie bingrn fiche e letterarie in roniinuazione deUm BMiotee» JMènMf 
del Tiraho^rhi. lìiqtjh, Torrri/gUmi 1834. T, II. p. 85. 
(i) Più vcriiiiii-iiU' ti' tXc. 



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84 

Abbate Romani. Morto il Duoa Hinnldo d' Eslo nel 1757, ritor- 
nato di Francia il Principe Ereditario prese le redini dello 
Stato, ne pensò ej^li cosi presto a far riprendere i lavori di 
Hi\a]la. >el 174:2, sorla nuova guerra a turbare la pace. 
d'Italia ebbevi parte il nostro Sovrano e solamente nel 1749 
rientrò nei proprj Dominj. Intonio a questo tempo furono in- 
vitati per la seconda volta i due fratelli Bolognini a dar com- 
pimento agli ediflq e giardino di Rivalta, enei 1751 tutto si 
trovò rimesso nello stato di prima eoli* aggiunta delle tre fon- 
tane principali, e col pieno rìstauramento dei danni soffèrti 
nei trascorsi tempi. >'eir anno seguente essendo riesciti imper- 
fetti e scarsi i getti delle fontane per difetto di sufficiente ali- 
mento, fu ripreso il lavoro della vasca, alla quale volendosi 
agj^iungere maggior vaghezza, e unire V utile col bello, nacque 
pensiero di porvi nel mezzo un' isolcita rilevata ergendovi 
sopra un Casino da caccia, che alla fin fine eompiuto fu 
rasN isalo lou ragione (jui^ delizia principesca. Quindi sul 
primo divisauiento fu proseguita 1' csciivazione sino al 175ì>, 
la (piale j)cr diverse combinazioni rimase di nuovo sospesa. 
I iirono allora ammessi i fratelli Bolognini stabilmente al ser- 
vigio di Francesco 111 come costa da diploma del 6 gennajo 
1755, datato da Milalio, ove quel Prindpe risiedeva qual Go- 
vemator Generale dell* austriaca Lombardia. 

Nel 1760 morì Giambattista Bolognini, ed dibe per succes- 
sore Lodovico suo nipote (1) figlio di Francesco, che avendo 
prima terminato nell* Università di Bologna il corso de* suoi 
studj sotto i più valenti matematici ed artisti di quei tempi, 
trovavasi a Sassuolo per alcuni lavori di ipiel palazzo ducale 
e giardino, terminati i quali nel 17G5 venne a dividere col 
padre la cura di dar l* ultima mano a quelli di Bivaita, e 
della Vasca. = 

Questo Palazzo di Hivalta ehe fu V opera più insigne dei 
fratelli Bolognini fu distrutto negli ultimi anni del secolo 
scorso più funesti alle arti di quanti scorsero dall' era dei 
Vandali alla nostra. 

I due busti in istucco di Francesco III e del figlio Ercole 
già posti nel gran Salone del Palazzo Ducale sono segnati dal 
Pagani (i) come opera di G. B. Bolognini. Essi furono distrutti 
nel 1796. 

(I) Questi trovirù luugu tra gli Artisti dello Slato Estense, 
(i) L. e. p. 109. 



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85 

BoIbobI AiidiMi ferrarese incisore (n. 1689 m. 1760) 
disegnò la Corografia dei lerrìtorìi della Mirandola e di Goa- 
staUa per la innondazione del 1705 al 1706. Invitato nel 1728 
a fere i conii per la Zecen dì Ferrara, venne a Modena ad 
esaminare gl' isirumcnti riputatissimi di questa Zeeca (1). Si 
hanno fra molte altre le seguami stampe del Rolzoni. 1.** S. 
Zenone martìrn venerato nella ÌSohil Terrò dei finale di Mo- 
dena in f." Mfi9. 2." Tavola ffetiffrafìva del Modenese, 1/ iS. 
5." Tavola, Geofira/iva drl l^adnvano e lioìnaffna per l' inlel- 
liffenza della SiHcliia Rapita del Tammi. i." La tavola clic 
prccodr il 2." canto della Seco/na lìapifa nella edizione mode- 
nese di detto poema, fatta dal Soliani nel 1744. fi." SUiti dal 
ScreniHsinio S/ Duca di Modena descritti da Domenico Van- 
ilelli in quattro fogli uniti, 17i(). 

BmmuiI WKbmM» di Messina scultore ( op. 1561, 1583). 
Mediante rogito del notare Carrarese Agostini pubblicato il 14 
novembre deiranno 1581, gli Operai della chiesa di Santa 
Maria di Carrara aUogarono al BonannI le figure da fersi in 
marmo ali* altare di S. Maria detta del Portello, giusta il mo- 
dello esistente presso lo scultore medesimo (2). 

Donati Giovanni ferrarese pittore (n. ÌG55 ni. 1G81) 
fu in Modena a studiare sui quadri della Estense Galleria (3). 

Bonaventura di Bcriin^iiiero (4) luecliese pittore ( op. 
1228, 1245). Di questo anliehissimo dipintore esiste in Mo- 
dena un'opera insidine della (jnale ragionarono il Tiraimselii , 
il Bettinelli il l^anzi, il della Valle, il Rosini e il Prof. Michele 
Ridoltì di Lueea. Dalla rocca di Gnijilia ove si è conservata 
fino agli ultimi anni del secolo passato, fu trasportala a Mo- 
dena presso la funiiglia Montecuccoli Laderchi feudataria di 

(I) BanifTal.Ii Vi(r ecc. T. II. ^75. 

{i) FreUiulti RayUnwmento «u le diverse gilè di M. A. BuotutrruU a Carrara 
Mà$$a 1SS7* p. 57. 

(8) BuiUhMi Vii» 0ce. ir. pw MI. 

(i) Restituisco il suo vcrn nome a questo pittore sinqnì da lutti chiamato Bona- 
ventura Horiingliicri. In <Iiio tioc iimcnti prodotti dal Ridolfi {Sopra i tre più antichi 
dipinfart Lurrhe«i Uziune wcfW Atti della H. Acradrmin Lucchese 1845) trovo, nel 
t.° del lii8 Barone filìun Ihilingitieri et Uonaveutura eius fraltr; nel 3.° del 1243. 
BtmavnUHra qtumdam BerUnylaerL Dai quali appaiiwe alPevideDM che Berlinghieii 
era il nome del padre, e non di famigltat npendoai taoHre che 1 cognomi non Airono 
in uso presso le persone volfori come erano in quei lempi 0i trtlstiy aé non verao 
la metà del aeeolo XV. 



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8f) 

quel castello e qui anche al presente si trova. È un dipinto 
oblungo in tela riportata sulla tavola, a tempera, nel quale si 
rappresenta in un campo dorato la figura interti al naturale 
di San Francesco con un cappuccio in capo, con un libro 
nella sinistra man;), e la destra alzata (piasi in allo di annni- 
razione, le mani e i piedi sc^^nati <lallc sacre Stimate. La ma- 
niera di (fuesto dipinto è assai plausibile; e per la qualità del 
discj^no nelle mani e nei piedi, per il panne}?}i;iaì e largo e non 
isminuzzato di pieghe, pel colorilo abbastanza Iluido e natu- 
rale; quest'opera ha un grado di merito superiore alla mag- 
gior parte dei dipìnti di qudia età. LeggevisI sottoposta la se- 
gaente iscrizione in caratteri latini: BONÀVENTVRA BERLINGERI 
ME PINXIT DE LYGGÀ. A. D. M. OC. XXX. V. La quale iserì- 
zione è a mio credere senza alcun dubbio apocrifa, e sosti- 
tuita all' originale in età posteriore d' assai; perchè la forma 
delle lettere non è di quel tempo, come non è quello svarione 
di Lucca usato latinamente in iscambio di Luca e linalmente 
perchè neU' altro quadro d?l S. Francesco del medesimo au- 
tore scoperto ])oclii anni sono in Pescia dal lodato Professore 
Rodolfi, r iscrizione appostavi è in cara! Ieri gotici. 11 disegno 
di (jucsto (piadro ci lu dato dal RidoKì il quale nel citato 
suo scritto rib;H(c villoriosamente V opinione del Rosini che 
dubitava dell' aniicliità e della originalità di esso (juadro (1). 
Un altro S. Francesco del medesimo autore, alTatto simile al 
nostro e portante la medesima data si Ncde in Roma nel Pa- 
lazzo Vaticano. U D' Agincourt che ne esibì l' intaglio, lo giu- 
dicò copia di quello di Modena. Di questo quadro parlarono 
tra gli altri, il Mancini (2) e il Blainville (3). 

Bondl Fnmeeaeo Antenlo forlivese pittore (-n. 16..... 
m. 17.... ) dipinse per la chiesa del Corpus Domini di Modena 
un quadro rappresentante S. Agostino inginocchiato che porge 
un cuore infiammato a Gesù bambino sederne in grembo alla 
madre. Quest* opera citata dal Lazzarelli (4) e dal Pagani (5) 
non si trova più in detta chiesa. 

(1) Sfuria delta piUara italiana %^ edizione Pita l'SSO. T. IL Qui piu-c v l' inta- 
glio dd S. FrtnccKO di Modem. 

(i) Trattalo Mia pithira Mm. del aeeolo XVII. 

(.") ReÌM-hr»rhreHmnf/. l.r,:if,i, Ì76i T. 111. 120. 

(t) Pitlnre drilr cliiru <lt Modena IB8S. ncll' EftClWe. 

(5) Piti, di Modi no ecc. p. t>2. 



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S7 

Boncsi Olo. Glrolanio bolognese pittore ( n. 1G53 m. 
1725 ) fece il Quadro rappresentante il Martirio di un Santo 
già eolloeato nel Coro ed ora a sinistra dell;ì i)nrta innjrj^iore 
della chiesa di san Hnrtolouieo in Modena. Questo quadro è 
citato dal Pagani (1) e dalla (luida di Modena (2). 

Bonino llar€*o bresciano pittore e scnllore ( op. 1585 ) 
operava nel palazzo Ducale di (ìuastalUi sotto la direzione del 
celebre Bernardino Campi (5). 

BoniiiKìni Lrorenzo di Borgo San Donnino incisore ( op. 
1564 ). Debbesi ali* Ab. Zani la scoperta di una rarissima 
8taiii|Ni incisa in legno in dae fogli pubblicata in Modena dal 
Gadaidino. Essa porta questo titolo: PronosHeo »opra V Amo 
1I.D.L.X11H. AW Orologio della Magnifica Città di Parma, ed 
è dedicata al Marchese Sforza Pallavicino. Sono in essa segnati 
I nomi degli intagliatori che la eseguirono in questa forma: 
CALCOLATO E DISEGNATO VVM ME LOHENZO BONISON DA 
BOIUIO S. DOMNO l.NTAtiLIATO A PARTE CON M. UCOMO 
FOGABVOLl MIO DISCEPOLO (4). 

Bonone Carlo ferrarese |)iltore ( n. 15G9 m. 1052) con- 
dusse non poche opere per (|ucste nostre cittìi, in gran parte 
rimaste ignote ai hiogralì di lui. Tt'cc una pala dell' Annun- 
ciazione della Vergine per (piesta chiesa di San Bartolomeo, 
di l'onunissione del Marchese lienlivoglio, la quale pervenne 
a Modena il 1ò olloI)re IGIl. Ma convien credere ch'essa 
non venisse collocata al suo luogo perchè al 14 di luglio dell' 
anno seguente si trova notato, che il SJ^ Marehm BenHvogKò 
accettò il disegno dell' Annunciata del lÀguorei fiorentino, la 
qoal' opera del Ligozzi si conserva anche ai di nostri (5). In 
Modena esegui pure un* altra insigne operazione per la nuova 
Cappella in onore di S. Barbara eretta Intorno 1* anno 1626 
nella chiesa di S. Domenico da Eleonora Estense Principessa 
di Venosa. Fece dunque per essa un gran quadro rappresen- 
tante la Vergine seduta sopra un piedistallo col Bambino nelle 
braccia; alla destra S. Giuseppe; più addietro Santa Lucia, e 



(1) Opera citata p. 66. 

(i) S.« Edìiione. Modem 1841 p. U7. 

(3) Affi Storia di CuMMlfo T* m, SS. 

(i) Zani Enciclopedia metodka /T. 301. 

(^) (Inslrlli P. RalTiirlc. Rrgislro dei contiatti dei feffali v dt-lle eredità della CoM 
dri Gemili in Modena, tPM. del ^€c<lin WU Csloiiite segnalo i. 11. i5. 



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■ 



88 

in un piano inferiore S. Barbara e S. Callerina martire; opera 

(ielle migliori del pennello di Ini. Il quale poi aggiunse nella 
predetta Cappella einque quadretti eontenenli i falli più co- 
spicui di S. Barl)ara. L' accennalo quadro clic non fu ignoto 
al RarulTaldi (\) passò poscia alla Galleria Lsicnse e si vede 
nolalo nella Descrizione del Pagani ( pag. 155), ma ora non 
so dove si trovi. 1 cintpie quadrelli perirono forse nella de- 
molizione della Chiesa avvenuta nei primi anni del secolo 
scorso. 

Di un dipìnto allogato al Bonone dalla Gonfraternita di S. 
Maria della Misericordia di Carpi posso pur dare esatta notizia 
mercè la cortesia del S.' Don Paolo Gaaitoli. Dai libri di am- 
ministrazione della suddetta Confraternita la quale avea sede 
.nella chiesa di S. Giovanni Battista si raccoglie, che nel 1624 
ta fatto raccordo col Bononi di un quadro della B. V. dei 
Carmine per lo prezzo di 120 ducatoni d' argento; il quale 
fu certamente compiuto entro V anno 1627, trovandosi notato 
nei delli libri che in quell'anno 1' Altare di M. V. (del Car- 
mine) (u totalmente terminato. 11 dello quadro fu nel 1775 
trasportato nella chiesa di S. Ignazio, e nel 1783, sciolta la 
Confraternita, passò alla Calleria Estense e si Irova descritto 
con queste parole. « Miracolo della B. V. del Carmine rappre- 
sentanle un Fanciullo tirato fiiori illeso da un pozzo con 
molte figure in varj e ben inlesi atteggiamenti mosse, e di 
beila macchia colorito. Quadro per F impiedi dipinto in tela 
in figure poco minori del vero » (2). Mentre il Bonone stava 
dipingendo questo quadro scrisse da Ferrara il 20 luglio 1624 
una lettera ai deputati della Confraternita della Misericordia 
che glie lo avevano ordinato, una lettera da cui ■ ricavò il 
Cabassi nei suoi manoscritti il seguente brano. Mi di9piaee 
d' mere partito per Reggio quando le SS. W. vernerò a Mo- 
dena, perchè io 9arei venuto volentieri con esse loro a servirle, 
e non solo per vedere le pitture esquisite di tanti valent/mo- 
mini , che sono costà , ma ancora per esiijirmi a tant^ altri 
Signori per loro scrrìforr, et prcfiarli la loro buona (jrazia. 

Assai più opere fece il Bononcr in Heggio delle quali io 
non posso dare allrctlauto esatti ragguagli. L' Àzzari scrittore 



(I) T. IL 138. 

(t) Dttriaiiime tee, f.* Bài:. /». 16. 



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89 

contemporaneo (1) nota come opere del Bononc i (Ii])inii nel 
, Tempio (Iella R. V. della Chiara, il Quadro della Risurrezione 
di Cristo della Compagnia dei Servi, nuìlto studioso, e dì co- 
loriti) molto vago e (li/ificntf , le tavole in S. Spirilo e in S. 
Salvatore, aggiu^nendo che altre dallo stesso n' lt(tvrcmo presto 
in S. Arjostiìio et altrove (2). Di (jueste oper(> ignorale dal 
Baru(Taldi e dal Cilladella l)iograli degli arlisti ferraresi, dirò 
brevemente quello eh' io so. Nel Tempio della B. V. della 
Chiara \(^^oii8Ì dipinte a olio dal Bononl nei pennacchi e 
negli spazi! intermedii della cappella presso V Altare maggiore, 
le otto Beatitudini e otto angdi, e nella medaglia di mezzo 
la Podestà spirituale. Un quadro di S. Sdiastiano vedesi pure 
nel Duomo di detta Città (5). L* ancona deUa Risurrezione di 
Cristo lodata dall' Azzari passò al Palazzo Ducale di Modena. 
Del quadro di S. Barbara, che era in S. Salvatore, dì quello 
della Immacolata Concezione esistente nel secolo scorso nella 
chiesa di S. Francesco (4), di una Natività di N. S. e di un 
S. Bartolomeo in S. Agostino, dì una Cena di N. S. in S. Maria 
del Confalone, di un S. Sebastiano in S. Spirilo e degli altri 
sopraccennati, laseio le investigazioni agli eruditi reggiani. 

Al Duca della Mirandola dipinse il Bonone un S. Carlo 
Borromeo, e una Storia di Tobia col pesee per la (ialleria di 
quel principe (5), opere oggi perdute. Un quadro di S. (^arlo 
collocato nella Cappella domestica della Duchessa è segnato 
nell* Inventario dei beni àéV eredità del Duca Alessandro I 
compilato nel 1649, mss. presso di me. 

Nel Catalogo dei quadri della Galleria di NoveUara è siegnato 
il quadro della morte di Adone di Carlo Benone. 

Oltre agi* indicati, erano nella Gallerìa di Modena del Bo- 
none, un quadro di S. Sebastiano e S. Bernardino passato in 
Francia nel 1796, altro di Venere e Cupido con Vulcano, altro 
di una Risurrezione del Salvatore in figure grandi al vero; 
altro piccolo dì un S. Giovanni Battista, un disegno a carbone 

(I) Compendio dellt hUtorie di lìeggio. Ivi iC23. 

^) 0« qmite parole trae M^omenlo il P. FoMa a peniare die il quadro di S. 
Gioia nella eUeaa di S. Pietro ala del Benone. Penurie per aleme fiUun nttla chk$a 
di San Pietro msfl. del 1759 presso di me. 

(3) Rocca Dinrio jh I 1H25, 
(i) Sogarj Memorie m»$. 

(3) BaruIIaldi T. II. 158. Cilladella Cafoktgo degli Arti$u ferrnre$ù 



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90 

di una testa giovanilo ponlulo, e un' ovato di un Vulcano sul 
sotllito dì una sUuiza acquistato da Alfonso iV e tuttora . 
visibile. 

Oggi nella nuova (Jalleria si additano le sej?nenli o])ere del 
BonoDC più sopra citate; il Miracolo della B. V. del Carmine, 
r ovato del Vulcano, e una mezza figura dì donna. 

Per ultimo non si lascerà di avvertire che il L4izzarelli (1) 
cita un quadro di S. Girolamo con molti altri Santi in gloria 
nella chiesa della SS. Trinità come del Benone; e che è al 
medesimo pittore attribuito dal Pagani il quadro di N. S. 
flagellato con S. Mauro, S. Francesco d' Assisi e S. Carlo, il 
quale anche oggi si vede nel Duomo di Modena neir altare 
dei Fontana presso la scala che conduce alla Sagrestia ; il qual 
quadro è dal Lazzarelli assegnato a Daniele Crespi detto il 
Cerano, 

Itorlimic !lla(leo bolognese pittore fu. e. IO 10 ni. 1067) 
di|)inse un salotto nel palazzo dt'i Duihi della Mirandola, e . 
neir anno 1054 le medaglie nel solìiilo dell' Oratorio del SS. 
Sacramento nella juedeita città, le (piali l'urono distrutte nel 
1774 (2). (ioiilem|)oraneo a (piesto, visse un Iacopo IJorbone 
da Novellara clic assai cose dipinse per i principi suunomiuati. 

* BordenMs o Bminlciuiii (5) Iacopo lorenese scul- 
tore in legno (viv. nel secolo XVll) è autore della bella sta- 
tua in legno della Vergine Addolorata che dalla Chiesa delle 
Grazie in Carpi dove fu primamente collocala, si trasportò in 
quella di S. Sebastiano e poscia nella Cattedrale di delta ciltà 
dove ora si ritrova. È ignoto in qual tempo fosse eseguito 
questo lavoro, il quale però molto verisimilmente si può as- 
segnare alla seconda metà del secolo XVil. Se ne ha un' inta- 
glio in rame del P. Gio. Carlo Ceva servita, a' piedi del (juale 
leggonsi le seguenti parole: lacopits Bordenans fMìrnen. Seulp. 
Antoni US (Jolornù de Vanel Gallus del. F* loaswes Carolus Cetu 
Seiwild ine. 

* Uorni^o^noiii Annibale ferrarese (?) londilore di can- 
noni (viv. scc. XVil.) fu in Modena al servigio degli Estensi (4). 

(I) Piuwre dOle €kìut di Modena km». 

{i) Pa|HiUi Aìmali Miraudoh si imm. e altre menorìe. 

'■') Il /ani n>>:is(r;) un BurdeiMVO Bcollor francese il quale è probabUmenle il 

IDC(lt'>iiiiti l'Ile il Burdeiiam. 

({) Corradi Cotuiderazioni anpra le Proporsiimi del vigor deUe Polt'eri da fuoco ec. 
Modena SoUani «70S p. ISS. 



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91 

Un M.** Domenico Borgognoni viveva in Modena noi 1568, e 
il Zani registra il nome di Alfonso Borgognoni fonditore fer- 
rarese (?) vivente nel l.')7(). 

Borbone l^iifJano {.genovese pittore ( n. iii. 1057). 

Alcuni disegni di luì ancora fanciullo veduti dal Principe di 
Massa Alberico Cibo incilaiono esso Piincipe a faxorire il 
jlìovinello artista e a raeconiaudarlo alle cure di Cesare Corte 
pittore e suo l'aniiliarissiuio. Divenuto poscia il Borzone eccel- 
lente pittore, colorì il ritratto del suo protettore e per esso 
condusse due opere e^^regie: una iuunagine della Vergine col 
Bambino fn le braccia, e il mistero deli' Annunzìazionc (1). 

BoAehbiI Marm» veneziano pittore (n. 1613 m. 1678) 
ebbe molta servitù con i duchi Francesco I e Alfonso IV ai 
quali provvide scelti dipinti di scuola veneta. Abbiamo di 
esso due libri poetici in morte del Principe Almerico d' Estc, 
e del Duca Alfonso suddetto. Il primo porta questo titolo: 
« Venelia aflita per la morte ilei Prennpe Almeri(/o (V Este, 
lagreme desdìne da la peno de Marco lioschiìii al Altezza se- 
rcnissima de A f fon so /V Duca de Modena. In Venezia per il 
Vdìrasense iOOi in i/' » 1/ altro poi ba la sej;uenle intitola- 
zione: « fìineral fato da la Pìfnra Venrfiaua per el jtnssazo 
da la trrcita a la ('elette Vita del Scrriiisfiinio de Modena 
Alfonso ri (JìHirfo a Madama Serenissima Laura Duchessa de 
Modena regnanti', parto d' un tormentoso afefo de Marco Ho- 
schini, in Vencfia per Franceseo Valvasense ifjGS in 4."^. In 
esso il poeta pittore immagina di far eri^^ere il catafalco da 
que' celebri pittori dei (juali gli Estensi aveano raccolto le 
opere nella loro Galleria, e venendo a lodare le virtù di Al- 
fonso e r amore dì lui alle arti, racconta come quando esso 
principe fu in Venezia; 

« E SLaml»i;i\a in Pilurr i molili d' oro; 
Sliiiiandole da più d' ogni tesoro ; 
Tante volle cussi 'I se decluarava. 
£1 lasse in la partenza ordeni grandi 
i A chi de cuor serviva fedelmente ; (2) 

Col dir : le dopie no* le stimar niente ; 
Co' ti trovi Piture spendi, e spandi. 

(I) 8«|iniii Vile de'plumn, tenkuH, wrckkUU geuoveti. S.* Bdàkmt. Gtttovo 1708. 
T. 1. p. 54* - 550. 

{%) Cioè ttl Boscliilii SlC^M). 



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9Ì 

In !c (0 man coniido i niij Tesori 
Quel clic ti farà li, sarà ben l'alo: 
No' lo molo no limilo, ne palo 
Troveiiie quadri Uc sii gran Pilori » (i)« 

11 Martìnioni nelle aggiunte al Sansovino (2) fa sapere che 
il Boscbini ebbe in dono da Alfonso IV una collana d' oro, 
neir anno 1661. 

Bonlugér Glo. di Trojcs pittore ( n.... m. 1660 (3)). 
Di questo pittore pochissimo sanno i francesi che non ne 
possiedono opere, e 'non molto se ne sa in Italia e in Modena 
dove egli menò buona parte della sua vita, e mori. Dall' esame 
dei suoi dipinti nei qnali mi pare scor^fTe alcuna cosa del 
gusto franciose, io sarei indotto a pensare eli egli inipreiidessc 
iu patria lo studio dell'arte e venisse in Italia già adulto c 
maestro. Là dove innanìorainsi di (iiiido Ueni pose stanza in 
Bologna e si diede a imi lare (jiiel grande artista e s' impos- 
sessò di (|uclla soave maniera di colorire, cosicché lo si può 
annoverare tra i migliori guidcsclii. Ed acquistatosi per ud 
modo buona riputazione fu accettato dal Duca di Modena al 
suo ser\ igio V anno 1638 in «pialità di suo pittore ordinario, 
come si raccoglie dair ordine seguente ai Fattori Generali. 

Francesco Duca di Modena, M.'" Mag.' • Nri car.'"' V ordiniamo die 
facciale porre al Libro de" Salariati delle nollellc dio. Volansè (sic) Pillor 
Francese con provisione di lire conio cinquanta per (igni nie>e di questa 
nostra nionela coniinciundo le sue provisioni ai principio dei prossimo 
Mese di Maggio. Di Castello li 28 A|)rile 1638. 

FRA.NCESC0. 

Lo stipendio fu portato nel 1634 a Lire 200 mensili, cor- 
rispondenti a Italiane L. 75. 76 come risulta dall' altro ordine 
che qui si produce. 

(!) p, tS. 

01) YetMia città nobUisima eee. M 1663 a p. 8 del Prim» Catittogo de gF Suo- 

(S) Il Virloys { Dirl(/tmatre (V arrhitrrlurr. Pari» 1770 210) lo dice morto nd 
ICGO di anni ai. li Lan/.i iirir liidicp della siiu Storia <-il:iii<lo min letti>ru del Tira* 
bosc-lii al P. Orlandi, gli ci eì>ce iU anni di >tla lucendolo ntorlo di anni 94. In quella 
ultima i|H>lu8Ì il Boulanger sarebbe nato del 1366, novp anni ìnoauai la naacita di 
Guido tuo macsiro. Il Zani lo lii nato del 1606. 



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93 

Francesco Duca di Modena. I Fattori Generali accresceranno alla soUUià 
proYisionc che si dà a Giovanni Buicnger Pittore lii'c cinquaiiia il mese» 
principianflo il primo d' Agosto passato. Di Camera U 10 7mbre 1654. 

FlAJfGBSCO. 

Il Boulange/ corrìs|H>se pienamente ai dcsidcrii di quel 
prìncipe magnanimo clic in un (ciii])o aveva dato ìncomin- 
cìamento a due insigni edìfizii, il 'Palazzo Ducale di Modena 
e quello di Sassuolo. Ma in qurst' ultimo ebbe più largo 
campo il pittore ad eseicitare quella sua nalurale fecondità 
d' invenzione, e la facililà del pennellefi^iare singolarissima. 
Gran parte delle^sale e delle stanze di (|uel Palazzo furono 
coperte da esso e da' scolari suoi di storie, di ornati e di 
figure le quali ancora oggi, per ciò che rimane non detiirj)ato 
da' rislanri in(l(';;nissimi, sono lodate ed ammirate. Ma il capo- 
lavoro del Houlanger si è la Galleria di Bacco in detto luogo 
di cui egli diede il pensiero e V opera delle ligure, coaitjuvato 
per la parte delF omatd architettonieo dal Monti e dal Bian- 
chi, per i frutti e i fiorì dal Cittadini, per i paesi dal Dauphin. 
Ritrasse e^i le imprese di Bacco in quaranta quadri, e ag- 
giunse ndUa fascia del volto sedici scudi sorretti ciascuno da 
due satiri, opere pregiatissime delle quali erano già le copie 
in dodici quadri in tela creduli della mano medesima del 
Boulanger, presso i Conti di Novellara. E questi sedici scudi 
furono pure intagliati in rame da Oliviero Dauphin nipote e 
scolare del Bonlanjier predetto. Fu (juesla Galleria 1' ultima 
opera del pennello di (juel pillore, che vi consumò parecchi 
anni e non potè in tutto compierla, avendovi lasciato alcune 
ligure solamente abbozzale ed altre indicate in disegno (1). 

Dipinse pure a fresco le figure nelle sofiille di alcune 
stanze nella Ducal villa delle Penietorri |)resso Modena, e per 
le chiese e pei privati, di ancone e di ritraili operò assai. 
E poiché il Duca andava spigolando dalle chiese il meglio 
delle pitture che vi stavano, era il Boulanger incaricato della 
esecuzione delle copie che si davano in cambio degli origi- 
nali; le quali copie pressoché tutte si conservano anche ai 
di nostri. Così pure il Pagani nota parecchi quadri di lui nella 

(I) Chi amasse un ragguaglio diligente delle pitture condoUc dn! Bmilangcr nefla 
Villa di Sassuolo può consultare V vietarne ed erudita ^otaiime deUt Piume m 
muro del Ducale Palano di ^kutwlo. Modetta 1784. 



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u 

chioso 0 nel Piilazzo Ducalo di Modena oltre ai disegni che 
vontidno in nunioro si conservavano nella D. Galloria (1). O^gi 
ha di lui la nuova Galleria la copia parando del famoso quadro 
della Maddalena in casa del Fariseo di Paolo Veronese che si am- 
mira nella Galleria di Torino, e un'assai vago ritrailo di donna. 
Rare sono le opere sue fuori di questi paesi» Una copia da 
lui eseguila del Cristo dello de' Cappuccini di Guido Reni andò 
in Fiandra (2). Nella Galleria Taccoli Canacci di Firenze eravi 
di lui un quadro in legno rappresentante Diana con varie 
ninfe e Atteone (3). In Parma erano pure ad esso attribuiti 
gli aift'esclii in una Sala di quel Collegio de' Nobili oggi de- 
molito (4). Un Quadro di Adamo cbe riceve il pomo da Eva 
già attribuito a Guido (5) si trova ora neUà quadrerìa Costa- 
bili in Ferrara (6). 

E qui per fine accennerò che il Boulanger morì in Modena 
il 24 Luglio 16G0 e fu sepolto nella chiesa di S. Vincenzo. 

Restami ora da esj)()rre i giudizii recati da alcuni autori 
intorno il nieiiio artistico di questo pittore. Primo {ìcr pre- 
cedenza di tempo il Cochin ( Voìjngrs ce. T. /. SS ) scrive : 
« ('(' ])('{)! frr est wfjeìiievx, et de lo pfus (jrande fa vi li té; sa 
touehe est lav(je: In manière en est un peti petite: sa couleur 
est yracieuse, nuoiqu' il n y ait pas (jrande variété de ions. 
Il a surtout réussi dans les tablcaux oà les figurcs soni peti- 
tes; la touehe y esi irès-ipiriiuafle; et dans li$ elmes qui sont 
bim eonservées, il ne manque pas de vigueur » . Vien dopo il 
Fiissly (7) nel modo seguente « Egli è assai spiritoso nelle 
sue pitture, trattate con la maggiore facilità e compartite in 
grandi masse di luce e d' ombre, sebbene la sua maniera non 
sia grandiosa. 11 suo colore b monotono e non vi si riscontra 
molta varietà di tinte. Si distingue particolarmente in dipinti 
di piccole frgure. Il suo fare ò spiritoso e forte». Per ultimo 
il Lanzi scrive di lui « Nel Palazzo Ducale sono varj saggi di 

(1) lurf'iìliiriti ilei lìlsri/ni ili/lii GatUrht nel !7;5I, coiiipìlatn iLil «'UsImlr ili essa 
Pirlrn /)'il)ÌMÌ, ( Ih- t uli :ill)<- noti artistiche niss. si conserva dulP altro Sig. Pietro 
Zerbini, il quuic gontiliiienle me ne diede comunicazione. 

(S) Malvasia Ftlmna ti, SS. 

^ Cataiogmt dt I* QakHe Taerolf CoMoeH 1796* 7. 

(4) Donati Drsrrh. di Parma 1824, p. 97. 

("») Citludclla Catalogo de' pitlm i frrrnre*i T. IV. 

(G) Lnderclii Quadrei'in Contabili /». e 4." Fi n ai a 1841 p. 77. 

(7) AUgenicincH Kitmllrr- Lexicon. ZUrich 1770, p. 101. 

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95 

lincsto pennello vcmmcnto tenero, quantunque le imprimiture 
non buone (ili nbbian talora fallo onta. È felice nelle inven- 
zioni, coloriior vivo e ben aeeordaio, spiritoso nelle mosse, 
non senza qualche taccia di sovcr<lii(> cnlusiasmo ». Se dopo 
le aulnrcvoli semenze su riportale potessero meritar qualche 
fede le mie parole, vorrei pure aggiuguere che il Boulanger 
fu pittore più vaj?o che vero nel colorito e poco accurato nel 
disegno. Tutto quel buono che fu in lui lo tenue da (iuido, 
il men buono dai primi insegnamenti e dalla maniera francese 
di cui non potè mai interamente spogliarsi; Feoondissimo 
d* invenzioni, d' immaginazione larga e quasi sbrigliata, fret- 
toloso neir operare; e^ non sempre seppe contenersi entro 
quegli ordini e que' confini oltre i quali stanno V errore e la 
ìicenza. Fu caposcuola in Modena e da lui furono ammaestrati 
Oliviero Dauphin francese, Pietro Galluzzi da Urbino, Sigismondo 
Caula modenese, Tomaso Costa da Sassuolo, e Sebastiano San- 
sone di Scandiano; i quali diedero a lui grande aiuto nei la- 
vori a fresco del palazzo di Sassuolo e altrove. Ma questa 
scuola sostituitasi alla precetleule e più caslijijala del Lana, non 
valse a ritornare in onore la buona uianiera del dipingere; 
ma fu più presto cagione di decadiuiento e di corruzione. 

lloulo|;:iie Calovanni fiammingo scultore ( n. 1524 m. 
1608 ) fu in Carrara e lasciò il nome suo intaglialo nel fa- 
moso bassorilievo detto dei Fanti Scritti non lungi da quella 
città, nel modo seguente; Ciò. Bologna. Anno 70 (1). Egli fu 
maestro di Pietro Tacca celebre scultore carrarese. 

Brfleeloll Olo» FraMeaeo ferrarese pittore (n. 1697 m. 
1762). Trovandosi egli in Bologna a studio sotto la disciplina 
del Franceschini fu costretto a fuggire di là per essersi im- 
mischialo in una zuffa tra scolari e birri. Riparatosi a Modena 
trovò asilo e buona accoglienza, e fu ammesso ali* onore di 
servire le Principesse Benedetta e Amalia d' Este. Dopo un* 
anno df lontananza gli fu concesso il ritomo a Bologna. Fece 
poscia per 1' Oratorio del Marchese Lucchesini Governatore di 
Reggio un quadro di S. Francesco di Paola che risuscita un 
fanciullo morto ad instanza di una matrona che a lui si rac- 
comanda, con una gloria d' angeli nella parte superiore 

(I) Gnattani Spirgnzlime ^vn bMaoriUevo dmomhuito i fami SeritU «ftCarrnm. 
(3) BanifTaliii Vite p. .>K(). 



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96 

Bramante (Donato ciotto) urbinate architetto (n. 1444 
ni. 1514). « AìKÌò lirainanlc ite' m'vizj di questo pontefice (Giu- 
lio 11) a Jìo/o(jn(i, (jHfimlo (' anno 1504 eìla tornò alla (Jiiesa; 
e Si adoperò in tutta la (fuerra della Mirandola a molte cose 
ingegnose e di grandissima importanza. >» Così il Vasari (1). La 
guerra accennata o meglio la espugnazione della Mirandola si 
fece nel gennaio dell' anno 1511 assistendovi Papa Giulio, in 
ufficio di supremo Capitano. Nelle molte rìcerohe da me in- 
trapreae per illustrare queir avyenimento straordinario non mi 
occorse mai di trovar memorato il nome di Bramante. La qual 
cosa però non ofire sufficiente ragione a porre in dubbio il 
detto del Vasari, il quale anche riceve conferma per ciò che 
si sa, come Sminante fosse in Bologna nel 1509 e vi costruisse 
le scalo (lei Palazzo del Comune- 
Brandi ^ Oiaelnto romano pittore (n. 1625 m. 1091) 
fece a Monsignore Onofrio Campori in Roma due dipinti: un 
Sacrilìcio d' Abramo, e un tondo con Cristo morto, angeli, S. 
Francesco c S. Antonio di Padova, i quali dagli eredi di esso 
Monsignore furono venduti a GB. e Lodovico Bonelli mercanti, 
per prezzo di 400 lire. {Archivio Camjmi). Fece ancora il 
prcdcUo pittore per la chiesa di San Bartolomeo di Modena il 
quadro di S. Ignazio levalo al ciclo dagli Angioli, che tuttavia 
si conserva. 

Btmom BarloloBieo ferrarese pittore (viv. 1508, 1514). 
Trovo memoria di questo artista nei mss. del Dottor Michele 
Antonioli di Correggio donde ne trasse la notizia il Pungi- 
leoni (2). In un* atto dell' 8 ottobre 1508 si nota tra i testi- 
monii M.® Bartolomeo Braxone del q. Domenico da Ferrara 
ora abitante in Correggio. Il 28 maggio dell'anno successivo 
egli fece testamento con rogito Bottoni, e costimi la moglie 
sua Giovanna Ocelli erede dei beni di lui esistenti sul terri- 
torio ferrarese e sul correggesco, imponendole di pagare un du- 
calo d'oro occasiane obligalionis quam itabet de (adendo unum 
Cruci fixum ecelesiae sancti Dominici. Alla (jiialc obbligazione 
soddisfece poi egli medesimo come risulta da una partila di un 
libro (Iella (Confraternita di v^auta Maria di Correggio sotto il 
G aprile 1514. In essa trovasi che furono date Lire 4 a J/.'» 



(I) Vite dt' intimi. Edizione del Lemmuntn- T. MI y. 133. 

(i) MhHortt hlùnchf di Antofàù Allegri dtUo ti Corregfio T. ti. p. 



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97 

Brason per depinzei'c ci Croeefixe e la ehasa dove va deiUn; 
più Lire 1. 15 /w far chmzare S. Pedro martire. 

B r— iani Antonio parnii;;^ìano pittore e intagliatore (n. 
in Piacenza ii novembre \7ll() in. 1817). Dal catalogo cro- 
nologico delle opere di esso compilato dal Conte Sanscvcrino 
e posseduto oggidì dal eh. Co. Enrico Scarabelli Zunli di Parma, 
traggo nota dclh' opere seguenti eseguile da lui per alcune chiese 
dello Stalo Estense. I75i. Quadro della B. V. S. Francesco e 
S. Carlo per la chiesa di Carravagio (Cavriago ?), slato reg- 
giano - 1753. Quadro di S. Giuseppe per la chiesa di S. Eu- 
lalia, ivi. - 1754. Gesù Cristo in casa di Marta e Maddalena 
per r aroiprete di S. Ealalia, ivi. - 1756. Un Grooeflsso, la 
Conversione di S. Paolo, e la chiamala di Cristo a S. Pietro 
per la chiesa della Madonna di Reggio. - S. Macario per la 
chiesa di S. Eulalia, mollo aeereditato, - I765K. & Francesco 
di Sales, S. Lucia e S. Antonio per la chiesa di Duchessa nd 
reggiano. - 1763. Un' ovato di un sanlo Servita per Guastalla. - 
1764. Una Conceaione pel Marchese Canossa. - 1765. Un S. 
Pietro che riceve le chiavi per la chiesa di Duchessa. - 1770. 
La B. V. ihA buon consiglio, S. Giuseppe e S. Antonio al S."" , 
Antonio Panini per una chiesa di Sassuolo. - 1781 S. Fabiano, 
S. Sebastiano, S. Bocco e S. Carlo per la chiesa della Cade 
nel reggiano. - 1708. Bauletto inciso colle anime dei purga- 
torio i)er Guastalla. 

Brizzl Frnn«eseo bolognese |)ittorc e intagliatore (n. 
1374 m. 1025), venne in Modena ad istanza di Camillo Bo- 
lognelli a dipingere ai conti Boschetli il sollìlto di una sala 
compartito in quadrangoli, dove rappresentò egregiamente la 
disoendenBa di Giove di sottinsù. Ai medesimi signori nel loro 
palazzo di S. Cesario' di|Hnse, aiutato da un suo giovane, 
(Domenico Amhrogi), varii Aregi di stanze; dalle qutìi opere 
non ritrasse il Brizzi una troppo larga mercede. 

Fece ancora al Duea della Mirandola un s(ip<Mbo disegpo 
di prospettiva per un salone, e quantunque richiedesse poco 
prezzo per T esecuzione, ebbe il dolore di vedersi rifiutato, 
essendo stato affidato quello stesso suo disegno a Pier Fran- 
cesco Battislelli. 

Ebbe servili! col Caidinale Alessandro d' Esle di cui, ac- 
cenna il Malvasia donde ho estrallo le sopra riporlalc notizie, 
una lettera al Brizzi per ringraziamento di un quadro dona- 
togli, nonché dell' intaglio del San Bucco del Pannigianino a 

7 



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98 

lui dedicalo (I). Il Cori (laiiddlini {"ì) cita l' intaglio bellissimo 
di un frontispizio con suvvi le armi del Duca Cesare d' Este, 
fattura cfiualnKMìle del Brizzi. 

I n quadrclU) di una lesta di (ìesù Cristo in tela e varii 
disefi;ni del Rrizzi erano ^ià nella Galleria Estense: due di 
questi sono indicati dal Pagani, 1' uno rapjìrcscntanle Giacobbe 
e Hadiele, 1' altro 1' immagine della Giustizia che posterior- 
mente fu assegnato a Leonello Spada (5). Altri quattro disegni 
non nominati dal Pagani si trovano nella Descrizione citata 
ddla 2/ ediaione, (p. 73 e seg.) e sono; Angelica e Medoro 
e tre paesi a penna, finalmente un Sacrificio ù aquarello del 
medeaimo autore era nella Galleria delle medaglie, nella quale 
era medesimamente il disegno di un frontespizio con 2 figure 
e puttini, con una testa di yecchìo in mezzo a lapis nero, e 
sopra due eigni che sorreggevano due ghirlande di alloro. 

Al Brizzi si assegnano con qualche probabilità dal Pagani 
(p. 41) quei due quadri laterali che presentano due fatti 
della Passione in una cappella della chiesa 'di S. Vincenzo in 
Modena. 

Di Filippo figlio di lui ( n. I()()5 m. 1675) erano già nella 
detta Galleria un piccolissimo quadretto in rame della B. V. 
col Bambino e S. Gatterina di Bologna, e due disegni ad aqua- 
rello; il sacrilicio d' llì^cnia, e Giove con altri dei (i). A lui 
si assegna nella nuova Galleria una mezza figura di un Ecce- 
Homo che è forse quella accennata tra le opere di 1 rancesco 
Brizzi. 

BmMlli Oalirlele bolognese scultore ( n. 1615 m. 1682 > 
Neir anno 1677 scolpi in màrmo le due statue rappresentanti 
Ercole e Giunone collocate nella balaustrata superiore del de- 
stro lato del Palazzo Ducale di Modena: e intorno quel tempo 
condusse parimente in marmo le altre due statue di Giove e 
di Nettuno poste nello stesso Palazzo nella parte che prospelta 
il cortil(\ Queste opere di mediocre lavoro furongU pagate 25 
doppie r una (5). 

(Ij Questa k'ilcra clic porla la data di .Moiicna 34 ottobre ltt03 fu edita dal 
Gualandi nella Nitova Raccolta di Letiert tuUa Pittura, Scultura e Architetntra. Boi»' 
g»a 1845 7. IT jk M. 

(9) IfoUgk éeffP fHta$iUriori §ec. T. W IM. 

(:;) I)p*cri9itme ecc. Edizione p. 65. 

(A) Driscri rione ecc. 2." e F.diz. 

{li) Dall' Olio / Pregi tiri Palazzo di Modena p. 49. 



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99 

Briuieiii FrMwnii floreatino pittore ( n m...... ). 

Un quadro di questo pittore stava nella chiesa di S. Francesco 
di Modena per attestanonc del LazzarelU e del Pagani. Rap- 
presentava la Madonna col Figlio sopra le wM; e al basso i 
Santi Bonaventura» Rocco, Antonio di Padova e altri. Quest' 
opera è perduta. 

.* Briitturi Polidoro ferrarese orelìce ( viv. 1483 ). Per 
rogito di Harlolomeo Trimboehi modenese, Carlo Aretusi cit- 
tadino abitante in Modena nel mulino de' frali di S. Pietro 
in borgo Alliarelo confessa aver ricevuto da Maestro Polidoro 
del quondam Zeno de' Brutturi di Ferrara orelice abitante in 
Modena, Lire 55 c soldi 5 per dote di Taddea figlia di esso 
Polidoro e moglie di Giovanni figlio del detto Carlo Aretusi. 

Bnaiiik ( Vaa ) GIovmuiI di Utrecht pittore paesista 
( n. I65i m. 1727 ). Essendo egli in Italia • fti pò* parte 
dd Duca di Modena cliianiato con larghe provvigioni alla sua 
corte. Ma poco tempo approfittò dei fàvorì della fortuna. Fin- 
ché si tenne in moto, viaggiando d* una in altra contrada, 
aveva potuto tollerare V assenza dalla patria; ma poiché si 
vide provveduto di stabile approvigionamento in paese tanto 
lontano da Utrecht, fu cosi fieramente assalito da nostalgia, 
che non potendo trovar pace fu costretto a congedarsi dal 
principe, che sonnnamente lo amava, onde rivedere V Olanda, 
che a fronte delle promesse fatte al Dura più non ahban- 
donò (1) ». A questo racconto faranno seguito alcuni parti- 
colari ommessi dal Tieozzi s<» bene riferiti dal Descamps (!2ì dal 
quale lo scrittore sopra nominato ricavò la materia per com- 
porre (jueir articolo. Giovanni Van Hunnik venendo di Honia 
s' abbattè a passare per Modena nella (piai città fu cosi cor- 
tesemente accolto dai Duca (5) eh' ei fu forzato rimanervi^ 
con carico di primo pittore di corte (4) e con rigutfdevole 
stipendio. Egli dimoré otto anni in Modena intento ad onum 
delle opere sue il Palaaro e i castelli ducali. Accompagnò il 
Itaica in un viaggio a Loreto, e di ritorno a Modena fu vinto 
dal desiderio di rivedere la patria, e presosi congedo dal 

(I) Tieozzi Dizionario degli Architetti, SctUlori, Pitturi ec. Milatìo Branca 1930% 
1833 T. I. p. S53. 

(S) La Yi» dit Mntrti Plamamd$, Allumanda H IMiandoU w, Parù 1760 
7. Uh SIS. 

(3) FraaeCM» Il o Rinaidd. 

(i) Di queste va» dignità non è memoria alcuna Ira noL 



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100 

Duca, si pani di Modena. Fin qui il Descamps. Nessuna pit« 
tura del Van Bunnik si trova re^istl•ala nei calaloj^hi delle pit- 
ture estensi . se pure a lui non si riferiscono que' sette quadri 
di paesi di Giovanni Olandese che erano nel Palazzo di Sas- 
suolo (1). 

Uiionarroli .^lielielang^lolo iiorenlint) scultore, archi- 
tetto, pittore ( n. 1474 m. Iì)(i5). Da parecchi scrittori coevi 
e posteriori al Buonarroti fu asserito però senza prove suflì- 
eìenti, che la famiglia di lui si derivasse dalia illustre proge- 
nie . dei Canossa di Reggio. Primi a prodarre questa notìzia 
furono Fra Leandro Alberti ( Daeriz. d* IlaUa 4550 ) e il 
Vasari ( Vite de' pittori 4550 ), il quale oon una cautela che 
non gU era consueta vi Isee precedere le parole secondo che 
si dice. La cosa fu poi ripetuta e data per vera dal Boi^hini 
( Riposo Ì5S4 ), dal Varchi ( Orazione funebre ); dal Mazzue- 
chelli ( Scrittori italiani ) con la formula dubitativa adottata 
dal Vasari; dal Litta a modo di semplice tradizione, e da altri 
che torna inutile nominare. Più autorevole d' ogni altro il 
CondiN i scolaro ed amico di Michelanj^iolo nella vita del maestro 
(In i*sso scritta, vivente ancora il maestro suddetto, non solo 
dà per vera questa origine dei Buonarroti, ma la dichiara e 
int^Mide provarla con Naiidi arj^omenli. Le parole del Condivi 
son (juesle <■ Michelaj^nolo Buonarroti. Pittore e Scultore sin- 
golare, ebbe 1' ori;^ine sua da' (^onli di Canossa, nobile ed il- 
lustre famij^lia del territorio di Bej^gio, si per virtù propria 
ed antichità, sì per aver fatto parentado col sangue Imperiale.*... 
Di tal famiglia adunque nel. 1250 venendo a Firenze per Po- 
destà un Messer Simone, meritò per sua virtù d* esser tetto 
Cittadino di quella terra, e Capo di Sestiere; che in tante 
parti allora era la città divisa, essendo oggi in Quartieri. E 
reggendo in Firenze la Parte Guelfa; per li molli beneficj, che 
da essa parte ricevuti a^eva, di Ghibellino eh' era diventò 
Guelfo, mutando il colore dell'Arme; che dove primavera 
un Cane bianco rampante coir osso in bocca in campo rosso, 
fece il Cane d' oro in campo azzurro. ... La ea^;ione perchè 
la famiglia in Firenze mutasse il nome, e di (piceli da Canossa 
fosse poi chiamata de' liuonarroli, fu questa; che essendo 
questo nome di Buonarrolo stato in casa loro d' età in età 

(I) Sposiziune ddle pitture in muro nel Ducale Palazzo di Stmuolo» Modenei 
Sviiani 1784 p. 156, 159. 



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tot 

quasi sempre, fin al tempo di Michelangelo, il quale ebbe un 
ditello pur chiamato Buonarroto; ed essendo molti di questi 
Buonarroti stati de' Signori, cioè del Supremo Magistrato di 
quelfa Repubblica c il dello suo fratello specialmente » così, 

prosegue a dire il Condivi, che detto nome passò in cognome 
della famiglia, oosicehè dei molti Buonarroti così continuati e 
da quel Simone che fu il primo di quesla famiglia di casa 
Canossa, si dissero poi de' Buonarroti Simoni. Le quali parole 
si fondano sopra due argomenti i quali, quando fossero tro- 
vati veri, darebbero qualche valore alla tradizione e sono: 
che un Simone Canossa fu ])odestà in Firenze nel 1250, e 
che r arma della casa Buonarroti era consimile a quella dei 
Canossa. Lasciando stare che anche potendosi provare la verità 
di questi falli, non per ciò si chiarirebbe V incerta tradi- 
zione; se io proverò che i fatti suddetti non sussistono, resterà 
ad inchiudersi questa pretesa origine illustre tra le infinite 
fiabe genealogiche del secolo del Ciccarelli. 

11 Manni nelle note alla vita di Michelangelo scritta dal 
Condivi (1) asserì come non si avesse memoria che un Simone 
Canossa fosse nel f2S0 podestà di Firenze. Ma non acconten- 
tandomi a questa dichiarazione, percorsi i tre volumi delle 
Memorie reggiane del Conte Taccoli ne* quali sono registrati 
moltissimi nonìi d' individui di quella celebre famiglia, e rin- 
venni un Holaudino Canossa podestà in Siena nel 1271 , in 
Bologna nel 127'J, e in Perugia nel 1280; un Barone podestà 
in Perugia nel 1500; un' altro Barone podestà in Siena nel 
1345 e in Perugia nel 15ii, ed un Simone Capitano agli sti- 
pendii di Venezia del quale come degli anzidetti , fa pur 
memoria il Tirahoschi (2) come di quello che ribellinosi al 
Marchese ISicolò d' Kste nel 1419, passò a servire (jnella He- 
pubblica e stabilì uu ramo della famiglia in Verona. Ora egli 
è evidente che né i due pria nominati, nè 1* ultimo nel quale 
{potrebbe cader dubbio per la identità del nome, possono con- 
validare la tradizione di quella origine. In quanto che il Si- 
mone accennato dal Condivi sarebbe anteriore di un secolo 
e mezzo al nostro, nè più altri di quel nome m* è avvenuto 
ritrovare precedentemente nella famiglia Canossa. E ancora è 

(1) Firanw 17M S.* Bdtilone. La prima ediikiiia tu iiii|M«iia in Borni da Anto- 
nio Biado nel IB5S» dieci anni innanri la morte di Michalanféb. 
(S) Dittonarto Topografleo. 



102 

falsa per questo T asserzione del Condivi, che dagli alberi genea- 
logici della famiglia Buonarroti (t) i quali risalgono al l!2()0, 
non s* incontra quel nome di Simone se non ai 1:295. li^qual 
nome poi si vede ripetuto in quattro nitri individui negli anni 
1354- 1370, 1307-14^26, 1478 e I5!29 (2). 

Nè sussiste punto conformità tra le due arme, perciocché 
quella dei Canossa che fu posta in Perugia nei 1:280 in me- 
moria di Holandino che vi fu podestà, si forma di uno scudo 
harellalo di tre fasce nere increspate in campo d' oro, sormon- 
tato da tre gigli pur d' oro iu campo azzurro, diviso da quat- 
tro pendenti di lambelle rosse (3). All' incontro quella dei 
Buonarroti si componeva di due barre d' oro in campo azzurro, 
come nota anche il Gori nelle appendici al Condivi, aUa quale 
si aggiunsero poscia ahri ornamenti. • Ed anzi il senatore Fi- 
lippo Buonarroti stimando dar forza di vero alla tradizione 
della comune origine delle due fami|^e si elesse ad impresa, 
qual simbolo dei Canossa, un cane che rode un osso (4); della 
quale invenzione supposta più antica di quel che fosse, si val- 
sero poi taluni a conferma della tradizione vana e fallace. 

A queste prove positive si può aggiugnersene una negativa 
non meno valida delle predette, ed è la seguente. 11 Tirahoschi 
nell'opera sopra citata parla lungamente ed eruditamente della 
famiglia da (>anossa, ma non fa pure un motto che alluda 
alla supposta congiunzione. Nè egli era uomo da tacere un 
fatto anche sempliceineute verosimile dal quale si potesse 
derivare alcun nuovo raggio di gloria alla provincia italiana 
da esso tanto grandemente amata e illustrata. 

Abbandonata deGnitivamente Tidea delia supposta illustre 
orìgine de* Buonarroti, passo alla narrazione del soggiorno da 
esso fatto in questi paesi cioè in Modena, in Castelnovo di 
Garfagnana e in Carrara. 



(1) OHro ^ liberi BUmpati to me n*ebbi uno mss. eompilalo w docnncttU «a- 

Icntici e fa\'oritonii dal definito pitioir rd amico mio Cario Emealo liberati. 

(i) Disse fiU\ il Cun<ii\i ( III' la r.imi^iiu Ruon inoil si n<?;;i<insp il cognome Simoni, 
e il Cori nelle noie ni dedo Autore re|ilicn elle (lucila famiglia fu della quando de* 
BuoDarroti, quando de' Simoui. Perù nella denunzia dei beni data da Micbclnngcio nel 
I5S4 egli ateaM si denomina « MIchelagnolo di Lodovico di Lionxrdo di BuonaroU di 
SimoM « (Oiye i. Mf^V 

(7) TiralM>schi Dizionario Topografito /. IM. 
(i) Nanni Sigilli T. XV, 



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103 

Non ai Im oerla noUxia della sua dimora in Modena se 
non per queste parole del Vasari nella vita di esso. « Passando 
da Modana, vide di mano di Maestro Antonio Bigarino (Bega- 
relli]f Modanese Scultore, die aveva fatto molle Ggure belle di 
terra coita, e colorite dì colore di marmo, lo quali gli par- • 
vero una eccellente -cosa; e perchè quello Scultore non sapeva 
lavorare il marino, disse: se (|uesla terra diventasse marmo 
guai alle stalue antiche » . Il (|uul passa^^io accadde in quel 
periodo di tempo eh' ej^li trascorse con Papa (ìiiilio in Bolo- 
gna, ovvero nel 152*.) allorché tornò di Venezia a Firenze. 

La dimora di Michr!anti(»lo in Castelnovo di Garfagnana, 
chi prcslasse cieca fede alh^ parole del Varchi e del Segni, 
sarebbe du dcicnuinarsi intorno il mese di luglio dclT anno 
i52U, allurchc e^lì disperando della salute della patria si tra-, 
sfeii a Ferrara e a Venezia. Ma è da notarsi nna non lieve 
eontraddizione ai fatti nelle parole dei suaccennati storici con- 
temporanei, in quanto essi narrino che, giunto Michelangelo 
con Rinaldo Corsini in Outelnovo vi trovasse colà Plicolò Otp- 
poni al quale avendo essi descritto le sciagure di Firenze, 
quel grand' nomo si mori di dolore da lì a pochi giorni. Ma 
siccome il ( Mi){)oni cessò di vivere li 8 Ottobre 1521) e Michel- 
angelo si tolse di Firenze il 28 luglio di queir anno (1), con- 
viene riportare il suo transito per Castelnovo ai primi giorni 
d' ollohrc, Irovandomi in ciò consrn/iciile al Varchi stesso il 
quale nei X. libi»» delle sue Sioric dopo aver narralo la fuga 
e il viag;;i() di Miclielaiigclo, annuiu ia che in Venezia ricevette 
egli invilo dalla Signoria a rimpatriale, ed egli <> si parli in- 
coiilancnlc per la via dciia (larfagnana, e non senza (|iialche 
dillicollà e pericolo delia sua persona se ne ritornò a FinMizc ». 

Più ampio argomento mi somministrano le varie gite di 
Michelangelo a Carrara già eruditamente illustrate da Carlo 
Frediani di Massa (2) e da altri. La prima, pare al Predianì 
da determinarsi al 1505 allorché venne per Inisdare il trattato 
dell' acquisto dei marmi per la sepoltura di Giulio, e forse 
dimorò in Carrara dal 12 novembre deiranno stesso al mag- 
gio del successivo. ^la io avrei a opporre un passo di una 
lettera di Michelangelo (3) dove sono queste parole: « perchè 

(i) Dociim«BU» prono Ooerrand dmdio di Firmt», 

(S) MttgtamamaUo StnHoo «ii le diver»$ file finte a Carrara ito Miehdongi^ 

Bwmarrotì. Massa Frediani 1837. 

(3) Lettera di Michelangiola. pubblioeta fd Uttuirain dal Ciwnpi* Pirmae ISSi p, 3. 



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104 

il primo anno d* lulio, elio m' allogò la sepoltura sletli otto 
mesi a Carrara a cavare i marmi » . Ora il primo anno del 
pontificalo di Ciiulio II ha incominciamonlo dal 1.° novembre 
1305 e però se suonano veraci le parole di Michelangelo come 
non è dubbio, al loOi e non al 1505 devesi assegnare la 
prima andata di lui a (Carrara (1). Il Vasari narra in quel 
proposito come Michelangelo andasse a Carrara « a cavare 
tulli i marmi con due suoi garzoni, e in Fiorenza da Alamanno 
Salvìali ebbe a quel conto seadi mille; dove consumò in que' 
monti otto mesi senza altri danari o provvisioni, dove cèbe 
molti capricci di fare in quelle cave per lasciare memoria di 
se, come già avevano fatto gli antichi, statue grandi invitato 
da que* massi » . Un documento recato dal Frediani dà a sa- 
pere che Michelangelo era in Carrara il 12 novembre 1505, 
e però convien assegnare a questa data la seconda gita di 
esso Michelangelo a Carrara. — Il medesimo autore tratto in 
errore da una lettera di Pier Sederini Gonfaloniere della re- 
pubblica fiorentina del "li agosto 1507 al Marchese tli Massa 
nella quale gli dà promessa d' inviargli il Buonarroti come 
tosto sarà esso ritornato di Bologna, pone la seconda andata 
di Michelangelo a Carrara sui primi del 1508. Ma alcune let- 
tere pure del Soderini posteriori a quella recala dal Frediani, 
date in luce dal Gaye (2) ci mostrano chiaramente che la 
promessa del Sederini non fu osservala e che Mìchelaugelo in 
queir anno non fu in Carrara. Perdò la terza gita, è da as- 
segnarsi al novembre del 1516, della quale è dato conto dal 
Vasari senza indicazione di tempo e dal Buonarroti istesso 
nélhi citata lettera edita dal Ciampi, nella quale dice aver di* 
morato in Carrara tredici mesi a levar marmi pel monumento 
di Papa Giulio (3).< La quarta dimora fu nel 1517 per 
sette mesi, e fu per cagione delia chiesa di S. Lorenzo; sul 
qual proposito racconta il Vasari-, che in questo tempo il 
Papa gli diede ordine di esplorare e cavar manni dai monti 
di Serravezza, alla quale iulrapresa moslravasi rilullante il 

(1) Miche iuujjiuio era in Firenze nei primi di novembre del IjOÌ (Auuia Hac- 
colla di htim orfjiCidb ). 

0i) Carteggio ani$ti n. 97. m, 

(3) Per uno titrumcnto cripbrato in Carrara il 1.* novembre 1516 Francesco Pd- 
liceiu confessa a\cr ricevuto da M. A. Buonarroti 100 ducati d'oro a titolo di caparra 
per tanto marmo che ^li vendo por IO li^^urc di varie misurei Ic quali promeUe 
dare isgro&j>alc a piò della sua cava ( Frediani p. 75 ). 



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105 

Buonarroti por l'nmicizia che teneva col marchese di Massa, 
ma finahneiite fu rosirclto d' anihirvi « e per (}uesta cagione 
il Marchese Alberigo diventò poi j^ran nemico di Michclagnolo 
senza sua colpa » (1). La quinta fu nel 1518. — La sesta 
nel 1519. — La settima nell'aprile del 1521. — L'ottava 
nel 1525 (2). Quest'' ultima dimora del Buonarroti in Carrara 
è attlentto&ta dal nome suo e dall' anno da esso stesso inla- 
gliati neir antichissimo bassorilievo detto de* Fanti Scritti clie 
si trova all' ingresso della cava di marmo di detto nome presso 
Carrara. — Michelangelo alloggiò in Carrara in piaasza S. An- 
drea ndla casa già di Francesco Pelliccia oggi Agostini. 

Nelle Gallerie di questi Stati ( rano ne' tompì addietro le 
seguenti opere del Buonarroti. Nella Estense; una testa di vec- 
chio calvo con alquanti capelli e barba grigia, quadro a olio; 
un disegno di S. Marco evangelista sedente in un peduccio 
d'arco, a penna e ac«fnarello; un profeta a sedere di lapis 
rosso sfumalo; il concilio degli Dei disc'jno in carta turchina 
ad aquarello; una lesta a carbone; un lilosofo a lapis nero. 
Nella Galleria di Novellina erano quadri e disegni di Michel- 
angelo dei quali però non tro\o nieinoria se non di due di- 
segni, di un Cristo in croce stimalo dohble 30 e di un Pro- 
feta stimato dobble 15. Nel Musco Coccapaui, un Cristo in 
croce diseguo di lapis nero stimato D. fO; tre dis^i logori 
a penna stimati D. h. In un altro Catalogo delle cose di detto 
Museo trovansi notati quaUordici pezzi di Michelangelo senz' 
altro più. 

Non mi é nota ora l'esistenza di alcuna opera certa del 
Buonarroti negli Stati Estensi. 

Bumio ( Del ) BcM ed tott o di Logo pittore ( op. 1751 ). 
Da una lettera a un Gonzaga, non so quale; e da due fram- 
menti di lettere a Vincenzo Gianuottì (3) si ha notizia di al- 
cune opere da esso fatte per NoveUara e per Correggio. Nella 
prima si legge: 

(I) Il Frcdiani pone in dubbio con buone ragiuiii lu veriiù di qucslu ruccouto. 

(i) BMiv«niilo Collini nel Trattalo ddla Seultnru ( Oix-re MUano 1811 T, m, 194) 
parlando ddta diligcnsa che debbo onre lo icuitore nello scegliere 1 marmi, porta 
r esemplo del Buonarroti che *• nelle montagne di Carrara s* elesse una cava con non 

piccola diligen/n, dalla quale poi trasse tutti quei marmi, che pli servirono por gli 
ornamenti e ligure, ch'egli Tecc nella Sagreaiia di Santo l<orcnzo in Fiorcoxa per 
ordine di Clemente Papa Settimo, n. 
(3) Nii. dialo di HoviHan. 



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lOG 

Ilo lorniinato la (AHicoziont' e così V. S. Illma mi dirà a thiladrxo 
coiisegnaiT ma sarchln' iit ( i ^sario du foìisr collocala in una casseUina 
porche afulassc sicura, c cosi (juando mi scri>c la prcj|;o sapermi dire il 
luUo come vuole. Ho comincialo S. Andrea ANellino svenuto all' aliare 
con entro del quadro la mezza ligura di S Francesco di Paola, e cercherò 
di farlo ancor questo meglio che potrò; s^ià tengo presso di ine la misura 
conu; Ella mi lavori scrivermi. Circa la (-once/ione io sono soddisfatto in 
tutto e per il S. Andr<'a Avellino ho avuto pei- caparra due zecchini che 
li tenea la Sig." Alessandra giacché mi l'avori mandarli. Mi scusi se trova 
delle cassature perchè essendo ora che parte la posta non ho tempo di 
copiarla ecc. 

Bologna 17 Gennaio J745. 

Mdia seconda scrilta a Vincenzo Giannoltì a Correggio, leg- 
gesi: 

Dal'S/ D. Pio Beecahnri ho inteso che ella desidererebl^e che io gii 
dipiDgessI un S. Andrea AveUino della grandezza di quel di S. Quirino 
eh' era una figura mezza fatta altìmamenle, cosi dunque volendovi un poco 
più di ftittura del S. Quìrmo, come vedrà quando sarà finito, e con tutta 
r attenzione non posso fiu>lo a meno di due zecchini ecc. 

Bologna 4 Febbraio ti SU 

rinalmentc nella lorza iiuliritla al inedesinio scrive: 

Dal gentilissimo suo foglio intendo come non vuol spendere più di 
tre lili|ipi. Io gli dissi V ultimo prezzo, e noi posso fare a meno. Se si 
risolve la prego a spedirmi la misura ecc. 

Bologna 22 Febbraio 1751. 

« BiiMo ( Dal ) GiamlMitUste bolognese (1) 

( ^v. 1667 ). Quantunque io non abbia potato scoprire se 
codesto dal Buono fosse artista o non piuttosto un negoziante 

di pitture, io non pertanto 1' includo in ({uesta serie in graxia 
della lettera che qui riproduco indiri ita al Conte di No vcl lana, 
nella quale si discorre di una delle più famose opere di Guido 
Reni. 

Sono da sei anni eh* ehhi occasbne di servir V. E. nella compra de li 
avanzi delli Agooolua, in fivle vendere pittare diverse • disegni, eome 

(I) Il Zaui olire Bom'dollo suniioniiiiato re}:i>tia i nomi di (iinigio pillorc inci- 
sore holo^csc uiurto nel 167U e di Gù-oltuno dÌACgnature c incisore l>ulo({nci>ti \ incute 
nd IS57 e parò cootcmporanei ameiMliM « questo lUtmbattiida. 



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* 

i07 

ancora di far comprare alcune cose al S.' Galasso suo. E }>erchè fra le 
inttmre de' Signori Zambeccari dietro Reno vedute da V. E. è un Sansone 
con diverse figure e paese ( dell' eccellenti pitture che babbi fatto Guido 
Reno ) rlie ne chiedono mille ducatoni, quale mostrò di molto piacere a 
V. E. focendone anche V offerta ebe ora non mi sovviene. Però avendo 

egli risoluto non ho voluto maneare di participamela per sentire se 

più lo desidera, se lo brama et poi conforme ai sentimenti di V. E. vedrò 
di servirla per non rendermi suo inutile senilore. Supplico volermi far 
risposta reoipitando la lettera al S.' Benedetto Gennari nipote del Guer- 
cìno e qui eoe. 

Bologna 7 Gemitio 1667. 

A questa loltcm farà buon spji^iiìto l'altra di Marc' Antonio 
Donzelli pittore di NovcUara abitante in Bologna scritta al 
medesimo Gonzaga, dalla quale appare una offerta del Sansone 
di Guido precedente di circa tre anni all' altra del Dal Buono. 

Ho difliTÌto sino ad bora a scrivere a V. E. percbè primu non bo 
pollilo servirla, ora sono a dirle die lio parlalo col Pittore mio amico 
circa il Sansone, et cpli mi ba dello clic facilmenle il Cavaliere lo vende- 
rebbe irovnndosi al biso^Mio di denaro, ancbe mi ba soggiunto die egli 
saprebbe la strada di farlo avere \wr poco prezzo, ma bisognarebite pi- 
gliare tulio quello vìw è qui sotto notalo, e (jueslo senza passare per 
mano di Gazzino; m' ba di più dala la nolla onde io la mandi ali* E. V. 
acciò si deei(l;i. In vece del Gazzino ba risoluto di ser\irsi del S.' Sirani 
col quale bo servitù ci è di cgual condizione all' altro ecc. 

Bologna 13 Ottobre, 1664 (1). 

Barrinl GÌ4»t Antonio bolognese pittore (n. 1656 m. 
1727). Fece intorno al 1682, mentre studiava alla scuola dal 
Pasinelli, im quadro pel Duca della Mirandola In concorrenza 
dì Gio. Gloseffo Del Sole. Rappresentò in esso il Martirio- di 
Santa Vittoria in tela con figuire minori del vero, opera con- 
dotta con tanta franchezza di pennello e con tanto buon gusto 
che il Del Sole ne pigliò gelosia, pensandosi di dover stare al 
di sotto. Nondimeno il quadro portato alla Mirandola non con- 
tentò il gusto dì quel prìncipe, non parendogli terminato, e 

(I) Quello eceelleiit« diplato di Mie leni aeqviMalo dal Gardiiiale Boomibim- 
gni, fu da e«M lasciato per tcstamMlt iwl ISS4 d Sanalo di Bakgnt. Ora si ammira 
nella Pinacoteca di quella ciltA. 



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I 



108 

rimaniloHo al pilloro. Il quale tornatovi sopra eoi pennello, 
fecelo poscia vedere al Cijznani incaricato di ciò dal Duca, e 
n' ebbe da lui incorajjgianiciili e lodi, (-osieehè rinviato il di- 
pinto alla Mirandola fu colà irallenulo e collocalo nel Duomo 
di (juella lillà (l). Nel 1785 fu levato di là d' ordine del 
Duca Ercole 111 per opera del pittore niodenese Mussati allora 
tornato di Roma, c posto nel Ducale Appartamento (2). IScl 
1796 passò in Francia nè più si rivide. 

L'anno 1685 andò il Burrìnì a Novellara, e vi fece longa 
dimora. E là nei palazzo di quel Conte dipinse egregiamente 
alcune favole dal che ritrasse non iscarsa mercede (3). 

* Budelli DIonifiio deiio il Crocliino . . . fonditore 
(viv. loG5. 1568) (4) lavorava nel Castello di Milano allorché 
nei 1565 fu invitato a Guastalla da que' prìncipi a prestar 
loro r opera sua. Per tre anni intratlcnnesi egli in quella ditta 
e fuse non poche di quelle artiglierie che poste allora sulle 
muraj;lie furono jioscia irasporlale a MaiUova sul fiiìire del 
seguente secolo dal Duca di Manu» va I crdinando Carlo (5). 
il Benamati (0) lo chiama eccellcnle nella sua professione. 

Budazzooi Fra i\ll»or<o bolognese minore osservaute 
pittore (n. . . . m 1741) Vedi Bigari* 

C 

* Cahoi \ieolò ferrarese ingegnere idraulico, scrillore (n. 
158G m. KiìiO). Il Rarotli dopo aver narrato come il Caìiei 
prestasse l' opera sua agli Estensi in Modena, entra a dare i 
seguenti particolari di lui. « Appresso il Sig. PxmkHIì lng(^giu'ro 
Ferrarese serbavansi lettere scritte dal Cabci per ordine del 
Duca di Modena a Francesco Vecchi (7) pur Ferrarese, c In- 

(1) Zanottj Storia deW Accademia Clementina. Bologna 1739 T. 1. pag. TtìZ. Anche 
il Lniui acoeniM questo dipinto (Stnria pUloriea deieiiaiim. F«M»ài Jlifan I83S 7. X 
p, li3). 

(2) De$crizione dei Quadri ecc. 2." Edis. p. 20. 

(3) Zanotti /. e. p, 5SI. 

(i) Il Zani nomina on Gio. BatU Bntea Conditore milaDeM éhe opema nel 1S9S. 

(5) Affò Storia di CuaataUa. Ivi 1786 T. /// p. 24. 

(6) Storia di Cinnxtnlln. Parma Vigna 1674 /i. 71. 

(7) Qufsio Vecchi sarà probabilmente Francesco Vacca o Vaccbi ferrarcM'- clic fu 
Ingegnere Ducale. 



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109 

gegnere valente sopra certi lavori che per le aerine del Panaro 
avevano- a fàrsi. Mentre ai trattenne in Modena, fece, die' egli 
stesso, le sue osservazioni su le acque che dentro la Città 
sealiiriseono; (rovo non so in qual sito di quella provincia 
una miniera da cui iraevasi (e ne trasse il peso d'una lib- 
bra ) de' pezzetti di rame sì puro, e fino che non aveva punto 
bisogno d' essere fuso ; e provò per compiacere al Duca Fran- 
cesco che nel richiese una bombarda di ventisci libbre di 
portata, ma più leggiere dell' altre della portata medesima, e 
quindi più maneggiabile, che aveva prima inventata, e propo- 
sta in Ferrara al Marchese Nicolò Guido da Baguo ivi Gover- 
natore dell' Anni > (1). 

CSaeel^U eio» BaMtoto di Bndrìo pittore (n. 1625 m. 
1675). Scrìve il Tieoizi ch' egli lavorò pel Dnea di Modena» 
e la lettera di Domenico Santi al Conte Alfonso di Novettara 
che qui si riporta, ci (à vedere eh' egli fti chiamato ancora 
al servigio del Conte di Novdlara. 

Per ser\irc ul merito di V. E. ho latto pialiii a per ritrovare Pittore 
che sia di misto in tlgurarc, mi è sorlilo dispoiurc il S.' Gio. Ikillista 
Calcioli coiiusciulo por buono cosi a fresco, come a secco, c stimo san» 
per rendere 1' E. V. ben ser\ila per essere soggetto di proiìosito e cono- 
sciuto da V. E. Questi può ritrovasi sopra un la\oriero che non puoi 
essere terminato se non al principio di quaresima: all' liora ci porteremmo 
unitamente a porre in opra il nostro talento in servigio dell' E. V. ci a 
punto sarà tempo a proposito poiché il verno non lascia fare cosa che 
stia di gusto. Haveremo campo di farle conoscere quanto s' estenda il nostro 
denderio che ad altro non aspira che di compitamente incontrare i gusti 
dell* E. V. a quel tempo che prescrìverà il modo di portarci costà , et di 
come provederci del bisognevole, che è quanto per bora ho oceasioiie li* 
unificarle, e con ogni più humile ossequio le fittcio reverenxa. 

Bologna ntUmo Gen.» 1067. 

Cafro o del Cairo Franrei^eo di Varese pittore (ii. 
1398 m. 1674), feee aleuni quadri pel Conte di Novellara, 
della qual cosa si lia ragguaglio nella seguente lettera dì Carlo 
trancesco Puslerla al Conte suddetto. 

« yVi trovo la gentilissima dì V. E. delli 7. corrente, con la quale 
vedo r inatansa che mi perchè io procuri, che il Sìg.' Gavaliero del 

(1) Memorie l$i»rkhe ii UUtnM PwrmruL Arrora 1793 r. IL M7. 



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110 

Cajro le factiu ii quadro per accompagnar quello che le f<^0{> già mesi 
sono, col quale ho di lluo^o parlalo e sollieitandolo a servire V. E. come 
egU lanlo desidera, in se^no di che mi ha fatto vedere il lelaro pronlato 
con la tela preparata per perfeelionarlo et sta attendendo che sughi {asciu- 
ghi) et sulMto darà principio all'opera et io non mancherò di soIlicitaHo 
continuamente acciò V. E. resti servila come tanto desidera. Il suggetlo 
qiial pensa di fare 1' accennai a V. E. con la passata mia, et a quella mi 
rimetto, come 1' islesso farò circa le novità correnti, rimetlendomi al qui 
alligalo solilo foglietto d' avvisi, et rassegnando a V. E. il mio desiderio ce. 

Milano 23 Aprite 1661. > 

In OH* altra lettera del medesimo serìtta da Vigevano il 13. 
Setteiodbre 1662. si legge in quel proposito; Ho mtm U deBi- 
' delio che V, E, Hene aver t7 Quadro fattogli dal Sigf Ca- 
valiere del Cairo, che per esur egli fuori di ÀKkmo, come di 
già le accennai, non ho potato averlo. 

Del medesimo Artista è in Modena nella Chiesa di S. Bar- 
tolomeo un Quadro rappresentante S. Francesco Saverio che 
predica agi' Indiani la parola di Dio. 

* Calci llar«o bresciano conlatore ( viv. 1494 ), fece le 
monete per la zecra di Roj?}?io nel 1401 (1). 

Cnlva<^ri o Calvari Dioni^^i d'Anversa pittore (n. 1555 
(?) ni. !(JI9) fu in Modena nel 1010 per la cajiione che ci è 
rivelala dalla Cronaca Sjìaccini sotto il riaprile di quell'anno 
con qiicslc parole : « // Lrfjdfo di fìoìogna à mandnto costì 
Dionisio rifUHPìifjo J'ittor ecc.'*' a cercare (jiiadìi vcccìii di pit- 
tura a questi conventi di monache, ma non à ritrovato cosa 
alcuna perchè io non ho voluto (2), havendo j/ìima avvimto 
quelle motiaehe di S,^ Eufemia, S. Geminiano e S, Paolo ». 
Fece il Calvari per la Cappella Malcguzzi in S. Prospero di 
Reggio un Quadro con la B. Vergine in trono, il Bambino, 
S. Apollonia ed AngeU, citato dal Malvasia e conservato infino 
ad oggi. Nella medesima città, il Museo Coccapani aveva di 
sua mano quattro quadri, Venere che sorge dal mare, lo Sposa- 
lizio di Santa Catlerina, inciso da Bernardino Curti, un San 
Francesco che riceve le stimate con paese, il ritratto del pit- 
tore medesimo, e sci disegni in carta azzurra. Più opere assai 
n' aveva nel secolo scorso la Gallerìa Estense, cioè il ritratto 

(•) Lniifillnllo Cronara. 

{%) 11 croaista era valeiile dinegmlore e iulcndcuic di piuure. 



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Ili 

in mezza lifi^iira del senatore Malvasia di gusto tutto tizianewo 
citato nella Felsina pittrice; S. Girolamo con teschio in mano 

Suadretto alquanto guasto; H. V. e santi in rame; Lot e le 
glie quadrello in lavagna (1 ); lìallesimo di Gesù Grist();R. V. 
con angioli; S. Stefano lapidato; S. Francesco orante in tavola; 
Assunzione di M. V. con gli Apostoli in rame, e in allo la 
SS. Trinità (2). Di (|uesti, rimangono oggidì il Ritratto del 
Malvasia e 1' Assunzione della Vergine. 

Kranvi de' snoi disegni i seguenti; S. Famiglia, S. Seba- 
stiano, S. Rocco e altri santi a lapis nero; S. Rocco in piedi 
di lapis nero in carta turchina; Sposalizio di S. Catterina 
con S. Anna e Angeli in gloria ad aqnarello; Testa di vecchio 
a lapis rosso (3), B. V. e Santi di lapis nero; Assunta d' a-* 
quarello; Testa ^di un vescovo; ovato d* istoria; S. Famiglia a 
tapis nero; Riposo della Vergine lacero. 

Il Calvart fu maestro di un Tassoni modenese amico in- 
trinseco di Guido Reni. 

* CampAM GtaMMiao bolognese ( ?) incisore ( ap. 166.. ) 
intagliò in rame a contorni 1' eflìgie della B. V. già collocata 
neir Oratorio di S. Rocco della Mirandola. Detta stampa ha 
nella parte inferiore' 1' arma di casa Pico e la dedicatoria alla 
Principessa Maria Pico. 

Campi llernardino creuionese ])illore ( n. 15^2 m. e. 
1 ;)*.)() ) fu in ispeeial modo favorito ed adoperalo dai (Jonzaga 
di Guastalla prima in Milano postua in Guabtalla. Invitato a 
Milano da Isabella di Capua niof^lie di Ferrante I Gonzaga 
viceré della Lombardia nel maggio dell' anno 1550, fece il 
ritrotto ad Ippolita figlia di essi (4). E tanto fu gradita V opera 
da questa principessa, che ritenne il Campi in Mitano impe* 
dendogli di condurre a fine le pitture già da lui incominciate 
nella chiesa di S. Sigismondo in Oemona. Per la qual cosa 
scrìsse dta una lettera in iscusa del pittore a D. Alvaro de 
Luna castdtano di Cremona, il IO giugno 1551 annuncian- 
dogli aver essa tenuto presso se il Campi « per alcuni miei 
servii, neili quali ne vogliono alcuni mesi a finirli .» . Furono 

(1) Un quadro di consimile argomento pure del Calvari è nella Galleria Scarpa, 
(t) Uiu 8. Iute cglilM» con tcadiio te buhm» «pera dd Calvut nullo gnutc è 
eiUta nella %,* e niuieo «Ha S.* cdisione della Ik9erifkme 4ei Quadri tee. 

(5) Questo e il procedente divegno «ono ora neUa Galleria del Louvre, 
(i) Maritain a Fabrizio Colonna nel KUH, dojKi In niorlo di lui avvenuta noi 1551, 
passò alle seconde noaoe con Anlouio Carraia Duca di Mondra^one e mori nel 1963. 



112 

queste opere i ritraili di Ferrante 1 e d' Isabella di Cnpua, un' 
altro ritrailo della detta principessa Ippolita fatto dal Campi 
in concorrenza di Cristofano dell' Altissimo, le copie di alcuni 
ritratti esistenti nel museo Giovio in Como eseguiti nel 1553 
ed altri dipinti, i quali furono poi portali a Napoli dalla Prin- 
cipessa dopo che ebbe rilasciato al pittore la patente di suo 
famigliare il 2 gennaio 1554 (i). 

A più alla intrapresa venne cliiamato il Campi da Fer- 
rante il signore di Guastalla intorno al 1587. Attendeva allora 
quel principe ad adornare il saio palagio in Guastalla di ogni 
maniera di praioaità in fatto d' arte: marmi antiehi e moderni ; 
quadri; stueebi; mobili; medag^e ece. e alla distribuzione di 
qudle, e alla direzione di tutti i lavori d' ornamento destinò 
soprantendente il Campi con pienezza di faeoltà (2). Delle opere 
fatte dal Campi in qudla città offrono qualebe ragguaglio le 
tre lettere inedite del medesimo e Y altra di un Luigi <>)nipa- 
gni cbe qui sotto si porranno per dar lume a un periodo 
poco noto della vita di quel celebre dipintore (3). una pit- 
tura apparecchiata dal Campi per una chiesa di Guastalla, si 
ha r annunzio in una lettera di Bernardino Baldi ( in copia 
nella Estense ) a Ferrante II scritta in Guastalla il 0 {gennaio 
1588. LejJij^esi in essa clic il (jimpi voleva fare una Madonna 
all' a/ ((ire dell' E. V. però quando se ne contentasse saria bene 
di farlo avvisato eh' efjli la volesse far da Principe, pcreliè 
cosi ìicercam i precetti d' Aristotile dove porla de la magnifi- 
cenza. 

V ultima opera condotta e non potutasi compiere dal 
Campi fu la pittura della cappella maggiore di S. Prospero in 
Beggìo. Era già stato altra volta il Campi in (jucUa città allor- 
quando Don Prospero Quintavalle reggiano per ricompensarlo 
del ritratto a lui fatto, lo condusse intorno al 1950 a Piacenza 
a Parma, a Reggio e ^ Modena ad ammirare le operazioni 
dei più insigni maestri dell* arte. E non è inverosìmile che 
. in quel periodo di tempo colorisse il Campi il ritratto di Gio. 

(1) Lanio Discorto inlorm nlUi Sroltnra e Piltura. Cremona liicchini illi p. <43. 
AOft Memorie di tre celebri principente <ietla famiglia Gunzuga. Parma 1787 p» 107* 

<S) Allfr Storia di OaattaUa m. 9Ì, - Yiia del CmmUot Btrmurdiao MarUtmi, 
Parma 1780 p. 39. 

(.>) La prima r In <:cconda di esse lettere sono serbate nella preziosa roUezione 
dcir avvocato F. Giordani di Parma U quale geuUlneiMe mi coocose dì levame copia: 
le altre due sono possedute da me. 



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M5 

Ilatlisia Crossi vescovo dì Reggio acoennato dal Laiiio (1)* Ma 
di maggior gloria fu al pittoiT l'opera allogatali dai ennonici 
di S. IVosprro circa al l.iSO o al l.*)90. ^cIla qiial chiesa il 
rain|)ì flipiiisc le due i)areli laterali alla cappella innjìiilori» 
rappreseiilMiulovi a buon fresco in una, V istoria del li^ilio della 
vedova di iNaiin resuseilalo, nell' altra 1' istoria di lezabelle; 
le (inali |)illure sussistono ancora ma in un tale stato di de- 
pcrinicnlo, cIkì muovono piuttosto a pietà che ad ammirazione. 
l)ove\a e^li ancora dipinj;ere la parte superiore della (•a[)|)eila 
come s' impara dalla seguente memoria eslratla dall' arcliivio 
di della chiesa : Fu conduUo M, Bernardino Campi per dipin- 
gere tutta- la hacìlla .... per scudi trecento .... ma egli morse 
e l' opera restò imperfetta Mori in Reggio il Campi forse 
nel 1590, e fu sepolto in S. Prospero. 

Altre opere di lui erano nella detta città, delle quali* serbò 
memoria il Conte Rocca nei suoi Diari!. Un* ancona dell* ascen- 
sione di Gesù Cristo, delle più belle cose eh' egli facesse, nella 
chiesa di (|uel nome, e una Pietà a fresco nell'ingresso esteriore 
del Monle di Pietà; la quale fu levata dal muro e riportata 
in tela, ed ora sì serba in una stanza del Monte suddelto. 

Kglì stesso è probabilmente quel Rernardino da Cremona 
che diresse la continuazione della fabbrica della chiesa di S. 
Stefano in Novcllara (5). 

La (ìalleria <li N'ovellara aveva un ([uadro di Rernarilino 
rapprescnlanle la scuola dell' Amore. Il Museo (!oeeaj)ani aveva 
selle disegni di (iiulio e di bernardino Campi. La (Ìalleria 
eslense un disegno di Antonio Campi. 

UTTERE 

DI BERNARDINO CAMPI 

T. 

A l« llu». et crei, h.ta la di llwU'ella. 

A la serra Caprioki. 

Illus. et ccel. Sig.* 

Già (juindcci giorni io s« rise una ìclciix a V. che tratnva di (\\ìcUì 
di' aveva fatu il casleleUo in la persona dil rcgoiiasclio ora io serito un' 

(I) Opera jrfials. 

(4) Piingìlcotii IfrMi. Stor. di Ant. Allegri II. «17. 

(5) Memorie ntnriehe di Xorellnm wm. 

8 



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114 

altra al Sig. Pcìpe mio Sig.' et glio sento in quel modo che il ne§0tio fta 
si che V. E. poirà osservare come lo gli scrisse che il Sig. D.« Ferrante 

gli . . . qiiela provvisione clic ci a fata se vole che la terra s()>a stia in 
pace ora diclio poi a V. £. che do le mie pitture eli' io fatto de le fa- 
liende et che in breve saraiio finiti gli imperatori et io sto ad aspettare 
che '1 Sig/ D." Ferrante me dia ordine di qiielo che tu volc eh' io fatia 
e con tal fine io et mia moglie batiamo (baciamo) le mani de V. E. et 
sì racoittandiamo a le dame età le cittelle di guistalla il di 10 aprile 1£88. 

Di V. e: 

uniil."» servitore 
BEaxAaDiKo G&hpi. 

II. 

M Ìll««.»io e4 eoel.ino Si|r.r il «»l(r ' Ferraale Gmmmgm 

iprenelpe di Aluireda. 

A l0 terra Cai>rioia. 

Illiis.«n« ci ecel.'"" Sig,' 

Per un altra mia ho scrilo a V. E. che limperatori snrano finiti in 
tato dopo pasqua un mese et a In camera dil paris sarà finita in tutto 
ma lauditore et il dalfino mi a detto chio asp(Ma a Tar meter loro aie 
cornice et comisoni perche il spendere di V. E. è molto retirato e per 

questo la cosa resta cosi. 

Y. E. debbc sapere in parte del negotio eh* é pasato tra il Casteleto 
et il regonasclio io non voglio mancliare da scrivere queste quatro rige a 
V. E. il Casteletto andò a ritrovare il regonascho in conpagnia de doi omini 
banditi uno da mantova e laltro da Cremona et avevano do! archabuci per 
uno da rota un longo et un churto e li sparò quatro arcabudate et con 
trei fu investito ma la ventura sova fu che non lo colse in el corpo et 
questo la aiutato che non é morto e di questo fatto non fu dato campana 
mai'tclo né fato segno ninno come se il fatto fuse stalo, fatto in un boscho 
c dopoi si è ritirato in S. Francesco e li «e ne sia et viene di fora qucli 
soi el lui con li archabuci da rolla et pasegia cbognuno li vede si eh* ò 
volsuto scrivere queste poche parole a V. E. per avvisarlo aciò che V. E. 
gli fatia provisione acio che gli omini non snsichurano a far di queste 
cose ora dicho di più a V. E. che isono dreto a travagliare il regonascho 
con dire che mm a oservalo il henevivendo et audio ci dice che porta- 
vano l<> pi>li>le ma il delo regonascho conlessa averle porl.ile ma con la 
parola de laudilorc et ancho si dice aver sparlato de diversii et fora di 



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115 

qMSlo gU fano le guardie di el notte a la casa con molta diligenza per 
ora non lio clic dir^altro a V. E. se non umilmenlc batiarlc le mani, et 
pregvlo che mi fatili scrivere quelo che voi cbìo fatia di guaslalk il di 

10 d^irìle 1588. 

Di Y. E.' 

umilis.»« senitore 
Bernardino Cajipi. 

HI. 

Al nim.»- mi McLm «ir*» >» «V*» PriMlfem dU C— llg M — e. 

A SaòSimtkL 

IIIus."* el ecel."» Sig." 
Hebbi la lette» di V. E. et il quadro che mi dette il S.' gofematore 
et io lo copìarò e poi lo mandarò a V. E. ben conservato et con tal lina 
amilmente batic le mani et li fatio riTerenza et al Eceleo.* Sig. Principe 
di Guastala il di (6 aprile 1689. 

Di V. E." 

umiliss.'no servo 
fisAKABDUio Campì. 

LUIGI COMPAGNI 

Air IlLmo et eee.Bo Sli^.r II fi»i|r.i Iftoa V^rrtmA» GmmMmgm. 

ni."» et ecc."» Sig." 

Essendo molti giorni passati che H. Ber.* .Campi manca di qui de 
Guastalla» il quale se n* andò a Cremona per esservi- al qMsalitio di una 
sua neputa, fiitto tal negotio sen*andò a San Colombano peidiè havea 
inteso che quel -suo loco era tenuto a male et poco utile ne ha haute dal 
fitadro, dove me ha scrìtto da Cremona eh* ha comodato il tutto, et se 
non fumé stato un poco di fredore che gli è raulo^ sarebbe già qui; ma 
ad ogni modo voi essergli hi presente settimnna et dw spera a qnesta 
pasqua haver fatto di gran cose e gii è parecchiato il tutto, se non eó* 
mentiar adoprar il penelio acompagnàto con il aolito intelletto suo; per 
tanto V. E. non resti admìratifa se dal detto non vi è dato nova di 
quanto ciò doveva fare, con che gli facio fine pregando ecc. Di Guastalla 

11 di 6 febt aro ir>89. 

di V. E. 

AUecioiiiii." H uiiiil scrv.' 

AlL'KÌI CoiU^AiuM. 



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ilG 

Campione (1) (da) Anselmo, Ota4*lo, Enrieo, Al- 
berto e tla4*opo scultori ( viv. 1244 \ Di <jucs(;\ cclclirala 
famiglia di sc^uUori clic per due sccidi alnicno runmo impie- 
gali in servigio della Calledrale di Modena, ei Im conservalo 
memoria un' importantissimo documento pubblicalo dal Tira- 
boschi (i). Questo documento è una convenzione stabilita in 
Modena il 30 novembre 1244 tra il Massaro della Cattedrale 
e M.® Enrico da Campione per la quale si viene a sapere come 
essendo stato convenuto tra Alberto già Massaro della fabbrica 
della* Cattedrale c il fu M.** Anselmo da Campioni che il dotto 
maestro e gii eredi suoi dovessero lavorare in perpetuo neir 
anzidetta chiesa con mercede per esso e per essi di sei impe- 
riali per giorno nei mesi di maggio, giugno, luglio, agnslo, e 
di cinque negli altri uìesi; I haldiiio athr.'.le ininisiro di della 
fabliriia, considerando che (jiK'Ila mercede per le circnstniìze 
dei iciupi non c ])iù snlììciciìle , col consenso di Alberto 
( Iù)s(//('(fi ) \cscovo e di (iiovaniii Arciprcle e ad islan/.a di 
M." Kiirico figlio di M." Olacio libilo del Iìj dello M." Anselmo, 
promise al predello M." Kr.rico stipulanle |)cr se e siif)i ligli 
eredi e per M." AI1m'iI(> e .M." Jaco|>o suoi zìi e loro ligli e 
successori, di dare ad essi e ai figli e successori rispelliva- 
mentc che fossero maestri ncll' arte, otto imperiali per ogni 
giorno dal mese d' aprile a quel d' ottobre, e sei negli altri 
mesi quando dovessero lavorare d' ordine del Massaro di detta 
fabbrica, oltre la somministrazione del vitto tanto nei giorni 
festivi che nei rimanenti,, come fu sempre costume. Che se 
condurranno altri maestri sulllcienti e necessarii con consenso 
del Massaro, questi riscuoteranno selle imperiali per giorno 
da aprile ad ottobre e cinque negli altri mesi. E se costoro 
saranno discepoli, iigli e successori di M." Enrico, di M." Jacopo 
e di M." Alberto o allri (3), debbano avere nel primo anno 
ciii(|uc imperiali da aprile ad ollobre e (piatirò negli allri 
UM'si. Fallo nella Canonica di Modena presenti il >Cscovo, 
r Arciprete ecc. Non abbiaioo docnnienli t he ci spianino la 
via per assegnare ad' uno ])\ìi che a un' allro di (piesli da 
Campione le molle opere di scolinra dei secoli \!l e Xlll che 
dt^cinano la Cattedrale di Modena, il eh. Sig. Carlo liorghi (4), 

(I) Campione ò um terni penta nella Dioeesi di Como preMo Lugano. 

(i) Vnìtorìe Storiche Modfneri V, i^. 

r>) N' I irsin l«>pu<^<>i rnmr KTKue: Et $i df$eipuh fturinl p»'ed4rli fiUia (»ir) et 

Ulti 1 1 suor l'K tDiufiitin hfnriri ree, 

(<) // Ihinmit di M:nirua p, 3.%. 



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ii7 

pensa che ad Anselmo si possono con qualche fondamento di 
verità attribuire gli eleganti ornamenti della porta (l(*(la Regia 
edificala nel 120*.). 11 medesimo autore ( ivi p. 77 ) incline- 
rebbe pure ail assegnare al suddetto i bassorilievi infissi nella 
parete a sinistra dell' Aliare del Sacramento; ma queste con- 
getture sebbene ragionevoli non si confortano dell' autorità di 
aiciui docuincnlo. 

C»iiipioiio ( Kiiri«*o juniore da ) architetto e scultore 
( op. ìòi± ) forse fu V ulliuio di sua fami};lia che tenne sta- 
bile dimora in Modena d(^lla ([ualc città egli non senza ragione 
potrebbe dirsi nativo. Debbonsi a lui due importanti monu- 
menti che rimangono a .decoro nostro e a gloria del nome e 
deir ingegno di Enrico: la pane superiore della Torre detta 
la Ghiriandina, e il pergamo del Duomo. Quella parte ultima 
deUa Torre, ottagona piramidale, una delle più svelle ed ele- 
ganti operazioni architettoniche del secolo XIV fu finita di 
edificare il 27 (1) settembre Ì3!9; il pergamo tuit' intorno 
ornato di statue fu compito tre anni dopo cioè nel 1322, 
e ne rimane memoria anteatìca nella inscrizione che vi si 
legge intagliata: 

Annis progressi de Sacra Virgine CìarisH 
Undenis geminis adjuncHs mille trecentis 
lioe Ttmaxinus de Ferro pianta lohannis 

M(i.^^(iriiis Sancii Vetieraìtài Geminiani 
Finiii fccit opus Twrem ffunf/uc fine nitere 
AcUbm HenriH sculploris Campionensis. (3) 

CSmhisIo. Vedi Geneninl. 

dMitar^ll Oinseppe bolognese incisore ( viv. 1744 ). 
Vedi Fratto DomenÌM» Maria. 

Canteroaal OliuMiipe Maria bolognese incisore ( n. f 697 
m. 1769 ). Con sua ricevuta del di 4 agosto det 1728 il Can- 
terzani si confessa soddisfatto dal Gay. Pietro Campori del 
prezzo accordato di nove filippi per pagamento di un Rame 

(I) Il 'ÌH secondo il Baznno Clirouiion tnulinmne. 

(i) Questo pergamo iioii e in iiKaiiid vmwv da tnolli vi erede, ma in lepiio. 
un rUlaui'o nel 1789 c allora un Uiu^unni Itur&uri lin.<<v in nero le statuo. In un' altru 
ristauro recente A sostila^ al nero il color Uaneo, cosicché il {icrganio oggidì ha le 
apparensc imhi del marmo né del legno» ma del cartone. 

(3) Vedi Cicognara Suiria della teoUura: Rorght II Duomo di Mòdena; VandeDi 
Meditazioni «opra /<r Vita di S. Gentiniano; Tiralio$clii BiNioteea Modenete, 



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118 

fattogli di una Sonia Liberata come MretH per aceemodame 

un' altro liame vecchio. 

Canuti Doiiicniro .Maria bolognese pittore ( n. 1620 
m. 1684 ). Da ima lettera dello seiiltore Francesco Agnesini 
da Mantova il 14 agosto 1662 al Conte di Novellara, s' impara 
che il Canuti il quale stava allora dipingendo alcune storie a 
fresco nella villa di Marmi lolo aveva già antecedentemente 
servilo il Conte suddeito, ed avea in animo di ritornare a 
Novellara. 

* Al Ga&iEti era attribuita ndhi 3.^ Edirione déDa deseriadone 
dei quadri del Ducale Appartamnto di Modena una testa di 
giovine in tda, già ass^^naia al Tìarini neUa precedente edi- 
zione. Eravi pure del medesimo un disegno a penna ed aqua- 
reUo lumeggialo figurante la Comunione di S.^ Chiara. 

Diede ancora il disegno dell' intaglio del Francia posto 
in fronte ai Fiori poetici f^pnrsi sopra il sepolcro dell' /llnia. 
et Frcihn S. Mncipeum Maria Pico ec, Bologna Pisani 4684, 

Canziani Gio, Baltinia veronese pittore ( n. 1664 op. 
1710) dipìnse il ritratto del Cardinale Lodovico Pico posto in 
isUunpa da Girolanìo Rossi. 

Cappelli Bartolom(M> di Trento pittore ( n m ) 

fece per la chiesa di S. Aj^oslino in Modena un quadro di 
S. Nicola da Tolentino e S. (^ontardo Estense che ora si vede 
nella chiesa di S. Vincenzo congiuntamente a due pitture la- 
terali del medesimo rappresentami gli Evangelisti Marco e 
Matteo. 

Capra Gabriele. Vedi CJremomi (da) Gabriele. 

* Caprara (Ribellino ém) bolognese scultore ( op. 1352 ) 
è autore del monumento sepolcrale di Manfredo Pio morto 
nel 1348, posto neir Oratorio della Sagra in Carpi. Questa insi- 
gne opera di antica scultura italiana consta di un sarcofago o cas- 
sone di marmo tutto ornalo a statue, bassi rilievi e fregi, con tre 
compartimenti nel davanti decorali di tre storie in bassorilievo. 
Nel primo si rappresentano Manfredo Pio inginoccbiato, S. Gio- 
vanni Battista che posa la destra mano sovra una spalla di Man- 
fredo, e Santa Callerina con la ruota nella mano simbolo del mar- 
tirio. ^el rìpartimento di mezzo seori^onsi la Madonna col Ham- 
bino nelle hraecia e due an-ieli che s()rre};j;ono un padiglione, ^el 
terzo [in;ilnieme sono a \<'ik'i>i un f^iierriero a cavallo nell'atlo 
di uccidere un dra^o a cui cinge il collo un laccio tcnulo da 
una donna, e queste due ligure sono forse S. Giorgio e Santa 



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119 

Margheriln, potendosi ad amÌK^iuo iipplicaro il simbolo del 
drago. In uno lici liaiiclii del iiìomiiiKMito è la W'^ur-d di un 
guerriero a ca\;illo in allo di sallan» nu rio; noli' allro, dcsù 
(irislo in mezzo alle due Marie. A;j;li angoli sorgono le piccole 
statue di S. Giacomo e di S. Possidonio, e inl'eriormenle al 

. mausoleo havvi lo slemma della famiglia, un' aquila e T iscri- 
zionie In onore di Manfredo. Lo scultore lasciò pure OHxnoria 
di se con le segucnii parole scolpite in lettere goliche: SIBEL- 
LINVS DE CAPBARIA DE BONONIA ME FECIT MGCCLU. COPLL 
(.sic). Qaesto pregevolissimo moBumenlo esistette dal 1352 
al 1515 nella vecchia cattedrale di Carpi. Demolita questa 
nell' ultimo degli accennati anni, esso venne trasferito nell' 
Oratorio della Sagra e per cura di Bernardino Loschi collpcato 
nel luogo ove si trova di presente. Il disegno di questo mo- 
numento fu prodotto dal Litta nell' opera delle Famiglie cele^ 
bri italiane. 11 Zani. (I) ricorda un Sibillino de' (ìuarnieri ì)o- 
logncse sciillore che lloriva nel 1557, il quale verosiniilmenle 
è il medcsinìo ehe Si bellino, da Caprara, per la corrispondenza 
del nome e della data. 

Capriani Fraiieosteo dello // Voìfcrra, da Volterra ar- 
cliiletto (op. I5G5, l.iTS) fu condono dai Duca di Guastalla 
Cesare Gonzaga da Roma a Guastalla, e preso al suo servigio 
in qualità di archiletlo con istipendio di 181 Scudi d' oro in 
oro per anno. Intraprese egli per ordine del Duca nel 15G5 

• U proseguimento del palazzo Ducale già incominciato dal Conte 
Achille Torelli e la fabbrica della Chiesa di S. Pietro. 11 qual 
palaszo scrisse il Benamati (2), « si è reso conspicuo per li 
appartamenti compartiti, per la vaghezza delle scale, per V edi- 
ficio della Sala grande, per 1* addomamento di un* Anticamera, 
cbe a giuditìo di molti non è inferiore ad altra, come oggidì 
vedesi ecc. » (3). Nel 1508 gli fu commesso il dise^^no del Con- 

(1) Enciclopfdia metodica ecc. X. Ili Wlfl. i04. 

(2) Storia di Guu»tallu, Parma Vigna U>7i ]>. 70. 

(3) Questo pnluzzo 8iissis(o ancora nella sua intopritù quuiUo è alla parli' i->U'niu, 
ma tutto mutato c guasto ncir interne. La magnifica Sala detta dorata fu tagliala nel 
liMBM e comparlita in due piani t in più «lanie. Il vago soiBito di legno inlagliato 
a caMettoni e ornalo negli apaiil maggiori di pittore atlrìbuite'a Leonrllo Spada fu 

distruUo. Si pcrdeltero pure i ritratti in tela dei Marchesi c Durili di Mantova e di 

Guastali;) clic ornavano Io pardi di detta sala. I.a (:a|)|)i-lla dcnoniiriata di S. Carlo, 
peroliè ili ossa ora solito (|Uoi jjraiid' iioiiio di cflfluarc la inessa allorché ritrovava»! 
in (lUastalia, fu ri\olla all' igiioliilc uso di i)Ì!>prnsa o di Magazzino. Tutti k'* ^'H*'"'^ 



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1-20 

volilo c (Iella Cliicsa dei Serviti «Iella quale fu posla la prima 
pietra il 7 ottobre 1509, e elie fu j)oseia pareechie volte 
riformala e riedilìeala. Diede pure il disegno jut il palazzo 
del Comune e sojiraiitese a tulli i lavori di ablx'llinienlo ])ro- 
eurali dal Duca alla sua città (1). E avendo il Duea ordinato 
che si dipingessero le facciale delle case in una strada nuova 
disegnata dal Volterra che allora fu denominata Cesarea ed. ora 
è delta Lunga, furono fiitti venire piltori da diverse parti. Fu 
tra questi Ralfoello Motta detto Raffadlino da Reggio, il quale 
dovette al Volterra gran parte della rìputaadone eh'éfjd sì ac- 
quistò tra gli artisti. Imperoeehè andato eon esso lui a Roma, 
e eolà aiutato dal patrocinio del Volterra, si fece strada a 
conseguire lavori e plauso. 

Non mi è noto in qual anno il Volterra ritornasse a Roma; 
eerlamentc ^li era in quella città nel 1578, essendo staio 
eletto dal Comune di Guastalla a suo procuratore in Roma 
per certa causa. 

Il Volterra fu marito della celebre Diana Brizziana inlaglia- 
Irice in rame conosciuta sotto il nome di Diana Mantovana. 

Capuro Fi*aiiet^H€o genovese pillore ( op. 11)90) fu due 
vt>lle in Modena come si rileva dalle seguenti parole del So- 
prani (2). « Dopo (pialclie tratto ammoj;liossi ; e };ià stabilito 
s'era fra noi, ove con estimazione ed emoliimenlo oucupavasi; 
quando fu invitalo a Modena dal Guardaroba di quel Duca a 
fervi lavori pel Palazzo Ducale. Colà trasferissi il Capuro, e ' 
vi dipinse varie cose d'assai buon gusto, delle quali n'ebbe 
approvazione e vantaggiosa mercede. Terminate quelle fatiche 
prese congedo dal Modenese sovrano, e ritornò in patria, ove 
rìehiamavalo la famiglia. Qua portò seco la commissione di 
comporre alcuni (piadri di storia per primaij Cavalieri di 
quella Città; ciò esegui con molta sua lode .... Non andò 
molto cir e^li fu nuovament(> cliiamato a Modena, per eseguirvi 
parecchi altri lavori. Onde vedendo che questi abbisognavano 
di lungo tempo, volle coudurvi seco la sua famìgUa. Fermossi 

mriili iìi aitdiosi già rihnccaiiti d' o^^iii inaiiìiTn ili oi ii iiuciili ìu lislici l alisi ora spu- 
glinli, iiuizzali c impit-ciolili \u-r coiuodilà dei pubblici L'flìcii clic \ì si sono slabilitì. 
Quest'opera di distrusioiio fu compiuta ia tempi non lontani dai nostri. 

(t) Affò. Storia di Gwutalla III. 95 «er. • Antichità e p'egi ieffa Chino Gua*tat' 
l'sr. l'itniin 1774 p, 137. - Il najiliftni (Vile d*^ PÌUori €re*) che dà un cenno deUa 
\ilu del \ olii ira. imn parla afralln della dimora 0 dclIc OpcrC di lul in Guastalla. 

(2) Vite Wc' pillori ecc. yrnorrm I. tH. 



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121 

colà più di tre anni; e compiatevi con universale soddisfanone 

le suo incumbcnzef carico d* onori, c di premj ripalriò » . 

Delle opere (In osso roiidotto in Modena nel palazzo Ducale 
o in servij^io di privali non è porvennlo nionioria infìno a 
noi; ma di akuno opi'io suo collocale nelle chiese di Modena 
si trae notizia dalla più volte citata Ppacrizinnp delle pitture 
(Ielle e/tiese di Modena del 1*. Mauro Alessandro Lazzarelli (]as- 
sinese. In essa il (iapuro è nascosto sotto la denominazione 
del Genovese avvertendosi però in un luoj^o, come per esso 
debba intendersi Francesco Maria Capuro. Forse da questa ap- 
pellazione di Genovese provenne V abbaglio del Pagani ( Pii" 
ture e 9culL di Modena) che la maggior parte dei dipinti di 
lui assegnò al celebre Bernardo Strozzi detto il prete o il cap- 
puccino genovese. Ora parmi sia da prestar maggior fede in 
dò al Lazzarelli che non al Pagani per due ragioni principa- 
Itssime. Primo, perchè il Lazzarelli scriveva in tempi più pros- 
simi al perìodo di vita deir artista (nel 1714), e forse ancora 
potè averlo conosciuto. Secondo, perchè come si hanno notizie 
positive del soggiorno non breve del Capuro in Modena e di 
molte opere per esso falle in questa città, così non si ha nie- 
uKM la della permanenza ne delle opere di Bernardo Strozzi in 
Modena. 

Le 0|)ere dal Lazzarelli assej?nate al (ienovese ossia al Ca- 
puro sono: in S. Bartolomeo, il Via|^p;io in Fritto dipinto la- 
terale nella Cappella di S. Ciuseppe; nella chiesa dei Servi un 
S. Liborio; in S. Hernardino, un cpiadro del dello Santo; in 
S. Giorgio, il martirio di detto santo (I); in S. Maria Pomposa, 
S. Lodovico re di Francia con altri santi ; in S. Marco, S. Àn* 
tonio da Padova col Bambino in gloria ed angeli ; nella chiesa 
delle Monache della Madonna, altro S. Antonio; in S. Carlo lo 
Sposalizio di M. Vergine; in S. Giovanni della buona morte, 
Erodiade che balla avanti Erode ed una Circoncisione. - 11 
prìmo de' nominati quadri è assegnato dal Pagani al Peniecino, 
Il secondo a Carlo Rizzi, il terzo non è rc^strato da esso, il 
quarto è detto del Genovese al quale pure si attribuiscono 
dal Pagani due quadri con fatti di santa Teresa nella Madonna 
del Paradiso; gli altri sono dichiarati dello Strozzi. 

Oggidì rimangono il primo, il secondo, il quinto, V ottavo. 



(I) Akunc figure di questo quadro furono colorile dal Caula (Pagani). 



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122 

Cartoni |{«rnar€Ìo genovese scultore ( viv. i(>5G) entrò 
al servijiio de! Duca Francesco I il 1." settembre Ifiol col 
salario di !.. 100. i(» mensili e vi rimase iniìno al ìiìlH) (1). 
Anclie Uio. Andrea Carlone pitlor genovese (n. i05*J ai. iGi)7) 
fu in Modena per isUidio dell' arte (2). 

C^uMui (Pietro da) scallore (viv. 1917, 1522). Per 
lin atto dell'almo 1517 stipulato in Massa, è dato V incarico 
dal Gmite Scipione Franchi marito di Ricciarda Malaspina 
marchesa di Massa a Pietro da- Carooa di fare per lo presto 
di cento sondi d'oro, fornito del marmo, il maosokó con 
istatue di donna Leonarda Malaspina prima moglie del com- 
mittente, et opus ipsum diligen fissi me ut solet facete et finire 
et collocare tu ecclesìa Sancii Francisci de 3fas8a. Non è ri- 
masto alcun vestigio di tal monumento. I n' altro documento 
del lo novembre 15:2:2 oltre al confermare la continuala per- 
manenza di Pietro in Carrara, ci dà a sapere com'egli fosse 
allora agente e provvedilore di marmi di Miciieiangeio Buo- 
narroti (5). 

Carpi Carlo Giuseppe parmigiano pittore (n. 1670 
m. 1730) Vedi Crell Donalo, 

Carpi ( Girolamo da ) ferrarese pittore ( n. 1501 m. 
1556). Narra il Vasari (4) che il Carpi nella sua giovinezza andò 
per isludio dell' arte a Bologna là dove veduto un quadro di 
Antonio da Ctorreggio, cosi si pigliò d' amore per quella bella 
maniera che « andò a Modena per vedere V altre opere di 
mano del Correggio; là dove arrivato, oltre all' essere restato 
nel vederle tutto pieno di maraviglia, una fra 1* altre lo fece 
rimanere stupefatto, e questa fu quel gran quadro, che è cosa 

« 

(1) Un Gio. Battista Carloni di Maast di Carrara mori in Modena II 9 ottobre 
IBIS d*anni «I. (Ncerolosio puMiUeo). 

(2) Pascoli Vite eee. IL 190. 

(") Frcdiani Ratjionaviento fiorirò nu le (ìiverse gite n Cnrrurn di V. A. Huimar- 
roli a p. '.t-'i. Esso Frediuiii suppone ili»; qiit>slu l'ielro da (".aroiia possa appurlciierc 
alla famiglia dui famosi scultori c arcliitcUi dcUi i Lombardi, iiiu qucsla i-ongcUura, 
" « mio avviso, non è fondata aul sodo. Un Marco da Carona è nominato dal Cicognara 
(Storia della Scultura II, 186) tra gl'Ingegneri sopraatanU «Ha faUntea del Duomo 
di aliano Intorno agli ulUmi mini del secolo XIV. o ai primi del XV. Da Carona pi» 
gitano il nomo Ire villa;;^] di'H" ;illa Italia, uno nolla Vallrllina , il scroiulo nel Berga- 
masco, il terzo nel Cuiiloiie Tirino. A t|in>>t' ulliinu apparli iie\u il uoslTO Piclru cllC 
noi citato documento del Vò'ìì c dello de Carona valle Lugani, 
(i) YUt de' PUlmi ece. Edif* mitatute XH. 



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1 :25 

divina, noi quale è una nostra Donna che ha un pulto in 
collo, il quale sjjosa S. Caterina, un S. Bastiano, e altre ligure 

tanto belle, che pajoiio fatte in junadiso Essendo stalo 

dun(|ue da M. Francesco (ìriilenzone dottore e padrone del 
quadro, il quale fu aniicissinto del Correggio, conceduto a 
Girolamo poterlo ritrarre, egli il ritrasse con tutta quella di- 
ligenza che maggiore si può immaginare. Dopo fece il simile 
della tavola di S. Piero Martire, la quale avea dipìnta il Cor- 
reggio a una Compagnia di secolari, che la tengono, -siecome 
ella merita, in pregio grandissimo; ... e di un* altra 4avoletta 
( tavola ) di mano .dà medesimo fatta alla Compagnia di S. 
Bastiano non men bella di* qnesta. Le quali tutte opere essendo 
atale ritratte da Girolamo, furono cagione che egli migliorò 
tanto la sua prima maniera, eh' ella non pareva più dessa 
né quella di prinìa » . Alle quali parole aggiunge le altre che 
seguono il BarulTaldi (1) « Ciò chiaramente si vede da alcune 
cose fatte nel mentre che abitava in Modena, e mentre che 
aveva fresca in mente la maniera corrcf^^csca. Egli è vero, 
che le chiese di quella città nulla hanno del suo, ma la corte 
si pregia di lencrnr due di molta considerazione. Sono questi 
due grandi soprausci disegnali (* colorili c(ui amore, e con 
vaghezza. In uno è dipinta Venere e Marte con Amore scher- 
zanti: neir altro parimente Amore e Venere nel bagno con 
molte Ninfe air intorno. E veramente queste due opere, ben- 
ché stiano a fironte di molte altre di celebri autori , non te- 
mono il paragone, siccome non lo temono altri quadri dello 
slesso autore coDocatì nella detta galleria, in Sassuolo, in Ve- 
rona, nella Mirandola, e in Roma già presso del principe ?k> ». 
Di quéUe due opere non si conosce la sorte; ma una teral 
rappresentante GÌetlatea in una conchìglia tirata da due cigni 
fu venduta all'Elettore di Sassonia Posteriormente furono 
sostituiti nella Gallerìa un ritratto in mezzo busto al naturale 
di Ercole 1 Duca di Ferrara, e una testa di S. Girolamo. Sono ora 
nella Galleria assegnate al Carpi le seguenti opere: ima Depo- 
sizione di croce in ligure a metà del naturale, ac(|uislata dal 
Duca Francesco IV; un Cristo posto nel sepolcro con varie 
piccole ligure assai belle; un ritratto un uomo ai naturale, 

(I) Opera citala I. 318. 

(i) Nel Cntfiluyuf ilis Taiilt-aux de la (ìnlcrie fìdijule de Dresde i eilata Rollo la 
denomiiiaziuuc di Vcnus vi i Amour deboul «ur une coqvùUe irmiu-e par deiuc ctyncs. 



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e il disegno ad a(iunrello di una figura. Eranvi ancora di lui 
i seguenti disegni: un duello; un' ahro disegno logoro all'aqua- 
rello; due, nudi in allo di pugna a penna; Ire disegni con 
diverse figure ed allro con un guerriero, un vecchio e una 
vecchia a penna ed aquarello. Delle opere del Carpi in Sas- 
suolo aceennate anche dallo Scannelli (1) più non rimaneva 
alla fine dd secolo scorso che un ritratto equestre del Duca 
Ercole I in armatura dì guerra del quale non ho altra noti- 
zia (2). Così ignoro quali opere del Carpi fossero- nella Miran- 
dola. Due disegni del medesimo stavano ^ nel Museo Coo- 
eapani. 

Fu argomento di molle discussioni la orìgine di ((ucsto 
valoroso pittore e non pertanto ci rimaniamo ancora nel buio 

di molli falli necessarii a sapersi per pervenire al eonosci- 
raenlo della nascila e della famiglia di esso. Però volendo pur 
presentare un sunto degli sludi e delle fatiche durate per 
I)orre in chiaro la genealogia e la cronologia di Girolamo da 
Car|)i, accennerò rapidamente* alcuni dei punti esiuuiuati e 
studiati nui non ancora suniciniicinenlc spiegali. 

i." Che Girolamo non fu della famiglia dei Grassi come 
parve al UaruiTaldi e al Tiraboschi. 

^.^ Che rimane ancor dubbio se Girolamo avesse i natali 
in Carpi o in Ferrara, sebbene debba parer \certo ch'egli tra^ 
esse r orìgine dalla prima delle dette città. 

5.^ Che Tomaso padre di Girolamo fosse della lunigUa 
Sellari. 

4.** Se Tomaso da Carpi che dipinse nel lo07 nel palazio 
della Duchessa Lucrezia Borgia fosse il medesimo che V altro 
Tomaso che dipinse dal 1530 al 1537. nella chiesa di S. Fran- 
cesco di Ferrara? 

;)." Che il viaggio di Girolamo a Bologna. Modena e Parma 
narrato dal Vasari, doNctle accadere innanzi al lj5i perchè 
un documento ci avverte eh' egli si trovava iu Ferrara il 'iO 
novembre di queir anno. 

()." (.he sussistendo intera la verità del racconto del Vasari, • 
essere Girolamo ritornalo a Ferrara dopo la morie del padre, 
converrebbe assegnare la dala di questa morie al ij52 ed 

(U JVSrrorotmo p. (18. 

{'2) Il Vaiiai i < it I un ritrailo del Duca Ercole copiato dal Carpi da un originale 
di Ti/inno rrui liiiihi iiiaoiria u eh' ella parp\ a la coM medesima cbe T originale, Oildc 
fu mandala coiiic opera ludcvolo in Francia n. 



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, ammettoro por conscf»ncn!p !' esistenza di due Tornasi da Carpi 
viventi nel tempo stesso in Ferrarli. 

Io sotloponj^o (piesli punii. |)(M' lucer d' altri eiie meno 
necessariamente si alta^linno al nostro ariiomento, alla disamina 
e alla critica de^li <M*ndili, ai (piali ansimo inij;lior forluna ciie 
a me non incolse nel tentare di schiarire le tenebre clie tut- 
tora involgono le origini di Girolamo da Carpi. 

.Carra<>«i A^oH^ino bolognese pittore e intagliatore ( n. 
151^7 m. 1602 ). Sebbene non si abbiano notizie oerte della 
dimora di lui negli stali Estensi, nondimeno si può tenere per 
verissimo eh' egli soggiornasse più d' una volta in Modena e 
in Reggio col fratello Annibale per istudlo delle pitture del 
Correggio. È notissimo d* altronde che essi due fiirono lungo 
tempo in Parma ad istudìare e a copiare il Correggio e ad 
operare per i Farnesi, ed an/i Agostino finì i suoi giorni ia 
quella città. Ma delle parecclile opere di Agostino che erano 
in qnesli paesi non si sa pur d' una che per essi fosse espres- 
sann'nte da lui coiìdoiia, e probabilmente furono procacciate 
dopo la morte di lui. 

Frano dunque della nu\no di Agostino i segnenli ([uadri 
nel Palazzo Ducale di Modena; « il tremendissimo Philone, 
collo spaventosissimo Trifauce CtMbero , dir di terribilità e 
d' intelligenza supera gli altri tre sfondali, o soli insù degli 
altri fratello e cugino che sono presso 1' Altezza di iModona 
( Malvasia ) » già intaglialo all' acqua forte da Oliviero Dau- 
phin(i); il quadro dei due amori, profano e divino; il qua- 
dretto della B. Y. e di S. Francesco che tiene nelle braccia 
il Bambino ( ivi ). Dei quali dipinti altro non rimaneva nel 
secolo scorso che il Plutone, che anch' oggi dopo il ritorno 
di Francia, si vede collocato recentemente nel soffitto di una 
stanza della nuova Gallerìa. Ma nella Descrizione dei Qua- 
dri eec. ( 5.*^ edizione p. 47 ) i" citato il ritratto di un mo- 
naco per opera di Agostino, quando ehe nella precedente edi- 
zione era assegnalo genericamente ai Caracci. 

De' disegni del medesimo erano in detto luogo i seguenti 
memorali ni'l Catalogo mss. del Zerbini. Un paese a penna. - 
Paese con vecchio seduto a penna. - Vecchio in piciii a iieima. - 
Due paesi uniti assieme a penna, .uno di Agostino, 1 altro di 

ft) Di questo Plutone scrive il (ilicrardi, che lutti gl' iotcudenli lo repulauu 
<1* Anuibale. 



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Annibale. - Paese a penna. - (ìran dise^^no per Iraverso con 
corniee di lejjno rappresentante la nota Crocifissione del Tin- 
torelto, adrihulto ad Agostino, fatto a penna e fuliggine, ma 
assai deirriorato, passato nel 178G per ordine del Duca Ercole IH 
air Accademia delle belle arti, e che tuttavìa si conserva (1\ 
Nessuno di questi disegni è segnato nei cataloghi posteriori 
stampati. >el catalogo Pagani si veggono registrali i seguenti: 
La Madonna seduta sovra un sasso col Bambino a penna. - 
Testa di un giovine a lapis rosso granito. - Un follo di ver- 
dura con arbosoelli a penna. - Donna genuflessa e due putti 
die si accarezzano a penna. - Testa di una Baccante a lapis 
tosso. - Testa d' uomo a lapis rosso. - Un povane con un 
pìfaro e zufolo in mano a lapis rosso. - Si aggiungcmo a questi 
ttdla 2.* edizione della citata descrinone: la Vergine con S. 
Giuseppe in paese a penna. - Testa di vecchia a lapis rosso. 
* S. Francesco d' Assisi in pregliiera a penna. E ndia 3.^ edi- 
zione; un paese con mezza figura a lapis rosso, e un paese 
storiato con la figura di Romolo. 

Alni di.segni di quella mano erano nel Museo Coccapani, 
cioè ; l na Madonna col Bambino e S. Giuseppe ad aquarello, 
- Due paesi grandi a penna. - Un' Eolo di sottinsù a lapis 
rosso. - Madonna col Bambino che dorme a penna. - Figura 
a penna. - Circe a lapis rosso. - S. (iirolamo a penna. - Donna 
con due putlini a penna. - Un' orso a penna. 

Altri disegni erano nella Galleria di Novellara e fra questi, 
Un carro tirato da buoi con diverse figurine in trionfo. 

Finalmente due quadri a lui attribuiti erano già posseduti 
daHa famìglia Trivelli di Reggio che poscia passarono in pro- 
prietà de9 Sig. Giuseppe Vallardi in Milano {"2). V uno era la 
copia del Martirio di S. Placido e S.* Flavia del Cmeggio; 
r altro, la copia della Deposizione di croce dello stesso Cor- 
reggio, della quale si servi il Rosaspina per tram il disegno 
ed eseguire V intaglio in rame del dipinto Correggesco. 

Carraeci Annibale bolognese pittore ( n. 1560 m. 1609 ). 
Di codesto in^gne e fecondo pittore che lasciò molle e alcune, 
delle migliori sue opere negli Stali estensi , si sa per ciò che 
ne scrisse il Malvasia, essersi egli non poclie volle e lunga- 

9 

(1) È roiiosiiuio l' iiiinglio che Agoitiito esegui della CroeeSsMftDe dd Tintoreltot 

rìproflollo tl;« f'fiidio Sailolor. 

(i) Catalogo de' quadri apfìarlenenti a tituti'pfM- VaUnrdi. Milano 1830 p. 87. 



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127 

mente intraUenuto in Modena e in Reggio a studiare i dipìnti 
del Correggio. Ma in Reggio fii Annibale di frequente, avendo 
ornalo quella ci Ita delle più -elctlc opere sue. Ku la prima 
forse eh' egli facesse in (pu'lla città la gran tela dell' Assun- 
zione della Vergine, nella <(ualc segnò il pittore in uno degl' 
incornicianienli dell' urna sepolcrale V anno MDLXXW 11. Que- 
sto quadro fallo in origine per la chiesa di S. Hocco ora S. 
narlolonieo jjassò |>oscia alla Galleria estense e linalniente a 
(piclla dì Dresda, e per (piesta fu intagliata in rame da Giu- 
seppe Camerata. Il Pungìleoni (1) trasse da un' Inventario la 
seguente nota relativa ad esso dipinto; E più im aUro teihno 
dàia Sansone della Madonna faUa dtU Caraed del valore 
scadi iùO. il Richardson (S) volle giudicarlo di Lodovico 
Carracci aggiugnendo- che il Duca di Devonsiiire ne possedeva 
il disegno. L' anno seguente condusse Annibale nn' altro gran 
quadro contenente la B. V. e il Bambino sovra un piedeslallOf 
c S. Matteo, S. Giovanni Battista e S. Francesco figure al na- 
turale per la (Cappella dei mercanti di panni nella chiesa di 
S. Prospero. In essa pure lasciò il pittore memoria di se in 
questa forma: IIANMIUL CIIAUHACTIVS HON. I\ MDLXXXVIII. 
' Questo quadro insigne nominalo e lodato dal Harri, dallo Scan- 
, nclli, dal Bellori, dal Baldinucci e dal Malvasia, inciso dal 
Miiclli V, dal Dupuis, ])assò alla galleria estense e poscia a 
quella (li Dresda, rimaneiiiio alla chiesa una copia del Boulan- 
ger. Di questo quadro racconta il Bichardson (5) che il padre 
suo possedeva il disegno fatto da Guido di uno dei Santi, e 
il Dottor Mead lo schizzo. Egli attribuisce anche questo a Lo- 
dovico Garracd. • Al canonico Brami di Reggio dipinse Anni* 
baie il famoso quadro noto sotto il titolo della Limosina di 
S. Rocco, il quale da esso canonico fu donato alla Confrater- 
nita di detto santo. Il celebre Fonqnet tirato dalla fama di 
questo dipinto lo richiese alla Confraternita in nome del re 
di Francia con grandi olTerte; lo che saputosi da Alfonso IV, 
ne fece l'acquisto egli medesimo ad instigazione del pittore 
Flaminio Torri che più volte n' aveva tratto copie, mediante 
lo sborso di 800 dobble e la copia del Boulanger che ancora 

(1) Mmorit i$k/rtdi§ di Amtanio AiUgri II, H3. 

(9) Ah Àteamtt of ««me of th» SMm», hm m Ug fi, Dr«t»bt§*, and Piettum ni 
Umiy with Remark». London 1781. 

(5) l, e. 



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128 

sussiste. Non saprei afTerniare con eerlezza s(» a ([uesla opera 
si riferisca il passo del eilato Inveniario recalo dal Pungi- 
Iconi che dice: K più un tellmio die ora fa il Caracri da Bo- 
ìofjnn del valore di scudi iOO, iiietleiidonii in dubbio il sa- 
pere che il (|uadro non fu commesso al pittore dalla Confra- 
lernita, ma hemA regalato alla stessa. Lo Scannelli (1) descrìve 
ed esalta questo e 1* altro quadro collocati in S. Rocco éd 
osserva, « che sebbene gli altri quadri di Annibale siano di 
bdlezza e perfettione straordinaria, sono in latti però queste 
due operationì il fiore de' più ésquisiti dipinti, c* habbia mai 
dimostrato il medesimo Annibale » . Anche il Bellori ne discorre 
con espressioni di grandissima lode. Fu qocst' opera copiata 
da Flaminio Torri, e da Guido Reni in un piccol rame nel 
1610 (i), il quale ne eseguì ancora V intaglio ad acquaforte, 
bencliè si lep:}j;a sodo la stampa: Annibal Caraeei inv. et sciti- 
psit (5). Fu parinienlc inla;;liala da Bernardino Curii e da 
Giuseppe Caiucrala. Il (juadro fu ^ia nella (ìalleria estense; 
ora è in Dresda. - Nella sacrestia di S. Prospero era pur di 
sua mano un (h'isto morto ifi tela che il Malvasia antepone 
a {|Ucllo cir e<ili fece ])ct la chiesa dei (Cappuccini in Parma, 
ascrivendo (ale superiorità all' aiuto che in (piella gli prestò ' 
il cugino Lodovico. Questo quadro di cui non fa menzione il 
Gherardi nella sua Descrizione, fu tra i cento quadri venduti 
dal Duca Francesco IH all' Elettore dì Sassonia. Fa copiato e 
inciso air acqua forte da Olivier Dauphin e da Paolo Troger, 
e nuovamente inciso dal Keyl nella collezione di stampe dai 
dipinti della Galleria di Dr^a. • Ma più che ad ogni altro, 
diedersi Infinite lodi al quadro da lui condotto di commissione 
del Collegio de' Notari per la loro Cappella nel Duomo di Reg- 
gio, nel quale si vedevano la B. V. in gloria con Ire evanj^c- 
listi fra le nubi, e al basso S. Luca e S.' Catterina (4). Rac- 
conta il Malvasia che Annibale non fu troppo soddisfatto del 

(I) .Vicrurrjsiitn p. 51!). 

(i) Cna rupia dì dello clipinto asspfitjula a Guido, grande di 5 palmi sliiiiata lire 
3600, è nulaUi in un caUilogo di quadri delia casa Zanclitui di Bologna dell' unno 175.'>. 
( Gualandi Memorie di beth orli S. II. U ). 

(S) Cori Gtnddiini KTotitie Storiche tkgF InlasUalcri, Siena 1808 ///. 120. 

(i) U Sgurn delli nnta Catterina copiata da Lucio Maaaari « spedita a Roma* fu 
colà Hlneenin c Irasfonnata dallo alcuno Annibale in una santa Margherita c posta 
nrlla elliesa di v:,nta Caltcrina de' Funari in detta diti. Questo quadro fu inciso da 
ttoniclio Bloentacrl. 



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coniprnso a('( ordaiogli por quest'opera (I) « e soleva egli poi 
dolersi aver ben servito i Hepgiaiii, ma esser stalo da essi 
Irallalo molto male; meritarselo però, avendoli ei slesso, quando 
passavasene in (juesla Città e IVrmavasi per far (|uallrini, da 
poter poi trasferirsi a Parma ad istudiar il Correggio, avvez- 
zati a pagar troppo poca ciò che vi piugea » . Questo quadro 
fu poi collocalo l'anno 1640 a mezzo il coro < dove, scrive* 
il BeDorì, hoggi sta esposto all' ammiratioiie, et alle lodi di 
ehiaoqoe vago delle più rare opere del pennello si eonduoe 
in Lombardia ». Il 6 aprile 1786 fu trasportato nella Gallerìa 
estense e dieci anni dopo in Francia dove è rìmasfo, ammi- 
randosi oggi colà nel museo del Louvre (2). Dissi già delle 
lodi prodigate a questo dipinto delle quali darò un breve 
saggio quasi per documento; Imperocché gli eccessivi elogi 
donati dagli scrittori del secento ai Carracci, diflicìlmente si 
confermano in questi tempi in cui il credito di quei pittori 
e specialmente di Annibale è scemato d' assai. L' Azzari (5) la 
dice « opera la migliore a giudilio di tutti gì' inlendenli clic 
mai useisse dalla dotta mano d' AnnibaI Caraeei ». E 1' Ollo- 
nelli (i). « La tavola di S. I.uea nel Duomo di Reggio e molte 
altre non gli banno eoneilialo minor ripulalionc ebe la eelebre 
Galleria del Palazzo Farncsiano in Roma ». Finalmente il Co- 
chìn (5) : Ce tableau est admirable pour la beauté du dessein, 
h dea» ehoix de$ aUUudes et la bkle manière de draper; il 
est mime d^me itèS'botme eoiUeur: & est, un tnoreeau d^une 
grande beauté mais fort noirei et trés - mal en jour » . • Resta 
a dire ancora di nn' altra opera di Annibale, cioè di una fi- 
gura di giovane ignudo con asta in mano sìmboleggiante 1* 0- 
nore, da esso fotta ad Asdrubale Bombaci gentiluomo letterato 
reggiano, e da questo donata al Cardinal d' Este (6). Questo 
quadro trovò luogo nella Galleria Estense, poi in quella di 

(1) Rota fl MabiBiini { Uteeriti'on» dttb pftMr» «eeTdi Beggh ) di* cgH «bbe MO 

Modi. 

(2) Il Villot nella IVotice des Tablemix du Mutée Impérial du tornare porta 
1' iscrizione clic si legge in dello quadro clic ò la seguente: AfiKlBAL CARACTIVS. 
F. 1. D. XCH. 

CompmàS» àM» kktiurk di Btggia, 
(i) Trattato della PUtmn • Seoltmxt, «raiM Bmtarii I6S4. 
(K) Opera ritata I. 73. 

(6) Creaccnsi Corona delta A'obiUà «f Italia. Bologna nbaUnU 1642. T. //. Cofi. 
///. p. 3i9. 

9 



190 

Dresda c fu iatagUaU) dal Jardioier nella Collezione di stampe 

sopra citala. 

In Modena eziandio erano assai opere di Annibale delle 
quali ben poche oggi rimangono. È cerio eh' egli condusse 
parecchi lavori pél Duca Cesare, ma non mi è noto alcun 
docmnento che c'istruisca deUa datile delle altre circostanze 
•utili a sapersi di detti lavori. L* unica notizia sincrona la tro- 
viamo neUa cronaca Spaecini il di 8 diconbre 1604 là dove 
dice, avere il Duca Cesare invialo in dono al Conte di Fiientes 
Governatore della Lombardia li AH Cesari di mano di Anibaie 
Gavazzi Pittar Ecc.'* però sono cavati da Tiziano. Delle opere 
di Annibale clic erano nei Palazzo Ducale danno V avviso lo 
Scannelli, il Malvasia, il Pa}?ani e altri. Lo Scannelli cita al- 
cuni jìacsi, pitture nelle sollìtte e altri quadri. Il Malvasia (I) 
oltre i descritti quadri fatti per Reggio, novera i sejiucnti. La 
Madonna col Bambino in piedi sopra un tavolino e S. (ìio- 
vanni con una rondine in mezze figure di naturale, ora nella 
galleria di Dresda; S. Sebastiano figura al naturale, perduto; 
Ecce Homo con un angelo (2) mezza ligura maggiore del vero, 
ora in Dresda; il famoso rame del Cristo morto con la Ver- 
gine, S. Giovanni, altri Santi e 1* Angelo custode dipinti 
neUa cassa d* ebano che chiude il detto rame, di cui Olivier 
Dauphin fece 1* iiitaglio (3); ritratto del Senatore Come* 
lio Malvasia donato al Duca da Cornelio Malvasia iuniore (i); 
ritratto di un putto, perduto; ritratto del suonatore Masche- 
roni, passato a Dresda. Ai quali poi s'aggiunse un S. Fran- 
cesco in estasi con angioli anch' esso trasportato a Dresda. 
Sono pure menzionati dal Malvasia i quattro famosi sottinnà 
dei r.arraccì che ancora si ammirano in questo Palazzo dopo 
il loro felice ritorno dalla Francia. Di questi di])inti ovali noti 
ancora sotto la denominazione dei quattro elvìnenti, uno e il 
meno pregevole è veramente di Annibale cioè la Venere con 

(I) Felgiiin pilli irr i.'"* edizione p. 339> 

(i) Uove\a dire cuii due augelì. 

(3) 11 Gbenrdi deplora b pwdila di quettft op«ra; ma k» travo nd dialogo 
Zcrbiiii la notiaia di un* altarino da earapapia d* ebano con suoi eiiorCelli dipinti» a»> 

•egnato ad Annibali! rarrarci, la descrizione del (\\u\W rnrrispondo a quella del Mal- 
vasia. Fii I< \ utn (ialb (.allena delle medaglie V aono i7Si d' ordine di Franceaeo Ili, 

né più altro se lu- fvn. 

(4) Qui la iiicinoria tradisce il nostro autore il quale in altro luogo afferma e&sere 
qiiotito quadro del Calrart Vfdi Calvari. 



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131 

Amore e le colombe. L' altro rappresentante un Plutone che 
il Malvasia e lo Scannelli assegnano ad Agostino Garracci, di- 
cesi dal Gherardi a giudizio degV intendenti^ di Annibale. 

Alla enumerazione dei quadri farà seguito quella dei dise- 
gni, incominciandosi da quelli che erano nella Galleria delle 
medaglie. Due paesi a penna in due disegni; ovato d' una 
testa di vecchio a lapis nero; incoronazione di Gesù Cristo 
ad aquarello; paese bislungo a penna; paese con due femmine 
a penna; una storia profana grande ad aquarello; disegno di 
mezze figure; presa di Gesù nell' orlo a chiaroscuro, logora; 
donna con pultino a lapis rosso; diversi puttini nelle nubi a 
lapis rosso; B. Y. col Bambino; Circoncisione di N. S.; Lazzaro 
resuscitato a penna e aquarello; nn carnevale disegno grande 
bislongo in traverso a penna; S. 6io. Battista nndo d' acca- 
demia; B. V. ad aquan^o; ritratto del pittore a lapis nero; 
Giudizio di Paride di chiaro scnro; tre disegni storiati ad 
aqoaréllo e lapis rosso; schizzo probabile del Transito di S. 
Giuseppe; figure e puttino a penna, con fondo e campo a lapis 
fosso; diverse teste e figure a penna logorate; undici disegni 
di teste a penna, a lapis rosso e nero (i). 

Nella Galleria dei quadri: Tonio ij^nudo a sedere di lapis 
rosso; altro simile; Ninfa al fonte idem (i2); Riposo in Egitto 
a penna; Sposalizio della B. V. a penna e aquarello; La For- 
tuna idem; intreccio di verdure con aU)eri a penna (3); Sa- 
maritana al pozzo a penna e acpiarello; paese montuoso con 
due figure; sei disegni di teste a lapis rosso (4). r 

L' aneddoto seguente riportalo dal Malvasia ci dà a cono- 
scere avere Annibale operato in servigio del Duca della Mi- 
randola. « Mandato a prendere dal Duca della Mirandola per 
dipingergli certi freschi, e richiesto fare per mostra certi An* 
geletti attorno ad una Madonna; si, disse, saran questi meloni 
da dare a prova ». Alcuna cosa di Annibale passò dalla Gal- 
leria Curtoni di Verona alla Galleria Pico. 

Nel musco di Monsignor Paolo Goceapani erano le seguenti 
opere di Annibale. Quadri. Angelo che tiene un' asta in mano,. 

(1) Catalogo niss. Zerbini. 

(i) 0 Susanna al bagno ( Padani }. 

(S) Attribailo dal Pac«ni «d Agoitino. » 

(4) Pafui}y Duertskm M yiMidW eer. Dm dtoegnt di un paene, e di un nndo • 
lapis roMO Minuti ad Aunlbale trovanti nella coHcsInne dt disegni anneam dia 
Galleria. 



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132 

copia dal Correggio; Madonna annunciata copia dal medesimo; 
Ritratto (li Sisto Badnlocrliio fatto da Annibale; riirattino d'un 
veecliio in ovato; ritrailo di un ebreo. Vi sì nji^iunsero più 
tardi un' Assunta con vanii anj^eli stiinnia ducatoni 220, e il 
ritratto di un frate stimalo dueatoni 70. Diseijiii. i n ritratto 
di lapis rosso; scena dì conmiedia; due teste, separate; una 
lesta piccola; storia grande in loglio azzurro del Sacrificio del 
Vitello (I); un cappuccino in lapis rosso; testa di vecchio in 
profilo; Romolo, Remo e la lupa. 

Dei quadri e dei disegni di Amiibnle che erano presso i 
Signori di Novellara, trovo soltanto rammemorati due disegni, 
uno di un teatro con i ooinici sulla scena, ì* altro di un Si- 
leno. Tomaso Gazzini con sua lettera del li ottobre 1670 
offre in cofApera al Conte di Novellara una Madonna con 
lo sposalizio di S. Gatterina, quadro di Annibale eh' era de> 
posto in pegno presso i DaNia. 

CarraecI Lodouieo bolognese pillore (n. 15^5 m. 1G19). 
Anche di codesto vab>roso arlelìee sì serI)avniìo e si serbano 
parecchie segnalate opere nelle nostre ciiià. hi Modena nella 
Galleria sono a vedersi due dei (juattro sottinsù nominali dal 
Malvasia, assef^nati a Lodovico, in uno de' quali è la dalatea 
in una conchiglia tirata da due deUìni, neh' altro la Dea Flora 
con un genietto, ambedue inlagliali dal Dauphin; un quadro 
bellissimo rappresentante T Assunzione della Vergine con nu- 
meroso stuolo d'Angeli qua trasportato nel 1785 dalla chiesa 
delle Monache della Madonna, e una bellissima copia della 
retta di Tiziano notata dal Malvasia come esistente presso il 
Tartaglioni di Modena. Erano e più non sono nella predetta 
Galleria, il Martirio dei SS. Pietro e Paolo quadro grande con 
figure minori del vero fatto Tanno 1615 per la chiesa parroc- 
chiale della villa di Semelano nella montagna modenese come 
risulta <laì libri di quella chiesa, e trasferito nella Galleria 
ranno Ì78G; il (piadro del S. Bernardino di cui parlerò più 
sotto; il ritratto di Antonio Carracci passalo a Dresda (2); 
l'Armonia; la Susanna; la Deposizione di croce che oggi è in 
Inghilterra nella Galleria di Lord Egcrlon a Brìdgcwatcr (3); 

(I) Il pillore Balestrieri in una ma lellera al Coecapani attrOiuiiee a questo 
disegno 11 valore di S5 scudi. . 

(1) Altrove Io (!& per opera dello slesso Antonio. 

(S) Waiigoii Kilnslw^rke und KùnXlrr in Ett'/hiinl. lìrrlln \S^7. Anche il Diiltois 
de Saint Gclais ( Descriptivn de$ TtdtkaiM dw Palai» Royal. Pari* 17S7 ) cita uu' opera 



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133 

una Santa Maria Maddalena mozza figura del naturale intagliata 
dal Vah'sio e citala diU Malvasia; una testa d'uomo; alcune 
fijiuro di donne ignudo monto vate dallo Scannelli. - Copiosis- 
sima ora la raccolta dei disegni di Lodovico in questo Palazzo. 
Nella Galleria delle medaglie -erano i seguenti: Martino di S. 
Agnese grande, e una donna a chiaroscuro; La B. V. morta 
schizzo; altro simile con l'Assunta; La morte di Giuseppe; i 
re magi; T Annunziazione; Natività di N. S.; la B. V. che be- 
nedice Gesù Cristo genuflesso; Presentazione della Vergine; tre 
figure in carta bianca; Gena di N. S.; Ascensione di N. S.; 
Vocazione di S. Matteo; S. Pietro martire; Vulcano; Risnrre- 
zìone di G. C; ornato con puttini e nna mezza figara, tutti 
ad aquarello: Concezione a penna e aquarello; il Carnevale 
disegno in traverso bislungo a penna (attribuito anche ad An- 
nibale) e lateralmente due Termini del fioulanger; N. S. nel 
limbo; Visitazione della B. V. pure a penna; Visitazione di S. 
Elisabetta ( logoro Disputa di G. C. tra i dottori; Fuga in 
Egitto; Transito della B. V.; Sposalizio di M. V.; N. S. che 
porta la Croce al Calvario; S. Famiglia e duo altri disegni. - 
Nella Galleria dei quadri noliu\o il Pagani e l' autore della 
Descrizione gli altri che seguono: S. Carlo Borromeo genullesso 
avanti il Croeelisso; i SS. Pietro Paolo e Tomaso; S. Paolo 
con la spada e un libro in mano; Inconuiazione di M. V. 
con vari santi e profeti, a penna c aipiarello; un santo Ve- 
aomro che adora il Bambino nel Presepio; uomo sedente con 
turbante -in capo giudicato Ponzio Pilato a lapis nero; un 
uomo, a lapis rosso; Giove, Giunone, Venere e Nettuno air aqua- 
rello lumeggiato in carta colorata. — < E qui noterò ancora che 
il Tiraboschì (^Bib, Modenete VI, 23 ) annunzia esìstere presso 
D. Antonio Malmusi un bel ritratto a matita di Alberto Balu- 
gola disegnato da Lodovico Carracci. 

. Delle opere da esso fatte e da farsi in Reggio danno qual- 
che lume i duo brani di lettere eh' egli scriveva di Bologna 
a Don l'errante Carlo (1). Scriveva egli nella prima: « Ilo già 
lini lo il quadro della Susanna, e mandato a quel cavalìero di 

del medesimo argomento e del mcdeiimo aatore, o la dice pur questa proveniente 
dalla Gallcito del Duca di Modena. Sarebbe aatnrrilMiino supporre che il qoadro pa»> 
saiM in Inghilterra nella vendita della Galleria del Palisio reale e fosse quello stesso 

oggi posseduto da Lord Egcrton, se non s' incontrasse una dìfllìcollà nella grundeua 
delle figure che il Dubois nota essere piccole e U Waagen grandi al naturale. 
(I) BolUri Leiure piUoriclie I. 279. Ì85. 



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134 

Reggio, cioè il Cavaliere Tito Buosio: se nel ritorno si com- 
piacesse di vederlo, quel Signore lo mostrerà molto cortese- 
nicntc, e spero che sarà per piacerle, essendo cosa che è pia- 
ciuta assai '» (lì- E nella seconda: « Io stava pure aspettando 
che V. S. arrivasse (jna, c per questo non le ho risposto, pen- 
sando che fosse per partirsi; e se questa mia arrivasse in 
tempo della sua partenza, la prego, passando per Reggio, che 
non tratti ne' preghi in aleun modo, né con il Sig. Gavaìiero 
Buosio, né altri presidenti della Santa fmagine di Reggio, e 
de* lavori eh' io potessi pretendere per le lettere scrittemi « 
essendo stato qua uno di cotesti signori, e avendo trattato 
eon lui con pretesto di qualche risposta ai suo arrivo, e non 
ho mai sentito nulla: e io pretendo di non farne motivo al- 
cuno di preghi che non mi manca che fare. La prego dunque 
a favorirmi di non fare pratica alcuna ». Forse queste parole 
sono relative a un quadro eh' egli fece per la chiesa della 
Madonna della Ghiara all' Altare di Casa (lahbi. Questo quadro 
che oggi ancora si vede molto annerito nel detto luo;^o, rap- 
presenta il martirio di S. Giorgio con S. Cattcrina svenuta ed 
altre Cv^vivc (2). 

In Correggio nella Chiesa di S. Giuseppe era un quadro di 
Lodovico segnato neh' antico Inventario della medesima in 
questa maniera. « Pittura del fu Lodovico Carazzi dove si 
rappresenta una Beata Vergine col Bambino in grembo, S. Giu- 
seppe di dietro, due angioli sopra, quattro pastori e un cane, 
un capretto e abbasso due mezze figure. Alto B. 5. Largo B. 
3 y, circa » (3). 

In Carpi era pure un quadro grande in tela di Lodovico 
nella chiesa di S. Bernardino, rappresentante un miracolo del 
detto Santo pel quale la città di Carpi fu preservata da una 
invasione nemica. Ivi nel cingolo di una figura leggevasi Lo- 
doviciis (jimrciìts Don. fec. 4619, ultimo anno della vita di 
lui. Questo quadro citalo dai Malvasia fu ceduto V anno 1661 (4) 

(1) Una Suitunna di Lodovico Carracci trovasi og)ji odia iSaiioìtal Oalltr^éihoih 
in, provodienle dalla Galleria Borghese. 

(9) Al medeaimo fu attrilKiito un quadro figurante S. Giovanni morto esblenle 
nrl secolo scorso nella Sagrestia di S. Domenico, dalla Deaerition$ deU» jntture ài 

Seggio iiiss. di un anonimo del secolo scorso nella Kstenie. 

(3) Piingilconi Miin. litor. di A. Allegri. III. 217. 

(4) La memoria di questa cessione si ritrova uolala nei Diario carpigiano del 
Saliente Alfonso MccioU pittore eocvo sotto il di iS aetlembre di detto anno eon 



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135 

al Duca Alfonso IV per la Galleria, e sostituì ta\n una bella 
copia di un fiiovanni fìnmminj^o (Vangeldri?) che ancor vi 
rimane. Ridonalo alla sua chiesa nel 1675 dalla Duchessa 
Laura passò nuovamente alla Galleria Kslcnse nel 1770, e da 
questa in Francia nel 179() donde non è più ritornalo (1). 

Due documenti ris}»uardanli le traslocazioni da Carpi a 
Modena di questo dipinto furono tratti dall' Archivio della 
Confraternita di S. Bcrnaidiuo da D. Paolo tìuailoli che me 
ne ha dato comunicazione. 11 primo è una supplica degli 
uomini della detta Confraternita alla Duchessa Laura conce- 
pita nd modo seguente: 

Sorma Altezza 

Li Coiifratt'Ili della Compagnia di S. Uernardiiio di Carpi rivcrcnle- 
mcnlc espongono a V. A. S. come negli anni passati il Senno Signor 
Duca Alfonso di g. me. li fece adiniandare mediante il Marchese Testi un 
Quadro, in cui per mano del Carazzi vi ei a dipinto 1' Imagine di d." 
Santo, al qual era stato dedicato, e per non pregiudicar punto alla sua 
bona giustizia, e pietà promise agli oratori una Copia da riporsi nel luogo 
dell' originale, ed inoltre far un oblatione a d." Santo equivalente alla 
Pilura, e propria della di lui magnifìcenza; onde prontamente dagli espo- 
nenti gli fu mandalo il Quadro; ma siccome il medesimo Serrno puntual- 
mente elTetluò la promessa della Copia, cosi la di lui sempre lagrimevole 
morte, che successe, impedi V adempimento dell' oiferta. Supplicano per 
ciò humilmenle a farli grazia di comandare ehc in esecuzione della pia 
mente del Sermo deffonlo sia fallo alla chiesa di d.° Santo queir ohlationc 
che alla di Lei prudenza parrà condecente, che oltre sarà un atto della 
di Lei somma pietà, resteranno anche i supplicanti ohiigati pregare S. D. 
M. per la conservalioue dell' A. Y. S. c del Senno Infante, e di tutta la 
scrma Casa. 

A qnesta sapplicazione rispose la Duchessa facendo resti- 
tuire il quadro alla Confraternita, schivando per tal modo di 

queste parole: // HcrenUitiino Signor Duca Alfomo rrgnnitfe mandò n pifj/inrc il ()iin- 
dro di S. Bernardino, havendogli prometto una copta dello «letto, ed altro regalo 
«neorw da fimi éa mo per la detta GUìMa. Il laeileiimo nota egmlmente P «vÌo 
deHa copia il <n 17 aprile del 166S nel modo aeguente: il Serenietimo detto numdò 
la copia del Quadro di 5. Bernardla», f^tta per ommo di Jlk mie ar Giooaimi Ftam- 
miago. 

(I) Maini soffra un Quadro di Lodovico Ccirnrci ree. in un» raccolta di poesie c 
prose per Mons. Callaai nuovo Vescovo di Carpi. )ludcna Vincenzi ISSO. 



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136 

sborsare il compenso promosso dal defunto Duca Alfonso IV. 
11 secondo documento clic risguarda 1' ultima traslocazionc da 
Carpi alla Galleria Estense del cpiadro del (larracci è la seguente 
lettera dei membri del supremo Consiglio di Economia al 
Governatore di Carpi. 

Illnio S.' ossffio 

Premendo a S. A. S. di ritirare nuovamente il Quadro rappresenlnnle 
S. Ik i riardiiio di mano del famoso Annibale ( sic ) Carazza, esistente in 
codesti» Confraternita, sotto il titolo dello stesso Santo, la quale sin dall' 
anno 10.>8 ( IGGt ) lo rassej^nò al Senno Duca Alfonso 1V°, mediante la 
copia, rlie tuttavia si ritrova presso la stessa Confrateinitu, cui non si sa 
per qua! ragione fu poi anche restituito nel 1G73 lo slesso originale (1), 
si è dt'gnala la medesima A. S. di ordinare al nostro Supremo Consiglio 
d' Economia, che faccia sentire agli Ufliciali della suddetta confraternita il 
particolare gradimento, che incontrerà la loro nuova condiscendenza al 
pronto rilascio dello slesso per collocarlo nuovamcule in questa sua ducale 
Guiieria. 

V. S. lUma pertanto nel partecipare agli Ufliciali snddetti che si fa- 
ranno un merito presso S. A. S., soggiungerà loro, che quali' ora amassero 
di sosiituire nel silo, ov' è appeso il succcnnato Quadro, alcun altro oltre 
la d.* edabre aopia del SanUs >m sarà da Noi fatto somministrare uno 
d* ogoal moie da sostituirsi, e in attenzione deUa rìqposia «he ne aMCD- 
diamo da V. 8* IMa con partieolar stima paasiaDiO a dird 

Di y. S. lUAa 

Modena 10 geima§o 1773 

Afr.tti aervttori 
Poooi / del Consiglio 
B^iHBSi I d'Economia 
Bianchi ' della serìfia D. Camera. 

In Sassuolo nell' aliar maggiore della chiesa dei Cappuccini 
era una bellissima tavola dì Lodovico Carracci menzionata 
dallo Scannelli c dal Harri, della (|iiale non ho altra notizia. 

In iNonantola è attribuito al suddetto un quadro eoo S. 
Carlo e altre Ggure molto deteriorato ehe si conserva in quella 
chiesa abaziale i^l). 

(lì F,a rapionr «"• nrcfimnln più sopra. 

{•Il L" ullaic ornalo del (|iiiidro anzidetto fu eretto a spese del Cardin;dr Aiìlonio 
burberini comiuvndalario di >uuautola parecchi anni dopo ia morie del Lurrucci ( Mou* 
taguaai Sfori* inttmtpMa BnMm 4i & SUbwmv H Ifonmuola |>. 71 ). 



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137 

Alcuni disegni di Lodovico stavano nella Gallerìa di No- 
vellara (1); ma più ernno preziosi quelli nel Museo Coccapani, 
cioè tre ligure su le nubi d' aquarello, un Paradiso, una Ma- 
donna eoi Bambino in campo turchino, un Libro con dodici 
imperatori a penna stimato valere li) dueatonì, e un* altro 
libro con la vita della Madonna slimalo dueatoiii 10. 

Lodovico Carrucci fu maestro del nostro pittore Iacopo 
Cavedone. 

Carraeei. — A questa categoria assegno lutti i quadri 
e i disegni che io trovo annunciati per opera del o dei Gar- 
raccì senn V indìciusioiie a qual di essi appartengano. Modena, 
<ìallerìa delle medaglie. — Disegni^ B. V. e S. Gio. Battista a 
penna; B. V. S. Giuseppe e S. Giovanni; Incoronazione di N. S. 
grande; Assunzione della Vergine, ad aquarello; testa di un 
vecchio in ovato a carbone; tre uomini legati a una colonna; . 
più un diseguo istoriato dì Antonio Carraoci a Inpis nero. 
Museo Coccapani. — Quadri; un ritratto; un S. Giacinto: 
una testa d' una giovane; una lesta d' un giovine. rHsegni; 
Hisurrezionc di Lazzaro ad aquarello; testina piccola di lapis 
rosso e nero. (]arlo Bianconi con sua lettera a (lirolamo Tira- 
boschi ( nella Ksicusc ) del 25 noveuibre 1782, gli raccomanda 
il celebre intendente di pitture Gio. Antonio Aruiano e lo 
prega a fargli vedere i due belli cartoni dei Carracci che ha 
la Casa Coccapani. 

Castelnovo di Garfagnana. Trovasi notato nelle memorie 
del Convento dei cappuccini di quel luogo che il P. Gio. Bat- 
tista d' Este ( Alfonso III ) regalò a quella chiesa da lui fatta 
edificare un quadro del Carraoci rappresentante il Riposo in 
Egitto, il quale fu portato nel 1783 alla Galleria di Modena; 
ma di questo quadro non è menzione nei Cataloghi. 

Novellara, Galleria. - Quadro di una Madonna col Bambino 
e S. Giuseppe. Riporterò più avanti una lettera del pittore 
Bartolomeo Pianori del 22 febbraio 1675 con la quale trasmette 
al Co. di Novellara due schizzi di quadri del Carracci. 

Carriera Giovanna di Chioggia pittrice ( n.... m. 1737 ). 
Vedi Carriera Itomilhn. 

Carriera BCosalba di Cliioggia pittrice (n. 1675 m. 1757 ). 
Il Diario da lei tenuto della vita e delle opere sue, ci dà 
notizia deir invito eh' ella ebbe alla Corte di Modena. « A di 

(I) Dtvolio Mmohe inm. 



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158 

29 {^iiij^no ( 1723 ), leggosi, venne il Rossi a propormi li sei 
ritraili drllc Principesse di .Mo<lena La lacuna che si riscontra 
in quesU» giornale dal 1." luglio al 14 dicembre nel qual 
tempo ella dimorò in Modena insieme colla sorella Giovanna 
egualmente pittrice, è riparata da una lettera scritta di Modena 
ad Angela altra sua sorella il 22 ottobre 1723, nella quale 
dà ragguaglio di se, e della onorata accoglienza. « Benedette , 
scrìve ella, mille volte queste Principesse, ed il Padre loro» 
che mai non pensano se non a farmi piacere, e per questo 
ancora non ci lascieranna partire prima di quello che han 
voglia: Tutto quanto faccio dìeono, va benissimo, ancor megUo 
dell* altra (cioè di Giovanna) e poi: ma Ella lavora troppo: 
non c' è nessuno che faccia più presto di lei * (I). Questo fatto 
è confermato dal Marrini (2) là dove scrive eh' ella ritrasse 
a pastello tutta la famiglia Estense con diverse Dame e Cava- 
lieri; e dal Padre Pier-Callerino Zeno in una lettera seritt-a 
da Venezia il 3 dicembre 1729 al Cav.^' Marmi conservata 
nella Magliabechiana, nella (piale gli dà lungo ragguaglio della 
vita e delle opere di Uosalba Carriera. Questi ritratti di prin- 
cipi estensi si conservano ora nella Galleria di Dresda , nel 
Catalogo della quale trovo segnati quelli di Rinaldo Duca di 
Modena e delle Principesse estensi Anna, Amalia ed Enrichetta. 

CTwMlgrandl Giuseppe bolognese stuccatore (viv. 1778J 
ornò di stucchi e formò i capitelli delle colonne con disegno 
di Giuseppe Bazzani di Reggio, nella chiesa della Pieve Modo- 
lena diocesi di Reggio. 11 medesimo fece pure due port^e di 
scagliola all' aitar maggiore della chiesa di S. Cataldo presso 
Modena. 

Canalini Torelli Lucia bolognese pittrice ( n. 1677 

m. 17C2 ). Il Pagani ( p. <)0 ) registrò due quadri da lei 
operati per la Cap])ella della Congregazione degli scolari atti- 
gua a S. Bartolomeo in Modena, 1' uno rappresentante la Pu- 
riiìcazione di M. V., V altro la Madonna, S. Stanislao e S. Luigi. 
11 Crespi (5) aggiugne eh' ella dipinse due stendardi, 1' uuo 
per Reggio, T altro per Guastalla. 



(I) Diario degli anni I7Ì0 « SI ècriUo da AoMÌ6a Cmriera, Vanesia, Cofetf 
1783. iVoru p. 'ii r OG. 

(i) Hvrie dei rUraUi di celebri Pittori ecc. Firenze, Muveim 1764. T. /V. 243. 
(3) Vite dr* jrimri botopun p, 340, S49. 



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139 

" Casanova Cristoforo ferrarese ingegnere ( n. 1487 
m. 1549 ) essendo al servigio di Ercole II Duca di Ferrara 
fu incaricalo insieme col Pasqualetli e col Terzi dell' ingran- 
dimento e della fortificazione di Modena, opere alle quali fu 
dato incominciamcnlo 1' anno 1536. Dal 1535 al 1549 si trova 
frecjuente menzione di esso nella Cronaca modenese del Lan- 
cillotto che in un luogo lo chiama Distruttore di questa città 
per i danni e le mine d' insigni edilìzii che arrecò alla città 
stessa la mal pensata intrapresa. — Parecchi documenti car- . 
pigiani comuoicatiiiii da D. Paolo Gualtoli ci danno a aapm 
che il Casanova nel 1558 e fon' anche prima teneva 1* affido 
di A(sente ducale sopra le fabbriche camerali in Carpi, nella 
qual città eg^i dimorò di frequente in appresso. Ivi partecipò 
al progetto discusso dal 1938 al 1542 del risanare il detto 
luogo e probabilmente nel 1543 diede il disegno per intro- 
durre in Carpi il Canale dei mulini che allora scorreva al di 
fuori, progetto che fu poi condotto al pieno compimento. — 
11 Lancillotto annunzia la morte del Casanova nella forma 
seguente : 

1549. Zobia ad) 1S Zufjìw. Morì M. Christ.'^ Casa nova 
inzignei'o dig."^" dell' /limo Duca nostro a li 7 del presente in 
Ferrara di male de lasino secondo me ha detto questo d) in 
Modena M. Ant. J/." suo nepote et quale M. Cìiris.'^ era di età 
' d' anni 02 come hi detto el detto suo nepote et homo de belis- 
simo aspetto e da ben e fidelissimo a l' Il Imo Duca et ad altri 
et ben Ms^ ne V arte dell* architettura la eausa de la sua in- 
fimUtà è stata che essendo sopra a la fàbrica de la amp^ 
tùme e fortifieatUme di Modena uno M,^ Terzo Inzignero che 
faceva oqni cosa alla roversa et metteva disperatione in tutH 
U magiari e kmwrenti in retenerge le page a sua utiUtà e a 
danno dM IWho Duca el detto M. Crist.^ non lo poteva tolerare 
tu vedere tanti disordini perchè detto SU'* Terzo dmrdiinava 
ogni cosa e ogni cU erano a le contese inseieme per esser homo 
senza descrittone di modo che tanto se ha posto a pedo che . 
lui è morto e M, Terzo è stato chiamato a Ferrara el se dice 
che più non tornerà in offltio (1). 

Caselli Fra Franeesro .Maria teatino cremonese j)it- 
lore ( viv. 1640 ) dipinse in Modena nella chiesa di S. Vin- 
cenzo che fu già dei Teatini, il quadro di S. Gaetano^ posto 

(t) Tornò a Modena un mese appresso. 



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140 

nel primo altare a destra di chi entra, e due altri quadri con 
S. Pietro e S. Paolo posti latoraliiKMile alla porta nia«i«iore. 
Dipinse pure per la slessa cliiesa due (jiindri oblunghi espri- 
menti il iiìiiriirio dì S. Viuceiizo, i t^uali u^i si veggono nella 
Galleria esieiise. 

Cii$«Hana (1) Glo. Frane<»»f?o genovese pittore ( n. c. 
1611 m. 1600 ) fu il eapo di ()uella famiglia artistica che 
fiori sotto la protezione dei principi Pico. Discepolo in patria 
dello Strozzi andò poseia a Venezia là dove ì meriti snoi non 
furono abiiastanza conoseiuti e pregiati. Su eiò scrìvevagli 
Antonio Lupis (2): « V. S. essendo uno de* primi pennelli che 
colorisce in questa città, 6 condannata daìl* infelicità del suo 

destino a spruzzar più singulti che oy nelle tele E pure 

ella è stata maestra del Langetti; e pure in un tempo in 
Venezia elP era il Caraccio moderno della pittura » . Fu buona 
ventura pel Gassana che il Duca Alessandro II Pico vedute in^ 
Venezia le sue pitture se ne invaghisse di maniera ehe lo 
invitò al suo servigio; ed egli aeecllò di buongrado 1' olTerta, 
e stabilì la sua dimora nella Mirandola dove acquistò cittadi- 
nanza, casa (5) e Icrieni. 

Molto operò egli in servigio del Principe, delle chiese, e 
dei privati. Un S. Ignazio \\cv la chiesa del Gesù e un S. Fran- 
cesco di Paola per la chiesa di S. hocco, sono opere citale 
dal Soprani (4). A lui pure aUribui\asi il quadro di S. Fran- 
cesco Solano che battezza Candace posto nel Coro di S. Fran- 
cesco. Tutti questi dipinU sono periti; e la Mirandobi non 
conserva ora altra opera certa di Gio. Francesco che il S. Gi- 
rolamo che guarda il Crocefisso con. angeli in gloria, reputata 
la migliore eh' ci^i fàcesse (9). Essa è «dquanto patita, ma di 
buonissimo colorito e si conserva nel Duomo di detta città. 
Voglionsi pure di sua mano le ([uattro mezze figure di £van* 
gdìsti che si conservano nel pubblico Archivio, ( se pur non 
sono di Gio. Battista figliuol suo ); le quali invero sono dì 
ben poco pregio. 

(1) Cassarla è nome del villaggio in cui egli nacque e eh' egli assunse per pro> 
prie in sosliluziouc di quellu di sua famiglia ( Suprani ). 

(2) H Corriere. VèneMia Brigna 1680 p. 35S. Quota lellert Al riprodotta <UI Bot- 
tari tra te pittoriche. T. V. 348. 

(3) La casa che Al del Canaoa oggi è dei HahTlsL 

(4) Vile de pili, genovesi ecc. T. IL 17. 

(5) B. Galleria di Firenze Ututlrala. Firenze MoliiU 1817 T. III. 97. 



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14! 

11 Museo Coccapani aveva di lui un quadro di Cristo clie 
si fa conoscere ai discepoli in fractione pnnis. 

La Galleria di Firenie ne conserva il ritratto fatto di sua 

mano. 

La morte di lui portala dai biografi al IGOl deve ritrarsi 
air anno anlcccdrnte. Trovasi infatti negli Annali mirandolesi 
del P. Papotti clie (iian Francesco Cassana mori nella Miran- 
dola il 19 Luglio 1G90. 

(lio. Francesco Cassana fu maestro di Giuseppe Perraccini 
e di Pietro Pallronieri pittori mirandolesi. 

Casean» IVIcolò di GianfIraiMMMieo genovese nato* In 
Venezia pittore ( n. 1659 m. 1715). Non so s'egli dimorasse 
alcun tempo nella Mirandola, in quantochè avendo acquistato 
Ama di uno de' più valenti ritrattisti del suo tempo, occupò 
la vita ne' viaggi e fu lungamente alle corti d' Inghilterra e 
di Toscana. Altro non era di lui in quella città se non il suo 
ritratto fatto da lui medesimo con molta maestria, ora da me 
posseduto per dono gentile del Signor Giacinto Paltrinieri della 
Mirandola al quale io sono pur debitore di alcune notizie dei 
Cassana e di altri artelìci (1). 

CnNNaiia Olo. A^osHno di Gio. Francesco detto /' A- 
bitte (Mssuua genovese pittore ( n. c. 1658 m. 1720 ). An- 
che di lui non è riinasta certa notizia di sua dimora nella 
Mirandola. Racconta il Soprani ( T. 11. 16) che avanti la sua 
andata in Toscana, (iio. Agostino « avea servito la Duchessa 
a Guastalla; e molli furono i ritratti, ch'egli fece a (pici Du- 
ellino ancor fanciullo: perocché bisognava mandarne spesso 
un nuovo alla madre di esso Duellino, come quella che essendo 
assente, voleva ad ogni poco veder la variazione della fiso- 
nomìa del figliuolo ». Non è alcuna opera di lui nella Mi- 
randola. 

In un codice di poesie del Cav. Nicolò Gorradini iuniore 
della Mirandola posseduto dal S.*^ Giacinto Paltrinieri, leggonsi 
due sonetti in lode dì due dipinti di uno dei Cassana. Ed io 
li riporto qui, sebbene non sappia se abbiano riferenza a 
Nicolò 0 ad Agostino. 

V 

(I) IB onore di Ricolò Gaanm fa cooiaUi ima medaglio eoi ritratto di eiao e eoa 
queste parole intorno; NIGOLAYS CASSANA GEKVENSIS PIGTOR. b I. F. NEIOUTGBR 

( Catalogo di quadri ctittenti in casa il Sig. D. Giovmmi ihtL VBONflIf GmiOHIM 4900 
CiUUdiiik di CAMjrjM. \9mzia PvÀete 1780 jiw lOS. 



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142 

I. 

Col pennèllo immortal Cassana im giorno 

D* Amor bainbin delinear Yolea 

Le gentili sembianie; e *l dipingea 

DI mille vezzi e mille grazie adomo: 
Quand' ecco Amor Airioso al Quadro intorno 

Olà gridò: con più robusta ideo 

0 mi dipingi; o pagherà la rea 

Tua destra il fio dell' a me Atto scorno. 
> Rise il Pittor; e a fiur eh' il Nome pago 

Non esitasse di cangiar desio 

Dd bambino Gesù le iM V Immago; 
Min, dicendo, nn eh' è bambino e Dio; 

HiroUo; e assai sorpreso al ?olto vago 

Voglio disse restar bambino anch' io^ 

II. 

Le vittorie Cassana in tela estese 

Del grand' Eugenio aven ; quand' ecco un giorao 

Passeggiando la fama in quel contomo 

Vide il quadro, e le piacque e se lo prese. 
E con quel lìa le mani i vanni slese 

Ove il Dio delle squadre ha il suo soggiorno; 

Ma pria disse a quel prence, io vado adorno, 

Disse, a renderla al Ciel colle tue imprese. 
Te meco chiamerei; ma alla tua frale 

Spoglia il fato negar vuole lai sorte 

Ed a meco venir tarpate hai 1' ale. 
Udilla (juegli; e per seguirla il forte 

Sciolse dal terreo vel V alma immortale, 

Ed in guardia di quel pose la uàorle. 

C!mmnmi Gà^ Bsittfato genovese nato in Venezia pittore 
(n. 1668 m. 1738) fa il terso figlio di Gian Francesco e 
neirarte passò di piccol tratto il mediocre. Vedevansì della 
sua mano nella Mirandolo, nn quadro di S. Anna con S. Gioac- 
chino c la Madonna in S. Francesco, e due quadretti di un 
Cuor di Gesti con due angioli e di un S. Andrea Avellino in 
Duomo. Fu anche autore del quadro di San Barnaba in S, 
Francesco condotto per voto degli abitanti nella contingenza 



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143 

della mina del famoso Torrione avvenuta nel 1714. L'anno 
1727 eseguì pure T ancona dei SS. Giacomo della Marca e 
Francesco Solano per V aitar maggiore dei Duomo. Tutte que- 
ste opere sono perite. Rimane presso di me, il ritrailo di lui 
di sua propria mano favoritomi dal nominalo S/ Paltrinierì, 
che ò. forse tra le mif^liori produzioni di quel ])( lincilo. 

Gli ultimi anni della vita di Gio. Battista trascorsero nella 
miseria e nell' avvilimento. Abbandonala la Mirandola dai suoi 
principi, devastatone il territorio dalle soldatesche forestiere, 
la condiziono defili artisti non poteva esser lieta. Dai registri 
del Monte di Pietà appare come fu ad esso accorilala una 
dote di grazia per Anna sua figlia procreatagli da Giulia Bor- 
gonovi della Mirandola; e dal registri delle Opere di benefi- 
cenza del 1722, s'impara che ad esso venivano elargiti per 
limosina mensile due pesi di Aurina. Finalmente il 29 ottobre 
1738 Gio. Francesco dissana mori d'anni circa 70 nell'Ospe- 
dale di S." Maria Bianca (1). 

Camana suor Glall» VIMorla mìrandolese pittrice 
(viv. 1738). Sebbene ella non dovesse inchiudersi in questa 
serie per essere nata e vissuta nella Mirandola, al pari del 
padre suo Gio. Battista, che se non nacque abitò fin dalla 
fanciullezza quella città; nondimeno io ne sr?;no qui il nome 
perchè si abbiano congiunti lutti gì' individui di quella fami- 
glia di artisti. 11 Soprani e i ripetitori di lui chiamaronla Maria 
Vittoria e la dissero figlia di Gio. Francesco, e moria in Ve- 
nezia nel 1711. Ma il P. Papotli degno di fede per ciò eh* ei 
racconta delle cose del suo paese a lui contemporanee, nel 
segnare la morte di Gio. Battista aggiugne, eh' egli ei'a padre 
di Suor Giulia Vittoria Religiosa di esimie virtù nel Monistero 
di S, Lodovico che procreò dotta Sig** GMia Borgonovi. Non 
fa artista di gran merito, e si occupò al dire dei biografi nd 
dipingere mezze figure di sacre immàgim. 

* CMtellMnoiito (CTonte Carlo 41) torinese ingegnere 
militare (>iv. 1636). Sino dal 1535 il Duca Ercole 11 inco* 
mlnciò a far lavorare per erigere una fortezza dal lato orien- 
tale della Città di Modena tra la Bladonna della Fossa e la 
porta del Castello, la quale doveva essere larga quanto un 
quarto della città stessa. Ma innanzi che si desse principio al 

(I) lOro dei dgfimtL II PapotU (Aimatt mkwtdoM) k» fli morto d*aiiil 7S^I 
SS OUobM. 



144 

murare fu abbandonata l' impresa e prevalse il partito di ri- 
durre tutta la città a essere fortificata. Un secolo apprèsso", il 

Duca Francesco I rijìifjHò il eoncclto del suo anlonato e nel 
1632 fece esimii Ilare ad un liijie;;nere Veneziano i luoghi più 
alti a questo inlendimenlo, ma per allora non si fece altro. 
Quattro anni dojjo, il detto Veneziano, il Co. di Castellamonte 
ed altri andarono a riconoscere il t(MTeno presso la Fossalta 
per giudicare se fosse opportuno a stabilirvi la fortezza che 
servir dovesse di riscontro a quella di Fort' Urbano recente- 
mente inalzata da Urbano Vili sui confini del territorio nio- 
dmese. Ma fu adottato il partito di edificarla nella parte di 
ponente ddla città e incominciata V opera nei primi giorni di 
luglio deiranno 1636 (1). Lo Spaccini dal quale sono date 
queste notizie soggiugne poi il di 5 Agosto dell'anno stesso 
che t7 disegno della Fortezza è falso e bisogna correggerlo, e 
quello eh* è fatto bisogna guastarlo. Disgraziatamente la Gro- 
^naca finisce in questo tempo e ci lascia nel desiderio di co- 
noscere esattamente V autore di questa fortezza, che verosimil- 
mente fu il Conte di Castellamonte. Concorrono a dare sem- 
bianza di vero a (juesto supposto, oltre le cose delle fin qui 
e queste altre parole dello S|)aecini : // P.'' Luif/i scriiw a To- 
rino che (fli fascino il Conte Cario (jistel a Monte sito iuffe- 
gnero; il sapersi ebe la cittadella di Modena fu fatta a somi- 
glianza di ([uclla di Torino opera famosa di Francesco Pacìotto 
d' Urbino (2). 

Fu dun(|ue questa fortezza inalzata in forma di pentagono 
con cinque baloardi denominali del Cardinale, del Principe 
r^icolò, del Principe Cesare, della Breccia e del Duca (5), e 
- salvo le minori proporzioni fu fatta a similitudine della Cit- 
tadella di Torino, corrcggendovisi però il difetto riconosciuto 
in questa della soverchia strettezza nei fianchi. Essa sussiste 
ancora ai di nostri scemata del bastione del Duca nel 1782 
e con alcuni mutamenti introdotti in questi ultimi anni. A chi 
vuol ridere dedico il seguente elogio della fortezza dettato da 
un P. Alessandro da Rìmini (4). « Si consideri quella Fortezza, 

(I) Il Vedriani (Storia di Modena II. 662) anlicipa di un UUM la faaduiOQe 

della fortezza. 

(ì) Non so con qual fondamento il TiralNMclii attribuiacc 1* opera «1 P* Gwrinl* 
{Kb, Mòd. 17. 564). 

(3) Jbdma • Ira epoeht, M 1644 jk 13. 

(4) Nenie Trknfali ni li applausi gloriotti del Ser.nn Frmcnco d'Afe Primo 
Dwa di Mode/M eee, Bologna UonU I6S9 p. 38. 



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145 

o Cìtladclla inespugnabile pur di Modena, eh' egli ( Francesco l ) 
da fondamenli eresse bastevole a perpetuare il suono alle cen- 
luplicate Irouìbe della Fama, nel recinto de' Baloardi sì ben 
inlesi, Bastioni (osi forti, Cortine sì ben difese, Bombarde si 
numerose, e proNisioni tanto adattate, e superiore vedrassi 
all' antica Ecbalani fabricata dalla possanza di Arfaxad He de' 
Medi ». 

n Conte di Castellanionte si adoperò prìnueranieiile neDe 
guerre dd principio del XVII.® secolo e visse fin circa il 1660, 
primo ingegnere, intendente generale delle fortificazioni e luo- 
gotenente generale d' artiglieria in Piemonte. Po anche archi* 
tetto, e in Piemonte riformò molte forteaze e fortificò gl' in- 
grandimenti di Torino a porta Po e a porta Nuova. 

Castello CasteliiM genovese pittore (n. 1 579. m. 1649 ), 
Racconta di lui il Soprani (1) quanto segue « Da una lettera 
poi de'l Sij,'. Alberij?o Cibo Principe di Massa scrìtta V anno 
suddetto (10^5) si scorge, che Castellino gli aveva inviato 
alcuni disegni di sua mano, de' (|uali quel Principe cortese- 
mente lo ringrazia; indi conchiude, che s' ingegnerà d' adde- 
strare la mano in ricopiarli, per mostrarsi degno discepolo di 
si valente maestro. Multe tavole dipinse Castellino d' ordine 
del suddetto Signore; fra le quali assai bella riuscì quella 
dello Spirito Sauto, cbe discende sopra gli Apostoli » . Lo stCi»so 
autore narra di Bernardo Castello altro pittor genovese (n. 
1557 m. 1629) il quale andato a Roma nel 1604 trovò colò 
nel Principe di Massa un validissimo protettore. 

CMili^llMe Olot Benedetio gnàiovese pittore (n. 1616 
m. 1670) fu a dimora in varie città d* Itaha e fra queste in 
Modena a studiare le opere dei grandi maestri (2). Nella col- 
lezione estense di disegni uno ad aquarello ne registra il Pa- 
gani del Castiglione, di un paese con un* idolo, un satiro e 
una baccante. 

Cai^lriollo. Vedi Fufili Jaeopo. 

Catalani Antonio messinese (?) detto il romano, pittore 
( n. 1585 m. iGC6). Da- una lettera di Francesco Saverio l*a- 
gnoni al Conte Alfonso di Novellara scritta di Bologna il 2 
scllcmbre 1060, apparisce clic il Catalani aveva per esso Conte 



(1) Mie dt' jiiUut i ijtHijvvti I. 17j. 

(i) BaMinucci Op. cit. .\ni. 483. ' 

IO 



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i46 

eseguilo la pittura di un Eolo pel prezzo di Ducaloni oltanla 
che non gli erano ancora stati pagati (l). 

CSaìmiI GoslanaH» ferrarese pittore (n. 1602 m. 1665) 
« n Canonico Flaminio Grillenzoni del Finale di Modena pos- 
sedeva varie storie sacre e profane di questa mano > (2). 

* Cmimnm (Clio» Gerardk» dalle) parmigiano pittore 
(viv. 1521, 1528). Dal Lazzarelli (3) abbiamo la -prima noli- 
zia di codesto ignoto artista citta<iino ed abitante in Modena, 
r unica opera del quale fu fino ai nostri giorni assegnata alla 
seuola di Gio. Bellino (4). Raecoglicsi adunque dal Lazzarelli 
che il 10 novembre 1522 con rollio di Gio. Battista Seodobio, 
fu assoluto dai monaci benedettini Franccseo Maria Castelvetro 
della somma di lire 400 di cui era debitore al Monastero di 
S. Pietro, obbligandosi per esso, Giovali Gerardo del fu Antonio 
dalle Catene di Parma cittadino abiiiinte in Modena pittore, di 
fare al Monastero un quadro ossia ancona da altare che rap- 
presenti tre ligure cioè la Madonna, S. Luca e S. Giovanni 
Vangelista, giudicata presuntivamente del valore di lire 200 
(avendosi dal Monastero riavuto In più volte le rimanenti 
lire 200 dal Castelvetro), promettendo eziandio il pittore di 
rilasciare al Monastero a prò dell* anima sua quel maggior 
prezzo che potesse essere attribuito al quadro, e di compensare 
il Monastero stesso se il prezzo dd quadro fosse giudicalo 
minore delle 200 lire. Fece sicurtà a Gio. Gerardo dalle Ca- 
tene, Gio. Bonasia cittadino modenese e fabcr /tpnoriiM (5). 
Questo quadro ebe, come si disse, in fm qui assegnato alla 
scuola di Gio. Bellino si vede ora alla sesta Cappella a destra 
nella Cbiesa di S. Pietro e rni)presenta la Madonna col Bam- 
bino in gloria e al basso S. Luca c S. Giovan Battista in piedi 
ligure intere minori del vero. 11 dipinto pare esser buono per 
quanto V olTuseamento delle tinte e la luce ebe troppo copio- 
samente gli si versa^ da ambedue i lati, permettono di osser- 
varlo. 

(I) Mm. di Noveibrt. 

(S) BwnaUdi Op. cit. II. m. 

(3) Informazione di II' Archivio di S. Pietro P. U. 

(l) Primo a riM-hirc al imìiMIci» il noinc ili c|ut*H(o ai'lista fu C. Maliiuisi nell' 
Annunriii Siorin, Modenene p. Alleile il Pexzaua diede un cenno di lui (Storta di 
Parma T. /». p. XX V). 

(5) E pittore abiMstann buono del quale» come di Unti altri pittori modenesi, 
è pervenuto a noi nn solo dipinto di guato mante|ncico. 



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147 

In due allri rogiti modenesi Irovo pur nominalo il nostro 
artista. In uno (a marzo 1522) ò la soluzione di Lir. 150 
falla a lui c a (]all(M*iiui sua nio;^lie da Salomone ebreo; nell' 
altro (1528) Gio. (u-rardo |)itlon* ^eIlde a Giovanni da Ronco 
un' appezzamento di terra di bioiciie 5 pobto nel territorio dì 
Fiorano al prezzo di lire UG. 

* C^wallari Gio. Antonio bolognese orefice ( viv. 1510, 
1518) abitante in Correggio ebbe in moglie Lodovica Gavas- 
seti dì Novellanu La famiglia di loi stabilitasi i& Correggio 
assunse poscia il cognome Lini o Del Lino (1). 

Cavalli. AndrtMi di Sabbioneta coniatore (viv. 1596) 
esercitava 1' arte saa nella zecca di Guastalla 1* anno 1596 (2). 

* CMere (?) tieonarda pittore ( op. 15 . . ). Nella 

Cronaca mss. di Carpi del Canonico Pozzoji in cui si deseri* 
vono i migliori dipìnti esistenti in quella chiesa dì S. Nicolò 
al tempo dell' autore, vale a dire nel 1 624, leggcsi : Vi è ari' 
Cora la nobilissima, pittura della Afadona all' altare de' Cocca- 
pani, [atta da Leonardo Celere pittore di que' (jiorni ( nel 
tempo cioè della fondazione della cliiesa che avvenne nei 
primi anni del secolo XVI ), ove sono epitaffi d' uomini grandi, 
che si vedranno. Il cognome Celere non è sconosciuto nella 
storia dell' arte come si può vedere nella Enciclopedia del 
Zani ( '/'. VJ. p. i20 ) il quale fra gli altri ricorda un Vido 
Celere pittore vivente nel 1520 e da lui creduto bergamasco (5). 
Non sardlrbe quindi inverosimile che al principio dà secolo XVI 
vivesse anche un pittore denominato Leonardo Celere e che 
questi fosse autore della Madonna ricordata dal Poxzoli. Ma 
questa notizia si trae non già dalla Cronaca originale di cui 
e a lamentare lo smarrimento, ma da una copia di essa com- 
piUita da un' anonimo verso il fine del secolo XVli, interpolata 
e malamente scorretta. Per la qual cosa ci rimane pur sempre 
il dubbio che possa essere corso errore anche colà dove è 
registrato il cognome Celere. 

lUspetlo al tempo in cui fu condotto il detto dipìnto è da 
determinarsi la prima mela del secolo XVI. Nel 1514 Gaspare 
Mariani di Carpi lasciò nel suo lestanicato cento ducali d' oro 

(0 S|Mi^ dell* Archivio di Correggio. 

(S) Afl6 Zeeeìte « «lonefe dei Qmaaga tee, Bologna I78S fk ii. 

(3) Forse il primo a parlare di qoMto pitUnre o minialorc Tu il Morrlli nrllc 
Mnlìzie d' ojift f iti di»rgno per. di nnonìmn ( fìnMsoiin IKOO p. HO, 81^ iii)» U 
(|iialr jiciiKu |>u(ci'$ii'glì assegnare iti |vatrìa Louore terra del Rrrguniosco. 



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148 

alla chiesa di S. Nicolò da erogarsi nella eoslnizione di una 
cappella e alhi ein<|iianla ducati simili da impiegarsi in una 
ancona con la H. V., S. Francesco e S. (iinsoppe. il luUo da 
pagarsi dopo la morie d' Ippoliln mojJilie del icslatore. Morto 
il Mariani nel lìilO, e morta poco appresso la moglie sua, non 
noto in (jual' anno i frali di S. Nicolò soddisfacessero alla 
volontà del Icslatore; ma nel 1546 la cap]ìella da essi fabbri- 
cala fu venduta ai Frali del lerz' ordine di S. Francesco, i 
quali poi nel 155G la ccdellcro ai Goccapani. E sebbene prima 
di quest'anno non si trovi fatto menzione del quadro» è da 
supporre ragionevolmente che questo fosse collocato al Inogo 
suo poco appresso il compimento della cappella. Come abbiamo 
dal Pozzoli, anche nel 1624 vi esisteva la tavola del Celere; 
ma dopo quell' anno non se ne ritrova più memoria, né ri- 
mane indizio per determinare il tempo in cui venne di là 
rimossa, o la sorle cui andò sottoposta (i). 

€el<*«li Andre» veneziano pittore ( n. 1637 m. Ì70G ), 
Vn quadro di S. Cecilia esistente nella chiesa di S. Giovanni 
Evangelista di Reggio nel secolo scorso, è assegnalo a qu(»sto 
pittore dalla citata Dcsctìzìoììc iììsh. delle pi il n re di Heggio. 

Olllnl ll^n%'oiiiito liorenlino scultore c orclice ( n. 1500 
m. 1571 ) lavorò alcuni vaselli d' argento a lacoj)o da Carpi 
chirurgo e nolomisla famoso, ed altre cose al Conte Caleotto 
Pico della Mirandola, del quale V artista nelle mcnìorie della 
sua vita narra un inconlro avuto con esso in Francia nel 
1545. Più ampli ragguagli delle cose sopraddette, si possono 
rin\enire nelle memorie citate a cui io non ho cosa alcuna 
da aggiugnere. 

Cenaorl Ola» BmiÉimim bolognese fonditore ( n. 1550 m. 
1646 ), Da Orazio Censori celebre fonditore del Papa provenne 
quel ramo della famiglia Censori che per invito del Duca 
Cesare pose stanza in Modena, della quale troviamo nominati 
nelle carie modenesi un Gio. Battista, un' Anchise e un Ni- 
cola Aglio di lui. Gio. Raltisla fu fonditore d' artiglieria dei 
Duchi Cesare , Alfonso IV e Francesco I e fu da essi molto 
ado|)erato. Lavorò ancora in Modena d' altre appartenenze 
della sua arte, sieeoine nel ICiO gli ornamenti di bronzo al 
Tabernaeolo di S. Harlolonieo, nel 1G23 la Campana maggiore 
di S. Pìelro, nel 1053 quella di S. Barlolomco ornata di ligure 

(I) iNolixic trasmessemi da D. 1*. Guailoii. 



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• U9 

e di ornamenti; nel 1634 un' altra ai preti del Gesù in Fer- 
rara, e nel 1639 le dae*grandi campane della Torre maggiore, 
oltre quella del pubblico Orologio che poi fu guasta. Egli morì 
in Modena il 12 novembre 1646 d' anni 96 e fn sepolto in 
San Carlo, seguito due anni appresso dalla sua moglie Maria (1). 
Due onorevoli testimonianze della riputazione di G. B. Censori 
ci somministra la cronaca Spaccini nelle seguenti parole. Ì6S5 
2f fiPìirinio. Ciò. fìnttinta Censori lìolofjnose fonditore d' Artefj." à 
domandalo licenzia a S. A. di andare a lìolo(jna peri hi' il 
Card. I.odomm vuol fare accellare ( gcllarc ) una statua di 
bronzo a (Irefforio A'V. Pont. Mar. suo Zio insieme eon altri 
Zetti, e quel /{erji mento varia far fondere Artrff.'^ eìie in mesi 
1^ meteria insieme da 2m. v." non vi à voluto dar vela, vi à 
donalo cento ducatoni, et vi à promesso farlo Capo de' Bom- 
bardieri, che tra l' una et V altra provvjione verrà in v-'' '^«^ 
il meso; al prvm hwm.tmpo wtol aoeeUsfV il Campanone, 
el kora vogdcno condure t Arteg,^ e/è' Ò a/ Finale a Medena» 
E al 5 luglio 1633 lo Spaccini narra come il Censori abbia 
avuto avviso che se vuole andare a Correggio, il Re di Spagna 
lo pigllerà al suo servigio per gettare artiglierie. 

Anohise fu parimente Ducale fonditore d' artiglieria, e fuse 
molti cannoni i quali furono poi fatti rifond(M-(> noi 1708 dal 
Duca Rinaldo. Uno di essi portava il nome dell' arlclice An- 
cliise Censori e 1' anno IfiTiO ("IX Di Nicola non ci è rimasto 
che il nome. L' nric dei fonilcrc creditoria nella famiglia Cen- 
sori si tramandò anclic ai disccndt'nli di Gio. Hatlista c di 
Ancliisc, già divenuii per nascita c |)cr domicilio modenesi. 
E sulla caini)ana d<M!a rocca di Vignola fusa nel i6851eggesi: 
Aloìjsius de i'.eusorihus .Mudnensis feeit. 

O^are pittore ( viv. 1535 ). In una lettera di un Pom- 
peo Bucio scritta di Mantova nell' anno 1555 al Conte Giulio 
Gonzaga di Novellara trovansi i due seguenti paragrafi che 
risguardano alcune cose operate da un Cesare pittore pel Conte 
Giulio suddetto. 

De li Disegni d' Orfeo me dise eh' io il mandase a V. S, 
$e gH piacerà o questo o il primo, e poi lui saperà quel che 
domandare del primo a farlo si pieoh comò li altri eec, 

(i) Neerolo^o pubMieo. ' 

(I) Gomdi Donoiico. CemUtmkmi fofwti la IV-oporsmw cM v^or deU» Pol- 
veri dm fiioeo «e. Modtna* SéfAHu 1706. 



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ISO • 

Cesar dice eh' el dmgno eh' à mandato a V. S. non è 
niente a quel che farà e che da vero à detto tanto poco che 
erede che non se erede poter salvare e che torta poco nuuìcho a 
lavorar in Mantua eco, (1). 

Mi pare non inverosimile che codesto Cesare sia il mede- 
simo che Cesare Pedemonte o da Pedemonte pittore originario 
piemontese domiciliato in Mantova e scolaro di Giulio Romano, 
morto il i febbraio 1501 di novant' anni (!2^. 

C^^fiarl €«Ìnf44*ppc detto iV (.avaliev d Arpino, di Ar- 
pino pittore ( n. l.'iGH ni. 1640) esegni intorno il 1605 il 
qnadro della Visitazione di M. V. tuttora esistente nella Cap- 
pella Toschi del Dnonio di Reggio. Erano di lui (jnaltro dise- 
gni ad ajpiarello nella (Jalleria estense: M. V. Annunziata dall' 
Angelo; Il Padre Eterno con Adamo ed Eva; David che recide 
il capo a Golia; la Cena di N. S. , e un disegno a lapis rosso 
di una Sibilla. Altri due disegni erano nel Museo Coccapani, 
e nella Galleria di Novellara si conservava un dipinto del me- 
desimo rappresentante due santi eremiti con S. Pietro, S. Paolo 
e S. Antonio da Padova. 

Cciiiariano Cesare milanese architetto ( n. e. 1485 m. 
C. 1542) nei suoi commenti a Vitruvio (5) introdusse le os- 
servazioni da esso fatte nei suoi viaggi per V Italia nei primi 
anni del secolo XVI, Ivi si trovano notizie dei portici di Mo- 
dena ( C. XXI); della nuova porla aperta in Correggio da quei 
Signori Nicolò e Borso (ivi); dei castelli di Uubicra e di Heg- 
gio (C. XXII), e delle Conche sul Naviglio alla Bastia mode- 
nese (C. CXXXVIII). 

0«l Rfftrtolomeo bolognese pittore (n. 1556 ni. 1629). 
Da alcune note di sua mano riportale dal Malvasia (4), s'im- 
para che il Cesi fece nel 1604 due quadri di S. Agostino e 
di S. Maria Maddalena per la chiesa dei Canonici di San Sal- 
vatore nella Mirandola (5), e nei 1605 una tavola per la Com- 
pagnia dello Spirito Santo in Sassuolo. Al medesimo erano 
attribuiti dal Pagani un Quadro di S. Teresa con un Angelo 

(I) Mss. di Novpllara. 

(li) C.uddè MruKirir hiniji ti fìrìie dei PUtiìri, Scultori, Arrfiilrtti Mnniovnni, Mantova, 
A'egrfiti 1838 p. iH. Arco Airinlor/in Mantovano nelle Mrmoiic (lei (iiiiilandi ///. 25. 
(3) Vitruvio col Commento dtt Cesariano. Como per Gottardo dtl l'onte 15il. 
(i) FeUbf t, S48. 

(S) Questi due dipinti aono roouionaU dal DesdM nd tao Ifomttm Vagagg 
éeUtik. ifwi UH. /. 88. 



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m 

in alto di ièrirta nella soppressa chiesa di S. Giacomo in Mo- 
dena, e un disegno a lapis rosso in carta turchina nella Gal- 
leria pucale, rappresentante imo degli Apostoli dipinti dal Cesi 
nella Cappella della Scuola in Bologna. Ci^* altro disegno di 
lui a penna e aquarello con N. S. che dà le chiavi a S. Pietro 
ndla slessa Galleria, è segnato nel Catalogo mss. Zerbini. Tutte 
queste opero sono perdute. 

CmI Carlo di Antrodoco pittore (n. 1626 *m. 1686) 
fece due quadri assai j;randi pel Cardinale Cibo rappresentanti 
la Nsìtività e la Ihirilìcazionc di M. V. e un quadro di una 
Santa Famiglia che fu delle migliori opere di lui. Dipinsegli 
ancora una Stanza in un sua palazzo fuori di Hoina e fu 
sempre prolcllo e favorito dal Cardinale suddetto (1). 

Ceva P. Olo. Carlo servita mantovano (?) incisore 
( vìv. 16..) Vedi BordeiiaiiH. 

Chiarini Marean Ionio bolognese pittore (n. 1652 m. 
1730) fu in Modena nella sua gioventù coli' altro pittore Man- 
nini a operare per occasione di certe feste. Andò poscia a 
Novellara col Burrini nel 1685 e colà dipinse una vasta ca- 
mera a quél principe nella maniera del Mitelli. Ritornò a Mo- 
dena nel 1695 chiamato dal Ducà a lavorare per le solennità 
delle sue nozze (2). G appunto di queir anno è la memoria 
della somma di scudi 145 da paoli 10 oltre una ricognizione 
di altri 18 scudi pagategli per le pitture da esso condotte in 
una camera dell' appartamento della Ducliessa (3). - Fu il Chia- 
rini maestro del Paltroiiieri pittore mirandolese. 

Ci^nani Carlo bolognese pittore ( n. 10:28 m. 1719) 
esegui nel 1080 per la chiesa dell' Annunziata nel Finale di 
commissione della famiglia Pelrini il quadro di S. Pietro (4) 
che tuttora vi si conserva, e per la chiesa di S. Stefano in 
Be^t^io il quadro di detto Santo op(Ma assai va^a, perduta nella 
soppressione della chiesa. Erano pure di esso, tre (juadri nella 
nominata Galleria del dome Tardini; un S. Antonio da Padova, 

(I) PaMoa fU9 àtT pimri tettUùti ed mreUttui modern i . Momu de HMnanU 1730. 

r. //. i66 err. 

(ì) ZanotU Storia dfW Accad. Clemenlina T. I. 

(3) Spogli deir Archivio estense tra i mss. del Tiraboschì. Dall' Olio Preyi del Pa- 
Uuso di Modena p. 78. 

(4) VnunA JRmi. del Finale. Modenm 1778 167. la della dttà 6 im*altr'«|ieni 
del agnelli deè un quadro di S» Filippo Neri nefla eMeia del Roeafio. 



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im* Ecce Homo ed una Erminia (1). Altri ne aveva la Galleria 

di Novellara; c in quella di Modena un S. Giuseppe col Bam- 
bino nelle I)rnccìa, e un S. Francesco in preghiera quadretti 
in tavola (2). Finalmente è a lui attribuito un quadro di S. 
Giuseppe e S. Teresa esistente nella chiesa del Cannine in 
Modena, che io tengo sìa opera del Cignaroii. Vedi Ci^naroli 
ti. licitino. 

darlo Cignani fu nìaeslro di Carlo Hicci mediocre f)iltor 
modenese, di Bonaventura Lamberti e Girolamo Martinelli pit- 
tori ci\rpiit;iani , di (lirolaino Donnini e del P. Giuseppe Ale- 
manni pittori di Correggio, e di Pellegrino Gorghi pittore di 
Scandiano. 

ClgoMil F«llee di Forlì pittore (n. 1660 hl 1724). Di 
una pittura da lui fatta a Franceaeo Gianotti di Correggio 
discorre il P. Mattia Alamanni in una lettera da Forlì 25 no- 
vembre 1704 al suddetto Giasotti» della quale riporterò quel 
tanto che importa all' argomento. 

Ho esposla la volontà ili V. S. llliTia al S/ Felice Cignaiii quale è 
disposto a fan? quanto desidera et aggiungerà il S. Giuseppe coll'aNernii 
promesso ancora di farla ritoccare al 8.' Carlo suo Padre, e con la ron- 
sitierazione delle presenti turbolenze elie allligono la povera Lombardia ò 
fallo clic non alteri il prezzo prima preteso che sono venti scudi Romani, 
come gli scrissi, rìmellendola poi alla di lei gentilezza di qualche regalo 
del paese; come tarlufola o pure fiaschi di vino per il ritocco del 8/ Carlo 
suo padre, e quando verrà costi farà che sia fornita la suddetta immagino, 
e troverà un Signore di tutto garbo che merita ogni bene, et è quanto' 
mi occorre dirle intorno al di lei negotio. 

Clg^naroli Dioniiro veronese scultore (n. 1718 m. 1805) 

è fatto autore dal Pagani delle pessime statue di inaeijj;no col- 
locate nella facciala della chiesa di S. narnal)a in Modena. 

Ci;;^iiaroll Oio. BelHiio veronese pittore ( n. 1700 ni. 
1770 ) fece due assai prej^iale opere per Modena; T ima in S. 
Domenico che mostra S. Tomaso d' Atiiiiiio cui un' Angelo jxu-^e 
la croce; l'altra per le Monache Scalze di S. Teresa rappre- 
sentante S. (ìiuseppe che rinuncia il IJamhino a S. Teresa. La 
prima è ancora al suo luogo, l'altra è probabilmente nella 
chiesa del Carmine, la medesima che nella Guida di Modena 

(i) Zanella Vita tlt! Cignoni ttologna ÌTtì. 
{t) Detcrisiwt ecc. 3." edizione. 



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153 

del Sossai è assegnala a Carlo Cignani. Amenduo qiicsU dipinti 
sono menzionali dal Pagani e dal Bevilaqna (1). Quesl' ullimo 
dà anche conio di un quadro della Coiìccziono di M. V. fallo 
da! Cijiiiaroli ad islanza di Francesco Maria Pico iillimo Duca 
della Mirandola allora dinioranto in Madrid. Aiu lic U(>^gio mo- 
stra un (juadro con un fallo di S. Giorgio delio stesso autore, 
posto lateralmente all' Aliar maggiore della chiesa di dello 
Santo. 

Cima <iiio. Baillsia di Conegliano pittore (op. 1489, 
Ì517) fece ad Alberto Pio signore di Carpi una tavola di un 
Cristo dq>osto di croce con la B. V. tramortita e le Marie a 
lei d'intorno, S. Giovanni Evangelista, S. Francesco, Giuseppe 
d' Arimatea, Nicodemo, S. Bernardino, alcuni cherubini in aito 
e il Monte Calvario nell* indietro. Gota piccola, scrìve il P. 
Malezappi (2), ma ianto vaga, et da pochi conosciuta, che da 
chi è dell' arte la può equipararei alle pitture di lìnffadlo 
d' Urbino et Michelangelo Buonarroti famosi tra tutti gli altri 
de' tempi moderni, et questa pittura Alberto Pio Principe di 
dar pi la tmm in Roma un tempo h^a le cose sue più care (3). 
11 Pozzoli (4) aggiugne che in questa tavola collocata nella 
chiesa di S. INicolò di Carpi nella Cajìpella del Si;;iu)r Knca 
Pio, riscontravasi il ritrailo del committente Alberto Pio nella 
faccia di uno dei Santi. La descrizione di questo dipinto cor- 
risponde perfettamente al magnilico (|ua(lro dello slesso autore 
che si conserva nella pinacoteca estense; il quale, sebbene 
non menzionato nei cataloghi delle pitture estensi, è nondi- 
meno da riputarsi con molta verosimiglianza il medesimo ohe ' 
esisteva nelP anno 1624 nella ehiesa di S. Nicolò di Carpi. 

* doMhi FrMMfleo di Viadana pittore (op. 1737 > 
Invitato a Carpi dai PP. Serviti dipinse per la loro chiesa delle 
Grazie sei tele di forma ovale per ciascuna delle quali rice- 
vette in compenso 30 fìlippr, e due quadri di forma rettan- 
' gelare pe^ la chiesa della Confraternita di S. Rocco, nei quali 
^ si rappresentavano la Nascita e la Risurrezione di Gesù Cristo. 



(I) Memorie della vita tU G. B. Uijnarolu Verona Moinni 1777 p. 77. 
(S) OommA* mm. èri CM«mK «iti jWiioH Oiwroaiill iMIti Pfwkneia ài Bologna 
in Zmi Biteiehptdim MélaéiMt 17. 8S4. 

(3) Alberto Pio ebbe stabile sogporno in Roma due volle; la primo dal ISIS al 

ISSI, la seconda dal 1523 ai nS7. 
(ij Cronaca di Cur^i. 



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Il Ciocchi operava in Carpi tìoH' anno 1737. Soppresso il Con- 
vento dei servili nel 176H, i (jiiadri del Ciocchi furono traspor- 
tati a Modena e quattro (h essi colhìcali in (jucsla chiesa di 
S. Rarloh)nieo donde nell' anno scorso furono novenaniente 
restiuiiti alhi chiesa delle (Irazie. Essi rappresentano la B. V. 
dclit] Grazie, V Angelo custode, S. Filippo Henizzi e S. Pelle- 
grino Laziosi. Degli altri due non si conosce la sorte. Nella 
medesima chiesa sono pure a vedersi i due quadri della (Con- 
fraternita di S. Rocco, trasportativi neir anno 1771 (1). È sin- 
^olar cosa che codesto pittore abbastanza ragionevole per 
quanto si poò giudicare dalle opere sue, sia rimasto flnquì 
sconosciuto. 

CloeehI eio» MmHm florentino pittore ( n. 1658 m. 
1725 ) fu in Bologna e in Modena a copiare i dipinti degli 
ottimi maestri (2). 

Cloll Valerio fiorentino scultore ( n. c. Io50 m. !G02 ). 
Una lettera di Ciiorgio Vasari pubblicata dal Gualandi (3) ci dà 
a sapere che nel 1505 il Cioli stava per andare a Carrara a 
levar marmi. Ejili poi vi ritornò per lo stesso fine nel (iV 

Clttadellii bIìah IvOiiibardi Alfoni^o ferrarese scultore 
( n. . . m. 1337 ) era nel 1530 in Carrara come apparisce da 
un'alto ivi rogalo il Itì febbraio di quell'anno pel quale 
Policrelo Pelliccia carrarese alloga il figlio Andrea con Alfonso 
di Nicolò Cilladella da Lucca (5) scultore abitante in Bologna. 
Di nuovo era in Carrara nel settembre del 1535 (6). La terza 
ed ultima volta ri fu dopo la morte di Cleaiente Vii aceadnta 
nel 1534, a prowieder marmi pel sepolcro dì detto Ponteflce (7). 
Narra il Vasari cbe. Alfonso scolpisse una betUssima testa di 
marmo di un Carlo V Imperatore, la quale è oggi in Carrara, 



(1) Notizie favoritemi da D. V. Gaaitoli. 

(2) Marrini Serie di ritnuU di eeUkri piUorì «ee, Piremse M^itekf 1764 7. I* 

P. II. XU. 

(S) Mrinoiir (iriqiunii di hrllc nrli S. IH. 138. 

(i) Riiltliiiiirci Au{i;<£ dei ftrofeitsurt del disegno. Milano. T. IX. 499. 

' (5) Du <|(i« sto « da altri dacimeDti ialért il Prediasi ( Ragìontmmt» Atform oii 
Mfàmo CUiadetta. ÉMeca 1834 ) cbe il Cittadella Ibiae laoebeae; na aeii nuacaao 
buone ragioni ai ferraresi per riputario dei loroi. Forse fu orionda da Loeea e mIìv» 

dì Ferrara. 

i<Vi (iave O/). citata II. Ì50 e Hi. 
^7) Vasari. 



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m 

dove fu mandata dal Cardinale Cibo che la cavò alla morte 
del Oiicn Alessandro dalla guardaroba di quel Signore. 

Cittadini Pier Franr<M«eo milanese pittore ( n. e. 1616 
m. 1081 ) dipinse nella fialleria delta di Bacco nel Ducnl pa- 
lazzo di Sassuolo gli uccelli, i lìori e i frulli con tanta va- 
ghezza (pianta si poicvn attendere da lui maestro in somi- 
gliante arlilìcio. Più ([uadri dipinse al Conte di Novellara (I). 
ISello spoglio già citalo dell' Archivio novcllarese è una lettera 
dì (lollifredo Accarisio al Conte suddetto dei 5 gennajo ttìOO 
nella quale è inclusa una ricevuta di Pier lYanccsco (liltadini 
di Lire 800 a buon conto di duo quadri condotti ^H^r sua 
Eccellenfii. In altra lettera da Bologna, 17 ottobre 1661, il me- 
desimo Cittadini dà ad intendere al Conte aver egli conse- 
gnato i quadri al Galuppi e ali* Acearisi ed essere rimasto 
debitore di 94 dncatoni d' argento, e questi tono per compire 
ii numero di 2S9 dwa§oni re$to dei Ì50 che io ammzava 
delti iìup primi quadri. Presso la nostra famiglia sono due 
magnifici quadri rappresentanti due stagioni con vaghisaimi 
ornamenti di fìori, i quali accompagnati ad altri due si con- 
servarono infino al termine del secolo scorso nella casa l^gnant 
di Bologna. Di questi quadri scrisse in tal forma il Crespi 
( Op. cit. p. i?7 ) « Presso i signori Conti Legnani sono le 
* quattro stagioni da lui dipinte con ghirlande di fiori e frulli 
secondo le stagioni, che sono sempre stale stimate per delle 
più singolari operazioni, e non si e^^pongono al pubblico, che 
non riscuotino V universale ammirazione » . 

Ci vitali Matteo lucchese scultore ( n. 1455 ni. 1501 ). 
Da un' atto del 3 aprile 1498 rilevasi eh' egli in quel tempo 
abitava in Carrara (3). 

Oivitell Nicolo lucchese scultore ( n« • • • m. e. 
Per un'atto del 13 genuino 1511 stipulato, lui presente, in 
Carrara il Clvitali fu eletto ad operare dì sua arte nel Duomo 
di Pietrasanta (3). 

Clvitali Tlneenao lucchese architetto e scultore ( n. 
1523 m. 1597 ) era in Carrara V anno 1556 come da un'atto 
menzionato dal Fredianì (4). Più tardi, se creder devesi air 

(I) (Quattro quadri con lo quattro stagioni del Cittadini sliiuati dobbic 3G0 Lro- 
Timi MgnaU ttell* Inventario delle pilUire deOa *G»llerte di NovcHaM. 

(S) Fradiani Bagiommentù §toHeo Aifonw ad Àlfinn GMmMIo. 41. 
(Vj Predian! L. e. 
(4) L. c. II. 44. 



156 

autore delle Memorie delle arti, e degli artisti luccliesi (1), 
fu al servìgio di Alfonso l! Duca di Ferrara, il quale lo con- 
dusse con se alla guerra d' Uuj^licria nel 1 5(ìG. Ritornalo poscia 
in Italia coniniisc{;li il Duea 1' editìcazione di un forte nella 
Garfagnana, elio poi fu dello Monialfonso. Se non che il Civi- 
lali conosciute le verlonze insoiie a cagione di quesUi fortezza 
fra il Duca e il Governo della sua palria, stimò conveniente 
cosa ritirarsi dal servigio dc^l Duca predetto. 

A questo racconto, soggiungerò due osservazioni che ne 
scemeranno i motivi di credibilità. In primo luogo non appa- 
risce da nessun documento che il Givitali fosse al servigio di 
Alfonso II ndla qualità d' Ingegnere ordinario, e se pur vi 
fu, non potè essere che in via straordinaria e temporanea. 
Osserverò in secondo luogo parermi strana ed inverosimil 
cosa, che il Duca affidasse ad un lucchese V incaiiico di elevare 
una fortezza destinata a fronteggiare e ad osteggiare, ove il 
bisogno r avesse richiesto, i lucchesi. E già, come si è detto 
altra volta, il disegno di detui fortezza fu dato dal Fasi di 
Carpi, il quale ne diresse la costruzione sotto la soprawe^ 
glianza di Cornelio Ben ti voglio. 

Ciariei Gio. BatUf^ta urbinate ingegner militai*e ( op. 
1598 viv. 1010). Vedi IlaHaro. 

* CiciiieiiMon Frane<'M4M» romano pittore ( viv. 1791 ). 
Trovasi notizia nella cronaca Paccliioni come codeslo pittore 
di scuola //i{//ese (sic) era in Modena nell' anno 171U ed aveva 
ottenuto dal Duca il permesso di copiare la Decollazione di 
S. Giovanni Ballista del Guercino, la Presentazione al Tempio 
di Guido Reni e lo Sposalizio di M. Y. Le quali operaaioDÌ 
egli condusse assai lodevolmente di commissione di Milord 
Hervey Vescovo di Bristol. È opera del medesimo artista il 
bel ritratto di Nonsignor Francesco Maria d' Este Vescovo di 
Reggio che già era nella casa Olivari in Modena e si conserva 
presentemente dal Conte Pulcini. 

Cleriel Old. Leonardo parmigiano pittore ( viv. 100:2 ) 
dipinse le scene del Dramma L' Ingresso alla giorni fù (fi 
ClatKÌio Nerone del Neri rappresentato in Modena nel Teairo 
Fonlanelli 1' anno 1G92. Per 1' opera di Ire scene lunghe e di 
due corte, e per ristauro di altre scene riscosse cinquanta 

(1) Memorie c documenti per eervire atta Moria del Duealo di Lueca. M Berlini 
I8S9. 7. ViU, p. 



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i57 

doppie d' Italia (1). Dipinse ancora le scene deir Oreste in 
Sparffi Dramma musicale rappresentato nel Teatro di Reggio 
r anno [{j\)7. 

C«M*4*apaiiÌ Ciiiovaniii tìorentino pittore ( n. tr)8!2 m. 
lGi9 ) fu carpij;iano d'origine e di famiglia, schlnae vera- 
mente nato in Firenze. Dal Baldinucci che ne scrìsse la vita (2) 
8* impara che il Goecapani fece nel 1626 un viaggio ndle 
parti di Lombardia, e clic in Modena fu molto onorato dal 
Duca Alfonso III (3). B Paolo Coocapanì Vescovo di Reggio « 
che fu quel grande amatore e collettore di pitture che il 
lettore già conosce, facevagli continue istanze di condursi a 
Reggio: « che però fino a due volte in questi medesimi tempi 
gli era convenuto andarlo a trovare in quella città » ( ivi 
p. 414 ). 11 Tiraboschi (4) dà alcune notizie di Giovanni e 
fra queste cita un mss. di lui col titolo di Considerazioni 
sopra il modo dì fahrlrarr /a Fortezza reale di eiiKiar lati, 
confortile al ìttifjlior uso et reffole più moderne descritte da 
Giovanni (.occapani. il (inai niss. era posseduto insieme con 
una assai copiosa serie di disegni di fortezze, di lortilicazioni, 
di nuRcliine e di nialeuiatica dello stesso autore dall' Avv. 
Luslachio Cubassi di Carpi. 

Coec*a|>aai ^i^iHiiionilo liorentino pittore e architetto 
• (n. 1583 m. 1642). Lìi quadro di questo autore fiorentino 
di nascita e carpigiàno di origine, rappresentante S. Iiiovanni 
Ballista nel deserto era già ndia Cappàla Coccapani in S. Ago- 
stino di Carpi f donde fu levato nd 1771 dal Signor Luigi 
Coccapani di detta citià, ed è ora a lamentarsi perduto. L* av- 
vocato Eustachio Cabassi nelle sue Memorie degli ArtisH Car- 
pigiani mss. da notizia di alcuni manoscritti e di molti dÌ9&> 
^ni di Sigismondo da lui posseduti dei quali s' ignora la sorte. 
Oltre /' opera del Discrjno accennata dal Tiraboschi nella 
blioteca modenese (11. 49), eranvi ancora le Considerazioni e 
invenzioni fatte da Gismondo Coeeapani Pittore fiorentino di 
nazione Lombarda sopra il luorjo e chiesa di S. Fiorenzo in 
Fiorenza con la pianta di detta chiesa in disegno, libro in 

(I) Articolo del Co. Glo. Francesoo Fmui Monni nel JKeuaggiere di ModeM 

lifttmno nor». 

(i) .\o(i^ir (ìi'i profetiori del disegno A''. 400. 

(5) Mei lGi6 era Duca di Modena Cesare e non Aironso. 

(i) BOtfiotw modenne ff. 40. lY. SS. 



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188 

folio di sei pagine; Ironia pianto falle di sua mano e conlras- 
segnate col suo sigillo d' archi toltura civile, di chiome, dì pa- 
lazzi, di giardini e d' altre fabbriche, e tra queste un disegao 
col titolo: Pia$Ua del regale Tempio éi Seternsiimi di Toscana 
commeiaio dal Sermo Ferdinando I Vanno i607 , tutta fin" 
erostatura per di dentro va fatta di dia^o. inventore V lUmò 
et Eccelmo SigJ^ Don Giovanni Medici. Tie carte che dimo- 
strano, in una la rotta del Lago vecchio col disegno dei danni 
e dei riattamenti da farsi, nelle alire il corso del fiume Amo. 
Varie miscellanee ed abbozzi di fabbriche e disegni di pittura. 
Il medesimo Cabassi ci dà pur notizia di una serie di mobili 
e carte di Sigismondo trasportate da Firenze a Carpi per oc- 
casione dell' eredità fatta dai Coccapani di questa città; e sono, 
il quadro di S. Gio. Ballista sopra citalo; un ritratto di Sigi- 
smondo Coccapani seniore del Bronzino; 5G disegni di pittura; 
9 dimostrazioni niatematiclie; 5251 disej;ni di arcliitetlura ci- 
vile; 125 disegni di forlilicazione; 51 pensieri in penna, e un 
libro mss. di forlilicazione, forse il medesimo che pervenne 
poscia nelle mani del Cid)assi con parte dei sovraesposti disegni. 

Un ritratto di Sigismondo Coccapani cavato da quello che 
dipinse egli stesso nel 36.^ anno di sua vita fu inciso da Ber> 
nardino €urti reggiano. Questa ed altre notizie di Sigismondo 
in appendice alle cose dette dal Baldinucci nella vita di esso, . ■ 
si possono vedere nella Biblioteca modenese del Tiraboschi 
(11. 49. VI. 88). 

Sigismondo Coccapani non dimenticò mai di essere oriondo 
da Carpi e perciò nel suo testamento fatto in Firenze ai 25 
di giugno del IGiO ingiunse al noterò di scrivere; Volms D. 
Siyismundtis de doccapanis Pictor et Architectus Gvis Floren- 
tinus, lìfifus riorcntiac in Populo S. LaurrniH, in domo sita 
in Via Sanfjali, fUimqve (jiiondaììì HeifXiìi , Joannis, ISicolai, 
Troia, Mcolai, .hnoìtiini, Gamlulphini , Jaromini , qui sunipsit 
coynoììien de Loccupanis post annuìn 1999 eum nnfea co(pw- 
minaretnr de Marttnis, oriundi omnes a Carpo eivilule Domimi 
Serenissimi Ducis j}/utinue ecc. 

C'm'iilii C'urlo ]\ieolò di Parigi intagliatore e scrillorc (n. 
1715 m. 171)0). Nel suo Voyaye d' Italie {Parts Jomberti758) 
diede un lungo ragguaglio delle principali opere d' arte da esso 
vedute ed esaminate in Modena e in Reggio. 

* €o4<if^o {V. FraneeMo d») Minore osservante (al 
secolo Angelo ZucrottI) pittore (n. 14 marzo 1800 m. 18 . 



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i5y 

sellcmbrc 1843). Mentre era studente nel convento del suo 
ordine in Reggio ebbe i principii del disegno dal professore" 
Prospero Minghetti, poi recatosi a Roma intorno il 1852 colà 
sì perfezionò nel magistero dell' arte. Fu incaricato di restau- 
rare lé pillare della Basiiiea di S. Maria dc^ll Angeli, opera- 
zione da esso lodevolmente eompita; passò poscia a Foligno 
a restaurare la chiesa dell* Oratorio; ma poco dopo aver posto 
mano al lavoro fini Improvvisamente la vita. 

. Alcune sue opere giovanili conservansi in questi conventi 
dell' Ordine dei Minori Osservanti. In Reggio nel refettorio del 
Convento un panneggiamento con Angioli; un'altro consimile 
nella chiesa di Sassuolo; una Ckmcezione di mezza figure e 
un' altro quadretto in Carpi; due quadri in Modena presso il 
fu S/ Francesco Ferrari. Sono similmente di lui nel Convento 
di Benf^io parecchi disegni e un quadretto in olio eoi ritratti 
di Mons. Fra Bernardino Panzacchi Vescovo di Terracina c del 
P. Gio. Battista Rignani di Arceto segretario del Panzacchi; 
opera eseguita in Roma (1). 

* Cofi^rano Claudio parmigiano ingegnere ( viv. 1 G05 ). 
In occasione delle ostilità insorte in Garfagnana tra lucchesi 
e modenesi l'anno 1G03, full Cogorano spedito dal Granduca 
di Tosoana ai servigi del quale aUore trovavasi, al Marchese 
Ippolito Bentiyoglio comandante le milizie modenesi in quella 
provincia per prestargli 1' opera sua. Egli si adoperò colà assai 
in materia di fortificazioni in unione a Paolo carpigmno 
e ingegnere ducale {T). 

Coli GiovMiii lucchese pittore (n. 1636 m. 1681) « Il 
Duca di Modena dopo aver veduto parecchie volte lavorare 
i due professori lucchesi (3), ne fece richiesta per dipinger 
dye stanze in un suo nuovo palazzo di delizie, esibendo loro 
l'abitazione, la tavola de' suoi Gentiluomini, tutte le spese 
vive della pittura, e scudi venticinque al mese; ma ne fu in 
convenevoli termini ringraziato da essi (4). 

* ColleiBii CeMarv ferrarese ricaniatore (viv. lf)95, 
1622 ) du Ferrara si tramutò in Modena con gli Estendi nel 

(I) Queste nolizie mi furono tra»mcs.sr dal P. Antenlo (fai Cento N. 0. 

(1) Carli Storia di Gnrfnqnnna niRs, ncll" Estense. 

(3) 11 Coli c Filippo Giiorardi che lavoravano in Venezia. 

(4) Memorie e documenti per nervire aita istoria Ari Ducato di iMeeo» hi Ber- 

thd isas r. im p, iss. 



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\ (>0 

servizio dei quali continuò ad oporarc imvhr vìsse. Lo Spac- 
cini nomina un nllio (Sollevali di nome Maiirelio egualnionlo 
ferrarese e ricanialore. iNel Necrolofi^io modenese al "2^ ìu^Vio 
1600 registrasi la morie di M.** ^ieola Morandi moglie di M. 
Cesare Collevali rieamalore del serenissimo di Modena. 

* Colonib eie \ iiiic*l Aiiloiiio francese pittore ( viv. 
d765 ) probabilmente venuto di Francia al servigio militare 
di Francesco III Duca di Modena, trovandolo qualificalo per 
Capitano. Stabilito il domidlìo in Carpi vi dimorò non pochi 
anni, e nella casa di sua cagione ornò di affreschi le soffitte 
di due stanze, e la facciata ddla 'medesima, opere delle quali 
più non rimane alcuna traccia. Non altro di lui rimane che 
un quadro di Gesù Crocifisso in un* altare della chiesa di 
S. Francesco di quella città. Il Colomb fornì ancora il disegno 
della statua deli' Addolorata di Jacopo Bordenans inciso dal 
P. Ciò. Carlo Ceva come ho avvertito più sopra (1). 

Colonna .4n|^lol lllehele comasco pittore ( n. lOOO 
m. 1087). Per dire eonvenienlemente della dimora e delle 
opere fatte in Modena da (|uesto esimio pittore frescante, io 
non trovo miglior espediente del riprodurre il lungo e diligente 
ragguaglio ehe ne dà il Crespi (2) aggiugnendovi quelle anno- 
tazioni elle da altre fonti raecolte serviranno ad emendare e. 
a perfezionare il ragguaglio precitato. Scrive dunque il (ìrespi, 
che cessato ogni timore di contagio (5), « fu il Colonna con- 
dotto a Modena dal Curii (4) per dipingervi a quel Sovrano (5) 
una privata Capdla in Corte ed uno sfondato ndla volta d' una 
camera, neUa quale dipinse un Giove, che tanto fu gradito 
da quel Principe, onde sempre di lui tenne gran conto. Ma 
nd mentre eh* era per porre mano alla Cappdla cadde infer- 
mo, e talmente, che fu necessitato a trasportarsi a Bologna 
dove dopo due mesi di pericolosa infermità restò per molti 
anni cagionevole, ed infermiccio, nè potè perfettamente risa- 
nare, che dopo il corso d'anni dodici nè dirsi stabilmente 
forte e robusto (6). 

(I) Notizia coniunicataiiii da D. Paolo Guailoli. 

<t) Vi» de' piuori Mogne$i fi. St e segutnli. 

(3) li contagio eenò in Modena il IS norerobre 16S0. 

(i) Girohiino flirti dotto il Dentomt il ritlaunloro della piltnm di quadratura, 
unito col coioiiiia ili società artistica. 

(li) I ram i seli I. ' 
(ti) Narra il Malxaisiu clic il Duca aecondando il d(*sidorio del Coloiuta di essere 



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m 

Benché però così debole ed estenuato, non cessò mai dall* 
andare operando, sicché in tale stato diede principio alla pic- 
cola Sala de' Signori Conti rimpetlo alla chiesa di S. Gregorio 
e a quella de' Signori Lucattdii. Aveva in questo mentre il 
Curii in difetto del (Colonna, chiamato a Modena Lucio Mas- 
sari (1) scolare di Guido Heni, per figurista , ne' lavori per 
quel Sovrano, cui non piacendo uè la maniera, nò la lentezza 
del Massari, cercava sempre novelle della salute del Colonna, 
e sentitosi dire una volla, ch'egli si era linalnicnte rimesso 
in buono stato, se non in perfetto di salute, c che attualmente 
lavorava in casa LucatlcUi, scrisse il Principe al Conte Ariosti 
perchè procurasse dì far ritornare a Modena il Colonna; ma 
questi che per la ineorsavi mortale infennllà né pur voleva 
sentir a nominar Modena, alle replicate instanze stette sempre . 
ritroso, e negativo, ipa poi alla perfine cedette, e vi andò colla 
sicurezza di doversi presto sbrigare dal lavoro, per cui veniva 
chiamato (2). Costà giunto con piacer del Sovrana e del Curti, 
il quale per rispetto al Massari (accreditalo maestro) non ar- 
diva alle volte pusillanime e tìmido, dire quello, che ad altri 
avrebbe forse detto, intorno a certi punti di prospettiva, il 
Colonna colla sua solita rispettosa insieme, e franca libertà si 
pose ad accomodare con buona maniera e dotti ripieghi alcune 
cose, e a terminare alcune altre, e facilitare le operazioni, e 
perfino a prendersi la briga di rifare di notte tempo alcuni 
pezzi, con somma soddisfazione del Principe Niccolò d' Este (5) 
(lavorando tutti per eerta barriera, o tonico, per un teatro 
nuovo, per alcune macchine e simili ) che nello scorgere la 
sua premura, la sua puntualità, la sua velocità insieme c de- 
strezza, lodollo in estremo, e gcnerosamenle spesso lo regalò. 
Solevasi esercitare in tanto quel Duca Estense in quelli eser* 
dq cavallereschi, che dovevansi poi nel giorno solenne della 
festa presentare al pubblico, e però andava di tempo in tempo 

trtaportato t iologna, w liMtocli a taP elfetto alleslir» ima ben eomoda lettiera, U f& 
aerviref eil aceedipagiiaio alno a caw ina par un litania di camaim ed nn pala* 

freniere ». 

(1) Vedasi aiP articolo Mussar!. 

(2) Lo Spuccini nciia sua cronaca al 2 ogosto itiòl nutn: // Conte Ariosd ha fallo 
vmjre ad AwAma» di 8, A. terU PiUort Bohgm^ che dipingono Prw^peUiva, e ha 
fimo ai ehB ai lama eAe di p ù tf tta U 606ÙMII0 dtlta Daehetm H dia di bianco a 
^puito avea fallo. 

(3) Zio del Duca. 

Il 



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I 



i62 

guardando se il (lolonna Io rimirava, o se fili si faeesse cono- 
scere; nìa questi timido e bramoso di sbrigarsi il più solleci- 
tamente che potesse, badava al fallo suo. fìiif^endo di non 
sapere, che il Duca vi fosse; e però (iiiaulo più poteva face- 
vasi picc olo , c nasrondevasi or dielro a un pezzo di telone 
dipinto, ed ora dietro a qualcli' altro attrezzo per non essere 
dal Duca conosciuto; lo che più volle da quel Principe osser- 
vato, fattosegli innanzi egli stesso air impensata un giorno, 
chiamollo per nome. Ebbero allora a caìdere di mano e le 
scodelle ed 1 perniai al povero sbìgollìto Colonna, il quale 
tosto alzandosi s^ inchinò e gli rendè grazie di lanta saa de- 
gnazione, indi raUegratosi seco il Duca della soa ricaperata 
salute, e del suo ritomo in Modena, e rinnoiralA|^i la rìmem- 
« bronza del Giove, anni addietro da lui dipinto, rìchiesdo se 
rimanere voluto avesse al suo servizio; ma se ne dispensò il 
Colonna, allegando la sua poca salute, la quale non permei- 
teagli d' intraprendere lavori grandiosi, nò di star fuori da 
quel clima, che gli era cotanto salubre; lo che ancora eostan- 
lemente replicò al Curii, che di bel nuovo e a nome di quel | 
Principe sollecitavalo a prenderne il servij^io, e cosi conosciu- 
tasi vana (lualunque opera, lìnilo il suo lavoro, per cui si 
era colà portalo, si tornò in iloloj;na. Poco però potè egli go- 
dere di tal sua bramala dimora, poiché non era nè pure al 
termine totiìle della suddetta sala de' Signori Comi, tutta dipinta 
con tulli i fregi istoriali a quadri, quando si vide a lui venire < 
il Gurti, non già in aria di pregarlo, e disporlo, ma bensì a ! 
comandargli da parte del Duca, di seco portarsi novellamenie 
a Modena. Vedutosi allora costretto di andarvi, pregò il Curii, 
cbe volesse prestargli tyuto nel compimento della suddetta 
sala, lo che fece quegli, come ne tenea V ordine, ed in otto 
giorni restò compita. Pregollo altresì a dargli mano in quella 
dei Lucalielli, giacché la sola quadratura far vi doveva, e qui 
pure insieme la cominciarono, indi se ne partirono. Colà giunti, 
fu impiegalo il Colonna a dipingere una Galleria per il Duca (1), 
che appariva tutta coperta di (piadri storiati, sicché poca qua- 
dratura rimanendo ])cr il Curii, fu (juesli intanto messo a 
dipingere, tulio V oratorio di S. Carlo; nel quai tempo caduto 

(1) Di queste pittare htte nel Paiano Ducale nearana rhnaM. Dai libri dell* Ar- 
chivin (x^ioiisr risulla essore stato soddisfatto il Colonna per le istorie e le flgare ope* 
rate nella Gallerìa. 



I < 



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165 

il Curii mulalo di malattia mortale, fu a Bologna portolo, dove 
si morì (1), 0 ])(TÒ rimage solo il Colonna a dar conipìnienlo 
ali* uno, e all' altro lavoro. Ridusse alla total perfezione la 
galleria, ma per quello che risguarda V oratorio suddetto, non 
vi fece che le sole ligure nello sfondalo della volta, recinto 
diìlla quadratura del Curii , polche^ per qualunque instanza 
dipingere non volle il riniauciiie delle muraglie a cagione 
de^li impegni prima contralti nella sua patria (2) ». Andò poscia 
il Colonna a Bologna e a Firenze donde rilornò a Bologna; 
« ma presto gli convenne per pressami autorevoli impegni ripor- 
tarsi a Modena e finire lutto 1' oratorio di S. Carlo (5), e di- 
j)ingere una camera nel palazzo del Duca in meno d' un mese, 
e prima cioè che vi giungesse la Duchessa di Parma sua spo> 
sa (4); per il che fere, oltre il Mìtelli, seco condusse anehe 

il Paderua, onde il tutto compito, ritornò a Bologna 

Finite colà ( in Fireme ) le loro operazioni, non mai scorde- 
vole la Corte di Modena del valore del nostro Colonna, lèeegV 
Intendere il suo desiderio, perchè col' suo compagno alcune 
cose volesse andare a dipinger nel SQO delizioso Ducal Palazzo 
di Sassuolo. Sicché eccolo di bel nuovo a Modena col Mi (eli! , 
e nel fermarsi colà alcun poco, dipinse tutto 1' ornato nella 
prima cappella della chiesa di S. Vincenzo de' Teatini, dijTin- 
gendovi anche nella volta il Santo portato dagli Angeli in 
Cielo, riserbandosi nel suo ritorno di ritoccare le mura late- 
rali, non del tutto compite, la (piai ca|)pella, perchè dipinta, 
e non incrostata di inanni come la sua compagna (5), e couu» 
quei Beligiosi avrcbbono voluto, (luanlumiue si meritasse 
r applauso di lutti, non ebbe però 1' applauso de' frali, li quali 
non intendendo di pittura, e solo riguardando al lustro de' 

(i) Muli lidia iliM' (lo! IGÓi. 

(i) L* Oraloriu detto fu dipìnto ad isluiizu di l>it-r (jiu\aiiiii Intoni n al quale 
professava ( il Colonna ) lali e Unti obblighi, clie solca din, che se gli aveaac coman- 
dato I* atterrare la propria casa, non che aoq»endcr quel lavoro, non ||i lo avrebbo 
aapttto secare a Malvasia il. 409. 

(3) Nota il Laszarclli che la cupola di S. Carlo rotondo fu dipinta dal nieuo in 
su dal Cnrti c dal Massari, dal mezzo in giù dnl Coinniin e «hil Mitelli. E il Pagani 
attribuisce al Colonna la medaglia di meno che luppreseiita S. Ciii lo portato in Cido 
dagli angeli, e V architettura e gli ornali nei muri dal fregio della « upcda al piano. 
L* oratorio fti proAuiato, ma la pittura sussisto. 

(4) Nel 1631 Maria Farnese si spesò al Duca Francesco I. 

(5) L* ornamento di marni iu quella cappella è opera di Prospero Paechioni 
scultore reggiano ( Spoccùii ). 



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464 

manni, sì lamentarono, perchè il padrone V avesse fatta dipin- 
gere, e non ìncrostiire; quando il benefattore dell' altra cap- 
pella di rincontro, dolevasi di se stesso, per essere stato troppo 
corrivo a fare una sposa rappuanicvole neir incrostarla, e clic 

non riusciva sì vaga, e così brlla, come cpiesia era riuscìfa; 

10 che fu caj!;ioTi(\ clic il Colonna non volesse più riloccarla 
nel suo ritorno per qualunque impegno, anche in visla di un 
rispettabile onorario; nè meno volesse dipinjiere un' altra cap- 
pella projmslajìli in quella chiesa, determinalo di non volere 
più colà porre una j>ennellala (I\ Passarono duncpie i nostri 
professori a Sassuolo, e fu nel 1()4G, e vi dipinsero da cima 
a fondo tutto quel maestoso cortile nel palazzo, indi a capo 
le scale una grandiosa pros[)cttiva: e poi la vaste sala, e vi 
avrebbero anche dipinta la gallerìa, per la quale avevano già 
fatti i cartoni, ma natovi qualche discrepanza ne' prezzi, piò 
non vollero proseguire a lavorarvi, rìtomando in Bologna, e 
colà mandando Baldassar Bianchi genero del Mltelli, bravo 
quadraturìsta, e Giacomo Monti fif,'urista per servire quel Prin- 
ci{>e ecc. » (2). Finqui il Crespi, al quale è da aggingnero come i 

11 Colonna ritornasse a Modena nel 1647 per accompagnarvi 
il Cnereino come già si disse. E due altre notjtbili opere sono 
pure da a}i;}?iugnersi alle già aceeimate dal medesimo autore. 
La prima è la sai^restia nella chiesa del Carmine» dove nella 
volta della piccola cappella e laterali di essa « sono espresse 
alcune jiloriose azioni di S. Angelo, come anche il di sotto in 
su sono opere del Colonna, e l'architettura, ed ornati sono 
del Milelli anihi celehri pittori, come sono dei detti due \alcnli 
Maestri Hologncsi la volta della Sagristia, ove in aere Elia su 
r infocato carro, ed Eliseo suo discepolo sorpreso gli ritiene 
il mantello ( Pagani ) » (3). La descrìtta pittura esiste ben con- 

(1) Esiste ancora questo dipinto che mostra S. Gaetmo portalo in cielo dagli 
■ngdJ. Gli orntti e la quadratura dice il Pagani, essere del Miiaill. 

(f) Le pitture a fresco operale dal Colonna e dal Mifelli nel Palano di Saaaoolo 

aussislono ancora meno quelle nel cortile quaal alhtto perduto. Esso sono minuta- 
mente di*.«ipritto nella Sjinsirionr drlle Pilturf in viuro del Durale Pnlaczo di Sasfuofo ^ 
e dai libri do' fonli dell' Vrchivio osiense .si iir:ua che di quoslo pitlurc oondotic 
negli anni 1643 e Kìitì conseguì il Colonna più di mille zecchini. Lo Scannelli che vide 
queste opere appena compiute! nota che n il piano della scala» e sala sono al certo 
le migliori operatloni e* habbiano dipinto a ( Jieroeosaio If. SM ). 

(ò) Lo Spaccini nota -sotto il 19 novemiln<e ISIS che detta sagristin si dipingc-va 
dal Curii. M;i sircomo quosli morì poco appresso, crisi ò probabile cho quel pittore 
appena potesse darvi principio, iai>ciaudo compirla al Coloruia c al .Vitelli. 



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165 

semla. L* altra opera fu. la dipintura della voltia della chiesa 

di S. Sebastiano in Modena eseguita in compagnia del Mitelli, 
a spese del Duca Alfonso IV, die volle con questo gratificare 
la Confraternita della cessione fattagli del famoso quadro del 
S. Sebastiano di Antonio Allegri ( Lazzarelli ). Di questa pittura 
o^j^i perduta trovasi falla menzione anche dal Passeri ( Mte 
de' pittori ecc. p. ^/fl) fi). Anche il Kocca (;2) asserisce essere 
opera del Milelli e del (Colonna il chiaroscuro e gli ornati di 
lina cappella alligna alla chiesa di S. Prospero in Reggio; ma 
neir annunciare che cpiesia eappella fu edilìcata nel 1700 e 
però parecchi anni dopo la morte di quei due professori, 
egli toglie ogni fede alla sua asserzione. 

* Gmmo ( AHbcviiM • diHolift ém) muratori .( viv. 
Ì5S2). Esiste presso di me la copia di un* istromento di con- 
fessione fetta da Albertino del fu Jacopo e da Giliolo del fa 
Ambrogio da Conio maestri muratori ( magUtroB muri ) a Fran- 
cesco di Guglielmo da Bologna della Cappella di S. Maria de' 
Muradelli in nome di Jacopino* Rangoni, di lire 27 e soldi 16 
per mercede di !27 pertiche e mezza di muro da essi costrutto 
nel Castello di Castelvctro. L'alto fu stipulato neir anno 1332 
dal noterò bolognese Giovanni del fu Bernardo Calderari. 

Conti Vliieenxo holognesc pittore ( op. 1765, 1787 ) 
dipinse le scene del Teatro di Modena nel 1780, nel 1787 ecc. 

* C^oppo Fra Cilovaniil prussiano minor osservanti», 
calligrafo miniatore ( op. 1456, 14G5). 11 P. Flaminio da 
Parma (5) descrivendo il Convento e la chiesa dei Minori os- 
servami di S. Francesco della Mirandola notava che il (^oro 
« è nobilmente provveduto di grandiosi Libri in pergamena 
di gran valore, li quali nella maggior parte furono eccellente- 
mente scritti e segnati, e con finissime miniature in oro ar- 
ricchiti dal P. F. Giotanni da Prussia V anno 1465 com' è 
notato nei libri stessi » . Undici, se non erro, sono i libri co- 
rali che ancor si conservano nel Convento di S. Franeeseo 
sottratti alle rapine gallo -italiche della Gne del secolo scorso, 
cinque dei quali appartengono indubbiamente al delio frate 
avendo egli a ciascuno di essi apposto il nome e la data. 

(I) Quella «hieaa più non eaitle. 

(S) iViiotfo diarh turo Reggituw per F anno IStS p, 99. 
(3) Memorie norieh» OatervmUe Provmeim éi Bologna, Parma &rtdi tkmii 
i740 r. U. 1». 31. 



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I 

I 



166 ' 

Essi non conicngoDO mìntatare ma semplici fre^i alle lettere 
iniziali eseguiti roizamcnte con colorì dozànali e privi affatto 
di queir apparenza di riccliozza clic vi scopri il P. Flaminio, 
Tre di quelli portano la data del 14()5, i due altri la data del 
1464; e a uno di (]iiosti il Frate aj^^iiinse il proprio coj^noine 
in questa forma: Hoc voliimcn scripsit frata^ /oh'es copjw ( sicj 
de prussia auìin lini oh ecce. l. x. un. Altri libri in pergamena 
con finissime miniature del detto autore scrini V anno 1458, 
cita il P. Flaminio (1) come esistenti nel convento delF An- 
nunziata (li Parma; ìiltri nel convento di S. Spirito di Heggio 
con le date del 1458 e del 1459. Finalmente non sono da 
intralasciarsi i libri corali di S. Nicolò di Carpi che ancora 
8i conservano, 'due dei quali portano nel fine la data ddl' anno 
1456 e il nome di Fra Giovanni. Hanno essi le iniziali vaga- 
mente miniale, e alcuni soltanto il frontespizio contornato di 
fregi e per entro ove ricorrono le principali festività, istorie 
di una o più figure pregevoli se non per disegno, per viva- 
cità e splendidezza di colorì. Resta poi a decidere se questo 
frate calligraro sia V autore delle miniature e dei fregi inter- 
polati nei libri da esso vergati. 

Più prep;evoli assai de' precedenti sono due altri libri co- 
rair e un ollìziuolo che si serbano nel sopraddetto Convento 
di S. Francesco della iMirandola, Il primo di essi segnato A 
porta il nome dello scrittore e probabile miniatore Fra Stefano 
de' Marciani di Cremona, la data del 21 febbraio 1442 e la 
notizia eh' esso libro fu fatto per la chiesa di S. Gabriele 
presso Cremona 1/ altro è un piccolo Diurno scritto nel 1477 
per mano di un Don Sebastiano monaco del monastero di S. 
Benigno de Capiicfari ianiumuis. V Officinolo o Diamo non 
ha alcuna annotazione. Il prìmo ha le iniziali fregiate nel 
consueto stile di quella età e messe ad oro stupendamente. 
Le figure che spesse ricorrono ai capoversi sono condotte con 
semplice stile ma con poca cura; molta espressione nelle fiso- 
nomie; pieghe infelici; contorni secchi e taglienti. Merita osser- 
vazione e lode quella figura che simboleggia il concetto del 
salmo che incomincia: Dirìf insipims in corde suo eoe* Di 
minor pregio sono gli altri tleeorati pure di fregi e d' iniziali 
miniale. Neil' ullimo da me accennalo inolto guasto dalla unii- 
diìà, è rappicsi'MUUo nelle iniziali il Ue David più volle e in 
variale allìUuiini. 

(i) I» e. p. Sto, 407. 



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i67 

CSorMano Bartolomeo bolognese incisore (n. 1599 m. 

1076). Intagliò \a caduta dei Giganti di Giulio Romano a chia- 
roscuro di tre tavole in quattro fogli, nel primo dei quali in 
alto trovasi il.nOme del Duca di Moclcnn cui è dedicata l'opera, 
e l'anno 1638 (l). Non so se a lui o a Gio. Battista fratello 
suo debbansi attribuire le seguenti stampe che portano sotto 
semplicemente il nome (^oriolano. Stampa rappresentante il 
Tempo e la Fama innanzi al (Conquisto ili (rranaki del Gra- 
ziani pubblicato in Modena dal Soliani nel 1650. Altra della 
Fortuna innanzi alle Poesie del (io. (^arlo Laderebi Foschera, 
Modena Solìani 1650. - Frontispizio figurato delle Theses Philo- 
$op/nctté difese da Gio. Giacomo Gritoaldi genovese convittore 
nel Collegio dei Nobili di Modena ( Ivi Casiiaai Ì6S2 4.» ) - 
La Madonna del RosaHo che ai venera nel Doomo della Miran- 
dola in foglio oblungo. 

CorloftBBi TercM bolognese pittrice ( v. 1670 ) fece per 
Modena vani quadri e moltlsaimi ritraili ne' quali rìmé eo- 
♦ oellentemente (2\ 

* C:^ralMi (Paeomio da) arebitetlo (viv. 1456, 1471 ) 
diede il disegno della Sagrestia della Cattedrale di Modena tut- 
tavia esistente. Questo Paeomio fu erroneamente denominato 
Pietro dal Sillingardi (5) e dal Vedriani (4), e quest' ultimo 
errò ancora nell' assegnare all'anno 1479 l' edilìeazione di 
detta sn^Tcslia ebe si compì nel 1471. Paeomio da Corsica fu 
in Modena Abbate del Monastero cassinese di S. Pietro dal 
1405 al 1408 (5). Un rogito del 2 marzo 1456 presso di me 
dà a sapere ebe Paeomio era anche in queir anno in Modena, 
priore del detto Monastero. 

Corto GcMm genovese pittore e ingegnere (a. 1550 m. 
e. 16i3) fu protetto in singoiar modo dal Marchese di Massa 
Alberico Cibo in grazia del quale potè introdursi al servigio 
di Ferdinando I Granduca di Toscana. Dipinse poi di commis- 
sione del nominato Marchese una tavola di S. Maria Maddalena 
portata al cielo dagli angdi per la chiesa di S. Francesco del 



(i) Bariseli U FeMn grmmtr T, Xlh p. US. 
^) Crespi Vite «ee. f, tS8. 

(3) Catalogus Epùiopurvìii MatùuHMìmm» MiUmoe 1606 ji. 128. 
(i) UUt. ili .Vodt>nn II. 

(S) Laszareili Informazione drW Archino tli S. Pietro luss. 



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Itì8 

Castelletto, nella quale ritrasse dal naturale il committenle 

medesimo (i). 

Cosini Silvio (li Fiesole scultore ( op. 1 529 ). Morto il 
celebre Mcolò Capponi in Castelnovo di (larfff^nana il 18 ot- 
tobre 1529 « fu mandato con molla frella Silvio a formarne 
la testa, perchè poi ne facesse una di marmo, siccome n'a- 
veva condotta una di cera bellissima ». Così il Vasari ( T. Vili. 
1 iti ) il (piale poco dopo a}j;giuj;nc che, « essendogli morta la 
prima moglie in Pisa, se n' andò a Carrara; e qui standosi a 
lavorare alcune cose prese un'altra donna; colla quale non 
molto dopo se n' andò a Genova ecc. » . 

* Costa Carlo AmèonÈo • MMiole milanesi atuecatorì 
(viT. 1704). Nel detto anno ornarono di stucchi la cappella 
ddla B. Y. del Pilastro nella chiesa di 5. Stefano in Novdlara, 
per lo prezEO di 45 Doppie di Spagna (2). 

Costa Lrorenzo ferrarese pittore ( n. 1460 m. 1935) 
fcc(* per la chiesa di |>. Nicolò dì Carpi in una cappella eretti 
nel 1518 un quadro con S. Antonio da Padova, S. Orsola c 
S. Catterina d' Alessandria, in soddisfazione di un voto di Al- 
l)erlo Pio signore di Carpi. In uno dei raggi della ruota sim- 
bolo del martirio di S. Cattrrina, il Costa lasciò di se la se- 
guente memoria; L. Costa F. D. JL (5). Questo quadro insieme 
con la cappella in cui stava collocato fu poi venduto alla 
famiglia Vascbieri il 3 agosto 1533 e l'atto dilla vendita ro- 
gato da (i. B. Ciarlini fa menzione del quadro senza però in- 
dicarne r autore. In progresso di tempo il dipinto fu dai frali 
levato di Chiesa e riposto neir abitazione del loro ortolano, e 
nella seconda metà del secolo scorso fa ceduto in cambio di 
un vitello al Capitano Sigismondo Gabardi che lo tenne parecchi 



(1) Soprani file de' piuari eec. genovtti /. 101. Lo Spotorao (Slerfo bUenri' 
àeUa Ugvria IV. SU) «cambili il nostro Cosare eoo Mareantonio di Valerio Corte. 

(i) Dnvtilio .Vcmorie vm». 

(3) Il P. .MaIo7.;»i>|)i nella sua Stori.i mss. lU-ì conventi dell'ordino di-i Minori Ov 
sri'\unli (Iella pro>inria di Rol()i;na i-()ni|)iula iif! l.'iSi), accenna T c-i'^lciiza di quc*li> 
diptulu e uggiugne di stiu capo che lu Ictlu del S. Anluuiu ai crede di Uulluellu. Quei«> 
è il paMo origliale del Malesappi: Svi anco fifiieeiia o tavola di Ko«eJUem di 
di Lortnso Co$ta, con &f« Catterina ed Oreola, ed in mette di ene S, Antonie da 
Padoa, la tetta del quale ei tiene che eia di mano di e$$o Raffaello, fig,*^ ece.me col 
xìin ht'Uiss.'X!' juir*r, che fticffe jdlMte «OMO deUe fià propart ie tMUe cAe difìHt^' 
ijiaiuHuù ti deltu Co$la. 



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169 

anni in sua casa, flnebè s' involò pur anco da qaesi' ultimo 
rifugio, nò più ora si sa dove si ritrovi (1). 

Un' altro qiia(!ro del medesimo pillorc ora nrlla prima cap- 
pella a sinistra della chiosa di S. Francosco di Correj^j^io. Hap- 
presentava 1' immagine di S. Antonio abnfe c portava la se- 
guente inscrizione; Thndetis affine Franciscus de Collvoiìihus 
fmtrìbus, nUjiio convenlui (fratias aemper (u/eiites (2). Anehe 
di questo dìpiulo levato dal suo luogo nel secolo scorso s' ignora 
la sorte. 

Lorenzo Costa fu maestro di Alessandro da Carpi pittore. 

Io non so se alla famiglia di Lorenzo Costa appartenga 
queir Annibale di cui si legge il nome con la data deli' anno 
1503 (5) sotto un quadro della Madonna col Bambino in trono 
e ai lati i Santi Bernardino e Francesco, il quale intorno al 
1515 fu posto in una cappella della cattedrale di Carpi. La 
tavola rimossa dal suo luogo nel 1683 si conserva ora In Mo- 
dena presso il Co. Ferdinando Castellani Tarabini ministro 
delle Finanze. 11 Rosini che ne diè V intaglio la giudica « di 
forme piuttosto secche , non vivace di colorito, ma composta 
su lo siile del secolo XV » (4). Lo stesso autore reputa senza 
alcun fondamento questo Annibale essere un ascendente di 
Tomaso Costa pittore di Sassuolo vivente nel secolo XML 

CoaIa Lorenzo juniore mantovano pittore ( n. 1557 m. 
1583). Da un'estratto di un libro di amministrazione del Co. 
Alfonso Gonzaga di Novellara traggo le seguenti partite che 
risguardano il Costa. 

1561 15 Marzo (in Roma) coni.» a M.'^ Lorenzo Costa depintur scudi 
dieci dv oro por caijaira de alcuni rclralli de Pontefici . . . A' 10 

Adi ultimo Marzo a M." Lorenzo Costa depinlor sXìtì scudi dicci d' oro 
a conio dclli quadri de Papi 10 

Alli 27 Aprile debbe dar S.> SigJ» Scudi X d'oro per tunli ho sbur- 
sato coni.» a M." Lorenzo Costa a conto dclli Papi ... . A* 10 

Alli 22 Maggio. A. M/j Lorenzo Costa depinlor scudi sci moneta a 
coulo delli Papi sono a ragion di scudi d' oro in oro . A' .0. (5. 25. 

Alli ultimo d. ■ contali a M." Lorenzo dcpiutor scudi dicci moneta a 
coQlo de papi sono de oro Scudi oUo lulii olio . . , . A> 8. 80. 

(1) CalMsai Mmori» étgH uriM carpigiani ma*. 

(!) Oromet Bgttwrini In Pongilraiii JlMUorfe aloridkt df àtémui» AUegfi IL O. 

(3) Anibal Coala F. MCCCCCÌII. 

(4) Sforta éeUa pUtt^rn iuMmta IV* US. 



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170 

Alli 21 Zugiio cont.' a Jf.» Lorenzo Costa dopinlor Scudi dicci nio- 
iiela juM' il fallo iTtratto dello llliTio Sro la cui S.' me lo commise 
nel suo partir, el più gli ho dato per resto delti poulcUci scudi uno d' oro 
b. 10 che sono in imio d' oro Scudi 9. 6. 90 . . ; A* 0. 6. 90. 

Questi quadri furono portali a No veUara nel 1566 dal pit- 
tore Bagnadoro. 

Coypel !\alale francese pillore (n. 1628 m. 1707) venne 

nella fìne dell' anno 167:2 in Italia ad ocoupare il posto di 
Direllore dell' Accademia francese in Roma. Forse a quel tempo 
devesi determinare il sogi;iorno di lui in Modena, di che fa 
fede la copia a leuipera da esso ritraila del (juadro del Cor- 
rej^gìo j^ià della Coiifralcrnila di S. Pietro martire, ehe ora si 
trova nella rialleria di Dresda (1). 

Coxxa Franri^HCO calabrese pillore (n. IGOT) ni. 1G82). 
Narra il Pascoli {i.) che il Cozza nel viaggio intrapreso in 
Lombardia fece varie copie di dipinti che portò in Itonia; 
« c ne è una quella che s' allogò in S. Salvadore in Lauro 
nell'altare della cappella della Madonna <U Reggio che trasse 
dal celebre originale del Correggio ». Questa copia che anche 
oggidì si vede nella suddetta chiesa non è tratta dal Correggio, 
ma dal Bianchi detto il Bertone e da Lelio Orsi, Tuno colo- 
ritore, r altro inventore della famosa effigie deDa Madonna 
della Chiara. 

* Credulona (Caiihriele da) ingegnere (viv. 1360) (3), 
Dal libro dei partiti dei Comune di Modena del 15G0 sotto il 6 
dicembre si trae memoria della venuta in Modena di questo 
maestro e delle instanze per esso fatte al Comune. 

.... if/.'"" Gabriello vrnc in doììsofilio et ìnauifcstò al/i 
predetti Sìfpìori la sua virtù di provider che li fiumi non 
faeino dono, an/eìuirli , adrezarli e altre soe virfude eomo in 
una scritura leta alli S/* per noi canzeliere e poi riposta 
in filze, 

(I) Rrniy et fifoiny Cnintorjue rnisunnv de» Tablemuc , $culfiture$ ecc. du CabiniH 
de feu M.I le Our de Tallard. Parié Didot I75C p, 104. 
(*i) Vile ile' pùluri, acultori, ardiUtUi moderni #/. 6S. 

(3) li yien dubbio ch« questo Gabriele -de Cremoiui si» lo alesm pereone «he 
Gabriele Capra eremooese intagliatore in legname neninato dallo Zaist. (JVbiùie «ie> 
rìofte pllf(/ri tenitori e architetti cremonesi, Creuionn Ricchini 1774 T. lì. 2%i), il 
quale noi {'.VX-S roniliis!«c n fine Ir sedie del Coro di S. >jfCÌsn)ondo io Greooona WCOOdo 
i palli convenuti nel 151)0 col deiuiilu Uoaicni«> padre suo. 



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17! 

EsHo SI offerse a delti S/'- Di più prefjò essi S.'' a volerli 
conrrdrr dir possa tener occupata la sala (Iella honissima (1) 
jìer poter ìnostrare un suo castello che con una sola roda la- 
vora (le mestieri acciò che possa [luadafjnare il vivere. 

Detti S." gli concessero il luoco domandato. 

* Cremona (Fra Oio. Francesco da) intarsiatore ( o|). 
1548) lavorò nel liiiii i sedili e la porta del Capitolo annesso 
alla chiesa di S. Pietro in Modena, come s' impara da queste 
parole intagliate nella delta porta: F. Jomnes FraneUeus de 
Crmnotta, MDXXXXV,^ Eg^ condusse ancora le intarsiature 
sopra una parte dei banchi della Sagrestìa, e per la similitu- 
dine della maniera si può anche attribuiituli V opera degli otto 
apecchi incastrati in altrettanti sedili del coro di detta chiesa (2). 
Nel 1548 poi diede compimento ai lavori di tarsia sul banco 
di riscontro all' ingresso della Sagrestia, e di quest* opera lasciò 
la segncntc memoria con la data del Vò dicembre 1$48: i/oc 
OfMW F. Jo. Franciscm Cre. brevi absolutum (3). 

Cranoninl o Zamboni Glo. BaKiiiia di Cento pittore 
( n. 15 . . m. 1610). Della dimora e delle opere di lui nella 
Mirandola, il Malvasia (i) ci dà i sej^uenli curiosi particolari. 
« Quindi è che come nomo presto e shri}?ativo fu più volte 
mandalo a prendere in occasione di teatri e di scene, di feste, 
di barriere, di giostre, di macelline e di comparse da' confi- 
nanti Principi di Lombardia; ornando anche loro palagi, fra' 
quali quel del Duca della Mirandola facendo ivi le figure non 
solo, ma la quadratura, i chiaroscuri, disegnando anche opre 
d'architettura, della quale era inteUìgentiìfiimo con soddisfa* 
«one di ciuel Prìncipe, che scemando 1* affetto ad ogn* altro, 
a lui solo il donò tutto. V era prima un tal Paolo Zagnoni 
pittore di quadratura molto ordinario, che però per le figure 
avea tolto seco il Morina; ma perchè nel più bello morendo 
questi, ia necessitato Paolo provvedersi di un altro figurista, 
dopo un lungo pensare e nulla risolvere, con disgusto mag- 
giore di cpieU' Altezza, eh' anche dell' ordinario oprare di costui 
era stucco, conchiuse finalmente nel far venire il Gremonini, 

(1) Gran nI« nel Palmo del CooraDe die ti concedeva ai commedianti e asti 
eipoaitori di cose rare e peregrine. 

(2) Vedi Tcsli Gio. FraiK'csro. 

(3) Lazzaroni Informaaiime dell' ArchMa di & PicUn mec P, 11. 

(4) FtUina l. m. 



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ìli 

che non si toslo fu giunto, che postosi a riprendere poi a 
correggere e guastare ciò eh' aveva (juegli fatto, giunse a farlo 
desistere, dandogli dell ignorante per la te^ìta e del goffo, chia- 
mandolo in presenza di quel!' Altezza un vecchio porco, un 
ignorantaceio, e perciò neiessilandolo a, tutto mortificalo e 
stupido, ritirarsi in un canto piangendo e deplorando un tiinlo 
torto fattogli, e l'ingratitudine, sin che senti darsi dal Duca 
licenza, oiVcrendosi di far lutto il Crcnionini, fin tirare i segni 
con la riga, e lavorar co' spolveri e colle stampe. Dicono clic 
poi 86 ne gloriava, lasciandosi intendere non solo averlo mor- 
tificato a quel modo, e fatto parar via per il buon servigio 
di quel Duca, e per proprio interesse, non dovendo spartire 
in tal guisa con altri il guadagno, com* erano i patti, ma per 
vendicarsi altresì d' un disgusto ricevuto da Paolo sin quando 
era egli ragazzo, e stava con lui per garzone; ed era che 
chiestogli un giorno di Carnevale dal Maestro imprestito uo 
bel vestito, che s' era egli fatto di nuovo il puttello, per com- 
parir cogli altri compagni sul Corso e farsi vagheggiare sì ben 
all'ordine, glie l' avca T indiscreto Zagnoni reso così lordalo 
e sporco dalle pioggic c dal lezzo, che malamente erasene più 
potuto valere; rinfaeeìandojilielo però allora, e raccordando- 
glielo, e come dissi, tanto morlineandolo, (juesto pover' uomo, 
che tornato a Bologna, nò più potendosi racconsolare, poco 
stette a porsi in un letto e lìnire i travagli di questo mondo » . 
Fin qui il Malvasia, il quale assai meglio avrebbe provveduto 
all'onore del Cremonini narrandoci le opere da lui condotte 
nella Mirandola delie quali non ci è pervenuto memoria né 
traccia, anziché quegli aneddoti che danno a vedere il malva- 
gio cuore di qu^' artista. Due quadri da esso dipinti per 
la chiesa dei Canonici di S. Salvatore di detta città, V uno con 
un S. Agostino, V altro con una Santa Maria Maddalena sono 
ricordati dal Bolognini Amorini (1); ma abbiamo veduto più 
sopra che ne fu autore il Cesi. 

Crespi Ciiiiseppc detto lo Spngnuolo bolognese pittore 
(n. Ì6G5 m. 1747 ) fece un quadro della B. V. che porge 
r abito religioso ai selle fondatori dell' Ordine dei serviti per 
i PP. Servili di fiuastalla. Fu fatto a fo^jiia di frontale, aperto 
nel mezzo e racchimlcnle una Madonna di rilievo coi)erla per 
lo più da una lUclù dipinta dallo stesso. Qucal' opera esscuiio 

(1) Vite degU ÀrUfici bologneti ecc. P. IH. p. 15». 



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173 

stato makonda da' soldati, fu restaurata dal suo autore ed 
esiste ancora 9Ì suo luogo. Per la chiesa di S* Bartolomeo in 
Modena operò un' Ancona raffigurante S. Francesco Borgia, Si 
Stanislao e S. Luigi, accompagnati da due dipinti laterali con 

S. Francesco Regis e i tre martiri gin|)|)oiirsi, ohe ancora si 
vede. Per la medesima città fece parimenti allo monache di 
S. Maria Maddalena nna' tavola grande della Visitazione di M. 
V. clic fu portala in Corte nel 1783 dopo la soppressione del 
monastero; e al Conte Tardinì Fattor Generale del Duca e i)os- 
sessore di nna insigne galleria (1), un qiiadi o ( he mostrava Mose 
che lihera le liglie del sacerdote dei Madianiti. Finalmente per 
la chiesa di Stullìone d' ordine dei Marchesi Rangoni fece un* 
altro quadro del Transito di S. Giuseppe (2). Ch' egli poi ope- ' 
risse pel Duca di Modena d è rivelato dal Gori Gandellini (3) 
là doYe scrive, che Lodovico Mattioli incise i quadri che il 
Crespi fece pel Duca. H rame con la Strage degl'innocenti inta- 
l^ta dal Crespi da nn suo qnadio, fu dal medesimo donato 
a Giacomo Borelli gioieUiere in Modena e amico suo (4). Il 
PuDgileoni (5) riproduce una lettera del Crespi a Nicolò Ber- 
gami di Correggio senza data, dalla quale si apprende ciregli 
stava lavorando intorno un quadro di S. Francesco di Paola 
commessogli dal (h^tto Bergami. 

Fu il Crespi, al dire del Pagani, maestro dì Girolamo Va- 
nulli pittore modenese. 

Crespi Canonico Luif^i bolognese pittore ( n. . . . m. 
1779 ). Parecchie cose furono da esso dipinte per Modena; un 
quadro in S. Maria Maddalena, un' ovato di S. Domenico nella 
chiesa di detto nome che ancor si conserva, quattro di|)inti 
ovali in S. ISicolò e due ancone con varii santi per la chiesa 
suburbana dì S. Cataldo eseguite V anno 1755, in una delle 

(I) Il Zanella nella Vita del Cignani (Bologna 1722) dedicala al d.<* Cu. Tardini 
McMiiit • qnetlB BmcoIU die oottUoerA «pimlri • disegni di aaflhdio e ma lenola, 
BwNnrotli, Tblano, Vioei, Attegri, Panniglaiiiiio, Cignani aee. Qnasta GaHarla paMÒ 
poi a Bologna patria del possessore e andò dispersa. 

(S) Zanotll Scorto delt Accad. Clemtntim Ih S9. Crespi YU§ |k S15. LttUr$ pU- 
Uriche. Milano SU ventri 1832 T. ///. -i68. 

(3) ^ol^^^e Sloriclte degli Intagliatori, Siena Porri 1808 //. Il dello autore 
dm tra gT intagU dd Cttipi 11 dtrattn dd P. Midiaiangdo tkfldMrini nndfiMfa Ge- 
nerale dd GeaniiL 

(i) Lettera del Canonico Luigi Creipi d Settari tra le AfierieAe /V. 3M. 

(5) Mmmk teorMke di A, AUepi Itt. SS. 



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174 

quali pose il nome (1). Dagli alti della Confralernila di S. Roceo 
di Carpi esaminati dal S/ D. I*aolo Guaitoli sì rileva che il 
Crespi nell'anno 1755 si offrì per dipingere alla delta Confra- 
tornila nn nuovo quadro di S. Hocco, lasciando libertà alla 
medesima di accettare o di rifiutare il quadro allorché si tro- 
vasse compito. Ma questo trattato non ebbe seguito, e T opera 
divisata fu poi commessa al Varolti. 

Crespi Antonio bolognese pittore (n m. 1781). È 

opera di lui l' ellìgic di S. Geminiano tratta dal quadro dello 
Schedone nella cattedrale di Modena, che sta innanzi alla Vita 
di S, Geminiano del D/ Pellegrino Rossi {Modena Torri Ì7SG), 

Gresil Domenico detto il Passignano fiorentino pittore 
(n. f958 in. 1638 ) colori in concorrenza del Pomarancio il 
quadro laterale dell' Assunzione di M. V. posto nella cappèlla 
eretta dal Cardinal Toschi nel Duomo di Reggio. Fece pure un 
quadro per la. cappella dei Magnanini nella chiesa arciprelale 
di Panano in surrogazione di un altro quadro fiitto espressa- 
mente dallo Schedone e che il Duca di Parma volle ritenere 
per se (2). Erano tre disegni di lui nella Galleria estense: la 
processione di S. Carlo Borromeo, e Goffredo medicato delle 
ferito ad aquarello; un S. Pietro a lapis nero. 

Crell Donalo cremonese pittore ( n. 167! m. 1749 ) 
di|)inse al Conte di Novcliara nelle pareti di una vnsta camera 
del suo jialazzo varie imprese di Alessandro Magno, e alcuni 
cannnci a chiaroscuro negli angioli, aiutalo da Giuseppe Carpi 
neir opera di ({iKidratura. Tanto si alTaticò il Creli in questo 
lavoro che fu assai lodato, che ne infermò, e bisognò condurlo 
a Bologna, donde guarito tornò a Novellara a compiere V opera 
interrotta; e quando l'ebbe compiuta, di nuovo infermò e fu 
ricondotto a Bologna (5). Donato Greti fu maestro di Antonio 
Gonsetti pittor modenese» 

' (1) KTatisk stortehg dMa JbdémMi detta det Mmraazo tee* Memi Vhumsi I8SS 
jk 16^ SS. QiM* doe quadri moo detti H Luigi Criipi che probabUninte nrà B niwb- 
Bimo rlie Luigi Crespi. 

(2) Memorie Storielle di Fanaiio (doli' Ab. Pofironi ) Milano Galenzsi 1811. !.. l. 
p. 5i. L' unirò rsciuplart* rnnosciuto di (|iu>s(o liliro dri quale non compiuta la 
stniupn, sì conserva in Modena presso il eh. Co. Muiio Vuldrigiii. 

(3) Zannili SMrim étW Aeeadmi» Ckmmtim» T, IL 104. Da umi iHtert di caso 
Greti al Co. Nicolò Fava serilta di Bologna il S0 novembre 1700 risulta eh' egli fti in 
qnetranno in RoveJlani: Ricevo uno prtgiatiMÌna tenera di V, S. in data del 18 del 
pmttUe ìm ritpeeli» a qwHa che già aeri$$i m NootUmra ( CMenome Mertotani), 



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175 

Crivelli Fruii wiM»o milanese pittore ( viv. 1 540 ). Da 
un sonetto di Giuliano (iosclini (1) a lui indiritto « sopra un 
ritratto di l). Ferrame Gonzaj^a » appare sebbene non chia- 
ramente eh' egli avesse giù compiuto un' opera cosifTatta. 

Cromer Giulio dello il Croma ferrarese pittore ( n. i572 
ni. 1632 ) ornò di pillura la cappella eretta da Magnanino 
Magnanini nel 1504 nella eliiesa arciprelale di Fanano (2). 

Cruy» (Ver) Teodoro olandese incisore ( n... m. 1759 ) 
intagliò in rame il disegno della Macchina funeraria inventata 
ed eretta da Alessundro Bergamini architetto carrarese per le 
esequie di Cario Cibo Duca di Massa. Il detto intaglio stà in 
fine della Orazione in morte del medesimo dettata da G. B. 
Diana Paleologo e pubblicata in Locca dal Frediani nel 171 !• 

Cmmdll Cftv. Fmummco fiorentino pittore (n. 1570 
m. 1661 ) esegui per la chiesa di S. Vincenzo di Modena il 
quadro dì S. Andrea Avellino portato in eido dagli angioli 
già indicato dal LauareUi e dal Pagani eome esistente sopra 
la porta della chiesa e che oggi più non si vede. Fece pure 
per un' al in re della chiesa arciprelale nella terra dì Fanano, 
un quadro rappresentante Gesù che disputa coi dottori, per- 
dutosi nel ristaili (> di dello altare eseguito nel 1708 (3). 

Curti FrniiovNfo bolognese incisore ( n. KiOo op. KUìO ) 
intagliò ili rame il frontispizio liguralo della SfoHn di Modena 
del Vedriani (ivi IfiGlH, e la (avola con due ligure cbe pre- 
cede la Difesa di iilosoiia di (ìio. MafTei mirandolese stampata 
in Bologna nel IGOG e dedicata al Duca Alessandro II Pico. 

Cvpil Girolamo detto il Dentane bolognese (4) pittore 
(n. c. 1576 m. 1632). La Yita arllstiea del Corti è tanto 
congiunta a (luella del Colonna, cbe nel parlare del primo si 
è già accennato tutto ciò cbe del Corti importava sapersi. Ag< 
gingnerò soltanto, che dai libri di spese nell* Archivio estense 
rìsul^i essere stati pagati nel 1651 il Curti e Lucio Massari 
insieme per certe pitture fatte non dicesi in qual luogo; c nel 
1632 pagato il solo Curti per pittore eseguite nella Gallerìa 



(i) Rime. Vniezia FraHce$cln 1388 P. //. 308. 

(i) Memorie Stanche di Famano fu 9%, 

(3) MeHurie etoriehe éi Anmmio L, L p, 51. 

(i) n Corti fu ortondo reggiano, perchè come si aifema anche dal Malvasia» reg- 
giano era il padre il quale prr i^ìprrAnza di guadagno stabilitosi in Bologn» vi ebbe 
questo figlio che perdè fu dcUo iiologneae Tiraboacki Bib^ Mod, T. Vi. 404 >. 



i76 

e nella Cappella di Corte. lUieeonla il Malvasia elie il Duca 
Francesco era sì fervido amniiralore della maniera di dipinj^ere 
del Curii, ehe passava intere ore a vederlo lavorare. iNella 
cronaca Spaccini trovansi curiosi ragguaj5li delle opere del 
Curii iu Modena, nei quali ragguagli è da notare non trovarsi 
mai nominato il Colonna. Io li produco qui a correzione e a 
spiegazioiie ddle parola del Malvasia e del Crespi. 

1632 17 aprile. // DerUone Mogneie Pittar da Progpei- 
Uva à fatto ProtpetUve nette Camere in Caetelto quando trieue 
la Duehesia di Partna tasdò stare, haveva cominciato a de- 
pingere t' Oratorio di S, Vicenza et havea haute la eapara, 
è andato a fare te feste a casa, hora dice non vuol venire se 
prima non è jMigato del tempo die à perso e masiderà la ea- 
para dell' oratorio. 

25 agosto. // Duca à fatto depingere certe Galerie in Ca- 

stello con un camerino da certi liolognesi a prospettiva da un 

Dentane, rt è di f/ià iS mrsi , et vi costano v.'* iOO il ìneso 
che se pifj/iara tutti questi dinari a far dipingere lutti i più 
famosi pìttoì l c/ie sono oggidì, faceva la più tìclta raccolta di 
pitture che fosse in Italia, v' è dentro una dui no di spropo- 
siti, e figure molto male intese, piglia cousnjUo da ignoranti 
interessati che non sanno se sono vivi, e fanno spendeìc il 
Principe malamente et è mal sermto. 

15 novembre. // Padre F. Angelo del Carminie fà 

fabricare la Sacrestia et vi fa dipingere una Prospettiva dal ». • 
Dentane Bolognese nel meggio deUa volta et dàeosto daW al- 
tare di detta Sagrestia et vi dà due. cT argento iOO. Neil' 
Oratorio de* Tkeatini hanno scoperto quella prospettiva fatta 
da esso Dentane, che se n' è andato a casa amalato in tettica 
del Duca. 

1655 9 gennaio. fJ morto Dentane pittar Bolognese 

quel che dipinse V Oratorio di S. Yicentio et in Castello.^ 

D 

naiiCHÌi Cilo, Slofaiio dello Montaìto <li Trevigìio pillore 
( n. iOOS ni. IG80 ). Di lui o del fratello (iìusei)pe era il (piadro 
eon S. Antonio da Padova e il Bambino (lesù passalo dalla 
Galleria estense a quella di Dresda. Vedi xXuiolone Paiilllo* 



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177 

Dardkinl AaéMlo bolognese pittore (a. 1677 m. 1735) 

dipìnse in compag^nia dell* altro pittor bolognese Zanardi il 
Teatro di Reggio, il che fu inlomo al 1720 (1). 

Dardani Paole bolognese pittore ( n. 1726 m. 1788 ). 
Vedi Orbuidii FraneeMO. 

Oattaro €liuf«epp<^ detto Picciafuoco cremonese inge- 
gnere ( n. 1540 m. 1(J19 ) (2). L'AITÒ narra sotto l'anno 1383 
come Ferrante II principe di Guastalla « veduti i disegni di 
Giuseppe Dalaro detto Pizzafiioco Ingegner Cremonese, a norma 
de' quali allargar si poteva la fortificazione, e rinchiudere nel 
recinto la Rocca, ordinò clic sì desse mano a metterli in opera, 
come si fece. Ma non j>arendo che sodo la direzione del Dat- 
taro riuscisse troppo bene l'edificio, fu questi congedato nel 
1584 con un regalo "dì einquanta scudi, incaricandosi di questo 
travaglio G. B. àarici spedito dal Doea di Terranova Cover- 
nator di Milano, o poi Giacopo Antonio dalla Porta da Casale, 
eoli* indiriaso de* quali il baloardo posto dietro la Rocca, in- 
titolato di Santa Maria, e Y altro in seguito fu condotto a per- 
fezione, togliendosi alla Rocca già introdotta nel recinto, la 
controscarpa che la cingeva ». 

Daiiphin Olivier detto Moiìsieur Olivin' francese pittore 
e iniaglialore (op. in '19 m. 1693 ), nipote del Roulanger e 
da esso chiamato a Modena e introdotto al servizio di Alfonso IV 
Duca di Modena nel 1659, come appare dal seguente Ordine. 

AlllMM* INiMk di IM«WI. 

Li Futlori Generali faranno porre a RollcUu de' Salariati Olivier Dofin 
per nostro Pittore con provisione di Lire centocinquanta al mese princi- 
piando il primo del corrente. Di Camera li 6 Giugno 16ò9. 

Alfonso. 

n Boulanger associossi al Daaphin nel dipingere il Palano 
di Sassuolo dove questi fece i paesi nella Galleria di Bacco, 
e il quadro della presa di Mortara (5). Continuò il Dauphin 
nel servigio ducale durante la vita di Alfonso IV; morto il 
quale, la Duchessa Laura reggente nella minorità di Francesco 11 
gli diede licenza il I." hijilio 1065. Rimase non pertanto il 
Dauphin in Modena lavorando assai di pitture per le chiese, e 

(1) Cr«q>i op. cit. p. 180. 

(S) Storte éi emmUm IV. 77. 

(3) 0 di Valeim ( FanneMi Due, imm. ) 



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f7S 

d* intaglio ali* acqua forte. Il Lazsarelli e il Pagani registrano, 
oltre le pittore nella soiRtta della chiesa di S. Agostino tnttor 
sussistenti, e (luelle nella cupola della chiesa delle Carmelitane 
Scalze, nove o dieci pale da aliare in varie chiese di Modena 
delle quali la moderna Guida più altra non segna se non 
quella in S. Carlo die rappresenta S. Antonio da Padova, 
' S. Francesco di Sales e S. Vincenzo. Foce ancora le copie di 
due quadri delle menzionate tavole di Isacco eh' egli inviò ai 
Conte di Novellara accompagnate dalla lettera seguente: 

invio air E. V. due Quadri delle favole di Bacco ne' quali con tuUa 
la mia applicaiione ho procuralo di fore apparire la lioem ddia mia 
obbligazione, e divolione verso V E. V. oosl piaccia a Dio che io habbia 
incontrato il tao gusto e soddisfalione in servirla, come senza risparmio 
di iiitica in qualunque altra occasione che Ella si dcgnarà d' onorarmi co* 
suoi comandi procurarò di tue, e qui rinioltendomi nel di più al S/ Bfe- 
dioo Ferrarioi, resto col farle umilissima riverenza e ool rassegnarmi oc 

Satmth 11 LugUo 166S. 

Noli' iuta-ilio poi fece di molle cose nelle quali acquistò maggior 
credilo che nelle opere di pillura. Dai Carracci inlagliò all'ac- 
qua forle i (juallro sodinsà del Palazzo di Modena, la Galalea, 
la Flora, la \ cncre e il Plutone, e il quadro della Pielà di An- 
nibale ('arraeei elie era nella (lallcria Estense e questo, dice 
il Malvasia, poco bene (1). Intagliò ancora in rame i sedici 
scudi dipinti dal Boulanger nella Galleria del Palazzo di Sas- 
suolo. Morì il Dauphin in Sassuolo Fanno 1693 (2). 

Dmria Cllaaeppc bolognese ingegner militare ( n....^ m. 
1791 ). Alle scarse notìzie che della vita e delle opere del Da- 
via ci lasciò il Fantuzzi (3), posso aggiugneme altre di qual- 
che importanza relative a quel periodo di tempo ch'egli tra- 
scorse in Mode na, nonclic ad alcune opere stampale e mano- 
scrìtte del medesimo che furono ignote al biografo bolognese; 
dichiarandomi per questa parte riconoscente alle cortesi co- 
municazioni degli eruditi Sig* Marchese Virgilio Davia e Gaetano 
Giordani bolognesi. 



(I) Una copìu in olio di questo dipinto fnttn dal Dauphin era ÌD casa Co«capani. 

(i) Yirloys Diclùmnaire IL 502, nel quale v dello di Bologna. Il Basan {lìictiimnaire 
àn Grmeeim Bari» f 7SS. JL 81 ) lo fa morto in Bologna. Non so a* egli fosse parente 
di qud Cario Ottophin o Delfino fruieeoe che dlpingev» in Torini verao il 1670. 

(S) Scriuori Mogtifii fX. SI. 



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179 



Nacque SI Marchese Giuseppe Davia in Bologna di Francesco 
e di Laura Bentivoglio, e nel Collegio di 8. Francesco Saverio 

in quella cìtu\ applicò con ardore alle matematiche sotto la 
di8CipliDa di Francesco Vandeilì modenese, al quale egli finché 
visse si dimostrò sempre gratissimo. Andò poscia a militare 
soUo le insegne Spagnuoìe, ma disvo};lialosi della milizia tornò 
ai favorili slndi delle malemaliclio e della militare architeniira, 
nelle (|uali scienze professò un eorso di lezioni nella città di 
Trento. Entrò poseia nel 1756 al serviji;io di Franceseo III 
Duca di Modena dal quale fu dichiarato Colonello d' artif^lie- 
ria, fjenliluonìo di camera, Generale nelle Truppe e Ispettore 
generale delle fortificazioni. Ma il Davìa non contento aj^li 
onori impartitigli volle fare dimostrazione di j;ratitudine alla 
città che lo aveva ospitato, aprendo nella casa di sua ahi la- 
sione (1) una pubblica scuola dì architettura militare cui fn 
dato incominciamento il f febbraio dell* anno 1757. Senonché 
instituitasi dal Duca nel 1762 una nuova cattedra di archi- 
tettura militare congiuntamente ad una di matematiche, furono 
entrambe affidate al Davia. Egli durò in queir insegnamento 
Suo alla morte del padre ed allora rimpatriò (2), e in patria 
morì il 29 ottobre 1691. 11 Oavia lasciò le seguenti opere in 
istampa. 

1.® De viribus Maehinarum Theoremata pubblico propu- 



E una tesi sostenuta dal Davhi ancora studente, 

II." A' ai)ì(tnfr. di tutte Drama ìtiusicaie. Modena 17(>2. II 
Davìa sotto il pseudonimo di Cleonzio Medontiaco paslor arcade 
espone nella prelazione a questo drauinia come, morto il Ga- 
luppi poeta musicante e autore del medesimo, egli vi aggiu- 
gnesse ad istanza dell* Impresario due personaggi ad onta 
delia doppia fjuotidiana lezione in qucsfa ('niversitli, e delle 
altre incombenze. Se ne hanno due altre edizioni nello stesso 
anno, una pure in Hiodena, r altra in Bologna preceduta da 
una dedicatoria in cattivi versi marlelliani dello stesso Cleonzio 
Medontiaco ai letterati modenesi. 

il!.* Dissertazione su ia militare arehiteUura recitata e 
eonseerata aUe Altezze loro serenissime U serenissimo Signor 

(1) Il L>a\'ia abitava nella casa allora (irilicnzoni oggi Ciiuglii. Boriani Cronaca, 
(S) Edste ma raccolta di componiroenti poetici Per U ioUmw ingrea»ù «1 Gon- 
fitlMieraio di Ghutafa del MnrduM Ohueppe Dada II V Hmettre del 1764. Bol^^ 




I7«4 Al f. 



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tso 

Prineipe e Seremstima Si^fMra finneipusa Bredilaria di' Mo- 
dena da B. Gnueg^ Da-Via Pari di Scozia, Conte d' Almcnd, 
Visconte di Mainedy, Barane in Perchen, Marchese tu LiÉuania, 
Senatore di Bologna, GenHluomo ut (vale di Camera, Generale 
nelle Truppe, Impettm'e Generale delle Fortificazioni, Colonello 
nel Dipartimento dell' Artifjlieria di S. A. S. il Signor Duca 
di Modena ec. Socio della Hoak Accademia Parmense, di quella 
dell' Jnstituto delle Scienze di Bologna, della /ioìnana di San 
Lnea, def/l' Ipocondriaci di /ìeiffiio, e de(/li Erranti, f/ià lìaf- 
frontafi di Fermo, Pubblico Professore di Matematica, ed Espo- 
sitore della ^Militare Areìiitetlura ncW Fniversità di Modena; 
Con alcune annotazioni del Sif/. i.apilano d' Abadie Infieynere 
di S. A. S. e d' altro autore. In Modena 1702 per gli eredi 
di B. Soliani stampatori ÙueaU in 8" di pag. 49 eoa una 
tavola e il ritratto dell* autore. — In questa dissertazione clie 
fa Prolusione alle lesioni di architettura ndìa Università, V ao* 
tore intende provare come la militare arehitettura trattatii 
dagli scrittori meccanicamente e quasi fosse un' arte servile, 
debba ali* incontro essere dimostrata matematicamente, e ne 
espone il modo. Condanna quegli autori che prescrìvono me* 
todi e misure non corredate di opportune dimostrazioni. Pone 
in aperto il merito degli antichi ingegneri italiani, e le usur* 
pazìoni degli stranieri e speciahnenie dei francesi. Biasima 
1* uso invalso delle misure francesi, alle (piali vorrebbe ante- 
poste le italiane. Infine per una più ampia esposizione delle 
cose accennale sommariamente in questa opera, si riporta 
alle sue Lezioni nianoseritte ebc verranno in ince, il che 
poi non avvenne. Questa dissertazione rimpinzala di note 
è di pessimo siile; ma erudita c feconda di buoni ed utili 
inscgnamenli. 

iV." Lettera ad un amico intorno alla eostruzione del nuovo 
Teatro da erigerà in Bologna, senza data c senza luogo di 
stampa. Si discforrono in essa le lodi del Bìbiena. 

Opere biamoscritte. 

I. ** Lezioni di architettura militare scritte nel 1748, copia 
con 'note e correzioni autografe già nella collezione Tognetti 
ed ora nella Biblioteca comunale di Bologna. 

II. " Dissertazione intorno alti Tremoti accaduti nel terri' 
toi'io di Velletri ne' mesi di settembre ed ottobre del 4752 de- 
dicata alli Soci dcir Istituto delle Scienze di Bologna, presso 
il Msé Virgilio Davia. 



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181 

IH.** Lezioni di Matematica dette in Modena nel tempo 
eh' e^W professava in questa città; tre volumi presso il me- 
desimo. 

IV. ** Dissertdfioìir^ lnìbifno in Acrademia Scientiaruìn fìo- 
WMtensi de recti fwn (ione Tabulae Prel<n'i<ni(in , et de ([uadam 
Ih'optra seti ficffuld , f/nn taìmlam Pn-loridnam /inrizontalem 
sempfìr positam in adhihvndo distantids non soìinn sed tornii- 
tudines et altitudines coumiensurantur ab ipso Authore inventa, 
cmHnuoque um eomprobata; ivi. 

V. ^ Dissertano hafrita in Aeeademia ScienHarum InsHtaH 
Bononisnsis dum ipse lusUUae vexilUferatum gereret; ivi. 

VI. ^ Due dissertazioni, una delle quali dedicata ad Eusta- 
diio Zaootti intomo ad aleani istrumenti di matematica e di 
agrimensura con tavole; ivi. 

Vili.® Defflniiimì (jeonìrfnche con akn/ne nperationi dei 
compasso ec. col modo di fortificare piazze, difenderle, espu- 
gnarle ec. ed altri argomenti relativi; mas. ad esso attribuito 
posseduto dal eh. Gaetano Giordani. 

* llcbon <iìÌo. Ba(iÌMln di Tortosa ingegnere militare 
( n. 1092 m. 1756 ^ fu in Modena linijjo tempo al servigio 
del Duca Francesco 111 in (jualilà di Generale dell' Artiglieria 
e di DircHore delle fabbriche militari, e in (jucsta città morì. 

D€»»llo o IIpIiò Bernardino cremonese pittore ( viv. 
1717 ) dìnìorò per mollo tempo in casa del Vescovo di Heggio 
Ottavio Picenardi cremonese e per esso esegui alcuni lavori. 
Durante il suo soggiorno In Reggio compose e fece rappre* 
sentare una commedia in versi che ha per argomento 1 suoi 
])rìmi amori (1). Essa fu poi data alle stampe con questa 
intitolazione: Gli amori per accidente Opera di Alessandro 
Bernardino De-Nò PiUore cremonese da rappresentarsi nel 
Teatro pubblico di Reggio dalli Signori Accademirì Sconvolti 
delta medesima Citili Vanno 1705. Dedicata all' Eccelentiss. 
Sig, Doti, Tomaso JPisoni, In Reggio per Ippolito VedrotH 
1705 in i^o 

De^.Maria Glaeomo boloj^nc<;e scnìtore ( n. 1762 m. 
1838 ) fu autore del deposito del Conte Antonio Re Governa- 
tore di He^sio esistente nella cattedrale di Re^ij^ìo. 

De!^ni I*i«»<ro holoj^uese j)iltore (n. 1 jOj m. 1057). Seguì 
il maestro Leoueiio Spada a Purnia e a Heggio allorché questi 

(I) Vidoni La Pittura Cremonege. Miiano *oeklà T^tografica 18S4 p. liO. 



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i82 

fu chiamalo a dipingere nel Tempio della B. V. della Chiara. 
Colà Pietro ereseinlo in valore e in età copiava i quadri del 
maestro c si esen itava a lavorare d' invenzione. E (jui lasciamo 
parlare il Malvasia « Fra i primi ( (juadii ) che facesse, mas- 
sime in pubblico aunicrano la lapidazione di S. Slefauo, quale 
8Ì trova io S. Rafaello (1), e che piacque assai; onde preso 
animo, e consigliato da* stessi Gentiluomini suoi amorevoli» 
levò disi se casa in quella Città, e vi aperse stanza nel imlagio 
del Sig. Girolamo Casotti, quale sempre lo favori in tutte le 
sue occorrenze, e gli feee ottener per moglie una virtuosa 
giovane, della quale erasi innamorato, e con assai buona dote: 
oprò anche lo stesso col Sig. Co. Annibale Manfredi suo co- 
gnato, che gli fossero dati a dipingere a fresco molti fregi 
della Sala, e d' altre camere di sua casa, ove figurò la storia 
di Knea e si portò assai bene (i2). Gli allogò perciò una tavola 
grande da altare, et un' altra simile gli fece ottener da un 
amico. In una si vede la B. V. del Rosario con S. Domenico, 
S. Antonio Abbate, S. ' Catterina della ruota e S." Catlerina da 
Siena; e ncll' altra V Assunta della slessa al (lielo nella parte 
superiore, e nell' inferiore S. Hocco e S. .Martino Vescovo, 
fuori della città nella Chiesa c Villa dei Signori Maurizi, uella 
quale è anche dipinto a fresco di sua mano tutto il Coro con 
la vita di detto Santo, tutte opere ben intese e di buon gusto. 
Fece per più chiese della stessa Città molte tavole; in S, Do- 
menico alla Cappella della Carità vi è quella dell' Altare con 
S. Vincenzo Ferrerie, et la gloriosa Vergine che scaccia il 
Demonio, opera molto lodata, e dalle parti della Cappella sul 
muro a fresco due storie del detto Santo; in una quando di- 
spensa r elemosina a' poveri, e nell' altra quando resuscita un 
fanciullo ucciso dalla propria madre, pitture non troppo lo- 
date (5). Nella chieda del Corpo di Christo Monastero di Mo- 
nache di S. Domenico, due tavole; in una Christo in croce, 
con la Vergine, S. Giovanni e S. Maria Maddalena; nell' altra 
la B. V. accompagnata da due Sante, che mostrano la imma- 
gine di S. Domenico. In S. Maria alla Cappella de' Germinelli 
la B. V. sedente col Bambino iu piedi, S. Gio. Battista e S. 



(t) L* anno 1765 nel riromiarc 1t eliicsa il quadro ta di colà rimosso. 

(i) Ourstr pitture csistrvano' aurora ni'l secolo scordo. 

(3) Sushistevunn ancora nello scorno secolo, il 8omi|^iuulc dicasi ilelle ire (avole 
qui appresso riferìlc. 



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183 

Alberto (1). Nella chiesa do' PP. Capuccini la tavola del B. 
Felice, con la B. V. che gli porge il fanciullo, e duoi Angeli, 
che gli sommi nislrano il pane nelle saccucce, pillura assai 
buona, e lodata (2). Nella Confraternita della Immacolata Con- 
cezione presso S. Francesco dipinse a fresco un camerone 
dietro Y altare, con molte storie del vecchio Testamento, allu- 
denti al sacramento della Santissima Eucaristia, nelle quali si 
portò molto bene. In S. Spirito, chiesa dei PP. Zoccolanti, un 
S. Francesco che. riceve le Stimmate, e sostenuto è dagli Angeli 
opera a fresco nel coro, assai lodata; et in chiesa, il S« 
Antonio da Padova, che resuscita un fanciullo. In S. Cosma, 
Convento de' PP. di S. Francesco, tre tavole grandi; in una 
S. Antonio da Padova che rilacca il piede a quel giovane che 
da se stesso 1' avea taglialo: nell' altra la j^loriosa Verj^iiie, 
con alcuni Santi, e nella terza un S. Pellegrino et un Angelo 
opera delle migliori che giammai facesse. In S. Pietro chiesa 
de' Monaci Benetlclliiii all' altare de' Signori Conti Ruoli un 
S. Michele in aria clu^ ripone la spada nel fodero, et in di- 
stiuiza la processione del S. Pontclìcc Gregorio, con lutto il 
Clero supplicante V ira Divina a placarsi e da uno de' lati il 
martirio dì S. Lucia opera lodatissima, et hi migliore che mai 
Dicesse, e duoi Angioletti dalhi parte dell' altare (5). Nella 
chiesa della B. V. della Giara a fresco la baciletta della Cap- 
pella de' Signori Conti Calcagni, e Signori Casotti, quale per 
esser stata dipinta a lume di torchio, non riesci troppo, e fu 
deir ultime cose che facesse .... » (4). 

« È impossibile poi il qui registrare le opere, che dipinse 
per lo territorio di quella Citti\, et altrove, ma più le private, 
che fece a requisizione di particolari i>cr Padroni, amici, e 
parenti; essendo facilissimo a compiacer tulli anche senza in- 
teresse, o almeno ad ogni prezzo, non essendovi per ciò ( per 
così dire ) in Ucggio, casa che di sua mano qualche pezzo non 

(I) Questa tavola è del Francia. Azzari Coinp. Storico, 

(i) Dislrulla la chiesa, il quadro andò perduto. 

Qu«it* open Ai condotta nel 16S7 o poco prima. Fossa Jkmmit «ms. Questa, 
nonché le aUre sovrindicale pitture nella diiesa di S. Spirito e del SS. Cosma e Da- 
miano, esistevano tuttavia nd passalo kocoIo. 

(4) A ([iicslf o|nTc s' apniiinfrano tre altro nssrjiiiato n Idi nella citata Dt urrizinne 
nigs. delle jtiilurr di Hcygiit, l'wi- una Dccolla/idiir di S. Giovanni Balti>tta nell'Ora- 
torio della Confralcriìila della niurle; un S. Uiuvanni in S. Maria del popolo; c la 
lavala dell* aliare maggÌM« in 8. Lorenso. 



184 

possegga; fu perciò da tutti li Signori Reggiani uon solo, ma 
d' ogni altro fuore ben veduto, gradito, stimato, et adoprato; 
e fecero a gara fra di loro tutti qiielli che si dilettavano di 
Pittura, in fiivorirlo, Ara* quali i sudetti Sigoori Casotti, Cai- 
cagui, il P. Abbate Mirandola gran virtuoso et intelligente dell' 
arte, che solca dire, essere il Desani erede della virtù di 
Leonello Spada, ma di lui più civile, e decoroso Artefloe; ma 
in particolare V Eccellentissimo Sig. Monsignor Gonzaga Arci- 
vescovo di Bodì, clic di questo suggetto fu sempre dichiarato 
protettore, e che lo creò Cavaliere. 

Morì, dicono, consumato dalie fatiche, ma più da' disgusti 
che riceveva giornalmente da un suo figliuolo unico, alli 14 
di settembre del 1057 d' anni 0:2 in circa nella Parrocchia 
di S. Zenone, e fu sepolto nella chiesa stessa delia B. V. della 
Giara, tanto illustrata dai suoi pennelli »> . 

Di tutte questi^ opere enunciale dal Malvasia, se no togli 
quelle eseguite in una cappella del Tempio della Chiara , 
r affresco del S. Vincenzo Ferrerio in S. Domenico, e il quadro 
in S. Pietro; io non so quante più ne rimangano, nò gli scrit- 
tori reggiani fanno di esse menzione alcuna. Forse la non 
troppo grande bontà di queste pitture avrà fatto cadere la 
memoria del nome del loro autore. 11 Rocca (Dtartt) e il 
Mal^uzzi ( Descfiziime m$$, ) accennano però alcuni dipinti 
del Desani tuttavia esistenti, in Reggio e sfuggiti alle ricerche 
del Malvasia e sono; ndla predetta chiesa della Chiara due 
quadri in tela, rappresentanti due miracoli della B. V.; e in 
S. Prospero la storia del Martirio dei SS. Crispino e Crispinìano. 
Pietro Desani fu maestro nell* arte a Orazio Talami egregio 
pittore reggiano. 

DiM^boiH Marziale francese incisore ( op. 1078, 1090) 
intagliò sul disegno di un Calli il ritratto del celebre astro- 
nomo e fisico modenese Ccminiano Montanari. 

* De«ipeeloii <«iaeoino Antonio parmigiano pittore 
( viv. 10... ) scrive di Reggio al Conte di Novellara che gli 
spedisca una cavalcatura c un' uomo a piedi per poter venire 
a Novellara col suo garzone Camillo (1). La lettera non ha 
data. 

OMnbl«o Michele fiammingo pittore (n. 1601 m. 1676). 
Dalla lettera che qui soggiungo scritta da Carlo Asti al Conte 

(I) »». di Novellara. 



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185 

di Novellara sembra potersi inferire che il Desubleo operasse 
alcuna cosa di pittura pel detto principe sebbene con poca 
soddisfazione di esso. La lettera è la seguente. 

In estremo mi é dispiacialo intendere dalla gentilissima di V. E. non 
essere riusciti i qoadrì le mandai conTorme al suo genio. Il mancamento 
però non è derivato da me perchè per servire et ubbidire ai comandi di 
V. E. portatomi da mio Cugino per sua parte ho trattato con il Flamengo (l) 
conforme m' impose, qual è buomo esperimentatissinio neUa sua professione 
e da questi nostri serenissifni n* è ftÀto capitale grande» che se non fom 
sotto questa protesone le leggerei la lettera di Y. E. acciò potesse vedere 
che r B. V. non è restata soddisftitta ed lo compirò in questo mentre del 
mio proprio per V intiera soddisAiione del presso di essi quadri quali terrò 
per ne per levare 1* oceasfone d' avere a litigare col Pittore;'e mentre di 
■novo le repHco dispiacermi in estremo che l' B. V. non sìa restata ser- 
vita, le fiMcio humilissima riverenza per sempre ecc. 

Parma H 23 offoòre 1005 (2). 

Dioill Giuseppe di Casalniaggiore pittore ( n. 1779 m. 
184 . . )• Dopo aver appreso 1 primi riuiiiiicnli doli' arte dal pit- 
tore Paolo Araldi, studiò in Parma e in Ueggio (5j. 

Donatello ( Donato ) ilorentino scultore ( n. 1 587 ni. 
1408?). La narrazione di un'episodio della vita di questo 
celeberrimo artista ignoto a tutti gli scrittori che di lui ragio- 
narono porrà in miglior luce un perìodo non abbastansa chia- 
rito deUa vita di lai, e sarà accolta con soddisfazione dal 
cultori della storia artistica. 

Morto Leonello d' Este marchese di Ferrara, gli fu eletto in 
successore Dorso d'Este nd settembre dell'anno 1450. Comu- 
nicatone ravviso al Comune di Modena da Feltrino Boiardi 
Luogotenente della città, fu la elezione di Berso solennemente 
conlermata, di che si rogò V atto per Ventura Mauoni notaro, 
e spedito oratore al nuovo marchese, Gaspare Rangoui accom- 
pagnato da Rallista Bonedelli, Lodovico Settolino, Gherardino 
delia Moka, i^tolomeo Calori e Gio. Francesco fiellenciui. I 

(1) Per quanto mi avvisa il eh. Sig. aonriiini, codesto fianmiingo non può esscra 
che Wcbcte Demibleo vtlenté pittor di ritratti, il quale mori in Penne il IS nefenbre 
IS76 di 79 enoL 

(S) Mm. di IfoveUere. 

(3) Grasselli Abecedario Wafre/lce M pimri icuUtri ed «reAteMi cremoiiM^ 
MUoM Matmi 18S7 p. ÌI6. 



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186 

quali reduci dalla loro missione riferirono il dì i6 ottobre 
come il Marchese avesse abolito la tassa del Sale e diminuito 
di un terzo 1' altra della macina. Per queste grazie deliberò il 
Comune fare dimostrazione pubblica di gratitudine e di letizia 
ordinando baldorie e fuochi in piazza, e che le campane della 
città suonassero a fe^ta, e che quind' innanzi il dì primo d' ot- 
tobre anaiversario della eleraone di Borse in Signore di questa 
eittà, fosse considerato in perpetuo per giorno feriale. Delibera- 
rono inoltre di far costruire una statua marmorea rappresentante 
il medesimo, da collocarsi in luogo eminente nel meno della 
piazza del Comune (1). Due giorni appresso fu decretato che 
si scrivesse lettera al Marchese signilìcante la deliberazione 
presa , e pregandolo a spedire il suo ritratto in Modena per 
tradurlo in marmo, e ad avvisare qual foggia di vestimento 
gli sarebbe stala gradila per ricoprire l' immagine sua. Fu poi 
aflìdato a Gberardino della Molza l' incarico di curare la costru- 
zione della statua, e invitato per questo line il celebre Dona- 
tello che allora probabilmente dimorava in Ferrara {"2). Venne 
Donatello a Modena e il dì 8 marzo 1451 si presentò ai Si- 
gnori del Comune e fece loro intendere eonie fosse miglior cosa 
fare la statua di bronzo dorato anziché di maruio; alla qual 
proposta a\('H(lo il Consiglio prestalo piena adesi(uie, fu il 10 
del mese stesso commessa F esecuzione di quelF opera in mae- 
stro Donatello, il quale accettò il partito di darla compita nel 
termine di un'anno mediante il prezzo di 500 fiorini d*oro, 
de' quali gliene furono tosto sborsati dieci. Accordato il lavoro, 
Donatello si trasferi nelle montagne modenesi a ricercare ma- 
cigni atti a formare 1* imbasamento della statua, e il Comune 
asscgnogli per guida Gherardo Malerba. Trascorso un' anno, Do- 
natello fece instanza al Comune per riscuotere il denaro oc- 
corrente a fare acquisto del metallo per la statua, e il 5 agosto 
1452 fu deliberato gli si numerassero mensilmente ducati ven- 
ticinque d' oro lino all' intero pagameiìto della somma pattuita. 
Ma per questo non vedendosi condotto V ailare a conclusione, 

(I) L* originale ddiberuione che ai trova regblnta in un foglio tddiilODale «i^i 
atunui « PnwttUmi della dttà di Modena atamiiati nel 1487-SS fa riprodella dal eh. 
D.' Luigi Maini nell* erudito sim» o|nmco1o: Le Con» del Palio ài Modena, M CappeUi 
ISS3 I». 61». 

(i) Epii era per cerio in quella ciUà il l'J peiuiaio 1451 come apparisco da un 
documcnlo prodotto do) eh. AutoiicUi (Gualandi Mvitwrie di belit arti iiefie IV. 



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187 

con partito del IG gennaio 1455 fu inviato Rartolomeo Steft- 
. nini a Padova là dove Donatello aveva lissalo dimora, per in- 
tendere il suo pensiero; il (juale ritornalo da quella città, ri- 
feri il 1." marzo dell'anno slesso, come M." Donalello fosse 
per trasferirsi in breve a Modena per dare inconiineiamento 
alla statua. - Questo è 1' ultimo cenno di tale ej)iso(lio che da 
me si sia rinvenuto nell' Archìvio Comunale. Donalello non 
fece altrimenti la statua; ma la cagione di questo mancamenlo 
di fede mi è ignota, c a più diligente investigatore spetta sve- 
larla* 

DondaBBl GkK AimImi detto il MasielleUa bolognese 
pittore (n. 1979 m. 1655). 1 cataloghi delle pitture di Carpi 
registrano tre opere di questo pittore iu detta città, cioè il 
quadro di S. Cristoforo predicante nel deserto alle genti, con 
la Madonna il Bambino e Angeli in gloria; la Pala delF Aitar 
maggiore nella chiesa di S. Giovanni; e un' Annunziazione in 
Santa Chiara. 1 documenti comunicatimi dal SJ D. Paolo Guai- 
loli provano soltanto che la prima delle enunciate opere ap- 
partiene indubbiamente al Donduzzi. Appare da quelli che 1' o- 
pera fu commessa al Donduzzi circa all'anno 1 G17, compiuta 
nel UHI), e pajj(atagli Lire 500 (1). Di (pieslo dipinto i)arla il 
Tozzoli scrillorc contemporaneo nella sua (tonaca con queste 
parole: L' altro quadro di S. Cristoforo fu fatto dal Sifinor .... 
parimente Bolofinesct per prezzo di studi 1W, e lo fece fare il 
Signor Cristoforo Decano da' (Uvardi, (/uale morse il (//... {t), 
et è sepolto nella detta Cappella, luLvendo prima ordinato V Or 
domammto, ei anco pì-ineipiato da M/* Alfonso Cibelli, che 
imporiò midi 400, campiUaiB le figure, e la «pesa del legna, 
il quadro fu posto al suo luogo ... ma V adornamento non 
è ancora ( i6S9 ) tu chiesa. Questo quadro fu levato dalla cap- 
pella nella qnale era stato originariamente collocato, il 20 
agosto del 1810, e trasferito nella sagrestia della Cattedrale ove 
si vede 1 nuora. - Rispetto al quadro dell'Aitar mag^^iore nella 
chiesa di S. Giovanni, pare doversi esso più probabilmente 
assegnare allo ScarseUino, sebbene da parecchi intendenti sia 
stato considerato per opera del Dondmizi. - Finalmente del 

(I) l%r /bfur» M qiuJko di &«• Cri$i^«Mo pagato al &r Qio, Andna Ma$tekta 
fwr f accordo fkuo . . . £. 800. Uttert di Alberto SiglMmlto a Giulio Cowro Lappori 
da Bologna il 16 agosto 16t9. 

(S) 39 giugno Ì6SÌ. 



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188 

quadro rappresentante V Annunziazione della Vergine eoi Padre 
Eterno in gloria ed angeli già ncll' aliar maggiore della chiesa 
di santa Chiara, non si trova aleuna notizia neanclio nei lihri 
del monastero, ed è solamente allrihuito a quel pillore dalle 
note delle pitture di Carpi. Ultimamente rifahhricata la detta 
chiesa, questa tela passò nel 1844 nella quadreria dei fratelli 
Franciosi e gli fu sostituito nel passato anno 1854 un quadro 
dipinto dal professore Luigi Asioli di Correggio. 

Un quadro certo ma assai deperito dd Ifastdletta è in 
Begipo nella chiesa di S. Pietro. Allogato nett' anno 1638, fa 
dal pittore lavorato per una metà in Bologna e per V altra in 
B^io, lasciando un vuoto nd mesto per incastonarvi una 
immagine della Madonna del Giglio. Nel GiornaU di spese del 
monastero Casinese di S. Pietro dell' anno 1059, mese d'agosto, « 
trovansi pagate L. iS in un ravaUo et nell'andare a pi ff tiare 
il Sig/ Andrea 3f astelletta Pittore^ e L. 9. 12 al suddetto per 
altrettanti da tifi spesi. Nel novemhre susseguente trovasi altra 
nota di L i20 date di buona mano al Sig. Andrea MasteletU 
per il Quadro et spese nel ricondurlo a Bologna {{). 

Più (piadri di questo artista erano in Modena. Un quadro 
della Concezione di M. V. in S. Franeeseo, e tre altri nel re- 
fettorio del Convento di detto nome, oggi perduti, sono nove- 
rali dui Lazzarelli. Un Santo in abito di francescano in mezza 
figura dal naturale acquisto del Duca Alfonso IV, era nel Pa- 
lazzo Ducale dopo la vendila dei cento quadri. Ivi pure no- 
tansi dal Pagani due mezze figure al naturale di un giovine 
e di una giovine che al bizzaro vestito sembrane due masche- 
re (2), e una donna tenuta per la Podestà in piedi « fotta 
sotto la direzione di Lodovico Garracei che in molte parti la 
ritoccò ». Nelle posteriori Descrizioni sì aggiungono i seguenti 
dipinti: Mosè trovato nel Nilo dalla figlia di Faraone quadro 
per traverso in tela, condono < con sommo gusto e vivace 
colorito » ; Elia cui appare V Anjjelo col pane e il vino figure 
intere poco meno del naturale; 7Vf?s vidit et unum adora vit 
quadro di iijinal grandezza La Vergine con Gesù, S. Giu- 
seppe eoa luuie in mano e S. Giovanni con rÀgneUo quadro 



(I) Foan JlhiMirie mu. 

(3) Forse è lo stesso dipinto che odia AmctMim dri qvMdtt «M. (8.* cdiskiii«) 

4 tMcgnato a Ghorardo daiio Notti. 

(3) Questi due ulUini quadri furono asportali dai^ francesi. 



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189 

per traverso in tela. Possiede oggi la Galleria estense un quadro 
ÌB tela del Donduzzi con due donne al naturale, una delle 
quali, simboleggiantc forse la fortuna, posa sopra un j^lobo; un 
santo seduto al quale apparisce un' angiolo, ligure grandi al 
naturale: un' altro santo inginoccliione con tre Angeli al natu- 
rale; Mose salvalo dalle acque opera più sopra accennala; ri- 
tratto di un pittore di mezza figura. 

l>o«4NÌ IloMHO ferrarese pittore ( n. c. 1479 ni. e. 1560). 
Di quattro insigni opere falle da questo celebre dipintore per la 
nostra città abbiamo notizie certe e contemporanee. Fu la 
prima la tavola detta del S. Sebastiano posta nel Duomo, della 
quale iì Lancillotto nella sua Cronaca segnò la data della 
collocazione all'altare del Capitolo con le seguenti parole. 
ISiS. Menwdk oM i8 Zugno. Adk ditto è staio posta a l 
Altare de la Comtina in domo una tavola daltare con San 
Sebastian San Zohano et San Zir.'* depinta per man de Ms^ 
dosso de ferara e ta tavola di lignamo è stata fatta per man 
de Ms^ .... (fe .... de Modena fiolo de una ditta to mo- 
ììicha. I n' altra non meno valida testimonianza ci è procac- 
ciata dalla rozza cronaca modenese di Andrea Tedesclii il quale 
registra lo slesso fatto sotto l'anno soprindicato: lipcorde cmnc 
adi i7 de 7ji(ji fufji metiida una tavola a la taro do la ooinana 
in Domo era hcne/icin de futi li preto e fa messa una vezilia 
del eorpe de erisfo era mollo bela Pra rieha de ore se doman- 
dava talare de safo sebasfia e de s7i roeo. Dì qucsla tavola 
che ancora limane al luogo suo in istato di buona conserva- 
zione, ragiona il BarufTaldi (1) nel modo che segue. « Ma so- 
pra tutte le altre fatiche lasciate in Modena dal Dosso mag- 
giore porta la palma una tavola fatta per la cattedrale 
quella città air altare del Capitolo. Ivi è rappresentata Maria 
Vergine col Gglio Gesù in gloria, S. Giuseppe e S. Lorenzo dai 
Iati, e sul piano tre figure maggiori del naturale, le quali 
sono S. Giovanni Battista, tutto posto in bellissimo ed artifi- 
ciosissimo scorto, mentre un braccio pare che venga ftiorì 
del quadro, e la gamba sinistra dà indietro a meraviglia. San 
Sebastiano, in piedi legalo ad un tronco, che guarda Maria 
Vergine, ed un S. Girolamo, il quale sta ginocchione in vene- 
randa attiludinc. Questa senza verun dubbio, a detta di tutti 
i professori, è la miglior opera che si veda di questo artefice 

(t) YUe dei pUtori ferrareti I. 



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nollc cliiesc di quella citlà ». Olio anni appresso venne a Mo- 
dena un' allra tavola del medesimo pillorc nella chiesa d(;l 
Carniiuc, rnpjìresenlanle S. All)erto di ligura naturale il quale 
coi |)ie(li talpesla un demonio in sembianza nuiliebn' e nelle 
mani tiene un croeelisso e un libro, con una gloria d' angeli 
in alto. Quest' opera erroneamente assegnata al Francia dal 
Vedriani (1) fu allogala a Dosso da Giammaria della Porla mo- 
denese segretario del Duca d' Urbino, e ancora oggi si conserva 
«1 suo altare nella chiesa del Carmine. Anclie di essa diede 
r annuncio il Lancillotto con queste parole. 4580. Zobia adì 
8 Novembre. M, Zan Maria fiolo fu de ser Nicolo da la 
Porta dtadino Madanexe ha fatto meUere adì È del presento 
una bela tawda a h Altare de Santo Alberto in là gieeia de 
Santa Maria del Carmine in Modena, Il 20 novembre dell' 
anno stesso omavasi il Duomo di una seconda tavola di 
Dosso Dossi, rappresentante il Padre eterno, M. V. i quattro 
dottori della chiesa e S. Bernardino adoranti il mistero della 
Immacolata Concezione. Adì ?S Novembre Ì5S2, scrive il 
Lancillotto, la tavola dclln Compafjnia delia ('.oncppfione falla 
pei* mano di 3fS^ Dosso che al presente sia con la Jìr.''^ 
del Duella de Ferrara la (jualc è bellissima è siala posta al 
suo aliare in Domo appresso la Scala che va in Vescovà 
adi W del presente la quale costa scuti e la no- 
stra Donna con Dio PalrC non sono finite perchè la questione 
della Omccptione non è finita, e cossi lui l' lui fatta non finita. 
Questo insigne dipinto fu rimosso dal suo altare nella prima 
metà del secolo XVIi e sostituito dal quadro ddla Pnrìfleaxione 
di Guido Reni. Rimase per più che un secolo nel palasaEo 
ducale, e passò poscia alla Gallerìa di Dresda dove tuttavia si 
conserva e fu inciso da Filippo Kilian per la collezione di stampe 
tratte dal dipinti della Gallerìa suddetta. Del Dossi o della 
scuola di lui voglionsi le pitture laterali e nel frontone dell* 
arco: il Lancillotto però non parla che della sola ancona. 
— Finalmente di un' altro dipinto di uno dei Dossi condotto 
nel io4Ì per la Confralernila della Morte e ignoto fmquì, mi 
fu dato la notizia traila dai libri dei partiti del nostro Comune, 
dal S/ Giuse|)pe Luppi archivista comunale. Dai quali appare 
come essendo insorta contestnzione sul prezzo di esso dipinto, 
fu dai cootcndeuti fatto istanza ai Conservatori perchè elcg- 

(I) Douori MuUeuett. Modena 1665 p. Si. 



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191 

gesserò ailiitri idonei a pitmnnciare sentenza. B |irescelti a 
questo nfflcio Alberto Fontana e Giovanni Taraschi insigni pit- 
tori modenesi, essi assegnarono ni dipinto il valore di 50 
scodi. — Più altri quadri csislenli in due chiese di Modena 
furono più o meno verosimilmenle assejrnali a Dosso dal Laz- 
zarelli e dal Pagani, cioè, due nella chiesa del ('armine; il 
primo con S. Gcniiniano, S. Oniobono e la Vergine in gloria, 
1' altro con la Madonna, S. Sebastiano e un' altro Santo, opere 
perdute. Nella chiesa di S. Pietro è assegnato a Dosso anche 
dal liarufTaldi il quadro tuttora sussistente dell' Assunzione di 
M. V. in mezzo agli angioli con 1 SS. Pietro e Paolo nel piano 
e altri apostoli e discepoli più addietro; nel basamento del 
quale erano fià alcane piccole istorie della vita della Madonna. 
Iti pure serbavasi una magnifica tavola dipinta a tempera da 
uno dei Dossi nella quale si rappresentava il battesimo di 
Cristo e in aho S. Michele arcangelo in atto di trafiggere il 
Dra;.'o, opera perduta nei primi anni del nostro secolo (i). 
Nella stessa chiesa fu detta dal Pagani della maniera dei Dossi 
la tavola con S. Geminiano, S. Martino e la Madonna, che dal 
Tiraboschi e da altri fu assegnata a Francesco Capelli mode- 
nese. 

11 Palazzo Ducale di Modena riboccava un tempo di quadri 
dei Dossi trasportati nella maggior parte da Ferrara accennati 
dallo Scannelli, dal Gherardi, dal Pagani, dal BarulTaldi e da altri 
autori, dei quali io vengo a dar conto brevissimamente. E per 
incominciare dagli arazzi tessuti sui cartoni dei Dossi, ripeterò 
in quel proposilo le parole del BarulTaldi (1. 269). « I primi 
( arazzi ) furono fatti a contemplazione del Duca Alfonso I d' Estc 
loro padrone, dipingendovi sopra varie famose imprese della fa- 
miglia Estense raccontate nella storia e rammemorate ne' poemi 
di quel tempo e si conservano tuttavia nella Corte del Ditca 
di Modena in molta estimazione come preziosi monumenti in 
numero d* otto e non più per fornirne due stanze da tutti i 
lati ». Di questi lavori io non ho alcuna notizia. E qui enu- 
mererò ddle opere di Dosso Dossi quelle che sono perite o 
che più non sono in Modena. La copia non ordinaria di paesi 
ad olio (forse di Battista Dossi) accennata dallo Scannelli; 

(i) OH Sahrttore tra gH angioli ini froolMiMlo dell* aliare a alcane aalonl di S. 
Benedetto e di s. Mauro nel hieinienUs opere dflBa itessa mme che aveva catofMo 
r Ancona, rimangono tuttavia. 



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192 

quattro grandi tele con invenzioni per arazzi nelle quali si 
figuravniio altrettante storie d' Ercole, descritte dal BarufTaldi; 
alcuni quadri di favole Iratle dalle Melariiorfosi di Ovidio, e 
d' allri soggetti boscherecci citali dal Graziani (1); sei quadri 
passati alla Galleria di Dresda, cioè un S. Michele che calpesta 
il Demonio, la tavola sopr' annunziata detta dei (luatlro Dot- 
tori, UH ritratto d'uomo, la figura della Giustizia, e l'altra 
della Pace acquistata dal Duca Alfonso IV; tre grandi quadri 
in tela accennali dai Baruflbldi, con la divisione del romano 
triumvirato in nno e la Gigantomachia negli altri due. Mo- 
stransi oggi nella Gallerìa estense le opere seguenti di Dosso 
Dossi: Una mezza figura di donna col Crocefisso neUe mani; 
il. ritratto al naturale di Alfonso 1 Duca di Ferrara lavoro di 
tanta eccellenza da destare ndl* animo il dubbio se si abbia 
da ascrivere a Dosso o non piuttosto a Tiziano; altro ritratto 
del medesimo in mezza figura con la veduta in lontano ddla 
battaglia di Ravenna; altro di Ercole I Duca di Ferrara pur 
di mezza figura; altro di un gentiluomo; sei quadri a man- 
dola con mezze fìj^ure siniholiche, citati dal Gherardi ; un qua- 
dro da altare con la Madonna e il Banihino su le nubi e nel 
piano i SS. Francesco e Bcinardino c molte piccole figure di 
confratelli e consorelle della Congregazione della Madonna della 
Neve in allo di adorazione, con un bellissimo paese nel fondo, 
opera di gran predio felicemente preservala dai rislauri; altro 
quadro grande della Madonna col Bambino in gloria contem- 
plata da S. Giorgio e da S. Michele, opera pur questa singo- 
larissima nominata dal Baruffiddi (I. 282); e un'Ercole se- 
dente con la elava In ikiano, ornamento di una sofiltta. 

Ricco di opere dei Dossi era il famoso Museo del Vescovo 
Goeeapanì. Io trovo memoria delle seguenti: una Natività di 
Gesù Cristo; un ritrattino del Duca Ercole in tavola; un qua- 
dretto bislungo della risurrezione di Lazzaro; altro simile disila 
Cena di N. S: una piccola Madonna col Bambino; una Ma- 
donna con varie figure; ritratto di un* uomo mezza figura al 
naturale; altro simile di un medico; un pastore che suona il 
flauto con un'altra figura; un ritratto in mezza figura di un' 
uomo con la corona in mano; altro simile di una donna; un 

(I) Relatione dei Tovnei n ravalh, et a piede rappreseiUnti dal Srr. S. Duca 4i 
Vodnnn n&V OHHoiiie deU' MviMÌMimo ite Homuni Ferditumdo Terzo. Moàmn 
i(i37 il. 6. 



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193 

paese ecc. Il Litta riprodusse nelle Tavole della Famiglia d' Este 
i ritratti di Berso, di Ercole 1 e di Giulio d'Estc tratti dagli 
originali di Dosso che si conservano, i due primi nella villa 
Goccapani in Fiorano, 1' altro presso il Ai. Ercole Coccapani 

in Modena. 

La (ìalleria di ISovellara noverava due opere di Dosso: 
una Madonna e il ritratto di (ialeazzo Bovi. 

« 11 ('onte Achille Tarcoli, nobile rcfigiano, allora che 
risiedeva in Ferrara col titolo di Commissario del Duca di 
Modena, di molli quadri dipiali dal Dossi ornava le sue 
stanze » (1). 

Dossi llaliiato ferrarese pittore ( n... m. 1546 ). Anche 
di questo insigne arteOcc fratello di Dosso Dossi trovasi me* 
moria sincrona nella Cronaca del Lancillotto, il quale discorre 
del oolloeamento di una sna ancona in questa chiesa catte- 
drale nei seguenti termini. 

4536, Mereordk adì 29 novembre. El M,^ M, Zono Ntwara 
Ferrarexe Ducale Massaro de Modena questa matina da fiore 
49 ha fatto motln-e in piede la anema che ha fcUto fare la 
fe. me. de io lUmo Duca Alfonso per la sua capella fece fare 
Sila ExrvUenHa e per lui el Ms** Baldesscra da la Sala già 
Ducale Massaro de Modena in la (jicsia cathedrale di Modena 
apreso lo altare de la nostra Dona la quale fu intitulata sotto 
ci vocabulo de SJ" Filippo diacono e (jueslo peic/tè el dì del 
ditto Santo vìie è adì (ì Ziiyno recuperò Modena del iò27 la 
quale era stata ocupata a la (jisa Estruse dadi i8 aqosto i510 
sino adì 0 zta/no Ì5Ì7 da la Santità de Papa /alio 2" e poi 
la dite in le mane a la Maestà de lo Imperatore Ma.ri)ni(jH(nio 
di poi pvrvene in le mane de la (jiesia del Tempo de Papa 
Leon A' de Papa Adriano 6 et Clemente 7," e ditto Duca la 
recuperò al tempo del ditto Pappa Clemente e in memoria ge 
fece fare ditta capella et simile ditta ancona seu tavola d' al- 
tare fatta de mane de Mf^ «... frenello de MJ^ Dosso e2.f**« 
dipintore con la imagine de la nostra Dona con il patino in- 
tera quale lei lo adora un SL^ losefb et ire altre bete figure 
e questa erecUone se fa al tempo de lo Illrho Duca f<' llercole 2». 
Estense Signor nostro et V à posta in piedi Ms° Cesare da 
Cexa Mf" de lignamo et arc/nlrfo e inzignei^o provixionato da 
la M,"^^ Comunità di Modena, Questa assai bella tavola che 

% 

(I) Bnnilhldi Op. eit. I. S86. 

15 



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t94 

rapprespnia V Adorazione dei Maj?i, col Padre eterno e con 
an^jell in gloria, ed ha un fondo di paese, fu nel 1785 tra- 
sportala alla Galleria estense nella quale ancora oggi si vede 
dopo dieciolto anni di esilio in Francia. Esso dipinto fu dal 
Pagani atlribuilo ad antico piilor ferrarese insieme coi due 
angioU che mtengono le Tavole 4€lla legge nel frontone della 
Cappella. Nella Galleria meilesinia sono assegnate a Battista 
Dossi due altre opere di minor bontà della prima cioè, una 
Giuditta con la testa di Oloferne e alcune mezxe figure neU* 
indietro; e una B- V. col Bambino sovra un piedestallo con 
i SS. Sel)a$tiano e Giorgio al naturale collocati lateralnicnle 
al medesimo; opera citala dal Baruffaidi (1, 282 ) il quale 
pure gli assegna « tre altre tavole appese in quella sala dvh 
cale, e rappresentanti i quattro dottori di santa chiesa », 
opera di cui non è fallo da altri menzione (1). Lo stessa 
autore opina non so con (pini fondamento appartenere a Bat- 
tista le due tavole di vS. AllxMio nel Carmine e dcU' Assunzione 
in S. Pietro, la prima dell(" (jiiali scintila, per le cose dette 
neir articolo precedente, doversi tenere per lavoro di Dosso. 

so se abbia base più ferma 1' asserzione del Pagani che il 
quadro della Vergine con S. Gregorio e S. Giorgio nella chiesa 
di S. Pietro sìa della mano di battista Dossi. IScl Duomo di 
Beggio nella cappella estense è una tavola di S. Michele di 
Battista Dossi citata dall' Amri. 

t da avvertire per ultimo che sapendosi per le istorie che i 
fratdli Battista e Dosso operavano di compagnia, e che 11 primo 
valentissimo nel dipingere i paesi soleva ornare dì essi i quadri 
del fratello ; così è più che verosimile eh' egli abbia parteci- 
palo a molte delle opere attribuite a Dosso, scorgendosi negli 
aniiciii caialoglii assegnati indistintamente ad ambedue, i dipinti 
che all' uno o all' altro appartenevano. Per la qual cosa rive- 
dendo r articolo precedente si troveranno alcune cose da ag- 
gi ugnere alle notizie che cpii brevemeule si sono esposte in* 
torno le opere di Battista Dossi. 

lloiiv4^ii Cilio. FrantM^Nco di Boermont nel Ducato di 
Clevcs |)ittore ( n. IG.'ifi m. 1727 ) ricevette 1' ordine dall' Im- 
peratore di Germania di andare a Modena per farvi il ritratto 
di Amalia principessa di Hannover, eh' egli esegui due voll(% 

(I) Di Bailifila Dossi ^i dice nctU lietcriiinne ilei r/undti ( 5" edizione ) un qua- 
dro in tela di CcrA CvitUt hoUa lii noeti fon un manigoldo, meiw figuri». 



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i95 

grande al naturale e piccolo. Questi ritratti furono poi spedili 

a Vienna per V occasione delle trattative di matrimonio fra la 
detta principessa e il re dei Aomani che fu poi Giuseppe 1 

imperatore (I). 

Drai^lii Carlo Virginio piaeenlino a re!) i tetto ( op. 
1674 ) fu l'inventore delle macchine erette dalle Confrat«^rnite 
del SS. Sacramento e di S. Ajioslino in Reggio per la solenne 
incoronazione della inunagine della Vergine;. Queste opere fu- 
rono deseri Ile dal Certani (2) noocliè da duo speciali Rela* 
zioni (5). 

E 



Credi RoiicHletlo ravegnano incisore (op. 1778, ISll ). 
Intagliò in rame nel 1801 sul dìsejino di Giuseppe Kanlaguzzi 
r eiìigie della Madonna delle Misericordie serbala nella chiesa 
di S. Giovanni Battista in Modena; e nel 1811 sul dis<»gno del 
medesimo intagliò V altra immagine della Madonna delta della 
Piazza venerata nella cattedrale di Modena. Parimente dal di- 
segno dello stesso intagliò in ovale l'effigie di S. Rosalia che 
si venera nella chiesa dì S. Carlo in Modena; e il ritratto di 
Lodovico Scapinclli che stà innanzi alle opere del medesimo 
pubblicate in Parma nel i801. 

* Cale (Giovanni da) ingegnere (viv. 1 429 ) fu al ser- 
vigio del Comune di Modena, prima straordinario poscia ordi- 
nario, e di lui trovansi le seguenti notizie neir archivio del 
detto (Comune. 

1419. 1 sapienti del Comune lo prendono al servigio tem- 
porariamenle con s;>lario di soldi 15 marehesani per ogni 
giorno eh' egli dovesse trattenersi in Modena o nel territorio 
per affari del Comune. 

1421. 50 giugno. 1 sapienti confermano il dello salario che 
fino , allora non gli era sLito pagato. 

(I) Onetnp» La Vit de» HkUttt Flaanmdt, Mtemand» et H^tttmdaù Ut. 349. 
(1) Mmria Ytrgki» eormiote. Jb^ffo IMroltf 1675. 

(3) Jtàeehkta erttts ém CoHfraMi 4M Samtinimo SnermmntlQ ptr f imeorùm timu 
(li V. y. ecr. Reggio Ve4ntti 1674 - TWoti/b di M. V. Vaeehin» ét» ÀràfeomfrtUmrmìm 
delia B. V. della Vi»Ua»ian* et. BotogM BaHritri I(i74. 



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!9 gennaio. Alla ricliiosla di Giovanni di essrro pa- 
galo por (jiKiranlasei giorni e mozzo da lui inijiiogati in ser- 
vigio dol (Comune, i Sapienti rispondono negali vanienle e di 
più annullano la provvisione già deerelala del salario. 

— Hi Maggio. 11 Marehese di Ferrara serive ordinando al 
Comune di pagare la pensione di eerla casa già condona in 
affitto sino dal 1421 dal suddetto Giovanni da Este. 

1^29. 15 marzo. Il Marchese scrìve al Comune perchè dia 
uno stipendio fisso air ingegnere. Il Comune risponde non po- 
tere sopportare questa spesa e spedisce per questo un' oratore 
al Marchese. 

— 12 aprile. Il Marchese ordina dclinitivamente che si 

accordi lo stipendio all' ingegnere, e il Comune pone Giovanni 
da Este nella bolletta de' Salariati con istipendio di cinque 
lire il mese. 

* Evan^Hlfill Giovanni bolognese orefice (1) ( viv. 
1455 ). Per alto di Alessandro Tosabecclii nolaro modenese 
del 4 dicembre 1 i55, Giovanni del fu Evangclìsla de Evangc- 
listis afias de Arelofjiis orelìee cilladino abilanlc in Bologna 
nella Cappella di San Maniolo è nominalo eiiralore di Lodovico 
da noma del fu M. Iacopo da lioina modenese e di Bartolo- 
mca Galassi. 

F 



* Fabbri Giovanni .... disegnalore o incisore (viv. 
16 . . ). Sotto il ritrailo intaglialo in rame di Giovanni Pico 
gesuita morto in Homa iu età di 20 unni il W febbraio IGGO, 
leggesi « Joan. Fabbri f. >. 

FaeelDl PI«<i*o bolognese pittore (n. i562 m. 1602). 
Era una famiglia Faccini in Modena fin dalla metà del secolo 
XV la quale esercitava V arte della lana. Essa si proj)agò e si 
divise in diversi rami, e dì molti di questa famiglia ho trovato 
memoria infino alla metà del Secento, non curandomi spingere 
più oltre le investigazioni. Se da questa siansi derivati Pietro 

(I) >on uso iifrninnrr rhr qnrsln Ciovannì Evangelisti sia il inrdosimo rlic l' al- 
ilo iiiciizionulo dal Zani; M." (.10. K\ anficlista d« Piaccnxa matCìaalicO, dÌKCiUialorf . 
i>rfli««' n>lil»rr ojirfanlr uri c uri 



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197 

Faeeinì Bolognese e Bartolomeo e Girolamo Faediil ferrareBi pìl- 
tori, io non so coi laniente, c mi basta avere annunzialo V esi- 
stenza della famiglia Faecìni in Modena perehè altri possa o 
annientare o eonfermare una ipotesi ehe non è spoglia di ve- 
rosimiglianza. 

Torna qui opporlinio riferire che dal Gherardi si registrano 
tre (jiiadri di Pietro Faccini '/va esistenti nella (ialleria Estense; 
una Sacra Taniinlia, il ritratto di un pittore in mezza figura, 
fffffum (li colorito sì vivace e >i(i)i(fui(ino vln> spìnbra casrrn 
uscita (iti Pif'fro Facini, ambedue passati a Dresda (1) e un 
Iliposo in K^'itlo piccolo in tavola. Co|)iosa era ancora la della 
Galleria, di discj;ni allribnili al Faccini, de' quali trovo ne' 
Cataloghi notali i seguenti: Vi. V. S. Gio. Battista ecc. e pul- 
tini ; Presentazione al Tempio ; due iìgui e, studii per una cu- 
pola; Comunione di S. Girolamo; ritorno del Figltuol prodigo; 
Marsia seortìealo da Apollo, a penna ed aquaneUo; un nudo 
sedente sopra un sasso a lapis rosso. 

il Museo Goeeapani ne possedeva un quadro con la B. V» 
il Bambino, S. Catterìna, altri Santi ed Angioli, e un bellissimo 
disegno. La Galleria di Novellara due disegni di nudi. 

Faleelte GÌ». IladUila bolognese architetto ( n m. 

1629 ). L'anno 1605 i Canonici del Duomo di Carpi con l'as- 
sentimento del Comune deliberarono di prosej?nire la fabbrica 
del Duomo medesimo rimasta inieirntta lino dai tempi di Al- 
berto Pio, f^iusta il discf^no aiUico du* ancora si conservava. 
Postosi mano all' ojìcra s' innalzarono le prime quailro delle 
olio (lappclle che formar dovevano l'abside meridionale soUo 
la direzione di Anlonio I cdcrzoni e, dopo l;i morie di esso 
accaduta nel 1012, del celebre Guido Passi alias del Conte 
amenduc carpigiani. Ma il lavoro condono a buon punto ri- 
mase interrotto in causa del nuovo progetto della erezione di 
una cupola. Fu perdò ehiamato da Scandiano nel 1619 1* ar- 
chitetto ferrarese G. B. Aleotti detto l'Argenta, ma è ignoto 
qual consiglio egli desse in quel proposito. Scorsi otto anni 
fu deliberato di far venire l' architetto Pacchioni reggiano e un 
H.** Santo da Bologna per decidere se fosse più opportuna cosa 
féibricare la cupola o terminare la chiesa, e anche di questi 

, (1) Il cttaltio moderno dolb detto Golkrio non rafjatn ebo lo S. Fomigtto sotto 
a BooM-dd FtooinL II ritnUo del pittore è foroe quello che ivi A ottribuilo • Inai- 
bolo Corrooet. 



198 

non è conosciuto il giudizio. Finalmente clflamato Vanno 
stesso 16!27 da Bologna T architetto G. B. Falcrifa, fu deciso 
col consiglio di lui di abbandonare il pensiero della cupola e 
di proseguire la fabbrica delia Chiesa. Il Falceita prep^to dai 
Fabbricieri fece ancora un disegno per la facciala della Chiesa 
suddetta, e n'ebbe in dono da quelli, dodici fiorentini oltre 
le spese del viaggio c la prcslazione di Lire 45 a >l. Santo 
Ponzoni che lo aveva accompagnalo (IV In seguito al parere 
del Fak'clla furono coslrulte due cappelle (2\ e iuiraìasciata 
l'erezione delle alire due cappelle che rimanevano da farsi, 
fu dato mano ad innalzare la facciata la (|uale nella parie 
rustica era già compiuta nel 1052 con tanto poca soddisfa- 
zione deir universale che fu proposto di demolirla, sebbene 
poi questo pensiero non fosse recato ad effètto. Dalle cose so- 
pra narrate parrebbe doversi ascrivere al Falcelta il disegno 
di quella facciata anche per questo, che gli atti della Congre- 
gazione della Fabbrica non Ihnno menzione che ad altri ve- 
nisse allogato» Ma la cosa non è a sniBcienza provata e la 
lettera che qui si riporta scritta da un' anonimo Fabbrieìere 
al Duca di Modena, comunicatami insieme con le altre notizie 
del Falcetta da D. Paolo Guaitoli, mi ritiene dal proferire un 
giudizio in proposito. 

Scr."«» Prencipe S.w Pron. Colfiio 

E>seuclosi per far li fondamenti della facciaUJ alla Chiesa di questo 
Duomo luspatronato di V. A. S., e trovandosi tre disegni, il primo del 
Falcetta. il secondo del Pacchione di Reggio, et il terzo d' un Carpigiano, 
parcntioini cosa di non poca iniporlanza, e che in cospetto di questa bella 
piazza, ò anco necessario far elleiiione del più hello, per essere uno d^' 
fal)rici«TÌ, prima si conunci a cavar li foiulitiiiciUi, che sarà Venerdì pros- 
simo, ho voluto rimetterli in sua mano, acciò si degni, vctluli die gli ha- 
verà, connnandarc quali delli tre si dehba porre in esscciitione, et se vi 
fosse qualche mancamento in quello sarà di suo gusto farlo correggere, 
come la supplico ben di vivo cuore, che giovedì prossimo manderò questi, 
mentre le faccio huiuilmeulc riverenza. 

Di Carpi U dì :ii LugUo 1620. 
(I) Ovest» Santo PumMwi Miniblw egK il medeftiino a.* Smto dt Sotogmi sppn 

CBUttCltloT 

(S) ll»igi Memork Ui$torieht /*. H7. 



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m 

Falrieri Blafl^lo yeroiieM pittore ( n. 1628 m. 1703) 
dipinse la Galleria fàtta costruire nel Castello dtMla Mirandola 
in quel luogo appunto dove oggi è il Teatro, dal Dura AleB- 
«anclro 11 Pico per coIloiarVi i rpiadri della Galleria Curloni 
da rsso acquistali. I n ritratto in tela del suddetto principe 
attribuito al Palcieri, del (juale il lilta produsse il disegno 
nello hnmifjh'e italìant;, è posseduto dal S/ Giacinto Paltrinieri 
insienn» ad un' altro dipinto non Unito del nìcdcsiino autore. 

Faiieolli Pietro bolognese pittore ( n. 17(»4 ni. 1850 ). 
• Modena pure ha pitture di luì in varie stanze del Palazzo 
Rangonì e della casa Camporì (1) ». In quesi' ultima dipinse 
negK anni I8i2 e 1813 nel soffitto di una stanza, Prometeo 
che ha animato la sua atàtoa eon V aiuto di iilinerva« Ritrasse 
da ifuesl' opera il prezio di italiane lire 277. 

Vmwm Conte PtoSro Ercole bolognese pittore ( n. 1669 
m. 1744 ) stette per qualche tempo in Modena a disegnare 
sai quadri della Gallerìa estense {i\ 

FenlA Bartolomeo francese incisore ( viv. 1655, 1069 ). 
Passò la vita in Modena e (u molto impiegato in disegni e in 
intagli all' acquaforte. Trovo le opere che seguono da esso 
intagliate. Il frontispizio figurato del Bollo del Mercìtrin Vrn- 
ilìco di Vittorio Siri ( Modena Soliani Itili.) ); Alcune piccole 
cartine che portano (pieslo titolo: La Vie dn Salda prave 
d' eoa forfè fricff da a .Modca par bartUnlemi Fenis IdùG tolte 
in parie dalle miserie della Guerra del Gallol (5); una hatla- 
glia di cui ha un' cscmjìlare il Co. Valdrighi ; la maggior parte 
delle stampe e gli emblemi nell' Idea {li un l^iiiaipe et eroe 
cristiano del P. GambertI (Modena Soliani 1659 ). Queste ta- 
vole incise ad acqua forte nello stile del Callot rappresentano 
diverse geste del Duca Francesco I e sono forse 1* opera mi- 
gliore del Fenis perchè la maniera n* è assai buona e spiri- 
tosa, sebbene il disegno delie figure sia alquanto trascurato e 
incopretto. In undici di esse stampe sottopose il Fenis il nome 
e il cognome, in altre le marche SF e F. S. e in altre nulla. 
Queste stesse marche si riscontrano nelle tavole inserte nelF 
opera del M. Cornelio Malvasia Kphemoridc$ novissimae mo- 
tuum coelesUum. MuHnae Cassiani Ì0ò2 in fol. Egli sottopose 

(I) .Vasini Cetiiii) hiofjrnfirn di Pietro Fancelli. Halugna 1850 />. 7. 
(i) Zaiiolli Stona (UH' Acrnih-»iia Clemcntwa p. i9$. 
(5) Zani Enticlop, Mvlod. Vili, iii. 



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200 

pure il nome al ri imito del Testi e le iniziali alla stampa rap- 
presentante una nave innanzi alle Poesip del medesimo, Modena 
Soliani 1GG5. K^li si travagliò pure nelle stampe delle opere del 
Vedriani lim'volta dei IHttori, Sciillori et Archi lotti Modenesi 
(Modena 100:2), Monorie di molti S(mti Martiri, Honfesmi 
e Benti Modenesi (Modena 1065 ), Vita della Denta Camilla 
Pio (Modena iOOi), Dollari Modenesi (Modena 4665 ), e 
Vescovi Modenesi ( Modena 1669 ). Nella prima appose il nome 
ai due prospetti dcUa chiesa Cattedrale; nella tena al ritratto 
di detta santa; nella quarta al ritratto di Franceseo Maria 
Molsa; neli* ultima ai ritratti dei vescovi Giovanni Fontana e 
Coelantino Testi. Queste non sono eertemente le sole opera- 
noni del Fenis che si ritrovino in que* libri, ma io non volli 
citare che quelle che portano nel nome dell' autore T Impronta 
dell' autenticità. 

La famiglia dei Fenis venne di Francia in Modena nella 
prima metà del secolo XVll ad esercitare V arte dell' Oriuole- 
ria nella quale continuò anche nel secolo successivo, avendo 
mutato in Fenice il primitivo cognome di Fenis. 

FcniM o Fonico IVioolò francese pittore ( v. 1660 ) 
della medesima famiglia del sopraddello, forse più valente oro- 
logiaro che pittore, se si deve trarre un giudizio dal quadro 
(li lui che ora si vede nel primo altare a sinistra della chiesa 
di S. Agostino, rappresentante S. Casimiro re di Polonia con 
tre angioli. Non so se a lui o a Bartolomeo Fenis alludano i 
seguenti versi del Boschini (1). 

< Un altro che du Modena deriva, 
Desscgna ci naturai, e la Pitura 
Cusi che se puoi dirghc in la bravura 
F£2«ìICE, die in virtù sta sempre viva. • 

• Forahoi^ciii Antonio parmigiano scultore ( viv. 17^24) 
fu autore delle statue poste ad ornamento di due altari nella 
soppressa chiesa di S. Francesco in Reggio (2). Dal Diario 
carpigiano di Giulio Cesare Benetti rilevasi che il Foraboschi 
compi nel 1724 1' adornamento di scagliola in una cappella 
del Duomo di Carpi. 

(I) Curia del Xavrgnr Pitomeo p, i98. 
(i) Sogari Memorie mas. 



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Ferrura ( Ola». BsMIfila da ) pittore ( op. 15G7 ). ÌBr 
torno al 1503 dipìnse con Fabrizio figlio di Lelio Orsi c con 
Giacomo da Modena nel Casino di sopra presso Novellara (I). 
Dipinse ])ure nella roeea di Hiìf^nolo V anno l.')G7 {"1). io non 
so se (jueslo Gio. Battista sia il medesimo che è nominato 
nelle note al HanilTaldi nell'anno 151)7. Mi avverte il eh. S."" 
Luigi Napoleone Cittadella, trovarsi nel Ontipendio di liitfr le 
case ecc. di Ferrara compilato iiell' anno detto, che nn (ìio. 
Battista da Ferrara pittore possedeva una cusa grande nella 
strada delle Chiavare; e che il iNecrologio pnbblico di quella 
eittà sotto il di 7 dioembro del 1590 rc^sira la morte di 
Silvim fiUa io, Baptoe picioris Aepulta in eceletia S. Stepham. 
Finalmeiite non è da intralasciarsi come il Zani registri il 
none di un Gio. Battista Berlingeri detto il Ferniresino o Gio. 
Battista da Ferrara pittore vivente nel 1600, il qual nome è 
ommesso nel copiosissimo Indice posposto alle. Vite degli ar> 
tisti ferraresi del BarulTaldi. 

* Ferrari Gio. B. (?) parmigiano pittore (viv* 17...) (5) 
fu autore di un (fuadro che rappresenta S. Francesco di Salcs, 
S. Francesco di Paola e SJ^ Giovanna di Gliantai posto nd 
Battistero di Beggio (4). 

Ferrata Kreoie comasco scultore ( n. 1610 m. 1686 ) 
condusse in marmo V elTigie di Mons."" Boberto Fontana vescovo 
di Modena morto del IGÌii, la quale è posta nella cappella 
del Duomo di (juesta città, da esso vescovo restaurata e ador- 
nata (5). Incominciò ancora, ma non potò compiere il ritratto 
del Cardinale Alderano Cibo (G). 

* Ferro ( Andre» M ) liolognese OreGce ( viv. 1452, 
1458). Questo M.** Andrea del fa Bartolomeo era dttadìno 
abitante in Modenft nella cinquantina di S. Biagio ed eserci- 
taya V arte dell' ofafo. Se . ne trova mensione in alcuni atti 

(I) Le pittare imsìose di Lelio Oni e di altri esislanti nel dumo di *opra Atrooo 
vendute d«ir atluale proprietàrio al fu MerelieM Luigi Menteeuceoli, e da questo btle 
liasportarc dal muro in tela e nuovamente Tendale ti Ser. Conte di Clttinbordi che 
ne adornò la sua Giitlerin in Vcnrzin. 

(S) Davolio Memorie Sioi'iche )?k<j». 

(3) Forse Pietro Ferrari a. 1737 oi. 1787. lì Zani rej^i^lru uu Uio. Ferrari luchi- 
tetlo parmigiano dio Borirà nel l7ttS. 

(4) llaieguad D$$ert»kme mw. 

(!t) Vnlriani Vescovi modeneti. Modenn 1669 f* 198. 
(«) PaMSoti VU« de" piuori eec I. Ui, 



202 

notarili dai quali risultano vari! acquisii di terreni da osso 
fatti. In un'atto del 3 novembre 1457 ej?li eonfessa aver riee- 
vulo fiorini d' oro 40 Inrjilii dal nobile (ìberardino della Molza 
per parie del Conte l'^jo liangone, nello seopo di truflìcarli 
neir arte dell' orefìeeria per un' anno a metà di luero. In un* 
altro del 1458 egli proineUe la dole di Lire 400 alla Fran- 
cesca figliuola sua sposatasi a Marsilio Fogliani. Dopo (jueir 
anno noi trovo più nominato, e solianlo in un rogalo del 1462 
apparisce coni' egli fosse già defunto. Forse codesto M." Andrea 
M Ferro è una medenina persona con M.® Andrea da Bologna 
oreflce che dagK Atti del Cornane di Modena risalta essere 
stato crealo cittadino ed ascrìtto ali* estimo per Lire iOO, il 
21 maneo 1440. 

FcsmmI Wmmm detto del Tadda di Fiesole seollore 
(op. 1555 m. 1585) andò a Carrara speditovi da Fra Gio. 
Agnolo Montorsoli per far cavare i marmi ed eseguire i lavori 
di quadro e d' intaglio pel monamento di Jacopo Sannazaro 
allogato al detto Montorsoli. 

Vviì lloiiionic» romano pittore ( n. 1580 m. ìi'ì'ii ). È 
nella basilica di San Ouirino in (lorreg^io un bel (piadro del 
Feli faHo fare l'spressamenle per essa chiesa. Ha])presenfa ficsù 
(irisin nelle nubi e S. Martino in atto di preghiera o|)cia 
sventuralamenle guasta dai ritocchi (I). l^n' altro bel dipinto 
del medesinìO era posseduto nel 1049 dal .Marciume Vincenzo 
Fontanelli, coni' egli stesso annunziò con una sua lettera al 
Co. Alfonso Gonzaga (2). Varii «luadri del medesimo furono 
già nella Galleria modenese; un S« Sebastiano figura intera 
al naturale, citato dal Gherardi, il quale passò a Dresda; una 
Santa Maria egiziaca attribuitagli dal Pagani; una Santa Maria 
Maddalena mezza figura al naturale; la Deposizione di Croce 
piccol quadro con molte figure e la Scala di Giacobbe quadro 
portato In Francia nel 1796, segnati soltanto nella ò.^ edizione 
della Descrizione dei Quadri ecc. Aggiungasi V altro della 
Risurrezione di Lazzaro attribuitogli dubitativamente nel cata- 
logo Zerbini. 11 Museo Coccapani ne aveva un quadro del Sal- 
vatóre con alcuni angioletti, c una o più o|>ere del medesimo 
stavano nella fìalleria dei Pico, le quali prima erano in quella 
de' Curtoni in Verona. 

(I) Piingileoni Mem, Si. dt A. AUegri W. flS6. 



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!205 

Fkniimfn^o nnoninio pittore ( viv. 1G30 ) fu al servigio 
permanente di Siro uilinio principe di ('orrejjjzio del quale è 
ia seguente lettera indìritta a certo Fortunale agente suo. 

U TorrkeUi mi dice che il pittore Fianuiiingo è stato dalli 

Guastalleai a doleru, che non è puguio da me, ei che il Parasacchi gli ha 
detto che ai stnpiace che io non li dia aodisAoioBe: io gU ho risposto che 
Ben so non solo come pagare i debiti» ma tampoco come vivese, haven- 
domi gli Alemanni levato ogni cosa, et essi sequestrate le entrale, et questa 
risposta bisognerebbe Mi penetrare all' orecchie col meno dei Pri Capuc- 
dnl et invero questa è nna crudeltà grande, e non Ti* è persona pià a 
proposito per tal effetto delll sod." P^. State sano et Dio con voi. 

Di S, ik/ttìm 29 ÀjniU ig30. 

Il P.* 

iSeir inventario dei beni del Principe Siro morto in Man- 
tova il 2^ ottobre 1045 veggonsi segnati alcuni rilratli del 
Fiaminingo Pittore stipendialo dalla sua famiglia. 

Fiaiiiiiiin^c» anonimo pittore ( viv. 17.. ). 11 Pagani (I) 
dando conio del quadro del David pesto nel (loro ilella chiesa 
di S. Domenico, nota essere « opera di grandioso contorno e 
vago colorito, che dicono ineomìneiata in Modena da un Piltor 
Fiammingo, per V improvvisa fuga del (juale convenne spedire 
Il Quadro a Roma, che colà fu terminato da Ignazio Sther 
( Stem ) Tedesco » . 

Fiasellm Domenico detto il Sarzana di Saraana pittore 
( n. 1589 m. 1669 ). « 11 Prìncipe Carlo di Massa oltre air 
averlo generosamente rimunerato per alcune tavoline da lui . 
avute, gli fece anche olTerie assai vantaggiose per tirarlo ap- 
presso di se. Ma il nostro Pittore non potè aceellarle, perchè 
troppi erano gP impegni elie con suo gran decoro P obbliga*- 
vano a rcstiirsi fra noi ( in Genova) (2) ». 

* FIbò Giorf|;;io francese scultore ( op. lOòH). Da un 
libro della Confraternita di S. Maria della Misericordia di Carpi 
trasse il S."" D. Paolo (Inai ioli la notizia, essersi da (piella al- 
logato neir anno iG58 a M. Giorgio Fibò borgogiioiic abitante 
in Bologna V opera di una statua della H. V. del Carmine la 
quale costò 100 ducatoni d' argento. Neil' anno 1710 la lesta 
di detta statua danneggiata dai topi fu trasportata a Bologna 



{ì) U Pitture p Sculture di Hoéuin p. Ì9. 
(i) Soprani Offtera citata /. SSS. 



204 

i\ colà riilipinln da Carlo Francesco Araldi con 1' assistenza 
dello scultore Giuseppe Mazza. « K lodalo Iddio, lej^gesi nel 
citalo libro, riuscì di sonnna j)erfellione 1 opera, e della lesta 
in Bologna fu in eslrenio e anunirala e stimata per un mira- 
colo deli' arte (sic) » . l.a sopraddetta statua già esistente nella 
chiesa dt S* Giovanni passò nel 1782 a quella di S. lgna£Ìo 
nella quide si vede tuttavia. 

Fl«0ole (Glow»M»l ém) acarpellino (viv. itfSi ). Intorno 
r anno sopraddetto era in Carrara (1). 

FigttMII GiHMppe Alari» di Cento pittore (op. 1663). 
È detto dal Crespi scolaro di Cesare Gennari; ma un sonetto 
in lode dell' opera sua « Ristretto aritmetico » che si conserva 
in un mss. dell* Estense segnato Vili. À. !27 lo chiama nella 
dedicatoria, discepolo nella pitfnm del famosissimo <mv. Gio. 
Francesco /inrbicn. Fu anelie esimio eultore delle scienze 
mateniaiielie. Sininjìò in Modena pei tijìi del Soliani nel 1604 
il suo Hisfrcffo ArKìiirfico preceduto da una stampa da esso 
lui inventala, // Meìnoviate Geometrico e i/ T rattato Aritmetico, 
Pei medesimi tipi fu pure edita nel 1075 la impressione 
con aggiunte dell' altr' opera del Figalelli intitolata fìcfld Linea 
gnomonica. Il Tiraboselii ( Bib. Mod. 11. !285 ) nota tra gli 
scritlori modenesi un (ìiovanni Figalelli autore di un libro 
che ha il titolo: // Medico sacro stampato in Venezia nel 1671. 
Non è Inverisimile eh' egli appartenesse alla famiglia centese 
di questo cognome. 

* Filippi Dionigi lorenese fonditore ( op. 1660). Neil* 
anno predetto trovansi ne^^i atti del Comune di Modena le 
seguenti partite che riguardano un' opera di questo Filippi. 
— 29 gennaio. Partito dato ed ottenuto nel Consiglio generale 
che si feccia fabbricare da un fonditore lorenese dimorante in 
Parma una bùona campana per 1' Orologio pubblico della 
qualità e misura che parerà al Consiglio ordinario, riserbando 
1' altra non buona fabl)rieala dal Censori per disporne eome 
sembrerà meglio al (Consiglio generale. — • 1:2 aprile. Notasi 
r avanzo di circa quìndici pesi di metallo nella formazione 
della nuova campana « riuscita di bontà e bellezza da incon- 
trare il gusto della città ». — 26 aprile. Partito dato ed ot- 
tenuto di approvare per buona la campana fabbricala da Dio- 
nigi Filippi e fratello loreuesi. 

(I) Vasari edis. U MoHnier Mll. 193. 



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205 

Filippi Hc^lia^tlano detto BasHanino ferrarese pittore ( n, 
!540 m. 1G(J2). Un bel quadro di luì esistente nella eliiesa 
maggiore del Finale è rammemoralo dal Baruffaldi (Op. cit. 
I. 459 ). 

Finali Ani^lo veronese seuUore ( n. 1700 ni. 1782 ) 
seolpi in nianno veronese le undiei staine del Dottori della 
Chiesa e dei Protettori di Reggio elie ornano la chiesa di S. 
Prospero io detta città. Scolpì parimente in marmo nell' anno 
1747 la statua di S. Giovanni ISepomuceno la quale fu posta 
sul ponte presso la Mirandola. Questa statua fu fatta ad in- 
stanza M Barone Praneesco Venceslao de Kotz di Praga Te- 
nente Goloneilo, che la pagò undici zecchini e mezzo (1). 

FInet . . . ; . firanoese pittore ( vìt. 1796 ). Vedi Itar-* 

Fforentino Anonimo ingegnere (yìv. 1625). Lo Spac- 
ci ni racconta nella sua cronaca ai dì maggio deir anno 
1625 nna avventura occorsa a codesto ingegnere Oorentino 
che stava al servigio del Duca della Mirandola. Una sera tro- 
vandosi egli alla corte, il Padre confessore della Duchessa gli 
vide indosso due pistole e fatto di ciò relazione al Duca, 
questi deliherò di farlo visitare avanti eh' egli escissc dal ra- 
slello della rocca. Infatti, licenziatosi dal Duca il fiorentino, 
come fu j)crvcnuto al rastcllo j;ìi fu guardato addosso dalle 
guardie e ritrovatovi le pistole fu immediatamente carceralo. 
Andarono poscia alla sua casa dove sequestrarono le sue scrit- 
ture e sco|)rironvi le chiavi contraffatte della porta del soc- 
corso lavorate da un fabbro di Correggio. Lo Spacci ni racco- 
glitore instancabile dì tutti i ciarlumi della città {iggiugnc, 
che codesto tradimento era ordito dal Duca di Mantova. 

* Fforentlno BernardiM .... pittore (viv. 1621 ). 
Sotto il 3 agosto del 1621 trovasi nominato nella Cronaca 
Spaccini questo Bernardino detto pitior da ritratto in propo- 
sito di certa avventura occorsagli. 

Di un'Orazio Piorentini pittore abitante in Carpi trovasi 
egualmente memoria, aver egli eseguito nel 1613 un quadro 
con la Vergine .\ssunta e i SS. Bernardino e Francesco per il 
Comune di quella città. Di amendue s* ignora la patria e non 
è inverosìmile eh' essi appartengano a questi Stati. 



(1) PapolLi Annali mw'Qndok$ù 



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206 

* Floreniino Franeeseo iugegocre (viv. 1G19). Lu Spac- 
ciai nella Cronaca Modenese ti 9 febbraio 1619 nota che 
Franceico Fior^nHno Jngemero ikteale è stelp seadala dal Sig. 
Prenàpe e messo in suo luogo M, AnUmio Vacca, Non mi è 
nascilo scoprire il cognome di codesto Fiorentino ingegnere, 
il quale non è pur anco registrato nella nota degl* ingegneri 
dei Duchi di Modena che si serba manoscritta neir Estense tra 
le miscellanee del Tìraboschi. Ne sono certo se egli fosse ve- 
ramente fiorentino di patria o non piuttosto di una famiglia 
del cognome Fiorentini. 

FioreiiKiiola (Zilio da') od altri, intarsiatori ( viv. 
li9G, ItiOD). Nell'Estimo rcii^iano del I iOfi trovo registrati 
i seguenti nomi: Mastro Zilio da Fiorenzola dalla Tarsia, abi- 
tante nella vicinanza di S. Prospero, e Bernardo da Fiorenzola 
dalla Tarsia abitante nella vicinanza di S. HatTaele. Neil' Eslimo 
del 1501) sono pure i seguenti: Matte da Fiorenzola e fratelli 
nella vicinanza di S. HalTaelc, Mastro Matte dalla Tersia nella 
vicinanza di S. Pietro e Mcolò dalla Tersia nella vicinanza 
di S. Zeno. Finalmente in un' istrumento di pace conclusa ira 
diverse famiglie Fanno 1519, vedo nominato un Gio. Jacopo 
Fiorensuola (1). Il vedere i nomi di questi da Fiorenzola ac- 
compagnati did distintivo dalla Tarsia mi ha dato a credere 
eh* essi eserciuissero veramente V arte della tarsia, lo ignoro 
se passi relazione alcuna tra questa famiglia e quelF orefice 
col quale si acconciò Benvenuto Cellini in Roma nel 1519, 
il quale « si dimandava ìL Fiorenzuola di Lombardia, ed era 
valentissimo uomo di lavorare vasellami e cose grosse (2) » . 

Fi<iri Filippo romano pittore ( n. . . . m. 1750 ). Nel 
necrologio della cattedrale di Carpi si legge il seguente ricordo: 
^7S9 iij marzo. Pirfrn Mmìtalfi così c/tiamuto da tutti, ma 
(lìsne al parroco chiditiarsi l'ilippo - Fiori Romano, pittore di 
professione, mor) ecc. l). l*aolo Cìuaitoli dal quale riconosco 
questa notizia assicura non trovarsi in Carpi altra memoria 
di codesto ignoto artista. 

Fiorini Pieiro bolognese architetto (viv. 1381 m. 1622). 
Dagli atti della Confraternita di S. Rocco in Carpi trasse il 
$/. D. Paolo Guai ioli la notizia, come essendosi deliberato da 

(i) Taccoli Mrm. Slur. P. il. p. 373, 389, 390, 3»3. P. HI. 46i. Panciroli A^vuim 
Rrgknaium Regii Ì8i7 p. 434. 

(3) lira di Benvenuto Cetlini MUano ioeietìk dei CToMtri 1806 T. I. 36. 



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207 

quei confralcUi di fondare uno spedale, ne fu fallo farti il di- 
segno a Pietro Fiorini archiletto bolognese. Ma poiché questo 
disegno dove fosse stalo recato in allo avrebbe portalo sover- 
chia spesa, COSI fu aljbandonalo, e la nuova fabbrica fu eretta 
nel 1581 sopra un nuovo disegno di Pietro Comi architetto 
Carpigiano. Ebbe iu regalo il t iorini per quel disegno lire 
quattordici. 

* Firenze ( Agostino dm ) scultore ( viv. 1442, US9 ) 
finquì credulo fratello di Lqca della Robbia, ma dagli mim 
anotatori del Vasari (1) escluso con validissime ragioni da 
quella famiglia. Esso fu autore di quattro bassorilievi in una 
gran lastra di marmo eoUoeata oel muro esteriore della cat- 
tedrale di Modena verso la piaasa^ Rappresentò in essi alcuni 
fatti della vita di S. Qeminlano, e tra gU scompartimenti dei 
quadri scorgonsi queste parole: Hoc opus eijreijìum LihIovìous 
Sangui de Fumo. AuffusUnus de Florentia F. i 442. Di quest* 
opera di cui il Bossi diede V intaglio in legno nella Vila di 
S. Gemininao ( Modena il So ) ragionamuo, il Vandelli nelle 
iMeditazioni sopra la delta vila ( Venezia ÌÌSS ); il TiralM)S( hi 
nella liiblioteca Modenese ( 17. iùH ) e il Cicognara ucUa 6/0- 
ria della scoUura. ( IV. 2 W \ * 

Firenze ( lloiiioiiieo ila ) ingegnere militare ( n m. 

1401) ). ÌNcl 14UD i' escrt iio del Marchese Nicolò d' Estc muo- 
vendo contro Otiobuono Terzi s' impadronì di Ucggio e strinse 
d' asscdjp la cittadella ben munita noi luglio di quel medesimo 
anno. Soprastava alle opere d* asaedip Domoileo da Firenae 
ingegnere del Ducà di Milane, il quale nel drìzaare una bom* 
barda contro la cittadella, fu da quelli dentro pur con una 
bombarda ucciso (2), 

* Flrenae ( G«wil« étk) ingegnere ( viv. 1455 ). In 
un rogito deir anno 1455 trovo nominato Gerardo del fu 
Bartolomeo di Pìctrobuono da Firenze cittadino modenese al 
presente OlTiciale delle acque in R^io. Questo incarico pro- 
prio dell' ingegnere è 1' unico argomento che può valere a 
giustificare T inclusione del nome di Gerardo da Firenze in 
questo Catalogo. 



(I) Vile dei pittori. Firenze L§ Mounier T. III. p. 69. 

(i) Briani Slm-ia di Modena »»,«*. Frizzi Storia di Ferrara III. 594. Di questo 
Domenico p«rl« «ebbene non ewlUnir.nia il Gaye ( Op. cil. i. 541 ). 



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208 

* Flron^e ( Gio. Battista da ) scarpellino ( op. 153i ) 
eostriissc^ in quell' anao il Battistero nella chiesa arcipretale 
di Famulo (1). 

Fi%'izani Antonio bolognese incisore ( viv. 1727 ) in- 
tagliò in rame il ritratto di S. Giovanni della Croce posto 
innanzi alla v i la del medesimo scritta dal P. Michele di S. Gio. 
Battista, pubblicala in Reggio dal Vedrotli nel 1727 in 12." 
Egli è anche probabilmente autore della effigie di S. Nicolò 
che precede 1* Orazione in lode di esso Santo scritta dal P. 
Jacopo Antonio Bassani e pubblicata in Reggio dd Vedrotti 
nel 1735 in 8.<» 

FogwMll CUaeiMiio. Vedi BenUonl. 

* F«»kMiÌ VlBMiao francese orefice (viv. i5Si ). Da 
un documento modenese dell' anno 1551 apparisce che M.^ 
Vincenzo Feloni francese orefice abitante in Modena si con- 
fessa debitore a Graziadio ebreo di certi argenti a ini sommi- 
nistrali per esejjnire alcuni lavori. 

Fontana L4i%lnia bolognese pittrice (n. Iìiii2 ni. l()14) 
fece ad istanza del Cardinale Girolamo lìernieri di Correggio 
un quadro del Gesù, ora perduto, per la chiesa di S. Dome- 
nico di detta città (2). Al medesimo Cardinale colorì pure 
un' altro quadro di S. Giacinto che fu collocalo ed oggi ancora 
si vede nella chiesa di Santa Sabina in Roma. Il Malvasia 
narra eh' ella fu più volle in Vignola presso i Boncompagni 
feudatarii, ricevuta e trattata come principessa. La Descrizione 
dei quadri del Dueak Appartammto ( 2.* Visione ) novera 
due quadri di Lavinia: un ritratto di donna in mezzo busto 
al naturale, e la Circoncisione di Gesù in figura al naturale, 
opera poco rispettata dal tempo. Possiede oggidì la Galleria 
estolse un quadro di una mezza figura al naturale di un 
frate seduto assai bello. Nel postergale della seggiola leggonsi 
queste parole: UVINU FONT. DE ZAPPIS FAC. MDLXXXl. 

Una preziosa notizia intorno Lavinia ci è porta da uno di 
que' rari e preziosi opuscoletti che si stampano per nozze a 
pochi esemplari, e che riescono ad essere men noti dei ma- 
noscrilli delle Rihiiolcche. QuesC opuscolo che porta il titolo 
Lettere di celebri scrittori italiani ( Faenza Conti 1853 ) con- 
fi) .Vriiiorir Sforìchr dì Funatto /». 'il. 

{t) Notizia tratta da una |m.sti!la alla cronaca di Corrcfisio del Zuccardi rifcrila 
dnJ l'ungilconi nelle notizie di Fctlrrifo Ziiccnri {iìiomale Arendt fo T. L\t it' )• 



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209 

tiene sei lettere di Cario Sigonio ìndirltte all' erudito Fulvio 
Orsino, e tratte dai ross. della Vaticana. Da esse s* impara 
come il Sigonio si facesse ritrarre da Lavinia Fontana , e di 
questa immagine facesse dono all' amico Orsino. Udiamo il 
fallo dal Sigonio medesimo. « lo mando a V. S. il ritratto, 
eh' £lla domandò, fatto por mano della Signora Lavinia Fon- 
tana, pregandola a non dir ad alcuno, die io lo hnhhia fallo 
fare, prrcioecliè io sarri reputalo il più vìhìo uomo del mondo, 
se la rosa si sapesse, el non si sapesse, che per servir V. S. 
la (piale io lionoro lanio, 1' liavessi fallo. Holofina 3 novem- 
bre 1;)79 ». In altra lettera del li dicembre torna sul 
medesimo argomento e scri\e (osi: Ilo inteso come V. S. 
ba ricevuto il ritratto, di che io cominciava a dubilare per 
lardare la risposta. Siale grato per essere di mano della Signora 
Lavinia: che per altro non veggio causa da haverlo ricercalo. 
Reputo non solo opportuna cosa, ma quasi necessaria il rin- 
graziar la medesima Signora; perciocché Ella sa, come tutti 
slamo avidi di lode, et tanto più le donne giovani, che noi 
huomini attempati ». E più sotto « Le ricordo che la Signora 
si chiama Lavinia Fontana Zappi ». 

* Foppa ( Bartolomeo da ) milanese pittore (viv. 1460). 
Ai notissimi e celebrati nomi di Vincenzo Foppa pittore, e di 
Ambrogio Foppa detto il Caradosso si aggiunga ora questo 
ignoto Bartolomeo che appartenne probabilmente alla stessa 
famiglia di Ambrogio, se non pur anche a quella di Vincenzo, 
il quale dai più si considera per bresciano, sebbene non man- 
chino buone aulorilà per dichiararlo milanese (1). Si pu(') an- 
che asserire che questa famiglia traesse il nome da rop[)a 
villaggio (Iella provincia di Pa\ia, e però debba deuoniinarsi 
cosi da Fuiì}ì(i, anzicli(* Foppa come fu scritto da tulli. I do- 
cumenti iicccnnati sono due atti rogati in Modena dal Notaro 
(](H'cliino Morano il juimo febbrajo 14(10. .Nel primo, (luglielmo 
de' Bosii di Kubìera ora abi'lantc nella villa di Predo vende 
una pezza di terra lavorativa posta nel territtorio di Rnbiera 
ad Antonio del fu Giovanni da Foppa del territorio di Milano 
droghiere ora abitante in Modena ed acquirente per se e per 
Bartolomeo di lui fratello pittore abitante nella terra di Rn- 
biera. Nel secondo, Giovanni Aicardi di Rubiera abitante in 

• 

(t) Il Rotini opina che due siano I pittori Foppa, anziché quel solo Vineenao di 
cui è riniaato memoria ( .Storto delto pittitm Ualiann Ili. 163 ). 

u 



210 

Predo vende ad Antonio del fu Giovanni da Foppa acquirente 
por se e per Bartolomeo di lui fratello pittore, una pezza di 
terra nella Villa di 1-onlana. 

■^"or€»«t ( l^iii^i Ile la ) di Parij2;i pittore ( n. KiGS o 
1()8j in. 1758 ) venne di Kraneia in Italia a perfezionarsi 
neir arte e perveiuilo a Modena iniorno il 1712 presse stanza 
nel Convento dei PP. Minori Osservanti ai quali condusse un 
gran qnadro per un' altare della loro chiesa di S. Margherita, 
che ora si vede nella Madonna del Paradiso. In esso erano 
rappresentati i Slanti Bonaventura, Bernardino da Siena, Pa- 
squale Baylon ed altri santi. In seguito di quest* opera ebe 
gli acquisti lode e eredito di ragionevole dipintore, fu il La 
Forest invitato a recarsi a Carpi dal P. Luca Blesi di quella 
città, Minore osservante e Teologo del Duca Rinaldo d' Eale. 
E colà pure si pose ad abitare nel Convento dei Minori Osser- 
. valiti donde non si partì che nelP uitioia sua infcrmiià. Ad 
essi frati fece molte opere per la loro chiesa di S. Nicolò e 
per il Convento. Il quadro di S. Pasquale e S. Giovanni della 
Marea eonipinlo nel 1719, che oggi si vede a lato della porta 
niagjiiorc di detta chiesa; quello di S. Francesco all' aliar 
maggiore nel 1725, e (juclio di S. Onofrio e altri Santi che 
ancora si ^ci hano ai luoghi loro. Ivi pure trova nsi nn S. Diego, 
un S. Francesco Solano ( giudicato dagl' intendenti d' altra 
mano ), i Martiri della religione francescana e un S. Pietro 
d' Alcantara olire non pochi altri nel (".onvento. Lavorò il La 
Forest per le chiese di S. (ìiuscppc, di S. Sebastiano e della 
villa di Fessoli, c per parecchie famiglie di Carpi una copiosa 
serie di dipinti Intorno i quali non occorre dilungarsi In pa- 
role (1). Si esercitò ancora nella pittura domestica e ridicola 
air usanza fiamminga, e di essa rimane un saggio presso il 
Sig. Don Giberto Pio di Savoia, in due quadri rappresentanti 
un giovinetto spagnuolo che batte il tamburo, ed una giovane 
che tiene nelle mani una gabbfa. Varie opere di lui furono 
messe in istampa e fra (jneste un S. Diego da lui poscia con- 
dotto in pittura per la chiesa di S. ISicold, inciso dai bolo- 
gnese Francia. Due rami V uno in foglio grande, V nitro in 
mezzo foglio rappresenlanli in dilTerenti attitudini S. Valcriano 
Comprotettore di Carpi, sono conUrossegnati dal nome deli' iu- 

(1) Sei quadri de\ La Foresi, quattro dei quali sdamratc abbonali, ai conservano 
in rasa del Slitnori Gaetano e Antonio Vellani in Carpi. 



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2!1 

ventorc de La Foresi e ila (|ueUò dell' ineisore Francia. Infer- 
matosi il La Foresi di grave maialila cajìionalajili dalla j?rande 
quantità di frumento crudo che (|uotidianameiile masticava, 
terminò i suoi giorni in Carpi nell' Ospedale di S. Hocco il 
1" novembre dell' anno 1758 (1). 

Fu il La Foresi pittore di mollo spirilo, di sulììciente di- 
segno e di velocissimo pennello; nuì questa facilità, lasciando 
slare le qualità che a lui mancavano per arrivare ad acquistar 
fama nei posteri, nocque assai al pregio delle sue opere le 
quali egli Useio presso che iuUe inoomplote. Egli fa ignoto 
ai biografi firaneesi dai quali però è segnalato un Giovanni di 
Pietro Foresi pure di Parigi pitKv dì paesi valente nato del 
1636. morto del 1712, il quale dimorò sette anni in Italia 
sotto la disciplina di Pier Francesco Mola. 

Forti Carlo Antonio parmigiano (2) incisore ( viv. 
1687 ) intagliò in rame le due tavole di macchine annesse al 
libro La Chiesa in trionfo su le mine di Buda aofjgiogaia 
dall' armi chrifitimip, Marilina pretta netta cittfì di fìef/fjio in 
occasione dei funeìn artificiati, fatti datti Siffiìori (tri (.onRV(jtio 
per la promozione alla Soffra Porpora drìl' Atte zza norrnis- 
sima del ^gnor i^'encipe Hinaido d' £ste ec. Hegyio Ve- 
drotU i6^7, 

* F<»ril %'ontiira holo^nese intagliatore in le^no ( op. 
) fece r ornamento in le^^no al cpiadro del (imMcino posto 
nella chiesa di S. Pietro Alarlire in Modena. \cdi llarbieri 
Oio* Fraiiee9«a» 

Fo n — ti Dttvlde Aatonlo loganesc pittore ( n. 1720 
. m. e. 1780) fece in Modena i disegni tolti dai quadri del 
Cristo della Moneta di Tiziano, della Notte del Correggio ed 
altri di commissione dell' Elettore dì Sassonia.' 

(I) Lul»u.s.si Memorie dryli arliuti CiU'pigiam con le aggiunte di tulio ciò cIm ri- 
trotwi in Carpi ^ lUiri ArtM dellù Slal9 éi Modena mm. pretto D. Paola GmHolf. 

(1) Fallo modenoao dal Zani • bolognese da altri. Della origine di omo è noUsla 
fai una letlera di Ernesto Selli scrìtla da Correggio al Tirabosehi il S9 luglio I78t, 
nella quale oltre V errore di dnta nel!' anno di naaeila di Carlo Antonio, sono da ar> 
eoglierc ron risorva \o sCRiKiiti parnlo. Dui C.itiumicn Forti lui ricrrufo uolìzìe del 
celebre hwinorr Ctirlo Antonio, vite direni delia flessa famiglia, ila cui /ìrovienv nnn» a 
il rinomato Piitor» franee$eo Forti, lo fmro non pelHlO ricavare di errto $e non 
the a jMHlifw dsIT Aiofsore ers P<rr Giovmnni, qmah pmii da Correggio, e midò a di- 
ma rm ne in Pnrma drta U 17M^ e nel I7li td Z di w eewiòr» ««cgiie in Pnrmn Carlo 
sintomo, fu ea«a dri detto Canonie^) esisiono «nrfe ert-ntf del Tmtro fkumete, e olenme 
immagini ojfregiamenle ineiee ( Mss. del Tiraiioaehi nella Kslenne ). 



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ili 

Franeefieliiiil Baldasfitarc volterrano pittore ( n. Itili 
ni. 1()89 ) dipinse nel solTìtio della chiesa della SS. Anniinzinta 
in Firenze la B. V. assmila al cirio in nn cpiadro a olio. 
« II modello di (]iiesl' opera in tela di cirea (Ine braccia, in- 
sieme con altro modello, che aveva fatto il Volterrano per 
1' altro quadro che vi si doveva fare del viaggio d' Egitto, 
venne in mano della felice memoria dell' Eoe."* Conte Giulio 
Cesare di Novellara, Maestro di campo e Generale del Cannone 
del Serenissimo Granduca >. Cosi il Baldinucci (1) al quale 
però sfugip la notizia del soggiorno del Franceschini in Nove^ 
lara e delle opere ivi condotte; notizia che si trae dalla qui 
riportata lettera di M/ Alfonso Gonzaga al nipote Conte di 
Novellara. 

hiti'iìdo che il Franccschiiio pitloro, sbrigalo cbc sani d' alcuni (juaili i 
clic la co.stì per noi, hahbia risuiulo di ritoi'iiarscnc (|iia. t i a\aiili d' iii- 
caniinarsi a quosla >oUa dc^i(i(.TelTi clic lo mandassi a .Manlu\a con ordi- 
nargli di pij^liaro il dissegno ( ina distinto e pulito ) di quelle (re scanzie 
dove sono quelle cose nnliirali clic sono ora in quelle tre stanze terrene, 
che guardano nel Giardino del Passurino, et che al mio (enipo quando 
partii di Mantova ne liaveva cura il Coccapani perchè avrei pensato di 
farne anch' io di somiglianti per riporvi molle bagatelle che io sono andato 
melendo insieme e sopratutto incaricatelo di pigliar i dissegni di quelle 
scalinate di mezzo perchè sono tutte diflerenti V una dair altra ecc. 

Boma 16 Agosto 1641 (2). 

Franeeseiiliii llare^ Antonio bolognese pittore ( n. 
1GÌ8 m. Ì7r.) (ó)). Dalla vita di lui dedala dal Zanotti (4) 
si ract'o^ilic che il Franceschini nel 1078 dipinse per il Finale 
di Modena un S. Filippo Neri, e un' allra tela eoo S. Pietro, 
S. Paolo, S. Alberlo, e S. Lucrezia. Nel Ui'JO chiamalo a .Mo- 
dena dal Duca P.inaldo dipinse a fresco la volta del gran 
Salone del Palazzo I)u( ab* in conì|)aj,Mìia di I.uij;i Quaini e 
dell' liaiTncr ai quali furono allidale le parti degli accessorii, e 

(I) 0(>cra citala XIU. ir>3. 
(3) Ma*, di Novellara. 

(3) Reità cronaca di Bologna del Giraldi sotto H U dicembre 17S9 trovasi sognata 

la morto del famoto pittore Marcantonio FraHcetehini Knv. di Gmìi Ci-ìmIo di Porlo- 
gallo d' atuìi 85, »f pollo a s. Biagio. Se il Praneescliinì morì vertoienle in cià d'onoi 

83, saiohlto naiu nel ItiiO c iiou uri ICiK. 

(l) Sloritt deli' Accademiu Clanfnttna T. I. i'23 ere. 



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213 

della quadraiura. Rappresentò in essa V Incoronazione di Bra- 

damante, come parve al (iherardi e al Pagani, ovvero la pro- 
tezione accordata da^li Dei alla casa d' Esle secondo la inter- 
pretazione del dall' (Mio c lic liiii^amenle iic lratl;\ ( lY Qnest' 
opera che anche (►}ij;itri si c()nscr\a (:2), e clic c forse la più 
vasta e la più grandiosa delle opere di quel fecondo e inge- 
gnoso pillore, gli frullò la mercede di iOO (lobbie, e V invilo 
a rimanere al servigio stabile della Corte con generosa prov- 
vigione: il (jualc invito non fu accettato dal Franceschini; 
Dipinse ancora V anno 1699 in Modena dietro V Aitar mag- 
giore della chiesa di San Carlo, una grande Istoria a tempera 
della Peste di Milano e della prooessìone di San Carlo Borro- 
meo, opera ancora oggi ben conservata e da tenersi in gran 
pregio, della quale fu pochi anni adietro levato il disegno e 
intagliato in rame dall' incisore modenese Agostino Boccaba- 
dati (3). Andò poscia nel 1701 a Reggio, a dipingervi una 
eappella annessa alla sagrestìa di S. Prospc ro fabbricata di 
nuovo 1' anno antecedente: dove figurò a fresco nell' altare i 
SS. Prospero, Venerio e Gioconda, e di altre ligure rivestì la 
cupoletta e i pennacchi nella delta Cappella. Finalmenle ac- 
cennerò un piceni (piadro in rame ra|ìpresentante la ('once- 
zione di M. V, che si dice del i-Yam escili ni nella o' edizione 
della Descri zionc dei Quadri drl Diica/r Ai^partii incuto. 

Il Franceschini slese un catalogo delle opere sue del (piale 
ba una copia ujss. il eh. M. .\. Gualandi di Bologna. Da esso 
ricavo i seguenti brani che confermano le cose sovra esposte 
e vi aggiungono nuovi particolari. 

1694. Feci alH SSs* Sorra di Modena H ire Quadri a 
secco nella Capella maggiore del Corpus Domini ( in Bologna ) 
eioè nel gran Quadro dell' Altare la Comunione degH Apostoli, 
e net lalarali, fotU della Vita di 5.« Cattenna (4). . . L. 200. 



(I) Pregi M PtXtuiao di Jfbrinia jn 43 « Mf. 

(i) I dami «offerti da qiiHlii riittma per un* incendio nei IS19| furono lipeniU 
del pittore modenese Piclru .Miii);ìiclli. 

(3) il Carponi nelle Mnjninni' { Padova I8ii) in proposilo di (pu-slo dipinto 
scrive n Ci domanda in una nota ii »ig. Majcr in che potrà giovare lo studio delle 
belle fenne deH* anllco ■! pittore die rappresentare ci deggla S. Carle in meno agli 
qipcalati? Lo domandi al Franeewliini, f «Mara* ilofmiiionMi, direbbe nn Bolognese, 
e glielo mostrerà egli col fatto in quel ano quadrone di Modena « pag. IS. 

(4) Qocstc pittare esistono ancora. 



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214 

1690. Feci a fresco con 1' (liuto ili mio (Uujnato (Qiiaini) 
la Sala del serenissimo di Modeno, e quodrattani del Tenenle 
Affìier in quattro mesi (1), toccò a ine netto da tutte le spese 
!.. 4000. 

1699. Coiìvordui il (pan (Juadroue a secco da farsi nella 
chiesa di S, Carlo di Modena con que' Padri, in esso la Pro- 
trane faUa da S» Carlo in aceasione del eontaggio, per il 
prezzo di Ure due milia e cinquecento. 

1700. Compii il gran quadrone a eeeeo con la firoeeteione 
di S. Carlo falla, in occasione del contagio ..... L. 2900. 

X 1701. Viendét al Sig, Francesco Mieceri il modelh da me 
fiuto del S. Carlo di Modena L. 750. 

il Francescliiiii perteziooò nell' arte Giuseppe Perraccitti 
pittore mirandolese. 

Franeese anonimo pittore (viv. 1711). Narra il Lazza- 
relli (2) di un j^iudizio proferito intorno corte pitture del coro 
della chiesa di S. Pieiro da un pittore del Re di Francia nel 
suo passaggio per Modena l'anno 1711. 

FraneeM^ anonimo arehitelto (viw 1708 ). 1/ 11 febbraio 
deiranno 1708 fu incominciata la nuova fabbrica della chiesa 
della Madonna delle Grazie in Modena sul disegno lascialo da 
un padre francescano del terzo (jrdine, francese, nel suo pas- 
saggio per .Modena, e fu linila nel 1711 sotto la direzione di 
Gio. Antonio Franchini modenese capomastro, il quale operò 
tuui gli stneehi elie ornano internamente la detta ehiesa. Il 
medesimo Padre francescano nel tempo della sua dimora in 
Modena formò un nuovo disegno pel Duomo di Modena da 
sostituirsi all'antico; il qual disegno per boona ventura non 
fu recato in opera (5). 

FranoMl anonimi fonditori (viv. 1582). !/ anno 1579 
fece il Comune di Modena fondere la campana del Consiglio, 
ma non essendo essa riuscita abbastanza buona e sonora, si 
determinò di darla a rifare a due francesi eccellenti maestri 
nell'arte del fondere, i quali condussero a termine l'opera 
con molla soddisfazione, e il dì ÌÌ8 febbraio lìi80 la della 
campana fu posta su la Torre del Comune. Era essa ornata 

é 

(t) K«i DmrU tnss. del Coitlc Roiicbi Urovo que«U mcmofit. 16f7 9 mmrso* la 
detta matitta tornò la Guardia per la prima rotta «1 SmIbiM* cfc jy «A* «r» éifim»* 

(i) Inftfrinazioni' iliN' ArvUiviu di S, Pietro, 
(3) Lazzarelli Pitture di Mudrna. * 



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f15 

delle immagini dclhi IJ. V. e del Crotclìsso iionclii' dcH' arma 
del Comune v poi iuMi la seguente iseri/ione: Sanotus Mutiiuie 
sumptibus Anno Domini iòSO (1). In proposito di questa cani- 
pana del Consiglio vedasi V articolo di Biagio fonditore. 

* FrMohI Er«oÌe HomMiM» bologneBO arcliilelto mi* 
litare ( viv. 17 . . ). Un codice in foglio della BiMioleca eetense 
sognalo X. G. 6 porla in frónte la segoente intitolaxione: Pri- 
mizie di ArMtettura miUtare eons&arate all' Altezza sereni»- 
Alito di Rinaldo Prinw Ihtea di Modena, Beggio ece, da Ercole 
Demenieo Franchi Mognese» Vi precede un bellissimo paese a 
penna che mosira nel mezzo h\ ]Hanin di una fortezza cui è 
sottoposto il nome del Fianchi probabile autore dell' uno e 
deli' altra. Seguono sei diverse piante di fortezze senza dichia- 
razioni uè illii'^irazioni. 

Franelii JL«>r<-n7o bolognese j)ilton* ( n. e. I;it)ó ni. c. 
1030 ("2) ). Il Malvasia nella vita di (jm'sto ivittorc ci ha la- 
seialo una diJTusa narrazione delle c(»e operate da e.>so iu 
Reggio dove egli andò in giovine» età «ol maestro suo Camillo 
Procaccini, allorché (juesti fu eolà chiamalo a dipingere nella 
chiesa di S. Prospero. .Narra dunque il Malvasia che il Franchi 
in Ueggio « preso a pigione per ivi più eouiodauientc abitare 
certe nobili stanze entro il Palagio del Sig. Gio. Casotti posto 
sulla strada Regale, seppe co* buoni tratti rendersi cosi affe- 
zionato quel Signore» eh' ei si contentò di fargli libera assolu- 
zione del convenuto prezzo, non altro da lui prender volendo 
che tre quadretti , che in ricompensa d' altre cortesie eh' alla 
giornata anche riceveva da quella Casa, donar gli volle il gio- 
vanetto. Furono questi una pieeiola Madonna in paese che al- 
latta il Bambino» cavata però da una di quelle tre, che avea, 
già di propria invenzione tagliale egli slesso all' acqua forte 
Camillo { h'ocaccini): la Santissima Trinità in gloria d' Angeli 
con li SS. (ìirolamo e Franees«!o sotto, un poco minuti: K la 
Madonna stessa di Ueggio in gloria, sotto vi S. Callerina Hegina, 
e la Heata Ciovanna di (luella Città, troppo picciolc anch'esse; 
ma che ad ogni motlo se non per altro, per un tal prezzo 
piac([uero a' Signori di quella Casa. Dispostisi perciò di far 
murare aneli' essi una Caj)pella, et ergere un sontuoso Aliare 
entro il maestoso Tempio di quella miracoiosissiraa Immagine 

(I) Arcliivia Coiiuiiuilo. 

(i) circa il 1639, noia il Bianconi n«Ha Guida di Bologna. 



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216 

di Maria, e trovandosi a Lorenzo tenuti, dierougli a fare quel 
quadro che vi si vede di S. Girolamo contemplante il profondo 
Mistero della Santissima Trinità, e in atto di scrìvere, mentre 
un'Angelo stende una cartella, con le prime parole scrittevi 
dentro in ebraico della S. Genesi che in latino temano: ìn 
principio creami Deus Coelum et terram. Pittura a mio gusto, 
che può stare al pari di quante si ammirano entro queir an* 
^ustissima mole, e che tanto mi fé stupire la prima volta che 
la viddi, massime giongendomi nuovo U proprio nome, che 
sotto meritamcnu> vi pose; perchè raflìgurandovi dentro un 
tlnissiinu gusto Carrncosco . non avevo mai presso i seguaci 
di (|uella gran scuola iuleso alcun Franco. Dicono clic ne di- 
pingesse prima un rametto per prova, che vcramcnle sarà 
tanto j)iù mirabile, (inanlo clic si vede in simili proporzioni 
aver avolo maggior propensione, che si riconosce anco in 
detta tavola, che c (juanto mai se le potrebbe opporre, essendo 
per altro bellissima, a segno, che non so se mai più ad essa 
giungesse: perchè debole molto panni, per dirhi, (piella grande 
con S. Eligio, 0 S. Alò, come dicono, con molte altre ligure 
In S. Francesco, fatta per V arte dei Fabbri, se- pi& sopportabili 
sono, e talora anche lodevoli T altre, -come a dire la B. V. 
sedente col Bambino,- e S. Gio. Battista nella Chiesa delle Mo- 
nache di S. Tomaso (i); si T a olio che il fresco della Cappella 
del SS. Rosario in S. Domenico: 1' assai ben intesa e vaga- 
mente colorita S. Orsola in S. Zenone, e simili che si trala- 
sciano ])er brevità, sì come tanti quadri nelle private case, 
tanti freschi nelle facciate di esse: Fuori della medema Città 
r altre opere che vi si trovano, come quel tanto lodalo ( per 
la più bella figura che mai facesse) S. Pellegrino nel!' Oratorio 
di esso Santo fnorl di Porta Castello: Li tanti pennelli poi, o 
Stendardi, che dir xojjliamo |)er le prncc^ssioni , come quelli 
del Carmine, della Centura, del (jjrdoiie, del Uosario, e simili 
cose pieci(de, nelle (piali eoiue dissi, avendo una parlicolar 
dote a lui tutte toeeavano, con (pialche morlilieazionc di Sisto 
tiadalocehio suo concorn iUe e rivale, e. ehe ad ogni modo in 
simile galanterie mollo lo commendava, si come ne' disegni, 
che sttM'uiìnatamente finiva, non pregiudicando tuttavia la somma 
diligenza al buon fondamento, et allo studio, nel quale d* imU 
tare s* ingegnava i Carracci, cagione poi vogliono alcuni che 

(I) Esisteva aneora nel secolo scorao. Dicasi il MOiile della latolo di S. PellegrlQo. 



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217 

si scostasse a principio «la Caiiìillo, o più tosto, come dicono 
altri, (la lui fosse caccialo, allora che sperava di passare con 
esso lui a Milano. — Mortogli il jValcllo in Bologna che lasciò 
piccioli lìgliuoli, e figliuole senza governo, fu forzato a ripa- 
Iriare per sostenerli, ma (pianto vi trovò bravi (lompclitori, 
tanto vi ebbe poco da faticare, si clic ritornandosene a Beg- 
gio, e seco portando due quadri d' un particolare, e la Non- 
ziata eoa Coro d* Angeli, fatata per la Chiesa de' SS. Giacomo, 
e Filippo, ove anche oggi con molla sua lode sì ammira, poco 
stette a infermarsi, e colà finire i suoi giorni In età d'anni 
67 in ciréa >. 

Di tante opere del Franelii rimangono ora il quadro so- 
pracitale nel Tempio della B. V. della Chiara, la S. Orsola in 
S. Zenone e V Annunziata in S. Giacomo. 

È verosimile che si riferisca a Lorenzo Franchi questo 

passo di una lettera di Lodovico Carracci a Ferrante darlo, 
scritta di Bologna il IS (liccmbre HìOS. « Mi è caro che Messer 
Lorenzo venga impiegato; u)a si trova in Reggio occupato in 
un lavoro inviatojili da uie >• (1). 

Franeitt Frniir<»weo .^Baria bolognese incisore ( n. ir>57 
m. 1755) intagliò due tavole di disegni di Macchine che si 
accoin|)agnano alla descrizione dall' Armofiiiìdìucnfo a cavalln 
seguito j)cr la nascita del Principe di Modena (Ivi Soliani 
1700). Incise ancora sul disegno di Antonio Consclti nel 1717 
la tavola figurata che stà innanzi del primo volume ddte iln- 
Uddlà EstcMi del Muratori {Modena Ì7i7 in folio). Sono 
pure opere di lui, il ritratto della Venerabile Suor Maria Bo- 
naventura Bevilacqua di Modena unito alla Vita della mede- 
sima stampata in Lucca del 1706, e quello di Francesco Torti 
celebre medico modenese rinchiuso in un medaglione con due 
allfe figure, che precede la TherapeuHea del medesimo. Una 
stampa dì una Minerva annata che tiene nella sinistra mano 
uno scudo dove è V arma dei Pico, posata sovra un piedestallo 
nel quale è scritto SEMPEB DOMUS APTA MINEBVAE. Forse pure 
gli appartiene la stampa che porla sotto la leKera F, in fronte 
alla difesa di Filosofia sostenuta del l(j95 da Leonida Perso- 
nali nella chicca dei (icsù nella Mirandola; nella (juale è la 
figura seduta della Principessa Briiiida Pico additante al gio- 
vine P.*^ Francesco Maria due medaglie couleneuli i ritratti del 



(i) UUere pUlortche. MUano StUettri /. 27:i. 



'2f8 

Duca Alessandro 11 e del P."^ Francesco Pico, e al basso V arma 
(lei Personali Fort'Mt (de la) l^iii^i e Canuti D. 

Francia FranccMi^, Cjiiaeomo, Giulio* Vedi Ralbo- 
lini. 

FralaeeI Antonio parmigiano pittore ( viv. 1738) di- 
pinse per la chie^ di S. PraneeBCO di Reggio il Quadro del 
salilo in atto di svenire, che Ai collocato nel coro della me- 
desima. Questo quadro più non esiste. ' 

Fratte Domenico Marte bolognese disegnatore ( a. 1 696 
m. 1763) somministrò parecchi disegni alla edizione della 
Secchia rapita del Tassoni pubblicala in Modena dal SoKani 
nd 1744, e sono, il fregio in flgura di bassorilievo che serve 
di capo-pagina alla vita del poeta, inciso da Pietro Locatelli; 
la rappresenlazìone del Carroccio dei modenesi, incisa da <Jins. 
Cantarelli; le due tavole che precedono il quarto Canto e il 
nono Canto, incise da Ciuscpjx» Benedelli. 

Frer (aio. Giacomo svizzero incisore (u. 1681 m, 175:2) 
Vedi .\elli Pietri» 

* Fi*ij8|^imeli«*a C<»nto ll<>lMu*to padovano arcliitelto ( n. 
1G48 ni. 1732) (I). Una curiosa nienioria di lui ci lasciò 
Francesco Torri in una sua Miscellanea niss. (2) nella (pi ale 
trovasi scritto che il 14 novenihre 1752 Me sepoìlura in S. 
Bartolomeo il fa (Ionie Roberto Fnfjimelica Padovano dianzi 
Presidente del Magistrato dette Aeque, numeato di Si onnt, 
rioowratoei a Modena per quiete dk Figli, che mal eofferivano 
un clandestino suo matrimonio con donna di bassa estrazùms» 
Nel testamento inserì tutta la sua wta occupando diecinovo 
fogli di carta, Dileitossi d' Architettura moUissimo e di scienze 
divinatorie. Coltivò le muse con qualche successo. La Chiesa 
di S. Michele colla Torre, fu solfo la di lui direziono, e il 
disegno di mi Padovano eretta da' fondamenti. Una canzone 
girò fra 7 popolo lunga rn^f^fu' da esso fatta nel consegrarsi 
a questa Corte, nella quale olire le lodi di Casa d' Este narra 
i suoi impiegin e le sue abilità» 

Nove volte ho già vedtito 
Mutar Gntia di canùseia 
I Dacché in Corte ton venuto 

A btr f acqua iella Bieeia. 

(I ) Il Zani nomina Ufi Co. GirobiDo Frigfaneliea padorano arcbilMIo che operava 

nel Ki'.Ki r nel 17 IH. 

(4) Selva di un uppuialo jtrr la nl<n iu <li .Uodina ere. luss. ncll* Estense. 



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219 

VuHÌ Franeefieo milanese pittore ( op. 1748). l'n pic- 
colo quadro di sua mano con S. Elij^io \escovo. era nel secolo 
scorso collocato nello Scurolo della (Cattedrale di Modena (1). 

FumII Jacopo detto (Àislriotto urbinate in$!e^ncre militare 
( op. 1552 ). 1/ anno i551 venne con 1' esercito di Papa Giulio 111 
ad ordinare le opere di assedio della Mirandola. Eresse egli 
intorno questa fortezza otto fortini i quali però non valsero 
ad espugnarla; cosicché éopo otto mesi d'inutili prove, gli 
asMdiaoti dovettero ritirarsi da quella impresa. 11 Castrìotio 
Bella sua opera Della farUfleaiione delle Ciità, Veneiia 4564^ 
reca la pianta della Mirandola e il disegno dei fortini da esso 
indarno inaliatl. 



G 



Oaliliiaiil AnUm HomiMiieo fiorentino pittore ( n. 1652 
m. 1726 ). Volle il Duca di Modena ( Rinaldo ) avere il pro- 
prio ritratto colorito dal Gabbiani; per la qual cosa recossi 
questi a Modena e dell* adempito incarico colse piena soddi- 
sfazione dal Principe. In quel tempo della sua dimora in Mo- 
dena, levò il Gabbiani una copia del famoso dipinto del Cor- 
reggio, lo Sposalizio di S.^ Catterina, la qual copia fu {toi, 
dopo la morte del pittore, venduta ad un' inj^lesc (2). Per lo 
stesso Duca colorì il Gabbiani il ritratto di Violante gran 
principessa di Toscana (5). 

* ÌMiifori Daiiilain» di Novariì iiìiiiiatoiT, callijzrafo (viv. 
1510 ni. 1538 ). Questo valoroso arlclice, ignoto liiKiui, iiaccjuc 
in Novara di Giovanni Gafori e di una Catlerina della ijualc 
non si conosce il casato. Non si ha notizia del tempo in clic 
egli venne alla luce, nè di quel primo periodo della sua vita 
cir egli passò in luilria e nei quale certamenle conseguì la 
dignità di sacerdote e si fece esperto nell' arti della calligralìa 
e della miniatura, ncll' esercìzio delle quali impiegò poscia la 
maggior parte óisfiì anni suoi. Molti atti degli archivii di Carpi 
ci danno ad intendere come Francesco fratello di Damiano e 

(1) Pagani. Le Pitture e Sculture di Modmta p. 11. 

(2) Hiipford Vita del Gabbiani. Firrnze <76i p. 5H. :i4. 

(3) Serie «kgU uomim Ultulri in pittura «ce. Firenze 177 é T, XIL 63. 



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220 

al \)[\v'\ (li lui sju'ordolc avesse posto slabile doniieìlio in Carpi 
lino <ial I. ■)()!, e coinè avesse eonsef»nito il ftoverno spirituale 
delia parrocchia di Kinn'di eli' efjli t<Mìeva ancora lU'l 155('>. 
Ma la prima memoria di Damiano in (larpi si riscontra sid- 
lanlo in un docunu'nlo dell' anno 15 IO, sebbene si possa 
tenere per fermo eh' egli si fos>e trasferito alcuni anni avanti, 
a quella città. Certamente nel 1511 lo sì trova domiciliato in 
Carpi ed in queir anno stesso occupato nello scrivere i libri 
corali della chiesa di S. Francesco , una parte dei qualf è 
pervenuta infino a noi. Non molto tempo appresso, i canonici 
della Collegiata istituita da Alberto Pio gli allogarono 1* opera 
dei libri per 1' ufficiatura corale di tutto V anno, assegnandogli 
in compenso V usufrutto di cinque biolclic di terra nella villa 
di Limidi iincitc avesse condotto a termine il lavoro. Soddisfece 
il Gafori air obbligo suo con molta sollecitudine, imperocché 
il primo di essi libri fu da lui compilo nel 1515, e sueees- 
sivamenle scrisse ^li altri, uno dei quali porla la dala del 1534. 
— Dimorava il Cìafori laloia in l-imidj col fratello, in assenza 
del «piale, soslenne alcuna volta il i;o\('rno di ((nella |)arroc- 
cliia: ma più sovente in Carj)i là dove ol tenne dai (tallonici, 
\ cr<>^iIllilmcnle nel 154:2, la soprantendenza alla saJ^rcstia della 
(]all<MlraIe, e da Alberto Pio nel 1525 V iilìicio di Mansionario 
nella cliiesa stessa. Fece ej^li il suo ultimo testamento il 15 
. aprile del 1558 e mori in quel torno, giaccbc la mansioneria 
vacata per la morie di lui, fu ad altri conferita il dì 19 del 
mese stesso. 

Come si è avvertito più sopra, il Gafori scrisse e miniò 
tanto i libri corali di S. Francesco quanto quelli della Catte- 
drale, gli uni e gli altri in foglio massimo di pergamena con 
bellissimi caratteri e in origine senza numerazione. ISon è dato 
conoscere il numero dei libri scritti da esso per la cbiesa di 
S. Francesco, dei quali ora tre soli rimangono, essendo da 
poco tempo scomparso il quarto. Du(> di questi sono mutili 
nel fine e perciò mancanti della sottoscrizione, la quale si 
riscontra soltanto in uno (<l è la seguente: 

Antiii/iotnin'itm 
acì'ìptv ri lìiiUituììi 
ft. hic Duui fiìì II III Da 
niianii da 
Anno ioi t il ir 9:ì mé 
ais Devcmbris. 



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221 

Dodici sono i libri del Duomo, e conìpreiidcndo ossi inttu 
r annua onìcialuru corale, si può credere che non fossero di 
mapsior lìumero nel lenipo passato. I ndici Ira essi senza dub- 
bio liirono operati dal (lafori (I), ma j)nsenlenicnt(» non se 
ne contano clic dieci essendosene perduto uno dopo the fu 
da altra mano Irascrillo. Tre di (fuesti non hanno nel fine 
alcuna nota perchè mancanti delle ultime carte; gli altri otto, 
compreso il ricopialo, recano il nome di Damiano. E di (pieste 
soUiMoruEÌOBi io produrrò per saggio quelle che si leggoao 
. nel 1." e neir Vili.® libro, e sono le seguenti : 

//o"? h'hroa f'Jn us Carprnsis sf rihn'c frrit 

Qui difjììì Ausati ia quulihcf tiyhr forni) f. 

Hoc Domnus scrip^U m Damianus opus, ioiù primo 

Sepbe 



Finis. 45S4 die 2 lulii 

Hoc domnus serìpsii na Damian,* opus. 

Questi libri ottimamente conservali hanno pressoché lutti la 
prima pagina ornala di un frej^io rabescalo su fondo d' oro 
con animali, stemmi e lifjure. Tutte le lettere capitali sono 
condotte con varietà di [orme e dilij^cntemenle miniale, v non 
poche tra esse sono decorale di ligure e di piccole e vaghis- 
sime istorie; le quali non meno per la vivacità e la ricchezza 
dei colori che per il disegno e la composisione, meritano la 
eonaiderazione degli intendenti (2). 

* G«ellM>4l Pleire * . . . scultore ( op. i564 ). Da un 
libro di amministrazione del G. Alfonso Gonzaga di NoveUara 
traggo le seguenti partite di denaro pagato a questo artista 
per opere da esso fatte in Roma nel 1564. 

fÓ61. Alli 29 Miizo. 1,0 111." Sig. Conte n,'. (Irbltc dar bilii trenta 
nove por altri tanti die ho p;ij;ati a .M." Pierino ile jiiuli iiio galianli si ulior 
per compimento de snidi 20 de moneta a bon conto delli 12 impelatoli 
che fa al Sig. nm a scudi sei \ V uno come chiarisce uno scritto che lia 
il Sabion souo d' oro A.' 3, b.> Aó. 

(I) Il duodecimo apporticne a quel timpo» ma ad alira mano. 

(S) Qneate miccia aono deawite da un Raggo^^io della vita del GaforI accompa- 
gnato da una diUgentlniroa e miniiii^^iinri iU'<erizione dei liliri corali da omo scritti 
e miniati» compilato a mia istanza dal più voile lodato 0. Paolo GualtoH. 



Alli 8 (le Liijo. Ho dalo a M. ' Pierino scuUor scudi cinque de mo- 
nela et som» in mito A.' 25 ni.<' ci ho a>ulo una lesta e un altra avea 
data prima che son doc son d' oro A.' 4 h,' 40. 

Alli 12 Agosto. A M." Pierino scultor che fa le teste de mnrmor 
scudi cinque e mezzo de moneta per una testa che ha portata, teste tre, 
d* oro A.' 4. b.' 90. 

l.'56.'j. ultimo (li Aprile. La spesa di tasse tredici di asse forti per le 
teste 13 de iiiarinor the si mandarono al Si|i. Co. nfn (da Roma a Novel- 
lerà ) moiitnvaiio A.» 7. 

Alli iiliiiiio ma^^io. Per tanti pagali a Hiasio et Rartotti da tavagio 
nmlaiieri per portar leste de marmor con li liusti delli Imj>eratori di Rt)ma 
N." XIII d' accordo in scudi 16 li portarono da Roma a P(!saro sono 
d' oro A.i 1. 3. b.i ICS. 

Galani Antonio bolognese incisore (n. . . . m. 1821) 

fu professore (V incisione in (juesla A( eadeinia atestina di belle 
Arli p in Modena pubblicò nel ISiO, una collezione di dodici 
piccoli ri Malti dei l*rincipi di Modena con le piante delle eillà 
(li Moch'iia e di Rej:}ìio; nel 1817 la pianta di Rcjisio e la ve- 
duta del Dtionio e del Tempio della Ghiara di detta città; nel 
1H1S il ritratto del Marchese Gherai^do Rnnjione nelle Moìììorìe 
intorno in vita di luì scrille dal Venlnri ( .Modena 1818 in 
^.^)\ i ritraili del Duca Francesco IV e della Ducbessa iMaria 
Bealricc sul disegno di Geminiano Vincenzi; il ritratto a con-, 
torni di Antonio Begftrelli lavorato ne! Ì8t9 e pubblicato nel 
innanzi alla ilhtslraziime delle opere del Begarelli e del 
Mazzoni; la maggior parte delle stampe a contorni della Eneide 
di Viiigìlio dipinta da Nicolò Abati, nella niustrasfone e descri- 
Kìone della medesima pubblicata dal Venturi in Modena; e 
altre cose di minore importanza. 

* Gainni C-tt!«pare bolognese incisore {vìy, i795). Co- 
nosco tre opere d' intaglio da esso eseguite nel tempo di sua 
dimora in Modena. La prima di' egli facesse fu il ritrailo del 
Tirtiboscbi. N<d 17*,):2 incise a fojijiia di niedajilia il ritratto di 
.\nna Periiìi virlut)sa di canto, in mezzo foj^lio amicsso a un* 
ode dell'avvocalo Antonio Rosi in elogio della medesima. L'anno, 
seguente intagliò in un' ovale grande il ritrailo di D. Fran- 
cesco .\nlonio Maiocclii prefello della liibliotcca dell' I ni versi là 
e Vicario della (loUcgiala di Santa Maria Pomposa, in un mezzo 
foglio an lusso ad un soncllo dell* AbaLc Idcltonso Valdaslri iu 
lode del medesimo. 



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Gniaiiliio. Vedi Aloidi llalclaMnare* 

<iìaleazzi Domonieo bolo^iìosc piltorr (n. 1()47 in. 1751) 
nel 1682 si aninìogliò con Hianca liulbarini da Ueggio. Una 
figlia di lui si monacò nelle Salesiane di Modena coi QOini 
di suor Bianca Maria Teresa (1). 

Galleppini GiiiMt'ppe Maria forlix ese pittore ( n. 1625 
ni. ÌGjO) venne in Mediana nel 1647 col Quercino suo mae- 
stro (Malvasia). 

CteileM P. Filippo Mmeim teatino fiorenthio pittore 
(n. 1656 m. 1714). Non molto dopo il 1663 da Parma re^ 
cossi a Modena dove « condusse le pittore a fresco (2), che 
si veggono nel coro della chiesa de' Teatini. Queste furon da 
lui divise in tre spartimenU; nel primo de* quali rappresentò^ 
quando 6an Vincenzio è condotto avanti al Prefetto Idolatra, 
assiso sotto al trono; nel secondo, allorachè dopo la prigionia 
è condannato al tormento dell' eculeo; e neir ultimo il mede- 
simo Santo Martire in atto di esalare Io spirito, assistilo dagli 
Angeli, e alla presenza di molli Cristiani pianj^enti, e che con 
divota gara gli baciano le ferite della sua passione » (5). Oltre 
queste pitture che si serbano ancora in mediocre stato di con- 
servazione, altri (fuadri dì lui erano in detta chiesa di S. Vin- 
cenzo, cioè i quattro evangelisti, due dei quali ancora oggidì 
vi stanno, e forse tutti se pur sono suoi i tlue che nella Guida 
nìoderna di Modena si attribuiscono a un Bartolomeo Capelli. 
11 Lazzarelli gli assegna ancora la pittura del catino nella 
cappella di S. Gaetano; due quadri grandi espriroenli il mar- 
tirio dei SS. Vincenzo e Anastasio; e due quadri bislunghi ai 
lati della porta maggiore, con S. Pietro e S. Paolo opere che 
dal Pagani si assegnano ali* altro teatino pittore P. Caselli. 

« Anche a richiesta del Duca di Guastalla gli fu duopo 
portarsi alla di lui Corte, ed oltre a' ritratti, ed a' numerosi 
quadri di storie sacre, che in suo servizio dipinse, fece anche 
due tavole da altare, per la chiesa nuova; in una dimostrando 
il miracolo di Sant' Antonio da Padova, nel riunire la gamba, • 
che un giovane da se stesso erasi recisa, in gastigo di avere 
strapazzata con essa la propria madre; e nell'altra vi espresse 

(I) Cratipi Op. eil. I9S. 
(i) A guatai». 

(3) Serie di ritrotU degii eettilleHii PUtori iwr. nHta Imp, tìaUeria ài Firenze, 
IH 1756. UK S76. 



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224 

un mirai olo di San Francesco di Paola copioso assai di fi- 
gure (1) «. 

* Cialli pittore (viv. 16 . .) Vedi Deslioiii 

Marziale. 

Galli Gio. Batlifiai fionniino (?) ineisore (viv. 17G0, 
i790). G. B. Galli Se. leggesi sotto il rame rappresentante 
Abigaille che offre doni a David, il quale sta innanzi alia 
Difesa di FUosofia di Natale Agostino Verri della . Mirandola 
soetenuta nella chiesa di S. Francesco di detta citila stampala 
in Bologna nel 1764. 

Galli Biblena Antonio pannìgiano pittore (n. 1700 
m. 1774) dipinse nd Teatro di Reggio le scene dell'opera 
la Clemenza di Tito l'anno 1750, ed io ho un sonetto mss. 
in lode di quest* opera. II Crespi ( p. 93 ) parla di mi' intero 
scenario fatto da lui per lo stesso Teatro di Reggio poeo dopo 
il 1705. 

tiìalll Blblf^na Fi^rdlnando (ietto // fìibipììn bolognese 
pittore ( n. 1657 m. 1743) dipinse in compaj»iii;v del minor 
fratello Francesco alcime stanze nel Pnlazzo della Motta del Duca 
della Mirandola, nelle (juali Francesco fece le tìgure (2). Kj^ual- 
mente nella Mirandola gli si attribuiva un panneggiamento 
intorno al quadro dell'Aitar maggiore nella chiesa del Gesù, 
nel quale Fraiucsco a}j?[iunse i putlini e le due grandi figure 
a fresco, opera dislrutla nello scorso anno. In Modena di poi 
colori le sollìttc e i fregi di due stanze in casa Campori, e 
in Reggio ornò due cappelle nella chiesa dei Gesuiti. Queste 
opere sono perite. Dipinse pure le scene del ristaurato Teatro 
di Carpi l'anno 1688 e non già il 1686 come notò il Maggi (3). 
Codesto Bìbiena fu maestro nella scenografia e nell' architettura 
teatrale ad Antonio Cugini reggiano e a Giorgio Magnanini di 
Correggio. 

dalli Bllilena Francof4<»o detto il Bibiena bolognese 
pittore ( n. 1659 m. 1739 ). Fu primamente in Novellara a 
dipingere una stanza a quel Conte, alla quale il Donzelli pit- 
tore aggiunse le figure. Associatosi poi al fratello Ferdinando 
operò con esso nella Mirandola nel modo accennato nel pre- 
cederne articolo (4). Delie molte scene da lui inventale e 

<l) L. c 

(2) Perirono nella distruzione di qud palmo avrenuU nel 1704. 

(3) V< (/t. Iiisioriclte p. 109. 

(i) Crespi p. 96. Zaaolti il, Ì67. 



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225 

(lìpinlc ne' hoslri Toalri , noterò per saggio quello dell' Al- 
inansorre in Aliniena dramma per musica rappresentato nel 
Teatro di Reggio 1' anno 1696, fatte in unione al fratello Fer- 
dinando; quelle dell' Orazio, in compagnia dello Spaggiari 
(1710) e qui'Ue della Didonc abbandonata ( 1725 ). In Modena 
quelle dei Drammi V Enigma diseiolto e il Lucio Vero nel 
Teatro Molza V anno 1716, da lui inventate e dipinte dal 
Galluzzi allievo suo. Francesco Bibiena fu maestro di G. B. 
Passetti, di Pellegriiìo Spaggiari e di Gio. Antonio Paglia reg- 
giani esimii pittori teatrali. 

* Galli Domeniec» di FnuMeMo parmigiano intagliatore 
in legno ( n. 1649 16 ottobre, m...... ). Nel Dueaie Palazio di 

Modena si conservano nn violoncello e un violino ornati d' in* 
tagli di squisito lavoro, con la nota in ambedue del nome e 
della patria ddl' artista suddetto, e dell' anno 1687 in cui 
furano operati. 

€HallÌnM*l Pietro bolognese pittore (n m. 1664). 

« Per la corte di (ìuastalla dipinse due mezze figure, 1' una 
di Cleopatra, V altra di Lucrezia; e nella gran sala di quel 
palazzo, dipinse Fetonte fulminato, e nella capj)ella del Stij;ra- 
mcnto delta di Torte perchè stata fabbricata da quei Duchi, 
quattro mezze Wi^urc di Santi, de' (fuali ])resen temente vi se 
ne veggono tre soli, cioè una Santa Neronica, un San Giuseppe 
e una SS. Vergine col Santo Bambino che le dorme in seno: 
essendo stato V altro che è un San Girolamo, trasportato nella 
Sagrestia. Nel Duomo simflmente di quella città si vede una 
sua tavola con la H. Vergine in aria e sotto San Giuseppe (1) 
e Santa Maria Maddalena con intomo i Nisteij del Santissimo 
Rosario. Anche nella chiesa de' Teatini pure di Guastalla, di- 
pinse in altra tavola Sant' Anna con gloria d' Angoli; ed in 
quella delle Capueoine la tavola con S. Gregorio Taumaturgo. 
Ai Ihica fece un quadro con Progne e Filomena. Mori questo 
degno professore nel 1664 in Modena non senxa sospetto di 
veleno » (2). Del quadro fatto pel Duomo trovasi menzione 
in un libro di uno scrittore {ruastallese contemporaneo, il quale 
lo dice condotto nel 1640 da un allievo di Giiido Reni che 
serviva il Duca di Guastalla (3). Esso quadro in occasione de' 

(I) S. Domenico. 

(3) Crespi Op. cit. p. 2!>. Mnsini Bologna perlustrata. 

(S) Va/ni $aggi del genio di Franretoo TolMa. Homa CaUaUuU iti iti p. 40. 

15 



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rislauri operali negli anni 1841, 42 e 43 in quefla chiesa, fu 
levato dal suo luo}?o c lascialo perire allrove. I quindici mi- 
steri del Rosario in ovali che lo inlorniavano, furono nascosti 
neir Archivio del (Capitolo. Il (juadro di S. Anna che era nella 
chiesa dei Teatini passò nel ISOìi alla chiesa delle monache 
cappuccine nella quale si cooserva uniUuncQtc al sopra citalo 
quadro di S. Gregorio. 

GaHvni AnérM pìaoeiitiDO pittore ( op. 1716, 1743). 
Nel 1716 dipinw dietro 1* invenzione di Francesco Bibiena 
maestro suo le scene dell* Enigma diseiolto e del Lucio Vero 
opere rappresentatesi in Modena nel Teatro Mdsa, nonché le 
scene dd Fernando nel 1717, dell' Endomia e dell* Alessandro. 
Severo nel 1718, deirXrsace e dei Veri Amici nel 1719. Fn 
pure inventore della gran macchina eretta nel 17:20 dal Co- 
nrane di Modena per festeggiare le nozze dei Principe Fran- 
cesco d' Esle con Carlotta Ajilae d' Orleans. La qual Macchina 
fu descritta in un lihro che porla questa intitolazione : Descri- 
zione della (fifiìi Mncchìiia fatta alzare da(fli llluatr issimi Si- 
gnori Conservatori della (Zittii di Modena nel Largo del Cavi- 
glio dirimpetto alla Corte per i ftioefii d' allegrezza da farsi 
giuoeare in neeasione delle arthunatissime nozze del Serenis- 
simo Sig.' Prineipe l'nineesvo di Modena, e della Seienissima 
Signora Principessa ( arlolta Aglae Figlia di S. A. II. il Signor 
Duca d' Orleans Reggente di Francia. In Modena per Bartolo- 
meo SoNam SUmpator Bucate i790 in di pag, 49. Vi 
precede il disegno della Macchina che rappresenta un maestoso 
tempio innalzato sugli scogli, e circondato da molte statue. 
Al basso vi si legge: And. Galluzzi Areh. et Pietar Jnven. — 
ioann. Ludwicus Quadri ine. 17 SO. 

CMIoni Pietro urbinate pittore ( op. 1650 ) dipinse 
in due stanze del palazzo di Sassuolo sotto la direzione del 
Boulanger del quale si dice scolaro, sebbene la sua maniera 
di dipingere non sia conforme a quella del maestro (1). 

Ganibara l^atlauzio hresciano pittore ( n. c. 1554 ni. 
c. 1574). il 11) aprile 1571 il 1\ Ahale del monastero dei 
Benedettini di S. Pietro in Modena fece accordo con (iahriele 
e Annihale del l orno circa la loro Cappella in delta chieda, c 
con Lattanzio (ìanihara pittore per un' ancona da far>i da 
questo» nella quale fosse rappresentalo S. Lodovico re di Fran- 

(I) Spotuione dtUe ptltur^ dt SattHoio p. ì%. 



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227 

eia secondai il disegno da esso olTerlo, da darsi finita alla 
pasqua del 1572; obbligandosi T artista di mettere in opera 
un' oneia di azzurro oltremarino e di sottoporsi al giudizio 
dei periti, e ricevendo promessa di 25 scudi per caparra, di 
25 verso il line del lavoro, e di altri 25, collocalo il quadro 
al suo luogo. Per la qual fattura il pittore s' impegna di ve- 
nire a iModcna purcbè i monaci gli diano comodità di con- 
durre il quadro (1). Siene esso quadro nella della chiesa m 
fin dopo la metà dello scorso secolo, né sì sa quando fosse 
levato e dove si trovi al presente. Esso rappresentava la Ma* 
donna in atto di adorare il Bambino (2), e a jnedl di lei S, 
Lodovico re di Francia. Disse il Lanardli cb» questo quadro 
era di poco merito e non corrispondente al valore del Gani- 
bara. Esso fu ignoto al biografo di quell' arliala, Nicoli Cri- 
stiani (5). 

Un disegno del Gambara era nel musco Coccapani. 

Ciìaiiibariiii ytnlonlo bolognese stuccatore (n. 175i m. 
i787 ) fece di scagliola nel 1778 un'ancona bene ornala all' 
altare di S. Antonio in S. Francesco della Mirandola. Quest' 
opera è perita (4). 

* txarbavaio Crlutoforo milanese ricamalore ( viv. 1455). 
Un rogito di Gaspare Montalto nolaro modenese del 18 sclleni- 
bre 1455 ci fa sapere clic M." Cristoforo del fu Enrico Garba- 
vato di Milano rìcamatore abitante in Modena nella Cinquan- 
tina di Saliceto, riceve da M.® Andrea da Mantova sartore e 
cittadino modenese Lire 50 per trafficarle nella mercanxia di • 
pasni, lino e tele per un' anno a metà del lucro. 

OarbkNri lioreoM bolognese pittore (n. 1580 m. 1654) 
ornò di pitture la cappella dell'Annunziata nella Chiesa di S. 
Bartolomeo in Modena. Nel citato mss. del P. Castelli (5) trovo 
air anno 1015 la nota seguente: /n questo HMse di maggio il 
Ss 3/archese Bmtivogli accordò cinque quadri per la sua Ca- 
pella con la vita della Madonna con Lorenzo Garhìei'i Pìffor 
Bologncsp per prezzo di ducatoni 200. Fece egli infatti due 
quadri ialcraii con la rSasciia c F Assunzione di M. V., e altri 

(1) Laziarellt Informazione dell' Arclùvio di & PMro P. W. Ut. 
(S) Non già la Madoiuia di Reggio come Krine il Pagani, poiché quella imma^ 
noo mA Ib veneraiione ae non pareecbl anni dopo la norie del Ganabara. 

(3) Memorie $torielte di A aH on ate ikunbara. ArcMte ISI7.' 

(i) Gigliuli Veinorit^ del Convento di S. Franeeaeo me*. 
(S) Serie» cimlrucluum Collrgii HutiwMit tocieUUi* Je$u. 



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228 

dipinti nella volta che mostrano diversi fatti delfh vita di M. 
V. Oltre le delle pìllure che tuttavia si conservano, sono nel 
Presbiterio di (|uella chiesa dne (juadri che rappresentano il 
Redentore deposto dalla croce in grembo alla Madre, e i Pa- 
stori avvisati dalT Angelo della nascita di Gesù, assegnati al 
Oarbìerl. Al medesimo erano pure assegnali dal Lazzarelli e 
dal Pagani, un S. Halleo, e m S. Giovanni mezze figure; Gedù 
che porta la croce al Calvario figure grandi al vero, opere 
trasportate nel secolo scorso alla Galleria Estense; cui s'ag- 
giungevano un S. Bartolomeo, l'Orazione nell'Orto in Coro (1) 
e r Adorazione dei Magi. 

Per la chiesa di S. Croce in Reggio fece un quadro dove 
si vedea Gesù Cristo catturato neir Orto e maltrattato dai Giudei 
opera bellissima, nella quale disse il Raldinucci (2) avere il 
Garbieri fallo conoscere « fino a qnal se^no sapesse portarsi 
il suo pennello nelle cose traj^iche e doloiose ^ (5). 

Al Marchese Bcntivo},'lio per la sua terra di Gnaltieri fece 
tre quadri, la Natività di Gesù, In Naiività di Maria, e il mar- 
tirio d' una santa, cosi vivamenie espresso, che esposto al. pub- 
blico in occasione di una processione cagionò grandissimo 
terrore specialmente nelle donne ( Malvasia ). 

Oarofalino CiìÌa«ÌDto bolognese pittore ( n. 1666 m. 
1725) fece per la Madonna del Paradiso chiesa detta de'PP. 
Scalzi in Modena, un quadro con S. Teresa, altri Santi e 
Gesù in gloria, che ancora si vede al detto luogo. * 

GaM Fortunato parmigiano pittore (op. 1625). Il eh.® 
S.** Amadeo Ronchini mi ha comunicato copia dì una polizza 
indiritta dal Duca Odoardo Farnese al Tesoriere Giuseppe Forni 
del IO luglio 1625 serbata nell'Archivio di stato parmense, 
la quale è del seguente tenore. Pagherete in Nostro conto Lire 
300 a Fortunato Gatti I*ittoì'fi a buon conto del quadro che 
si fa in Modena per servifiio Aostro, che con $ua ricemUa vi 
A faramo buone ne' nostri conti. 



(1) Annunciata solamculc dal Lazzarelli. 

(3) Op. eit. IX. SIS. n MfMia «dkhm fucila timta nporioM wA Mktrilo an* 
■Mrt iitla in eaneorma dal Tiarfni< 

(3) É citato nel Compendio delP Altari (I6SÌ) 9 rimosso dal suo luogo ndb 8op- 

pressione della Chiesa. Il Dcsriric ( .\ourrau Voyngr I. 70) altiilniisre al Ciiieroino il 
quadro della presa di f:ri<i|n ncirortn, e al Garbieri un altro quadro di Cristo mal- 
trattato dai giudei nella stessa ehie.«a. 



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229 

Gazzinl TmlhMO bolognese piltore ( viv. 1671) operò 
in Novellara in servizio di quel Conte (1) al quale trovasi 
pure indiritta dal medesimo la segneEte lettera artistica da 
Botogoa il U ottobre itì70. 

Con la mia venuta a Bologna ho ritrovato due quadri pegni molto 
nobili, ed in questa vi saranno le misure^ cioè una Madonna coUo Sposa- 
lizio di S. Catterina d'Annibale Carazza; un Cbristo In Croce con la Ma- 
donna e S. Giovanni del Sig*' Guido Reni eoa cornice dorata tutti due; 
onde non potendo riscuoterli per la somma di 20 doppie» e di pi& |lt 
S$.'i Davìa bavendomi prescrìtto il tempo .di quindeei gtomi per la riscos- 
sione: SuppfiBo Y. E. se fossero per gradirle mandarli a pigliare, che al 
esrio so riusciranno di sadìsfattione intiera « V. E., e questo servirà per 
una mìa sempUee ma riverente dcvotione, e con eli V. E. terrà presso di 
se questo piccioi ricordo di un suo humilissirao servitore quale profonda- 
mente 8*inchfeaa al merito infinito ecc. (2). 

Contemporaneo a Tomaso viveva un Francesco Cazzino 
mercante di pitture iu Bologoa, dei quale soao parecchie let- 
tere nel citato mss. 

Cìienefiini o Canozii o Lendinara I^orengo, Crlnto» 
foro, Daniello, CmÌo. ]II»riM>, llernardino ecc. • • • • • 
intarsiatori, pittori, architetti (viv. sec. XV c XVl ). L'origine 
lin qui sconosciuta di codesta famiglia e parecchie notizie 
d'individui della medesima, ho potuto rieavare da una rac- 
colta di alibreviazloni di rogiti modeDesi che è ia mia mano, 
della quale mi gioverò con la maggior parsimonia. 11 più an- 
tleo documento ò nn rogito dì ser Matteo del q. Jacopo notaro 
di Lendinara dd I.® novembre 1448 nel quale fii.** Andrea 
marangone del q.™ M.** Jacopo da Zanexellis de SJ'^ Felice 
hme habitator burgi Sanctae Sophidc tnrrae Lendenariae eon- 
fessa aver ricevuto Lire 37 e soldi 10 da M." Giovanni Schir- 
sario del q.'" ser Guaresco de' Conti, di Valsassina nel contado 
bergamasco allora abitante nel dello borgo di S. Sofia, per conto 
della dote di (ìiovannina figlia di lui e sponsac et uxoris di 
Cristoforo figlio del detto M." Andrea. Da questo importante 
documento s' impara che la famiglia dei Cìenesini denominata 
poscia de' Canozii e da i.endinara, era orionda di S. Felice 



[ì) Crespi Op. cit. p. 
(S) Mm. di ^ovcllara. 



230 

grossa terra del territorio modenese, nella quale' nacque M." 
Andrea, e forse nacquero i figli di lai Lorenzo e Cristoforo. 
Cile se insorgesse il dubbio se 1* appellativo de ZanexeUU si 
riferisca alla medesima famìglia denominata de Zannexkiis o 
ZaneskUi nei posteriori documenti, e se la terra di S. Felice 
sopra citata appartenga veramente al modenese o non piut- 
tosto ad altra provincia italiana, l'atto di cui darò qui il sunto 
varrà a dissipare ogni dubbiezza. Esso è un ìstrnmcnto rogato 
da Rartolomco Trìmbochi notaro modenese il dì 26 gennaio 
del 1430, pel quale Lodovico del fu Andrea de Zancsinis ha- 
hitator terme Sancti Fcliris Comunitatis Mutinae vende a Lo- 
dovico del Forno modenese un' appczzamento di terra di 
bioletie 4 con casa, posto nel territorio di S. Felice (1). Andrea 
era dunque morto tra il 1448 e il 1456 lasciando dopo di 
se tre lìgli: Lodovico, Lorenzo e Cristoforo. Del primo non ho 
alcuna notizia; Lorenzo e Cristoforo sono nomi ben cogniti 
nella storia della tarsia, sebbene nei documenti contemporanei 
. si trovino semplicemente qualificati per marangoni. Essi furono 
lungamente in Rlodena e neiranno 1465 diedero compimento 
di* intaglio dei sedili del coro di questa cattedrale, nei quali 
espressero, oltre le figure dei quattro dottori, vedute di (mesi, 
prospettive, fiori, animali ed altre maniere di simboli. Quest' 
opera che tuttavia si conserva in condizione sufficientemente 
buona porta in un lato 1* iscrizione: lloe opus factum fuit 
per Christophorum et Lnnrentium fratres de Lendenaria i465. 
Fu rìstaurata nel 1540 da un M.^ Angelo da Piacenza, e nel 
1752 da altro arlisla. In proposito di questa insigne opera 
d' arte, osservano gli annotatori del Vasari (2V- « La più bella 
testimonianza del merito di Lorenzo e di Cristoforo ci resta 
nei dossali delle sedie elie circondano il Coro della Cattedrale 
di Modena. Portano (fuasi tutte prospettive vaghissime tirate 
con gran maestria. In alcuni stanno mezze ligure di santi 
delineate con si corretto e sì nobile stile, che ne verrebbe 
onore allo slesso Nantefuna. fi da avvertirsi per altro, che 
r aria delle teste e' il piegare de' panni ricordano più la ma- 

(I) Un ramo di quesiti famiglin si manteneva in S. relice niidio nel socolo W'ìl, 
e negli otti eoniunali di quella terra datimi a vedere dui S/ Luigi Lodi Segretario 
di questa D. Biblioteca, lessi air anno 1632 tra gli uflicioli del Comune siccome de- 
putati ai confini» i nomi di X.* Oraiio Zancsini e di BcnTenuto Zancdni. 

(3) Ediiione Le Mounier V. 176. 



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251 

niera ili Giovanni Bellino, clic non quella óo\ marslro pado- 
vano ». Lo Spaecini nelle nolizic doj;li artefici modenesi inse- 
rite nel suo compendio disila cronaca del Lancillotto, pone 
tra le opere di Lorenzo e di Cristoforo, oltre la descritta 
el pede de /' offrano vechio in detta chiesa con (quelle belle 

figure (Ite vi sono le sedie che sono sotto le volte dove 

giace el chorpo del nostro potente defensore et proUetore 

t7 bcmeo grande della segresUa iìisieme con li banchi piccoli 
éi d$Ua e/nega con la ^foUmu hvorakt di Tmia moUa de- 
gnammUe. Di tutti qaeili lavori rimangono 8<taaente quelli 
dellA sagrestia i quali sono posteriori di tempo a|^ altri del 
coro, inquantochè la detta sagrestia fti edificata nel 1471. 
Non è in Modena alcoli' altra memoria di Lorenio il quale 
mori in Padova Tanno 1477. Più lunga dimora tenne Cristo- 
foro in questa città, e vi consegui la cittadinanza T otto feb- 
braio 14()3 insieme col figliuolo Bernardino, ed ebbe possedi- 
menti di case nella cìtti\ e di terre nel contado, e modenese 
fu la seconda moglie di luì. Gentile del fu Girolamo Zandori. 
Varii rogiti danno a conoscere eli' egli si trovava in Modena 
negli anni I47;>, 1477, 1 i78 e 1485. Nel 1475 riscosse una 
porzione della <lolc della seconda moglie e sborsò parte della 
dote di Benvenuta figlia di Ini sposata a Pietro dal Moro mo- 
denese. 11 50 maggio 1477 ricevetle L. 2.) in conio della dote 
della moglie ed allora abitava nella cinipiantina di S. Harniiba. 
Il SS ottobre 1478 si dichiara soddisfatto da M.*^ Gandolfo e 
da Pietro Antonio del fu Ercole Abbati della somma di L. 125 
costituenti bi dote di G... sorella di essi e mofiìe di Bernar- 
dino figlinol sno. Finalmente nel. 1485 il 2 maggio vende 
una casa posta nella cinquantina di & Jacopo e due case 
nella cinquantina di S. Barnaba; e il 25 dicembre compra 
on' appezaiunento di terra nella villa di Predo. Cristoforo abi- 
tava allora nello cinquantina di S. Jacopo. Dopo queir anno 
non bo trovato più alcuna memoria di lui in Modena. Ora è 
da soggiugnere di alcune opere da esso solo eondoife. .Iacopino 
Lancillotto nella sua cronaca di iModena nota il dì j maggio 
1479: Fu posto la tavola fata de man d' uno dito M. (Iristo- 
foro Lendinara Maestro de T(trsia r.rvH lente in su V altare de 
nostra Dona alla cholonmi in Duomo ìncssa tutta a oro. Qnest' 
opera che verosimilmente consisteva in nn' in<"()rni( iam('iil() 
alla immagine della B. V. della Colonna è da lungo icnipo 
perita. Esistono bensi nella sagrestia della chiesa stessa quat- 



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tro quadri con le ligure inUirsiate degli Evangelisti, donali 
dal fu S/ Francesco Boni, nei quali si logge: Christoforus de 
Leiidriiarid Ime ojìfta f\ i i77. K nella chiesa dei SS. Faustino 
e (liovita presso Modena fu fatta nell' anno scorso 1' impor- 
tante scoperta di un dipinto di Cristoforo, di cui era ignoto 
fin qui eh' egli avesse mai operato cosa alcana di pittura. 
t ttoa tavola oblonga eoo due giunte ai lati, benisnino con- 
servata e immune èst rìtocehi. Rappresenta la Madomia a metà 
circa Ael naturale sedente in trono col Rosario nella destra 
mano e il Bambino su le ginocchia, U qvale tiene pur asso 
una rosa che sembra essere stata aggiunta posteriormenta 
Al basso scorgcsi un fondo di paese e nella predella sotto- 
stante è un ciurleUino nel quale leggesi: 

CHRISTOPHORUS 
DE LENDENARIA 
OPVS 1482. 

l*iù sotto leggesi: /fanc InUKjinem D. (iaspar de. Sillimiardis 
Episcopus Muf. donavit Jomnni lioflino SS. lùiuslini (ir Jo- 
xntae fìertori ner non suo fumUìari Anno f)7ii MDC.V Die XIII 
Febrnarii. Il dipinto clic ha in se i caratleri della scuola 
lombarda e della veneta, non è molto pregevole in fallo 
d' arte. Le fisonomie sono fredde; dure le pieghe; stentata la 
pratica del colorire. Cristoforo Genesini mori forse in Parma 
poco dopo il 1491 lasciando dopo di se sei figli: Bernardino 
e Benvenuta procreatigli dalla prima moglie; Girolama moglie 
di Girolamo Zarlatini modenese, Lena, Lucrezia e Cassandra 
maritata a Donzo Don» modenese, procreategli dalla seconda 
moglie Gentile Zandorì. La quale fece il suo ultimo testamento 
in Modena il 25 agosto 1 505 e mori forse poco appresso, tro- 
vandosi in un'atto del 18 giiiguo dell' anno seguente com' ella 
fosàe di già defunta. — Bernardino figliuolo di Cristoforo 
aiutò il padre e lo zio nelle opere da essi condotte, in Modena, 
nella qual città, risulla da documcnli aver egli avulo dimora 
negli anni 1475, 147<S, 1485 e 1504. Kgli si amniotiliò forse 
nel 1478 con una sorella di (|uel Pier Anlonio Ahhati mode- 
nese che fu poi imilalore ed emulo nelT arte della tarsia di 
Lorenzo, di (aisloloro e di Hernardino, come dinioslrano le 
opere che di lui rimangono in Padova, in Panna c in Vicenza. 
La morte di Bernardino si può assegnare verosimilmente alla 
fine del 1519. Nacque di lui un Daniele medesimamente inta- 



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253 

glialorc e pittore e di esso , un' altro Bernardino di cui è 
memoria in due rogiti modenesi dell' anno 1531, come di 
quello che insieme ad alcuni individui della faniij^lia Fontana 
otlrtmo la pace da Gio. Battista Tassoni e remissione dall' 
accusa d' avere appiccato il fuoco alla porta della casa di lui. 
Sebbene poi ed egli e quelli fossero poco appresso posti al 
bando éà Cornane éi Modena per doe mesi e minacciati, se 
Inobbedienti, della pena di tre tratti di corda in piaxza. ^ 
Fiiudmeme è da dire di Gio. Marco figlio di Lorenio ed egre- 
gio arebitetto il quale lasciò nella Mirandola un'insigne mo- 
numento del suo sapere. Il P. Luca Pacioli nella sua opera 
Da divina ProparUoM stampata in Venezia dal Paganini nel 
1509 scrisse: « E ancora al presoite del figliuol suo (di Lo- 
renw) ) Giovan Marco mìo caro compare EI quale summamente 
patriza come lopere sue in Borio ( Rovigo ) al degno coro in 
nostro convento in Venezia e in la Mirandela de areliilerlura 
la degna fortezza con tutta opportunità bene inlrsa ». E per 
questa deqna fortezza io eredo fermamente debba intendersi 
la Bocchetta edificala da dio. Francesco 11 Pico. Nella quale si 
conteneva un" alta e robustissima Torre di cui fu incominciata 
la costruzione il 22 settembre 1499 e compiuta nel breve 
giro di un' anno; opera sommamente ammirata, distrutta per 
lo scoppio di un fulmine la notte dell' 11 giugno 1714 (1). 
Nella quale opinione mi conferma il sapere non essersi con- 
dotta nella Mirandola, durame il perìodo della vita di Gio. 
Marco, altra opera cui potessero applicarsi le parole del Pa- 
ciolo eontemporaneo, amico e maestro di lui (2). Di questa 
Torre esistono parecchie descrizioni mss. ed una a stampa 
del D.' Pellegrino Papotti della I^irandola, accompagnata dal 
disegno deir ediOaùo, pubblicata in Modena nel 1852. 



(I) Unt Iscrizione in lodr di G: F. Pico che nnrnra <<! ronsenm nella Mirandote 
narrn, vhc qnrstn principe arri vera minorrm indidii areem, in tOflM Imrim, ti op> 
fido ci t'iriHM cdiiifii* (ìli tulelatii prospirit nicin. 

(i) Alla obliiiiziuiie iuo»su dui D/ Papolti ncll* opusculu qui sopra citato, relativa 
•1 lampo in che fu dettato Io scritto in cui è meniiono di Gio. Mareo, UMifanaile si 
risponde liMendo eseervare die il TVoMaie iT arehiteuura che segue il Trattolo deth 
Proporzitmi e che contiene le parole su riferite, porta nella dedicatoria la data del 
1509. Qui poi aggiugnerò «lie il nKMlcsiinu Paciulo nei Conimenfì ad Ftiflidc stampati 
pure in Venezia nell'anno suddetto» nomina a c. 91 tra i suoi uditori Joanne» Marcm 
Canotku Pataviwu. 



234 

Di qucstii famiglia artistica ha ragionalo con molla dottrina 
in una Memoria inserita nel Giornale /' Indicatore Modenese^ 
r amico mio M. Caflì dal quale altri ragguagli si daranno in 
quel propoatto nella Storia Mia scallura in legno di eal ai 
aspetta oon desiderio la pobblicaseione. 

Gennari Bartelomeo di Cento pittore (n. 1594 m. 
1661 ). Fu in Modena nel 1633 e nel 1649 in oompa^ùa del 
Guercino suo maestro (1). 

Gennari BeneéeUo iuniore di Cento pittore (n. 1G53 
m. 1715). Fece per Modena un Quadro con S. Matteo che fu 
posto lateralmente alla Pietà del Guercino nella Chiesa votiva; 
altro con S. Angelo carmelitano, S. Francesco d' Assisi, S. Do- 
menico e {gloria d' \x\»q\\ nella Sagristia delia chiesa del Car- 
mine: altro con S. Lucia, S. Gio. Battista e S. Maria Pomposa 
nella cliiesa di S. Maria Pomposa. Queste opere ci late dal Pa- 
gani non si trovano più ai loro luoj^lii. Fece pure in Modena 
il ritrailo del Duca Alfonso (2) die passò poi ad ornare il 
Museo Cosj)i in Bologna (5). Nel KJUli poi venne a Modena a 
ritrarre il Duca Binaldo e la Duchessa Carlotta di Bruiisw icL (4). 
La vecchia Galleria estense non avea di lui che un quadro 
di S. Andrea mezza Ggura al naturale e un disegno a lapis 
rosso di un & Gio. Battista; la nuova ne ha uno stnpeiulo 
quadro istorialo con figure grandi al vero rappresentante lo 
Sposalizio di Maria 'Vergine, opera delle più belle cb* egli fa- 
cesse e che non porta invidia allo stesso Guercino; e tre 
mezze figure dì Santi al naturale. 

Delle cose fatte dal Gennari pel Duca di Guastalla dopo 
il suo ritorno dall' Inghilterra nel 1690, cosi ragiona il Za- 
netti (5): « lo mi ricordo principalmente di un Vulcano nella 
fucina con Amore, e con Venere, fatto per il Duca di Gua- 
stalla, che molto hello fu allora eslimalo, e (juella fucina con 
tulli arnesi perlinenti al meslier del ferrajo, era vera sic- 
come il vero; e sin la f uligine vi &i vedcu posala sulla som- 



(1) Vedi Barbieri tìio. Fraucesco. 
(S) Forse Alfonao IV. 

(3) LegaU Mmn Cotpimto, MyiM MmU 1S77 p, 526. Un ritrailo di Alfuns» IV 
■Urìbuiirt a un Gennari esiste ncUft vilift Gooea|Mlli in PioruM» e fu riprodoUo inciio 
ndlc Famiglie celebri del Lilla. 

(i) Ronchi niarii m»». ncU' Estense. Crespi - ZauolU. 

(3) Storia dell' Accad. Clementina I. 173. 



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1235 

ini là delle scabre pietre, e il leggiero fumo qua e là traspor- 
tato dall'aria. Tanto piacque al Duca questa pittura, che molte 
altre ne volle della slessa mano, e il Gennari fece a se venire 
perchè ritraesse la Principessa sua figliuola, dovendone un 
ritratto mandare al Re de' Romani, secondo la instanzia che 
n* avea (1) ». Aggiugnc il Crespi (2) ch'egli dipinse due sott' 
insù In due salolti del Palazzo Ducale dì Guastìdla. 

Ma eon nessun' allro de' principi ai quali il Gennari prestò 
r opera sua, non ebbe forse altrettanto eontinua ed affettuosa 
corrispondenza siccome col Conte Alfonso di Novellara, del 
qoale egli compiaceva i desiderli procacciandogli pitture e pitc 
tori, e conducendo per esso opere bellissime. In unione a Ce- 
sare fratello suo fece al medesimo Conte quattro superbi Ri- 
tratti della famiglia di lui, due dei quali ornano oggidì la 
Galleria Estense e passano sotto il nome del Guercino di cui 
sono in vero degnissimi. Benedetto scrìveva di essi al Conte, 
da Bologna il 19 ottobre i6GG così: Aoì siamo affornn alli 
lUtraUi c li promjuiremo sin' r/ic siano tcrm inali , non nian- 
cando d' ogni dili(j(;nza per serrirfa nel miijìior modo che sa- 
premo, e terminati f/lienn portevi} aviso ed infanto con ofjni 
riverenza c oss('<juio facciamo uìniìissirna, riverenza all' E. V. 
si come fa ancora il Ss Zio (Gucrcino). Francesco Maria Agli 
scriveva poi dei medesimi il 18 novembre 1666: Li ritratti 
ài V, E. fra ire 0 quattro giorni Mranno compiuti e reaimente 
tono altulHmo segno di biUezza, E Gottifredo Accarisio: mm^ 
tre sia con buona gratta di V. E. li 55> Gennari Pittori 
etporriano H Quadiri delF EE, loro fitori nel giorno di & Lucia 
uà» mia casa eon occasione della festa che si fa; ne faccio 
motto a V» E. per sentire il suo gusto: senza esseme avvisato di 
quello non vi acconsentirò. Lo stesso, il 16 novembre dì queir 
anno; /foggi da un Cavaliere mi viene dato un Sonetto sopra 
li quattro ritratti dell' E. V. falli dalli Ss' Gennari. Final- 
mente il medesimo Benedetto Gennari scriveva il TI dicembre 
1666: Sinché abbiamo questi tempi asciutti stimarci bene che 
V E. V. mandasse a prender li lUtratti, che se poi vengono le 
nevi, le strade si fanno impraticabili. 

(I) Due Airmo I ritratti della Principessa Maria Isabella figlia del Duca Vincenzo 
fatti dal Gennari nel iti97 e nel 1698, imo de' quaii di lifura ùilMii al ntliiniit. 
Affò Storia di Gututail^» HI. 3:26. 

(S) Vite (/e* pio. bolognesi 332. 



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25G 

Di un (|iia(ìro di S. Teresa ila lui colorito pel Conte, dà un 
cenno Hmcdctto Onnari nella scf^uente lettera al Gonzaga 
scritta di lioloj^na il G sellembrc 1()G8. 

Il Quadro della S. Teresia si va tirando avanti per darjiliclo fornito 
per la festa ma perelif^ I' es|)orlo in pubblico senza cornice riuscirebbe con 
poca majj!ni(iceuza supponiamo che V. K. per renderlo compilo vorrà 
(come è nece>sario ) farli fare la sua Cornice raguardevole, et acciò che 
r liahbi per la festa, se comanderà che noi l'ordiniamo a gusto nostro, 
operaremo con i Maestri si per opni vantaggio, come perchè riesca di 
soddisfalione. Se 1' E. V. dunque darà gli ordini opportuni noi l' ordina- 
remo, e per la scarsezza del lem|)0 sarà necessario che si compiaccia farci 
giunger risposta >opra ciò col primo ordinario per poter subilo ordiuaila; 
e qui con ogni ossequio incUiuaudoci le facciaiuo Cesare e me liuuiile 
riverenza (1). 

Gennari CeMure di Cento pittore ( n. 1637 m. 1688 ). 
Già noir articolo prccedeate a. questo ho toccato in alcuni . 
punti di Cesare e delle opere da esso compiute in società col 
fratello pel Conte di Novellara, col quale tenne egli pure non 
interrotta corrispondenza. Di due quadri della Pace e della 
Caritìi da lui esej^uiti, c' istruisce questa lellera da esso indi- 
ritta al Conte medesimo il 24 ottobre 16G1. 

Stimerò che a qiiest* ora V B. V. havrà ricevuto e f edato il Quadro 
della Pace fiittoli da me quale non mancai conaipiarlo a chi lenea ordine 
da y. E. di ricererìo; dal medesimo non vedendomi dare che dieci dobUe 
restai meravigliato stando che 1* accordato fa di dodeci, essendo e di gran- 
dezza e di fiittara eguale alb Carità che pur furono dodecL Stimando 
dunque io che 1* errore sia stato fatto dal detto suo Agente mi fo lecito 
dame parte ali* B. Y. e se il detto quadro avrà avuta la fortuna colpirle 
nel genio mi saria particolar favore Y intenderlo e tra tanto ossequioso li 
fatio humìlissima riverenza sicome fe mio fratello ancora. 

Due altri quadri colorì (À\sare nel 1GG5 ne' (piali rappre- 
sentò la Nascila c la Morte di Adone e ne ricevette dal Gon- 
zaga 200 ducaluui di uiercede (2). A questo punto soccorre 

(1) Mm. di Novellara. 

(S) L'accordo fu stabilito da Francetoo GMxino e dal Marchrso Pntootti in (00 
ducatoni per ognuno dei due dipinti, più 30 dticaloni por radaumi t-oriiioe. Lettera 
di Francesco Gazzini del 2 luglio 166j. Suppongo cbo qucali due quadri siano oggidì 
. nella Galleria di Dresda e atlrìbuiU al Gucrelno. 



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237 

opportanamenie V altra lettera del Gennari al Conte ehe qui 
M riporta. 

Da tutte le |iore che 1* E. V. manderà a pigliare V altro quadro già 
8tà in essere havendolo remigato ei essendo boiisslmo asciutto e spero 
che si come nella Morte di Adone hebbi fortuna che li fosse di {redimento 
cosi spero anche in questo della Nascita havendoci nsata particolar dili- 
genia e studio per esser anche d* assai più fattura dell' altro come benis- 
sùno vederà; frattanto starò attendendo i suoi comandi per ubbidire con 
prontena a quanto comanderà e con ogni ossequio le feccio umilissima 
rherenza si come fa medesimamente mio fnuXh. Bologna li 5 ottobre 1661». 

In dello anno Gollofretlo Atcarisio scriveva al Conte che il 
5/ Crsare Genaro et suo (liKjino sono voloiiUrosi di mure a 
vedere le belle pittare di V. E. et Die ne Ikiiìììo passato paro- 
la, ma ne vorriano venire con (jìialc/ie comodità per ìi ecces- 
sivi caldi, ed io ho proìnesso di fare tentativo con Y. E. Oìule 
vedere se fosse disposto mandare un carozzino. 

Per ultimo produrrassi un' altra leiiera artistica del Gen- 
nari al Conte Alfonso, di BoTo(pia 11 24 dieembre 1671. 

Intesi benissimo i comandi di V. E. et i sentimenti ancora del Cava- 
liere circa al far acquisto di qualche quadro per regalarne un Potentato 
et io ho diferilo sin adesso rispomlergli per aver voluto prima far le pra- 
tiche per veder di servirla, ma dito a V. E. che in Bologna non vi son 
quadri di mano di maeslri eh' ella ilesidera salvo che un piccol quadretto 
di Tiziano che V. E. anche avrà visto più volte in casa d' un tal Marzaro 
con entro il jiiudizio di Paride, ma non è cosa che abbi comparsa e pure 
ne pretende dutento dobble. Questa Città resta hormai priva di quadri 
levali quelli del Tanara, e del San Pieri (1), perchè talhora capitano fo- 
restieri a levarli rome pure successe l'altr'jeri di un francese che ne 
comprò parecchi cioè due di mio Zio ( Quercino ) et uno del S.' Guido 
( Reni ) che li mandò in Francia. — Caso che il suddetto Cavaliere volesse 
applicare ad un Guido vi saria il Sansone che lenj^ono li SS.'' Zambec- 
cari noto benissimo a V. E. e di questo ne pretendono sei cento dobble (2). 
Quadri de' Carazzi che realmente siano originali ])ochi ve ne sono, et sono 
in mano di chi non vuol vendere onde non saprei il modo nè che pro- 
porre all' £. V. Se ra' avviserà più distintamente il desiderio del Cavaliere 

(I) Ancbc di questi riraa&c privaU in appresso quella città. 

(3) Intorno a questo quadro vedasi V srlicolo <U (i. B. Od Buono. 



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2S8 

farò il possibile perchè feati servito, o se si dispone:>se di applicai e auclic 
a qualche cosa di mio Zio vi saria il quadro di Muzio Scevola che noi 
ahMamo in casa quadro veramoile da gran Prencipe por essere numeroso 
di flgure e per essere istoria Romana (1). Con tal congionUira non jnancho 
assieme con mio liratello di augurare a V. E. queste preseiui solennità 
ricche delle maggiori prosperità desiderabili (2). 

La Galloria di Modena posstnlova di lui un Quadro della 
Carità Iloniana ( forso (jueilo di ^ov^lIara? ), e 1' altro del 
Figliuol prodigo in allo di prender congedo dal padre, con 
ligure glandi al vero, che si Irova anche atlribuilo ad Krcolc 
Gennari (5); più un Disegno a lapis rosso di un Giove in alto 
di scagliare il fulmine. Il Barbieri poi (i) assegna al medesimo 
e a Benedetto fhiteUo di ini (5) un quadro della Addolorata 
col figlio su le ginocchia e tre angioli, esistente nella chiesa dd 
Quartirolo presso Carpì, aggiugnendo di suo arbitrio che questo 
dipinto era stato ritoccato dal Guercìno. 11 quadro sebbene 
rovinato da un restauro, è degno dei Gennari. 

* Genov€M9e Glo. na<IÌMla scultore (viv. 1622). Narra 
lo Spaccini nella sua cronaca in data del 1(1 ottobre 1022 di 
una sua gita a Scandiano, là dove si ritrovò in compagnia 
del pittore Lana e di Gio. Battista Genovese scultore. 11 >ecro- , 
logio modenese segna sotto il 4 agosto 1044 la morte di un 
Gio. Battista Genovese di anni 35. 

* Oeiiiill Antonio detto Zuccarino genovese orefice (viv. 
i474, 1516) figlio di un altro Antonio si trova dimorante in 
Carpi fino dal 1474, nel quale anno comprò due case in 
qucila città per lo prezzo di 400 lire carpigiane. Dai docu- 
menti nei quali comparisce il nome di lui infino al 1516, si 
può congetturare eh' egli tenesse stabile e continuo domicilio 

(I) Questo quadro ricordalo dal Malvaaia fu fatto per MJ d* AuriUero primo 
ffotario del Re di Francia, ma restò In casa ali* autore e passò agli eredi suoi. 

CS) Mss. di NoTeSara* Altre lettere di Benedetto • Cesare Gennari relative da 
altri pittori ni trovane inserite in que«t' opero. 

(3) Deteria. dvi quadri ecc. 5." càia. l\i pure si cita come opera di Ercole lien* 
nari un Quadro dcila B. V. col Bambino figure grandi al vero. 

(4) JVofki dclfs Pitture di Corpi. 

(S^ Veramente 11 Barbieri la dice dipinta da Cesare Benedetto Gennari, compo- 
nendo di due un solo artista; ma dn qncita sun inesatta rsprossionc io son condotto 
a credere che quella tavola fosse dipint i du ntiicnduc i detti pittori i quali, come 
sappiamo, erano usati di lavorare insieme ntrutti e quadri d' ogni maniera. 



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239 

in Carpi, vetlcndosi ancora ammogliato con Elisabclla Barabani 
carpigiana, la quale passò poscia alle seconde nozze nel 1522. 
D' opere di sua arte rimane memoria di una croce d' argento 
fatta da esso per i frati di S. Francesco, incominciata nel 1506, 
compita nel 1516. E in una nota di s])csc fatte a nome di 
Alberto Pio nel febbraio del 150G, trovasi la seguente parlila: 
E in contanti adì iO have M/* Antonio Zucherin per suo conto 
de la faetura de tey piateiK (f anmio Idre 3, 40 (ly 

OMilknil liiieillo dì Pilottraiio ( Marca 'd* Ancona ) di- 
segnatore a penna (n. e. 1552 m. 1622). Se non .era un ma- 
drigale del Cav. GB. Marini forse la memoria di questo egregio 
artista dimenticato da tutti i biografi dei tempi passati sarebbe 
penta. Modernamente il Ricci e li marchese Filippo Bruti Li- 
berali (2) diedero alcune notizie di lui alle quali aggiugnen- 
done altre da me rinvenute, si ridonerà a nuova vita il nome 
di un uomo die godette assai riputazione nel disegnare di 
penna, e di cui non è pervenuta a noi ojjcra alcuna. * 

Nacque Lucilio intorno al 1552 in Filottrano terra del Pi- 
ceno di famiglia riguardevole mantenutasi in iiore lino ui di 
nostri. Ammesso nella corte di Alfonso U Duca di Ferrara in 
qualità di Cameriere Ducale (3), ufficio in quei tempi non ri- 
servato a persone volgari, continuò nella stessa condizione in 
Modena presso il Duca Cesare dal quale riceveva lo stipendio 
di mensili lire modenesi 12. 8. 9. (4). Fu egli molto amato 
e stimato da quel principe, del quale si conservano parecchie ^ 
lettere scrillc a Lucilio presso i discendenti di esso in Filot- 
trano. E una dimostrazione della stima del Duca fu la mis- 
sione di che fu incaricalo nel 1509 di recare in dono all'Im- 
peratore un cavallo da razza e alcuni preziosi o{^<^et(i d'arte. 
Si portò, scrive lo Spaccini il 20 novembre di queir anno, il 
Sifj. lAtrilio da Porosa ( sic ) (Aimcrioro Ducale con un ubino 
per ìuandarlo a donare a Cesare per farne razza . . . aven- 
dovi ancìie mandato certe pitture di mano di Raffaello e di 
TiHano .... e cerU voii d' argento e ^ oro di gran minta. 

(1) Notizie comunioatrmi da D. P. Guaitoli. 

(2) Memorie iloriche delle Arti e degli Arlisti della Marca d' Ancona. Macerata 
I8M Jf. Sra. - 17/ Memoria suik belle arti mei eagri Tewpj in Ripatraneona. Ivi Ì8M. 

(S) AndM Gnoiuio frrtdlo ino en In quel tanp* al Mrvish» M Duca Alfomo 
con onorato carico nella milìzia. 

(4) BollaUa de' nbriati delta Corte Eat«nae nd* aono IB9». 



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240 

Rilornò il Cionliloni dalla Germania a Modena nella primavcrà 
del 1591), continuando nel servijiio in fin che giunto ad età 
avanzata si tolse licenza, e ridottosi in patria colà morì nel 
1622 lasciando all' erede suo un pingue fidecommesso. 

Valse assai il Gentiloni nel disegnare a penna e poiché, 
perdute le opere, non ci è dato formare un giudizio dd va- 
lore di e^se, suppliranno al difetto le attestazioni dei eonlem- 
poranei. Splendida è questa» ricavata da una lettera di Alfonso 
Fontanelli insigne letterato e rortìgiauo, scrìtta da Modena il 
10 novembre IGOl (1). Giovedì sera stette qui il Card. Htrr- 
rmneo. Andò alla Samogfiia ad iììvìfnrlo et servirlo il Co. Er- 
cofr C.psi. S. A. V ìììcoiìfrò more solito un mìfilio o poco più 
fuori della Città, né per quella sera lo vidde più. lo 7 visitai 
et mi fermai quaìc/ie mezz' hora et si raffionò per lo piti del 
S.^ Card.''' d' Este, faeendo questo S." professione di qran pre- 
dicatore delle sue lodi. La mal lina stetttro c(jli et il S.'" Duca 
ìnsimne un* hcra o poco meno. Udita messa, et verso le dici- 
sette hore ii par A accompagnato da 5. A, con t ordine dell' 
meoniro. il Sf Duca gU donò un horotoffio ma n' ebbe fatica 
perchè era determinato di non aeeetlarlo. Gli mostrò di$$egni 
del Ss LueiUo ei gUe lo mandò dietro sin a Reggio perchè la 
eera vedesse operarlo con la penna. Nè di minor considera- 
zione è la lode datagli dal Marini intendente dell* arie e amico 
di tutti i priniarii artisti del suo tempo. Questi in una sua 
lettera al Co. Guido Coecapani da Torino 28 ottobre 10 15 lo 
pregava a tener vivo nella memoria del rienliloni che son cin- 
que 0 sei anni che mi c deintort' di un paesino di sua mano, 
onde se vorrà corrispondere alla (jen ti lezzo del suo cofpwme, 
et eh* io hunori del suo nome le carte mie, conviene che ne 
osservi la promessa (2). E la promessa fu sciolta perehè il 
Marino consacrò nella sua Galleria (3) il seguente madrigale 
al Gentiloni in lode di un disegno del medesimo ehe presen- 
tava la favola di Ganimede rapito da Giove. 

Rapisce Ganimede 

A la vista mortài vie più di quelle 

De r Aquila, che *l toIo aba a le stelle, 

ia tua peana GENTIL, che tanta eceede, 

(i) Fontnnetli LeUtn aws. nella Estense. 

(^ì nnalrindi \>inva rnrrolln di Lèttere «CC U. 95. 

(3) \tn€zia Ciotti 1620 ft. Ì3. 



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Che per lei r ìnvisilNle si vede. 

Venga a tagliar le belle 

Linee (se può) de la tua mano ApeUe. 

Perde appo lor la nebbia, Il forno cede, 

B son sottili in guisa, 

Che né 1* Aquila islessa in lor s* alBsa. 

Dopo quoslo aik'slazioni ci è d' uopo dolerci della perdita 
di opere tanto iodate, e dell' obbiio in che fu tenula iinquì 
la menioria di Lucilio (ìeiitilonì. 

Gefi«i Franceiieo bolognese pittore (n. I;i88 in. 1G40 ). 
11 Malvasia dà conto di tre quadri fatti dal Gessi per Modena 
e di uno per Reggio. Quelli di . Modena sono; il Riposo In 
Egitto che ora si vede nella sagristia della chiesa della Madonna 
delle Grazie; una copia del celehre dipinto detto il Groioefìsso 
dei Cappuccini di Guido Reni, aneor visibile nella chiesa dei 
Cappuccini di Modena; ed un' altra copia consimile perlaGon» 
fraternità delle Stimate, che forse è una medesima cosa con 
la precedente. In Rcfjj^io poi nomina l'Orazione di Cristo nell' 
Orlo neir Oratorio della Morte, la (piale è perduta. Il Lazza- 
relli vi agj^iii^ne il ((uadro della I*resenl*azionc al Tempio nella 
chiesa del Voto, il quale probabilmente è quello stesso enun- 
ciato nella Guida del Sossai sotto il titolo di Purificazione di 
M. V. La Galleria estense ne possedeva le copie del S. Fran- 
cesco e dell' Assunzione di Guido e due disfigni di un' Ercole 
a lapis rosso, e di una Annunziazione ad aquarello. Ha ora 
di lui la Galleria un S. Francesco nello speco con due angioU 
al naturale. NeOa chiesa di S. Nicolò di Carpi è pure del Gessi 
la tela d(>11a Concezione di M. V. adorata da due angeli c co- 
ronata da più serafini; la quale fu commessa al pittore dal 
cav. Brusali e posta al suo luofjo nel 1634. Fiìialmente nella 
chiesa di S, Francesco della Mirandola era una pala con la 
Madonna, S. Giovanni da Capistrano e S. Antonio venduta nel 
1810 al pittore liianehini per 20 lire, attribuita dagli annahsli 
inirandolesi al Gessi in maniera dubitativa. Ma siccome il 
riessi mori (|uallro anni avanti 1' erezione dell' altare in cui 
fu allogata la pala anzidetta, cosi sarà lecito in (questo pro- 
posito concorrere nel dubbio degli annalisti. 

11 Gessi insegnò 1* arte a Giulio Troili detto Parados.so da 
Spilamberto pittore. 



16 



ut 

Ghedlnl Glmieppe ferrarcso pittore (n. 1707 1701) 
dipinse per la chiesa maggiore della Mirandola il qundro di 
S.' Teresa, S. (ìiacinlo e S. (Hovniini dalia (^roee per lo prrzzo 
di 18 lUippi (1). l)i|)inse egunIiiHMite neir anno I7ò5 il Quadro 
di S. Ignazio e della H. V. per la ehicsn di VtiUalla presso la 
Mirandola per prezzo di modenesi L. 107. 18.0 (2\ 

Ohcrardi Antonio di Uii'll piUore ( n. 1G44 m. 1702) 
fu in Modena a considerare e a studiare le opere d*arte (5). 

CUwrapdl Filippo luechese pittore (n. 1636 m. i68i) 
Vedi Coli Olovannl. 

Oiiersrdlini GtovmiBl bolognese pittore ( n. 1698 m. 
1723 ) ha un quadro in un' altare della chiesa della Madonna 
delle Grazie in Modena, con S. Anna che insegna leggere alla 
h. V., e S. Gioacchino. Il Gualandi |)ul)blicò in Bologna pei tipi 
della società tipografica nel 1855 hi relazione di vn viaffqio fatto 
alla CJniìn nel 169S dal Gherardini, ad illustrazione della (piale 
non sarà sujìerflua la seguente nolizia csiralta da una Helazione 
nianoscriUa il<'l saeerilole seeolare !^;iiazio (ìiampò da Pckino 
il 18 maggio 170i, la (juale si conserva ]>itsso un'amico 
mio. In essa, parlandosi delle chiese cattoliche esistenti in 
. quella città, lo scrittore sogj^iugne: hora poi sappia, che pre- 
nerUemmle vi è la quarta de* PP, Franeeti della $te$8a Com- 
paynia ( di Gesù ) che per il voto, per la facciala iutta di 
marmi, e per una gran piazza ehe ha vmanzi con belliseimo 
portico intomo, è la pià bella di tutte, e tale, che eoneiderato 
il tutto ineieme n' avrebbe molto applauso anco in noma. Le 
dette pitture sono d'un certo SigS Gerardini di Modena ' ì) 
Intorno di 40 anni, e d' honesfissimi roì^funii, il quale fafiea 
in della e/n'esa, et in servitio dell' lìnperalore fieìiz' afcnna spe- 
ranza di lucro, et a puro or/fietto di eonfrihuire /' opera sua 
nella maniera che può alla propuifna zione della nostra Santa 
lìeliqione. Questa chiesa è stata aperta (fuesC anno con molto 
concorso et applauso de' (jistiani e (ìentili insieme. 

* Qhinolfl da Lolano bolognese oreiiee ( viv. 1572, 
1579) cittadino abitante in Modena, marito di Agnese Civa. 

(I) L' tnrnrniciamento di detto quadro fu operalo da Giuseppe Solicri poi Fra 
Stefano da Carpi. 

(9) VersUi Memorie nu$. 

(3) Pucoli Vite cer. IT. 249. 

(4) Koliii TaMenioiie esplicita dello scrittore. 



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2iS 

CAhlrkukii^ ( Blgordt ) DmmimIc» fiorenlino pitloro 

(n. Ì4i9 ni. c. 1498). Scrive il Vasari (I) che Domenico del 
Gliirlandajo « al Signor di Carpi dipinsie uoa tavola » e non 
altro. Parmi che 1' esecuzione di quesl' opera, della quale non 

V rimasta alcuna nicinoria in Carpi, si possa verosimilmente 
asso}?nare all' anno 141)0 o in quel loi iio. — A questo pillore 

V assonnalo un «piadro con una Madonna adorante il Bambino 
ed altre lìj^urc nella (ìallctia estense. 

Olii^i o CàhiHi IVodoro mantovano {(idorc ( op. iriiO^ 
1579 ). La cronaca carpigiana del Pozzoli compilala nel prin- 
cipio del secolo XVII ci fa sapere che nel duomo di Carpi 
la tavola dell* Aliare della Visitazione fu fatta da Teodoro 
Ghisa Maniuano eccellente PiUore et importò 60 scudi; 1* isiesso 
PiUore fece queW altra di S. Giovanni, che è di éeiUro, et 
anche S. Agata (fi Cibmo. X queste parole del cronista sog- 
giungerò alcuni seliiarimenii sonmiinistratimi da D. Paolo 
Cuaitoli. Là tavola della Visitazione trovasi ancora nel Duomo 
nir nltare delle reliquie (2). Quella di S. Nicola già posta n<'!r 
Oratorio di questo nome profanalo nel 1770, si crede sia la pala 
con le ligure di S. Nicola e di S. Lf»renzo esistente ora nella 
prima capjx'lla della Madonna delle (irazie. L' Assunzione di 
M. V. slclie lunatamente su 1' altare del Coro di S. Gio. Battista 
ed appartenc\a alla Confraternita della Misericordia. INel 1775 
passò alla chiesa di S. Ignazio donde non sono molti anni, 
fu trasferita in una sala del Seminario ove anche al presente 
si trova. La memoria del tempo In cut fa dipinta ci fo con- 
servata nei rostri della Confraternita ed è la seguente: ^4579, 
Teodoro Ghisi Mantovano fece il Quadro, o Ancona deW As- 
minta, posto al preaente (1710) noli' altare dei cm o, e come 
appare il millesimo in detto, et amhe si principiò l' ornamentò 
di detto (lUare . come appare da ìniff lettera dell' artefice ecc. 
Anche il quadro di S. Agata pervenuto inlino a noi ed è 
collocalo all' aitar maggiore della chiesa parrocchiale di Ciheno. 
Ksso è ahpianto sconciato dai voti ai)posligli e rappresenta 
r immagine della Santa con gli enihleiiii del suo martirio, e 
una corona sul capo sorretta da due angioletti. Al (ihisi fu 
pure da taluno assegnato il quadro di S. Giulia nella chiesa 

(t) Vite ediz. U Muunur ». 82. 

(i) Questo quadro porta nd Inmo Io stemma della llunigHa Vaolctti con ai hli 
le due lettere L. P. doè Luca Paoleltl che ne fece r ordinasione. 



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Ui 

parrocchiale di Migliarina, ma nè il Pozzoli nò aUre memorie 
mss. confermano questo supposto. 

Oh ialina o ÒliiNellini Mare* Antonio di Casal mag- 
giore pittore ( n. . . . in. 17 . .) fu in Modena a copiare il 
famoso quadro del l\uinij^ianino rappresentante la H. V. e i 
SS. (jÌo. liultista e Stefano che aniieainente esisteva nella chiesa 
arcìpretale di Gasalmaggiore, e di là passò alla Galleria Estense, 
.ed è ora in Dresda. La copia dd Ghislina fu collocata nel 
luogo stesso dove prima esisteva l'originale (1). 

* Oiaeobinl Cesar« .... orologiaro (op. 1574) ebbe 
in queir anno dal Principe di Guastalla scodi 35 per prezzo 
dell* orologio da esso lavorato, che fa posto su la Torre della 
rocca di delta città (2). 

GianilierU Antonio dello il Sfun/nlìn fiorentino archi- 
tetto (n ni. L'ili") fece un disejino delle foriificazioni 

di Modena, offerto nel 1574 con altri disef?ni dal nipote di lui 
Antonio Picconi a Francesco Granduca di Toscana (3). 

CBÌanibertl C«ÌuiÌano detto il Sangallo fiorentino archi- 
tetto ( n. I ii5 m. 1.Ì17). « Seguitò siniilnienlc Giuliano il 
papa alla Mirandola, e quella presa, avendo molti disagi e 
fatiche sopportato, se ne tornò con la corte a Roma ». Cosi 
il Vasari, cai oppongono in contrario gli annotatori (VII. 222) ' 
assai buone ragioni per le quali si dimostra, come Giuliano 
non potesse trovarsi presente all'assedio ed alla espugnazione 
della Mirandola nel 1511. 

Giannotti $!»ilvcate*o lucchese intagliatore (n. 1080 ni. 
1750). Andò a Roma nel 1732, ma in meno d' un' anno 
« per certo incontro convennegli nuovamente abbandonar Roma, 
donde passato a Repjjin di Lombardia, là si fermò per ben 
due anni, impie}j;ato in lavori di somma importanza da alcuni 
signori, e massiino dal serenissimo principe ereditario di Esle, 
i quali lavori si collocarono nel palazzo di Rivalta » (^4). 

* Glonima Lulg^ bolognese pillore (viv. 17 « .) fece 
per la chiesa della Bastiglia nel territorio modenese un quadro 

fi) Glitrardi DeserizkmB dtUa GaUeria Esimie nu$* « Barili Aotitie storiche d» 

Ctttnlmar/fjiorf p. flf>. 

(i) AITÒ Storia di Guattalla III. iì, 
(30 Gaye Corteggio ttt, 191. 

(4) Bottpri lettere pitterifhe VU S77. Lellm dì Litigi Cmpi • ToMuo fnnresm 
Bernardi. 



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con S. ritMiienle e S. (loniìniano. v prr la terra dd Finale un* 
altro ([luuiro con S. (ìiovamii >{'j)oniuc('no e S. (iacf;i!io (1), 
il quale tuttavia si conserva nella Chiesa detta della Morte. 

* OÌorf;;l€» . • • . . pittore ( (»p. 1 li/).') ^. Nell'atrio della 
sagrestia della chiesa del (ìesù nella Mirandola trovasi un qua- 
dro in tavola allo melri 2. 55. 5, largo 1. 08, che esisteva 
Del tempo passato nella chiesa di S.* Maria Bianca distrutta 

.nello scorso secolo. Rappresentansi in essa di grandezxa mi- 
nore del vero, la B. Vergine col Bambino in piedi sovra un 
trono ornato nella i)ase di un fregio a chiaroscuro, e ai lati 
S. Giuseppe e S. niovanni Evangelista tenente nella mano de- 
stra un caliee donde esce un serpente, e un libro nella sini- 
stra. A piedi dì questo santo giace 1' Aquila simbolica e ap- 
presso un libro aperto nel (juale sono segnate le prime parole 
del Vanjicln di S. Giovanni. Al disopra di esso libro scorgesi 
un cartello che si rii)icga attorno a un tralcio, e in quello 
leggesi <iuanto segue : l>. T. F. OEORtìlVS D. XXXV. Il dipinto 
è alquanto patito e sembra derivare dalla scuola bolognese (2). 

* GioiannI di Liorenzo toscano scultore ( viv. 1400). 
Vedi Nlc0l4 dUl Pfwo. 

' GiowaiiBi tedesco pittore (viv. 1603). Raccogliesi dalla 
Cronaca dello Spaccini come il 20 dicraibre 1603, venne a Mo- 
dena un' Ambasciatore delF Imperatore accompagnato da un 
pittore deputato a fare il ritratto della Principessa Giulia d' Este 
di cui (tesare è innamorato (3); i quali dimorarono in Modena 
infino al 5 dicembre. Aggiugne il (Ironista che il pittore era 
eccellente, e avea grado di Vnletlo di Camera imperiale, e di 
più era stato creato i^eiililuomo con pensione di 5000 Ducati 
1' anno. Il Duca <li Modena lo regalò di una collana del valore 
di 400. ducali. — Il cop:no!ììe di questo artista fu lasciato in 
bianco nella cronaca, ed io congetturo eh' ci possa esser quel 
Giovanni da Aquisgrana denominato dal Sandrart lohannes * 
AqumuB e dal Baldinucci Hans de Aekm (Aachen), il quale 
fu uno tra i molti artisti mantenuti e j)rotetti da quel muni- 
ficente liutore delle arti ohe fu l' Imperatore Rodolfo 11. Di 
questo dipintore possiede la Galleria Estense un quadro In tela 

(I) Zuottl Op. dt. U. 72. 

(S) Ifeliaia tmiuM dal S.*" Clidnto PalIrinìOTi. 

(3) Forse di amore ideala, percM rnaperalore Rodolfo non vide mai quella 
PriiMipcMa, che veramenle era belliaiinia, « per tale fù lodata da Tarli Poeti. 



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di Ggure al iialuralc rupprcscnlaulu Cristo nel presepio adorato 
dai pastori. 

Glovaniiini Ciarlo Cesare parmigiano pittore (n. 1695 
m. 1756 ) fu chiamato a Carpi nel 1750 dalla Confraternita di 
S. Rocco per proferire un giudizio intorno il valore del quadro 
di Guido Reni richiesto dalla Ducal Camera alla Confraternita 
stessa; la quale poi r anno seguente delilierò di allogare al 
Giovannini il restauro del quadro del Cavcdone rappresentante 
la Gloria del Paradiso che doveva sostituirsi a quello di Guido 
già trasportalo a Mod(>na. La cosa però non ebbe seguito e 
fu adottalo un' altro parlilo (1). 

<H̻iiitoiidi Antonio .... incisore ( op. 1792) pose il 
suo nome sotto 1' intaglio della immagine della Madonna del 
popolo di Modena disegnata dal Co. Jacopo della Palude. 

Giunti o Giunialodi Domenico di Prato architetto e 
pittore (n. c 1519. m. 1560). Il Vasari (2) nella vita di Ni- 
colò Soggi entra a parlare di Domenico Giunti denominato da 
lui Giuntalocehio, e narra come questi escito dalla disciplina 
del Soggi che lo aveva ammaestrato nella pittura, s'allogasse 
intorno il 1540 per disegnatore con Don Ferrante Gonzaga 
viceré di Sicilia che lo menò con se in Sicilia e V adoperò in 
materia di fabbriche e di forlificazìoni. 11 somigliante fece in 
Lombardia, trasfcrendovisi nel 15itì con D. Ferrante eletto 
governatore di quella provincia. Morto D. Ferrame, il Giunti 
si ritirò in patria vim inicnzione di passarvi il rimaiientc de' 
giorni suoi; uìa, mulato consiglio, lornò in Lombardia a ser- 
vire i lìgliuoii di Don Ferrante, e colà dopo non molto tenqx) 
si morì. A queste notizie dale dal Vasari è d' uopo sug^^iugncrc 
alquante dichiarazioni per ciò che riguarda le fortificazioni di 
Guastalla. L'anno 1549 Don Ferrante fece cominciare la for> 
tezza di Guastalla con disegno del Giunti « cui non solo era 
stato commesso ordinar cortine e baloardi, ma eziandio il 
disporre nuove strade, e abitazioni a ornamento di questa 
Terra, che ampliar si voleva, con rinchiudere entro un solo 
recinto il Castel vecchio c il Castel nuovo » (a\ interrotte 
quelle fortitìcazioni per la morte dì Don Ferrante, furono poi 



(I) .XoUiio roiDunìeiiUi da D. P. Gutiloli. 

(i) Vite de' pitiari t iìi zinne U Mounirr T. X. c Commentario aita «ito di Nicolò 
Souffi noi r(ii.ilc sì nri-r rnidiianiente delta vita del Giunli. 
Allò Stona di GutuinHa li. 



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247 

ripigliale da Cesare smnesson* di lui. K loriialo il Cimili iti 
servizio dei Gonzagiii, fu nel 1^51) condono da lsal)(>lia di 
Capua madre di esso Cesare ne* suoi feudi nel Regno dì Na- 
poli per provvedere a quelle foriifieazioni. Ridottosi nel 1560 
in Guastalla per affrettare il eoropimento della forten», fu colto 
nel mese di ottobre dell* anno stesso da una mortale infermità 
che in termine di dieciotto giorni Io condusse al sepplcro (1). 
I suoi disegni rimasero in mano di un eerto Benedetto suo 
allievo che per tre anni e più proseguì a mellerli in opera, 
lavorandovi ancora in appresso Giuseppe Dntlaro, Giambattista 
Clarici e Iacopo Antonio dalla Porta. La fortezza di Guastalla 
di cui r A(Tò (2) ci diede la pianta tratta dal disegno originale 
ùv\ tiiunti che ora si sturba nelT archivio di slato di Parma, 
fu (leiiioliia in quel tratto di tempo che corse dal 13 marzo 
1685 al 29 ottobre 1081). 

11 Giunti operò anche in materia di pittura per Don Fer- 
rante Gonzaga. L' Affò (3) accenna una lettera del Giunti a 
D. Ferrante dell'anno 1551 nella quale gli annuncia d'aver 
già dipinto la bandiera ordinatagli con suvvi 1* immagine dell* 
Annunziata. E forse egli è quelF ignoto Domenico autore del 
ritratto di Ferrante, da questo principe inviato in dono al 
Museo Giovio a Como (4). 

A questi cenni soggingnerò un' utilissimo commento di 28 
lettere inedite del Giunti da me trascritte dagli originali gen- 
liimcnte comunicatimi dall' Avv.^ F. Giordani di Parma. 



. (I) UùA il ss ottobre dd 1S60 e fu sepolto nella cblcw di S. Franceseo di Mon. 
tov». ( CommenfaHo citilo )* 

(4) L. C. 

(Ti) Zfrilir r ntonrle tiri Cnuznfjn. Bologna \7>iì p. 26. 

(i) Lederà dei Conio G. B. Giovio al Tiraboschi nella Biblioteca CAlcnsr. 



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J48 

UBTTBIIB 

DI DOMENICO Glt.NTl 0 GlLMALOUl 

I. 

«Im ré ài SeMH» • «•pltaato gm mmr t à B 

in.»» ei ex.M s. mio nnicow 

Ho rìcemlo una di v. ex.*** a me mollo gralissioia e molto più per 
avere inteso che la s.» principessa inl.<» (1) ìsta molto migliorala e fora 
de pericolo del che iddio benedetto la prosperi di bene in meglio come 
di certo penso che sari che altro non desidero in questo mondo che la 
salute di V. S. ini.»' e di lei S.» inl.^» Apressso aviso a V. S. come di 
quello mi avete imposto drcha al rinato {tic) di subito visto la presente 

10 incominciai e quando sarà finito subito vi aviserò; la fabrica va inanzi e 
ai da fine di cosa in cosa e abìamo ìncomhiciato dalle stantie sotto terra 
e Usiamole finite salvo lo inbiancare perchè il Segreto non vele, e vele 
che V. ex.(>« avisi se vote per chè ò sua usanza a eontradire a le cose che 
abino garbo ma non resta che io con le bone parole non seguiti quello 
che bisognia, e mi farete dare aviso dello inblancbare. disotto le 4 camere 
prime s* ingesano e si amatonano e dì la settimana che verrà si cominciano 

11 solari di sopra e la capella el camerino e le doi logetti e la stufa Tra 
giorni 16 snranno finite e pensiamo che por tato setembre con V aiuto di 
Dio e non mancando le cose necesarie, o vero dinari, di certo V. ex.*» vi 
potrà abitare, e penso che quella se ne troverà molto conlentissima e pt& 
a la S." il conile è finito salvo la scala che va in su il lastrico, 
r altra è finita. Vostra ex."" avisi a don Cola che solecili di quella iscala 
a che si faccino li deslri in (piele tortone perchò va alla longa e senza 
quegli non si i)olria abitare, io 6 fatto levare le campane e mese in bon 
loco e pare questo castello linaio; apiesso abiamo avuto i legnìanii e doue 
bisogiiia VI Irava per li 1 solari n' ano mandali 17 e sono per metA mi- 
nore de r altre, 1' altro legname per incoslanare è bono, mancano le trava 
per li doi solari, e don Cola mi disc avisasi a quella \olesi fare rime- 
diare e fra tanto cbe v. ex.'" islit costà, fare siano mandate 30 tra\a 
quarantine per la sala perchè non facendo la sala le ^lanlie falle non si 
potrieno con comodila abitare per conto della iscala, e questa invernata 
si s|)edirebe di lutto, iu slo bene gralia di Dio e cosi desidero che V. e\.*><> 

(I) InbcHt di Caput moglie di D. Femnlr. 



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249 

sia alla quale conlimiaiiiciiic con le gìnocchiu alerale iiiliiiilc volte bario 
le mani e il simile alla ill.»*< S.- principessa e idio del conliimo vi duni 
sanità e prospeiilà, falla adi 29 di luglio 1541. 
Di quella il vostro fidelissimo servo 

Doc." pittore in Palermo. 

II. 

Al M«4«»laM tm SlrMwa» 

I1I.IH0 ei ex."M S.!« e patrooe. 

Ilo rieeuU una di v. ex.*'* a. me molto graiùsima e insieme che v. 
ex.*M a proviate e dato ricapito alla fabrica del giardino ciò ò della ca» 
alla quale si lavora a ftaria e la conigliera è finita e misurata ed è di giro 
riquadrale canne 400 per lungeza e per alleia e di questa settimana ci 
metterò conigli 40. v. ez.<M fiici avisare che ne venga de gli altri e ò fatto 
Cure una porta grande a detta conigliera che la pietra possa uscire, 1' a- 
portatore di questa raguagUerà V. ex.*» a bocha e tute le altre cose, mi 
avete avisalo eh* io foccia farò quanto sarà posibile. Il disegnio della tela 
d* oro per le prime litere lo manderò e se avevo comodità di mandar frule 
asai r arci mandate, pura ne mando per U presente aportatora m. pietra 
antonio Marameo^ ne mando per mostra un panierelo non so se sarano 
giunte a salvamento e saranno albcrchoche alesandrine e tunisine grosse, 
per il primo pasagio ne manderò più e manderò le cose mi avisa v. ex.t>« 
da Mantova e manderò quelle del S.' aioandro e luto farò con quella 
dilìgentia e presteza e amore che sarà posibile e che merita la ex.''* 
v.>« alla quale ricordo iscriviate al Coro.'"* e a Sabia che solecilino danari 
per la iiabrica di castello aciò v. ex.''* alla sua tomaia trovi da potere star 
comodo e .... alia qua! del continuo con le ginocbia aterate infinite volte 
bacio le mani. 

HI."»" Sp."" S." mio suplico la ex."'' v. mi facci gralia per uno amico mio 
c della patria mia c servitore a quella m. hartolomeo Bona Gratia fioren- 
tino il quale à a Mazara canlara trecento di formaj^io e perchè la ex.'" 
v.' a serali» la Irata la suplichianio quanto sia posibile et voglia concedere 
questa licentia di poterlo trare fora de regno pagando alla corte il suo 
dirilo e di ((uesto v. ex.'"* la voglia concedere perchè c' è asai quanlità 
di forniagio o questo è pichola soma che se fusi islala gran somma non 
r arci domandala a v. ex.'" alla quale del continuo bacio le mani pre- 
gando idio che vi conservi e prosperi con la 111.»' c con li 111."» S.^' 



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250 

figli in fluUià e m felieilà, faUa adi 31 di maggio lfi4SeBU|ilieo b eK.t» 
V. a un minimo verso di risposta. 

Dom * {liuor di qiwUa 
in Palenno. 

III. 

Al Mcdeitlwo g«TenHktor« e l«c« lesenle di una m,*'-> ceMure* hm Itali** 

IlL"w ex."» S. e patrone mio ob."» 

Ho rìoeulo una di Y. ex.*» avisandomi . . . Are disvio di una croce 
e d* imo paro di candelieri e mio vaso di aqaa sanla loto farò e per il 
primo li manderò a quella, circha li camerini vanno inansi asal e li ca- 
mini si sono auti per via di Lodi U quali erano falli per mano di quello 
a ehi V. ex.^» aueva flitto per il suo fettore avvisare e son cosa bellissima 
e questa seiilmana si melerano In opera, li camerini sono di già einti di 
muraglta e se non Aissi ìslato il travaglio del fortificare da basso perchè 
ci trovamo di sotto deboli asal sarebbe V opra innanxi molto più però non 
ti mancha del debito, li solari si lavorano e le invetriate, ancora la casetta 
d* argento si lavora, io ò riceuto li quadri di ... . di genova tati rovinati 
dove io li rassetto e farò non si conoscerò difetto nesuno, non dSrò altro 
salvo che umilissimamente U bacio le mani, fatta alli 16 di settembre 
1546 (1). 

Di V. lli.« ex."» Signiorìa 

Servitore e stiavo 
Dom.<« di giunta (2). 

■V. 

Al MedIealM*. 

IH."» exjm s. e patrono mio ob.»» 

Sotto la presente si manda a v. ckM» il disegnìo della croce e delli 
candellieri e del vaso d* aqua santa se saranno cosa che piaccino a y. 
ex.iio Tarò caro se no sarò condanato nella fatica di rifame delli altri 

secondo lo aviso arò da quella. Apresso ò riceuto nna di v. ex.'>» nvisan- 
domi che quella è malcontenta della lungeza e tardanza «lellB fabrica delli 
camcrinL caro signor iniu che non si mancha del debito e sappi queUa 
che hi opera pure è asai più di quello che pare e parerà perchè a volere 

fi) OiK'^l:) <• Ir «^rpiii'iiti IcIIrrr «.ono scritto dalla l.oniliarilin. 
(2) Qui iiu-omincia h som-i-ì versi Domenicn di (uuiiln; più Mvente liomoiiicu diuiUi, 
iMNk mai CioiiModL 



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251 

melcre li tamini e fare lo lincstiv va quasi disfala tuta quella facciala dove 
s' apogiano di verso il cortile, e a lortilicare il solaro e ariiuirlo j)er islnre 
in sul sicuro dove sou cose di tempo e spesa e non si vegauo e l)isognia 
farle. Adesso si trovano a Icruiine che li solari si lavorano c questa sel- 
limana si nielerauo li cantini li quali si anno auli a scortare un palmo 
per la largeza per a\ergli trovali falli, però sou cosa hcllisinia e non si 
mancherà di solccitudine. Aprcsso si è comincialo la canceleria c si lavora 
con solccitudine ancora in quella et io non manche di fare tute quello che 
8i po, circha a quello che è a carico mio non dirò altro salvo che umi- 
lisrimamente K bacio le mani, filila alU 19 di settembre 1546. ìdio yì con- 
servi in sanìlà. 

Di T. Ili."* CJL"' S. 

servilore e aliavo 
Dom.* di siiinla piUor 

Al MedeatlMO - in Piemonte. 

IU.mo ex."» 8ig.n c palrottc mio unico. 

Ilo rìceulo una di vosira ex.'» delii XX el 6 negofialo quanlo quella^ 
mi avisa cirdia al tereno acanto alla Gualtiera (1) e delie 3 parli die 
abiamo di biaogido ne avemo di fermo le dna le quali il patrone S. (pian* 
le da a la ex.'" t. molto cortesemente in quel modo che a lei parrà., 
r altra tiUbna parte che è di m. Biancho dalla zecha ai è moatrato un 
pòco scrupoloso^ e mi à risposto che fra doi gionil mi risponderebe, auto 
la risposta avìsarò subito e spero avendo auto la magior parte non man- 
charà la minore. Apresso ho riccuto il motto per la seconda camera, per 
lì cornicioni arci caro che quella mi mandassi il motto per la prima per- 
chè li cornicioni sono fluiti e se quella vole per quelli della Gualtiera che 
-se ne facci fare per 4 camere e questa selimana li farò dipingere, quella 
li mandi subito. Apresso il pozzo si fa e penso che alla venuta di quella 
mancherà poco a csere fluito, le qualro camere si lavora e dua ne sarano 
fra sei giorni finite et islato molto più opera di quello si pareva però 
riescano cosa bellissima. Li cartoni delle ispulliere si fanno, però li poveri 
mastri non anno mai posulo avere un soldo del servito dalla cauu'ra di 
quello sono restati per islima d' acordo con dii'c cho non c' è danari però 

(I) La Guattìeraf o come più di sovente «i trova in queste lettere, b G&HtagOf 

en un palazzo o tina villa che si slava costruendo in Milano o nei contoml da D* 
Ferrante sotto hi diro/ione dei Oluittl. lo non he potuto raocoglirrc aleona notiiia 
di codesto insigne edilìsio. 



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li Iralen^o con dire che quella alla sua venuta subilo li farà pagare altri- 
menti non volevano lavorare. Circa allo andare a Mantova penso che quella 
sarà prima tornala eh' io vada j)erchè m. Agostino è stato qua e dice che 
per 12 giorni non po escre a Mantova ed è necesario che e' vi si irovi 
per informarlo del luto e non avendo altro che dir fo line baciandovi 
umiUssimamente le mani, fatta alli 24 di marzt> 1547. 
Di V. ex.*» lunilisiirao servitore 

Dom.* di giuota 
In HUano. 

VI. 

lILno el e."» Slgnior mio ob.»» 

Ho riceuto una di V. ex.<" delti 23 del presente mando il disegnio 
della Gualiicra secondo io aviso di quella. Apresso circha al fabricar non 
si mancha del solilo debito cosi alla Gualliera come alle stanze del palazo 
masrime alli camerini e stufo. Apresso verà costi ro. ir* Rotola comesarlo 
delle munitioni. Y. ex.^^ li potrà parlare che non lassi mancare a quelle 
cose che per le febriche io ordino se quella TOle essere servila presto e 
bene, non altro, Idìo sia quello vi rimandi sano e con felicità* fetta affi 21 
di settembre 1547. 

Di V. IO.-» et ex." S.'« 

Servitore e stiavo 
Dom.* di giunta in Milano. 

li disegno viene iu ruloiu mandalo per iu posta alli 24 alle 24 ore. 

VII. 

Al niedealai» m Piaceiua. 

lll.««» et ex.""» Signiore e patrone mio Ho."» 

Ho riceuto una di V. e.»" delli 2 del j»resente et ò inleso il tener 
del lulo e si farà quanto quella comanda e non si preterirà una jota e si 
atende a solecitare il più che si pò cosi la Gualliera cunic il jìahizzo. 
Apresso il S. Giovanni Maona mi scrive per ordine di V. e."-' eli' io li 
mandi il di.M'^nio cioè pianta della Guallirra e la mando e mandai 4 giorni 
fa il disegnio cioè profilo il grande non so se quella 1" à ri» eulo e quando 
non li scrvisino più arci caro li rimandassi se a quella li fussi piacere e 



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255 

non dirò altro salvo che in senpilcrno li sarò istiavo, fatta alli & ottobre 
U47. 

Di Y. 111. ei ex.»** Signoria 

Ser? ilore e aliavo 
Doni.* di giunta in Milano. 

Apresso mando colle alligale a m. Agostino il disegnio de* Camini a 
sei misare. 

Vili. 

Mkl niedrMinio a Piacenza. 

III.™" cv.™" Sipnior jìalrone mio ob.»» 
Ho ricevuto una di V. ex.'" delli 1 1 per mano dello aportalore di 
questa quello che quella à mandato per avere a piantare il brolo e spi- 
nata al quale ò mostro dilig(>nleinent<> tutto e datoli ad intendere la vo- 
lontà di ([uella e ne è stato capacissimo e del luto raguaglicrà V. Ex.i«« 
Io li ò ditto che per questo anno non si pò fare se non quello che al 
presente è di quella il quale si strappa H alberi adesso dove abiamo fallo 
discorso che e' ci vadino a far li ^ brolo in q." parte circha a 300 piante 
di fruii e della spinata non acade fare discorso nesuno perche qua presso 
a 3 miglia ne avmo cendolti alla Gualliera per 4 s. il centinaio e inanzi 
che siamo a ordine di piantare e che sia venuto il tempo perchè bisognia 
aia di poi nalsie <|uèlla sarà qua e tuto quello che le parerà si M e a 
lui si potrà UTisare. Salvi pure li piantoni come io V 6 detto e che al 
tempo sarà avisata. Circa fl resto della fidirica si va inami é non si manca 
di niente di lutto quello eh* io sono svisato nè si mancherà' con 1* aluto 
di Dio. ApresBO ho auto aviso per uno del S. Fonino il quale è stalo qd 
e mi dice che per laìa questa sellunana sarano alla Gualliera li marmi di 
Genova e al presente sono lontani di qui 17 miglia, li camerini di V. ex.^» 
per luta questa setimana saranno finiti salvo rinveniate de finestre di 
legniame che per tota la settimana che verrà sarano finite, la guarda roba 
s'huMmdneiò islamatlina e si seguirà la stufa e le altre IdMÌchette si va 
lavorando. Apresso 'andiamo solecilando di eontialare questi tereni che coup 
Iratati sarano, se ne darà aviso a quella perchè e' è stalo qualelie dificullà 
e diferenaa circa quelle strade e isoletia, non dirò altro salvo che omills- 
simamente li bacio le mani, fatta aHi 12 ottobre 1547. Idio sia quello che 
vi conduca a salvamento e in fdicilà. a Milano. Di V. 111. et ex."* S.m 

Doflii.* di giunta Mihmo. 

L' anconelta di V. ex.*!* si lavora et io la vo soleeitando insiemi con 
le altre cose d'argento il pià eh* io posso, mi à promeso per tutto K 20 
di g.** darmela finita e la mandmrò subito. 



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254 



IX. 



Al BMiMla* • Mmcw. 

««.«o signor mio e patrone ob.*» 

Ito riciMito una di V. c\X>* con una a M. Tomaso ili Marino di A.'* 
200 la quale à acotala volonlicri dove quella vole che llnischino li muri 
di giardino e peseliiera pieola, si fari^ luto (piello clie sarà ]u)sil)ile e non 
si manclnTÙ della solita diligentia la quide quando (|m lla .^arà (|ua li farò 
vedere eo le misure in mano in su l' opera propria (juello elie domenico 
arù vanlagiato alla fabrica. d simile li lerò conio particolare della pe.schiera 
pkola in la quale con li condotti ci vano a lire 18 in 20 niigliara di pie- 
tre die OMsee in opera ÌMno A.ii 4 per inigliaro a farla miseranienie e 
dd eaver la ter» non bisognia sol càTarla ma bisognia portarla via» d d- 
mile bisognia portar qndla della peschieni gmide dorè va il moro dd 
giardino qoda sarebe già eommdaio ae non Inaino le pioge che d im* 
pediaeono assai Apreaso dd fere il prato non n maneherà e di già è 
finito di apiantare tnHo. bi vigniB «... /di qadbi la quale ni é eostala 
L. 7# sdo di stiapatnra e riempire le fiosae e datala sopra da loro e a pena 
eon la lor gran adodtadnie anno guadagniato le giornale, di poi ad è cesta 
di tagUatnra e segatura di kgniami e spaeatora e afeeinatnni e pratatura 
M «avi per nctergli . . . drca L. da et IO» non trovo ddia legnia più di 
impilo . » il più le quali non ò vobnio dare perchè mi pare che non 
VÉgiàBO manco di 200. vostra ei.ti« tederà qudio che mi resto. Apresso le 
do sviso eome ò dogsio a strapare b posesione di m. Bianco per avaa- 
lanB questa anata mi pare over faito bon partito cioè io li do tota la le* 
gnia e loro d sono obligali a strapargH e levarli via e rienpiere le fesse e 
di plà a riempiere il roaone tra m. Bianco e nd tspìunto come se fosd 
t prato che di misora è da 4600 broccia quadre e mi danno 4 dclli 
qndi fb riempiere il fosso plodo donde vicn 1' aqna del mulkio il quale 
mi darano fatto per luto li 15 cominciando alli 2( di octohre presente se 
la piogia non dislurborè. Anrcsso ò dato a fare il simile di quella del col- 
tdlinaro e mi riempiano il fosso tra noi e loro .... cosi avessi io tro- 
vato da far partilo della prima però non si niancharà di niente di lutto 
queUo che si poirù c oidie d sfoneremo. Apresso dclli merli quando li 
faremo se ne darà aviso a quella perchè li muri sono di una pieti a e 
meco, e qnanto più semplici si fanno si spenderà manco e sarano più du- 
rabili per istare scopre a P aqna. le stanze di sotto si lavorano, li came- 
rini di v. ex.«<" restano Aniti del luto questa settimana, il 8imile alliv 



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/ 



255 

febrìclie si lavora c por non nvorc altro clic liirc fo fine baciandovi unii- 
lissiniamentc le ninni, fatta aiti 21 OUolire 1647. 
Di Y. lU."" ex."» Signioria. 

Servitore e stiavo 
Dora." di giunta in Milano. 

Al mÌmImm « rtoMM. 

IIL»". el ex.»> Signiore e patrone mio ob.*» 

Lo aporlator di questa è ni. Biisliano il quale à fallo condurre li 
marmi di v. ex."'' li quali à condotti nelle casse a salvamento, della quan- 
tità io non ò il nimiero da <juella lui del lutto la raguaglierà. Apresso 
alla Gualtiera si attende a lavorare ni coperto perchè allo scoperto le aque 
sono istate tante che el si snr<>l»c filalo via la spesa se' 1 tempo islarà si 
andrà inanzi con più solciiiudine si potrà, in pahizo si lavora e non si 
manca di quello che si pò e per non avere altro che dire fo line bacian- 
dovi umilisiniamente le mani, falla alti 24 oliJ^ 1647. 

Di V. 111.»* et ex.'"- S.'«« 

Servitore c stfaivo 
Dom.** di giunta Milano. 

XI. 

Al MeAeviaM m IImìI«v«. 

HI.»" Sig."^ S.' e pat.e mio ob."» 

Il S. Conte Franceaeo della Sonnia mi ordina che e* ai debe melere 
aopra la porta 1* arme deU' arciduca e di aoa mogMcra e quella dello Un- 
peralore in muo e abiamo Aitto ogni ditigentia di sapere l'amie di della 
ava mogliBra e non ai è mai trovato chi lo sepia dire* Y. ex«ti« sarà con- 
tenta fercene avtaati che arme ella è sabilo forno dare anso baciando umilr 
mente le mani a qoella atta qnal ai è BMndalo li doi dia^ della Goal- 
liera. di milano Q di. 30 giugnio 1648. 

Di V. I1L»« ex.-» S.ri« 

serritore e stiavo 
Dom.* gionti. 



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250 

MI. 
Al Biedcafan* * Ama. 

111.™° ex.»« signior mio o j)alrone ob."»" 

Ilo ricettto una di V. ex.<» delli 29 di agosto insiemi con A.'* cento 
li quali sono aritati apunto perchè ero senza un quatrino come ho scritto 
a quella per una delli 29 ditto et in quella avvisatola minutamente del 
tutto e so die! S. Castelano la aviserà ancora lui perchè ieri fu alla Gtial- 

ticra e restò forte luaravipiiato di quello si era fatto e come mostra sun- 
tuosa la fahriclia. de la peschiera si aspetterà V. ex.>'« a nictervi il pesce. 
Apresso quella n»' avisa che m' à scritto eh' io le mandasi il dise^mo della 
Gualtiera io non ho auto altrimenti la litera che 1" arci mandato sul)ilo, al 
presente lo iiiarulo per il maestro delle poste il dinanzi e 'I dirieto. Apresso 
ho dato mano a finire la croce e candelieri e lo soleciterò il più sarà po- 
slbile e con diligj'nza e soleciludine si lasora alla Gualtiera c non mi oco- 
rendo altro fo fine con baciarli le mani umilisimamente. 
Di milano il di nhiino di agosto iù48. 
Di V. ili.'"-' e.\.'"j Signoria. 

servitore e sliavo. 
Dome." di giunta. 

un. 

IlLw ex.*» signòr mio e patrone ob."» 

Perchè vostra ex.*^ mi tesò ordine eh* io mi informassi quanto fieno 
e pasculo avevano di bisognio le vaehe, mi sono informato da più persone 
e mi dicono che ogni vacba voie pertiche da 7 in 8 tra fieno e robatieo 
e non mandio di 8 a volere istar bene dove sarà necesario a torre a fitto 
le 330 pertiche del gìardno come sa quella perchè il S.r majordomo mi 
dice volerle tu venire fra gionii 8 o 10 per ordine di quella et io ho 
inteso e de eerto che flioendole venire inami che 1 fieno magengo sia se- 
gato che a metterle al pascolo sopra ditto erba magenga che le si gna- 
sierebeno e troppo si gonfierebano e noi ndn avremo poi fieno da pascerle 
questo inverno di modo che nbiam pensato per non avere a fare altra 
epese d' indugiare n farle venire al tempo che ditto fieno mi^ngo sia 
segato se a quella piacerà che sarà fra giorni 20 vel circha. 

Apresso mi sono isforzato al negotìo di quella possesione del Darda 
dove io li trovo molto duri e mi dicano volerne A.» 2000 però chredo 



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257 

ben che c' cnlcrcbiuio ma loro M'^cnilosi ricerchi i>i;uio m sul tiralo e 
niegano non u\er pronicsso al S. Giovan Monlicazo conie lor lo (liuclìiino 
per 2000 o jmt manciù) a chi gli dessi litr contanti. Io ho fatte l" olcrte 
in ci modo clic mi ordinò vostra ex.'" c mi anno risposto che la casa 
costa loro A^' 3000 però mi anno promeso parlarmi, una altra volta biso- 
gnia clic V. ex.ii' dimostri a non n' aver voglia. Apresso mando u v. ex.''* 
li disegni per li camini con la misura diritta al ni.'" 

Aprcsso la fabrica lavora e la fontana el prato ogni cosa si solecita 
salvo la cascina per rispetto che ancora non si disfà il rivelino che stano 
di giorno in giorno a darlo via per rìspcto di spendere il mancbo posano, 

10 non mancbo soleeitario. Apresso ò riceuto sabato posato da m. Gio? an- 
antonio À.t< 150 li quali ne andoroo cinquanta tra la setimana inanà o 
la presente del ditto sabato e per sabato prosimo cioè sabato santo non 
ò da pagar le g^ti e m. Gianantonio ditto dice non auere dinari e cosi 

11 S.' giovani Maona, né ordine da qaeDa e dalla camera non n* ò posuto 
avere niente^ quelb mi ferà avisare quello arò da Cure. ^ 

Apresso mi condotgo con vostra ei.i<> della morte della UL"* sig.** 
dochesa die Idk» abi auto X anima sua e li giorni suol sieno donati a V. 
eiLtu con sanità e gratia di Dio. La brina & fotto gran dano qua aHilano . 
e ne' contomi, alla Gualtiera per adeso & lìitto poco dano, non mi ocoreodo 
altro lo fine con baciare le mani a la ex.*^ v. per mile volte, di milano 
a di 16 di tarile 1649. 

di V. lU."» ex.»* S.'M 

servitore 
e stiavo Dom.* giunti. 

xnr. 

III.""' ex.""' signior mio e patrone ob.«"«» 

Uo rìccoto una di V. e\.ti< e dal S. Giovani Maona ò riceuto li A.^ 
160 mi avisa quella e satisfato chi aveva avere e farò seguitare il lavoro 
continuamente con solccitudine e diligentia Inter tanto con lo aiuto di dio ' 
quella tornerà qua. Apresso s' è fatto il contralo a nome di V. ex.»'-* del 
fontanone e il vicario di provisione à voluto che li patroni sieno contenti 
che ])er di qui a lutto giugnio se n' abi n far prova cioè dargli esilo questo 
ano IH iò si vegba se \ aqua continua e che non asciugase, cosa eh' è inpo- 
sibiic, però per abondante cautela e per csere sicuro del dinaro à volsulo 

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258 

cosi e vorebe che noi ci inelcsinio iiiiiito a larlu coiiiiiiriarc a venire per- • 
che (la giugnio in là il patrone non volo escre più a restiiulione e p<'r 
lanlo mi ò parso darne avviso a quella. Apnsso il primo di si melerà 
mano al rivelino e subito farò meter mano alla oascina. la fortificatione di 
Milano ti seguita e si va tuta via dirìnndo di lioie in meglio e non mi 
oeorendo altro fo fine con baciarli amiUsiniamente le mani, di Milano il di 
20 di aprile 1540. 

Di V. IIL- es.«u Sig.ri« 

servitore e stiavo 
Dom.* giunti. 

Al M04mliM« 

111."» ex."» signior mio e patrone ob.»» 

Ho riceulo una di V. ei.ii« delli t7 del presente a me molto gratis- 
sima et inteso la volontà di quella la quale si eseguirà, lo non le ho iscritto 
prima per aspetar la resolutione o rarivala delle eolone perchè ci mandai 
a posta e si mese {tk) il ponte di Gasano e le cotone non comparivano. 
Al presente è conparso un barcarok» con 3 oolonne el fornimento di 5, 
base e eapitelU e parebè la si trova per carestia d*aqna ingiarata e non 
pò venire inanzti Ò mandato a posta 2 fanti del bargello a fere stopar le 
boche a ciò che stanote posino eondorsL Le altre sono pesate il porto e 
anderò dal S. presidente e per parte di quella farò scrivere o farà scri- 
vere alli canpari che serino le lioche acciò che ditte coione si possin con- 
durre, e arivate le ditte subito se saran iinile si meierano in opera. Le 
altre son messe salvo a poche non ci sono le soi base, alla venuta di 
queste si spediranno, si lavora alla parte della capella a dilungo e la ca« 
scina è finita, si mele in ordine il logniafiìc per dove starà il limo, le 
coione e paradossi son messi e liiHo una tiuera (xir) «love si cuore il 
late, e ro>ì di mano in mano si provedrà al liisogiiio, ò fallo fare la porla 
del giardinetto conie mi ordinò quella c si lavora seni|)rr alla loggia. Apresso 
farò il disegnio come qm'Ila mi avvisa. Circlia u quello che scrive m." Cola 
delli fruii che si perdano e le ortaglie, s' io facessi a suo modo si perda- 
rebc i fniti e la borsa restarla vota. 

lo ho njandalo nella vai di Tesino per li pali ma per raresiia de' cavi 
non si son posuti avere e fra olio giorni il più si averano si'nza ispendere 
eli fruii non patiscano niente per quello, circha l'ortaglia se e' si fa come 
à fatto si .splende 7 e si riroglie I e certo, signior con voler far miracoli 



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959 

à fallo spender (jiieslo ano e giltar via ila A. ' 200 e se lui farà a modo 
mio si cuiliverà la possesionc c orlo con uliie di quella; se a quella con- 
tenta io son qui per ubidirla e se a <piella li pare di farli iscrivere che 
non voglia spendere in soMo senn aiìo «tKiie perchè sarà alile di vi 
ckM alla quale umiliasimaiiiente li Imcìo le mani, di Blilano il di 19 d. 
giugno 1M9. 

di V. HI.» ex.<"> aigpiorìa 

servitore e atlavo 
Don.* girali 

XVI. 
Al K iaalMi « MMrtm. 

IU.no ex."» sigiiior mio e p."* ob."» 

Con la presente mando a V. ex.<i* il disegnio in pianta di tnta là 
Goniaga come va finita , il profilo non ho auto tempo a poterlo fare. Apresso 
le do aviso eone si lavora con gran solecitudine al casotto come per 1* altra 
ravisai che per tota la presente settimana resta finita la mnragUa e la 
vegnient» si coprirà, hi logia resta coperta, le cncine si lavora per ben 
che la cndna di verso II giardinetto si è spesata quella catena grossa al 
traverso et è cascato tnto il camino ed è auto amanr m.<« Peiro e tutti 
li aHri m.>* dove n' é morto uno e dua feriti, il ditto canUno si riA e fra 
4 gtomi sarà finito e si melerà il cielo e m.» Pietro imparerà a Air di 
eoa lesta come pift volte se gH è dicto. 

Il fosso resta finito ma non pagato se non la^metà, li fruii si melano 
in ordine e si lavorano e le v^e si ripiantano quelle che mancavano, si 
aspela la risposta se quella volo le vile del monte di Brianza o quelle di 
Gatinara come dicestì. Apfesso si atende a spianare per poter piantar le 
nuòve vignie e ftnr le fosse e si stende a spianar la siraia per poter co- 
odnciar la spiami e abiamo da proveder li spini se quella non li fa mandar 
come disseu Apresso le do aviso eh' io 6 debito meza la spesa della set- 
timana pesata e per la presente non ò un soldo nè ò mai visto U dinari 
della mesata, io non^ raancho solecitudine e aspeto risposta con desiderio 
e umilissimamente li bacio le mani, di Milano il dì 24 ottobre 1549. 

di V. ilL"* ex.»» Sigo.« 

servitore e sliavo 
Dom.** giunti. 



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260 



AUm lU.ma ex.aw Slf.ra l« A.ra prinpIpcsM «Il WMÈHim mim S.rt 

e ob.iua 

in Mantova, 

IlL»* ex.** signiora mia e p."> ob.»> 

Ho rieento una liiera della S. Isabella Angela per parie di V. ex.^ 
quabnoile m. Gola Ikltor della Gonzaga li ft scrito eh' lo l' ò impedito che 
non semini Uno cosa eh* io mi spweùio che hii ahia scritto tal cosa; le 
narerò il tatto. V. exA** sa le Tignie che si son piantate e si piantano di 
nnoTO e la spesa grandisima che ci va e le ditte vignie per fugire ispesa 
a y. ex.>^ sua ex.*» 1* à date sopra di uno a lavorare persino sieno da 
vino a tuta sua ispesa e lui si gode il meno, il ditto m. Gobi è andato 
hi ... . partite de ditte vignie et a meso li bovi a arare il tereno, consi- 
deri V. ex.*i« le povere vite come stano una gran parte rovinale per non 
vi esere il patrone a guardarle dove il ditto patron lavoratore si dolse 
con àire che se faii glie lo avesi ditto averebe provisto a V. ex.^' che 
ella sarebe stata servita senza intereso di quella et averebe auto 11 mede» 
s^mo lino senza spendere un quatrino, perchè se lui era eonicnto a fiuio a 
spese nostre si conpera il lino dove V. ex.t>« 1* arebc auto franco e perch* 
io l'ò ripreso di tal, cosa, à serito n V. e\.<i'> tutto il ronirario però lei 
col tempo lo conoscerà, non le dico niente di me che le sono stiavo e 
quando fo una cosa penso prima il vantagio di <pieUa e che ella sia ser- 
vita., mi dolo asai che sieno date tale informazione male di me quale Idio 
glorioso farà a quella conoscer la verità e V amor eh' io le porto e a tute 
le cose sue con le opere che V. ex.''» ne sa una parie. Apresso V. ex.'«« 
sappi che fora de ditte vigilie li sono da 400 pertiche di tera di V. • ev.''* 
guardi se e' si poteva sciniiuiinr dieci per lino senza far dano nò spesa, 
ma lui è inimico del ditto lavoratore e ( ( n ha tute le vie di sturbarlo e 
come si gli dice niente va in tanta colera eh' io ò più panra di lui eh' io 
non ò di V. ex.'" conoscrudoli) orno senza ragione e vcddo V, ex.'-' che 
gli ù scrito a (pu'lla che n{)l dovcvii liirc non eseiulo la verità che v. lusi 
impedito e che V. ex.''' non lussi >er\ila. la su]>iic()^ amore Dei e per il 
suo signor consorte e per la mia (idei serTilù non vogli alla mia vcciiicza 
di dieci amii che la servo avere impresione mala in verso di me a torto 
e inocentemente e che j)er bene operare non n' avesi male, più presto 
vorei perder la vita che la grazia di quella, alla quale spero per sua 
bontà mi terà come è stalo il solilo suo e cosi ne la prego se pregar poso, 
non altro salvo che son stalo alla Senavra e le cose di quella vanno 



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S6I 

benfasimo e le bacio le MtaaS umilisimaaienle, di Bliluio il di 26 Cebra- 
ro iseo. 

Di y. UL ex."« signioria 

serriiore e stiavo. 
Dom.* giunti. 

• A D* Ferraste U m m m g m m M— 

III.""® ex.""» signior mio e patr. oh.™» 

Per un altra litera ò scritto a V. E. minutamente, ora il S. Giovanni 
Maona à volsuto li replichi un' altra volta la medeMma lilera circha l' esser 
venule qua il marmo della selicata che è un m.io muratore simpUce il 
quale é venuto con quel nu» lac." Curione marinoraro e si è partito per 
4 giorni cioè per di qui a domenica prosima con volontà del S. Giuliano 
Salvalo e li 0 dato A.>> dua e avavanio pensato farli cominciare il capo 
di scala inau/i nlla logia però non si è volsuto far niente se prima non 
s' à la rcsoliitionc da V. e\.''^ perchè non si perde tempo nè si cresce 
spesa, p<TÒ hii non si vole ohligare a far la slagnia da T a(pia c dice la 
fani con quella diligcnlia saprà e vole ex-re pajiato a nioi o si riniele al 
S. Giuliano Salvalo, jjcnso di corto che doiiii'nica sarà qui e quella ara 
risposta la sua vulonlà ci imito si seguirà. Apresso il dillo nu" Iacopo 
farà venire fra 3 o 4 giorni 2 mannorari scaipelini clic sono a Pavia e 
si nieierano subito alli halau>tri. Apresso 1' ò a\isata come non si manca 
il fabricare alle camere nuo\<- e questa selirnaiia che viene (pielle di 
sopra reslerano Unite e di poi s' atenderà a quelle tli sotto, quelle della 
cucina qut?sta setimana presente restano finite. Apresso si atend*' à pian- 
tar fruti nella vignia e si va buscando di qua e di là il meglio sì pò. il S. 
Giaiiiacopo de Vinòbelo n* à dati da piante 40 belle, el simile abtamo da 
diverse persone fora di MiUno tanto che quella sarà ser? ita, alli altri ne- 
(oxi della possesione non si. maneba, Fo lavoi-are anco alla stalla e al 
disfar la casa del Darda. li giardineti il tempo ci à sturbato per rispeto 
della piogia per eser tuto tereno ismosso ma non se li mancherà. Apresso 
non ho scritto nè ricordato il fontanone a V. tsx,^ perchè abiamo tenpo 
a conUnciarlo orca a 3 settimane perchè li lavoratori aranno concio le 
vìgnie e ci sari miglior comodità di giorni più lunghi e Taqoa sarà a 
tenpo al nostro bisognio. Tavisai come era venule 2 barcace di pietre per 
la logia a pilamoni {tic) e 2 altre per di qui a lunedi, le sotto base de' 
balaustri, d resto delle coione dicono presto sarano a ordine ma vorebono 



denari, ho ditto ubiao pasienzia instno alia venuta di V. ex.'*' e. non ci 
ocorendo altro fo fine con badarli nmiiiasimamente le mani, di Milano il 
di ultimo febraro 1550. 
Di V. IIL ex.»» S.'« 

servitore e sliavo 
i>om.<» giunti. 

IIL'"" ex.n»o signior mio e patrone ob.»» 

Qua son venuti li doi Tedeschi per farli dipingere nel mivo accanto 
^ la porta della sala come per ordine di V. ex.*'*, non si sono folli dipin- 
gere perchè avendoci n nietere in opera la porla di vivo che si aspetta 
di Pavia dove in ora si sarebc gitalo via la spesa, ma se n' ò preso il 
disegnio in caila e fatto le 2 teste colorile aciò che subito nicso in opra 
la porta, s<Miza ior ritorno si nirlerano in opra, mi anno ditto li dipintori 
che V. ex.*'* vole si ritraga il portiere Casato spagniolo esentato con la 
corona in mano alla porla dello apartamenlo di V. ex.''% se è la verità 
me ne farà dare aviso che se farà fare subito. Aprcsso si sono messe in 
opera le 2 statue conpiite a salvamento e tornano benisimo e fano un 
richo vedere. Adesso fo fare il rastello e ò fatto fare dua balle di pietra 
machiata belisima per sopra le coione di ditto rastello. Apresso s' atende 
a melerà li balaustri da l'altra parie e si fano finire le finestre che vano 
riniese con le meze -+-. Apresso ò dato ordine a far migliara sei di ma- 
dotii ^h\ f (la x'iicare la logia, le Colone di marmo a niezo questo mese 
sarano iinile. li piedistalli [yer la grande aqua non sono venuti ma mi 
avisa che fra 2 o 3 giorni sarano qui e subito li farò lavorare e metere 
in opera, i hivori di legniamo si vano segnitando e non si mancha ddt* 
ofdfaie dato da V. ex.^(" la quale Idio rimandi presto a salvamento e 
con (éUdtà ei lo umilisimamente le bacio le mani di IGiano il di 3 di 
giugnio nel 61. 

Di V. III.» ex.tt« signiorìa 

servitore e aliavo 
Dom.* gionti. 



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205 

Al mmìmIm* ■•rv« Mas HmmIm. • 

lU.'"» ex."»* Signor mio. 

Di poi scritto per il Casato portieri ebbi la liiera di V. ex.*'** et ho 
inteso il tutto e tutto quello che V. ex.<'» mi comanda sar& Atto e si farà 
intanto quel più si potrà, ò avvisalo al presento il S. Glsmondo Fanzino 
per li dinari della mesata se parrà a V. ex,*** famelo avisare io sono 
senza un soldo, e le bucio le mani umilmente. Aspettiamo il m.*" delli 
orelogi. di Milano il di 11 giugnio nel 

O preso disegno di Casato e si farà dipingere (1). Di v. 111.»* ex.»' 

smitorc e stiavo 
Dom." giunti. 

Al ■tedeitlmo ìm Caw|M». 

111."» ex.*» signior mio et patrone «A.*» 

Mando a V". «a."" li disegni delle arliglii'ric cioè quegli clie V. e\.' 
liti delle in Vigevile ( ,s/> ) che furono pezi n." H et allri 9 ( oiiie li dilli 
el allri 8 ne ò sahali qua rome quella ini dÌNse, e più le iiiaiidt» in una 
tanna di .sla-jnio li disegni , della (iunzaga e sono pezi n. " 3 einè la jiianla, 
la fariata di Iranionlana e rpiella di inezo gioiiH» e li ò mandali per le 
poste, quella si eon>()li eo li dis«'gni dipoi elie al presenle non si po godere 
cfetualinente, ma spero in Dio elic qui la la goderà con felicità di se e di 
tuta la sua rasa. Io ò finito le |)ei g(»le e le fo dipingere le faci iale di 
chiaro e seuro elie fano un vedere lro|M) alegro e . . . ciò poca ispesa et 
ò fatto dar principio alle sbare e fallo mettere le eolonelte. vorei far finire 
dì rabocare ( sic ) e dipingere le logie acanto ditte |>ergole per finir quela 
entrata e forla amatonare che adeso che non ci si pratica lo amatonato 
si fermeria e sarebe fortisimo, e vorei far quel vestibuletto di pittura e 
fare il bagnio ma non ò un soldo né ò animo di dimandarne a V. ex.!'** 
che so che eia non à comodità et à altro in testa, pure se quella potesi 
strìngersi per non levar mano farmi pagare le dua mesate di marzo e 
aprile che'sarebano 120 io mi tratorei e farei che 1 soldo varebeper 
ano e mezo e non potendo stringersi a niento la pivgo sia servita a farmi 

(I) Vedi la leltcra antwdent«. 



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264 

dare aviso di" io non miri in far debilo che v meglio asai a levar 

mano e aspelar la cuiuiuiilà di V. ex.'" li dinari ebbi dal S. Bagni anno 
sutisfalto al muro del galinaro che è linilo e fallo la porla e rabocalo c 
coperto con soi coppi e de cedilo a pena e conto ftillo A.»' 210 e tanto ù 
auto in 3 volte per ordine del S. Bagni, per la Gonzaga non ò riccuto 1 
soldo da 3 mesi in qua che me li portò il S. Michel Grosso e mi soii 
Iratenuto insino adesso, ora quella ordini quello si à da fare. Aprcsso se 
lussi comodo a quella di mandar li A^* 25 prr (pidlu pacetla d'argento 
della S.* sua monica di Mantova (1). La paoctta di V. exJ*» è finita e 
riesce belissima ed è smaltata in su una piastra d* argento di valuta di 
A.** 6 e la fettora della pittura gli darò altri 6, ma lui ne voria 8 et io 
ebbi da V. tx.^^ per via di M. P. Domenico 12. volendo cbe si facci 
r ornamento costerà da A.t* 20, se quella vola si facci fare la sarà servita 
a mandarmi il ricapito. Apresso mando la presente litera al S. Bagni che 
mi disc mi volevar provedere i danari per la casa' del galinaro e soi altre 
apartenenzie e che si finise del lutto e cosi ne lo aviso. Apresso m. Vm- 
cenzio giardinaro suplica V. ex.^" li temi fare una litera che li Aisìno 
folti li soi mandali perché per lì ordini di Vormazia come dice il mandato 
di V. eiL^M non gli vogliano pesare e non gli pesando, lui abandona il 
giardino et ogni cosa andrà male e non verà alla Gonzaga s* io non lo 
pago, perché é penero omo. se a V. ex.(<* pare la sarà opera pia e ben 
fello acciò si possa consmare ogni cosa per il felice riiorno di V. ex.'^^ 
che spero nello onipotente Idio che sarà alla sua voglia c cosi fo fine 
baciandoli umilisiniaincnie le mani, di Milano il di 2 di magio 1562. Dì 
V. 111. ex."» signioria 

serritorc c stiavo 
Dom.* giunti. 

Al iMcdekluio M lo e»ercM«« 

lU.*» ejuma signior aiio et patrone eb.»» 

lkl>i alli giorni passali una lillcra (iellì 8 del prc>cnlc dove mi avìsa 
cir io sul)ilo cominci la slufa da allo e clic (piclla aveva ordinalo che insù 
del conio mi lu»i nunidalo A.*' 100 e per li allri la\ori si fanno la mesata 
di magio clic sono A.'' GO. lo ò comincialo e fatto a ditta slufa bon lavora 
e apurechialo tutu (piello fa di bisognio el io non ò mai visto conpai'ir 

( I ) Pone Livia aordla di D. Fermilo monaca nel Honailero dd Corpo di Cristo 

in Maulova. 



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265 

li dinari, vero è che 'l S. Hagiii mi scrisr I lilora delli X del prcscnlc 
che io non mancasi di cominciare ditto lavoro e eh' io non tnancasi che 
fra 4 o ;> giorni m' arclu' iiiandaito s<'nza fallo li ditti A.«i 100. noi siamo 
ora mai al fin del mese el altro non è conparso, prego V. e\.''» sia servila 
a farli mandar subilo se è posibile e c(»sì cpieili delle mesate perchè io le 
ò spese e non 1 ò aule e cosi porterò inanzi il lavoro die V. ex.'" si 
contenterà e sarà satisfatta la stia Nolonlà, altrimenti non so più come mi 
fare e se (lut lla non lassa iiiaruar le mesate, el calculo della stufa al ri- 
lorno di (piella per di ipii a seitendire troverà la Gonzaga belisiniu e si 
contenterà de' i a.si mia. olire la stufa si la\ora alle logie della peschiera e 
unire (pu lii nuiri con soi linestrati e soi cornicioni che torna cosa richi- 
sima e si lavora dinanzi lì solito e si va lasuiido luto per iìiiito per noo 
si avere a piantar più ponti. Lo sieudardo sarà fittilo del tato per di qui 
a gkwedi saraao V Mmo del presente, <|ueila mi avisi a chi I* ò da 
co n s u gnare perohè veaghi da V. ex.*» alla qual umilfoiiiiaiiienle le bacio 
le nani di Milano fl di 86 di giugnio 155S. 
Di V. IIL* ex.* sig.'i* 

servitore e stiavo 
« Domenico giunti. 

La presaoto va al S. Bagni. 

Al «eisalMi, MB U Mcrclto la «mmtmgaam, 

111.'' ei ex.»> signior mio et patrono ob.»» 

Con la presente litera mando a V. ex.'» la pianta del disegnio 
ddla agàmta al casotto misurato del tuto e fetto in digroso il calculo 
della spesa e riusdrebe cosa beUssima et massime che ci è acanto e passa 
I fontanino belissino che sema quello si durerebe fatica a farla per fi 
cavo fondo e per dare esito a 1* aqoa che sia corente aodò sempre resti 
eUaro, non mi estenderà pi& perchè in sul fetto V. ex.Ha al ano fettee 
ritorno vedrà ii tuto. Apresso 6 parlato con austro BeHosso da Como 
drca le cotone della pergola del casotto e siamo restati d' acordo oonien- 
tandosi quella, doè il ditto m.» BeUosso non si volo obllgaro di dare tote 
le cokme per di qui a tuto otobre, ma vole tempo per di qui a carnovale 
e vole per ciascuna coIona con suo piodìstalo finita del tuto condotta alla 
Goniaga per A.<> sei d' oro Italia ( sic ) libere c sane e vole A.<> 20 buDUd* 
tratanto però mi da siourti e vole si pagiuno i caratori di mano in mano 
secondo conducano pcr6 a suo oonto et il restante al fin de V oliera, se 



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266 

quella « eoBlotia b« daiA avito, a presso mi uno .aliro m.» MareaoKMÙa 
dm ne Ikrebbe la metà e le dada per Uilo ottobre e coli f (dira iMtà il 
ditto in*'» BeloMO per toto ottolnre ma I* altro non voi nane» di A.*' 7-g 
d* oro e forse istrfaigendolo le fiirìa per sette, però inaino qni sta dnro e 
se V* ek.iw fosse qui vorei le focessi per il preso le Ci T aitA^ peNhè 
§ìa 1 anno là me ne dimandò sei e mero de ì' una, ora s' à oalinalo 
così et io noi posso fonare, quella si risolverà il meglio. Apresso rieeretti 
una di V. ex.*** e mi avisa che il S. Giovani Maona mi prouedrà di alcuni 
dinari e lui mi dice non avere il modo, vorei che V. ei«<» mi faociBi 
grasia almanco al presente di A.^' 30 perchè potesi finire alcune coattle 
importante e poi che sarà ogi a otto giorni Atrò levar mano e satistev 
questi che anno lavorato perchè h> non posso piò resistere e se non al- 
manoo quella mi avisi queUo ò 'da fare e ne la prep» per lo amor di Db 
perchè sehza dinari non si pò fabricare e m* incresce V mfaslidire a quella, 
però volendo lei esere servita bisognia facci cosi, quella mi perdoni percliè 
son forzato a scriverli mancandomi il meglio e fo fine baciandoli umilisi- 
inaniente le mani aspelando un mhiimo di risposta, di Mihuio il di 6 
d' Agosto ló.ì.l. 

Di V. Hi.'** ex.»»» signioria 

servitore e sliavo 
Dom." giunti. 

Al aiedleslmo mei rcga« 41 XmfìL 

Ili.""' e\.""' signior iuìd vi patrone ol)."«" . 

La presrate litera sera per baciar le inaili di V. ex.t>« e replicarle 
come per un altra mia insiemi con li calculi delle fabriclic del palazo di 
Mantova e con il disegnio delia pittura della corte e luto detti al S. Fattor 
generale e se inviò a quella doiie penso a questa ora che V. ex.*<« Pabia 
aule e sia resohita di quello voi fai*e c se n' aspetta risposta, le tornerò a 
dire come per questo unno s' è Unito a Guastalla quello che si pò fare 
circa la fahrica e s' è levalo mano e si è messo in opera di misura m.^' 400 
(li pietre, e si ò fondato tuto quello si era cavato di verso ponente e al- 
zato la cortina di veiso rnezo giorno circa h."* 300 e tuto sta bene, alla 
Monligiana 1' avisai come avevo cavalo circa Ai) miara di pietre e spianato 
il tuto e fatto li sodo (!(>! luto e si sono piantati li granati e li cotogni 
a loco ordinato da quella, resta piantar le coione c far la pergola di le- 
gniaoic c li muri straforali e li giardinetti di matoni che & è restalo {ler 



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267 

carestia del dinaro che non si è speso più L. 67, a fare il restante s' aspetta 
ordine da quella, ci resta a levar via li bussoli e piantar li lauri e ordi- 
nare il giardino grande dovo ni. Alfonso dice non avere ordine nisuno. 
circa la fabrica di Pictole al presente si lavora il cornicione n va lavo- 
rando do . . . niente |>erchè il coperto del tetto ne porta il dinaro e per- 
tuta questa settimana resta coperto il luto salvo la logetta clie si lavora 
e fra 10 giorni sarà coperta e riuscirà bellisima e così tut4; le altre cose, 
non si è ancora mandato per le meze -1- perchè questa mesata si sono 
auti A."' 80 e così sarà (juella dì dicend)re e poi seguiterà di cento, e 
cosi à ditto il S. Mauro non si fiianclierà di (liligenzia e di soleciludine 
secondo le forze, circa il fahricar in casa si cominci i ii Ira 1 A giorni partita 
la ex."'-' S." p." che parte al presente, Idio le dia reiice viagio e felice 
ritorno insiemi con vostra ex."» e non si uscirà de l' ordine dato da quella, 
circa li altri lavori ordinati per V. ex.'** alla Montigiana non si è auto 
ricapito nisuno, quando vera non inanellerò di quanto lei mi a comandato^ 
ma non vorrei che avesamo a fere poi le cose in fretta peixbè si spende 
pià e le cose mon sono il ben fette, vero è die bìscgnia fer le cose teeoodo 
si pò e secondo il tempo. Il espitan Chechino à dato A.» 10 per lo argento 
a M: Gianbatìsta per il X* ( Grufo ) e U ò ditto si slMvi ebe V. ei.«» lo 
trovi finito, non mancherò solecitarlo. l' ancona di m. Fermo (1) si lavora 
r omanenlo e la pittura, e finita ne darò aviso a V. ex.t«* alla qnale omil» 
mente le bado le mani e fo fine^ di Mantova il di 25 di Soveidire IflM. 
Idio nostro Signìore felidti vostra ck.*<* aUa saa voglia. 
Di V. DL^a ex.»" signiorìa 

servilor fiddissimo 
Domenico di gianta. 



Al laiaaiM» ad rmgmm él MiipttlL 

ni.»" «.«n signior mio et patrone ob."« 

Ho rìeeuto doi littere di V. ex.tM una delli 2 e 1* altra delli 5 di 
febraro eoi disegnio della essa dd vhiaro et ò letta ditta Ktera al S. fettore 
dove lo ferò fl caledo in tali II modi che lei mi avisa della spesa e farò 
anco il disegnio e tato d manderò per m. Agatto medico come quella mi 
avisa. ne r* altra Id mi toma a replicare della loggia di Mantova e del but- 
tare a fera la fettoria e' la espella di sopra, e di sotto sia tuta logia e di 

(I) fmrm» Stella da Caravaggio filuore. 



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-208 

sopra lii(a sala, non auto un allro a\iso ila quella sopia detta logia dove 
sono |:ià li settimane che glien' ò (iato risposta e ditto il mio jiarcre, vero 
è die la litera di quella in avisarmi ehc volc si j^etli per tera cpielli per- 
soDQgi e elle si ridipinga et io insiemi col 8. fattore per ditta lettera 
abìamo inleso che volesse si rìdipingesino li dilli pcrsonagi non mi dicendo 
in che modo volori si dipingessi né manco rimetcrsi a me. Al presente 
per la uHiraa ditta pure dice che si butioo « terra li ditti perwaagi e si 
ridipinga, mi penso ohe voglia si segniti la pittura in su 1* ordine delle 
camere apresso ditta logia e tanto si forà allo risposta di «piestB e pria» 
no. Aprosso ne ]* altra 1* Ò avisata e di nuovo replico che a volere meter 
mano in el modo mi avisa e farla a pilastri e fore le 3 finestre e distar la 
liMtorìa e dipii^erla, paserano pià presto che manco A.i> 800 in qnesto 
modo. In prima a far li pilastri non la, lanido per esere cosa che nnpe- 
dìBce assai e leva il lume perchè ce ne vanno otto, sotto ogni piana uno 
e non si pò far di manco perchè tuta la muraglia dal un pilastro af altro 
posa in su un trovo che fari architrave e costerà ogni pilastro A.^* 8 cioè 
2 i il pilastro e A.(> 6 il capitello e la basa di vivo» e a Ihrio di 
cotto non si pò rispetto al ditto trave e architrave ci va disopra^ e sensa 
capitello e basa parrà uno fenile, io consiglio V. ex.*» a tor coione le 
quali sono senza paragone più onorevole e più utile e più sicure e non 
levano la metà de lume c son più qiedillc e pigliano mancho luogo* e 
costeranno finite A.*> 10 V una di groseza di b.* 1 e di altezza con un 
poco di dada di b."* 8 | e Tarano nn belisimo vedere, però si fan'i quello 
che lei comanderà, le 3 fìnestre finite con sue grade e legniaroc e lo scoso 
{tic) dì vivo e r invetriate e finite al più scarso A.<> 2;j 1' una. il trave 
sopra la coIona saranno dua con la fattura e meterlu A.t> 15. a disfar li 
pilastri veclii e meler le coione c far li ponti e a tener su la muraglia 
A.*' 30, e rifare il cielo e meterc le 3 travi armale e le 3 guaste che son 
sei coslerano A.'' 10 1' una, A.'' fiO, li travetti, asse e ainalonarlo, disfare 
li muri e far la porla, rahocnr la capella e riiile|irar la sala, A." 40. il 
(lipiniierla tuia la logia e 1 ciclo A.'' 30 in 3.j alla più scarsa, si elie vo- 
lendo .si facci lei ne darà a\iso. Apre»o ne 1' altra sua liltera mi a>isa 
elle si inara\iglia non li iscriva, io l'ò scritto asai e mandate per duplicate 
con li disegni duplicali penso che la presente le abia ante e per m. .Vgallo 
scrÌNcrò più a liinjio per la sicurtà (h'ile lettere. (|ua in palazo si alende 
alla cucina e come 1 ò a\i>ata si è trovato di molti impedimcnii però la 
sarà una lielisima ( iicina comoda e luminosa, a le camere non si lavora 
penile Miglio prima finir la cucina per non restare nè senza camere nè 
arcnzu cucina |>cr il uiancamcnlo del dinaro, ci S. fatore non spcndcrebe 



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mi (lice un soldo di più perchè non ù Anita la cucina, se li darà aviso. 
del giardino dove è corte dice il fattore che il dinaro di Ferrara cioè li 
A.<' L'io come li ara auti si nioterà mano e si seguiterà e se li darà aviso 
di mano in niano. Apresso lei penso che sapia rome per la Montigiana 
per WH nisuna non si è auto niente e penso che s;ij)j)ia come la mesata 
c' è stala impedita e eh' io fo lavorare a Pietole fredamenle con credilo 
e parole v hw^ìv e careze asai e con 50 A.'' c' ò aiili sopra doi cande- 
lici i (la tavola, però come le serisi alli ló di questo sarà finita la glorietta, 
e dipinta e riesce una belisima cosa, e fatto li torini de' camini e dipinti 
e si finisce di ordinare il cornicione c far li soi canali e ristabilire il telo 
per sempre e si è voltato le scale e si va ordinando la facciata e si da 
ordine a voltar la logia aspetando il soeorso da V. ex.>« o V aviso si levi 
mano perehè non si pò più aspetare e quello eh' io ò fitto e fo è perchè 
mi pare sia tropo intereso alla fabrica il levar mano perchè bisognia (Hsfer 
li ponti altrimenti son rubati e si marciscano, dove pòi sari una bona 
spesa a rifarli e li mastri volevano protestare si che per queste e altre 
cause ò ftrtto svitare, quella sarà servita dame aviso più presto si pò. 
non altro e fo fine baciando le mani umilmente a V. ex.*» la quale Idio 
feliciti alla sua voglia, di Mantova 11 di 8 di fcbraro 1657. 
Di V. IH"» C3u«" S.»M 

sarritor fideUsimo 
Domenico di giunta. 

JUÈm WLmù «« mig^ wOm mt frtra^a •Ii.iìki II Sjr Cmm «a—f 
'Dm 4*Arln* • Cm^ito gmm mn Mm MI gmi» dParaw 41 mmm 
MA Mito «tal* 4i HllwM - * Haatovik 

lU.»o et ex.w> signior mio et patrone ob.">« 

Dipoi iscritto per T ultima aeompagniata ool disegnio di Tripoli e le 
scrisi che alli 10 o 16 di seienbre ])asato mi sarei partito di qua perchè 
eosi ero restato con la col«* S.» di poi deliberatasi marni la mia partita 
volere incominciare hi fobrica di Giiaia e cosi al primo di settembre ditto 
ai incominciò et cosi io 1* Ò fatto fare quasi tuli li fondi e fiitto luti li 
disegni partioolari e necesari per ditta lÙirìca e instmto li mastri di tato 
qneDo anno da fore, la ex.*** sua si parti da Napoli e se n* andò a Ot- 
tiano (1) alli 4^ditto e di II a 16 giorni ai amalò di una resipola neUa 

(I) Ottl^. 



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270 

gaodM eoR grandisiipa febre e tMl» atliabDo e Tnllimo parti d'Ottiano 
e fila a Ghiaia in caia il cardinal d'Ariano e di nuovo è ricaduta e la 
gamba in maUaimo termine con lebre, che il nostro aìgniore Idio ci ponga 
la eoa mano e la liberi, ebe questo cbredo cbe sia il medico che Tabi a 
aanare, di maniera che trovandosi cosi aMklisposta non mi pò né vola 
iqiiedire per inaino non vede quello farà questa sua inOrmiti, sichè aignior 
mio 111."» queUa mi abbi a scusa e consideri il grado in ebe termine si 
trova ateso che lei mi scrive come el gosta non mi parti sensa sua bona 
grana e certo non peserà 10 o 16 di al più hmgo secondo il gindiiio de* 
pià cbe si vedrà cbe fine sverà questa infermità cbe il S. Idio la termini 
ùi bene se è il suo piacere, et io raviserò quello che lei determinerà e 
parendo a V. ex.i>" darmi un minimo di risposta mi sarà somma graiia e 
cosi il S. Idio feiiciii Vostra ex.*» e le dia quello desidera et io le bacio 
infinite volle le mani. Dell' armata non c' è nuova nisuna. di Napoli il di 
14 olU* 1550, 

Di V. lli."« ex.»» s.*w 

servilor fìdolissimo 
Dom." di giunta. 

in questa sera si è forata la gamba a sua ex.*!» e n* è uscita bmltura asal 
e si spera bene (I). 

%X¥U. 

I11.>M> ex."» signior mio e patrone ob.i«» 

La presenta litera è per baciare le mani e fiir reverenza a V. ex.t>« 
e darli aviso come alli 9 del presente sono arìvato a Mantova e con lo 
aiuto di Dio son sano, il quale sia sempre ringraziato, e per sapere cbe 
quella in breve sarà di ritomo non le darò altro particulare àviso che il 
S. Mio le dia Adice ritomo e qua di tute quello mi ocorerà ne le darò 
parlieolar nunulo e sarò prontisimo in servirla in luto quello mi coman- 
derà e non mi oeorendo altro le bacio le mani infinita volle, di Mantova 
il di 9 di mano 1660. 

Di V. S. Ill.*u et ex.«» 

servitor fldelisimo 
Domenico di giunta. 

(I) La l>iirh<\ssa inori poco a|)prc5su. Il Litta anticipò di un mese U data della 
innilc di lei da osso «««egnata al 17 Hclicmbre i-»yj. 



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271 



Al 




lU.»*» cx.no $ig.r mio et patrone ob.< 



no 



Per un altra mia ò ucriito a V. ex."'* e datole avito di luto quello 
si era eseguito circa la fortifieaiione di Guastalla et al presente le do aviso 
come si lavora gagliardamente, e per tato li 25 del presente sarà finito 
tuta quella parte del cavalieri ohe restava che era la metà della una fiieiati 
e fianco di ditto cavalieri e si comincerano a alzare li contraAirti ìmono 
intorno e si darà principio alU fondi dalli num delle seconde canoniere e 
si principierano le prime canoniere e si aspetta le ^pietre vive e non si 
manchadi soledtudine e se li tempi ci servano come fano foreno HMcende 
assai e si atende a interare li contraforti secondo si alzano con li ... . 
al solito e cosi si andrù ( oniinuando e non si manca di dìligenzia e ogni 
cofta va por iV» camin suo diritto. Apresso ò disegniato la fossa come i da 
slare c la strada intorno ditta fossa che torna benisimo e benisinin intra- 
guardata c la niolà della terra di ditta fossa si molto dentro e V altra an- 
drà (la fora e rosi si an<irà sejiuitando e di più farò metere in esere tute 
le strade di dentro la tera seeoiido il disegnio già ditto a V. e\.''» e sta- 
bilito insino al tempo della felice memoria {sic) a rio Ini f ^'V ) si possino 
risolvere a fahrieare e a inanimirsi vrggendo le cose aruiare per l'ordine 
suo e bono e di mano in mano secondo si seguirà la terrò avisala e (piella 
volendo cosa alcuna ne darà aviso. si aspetta di corto una nave di cor- 
done, non dirò allro s;il\(> che bacio le nmni a V. ev.'''' inlinite volte pre- 
gando il S. Idio la k'iiciii alla sua voglia c la conservi in sanità, di Gua- 
sUlla il di 22 di seil.r- Ià60 (1). 



Ui V. S. IH."- ex.'»« 



servitor fidelisimo 
Domenico di giunta. 




<1) Poco più che un 



«|i|mMo il Giunti mori. 



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27i 

* Golii Plolro holoj?nosc nrclìilollo ( op. 1556 ). La 
chiesa della Pieve di Trebbio nella montagna modenese fu 
aperta e consecrata al culto il 15 luglio 1536, e si ha me- 
moria di ciò in una pietra nella quale leggesi pare scolpito 
rommenUB il nome dell* architetto della fabbrica Pietro Gotti 
da Bologna (1). Il nome di questo uomo fa Ignoto finquì, ma 
r Alidosi (2) fa menzione sotto il 1581 di un M.® Domenico 
di Paolo Gotti cui fu aflìdata la eostruzione di sette archi tra 
la Porta di strada S. Vitale, e il borgo di S. Giacomo nella 
città di Bologna. 

Golii Vin€*eiiz4> bolof^nose piilore ( n m. 1656 ) 

passò molti anni, della sua \ita in Keggio, « Pennello velocis- 
simo, scrive il Lanzi, di cui si conlavano in (jiiella cillà UH 
tavole », L' unico autore a me noto che dia alcun ragguaglio 
delle opere condolle dal Golii in Reggio c il francese Deseine (3) 
il quale registra i seguenti quadri di lui, esistenti nella fine 
del XVII secolo ndle chiese della suddetta città. Sono essi; nella 
Cattedrale, V Assunzione di M. V. air aitar maggiore, una Ma- 
donna e una S. Anna. In S. Domenico, il quadro dell' aitar 
maggiore con S. Domenico e S. Giorgio; S. Stefano protomar- 
tire; S. Stefano Vescovo di Reggio (sic); le anime del Pur- 
gatorio; S. Pietro martire. In S. Francesco, il quadro del Santo 
con coro d' angeli. In S. Francesco di P.aola, un S. Tomaso 
apostolo; S. rnilerina; la discesa dello Spirilo Santo. In S. 
Giorgio, un S. Ignazio. Neil' Oratorio della Con?;regazione di 
Gesù e Maria, un gran quadro eonlencnle <)() figure. Nella 
chiesa dei SS. (losma e Damiano, un S. Sebastiano e una Santa 
Barbara. Aggiugne il citato autore che più altre opere del Gotti 
si conservano nelle rimanenti chiese di Reggio, delle quali nes- 
suno degli scrittori reggiani fece menzione. 

GradM Pietro veronese disegnatore e pittore ( viv. 1745 
m. 177..) Vedi Znltonl Antonio. 

GrnslMil. Vedi Bniimitl. 

Oroppelii Marino veronese scultore ( n. 1595 m. 1648) 
\ issc molti anni in Modena dove aveva stabilito dimora, e in 
Modena mori 1* anno 1648 in età di 55 anni. Ebbe due mogli 

(1) Anoniino Dutriximt M Gounmw «fj 7Ve6Uo. Hm. del secolo teono neNa 
tSttewe. 

(3) iMirMaìoiM drtl9 eo$e noMòtfi i$Ua città di Bologna, M TobaUUni mi 

p. m. 

(3) AouveaH Voyaffe d' Italir i.yun 1699. /. /(. Bit rrt. 



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275 

modenesi, Cecilia Bisogni e Margherita Draghelti premortegli, 
la prima nel 1040, la seconda nel IGiO. Egli fu al servigio 
del Duca Francesco 1 e impiegato a lavorare i marmi del 
nuovo Palazzo Ducale. 

Groppelll Paolo veronese scultore (op. 1745) fu autore 
della statua di marmo collocata il 28 novembre 1745 sopra 
la nuova torre nella piazza del Finale (i). 

* GoaUtorl Glarannl • Lorenso parmigiani fonditori 
(op. 1662, 1692) fecero accordo il 26 aprile del 1662 con 
Ginseppe Mazza eompaUsta del Conte Alfonso Gonzaga dì No- 
vdlara per la costruzione di due campane da collocarsi nel 
campanile della chiesa di S. Stefano in detto luogo (2). 

* Guarif4«o bergamasco pittore ( viv. 14-.. ). Il nome di 
questo pittore è annunciato in un' islrnmenlo stipulato in 
Modena dal notajo Tomaso Zandori il 10 maggio 1478, nel 
quale Guglielmo e Domenico del fu (iuarisco pittore de villa. 
Carene (5) nel distretto di Bergamo fanno società dei loro 
beni. 

* OiMrlBl Glot Bttttlsto cremonese intagliatore in legno 
( op. 1638 ). n Pungileoni (4) porta una ricevuta da esso fatta 
Ù 26 maggio dd 163S di quaranta dncatont d* argento, cioè 
venti in Cremona e venti in Correggio per intiera soddisfa- 
zione del pogginolo dell' organo, della scalinata, della croce e 
della tavoletta, opere da lui eseguite per la chiesa di S. Fran- 
cesco in Correggio. 

Cauorra Glo. Andrea bolognese plasticatore ( op. 1 623, 
1626 ) ebbe a fare parecchie statue per la chiesa e per il 
monastero dei benedettini di S. Pietro in Modena dal 1623 al 
1026 e forse più inuimzi. Fece priniicnìmenle nella Sala del 
Capitolo la statua di S. Benedetto che dà la redola a S. Mauro ' 
nella quale il Lazzarelli lesse Y iscrizione Prid. Kal. septem, 
MDCXXIIL Al 1626 lo stesso Lazzarelli (5) riporta l'opera 
della statua ddla Vergine della Concezione con due angeli che 
r adorano e due altri che sostentano una corona, già collocala 
nel mezzo del Coro della chiesa, fatta in gesso e scagliola. 

(I) PapolU Annali Mirandoleti. 

{%) Oftvolio J hio r » atorkh» nuf. 

(3) Guam» villag|io nel teriilorio hergamuco. 

(i) 3fem. ùtor. di Ant. Àthgri IL 79. 

(3) Illa dH P. Cis. Gri»09tmito Btorbitri Fmtwm, Mw. iicU' BateiMe. - 

18 



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274 

Ad essa è relativo il seguente brauo di Icllora scritta dal P. 
Abate Barbieri a un P. D. Pietro.... di Reggio il 12 setlem- 
bre di queir anno: La ringrazio della prontezza in vot$re, i^ 
resti sua la gloria di haver onorata queUa nicchia della giù- 
riosiss. Vergine con quattro Angioli et il Bedentore; che per 
ora devo dirgli che si sono sborsati venticinque Zecvhim (i), 
e le serva per sodisfacioìie il sapere che riesce lodatissima 
particoìarmente da f/uc!li che si intendono di dissegno, et il 
Sig. (ìiuffn Socr/iiari {"D partienlnnìwntn vii ha detto, r repli- 
cato do])o havore considvrata tuffa in ììianlfaftura d' appresso, 
che ìiii PiitfiìK) solo (1(1 man decifra, che incorona la Madonna 
Sìha vale lutto il dcìxiro che si ì' sposo. Questa slntiia non 
si trova più al suo luogo. Vodosi parimente dello slesso autore 
una Madonna con angioli nclF Oralorio detto della Notte entro 
il Monastero, e questa è anch' oggi tal quale fu fatta dal pla- 
stico, perchè non è stata tinta di bianco come alcum altre che 
si ammirano in questo Monastero, avendo essa la patina di 
marmo bereitino. Stantecchè sappiamo che questo Giovanni 
Guerra nel lavorare che faceva le sue statue di gesso e sca- 
gliola, vi mescolava polvere di marmo, che (jH comunicava e 
durezza, e colore quasi di marmo (5). Altre due sfatue di S. 
(losario e <li S. Giovan (Irisostomo maggiori del vero si vedono 
collocale nella grande scala del .Monastero. Le (piali opere del 
(ìuerra sebbene non iscevre di difetti hanno molle buone parti 
de^nc di lode, per le quali egli si merita un seggio tra i di- 
stinti plasticatori. 

Neir archivio del detto monastero trovò parimente il Laz- 
zarelli avere un Giovanni Guerra dipinto alcune figure di 
santi nella facciata dei volto dd Coro 1* anno 1625. tt quale 
Gio. Guerra per ragione del nome e della data si può verosi- 
milmente tenere per lo stesso che operava contemporaneamente 
i lavori di plastica (4). Queste pitture giudicate rozze e di 
cattiva maniera furono coperte di bianco nel 1697. 



(I) Il Lazzurc'lli nota che quclJa slalua costò 230 lire di Modena,. somma minore 
di più che due tersi del SS secehini Metmnti Milt letteni del P. Barbieri. 
(9) Egregio |NUore modeoese. 

(8) Mas. citate dal Habnuai nella Oraemime di & MMre ( Àmiumrio Slorko mo- 

tknene p. II!) ). 

(i) Fu ancora in quo' touipi un (ìiovanni Guerra esimio pittore modeneact abi- 
tnnlr in Uoma; ma ogii cru già morto nH IG18. 



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275 

Oiiidotti l*a4»]o liK'cIicse piUoiv ( n. v. l.'iCl» ni. ì()29) 
dì|)inse la Hisurrcziouc di (Jcsiì Cristo a fresco nel catino del 
coro della cliiesa di S. (ìi<»vanni in nejj;gio, tuttora esistente, 
e un (|iKuli() di S. Elena che si conservava nel secolo scorso 
nell' Oratorio della Conlraiernila della Morie di detta città. 

QiUmiiÌ o Ghifloni Fermo mantovano pittore (viv. 
1540, 1568 ) dipinse a Cesare Gonsaga principe di Guastalla 
in un suo studio pieno di antiche rarità, la genealogia di casa 
Gonzaga (1). 

* Gnrardello Pietro ravegnano orefice ( op. 1495 ) fu 
r autore dell' involucro argenteo che contiene il braccio di S» 
Geniiniano, fatto eseguire nel 1495 dai Canonici della Catte* 
drale di Modena, nella quale si serba tuttavia (2\ 

Guyard l^oronxo francese scultore ( n. 17^9 in. I78S ) 
mori in Carrara dove crasi recato a lavorare di sua arte (5), 

H 



llnflTnor Clio, Kiirlro dello // Tenentr, svizzero piUore 
( n. IGiO 111. 1702) fu preso al scrvij^io del Duca di Modena 
il {.^ novcuibre lOOl e asscgiialogli lo sli|)ciulio mensile di 
Lire lóO; ma fu riformalo il .Il Luglio dell' anno seguenle (i). 
^on so (|ucl ch'egli op<M*asse pel Duca in ([ucU' anno, ma cer- 
tauienle allora studiò le opere del Mitclii c del Colonna in 
Modena e in Sassuolo, dalle quali ritrasse tutto il buono eli' 
e^sli trasfuse nelle sue proprie. Nel 1696 fu di nuovo chiamato 
isi&a certe di Modena in compagnia del Franccscbìnì e del 
Quaini, e nel gran Salone del Palazzo Ducale dipinse a fresco 
la parte della quadratura e ddl' architettura egregiamente. 11 
Lazzarelli (5) memora un quadro dell" IlalTner nel secondo al- 
tare della Chiesa di S. Bartolomeo del quale ne il Pagani nè 
altri hanno dato conto. Rappresentavasi in esso il Sacramento 

(I) Vasari Vilr (hi pittori, edizione milaìxefte XII. 270. 

(3) Ricordi IU88. (li D. Guido Ferrari iu Rossi Vi'm di S. Crminiiino. MimUmi, 
TurH 1780. 

(S) De-aoni Kagrafa degU ÀHìbIÌ ji. i69. 

(4) Memorie ritraile Hall' Ar*-li. BstCflfM». 

(5) PUtnn dette CItieae di Modena. 



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276 

della Eucaristia adoralo da .Vnp;ioli e da Santi. Questo quadro 
rimasto imperfetto per la morte dell' autore fu terminato dal 
figlio di lui nella parte inferiore, cioè ne' Santi che adorano 
il Sacramento. Vi fu aoslitaita una tela del Crespi. 

Hmcnui Alberto tedeseo coniatore ( n. 1620 m. 1677) 
lavorò di sua arte nella Zecca di Massa insieme col figliuol 
suo Giovanni (n. 1649 m. 1705), forse ne' tempi dei Prin- 
cipi Carlo I e Alberico. Del guadilo ritrattone da esso Gio- 
vanni, ci dà conto il Venuti (1) con queste parole. Pubertatem 
nondum erjressus, Patri, in Massa Carrarine Monetariae Of- 
ficinae occupato, socinm mamtm (uUUbuit, magnumque ex opere 
praestito captavit lueriim (2). 

* IlanH Giovanni di Liegi seultore in legno (op. 1694) 
lavorò in dello anno in Modena al Conte Onofrio Campori il 
piedistallo di uno serigno già incomineiato da Angelo Falci- 
nelli intagliatore modenese, e due figure in legno dai naturale, 
e n'ebbe in compenso Lire 496 come risulla da documenti 
serbati nel nostro archivio. 

Henrlet Israele lorenese incisore (n. 1590 m. 1664) 
essendo in Firenze esegui varii lavori pel IHica di Modena e 
tra questi alcune invenzioni di balli figurati a eavalli (5). 

* Hoiiev黫«» francese scultore (viv. 1700). Di questo 
artista che operava in Genova contemporaneamenie al Pouget 
e a Filippo Parodi, dà notizie il Ratti dove discorre degli ar- 
tisti forestieri elie lavorarono in Genova. Abbiamo di lui in 
Modena nn' opera assai buona nella Cappella della Sngristia 
del Duoiiio. K un gruppo in un sol pezzo di marmo di Car- 
rara di una slalua dell' Immaeolala Coneezione, è di un' altra 
del Bambino Gesù con la Croce nelle mani. Quesl' opera attri- 
buita erroneamente dal Pagani a Domenico Piota Piltor Geno- 
vese, fu eseguita dall' Honoré in Genova l'anno 1694, a spese 
del Sacerdote D. Pietro Magelli, che l'aveva fatta collocare 
nella Chiesa di S. Giovanni dei Cantone, Commenda dell' Or- 
dine Gerosolimitano. Soppressa la detta Chiesa fu trasportata 
neUa Sagrestia del Duomo (4). 



(I) JVumiamala Bomaiwnm Ponti/teum jk XXXHt, 

(i) Viani Memorie 4M» fimttglia e delU Mimu di Urna » ImiftmM. PÌ$a 

Prosperi 1808 p. 2-22. 

(.") Fioroni Lr r le (nhiutt. Ptiri» I70U ///, 17.1. 

(4) Uigli Ikfcrùione del Frignano iiiss. - borghi Duomo di Moiirtut p. 8ti. 



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277 



I 



* loeeh (Giovmml de) tedesco scrittore (viv. 1452, 
1488). Se la professione di scrittore è argomento sufficiente 
a dar nome di artista a coloro die la esercita reno nei passati 
tempi, non si deve tralasciare Giovanni de loech clie lunga- 
mente professò l'arie suddella in Carpi, nella qual città si 
serbano memorie dì lui dal l i5i al 1488. Egli era di nazione 
tedesco e lìj^lio di un' altro Giovanni ({ualificato pur esso per 
ìiMestro. (Comunemente veniva chiamalo lanes de Alemania e 
lane^ Tcufonicus e si trova più volte riconlalo, fra le altre, 
nel Catasto delie case di Carpi compilato nel 1472 in cui è 
registrala quella di sua proprietà e da lui abitala. È assai pro- 
babile eh' egli fosse in qualche relazione con la famiglia del 
Pio e particolarmente con Alberto allora giovinetto, Il quale 
fu da esso Giovanni dichiarato erede universale dei suoi beni 
nell* ultimo suo Testamento fotte il 27 marzo 1488 (1). Con 
quest' anno cessa ogni memoria di lui e perciò si può credere 
eh' ei;li ìndi a poco morisse (2). 

Imparalo lairolamo napolitano pittore ( n. . . . m. e. 
16!20) ancor giovinetto visitò la Lombardia e Studiò in Mo- 
dena e in Panna le opere del (>orrej;gio (5). 

* 1mo|»I>ì tàiacomo ferrarese ingegnere ( op. 1455). Il 
comune di Modena deliberò il 22 Ciiu}j;no 1455 d'invitare l' in- 
gegnere M." liiaeouio isej)pi di Ferrara a venire a sopranten- 
dere alle riparazioni da farsi alla Torre di S. Ambrogio sulla 
sponda del Panaro. Forse egli è lo stesso ehe sotto la deno- 
minazione di Giacomo Ingegnere fu condannato il 13 giugno 
1448 ad essere cassato dall* ufficio, se non restituiva un ta- 
barro da lui rubato a Rosso della Cimba (4). Nessuna menio- 
rìa di questo iseppi si rinviene nelle storie e negli archivi 
ferraresi: solamente un' Antonius Yieppi marasigonus è segnato 

<l) In «no, dammni Aglio dd fu «Uro M.» Giovuini i§ heek cb eMiat» 

Tenensi de Alematmia Istituisce alcuni legati a favore di varie persone c inscia i suoi 
lilii ì, fi n ì quali uno intitniaio l«> rroniclie MarUnìanct ad Alberto pio dichiaralo crede 
uiiivvr»alc ed csccuiurc Ic^lanicutario. 

(S) IfoUiie avute dt D. P. GnaHoli. 

Daniiiiel Vite dtffktnH nupt/ttlatU ti, S13. 

(4) AicUvio eomoMlc* 



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278 

tra gli uflìciali (Iella Muniziono noi libro dei loriilizii doli' anno 
1401 csislonlo neir archivio della comunità di Ferrara; notizia 
che io debbo al eh. S/ Luigi Napoleone Cilladella. 

K 



liiiiifnmun Angelica di Coirà piltriec ( n. 1742 ni. 
1807). Mentre ella era in Milano nel 1754 a copiar (juadri 
nel palazzo di Francesco 111 Duca di Modena e Governalori^ 
della Lombardia, fu da esso molto favorita e incorag^ala, 
ed ebbe l' incarico di eseguire il ritratto d^a Duchessa di 
Massa (1). Fece ancora il ritratto della nota poetessa lucchese 
Teresa Bandettini Landucci che lungamente si ammirò in Mo- 
dena presso la Bandettini suddetta. Del qual ritratto fu levato 
r intaglio da Francesco Rosaspina e posto in fronte alla Tcseide, 
Poema della medesima (Parma Mussi 1805 T. 1), nonché alla 
traduzione dei Paralipomeni d' Omero di Quinto Calabro fatta 
dalla medesima Randettini e stampata in Modena dalla società 
Tipografica nel 1815. 

Kaulic FcMlerieo tedesco incisore ( viv. 1755, 17GG ). In 
fronte alla Progne Tiaj^edia di Veronica Cantelli Tagliazucclii 
modenese stampata in Modena dal Soliani nel Ì7G6, trovasi il 
ritratto di essa in ovaie inciso dal Kaukc dal dipinto di Guglielmo 
Beckly pittore tedesco (m 1711 m. 1774). Lo stesso rame 
si trova preposto alle Rime ddla medesima (Oriana Eoalidea 
P. A.) stampate in Berlino nel 1760. 



£jilnail Marco piacCTtino pittore ( op. 1777 ). il Gabassi 

nelle Notizie mss. degli Artisti di Carpi lo dichiarò carpigiano 
c perciò il Tiraboschi gli diè luogo nella Biblioteca modenese 
( VI. 442 ); ma siccome il nome di lui non si trova nei re- 
gistri battesimali di Carpi, e d' altronde il Necr4>logio di quella 

(1) Dc'RoMÌ Vita d' Ai^0lica KaufuMH», Firtnze Motiui I8t0 |k II. 



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279 

città sogna la morte dei jjrnilori ili osso, cioò dì Formo Lninnti 
piacentino ii :2() novoniiìro I7i5 o di Anna il 2 aprilo 
cosi si ha argonionlo por riputare piaconlino nnziclic carpi- 
j;iano il nostro Marco. Por altro, essendo questi venuto in 
olà fanciullesca ad abitare Carpi, avvi eziandio raji^iono da con- 
siUerarlo carpigiano se non por nascita, almeno per domicilio. 

— IM qaesto mediocre pittore scolaro di Loigi de la Forest, 
rimangono alcune opere in Carpì. Nella chiesa delle Grazie 

. un quadro con S. Omobono; in S. Francesco un quadro 
di S. Lucìa con altri santi' e due grandi ovati con le im- 
magini di parecchi martiri franeoseani. Un* altro quadro rap- ( 
presentante i sette fondatori diir ordine dei Servi con il 
nome dell' autore, già esistente nella chiesa delle Grazio, ritro- 
vasi ora nella casa del cappellano annessa alla chiesa detta. 

— 11 Lainati operava ancora nel 1777, ma poco dopo ammalò 
gravemente, e d' idrojiisia uìorì in Car|)i (1). 

I^nfranco architetto ( op. 1099, llOG) fn l'autore 

del Duomo di Modena, e annoverato dal Tirahoschi (2) tra gli 
artciìci . modenesi non senza qualche dubbiezza. Negli atti della 
traslazione del corpo. di $..Geminiano scritti in qne* tempi e 
pubblicati dal Muratori, dopo aversi narrato la determinazione 
del popolo modenese di erigere un magnifico tempio in onore 
del loro vescovo e protettore Geminiano, s' incontra il seguente 
passo: AwMì itaque MXClX ah ì uroliti jyrarfntac urbis qtmesi'' 
tnm est, ii6t tanH opcris dcsif/nalor, ubi talis structurae aedi' 
ficalor inveniri possef: ol tandem ìhi gratta inventas est vir 
quidani nomine Lanfranchus mirabi/ift acdifivatnr, cnjiis Con- 
silio inchoalnm est a popuin Mutinensi (jns Jiasilicac ftnida- 
menlum. A me pare che da (juesto parole risulti (]uasi all' evi- 
denza che Lanfranco runi fosse modenese. Infaili se Lanfranco 
avesse appartenuto a questa città, come avrebbero potuto i 
modenesi considerare siccome una grazia del cielo il ritrova- 
mento di questo architetto che doveva essere ad essi notis- 
simo? Medesimamente non reggono alle prove le attestazioni 
del Vedrìani, del Panini e dei cronisti Lancillotto e Grassetti, 
che Lanfranco fosse deUa famìglia de' Facci ovvero di quella 
dei Homongardi. « È certo, nota il Tirahoschi, al fin del se- 
colo XI non erano ancora cosi frequenti i cognomi singolar- 

(1) Notini eononicKlcmi da D. P. GmitoH. 
(t) JUMìMera modenete T. 17. 



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280 

mente traile persone non nobili che |K)ssa credersi che un' 
Architetto ne avesse due, nonchò uno ». Ma a voler trovare 
alcuna apparenza di vero nelle asserzioni dei precitati scrit- 
tori converrebbe supporre che avendo essi veduto in anti- 
che scrittufe nomioato Lanpraneus Faem ovrero LamfiraneuB 
Romengardi Marnò scambiato il nome del padre in co- 
gnome di famiglia, traducendo Lanfranco Facci o Romen- 
gardi anziché Lanfranco di Faccio, Lanfranco di Romen- 
gardo; nel qual' errore sono caduti moltissimi degli storici . 
e dei biografi dei tempi passati. Ma per non istendermi in 
altre ipotesi eonchiuderò. con osservare che l'insigne opera 
dell' architetto Lanfranco, che b il moniiinonto più antico e 
pili insigne della città nostra, forni materia di ragionamenti e 
di descrizione a parecchi autori e fra gli altri al eh. nostro 
concittadino Carlo Borghi che la illustrò con un' assai prege- 
vole libro (1). 

*Eiaparà.«» francese ingegner militare (n. 16 . . m. 1706 ). 
NeH* assedio della Mirandola intrapreso dall* esercito francese 
nel 1705, narra il Pozzetti (2), che il 15 aprile fu aperta la 
trincea « sotto la direzione del Tenente .CSenerale Laparà uno 
de* più illustri Ingegneri che vantasse la Francia » . Mori il 
Lap^ air assedio di Torino nell'anno 170G (3). 

Laureti o I mmw^iì Tomaso siciliano pittore (op. 1560, 
- 1394). U Pagani nota, esistere nel Coro delia Madonna del 
Paradiso « una grande Tavola, nella quale la Madonna con 
seguito d' Angeli ascende al Cielo; nel piano gli Appostoli fra' 
quali S. Pietro in piedi accenna la gran Donna, e 1' alla gloria 
di lei. Il carallere grandioso di quest' opera fa vedere essere 
di scuola Cai accesca » . Ma il vero autore di questo dipinto 
che più non istìi al suo luogo, ci vien detto dallo Spaccini, il 
quale nella sua Cronaca al di % novembre 1602 scrìve esser 
venuta la tamia alla e/deia nuova (4) deW Asionla, di mano 
ddl^ eccM Pittore Tomaso GciUano poeo fa passato a miglior 
vita ». E più sotto nel di 13 agosto 1604 soggìugne: id Pfi 
TheaHni (5) hanno scoperto la loro tavola di mano di TkO' 

{l) Il Duomo OMi'a Cenni autrici della Cattedrale di Modena. Ivi CapptM IS45w 

(3) Leuert MnmMett (XV.*). 
^ Kogr^tB DMtwr««Mf. 

(4) CoA dcnominavasi allora la chiesa delta 4Nra HMloilUia del Paradiso. 

(r>) I Teatini furono in quel!' ;inrto posti • g^venitr qvMlta «htosa doMle pi& anni 
dopo passarono alla chiesa di S. V iuccuzo. 



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281 

maso Cidliano Pittore et ArekUeUo ecc." ma perchè la morte 
non V ha lasciata condurne a perfeUone, mancandovi il S. 
Giacomo pf la figura in piedi a man sinistra che erano abo- 
zate, la /kuìììo poi fa f la finire a Boloijna a ('.arazzi liavendofa 
fatta fare il li, D, . . GrilinUoni Modonese che liabita ora in 
fìoma. 

Inauri FranreMN» romano pittore ( ii. KìKI iii. 1635 ) 
fu in Muili'ua c in altre cilià par istudio dell'arte (!). 

Lipari o éB Emmrimr PMro francese pittore ( op. 1657, 
1650). Ad esso attrìbuisoe il Pagani il quadro tuttora esi- 
stente in un* altare della chiesa di S. Vincenzo che mostra la 
S. Famiglia con lo Spirito Santo e il Padre Etemo in mezzo 
a una {^oria d' angeli. 

LAzzaronl Gio. Balilsto cremonese pittore ( n. 1626 
m. 1098) useito di patria fece alquante opere in Piacenza in 
Parma e in Modena (2). 

LiOiiclenara* Vedi Gom**4Ìni. 

Le lielle o Itolli Gio. IlattiMla fiaipmingo pittore 
( viv. 1720, 1745) fu del seguilo delia Prineipessa Carlotta 
Aglae d' Orléans, alloreliè (juesla nel 1720 venne sposa a Fran- 
cesco 111 Principe ereditario di Modena. Il Le Belle fu in molta . 
grazia di quel Principe e, vuoisi, ottenesse da lui il tìtolo di 
cavaliere. Esercitò con qualche plauso Y arte di pittore ritrat- 
tista e preso stabile domicilio in Reggio ivi menò in moglie 
Barbara Bulbarini della stessa dttà. Di queste nozze nacqae 
nel 1756 un* Jacopo che entrato poscia nella religione dei 
Minori Conventuali acquistò fama dì valente oratore e scrit- 
tore (5). Un quadro del sunnominato pittore rappresentante 
S. Bernardino e S. X^nia. esisteva già in un' altare della chiesa 
di S. Francesco in He^gio (4). Un ritrailo di un (J. P. Uagnoli 
dietro il quale leggevasi « Dipinto da Giamballista Belli i74o » 
era posseduto dal defunto Professore Luigi Gagnoli. 

É<eni Giuliano romano architetto ( op. 1526). Leggesi 
nella cronaca modenese del Lancillotto come il 23 aprile del 
1SS6 venne a Modena Giuliano Leni ingeguere della fabbrica 

(!) Pascoli VeVf de' pittori ecc. II. 88. 

(S) Zaist Noi. htur. dei Piti. ecc. Cremonexi II. 88. 

(3) i\oUzie bioyraficite in coniinuazione dtlla Biblioteca Modentte del Tirabotchi. 
9§99S» Tirrrtfslani I8S7 T. V. 1S9. 

(4) 9o§ui Mèmork nm. * 



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2S2 

di S. l*iolro (li Honia, il quale pregalo dal (^onte Guido Ran- 
gone ad istanza dei Canonici del Uuoiuo andò ad esaminare 
il coro di dello Duomo, che h wriano voltare con taUors 
in suxo el pontile dove alla presenza del conte Guido, dei ca- * 
Donici e di molla genie diede l' ordine e il disegno del lavoro 
come doveva esser fatto. Fu poscia a considerare il giro este- 
riore della città per avvisare il modo di fortificarla secondo 
la mente di papa Qemente Mi al quale Modena era allora 
soggetta. 11 giorno appresso salì la Torre maggiore accompa- 
gnato da Giovan Filippo Cavalierino eommessario sopra la 
fortilìciizioiio, ncir inlendimenlo di fare il disegno di delta for- 
tifìcazioue da portare al Papa. Le parole del LanoìUoUo sou 
queste: 

4526. Lunedì adì 23 Aprilo. Essendo venuto in Modena M. 
Zulian de Ij^na fnzifjnere de In fahrìen de S. Pedro di Homa 
li Sig. Canonici Itaìio preijato ci Sitj. conto Guido lìantjon che 
lo voglia pregare che ci vada a vedere ci coro del domo che 

10 variano voltare con lo a/fare in suro ci pnntcln el ge an- 
dato (/ìicsto dì a disignarc conio ci volc sfare et geni ci Sig. 
confo Guidi) con li Sig. (jinonici et molti altri homini da bene. 
E noia che el ditto è stato a vedere intorno a la dtà e eonsi- 
gliare a che modo se débe fortificare secondo la volontà de la 
Santità del N, S. Papa Clemente VII, el simile hano fortificato 
Parma e Piaxenza al presente eitìk de la giexia e Rezo e Ru- 
berà si è del Ducha de Perora. 

Martedì ac^ 24 ditto Aprile. 3f Zulian Lena zentilhomo 
roman architelo de la Santità del Papa con proviocion ogni 
anno de ducati i iOOO per la fahriea de S. Pctro ef paìnzo 
de San Peh'O di lìoma el quale i» vcntito da Lombardia si e 
andato in sn.ro la foro del domo con M Zan Filipo Cavalarin 
Commissario Apostolico sopra al fortificare la eilà per vedere 
meglio comò se hano a governare et fare li forion per agran- 
dire drizare e fortificare questa città di Modena et liana fato 
fare li disegni da portare a la Santità del Papa. Nota che 
diUo M Ztiiion è rte^o de ducati cento miUa epià ai mio pa- 
rere e al suo esser mal in ordine credo non golda per nule 
ducati del suo Vanno. 

Ma i dis<'j;ni e i ( (inctHli del Leni non polcrono recarsi ad (Mirilo 
peroc(_'h(' l' anno sc^};nenlo Modena fu ricuperala dall' Intense. 

11 Leni si adoperò assai in Uoma appresso il Papa in la\ore 



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i83 

(lei nostro Comune per pagamento di certa somma -di denaro 
dovutagli. Francrscn Zinzano oratore del Comune al Papa, scri- 
veva ai Conservatori, da Homa 26 niaj;j;io . . ho fatto 
che M. Zulinuo iwdcrà li conti et infonìiorà .V. .S. et ne ca- 
vereìììo risolnfionr. Li esorla poscia a scrivere a Giuliano il 
quale è ben disposto in favor loro et la benevolenfia sua non 
e di poca importantia, si che V. S. non manchino in questo 
perchè le 9erà di gran giovamento (1). Infatti il 30 maggio i 
eomervatori inviarono la seguente lettera al Leni. 




Mag/" D."« el uli fr;i(cr inaior obsrr. Ilabhiaiiio per l,' del ii.T. oT... 
ivi inleso quanto V. S. per niij et a hcnedcic) n,T, si è tlextrala luni X. 
S. di farne haver la deputatione della X."»' (decima) di panna et piasenza 
per la mittà del resto del credito eh' habbiamo cuni p.'» N. S. che è essa 
aiillà de <L<<* resto de ducati mille octoccuio cin.|ta tre et lo resto tatto 
81 è de ducati trìa miUia septecento sei, et di tutto ^pwUo ha fatto la rin- 
gratiaino aasaq offerandoei sempre parati in ogni sua aetione di spandere 
lo proprio sangue, ella sapp."» a perseverare in quello moderno alò (anisio) 
terso nuj conio in essa S|Tjuo (speriamo) alla «piale di eontinuo se li of- 
Mmo ei raee.»» Mntinae die XXX Maq M J>.XXYI. 

D. V. 

CoDserralores Civilalb 
Mutlnae (1). 

l^iHini Leon» da Mcnaggio (diocesi di Como) dello il 
cavaliere Aretino^ scultore ( n. . . . m. 1592). Questo ( l'icbrc 
artista ebbe nei favori e nogli incoraggiameati di Don l-'erraule 

(1) Archivio Comunale. 

(2) Archino oomunalc. Questa lettera e la precodente del Ziusano ci fanno sa* 
p«r0 che il Leni dopo la Yìnla fitta a Modena rilomò a Roma. Ha Iweve fu h dimora 

in questa città, imperocché egli fu di nuovo rinviato in compagdft del celebre An- 
tonio (In Sftn;;;ilto a visitare le fortificazioni di Panna c di Piacenza, nella qual corsa 
non è improbabile eh' op;li rivedesse Modena. Parli di Homa il Leni il 10 giugno 1526 
^Lettere di Principi. Venezia i^TÓ IL Ili). 11 Vasari nella vita di Bramanto scrivo 
eoA del Leni o Leno « Lasciò ano domestico amico Giolisn Leno» che molto valse 
nelle Mibriche de* tempi suol, per pnmredera ed eseguire la volontà di ci» disegnava» 
piA che per operare di man aua; sebbene aveva giodiiio, e gronde espericnsa «. 



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284 

Gonzaga Ciovernalore della Lombardia il principio e la cagione 
principale della fama, delle riccliezze e degli onori da esso 
acquistati in appresso. Primamente ritrasse in un conio d' ac- 
ciaio per mectoglia, Ippolita Gonzaga figlia di Ferrante in età 
d'anni sedici e vi appose in greco l'appellativo sno AreHno. 
Similmente diede il disegno di altra medaglia della detta prin- 
cipessa d' anni diecisette, a Iacopo da Trezso che ne condnase 
il conio; operazioni compite circa negli anni i55i e 1552 
A Don Ferrante medesimo fece poscia la medaglia col ritratto 
Tanno 1550 (2). Di un lavoro d'oreGceria condotto per quel 
principe si cava la notizia da una lettera di Pietro Aretino 
allo stesso Leone, di Venezia l'aprile del 1540, nella quale 
sono queste parole. « >è vi crediate eiie la fama della tazza 
d'oro che fate al gran Ferrante Gonzaga, non mi liabbia si 
bene disegnata in parole, che (juale ella è, io non vegga, ma 
per chi si dee fare cose uniche, se non si fauno a personag- 
gio, come Ini singolarissimot attendete pnre a sodisfare, con 
l'opere vostre miracolose a si mirabile cavaliere, che altro 
prò et altro honore ne andrete rilrahendo, che non vi stimate, 
0 credete, et caso che vi venga a proposito il basciarli in mio 
scambio la mano fatelo; perchè non gii è discara la riverenza 
con cui lo riverii, da che nacque (3). 

Morto 1). Ferrante, Cesare figliuol suo deliberò onorarne la 
memoria e procurare nel tempo stesso un nuovo abbellimento 
alla sua città di Guastalla, facendo eseguire la statua lìgurantc 
il padre suo da collocarsi nella piazza di della cillà. Fu Fin- 
carico fidato al Leoni in Milano, già provalo per altre opere 
somigliami, ed egli messosi all'impresa ne fu da viaggi e da 
altre cose distratto, cosicché la statua non fu posta al luogo 
destinato se non nel 1594, morti il Leoni e D. Cesare. Fer- 
rante Il allora regnante in Guastalla feccia trasportar da Mi* 
kno e collocarla sovra un piedistallo marmoreo con l'opera 
di Oliviero Beffi ingegnere (4). Fu questa ristaurata nel 1774 
e tuttora si mantiene alla gloria dell'autore e al decoro della 
città di Guastalla (5). 11 Vasari ne parla di questa maniera. 

(I) Affò Memorie di tre celebri Priiu tpcae delia faiiiigliu Gonzaya. Ihinna 1787. 
(S) Aff6 Zeedke e motuU dei 6on:aga p. 59. 

(3) Sellar». Purigi 16M IV. 16. 

(4) AITÒ Storia di Gun»lulla II. 863. 

(3) 11 Uttn ne diede il disegno in due tavole. 



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285 

« Al Sig. Cesare Gonzaga lia fatto pur di metallo una stiUua 
di quattro braccia, che ha solto un' altra figura che ò avvllic- 
chiata con un' idra per fif^urarc Don Ferrante suo padre, il 
quale con la sua virtù e valore superò il vizio e l'invidia, 
che avevano cercato porlo in disgrazia di Carlo per le cose 
del J50 verno di Milano. Questa statua che è togata e parte ar- 
mata all' aulica e parte alla moderna, debb' essere portata e 
posta a Guastalla per memoria di esso Don Ferrante Capitano 
valorosissimo (1) ». Più diffnsiunente la descrivono il Goso- 
lini (2) e l' Affò (3) il quale scrìve eh' ci rappresentò quella 
statua > mezzo air antica, mezzo alla moderna con gran mae- 
stà, faeendo che nella dntra appoggiata sul fianco stringesse 
tre mele, simboleggiate ne* pomi d'oro, che Ercole vittorioso 
riportò dagli Orli Esperidi, dopo eh' ebbe ucciso il feroce mo- 
stro figurato ivi nel Vizio che in forma di Satiro vien calpe- 
stato dalla medesima Statua, la qual lenendo un'asta nella 
sinistra, lo preme, rìmnnendo da un lato della base 1' Idra 
colle teste tagliate: emblemi tutti ordinati a significare, essere 
felicemeule riuscito il (lonzaga trionfalor dell'invidia, e mali- 
gnità de' suoi emoli » . Cinque lettere inedite del Leoni che si 
aggiungono in fine di questo articolo serviranno non meno a 
chiarire le relazioni che passavano* tra esso e i Gonzaghi, che 
a somministrare nuovi ed importanti particolari alla vita arti- 
stica del medesimo. Quattro di .esse sono tratte dalle copie 
che si conservano nella Estense: la prima dall'originale auto- 
grafo nella preziosa collezione dell' Avvocato Giordani di Parma. 

Nel i 552 Leone Leoni era in Modena come appare da que- 
ste parole di una lettera dell* Aretino a lui stesso di Venezia 
il settembre del 1552. « Ebbi, figlio caro la lettera che die- 
demi avviso del vostro esser partito per Milano da Modena (4) », 
e il (ioselini (5) ha un son«;tto < Per Tarquinia Molza a Leone 
Aretino Statuario «. Kd è pur da notare avere il Leoni conialo 
una medaglia in onore del celebre Francesco Maria Mulza. 



(I) Vile de' pittori, cài: toni lUi rlngniri XV. 93. 

(i) Vito di D. Ferrando Gomaga. IHta Capitrro 1821 P. III. Ì9Ì. 

(S) Storte di GuMtalkt IL M3. 

(4) Bonari Uutn piUorMf BL ISS. 



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LETTEUt DI LliO.XE LEOM. 



A !• Dkao t Emma» «.US. Bm Fcnurf» l«c rt Mi—ie 

|U.«o et Ecc."»" S. et Pai pone. 

Mou vi td^jnate S. lU.»» se io come servitore continuo col scrivervi 
come agente, o altra persona di qnalcbe proiitto si facesse {sic). Pigliale adun- 
que in buona parte il scriver mio, il quale non vi da molestia di resposta 
alcuna et saprei molto meglio contralTjire il v/" stiggcllo che la v." mano, 
non l^nvendo por anchora veduta letlra veruna che mi comandi qiialclie- 
cosa in clic io la dchbia servire. Porsi ve immaginale, che a me non manca 
che faro, conio è la verità. Et per staro in la nietapliora dil ragiiaglio con 
V. S. III.'"' \ì dico eh' io sto scarco di molto poso più eh' io habhia an- 
chor fatto fin hora perciochò sono certo che la M.'- Sua è intieramente 
sodisfala del fatto mio. hogli HI."'" Principe fatta la sua tosta grande dal 
naturale et tutta compivsalo che un capelo non c' è de diferontia, stano 
lutti stupiti in questa corte et non tanto della detta lesta la quale non ha 
una linea di manclio o di più che s' ahhia quella di la >!.''' Sua, ma di 
quelo (Iole due Reine, et del P.*" che mi comanda>ti, le quali tulle vele 
porlarù in tilirxo et quanto le naturali. La cosa del cavallo è conclusa, 
et finita, ho eoiuj)iaciulo a la sua .M.'' a lo 111."» ■ d' alva et a tutta la corte: 
ci quelo che più me importa a me, è eh" io compiacerò a quello che 
importa a V arte, la qual cosa durai fatica a credere alcuna volta; volendo 
alctuii clie si facessi certi modi et di cavallo, et di arme, et di aUitudini 
che non atavana In mi calendario deUa scultura. 

Ho adunque «oddlafeto a tolti ( die non è poco ) S. 11L<^ non c* è 
haomo in questa eorta che non mi and, mercé, v." et soventi volle Sua 
M> sta doe hore et Ire ragionando con meco et con pompeo mio (1) che 
vi odora, et uhimameiiie ma M mi comandò eh* io mi spedisse presto 
di due Medaglie d* oro, 1* una de sua M.*i et l' altra de la M.*^ de la im- 
perairìctf, et che poi voleva eh* io venissi in Italia a lavorare, forse per 
levar ( aie ) di questi paesi inhumani et diformi da i nn eostnmi tanto 
quanto è il butiro dalla Birra ehe tracanano cosi bestialmente. Hi resolverò 
adunque tosto et mi porterò tutte le mie fatiche et consacrerolevi come a 
mio Iddio, et perchè V. S. HI."» non si dolesse di poi della min inaver- 

(1^ Fijiliuol suo del quale ilissc il Vnsaii non cs.'^rc inferiore al padre n in la- 
vorare coiij di medaglie d' acciajo e iar di getto figuro inaravigiioso n. 



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287 

lenza sani buono che quella si ^\^'^^m di accennare al R."" <!' Aras (I) de 
la maniera che sua M.' ' potrebbe concludere qua il fatto della pecunia per 
oprare a Milano percioclii' la cosa iuiportarà et tempo et danari, et di 
questo mi riineiio al suo buon et saldo giudicio nè gli ne parlerò ])iii. Ho 
vinto due quistioiii V una che Monsiù lo grande fece Acuire una ti'sta di 
Marmo l)eila fattoi da non so chi a la iticorouatione, o, più tarda eh' io 
non so di sua M.*^ come dire che la M.^* sua sjuvbbe servila di vederla, 
la ove fallala venire, mi diede tanto di acrcscimonia alla mia che non da- 
rebbe tanto vanlagio a costoro il Tevere se si converlissc in Rirra et ve- 
nisse qua. L* altra qttistknie fu ebe certi grandi, volevano che l'opera 
restasai in Malina, et io die vedevi la sua inchinata al v.'* desiderio 
oomiaciai a sciurinar che in Italia si voleva la prima, et poscia si fturebbe 
il rìmanenle^ et cosi vinsi 1* altra qoialione. 

Hora mi resta a pregar la benignità v." che mi ascolti due parole, 
io patron mio non ho voluto fin bora nè per buona ciera di sua Bl> nè 
per buona speranza verona chiedere alcuna cosa et Iddio sa quanta como- 
dità ho bauta, et non sono già nè ricco, nè insensato^ ma parevami bonesl# 
fere il servigio del mio patrone con acuntecza d'onore et non di premio^ 
Suplico adunque a V. S. benignissima che bi voglia hr lède alla M> sua 
con due parole, eh' io fin oggi non ho tanto di fermo sotto il sole che 
vaglia uno scudo et la povertà mia non procedo da altra cagione si nott 
e' ho per lo pasato ateso al studio et non al guadagno per giugnere a 
questo dove hora iddio et lei mi ha posto et scapata questa fortuna mi 
racomando, venga adunque tal voglia a V. S. 111.»' perchè li potrò mollo 
meglio et con più areposato animo servire et li scoprirò forsi con la mia 
virtù più che non si crede. Credo che il R.»o d' Aras il qtial desidera 
volermi aiutare vi scriverà di certa casa de un prato, se li potrà lianere sarà 
buona per far T opra che forza ce ne è d'una per il bisogno et cosi 
di questo come d' altra cosa mi rimetto al suo giudicio, et d' altro non 
curo che salvo li venga buona relationc del mio affaticare, et per altre 
scriverò altri sucessi, che X. S. la conservi et contenti et non già più nella 
gratin di ec'^are ehe c' è in tropa colmezza che Iddio la inspiri che li 
scriva due parole per me. Data a li 28 de giu^o 1^9. 

Di V. S. 111.»^ et ecc"» 

Humil servo 
Leo.ne. 



(i) GardiiMl Granucla vescovo di Arras. 



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Non polendo al presenle con effetti moitrare a V. S. lUAa quello 
e* hO'in animo di far eo* fotti, almeno ggpUrò eon parole, et perchè non 
pifja eh' io acnza proposito mi muova, la ringraiio infinitamente de le rae* 
conaandasioni fatte per mio conto ali* VL^ et R."* d' Aras; le quali ae io 
non erro giotaranno forse tanto, quanto qoelle, che nella lettera che scriTele 
a S. H.*^ fìite per mio conto. La qnal lettra io non raanearò di darla io 
proprio quando conoscerò tempo cho mi habbia da profittare. ScriTesto 
IH.*» Principe al R."" detto che per uno primo dispaccio ìi dareste piena 
informatione della Gasa del Prato confiscata, ond* egli mi fece leggere la 
lettera che conteneva O capitolo. Mostroaene alegro il detto R."* et io per 
due cagioni alegrissimo. 1* una per veder che V. S. lUjha dimostrava haver 
a caro il mìo bene, V altra per veder inclinato esso Mons.' il quale io 
veggo certo che se a lui solo stesse che di già V haucria havuia, si per 
la buona Natura sua, come per vederlo inclinato a farmi favore. Aspetto 
adunque S. lllmo la delta informaiione In mano dei detto R.'"*' et con 
quella facilità che si può esporre per ciò che si conosce evidcntcmento 
che non mancheranno di concedermi tal grazia, et di già S. M.'^ no è in> 
formato, et si doveva scrivervi, ma essendo veduto quanto voi promettete 
comò ho (Irito s' aspetta il vostro voto, ot io come hiunil sorvilore icino 
et sporo, il timore nasco por non vi liavor fatto servigio, ot la s|)erauza 
nasce por la bontà vostra: por l'altra mia dol mosc d' Agosto scrittavi 
ragguaglio V. S. lilma d' alcuno coso; et por questa lo do avNiso, come 
la Sonila Reina d' Onglioria ha fatto ogni sforzo |)orciocchò io dovesi 
( dovessi ) restare qui ad operare dieci statue pedestri in molalo, ot l' lllnio 
d' Aras fece quanto potò anch' egli, questo fu duo giorni sono, perciocché 
non potendo contradire a le mie ragioni, furono forzati eh' io mi venise, 
et cosi resUimnio d'accordo dol prezzo ot dei danari, che mi saianno 
pagati, por principiare di che mi resta solo a finire le duo Medaglie d'oro, 
r una dell' Imperadoro, et 1' altra do l' Imporalrico, ot poi starò aspettando 
che S. M.'j mi dia grata licenza quasi contra voglia de la sudetta R<ftia, 
che lo voleva pregare in contrario, che Dio mi guardi da tal cosa. N.* S.** 
la conservi come desidera. Data a Malino ( Matittes ) il 1649 a* 8 Set* 
tembre. 

Di V. S. Illiha et Eccffia 

buon servidore 
Lko.ne Aretiko. 



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111. 



Ì8V 



lUmo et Eccmo S.^* 

Non mi par^ hoggi mai più tmpo S/ Ulfiio di scrivervi cose apparte- 
nenti a l'arte mia havendo soddisfatto non senza foliga a tanti Principi, 
solo mi resta sapere s* io sto nella grazia di tanto Principe come sotc, et 
se io ci starò punto voi non mi maocareie di tanto fiivore di dar quella 

resposta al R.'»» d' Aras che li promctotc per una vostra leltra, la quale 
contiene l'informazione della Gasa del Prato, come slà, e che vale, et lo 
Imperadore ia mi pò dar senza danno d'altri, liaveodone io bisogno per 
(are l'opere per S. M.(« 

Eccovi S. Illmo quel eh' io aspetto et quel che gin S. M.*^ è infor- 
mntii, ci non s'i»spolta altro che V. S. IlliTia ron il voto suo. ricordatexciie 
S. lllino vi prego poi elio ho pcniulo il Spina olit' havrebbt' solecitalo pi-r 
me. Sono sjMvlito da la M.'' de la Reina, da l'Altezza del n* S/ I'rin(i|)e, 
et tosto venirò n esser schiavo a V. S. llima. S. la consoli, data Brusel- 
les 1549 il 27 Settembre. 

Di V. S. mina et EcciTia 

servilor Lto>K. 

IV. 

lUnio et Eccmo S.' 

Dubitando che un altra leura eh' io ho scritto a V. S. lU&a non* 

habbia recapito, ho voluto replicare con queste due righe pregandola e 
suplicandola che per sua cortesia et bontà voglia ragguagliare il !{."•> 
d' Aras, il quale slà aspettando T informazione de la V.ìì<u rraio, che 
per una vostra lettera gli prometteste mandarli, et |)er avventma non han 
lasciato recordarli gli altri negocii la della informazione. Pregola adunque 
humilm.i« che non mi vogliate mancare di tanlo favore, perciocliè la M.'"" sua 
sia di buon animo verso di me, et altro non si aspetta che il volo di 
tanto benigno PrincijR*. Fate adunque S. con lieta fronte, pert iocchè farete 
bene a persona che spenderà liiUi gli anni di sua vita in servirvi, et ho- 
norarvi, et tanto più per es.ser la <lelta Oisa mollo al pi()pt)sito jìcr far le 
opere che le loro M.'^ mi c^ncrdono. sono spedito da V Altezza del Prin- 
cipe , et da la Maestà de la Reina Maria, aspetto questa informazione più 

19 



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290 

destra che si può, et poi S. M.*^ luì spedirà, el mi veoirò con quella di- 
ligenza che potrò portandoli assai cose da vedere. N.» S.» la consenri. 
DaU a Bmselles 1549 il 29 Settembre. 
Di V. S. Ul&a et Eccffia 

servitore humiliasimo 
Lborb ABirmo. 

V. 

Al wedcafaM. 

Ill&o et Eed&o S.» 

Poi che desideraste che S. M.*^ restasse servita che in Italia, cioè qui 
a HQano si rimanesse alcuna eterna memoria per la quale i presenti et i 
ftiturì huomùi potesino vedere l'effigie et parte della vittoria della Maestà 
sua, et havendo con saldo giudicio riguardato quanta sif meno etema la 
pittura per. bella che essa sia, conciosiaehè Tuna è una circonscrizion de 
l'arte per fona di Jumi, et ombre in piana superficie la quale rappresenta 
la Natura in un sol lato, come per lo contrario la scoltura da tutte le 
bande si vede et ai tocca, conoscendo le superficie et piana et solida, et 
della scoliura non può venir meno per molte età, et tanto maggiormente 
essendo le scollurc fatte in melalo, come che V. S. llUna ha di già deli- 
berato; quasi volendo dire che i marmi siano men durabili. Di che vo- 
lendo, hora V. Eccellenza, clic io come servitore suo et uficiale, el dell' 
arto della Scollura, vi dica ciò eli' io ne sonii, el come mi govenicrci per 
un tanto Sij^nore si volesse servir di me, sono prontissimo a dirlo, et pri- 
ma dico che gli anli(jui Imperadori hebbero grandissinu» averlenza, the le 
loro statue fossero fatte mentre che essi vivevano, el con grande osserva- 
zione di decoro, el non come i nostri moderni, che più tosto si sono la- 
sciati incorrere ne r adtilaziofu?, che ne I oss<Tvanza dei gradi loro. Ma per 
non Mlare a rammciitai-c hora dove si stiano le statue dei buoni anli(|ui 
in Roma el altri luoghi, nò volendo ne anche nominare le statue di (lie- 
nova, nè quella di Padova, o l' altra di Vine/ia con le infinite altre di di- 
versi Signori, con volere agguagliare quanto gran colosso si converrebbe a 
Cesare, se closcuna di queste Statue sono a cavallo, et armate, et con il 
Laiichiyo, sopra del piè di staUo con malti adoniamentL Ma per venire « 
quanto mi parrebbe che ai dovesse su dò, lasciando da canto l'aduiaiiOM 
et applieandomi alla mera verità io ftrm un cavallo di Metalo di bellisBfma 
statura; et molto del naturale cioè nella grandena, et sopra vi porrei la 
statua ritrata da l'Iroperadore delki medrsima grandem; in attitudine «he 



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291 

comandassi', e inanimasse gli essen ili sino con la man di sira (lim(t>irando. 
Et vorrei che delta statua fusse posta sopra di un pie di stallo dorico, 
il quale avesse quattro faccic nelle quali vi fossero scolpite alcune delle 
vittorie havute da sua M.'^ con molti ornamenti di Irolei, et alcune inscri- 
zioni, a (h'clarnre le grandi i l vittoriosi; imprese. Ma per non andare in 
infinito, nè > olendo andine a gran pezza al merito che si converrebbe 
sopra a tanta materia, riserberò a bocca quando V. S. 111.'"' mi farà gra- 
zia di domandarmi più minutomcutc et a \. S. llliTia humilmeiUe buscio 
le mani (1). 

IH y, S. lUAa 

HiiiiilL«o Servo 

LbONB ABBTIlfO. 

LilgOBBl l«eo|io veronese pittore ( n. 1fii5 ni. 1627 ) 
eonduflsc per la ehiesa di S. Bartolomeo in Modena V Ancona 
della Annunciazione della Vergine con 1' Klerno Padre e molli 
anpseli che tnltavia si conserva nel hiogo itìcdrsimo. Il P. ('a- 
slelli nel citalo suo mss. noia il 14 luglio 1012 che // Ss 
Mnrchof^p, licììfivofjlio nccrftn il (liscfpio doli' Aììiiìniciafd del 
Li(juorsì fiorentino (2). — Due disegni del Ligozzi stavano nel 
Museo Coccapani: un nudo, e sette figure lumeggiate a oro. 

* Llon Olrolanio • . . teatino incisore (op. 1775) In- 
ta(^iò in rame l'impresa che precede l'opuscolo delle pillole 
9ahUari del H/ Gio, BaUista MoreaH ec. stampato In Modena 
dal Soliani nel 1775. 

IJppa GiMomo di fìudrìo pittore (op. 1630). Il Laz- 
zarelli (5) ragiona di lui e delle opere da esso eseguite per 
la chiesa di S. Pietro in Modena, e riporta tre lettere del me- 
desimo indirittc al P. Ahale Barbieri (4). Nella prima scritta 
in Bologna il 19 marzo 1()28, il pittore avvisa T Abaie di aver 
in ordine i telari delle lunette e di avere già ricevuto la lela 
dei quadri grandi, intorno i quali desiderava sapere s'egli 
dovesse perciò recarsi a Modena ovvero incominciare a colo- 
rirli in Bologna. Nella seconda che non ha data ma appartiene 



(I) Manca iu ilulu a quella lettera la quale paro eaaere acritu in Milano. 
(I) L(» cUamt florantioo, ««Ub«M kmo Tennete» pordiè tcnam da- molti anni 
domienio ìq Fireoie. 

(3) Vi7<» del P. Ah. Barbieri mss. • Informazione dell' Archivio di S. Pietro mss. 
(i) L'nn di qiic.«(c lotteria fu prtHlolla dal eh. riiietano Giordani nelle Nbtisie del 
Lippa iiiscrilc ncil' Aluutnacco bolognese. Bologna Satvardi 1836 p. 238. 



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al iG29, egli si raccomanda all' Abate per risciioloro denari. 
Nella terza dell' 1 1 novembre dell' anno slesso, ripete le istanze 
per denaro e gli annaneia aver finito i quadri. Pensa il Laz- 
zarelli che il Lippa eseguisse le due lunette poste nella cap- 
pella del Sacramento nella chiesa di S. Pietro, nonché il qua- 
dro del Martirio dei SS. Pietro e Paolo attribuito dal Yedriani, 
dal Pagani e dal Tiraboschi a Lodovico Lana. Le due lunette 
che molto probabilmente appartengono al Lippa rappresentano 
in una, un sacerdote e un secolare inginocchiati innanzi un* 
altare; nella seconda, un'uomo giacente in terra e un' allr' 
uomo assalito da un cane. - In alcune memorie tratte dall' ar- 
chivio estense trovasi essere stalo pacalo il Lippa nel 1650 
di alcune pitture eseguile nel Castello Ducale. 

LoeaÉelli Tictro .... incisore ( viv. 1744, 170:2). È 
opera di lui il ritratto del Marchese Giuseppe Davia che sta 
innanzi alla JHsmtozùm» sulla militare arehHettara del mede- 
simo, stampata in Modena nel 1762 in 8.** Vedi Fratte Do- 
menleo Maria* 

I^ombardlnl Olo. Angelo milanese pittore (n. 1621 
m. 1(K)1 ). Nel Necrologio pubblico di Modena trovasi sotto- il 
9 luglio 1051 segnalo il decesso di Gio. Angelo Lombardini 
milanese pittore in «lì d'anni 30, sepolto in Santa Margherita. 

I^nilmrclo Piotro scultore (viv. 15 10, 1529) 

fu in Carrara per ragione di sua arte negli anni 1516, 1517, 
1525 e 1529 (I). 

l/oiui Aurolio pisano pittore (n. 1550 m. 1022). A lui 
nominato per errore Keunni auzicliè Lonii, è assegnato dal 
Pagani il quadro tuttora esistente nella chiesa di S. Bartolo- 
meo in Modena ^he rappresenta 1* Orazione di Cristo nel!' orto. 

liOttfi^lil Mila Giacomo 'di Viggiù (miUinese) scultore 
(viv. 1568). « Fino dal MD, scrive il Tiraboschi (2), avea U 
Conte Guido Popoli nel suo Testamento ordinato, clu^ una 
nuova magnifica Arca si lavorasse, in cui le reliquie del S. 
Pontefice (Silvestro) si dovesscr riporre. 1 tre figli del Co. 
Guido, cioè i Conti Filippo, Girolamo, e Ale^ìsandro, non sap- 
piamo per qual raj^ione, non eseguirono il comando del padre, 
che fu poscia dai loro lì^li posto ad elTelto. Conservasi ncll' Ar- 
chivio della Badia lo slromcnto de' XIX di Giugno del MDLXVIII 

(I) Frediani Ragtomimcnto Storico inturno ad Alfonso Cittadella p. 39. 

(3) Storia della Badia di .Xonantola. Modena Società Tipografica 1784. /. i78. 



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293 

con cui r Abate Comniondalario Bonomi patini con Giacomo 
Scilla de' Lons^lii celebre scullor milanese, perditi dovesse scol- 
pire otto (juadri di infirmo di (Uirrara per ornnmmto doUa 
s('/ud(in'a di S. SiltH'strn ne' (piali dovettero esser li^uratc le 
principali azioni del Santo; e che perciò i (ìonti Pepoli dovesser 
pagare trecento scudi iV oro in oro, e più ancora, se a più 
8Ì estendesse il giudizio di due periti, come di fatto si stese 
raccogliendosi dalle ricevute e da saldi, che quattrocento scudi 
d* oro furon pagati allo Scilla, oltre dò che dovettesi pagare 
allo Scarpellino pe' più grossi lavori. L' opera fu compita nel 
MDLXXII come ci mostra V iscrizione che tuttor vi si legge 
scolpita » . Qnesto monumento sorge dietro 1' Aitar maggiore 
della Cattedrale di Nonaotola, ed condotto di bnonissima • 
maniera nei basso rilievi ad otto quadri che ornano le quattro 
facciate dell' Arca e rappresentano fatti di S. Silvestro Papa, 
le reliquie del (inale vi furoiìo collocate nel IliSO. 

£<orenzÌ llulilNia toscano scultore ( n. 1 r)28 m. 1503 ). 
Una lettera del Vasari del 28 dicembre 1564 recata dal 
Gaye (1) dà un cenno dell' andata del Lorenzi a Carrara. 

IìomU Jacopo Ilario parmigiano pittore (tit; 
1459 (2), 1504) venne ad abitare in Carpi nc^ ultimi anni 
ddla sua vita; ma non prima dei 1488, nel quale anno gli 
fu allogato dai Monaci di S. Giovanni di Parma V opera dì un 
Gonfalone e dì un quadro per la loro chiesa (3). Certamente 
era egli stahìlmenle domiciliato in Carpi nel 1496, perchè un 
rogito carpigiano dell' anno stesso lo dice abitante in Carpi, 
in occasione che Lucilio Rabbia dona a Domitilla sorella sua 
moglie di Hartolino tìglio di M/' Giacomo Loschi di Parma (4) 
abitante in (Jarpi un' orlo e una casa nella delta città. In un* 
antico libro del Convento dei Serviti in Carpi nel quale era 
narrata la fondazione della loro chiesa nel 149G, leggevansi le 
seguenti parole. ^«1 qtuU tempo una Madona dipìnto da M*'* 
Giacomo Lam Parmigiano faceva in tal chiesa molii miraeoU 

(I) Carteggio Ili. Ì65. 

(1) Nei rcfjistri l»:in«'sin»ali di Parma trovasi Jacopo Losclii padrino il 7 marzo 
liso. Tra i nomi dei parmigiani che prestarono (liiiranionto di fcdeitù a Franecsco 
Sforza il 7 marzo 1449 trovansi Antonio, Alberto, Jacopo c Giovanni de lM$chi». Quel 
Jacopo ttrabbe il nootrot ( Foanm fiforte H Parma T, Uh Appendioo p. 8. 6 ). 

(S) Aflft lito dfi JWM^faiwM f. %, 

(4) Bartolino I.osrhi rherìco parmli^o virente nel 1489 è nomimio dal Pei- 
sana < Storia di IHtmM /V. 135 ). 



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ooìi devotione e concorso de' Popoli (1). Questa Madonna dì 
fórma ovaie nota sotto il nome di Madonna delle Grazie esi- 
steva ancora nel 1707 (2), ma ora più non esìste. DI Jacopo 
è pur fetto vienzione in due rogiti carpigiani, il primo ddl' 
anno ISOO, il seoondo del 3 giugno 1504. Un' altro del 23 
gennaio 1503 mostra che egli già era defunto; i)er la qual 
cosa la morte di iui si può assegnare agli ultimi sette mesi 
del 1504 o ai primi giorni del 1505. È da tenere per molto 
verosimil eosa che Jacopo ponesse stanza in Carpì invitato da 
Alberto Pio per ornare di pitture le fabbriche che egli aveva 
in animo di costruire; ma di opere condotte da Jacopo in 
Carpì non è memoria alcuna oltre V accennala Miulonna delle 
Grazie. — l;n quadretto di Gesù Cristo che appare alla Mad- 
dalena con fondo di paese atlribuila a questo pittore, si serba 
Della Galleria Estense per acquisto fattone dal Duca Fran- 
cesco IV. 

liMeU HernardlM parmigiano pittore ( viv. 1301 m. 
1340 ). V amore del vero che debbe essere goida a chtnnqae 
' piglia a trattare di materie, istoriehe mi sfona di contraddire 
a una opinione finqul ricevuta per vera/ e di togliere a Carpi 
la gloria di annoverare tra i figli suoi codesto valentissimo 
artefice. « E in Carpì, scrìve il Tirabosclii (5), sembra che 
nascesse Bernardino; perciocché vedremo, eh' egli talvolta si 
disse Carpijiinno ». Sono fatti indubitati, che Bernardino in 
un (lipiiiio si segnò C.arpensis^ eh' egli abitò in Carpì la mag- 
gior parte della sua vita, vi fissò stabile domicilio, e vi acqui- 
stò la cittadinanza; eh' egli comperò terre e case nel territorio 
carpigiano, e che in Carpi fini la vita; ma è pur quasi fuor 
di dubbio eh' egli nascesse in Parma e venisse già adulto ad 
abitar Carpi col padre, trovandolo negli atti pubblici menno- 
nato per originario di Parma e abitante in cSupi. Per la qua! 
cosa se questa città può vantarlo quasi come suo per la lunga 
dimora e per le opere; Parma ha il diritto di riciiiamare a 
se r onore di avergli dato i natali e la prima educazione. 11 

(1) Noluìa esIraUa «bile Mitcdlanee d«ir Avvocalo Eustaehio Cabaiù e comuiii- 
etlufti vnllaBenlo a molta altre ooliile tratte iti rogM MP Arckivio carpenae fatti- 
tiva a JaoopOt Cosimo e Bavaardino LoaeU» dalla incomparabOa gantUaua dal Sigiar 

Don Panlo riiiaitoli. 

(i) Maggi Storia p. 7R. 
(3) Biblioteca modenete VI. 



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295 

più amico (lociimonlo c;iri)i}iiano in cui sìa nominato Bomar- 
(lino rimonla all' li maggio laOI. Pnr esso, M." Brrnnidino di 
M." Giaconn) Loschi di Parma ora abitante in Carj)i riceve dal 
nobile IW^iedello del fu ser Michele l>olcil)elli alias del Manzo 
di Carpi lire itOi) carpigiane per dote di Margherita sorella di 
Benedeilo e moglie di Bernardino suddetto (I). Ora se Bernar- 
dino fino dal 1501 8* era già ammogliato, conviene pensare 
che It nascita di Ini precedesse di tììmà anni il 1488 in cui, 
come si è detto più sopra, Jaeopo padre soo soggiornava in 
Parma, e quindi che nascesse in questa città. Cmisiderando 
poi al gran numera di rogiti nei quali è menzione di Bemat- 
dino dal 1501 in avanti e al silenao che di esso si serba 
prima di queir anno, si può supporre eh' egli non pigliasse 
precedentemente all' anno suindicato stabile domicilio in Carpi, 
e impiegasse il tempo innanzi nello studio deir arte in lioiogna 
0 in altra città. 

Bernardino Loschi fu adoperato da Alberto Pio non meno 
in opere di i)ittura che nella sopravveglianza alle fabbriche 
erette da quel muniticentissimo principe che gli avca concesso 
il titolo di 800 ordinarlo pittore (2). L' onlca opera certa dd 
Loschi che ancora rimanga in Carpi si è II quadro del San 
Rocco soli* asse, allogatogli da Hanfredotto Pio per una son 
' cappella nella chiesa di S. Nicolò, ivi il ptttorr pose il soo 
nome di questa maniera: Bernardinns Iaucub Fedi, Era del 
medesimo autore V altro bellissimo quadro rappresentante la 
B. V. col Bambino tra le ginocchia sopra un trono ornato di 
bassorilievo di chiaroscuro, e S. Agostino e S. Nicola ai due 
lati. A questo (piadro il pittore appose la seguente memoria: 
Alberto IHo Principn Opt. aspirante /ìernnrdiiìiis Luscuf! Cnr- 
pemh focit 1515. Esso esisteva da prima nell' altare della scuola 
di S. ISicola; fu riposto nel 1770 nello spedale degl' infermi, 
e nel 1819 trasferito alla Galleria Estense che tuttavia lo con- 
serva. Altra tavola di lui era in Carpi figurante i SS. Girolamo 
e Gregorio in piedi e néir allo 1* Annunziazione di M. V. in 
m seoiieerchio; al basso soorgevasi un' uccelletto tenente nel 

(I) Il malriiuonio di Bernardino do velie effetluani qualche anoo avanli il iHQif 
e dò «i «rgooMota daS' cU di OrtoUna mn Agita Mcoodogeniu ta qwk tta |ià 
HMMft • muiìm tuo dd 1 fMoi» dil ISIS. 

(3) In un rogito de! 13 aprile 1516 Bernardino Loschi ò detto depinlure del Signar 
noMtro. BgU è pur namìiialo per tale in altri documenti de((li anni 1S05, ISSO e ISiS* 



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becco un <*arlello sui cui legRevasi: Bernardi nus Luarus pi. 11 
dipinto fu fatto ad istanza di Gio. Francesco Ciarlini arcidiacono 
c valoroso poeta latino, c collocalo nella Cattedrale di Carpi 
r anno 1924. Nel secolo scorso levato del suo luogo, passò nelle 
mani di un Bernardino Bianchini pittore carpigiano, dopo la morie 
del quale accaduta nel 1790 andò perduto. A questi quadri uno 
n' asgiugne il Cabassi di un S. Francesco nella demolita chiesa 
di questo santo, del quale ignoravasi la sorte fino dai tempi 
del citato scrittore. A Bernardino si attrihuiseono con molta 
verosimiglianza gì' insigni affreschi che ornano le pareti, la 
volta e il cupolino della cappella nel Castello di Carpi (1). 
Nè ad altri che a lui pntrehbonsi assegnare queste opere, non 
avendosi memoria di altro pittore di grido che allora fiorisse 
in Carpi, o di forestiero che fosse chiamato da Alberto Pio 
per lavorare nel suo palazzo, se pur non vogliasi eccettuare 
Giovanni del Sega pittor forlivese ignoto a tulli gli scrittori 
di bdle arti. Ma non rimangono documenti ddle opere eseguite 
da Bernardino per il Pio. Solamente in una lista di spese fette 
nel 1506 in nome di quest' ultimo, si trovano pagate al Losdil 
in tante partite 170 lire, 18 delle quali per quaUro Ure e 
meza de vernise Uquida che have M,* Bernardino per el Gn- 
merino del Signor; e lire 7 per comprare carta e larha per 
fare le anne di Narhona e del Gran Mastro (!2). I! quadro * 
che ornava 1' altare dell' anzidetla Cappella riputato del Loschi, 
si trovò dal P. Tornini essere di mano di Panlaleone Mengossi 
pillor carpigiano , le^KCiuiovisi 1' iscrizione ffoc est Pictoris 
Pantnleonis optia 1 iOO. Questa tavola fu trasportata V anno 
1770 nel Palazzo Ducale di Modena. 11 Tiraboschi accenna 
con molla brevità di parole tulli questi lavori certi e supposti 
del Loschi, al quale pure pensa di poter attribuire le pitture 
che si veggono nelle volte e negli angoli ddla chiesa di San 
Nicolò. Questi affreschi posti in quella parte della chiesa che 
fu compiuta per ciò che risguardiei 1* intema decorazione nd 

(I) Il quadro dipinto sul muro che rapprcscnUi Alberto Pio con allri pprsonaggi 
fu dato in disegno dal Lilla nella Genealogia della Famiglia Pio. Tuttr te {lilUirc di 
della cappella si conservano ancora ma in conditione infelice, e quel luogo \ ciicraodo 
è ara dostlnato al lervigi 4d taatro e alla eonodilà M vlrtuori e dalla Ttrlnoae 
del canto* 

f'i) Il riir<liiiMl (fi N;irhona c rh:nimonl d* Ainlioisc Gmn mastro di Francia. Lo 
pillurc (li (|ues(o Camerino che serviva per ordinaria staaia di studio di Alberta Ptoi 
ftorono cancellale. 



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207* 

lolG, furono eondotli per allostazionc del Mnlrzappi (I) a speso 
(lei Pio. Però non A inverosimile elie il Loschi di \ìvv se solo 
o In compagnia d' altri ubbia avnlo parie in quel!' opera con- 
sistente nella volta della cuj)ola mollo danneggiala dalle piog- 
gie, nelle parti del suo tamburo ora imbiancato, nei quattro 
angoli o pennaeehi ad ena valta sottoposti nei quali sodo 
figorati i quattro Evangelisti, nei sott' archi ornati dei profeti 
in messe ngnre, quattro per ogni arcata, nei pennacciii dei 
quattro piccoli catini negli angoli della cupola in numero di 
sedici nei quali si vedono le sibille, e nei sott* archi degli 
stessi catini n semplici ornati. Le volte deUa tribuna e delle 
navi laterali dipinte a quadroni sono lavoro posteriore al 15i6 
e di diversa mano, e forse di quel Barbieri pittor carpìgiano 
ciie nel l;i45 colorì il resto della clUesa. 

Alberto Pio assente per tanti anni da Carpi affidava al 
Loschi la sopranlendenza alle nuove fabbriche eh' egli con 
animo regio faceva inalzare. Un' alto del Maggi notaio carpi- 
giano del 15 febbraio 1515 ci dà a conoscere come Bernar- 
dino Loschi, Amifazio Bellentani e Giacomo della Porta fanno 
accordo in nome di Alberto Pio con M.® Cesare Saccaci capo- 
mastro per la erezione della chiesa di S. Maria detta la Sagra, 
da eseguirsi giusta il disegno invialo da Roma dal Pio ed esi- 
stente presso il Loschi suddetto. Altri documenti ci fanno pur 
sapere com' egli soprawegliasse alle fabbriche di S. Mcolò (2) 
e del Duomo. Dal libro dei decreti della Collegiata di esso 
Duomo apparisce come M.'^ Bernardino depintore sopra la fa- 
bricha de la nostra Collegiata percepiva il salario annuale di 
50 lire, oltre la somministrazione di due navazze d' uva, di 
sei stala frumento, di due carri fascine, di due sacelli pomi, 
e più dieci ventine di fascine. 

La morte di M,** Bernardino è segnata nel Necrologio della 
cattedrale di Carpi il 27 maggio dell' anno i540. Ebbe d«e 
mogli; k prima fti Margherita sorella del celare s.tampatore 
Benedetto Dolcibdli alias del Manzo, la seconda, premorta di 
un mese al marito, d* ignoto nome. DaOa prima generò cinque 
figlie: Polissena maritata in Ercole Coccapani, Orsotina in Gio. 
Battista Guaitoli, Catterìna premorta al padre, Zilia moglie di 

(i) Cronaca mm. dtIP tt $ ervaiu » Proviiieki di Bisogna, 

(i) Un rogito Ciarllni del 21 agosto 1S33 dice di M.<* Bernardino da Fama pHtor» 
f«M per plure$ ohmob fml aimimtiralor fabrkmt pratfatì S.JfieoUù, 



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298 

Tomaso Gozadori, e Lucrezia di Bartolomeo GrifTaldi. Dalla 
seconda ebbe una sola liglia, Margherila sposala a Giacomo 
Prevosioni. Dall' inventario dei beni suoi lolgo le seguenti 
partite. Item, cose tpecUtnàt al éuo magisterio pei' dipingere 
the tono mi mo eauèerino videHeet. Una Vmma tn «tempo 
gronde. — Ufia homa, ma Gema in skamifa grande. — iir9* 
jria (sic) Cita magnanima. — Istoria di Susana m «tempa 
grande. Una casseUa con bussoli da e^Uni denàro. — Tua 
Imagine de relevo de zesso de nostra Dona. — Uno de li for- 
eieri soprnsn itti pieno de (Irspfini. — Isforie harfujnk ( sic ) 
sbusa te. — Una tavola da fare un quadro dv asse grande. 
— Una preda da naisenare colori fini eum dui maseneni. 

Il nome di IkM-nardino Losclù c pressoché sconosciuto fuori 
di Carpi e di Modena sole cillù posscditrici delle opere di lui, 
che ben si meri lava quella fama conceduta a tanti altri artisti 
assai meno valenti. È verosimile eh' egli ricevesse i primi • 
insegnamenti dal padre suo, e gli nllimi neHa scuola di Gia- 
eomo Francia del quale e^ appare boooo miitatore; senon- 
chè mostra nel suoi dipinti usa maggiore seeeheisa di eoa- 
tomi e una minore fluidità di colore. Dd resto è pittore vago, 
accurato, è più fornito dei pregi che non dei difetti dei pit- 
tori del suo tempo, le opere del qnale onerereliliero qual» 
aivoglia più nobile e più preziosa Galleria. 

• LioÌhcIiI Cofilmo pariiii};iano pittore ( viv. l'ili, io54) 
fu figlio di Iacopo e anche esso ahitalorc di (>arpi. Da un'atto 
carpigiano del 14 aprile 1511 racco^licsi che il Ma^nitico Bernai*- 
dino Pio sborsa Lire 100 per dote di Francesca sua serva con- 
cessa in moglie a Cosimo Loschi da l'arma del lu Iacopo, pittore 
e iBunigUare del suddetto Bernardino, il quale in apprem fflCft 
dono a Cosimo di beni stabili ed afieora del prtrileiio di far 
UBO dd cognome e ddio stemma dielfat ftunlglia Pio. Trovasi 
laenztone di esso in parecchi rogiti carpigiani deg^ anni ÌÌS/ÌO^ 
15^1, 1522 e La morte di lui dovette accadere tra il 

1534 e il 1540 perchè da un' atto celebrato in Ferrara in 
quest' ultimo anno si ha la notizia com' egli fosse j^ià trapas- 
sato. Ebbe un figlio di nome Gio. Andrea nella morte del 
quale accaduta nel 1 502 rimase estinta la famiglia dei Loschi. 
Delle opere di Cosimo Loschi non è pervenuta a noi alcuna 
notizia. 



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299 

Loves (l^uwe») Mai^eo inglese (I) piltore (viv. 1G55) 
accompagnò nel detto anno a Modena il Guercino maestro suo. 
Lo stesso Giiercino forse alludeva al Loves in quella lellera 
senza data indiritta a un' ignoto in Modena {t}, nella quale 
scrive dì un Matteo che non potè recarsi a questa città per 
eerto negozio, e lo prega a fovorirlo perchè gli sia data eom- 
pinta soddisfazione. 

iMohMlni Mg^maào milanese intagliatore (04». 1739, 
1762) è autore dell* intaglio in legno anteposto alla edizione 
in 16.*^ della Secchia rapita (Modena Soliani 1743). 

LaeiaBl ^eliaiitlano detto Sebastiano dal Fìombo vene- 
ziano pittore ( n. 1485 ni. 1547 ). Scrive di lui il Vasari (3) 
« Fece nondimeno un Cristo morto e la Nostra Donna in una 
pietra per Don rcrrante Gouza}!;a. il quale lo mandò in Ispa- 
gna, con un oraanienlo di pietra; che lutto fu tenuto opera 
molto bella, ed a Sebastiano fu paj^ala (luella pittura cinque- 
cento scudi da messcr Nicolò da Cortona (4), agente in Roma 
del Cardinal di Mantova ». E più sotto segue a dire: « Feee 
per il Cardinale d* Aragona in un qnadro, una beUissisia Sant' 
Agata ignuda e martirizzata ndle poppe, che fù cosa rara: il 
qual quadro è oggi nella gaardaroba del Signor Guidobaldo 
Dnca d' Urbino (5); e non è pnnto inferiore a molti altri quadri 
MlissÌDii che vi sono di mano di Raffaello da Urbino, di Ti- 
ziano e d' altri » . In proposito di quest' ultimo dipinto è da 
notare una molto ragionevole osservazione del Biagi (G), il 
quale pensa che il Vasari abbia scambiato il cof^nome Rangone 
in quello d' Arragona. Una lettera di Sebastiano a Michelangelo 
Buonarroti, che originale si conserva |)resso il S.*" Vodburne (7), 
reca queste parole: £t in quest' opera gli è il quadro del Car- 

(i) É considerato dai biografi come bolognese, ma il cognome suo indica eh' 
egli era, almeno delia origine, inglese. In una incisione all'acquaforte della Circonci- 
itane dd Gmrelno, egli li MMeriro M attìmu Immu Fieti. 

^ Bottni icHtr» fimrteh» Y, M. 

(3) Vite de' pittori, ediz. Le Montùer X, 132. 133. 

(i) Fono Mino Kini da Gortma atniioiMto dallo ctcsio Yaiari oclh vita di Giulio 

Romano. 

(5) É om Mi MuBO Miti, in FiruM. 

(6) Saggio Mpra la viu « i dipina di Fra Sefapaliuio Ladani natie Bttnktakmi 

étW Ateneo Veneto. >%Mste Picotli Ì8S7 T. /. p, 327. S38. 

(7) Questa lettorn non rru inodila come ass«ri tt Biafly ìftYHMiori «ila riprodotti 
ammodernata tra le Lettere fUtoricke VI'L 43. 



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900 

il nulle lìaiKjoae die va a questo confo che là visto Donìemco 
et sa de die grandezza gli è. Però non e inverosimile che V o- 
pera di col si tratta In questa lettera sia appunto il Martirio 
di S. Agata che il Vasari asserì eseguito per il Cardinale d* Ar- 
ragona forse tratto in errore dalla somiglianxa dei due cognomi; 
e più ancora aumentano le ragioni di probabilità, pensando che 
il Rangone fu Cardinale Diacono del titolo di S. Agata. Air ob- 
biezione gravissima della data della lettera (29 dicembre 1510) 
anteriore di quasi sette anni alla promozione del Rangone, op- 
pone il Hia^i doversi leggere 1520 anziché 1510, fondandosi 
succiò elle Michelangelo in queir anno era in Roma e non in 
Firenze (1). — Alcune leste di mano di Sebastiano del Piombo 
vide io Scannelli {±) nella Galleria Estense, delle quali fino dal 
secolo scorso non se ne serbava che la memoria. In una 
lettera scritta da Fulvio Testi a nome del Duca Francesco 1 (3) 
al pittore Gabriele Balestrieri, questi è invitato a recarsi a Milaiio 
ad esaminare « un ritratto per insino alla cintura che mostra 
le mani e mi scrivono eh* è cosa mirabile » lavoro di Sebar 
stiano posto in vendita al prezzo di 100 Ducati d' argento* 
- Anche hi Galleria Pico possedeva alcuna cosa del nostro di^ 
pintore. 

* Lugano ( Itornarclo e Franeefi«o da ) scultori ( op. 
IGGo) fecero nell'anno sopraddetto alcune statue che tuttora 
esistono ad ornanienlo del chiostro grande del monastero di 
S. Pietro in Reggio (4). Il cognome di questi artisti ci è ignoto. 
Viveano contemporaneamente ad essi un Bernardo Cartoni ge- 
novese ma originario di Lugano che fu al servizio del Duca 
Francesco I dal 1651 al 1656; un Bernardo Falcone pur lu- 
ganese che operava in Venena nel 1663, e compieva nei 1674 
insieme con Siro Zanella la statua colossale di S. Carlo in 
Arona. Lo Zani poi nomina un Bernardo di Luca da Lugano 
stuccatore e un Francesco Bernard is pur di Lugano stuccatore 
vivente nel IGGO. Ora indovini chi può. 

" Larai^lii o L.oraf;;lii Anionlo comasco architetto e 
scultore ( o|>. 1050, 1071). Fu allievo erede e successore dell' 
Avaoziai neii' ulìicio di Architetto Ducale, blgii continuò V opera 

(1) Queste eonfettnre wmo coafemMle dal D.' E. Gahl ( ABiwlIifyffrli/Sr SterMit 
md «rMerC Berlin 18SS p. Sii. itS ). 

(2) Microcosmo p. 237. 

(3) Tcsli Operi' urrltr il. 176. 

(4) Fossa Mein. ma», iiocca Diurii eoo. 



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30 1 

del maestro nel Palazzo di Sassuolo e in quello di Modena 
nel (juale le parli meno buone e jiiù lieenziosc sono da as- 
segnarsi nX Loraglìi , e sopranlese insieme con 1' architetto 
Piazza alla nuova fabbrica della chiesa di S. Agostino in Mo- 
dena. Dagli uni della Congregazione della fabbrica della Cat- 
tedrale di Carpi raccolse D. P. Guaitoli la notizia, avere il Lo- 
raght nel 1665 fatto un disegno per T ornamento detta porta 
maggiore netta chiesa stessa, il qaal disegno non fa eseguito. 
Egli fu anche consultato allorehè dai canonici si diede opera 
ad abbellire la (àceiata di quel tempio. - 11 fìgliuol suo Cari* 
Antonio fu pure architetto e pittore, ma di lui si parlerà nelle 
Notizie degli artefìei modenesi. 

" Liura^iii o l^ora^hi Tomafio comasco scultore ( op. 
i()i;> m. 1670) fratello di Antonio e forse discendente dal ce- 
lel)re arcbileUo Hocco Luraghì autore del l'alazzo Doria in 
Genova, morto nel iìiOO; venne a st<abilirsi in Modena dove 
fu impiegalo dai principi , e lavorò assai di sua arte nei pa- 
lazzi Ducali e nelle chiese. Il Tiraboschi (1) trovò memoria 
di vistose somme a lui sborsate nel 1645 e nel 1646 per la- 
vori eseguiti nel Palazio di Sassuolo (2), e nd 1658 per marmi 

' kyorati per la facciata del Palazzo Ducale di Modena. Degni 
di maggior considerazione sono i lavori ch'egli eseguì per 
varie chiese, ossia altari e tabernacoli di marmi intersìati con 
statuette e ornamenti, se non di gusto corretto, di fina e dili- 
gente esecuzione. Fece primieramente gli altari maggiori della 
chiesa (b'ila Madonna in Fiorano e della Madonna del Popolo 
in Modena, questo lavorato intorno al 1008, dove all'altare 
aggiunse V ornaiiieiìto che rinchiude l' immagine della Madonna. 
Più insigne opera fu 1' aitar ma^^giore con sovrapposto Taber- 
nacolo nella chiesa di S. Vincenzo. 11 Vedriani (3) racconta 
che la Principessa isabella di Savoia moglie del Duca Alfonso 

. HI lasciò un pingue legato ai Teatini per impiegarlo nella 
oostmnone di un Tabemacolo del S$.">* per 1* aitar maggiore 

(i) Notizie mss. cslrattc dall' Archivio Camerale. 

(3) Il r. Ippolito Cuniillo Guidi nestdente Ducale in Venezia stipulò accordo il 
SS maggio 1646 con Giacomo Dionigi , Giacomo Gagliardi, Ambrogio Santini ed altri 
tagliapietre, i quali proaiiiero di ImliBrirn m HodlcoA p«r hvorar marmi in Mrvigk» 
dei Doea eoii istipoidio di Lire 5 venete ogni giorno di lavoro, oltre il vino e la 
•Canta. L* opera loro fu impiegala nei marmi che servirono ad adomare il palano di 
Sassuolo. La scrittura originalo del dotto accordo è on prCMO di me. 

(3) Hùtorie di Modena 1667. //. 641). 



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302 

della loro chiesa « eh' hormai pcrfellionalo sarà uno de' più 
belli, c ricchi eh' habbia T Italia ». E più sotto all'anno 1G68 
segue a dire (1). « Parimenti l'Aitar maggiore di S. Giorgio, 
et il Taberaacolo de* Padri Teatini oomposti di fini marmi, 
con nobile arehitettara sono vidni al oompimenla, mercè 
l'industria, spesa, e scienza di Messer Tomaso lioraghi Comaseo 
unico in questa professione, e che merita molta lode per la 
copia degl' Altari tutti bellissimi eretti in più Chiese di questa 
Città, e fuori ancora, come quello della Madonna di Fiorano, 
et il (letto Tabernacolo di S. Vicenzo, ch'ai sentir de' periti 
V Italia non ne havrà un' altro simile » . Passiamo oltre a 
questa sentenza che 1' Italia non abbia un' altare da parago- 
narsi a questo; ma in verità è opera, se bene d' infelice gusto, 
eccellentemente eseguila, di belle apparenze, e adorna ai lati 
dalle due statue del B. Amadeo di Savoja e di S. Contardo 
estense, le quali non so se abbiano da assegnarsi al medesimo 
autore. Altra opera di lui non accennata finora, si è l'altare 
di S. Francesco di Paola nella chiesa di S. Barnaba allogato- 
fili da Francesco Parolini ed operato negli anni 1669 e 1670, 
come apparisce dalle ricevute originali del denaro conseguito 
per tal layoro, che sono in mia mano. L' aitar maggiore di 8. 
Bartolomeo che a lui è comunemente attribuito, abbiamo ve- 
duto essere lavoro di dio. B. Censori, Cecilio Bezi e Gio. B. 
Bassoli. Il Loraglìi ebbe pure qualche partecipazione ne^ lavori 
di marmo posti ad adornare la facciata della Cattedrale di 
Carpi. 

M 

* Macarl DMuMe tedesco ordiee (n m. 1614). 

Maeari Damel Tedeicù da Ulma, (h-epre essendo stalo (trito 
con un pugnale morse e fit $epolto in S. Margherita per ca- 
rità. Queste parole leggonsi nel Necrologio modenese ai %t 

ottobre 

^la^llar Andrea o Giuseppe napolitano disegnatore 
e incisore ( viv. 1705 ). Sotto l'intaglio del ritratto di Fran- 
cesco Maria Pico ultimo Duca della Mirandola eseguito intorno 
al 1705, Icgijcbi; Matjliar Seul. 

t 

(I) L. C. p. 719. 



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303 

lla^nani Aiiionio .... incisoro ( op. 1056, 1050) in- 
tagliò il ritratto dì Cristina regina di Sv(»zia clu! precede l' lii- 
sloria della medesima scritta dai Co. (ialeazzo Gualdo Priorato 
c hlampala in Modena dal Soliani nel 1656 in S.*^ 

WimgnmnA Gtot BaMIsla parmigiano arehHelto (n, Wì 
m. 1653) fu chiamato ad operare in Reggio nd Tempio dèlia 
B. V. della Oliiara» nel quale eoa disegao di lui fanmo eretti 
r Altare dd Gomane nel i6SI e l'altro di 6. franeeaco; e in 
quello della B. V. l'ornamento d'argento che intornia T im- 
magine fu inventato dal Magnani, ed eseguito dagli orefid 
reggiani Larioli e Chierici (1). Furono pure lavorati da Fran- 
cesco Pacchioni sul disegno del Magnani 1' ancona di marmo 
e gli ornati alle due lapidi laterali della cappella Brami nel 
Duomo di Heggio (i). — Egli fu anche spedito a Modena dal 
Duca di Parma nel 1028 insieme col Rainaldi e con lo Sme- 
raldi a visitare il Canale Naviglio per darne relazione a quei 
Prìncipe (3). 

UainMpai Mtut9* Amémmim detto U ùuaveghùio eiemo> 
nese pittore (op. iK85). Vedi MnemaM IMUnw* AhImì o. 

Mmìmtrì CUaMUM» bolognese pittore (viv. 1462). M." 
Racemo del fu Giovanni Mainerl pittore di Bologna, cittadint 
di Reggio ed abitante nella Vicinanza (4) di S. Prospero, fa 
acquisto di terre con atto del 3 luglio 146:2 (5). Egli è evi- 
dentemoTìte il medesimo che quel Giacomo Mai^lcri piltor reg- 
giano operante nel 1401 registrato dal Zani nella sua Enciclo- 
pedia ( XII. 2i>8 ). 11 quale autore segna i)ure il nome di un* 
Antonio Maineri detto Bartolomeo miniatore bolognese vivente 
nel 1485 e morto nel 1.^114. 

* Mandoli tìiuiieppe lucchese pittore (viv. 1751). Adì 
6 Ottobre 4761. Un PeUegrmo Soalxo senza II hraeeio diriUo 
dipiiue immo alia B. V, di piazza sopra la òofftya dove si 
fanno t momonaU m Crocofhso eoa & Gemmiano e & ^Wm- 

(I) Bamnl» Boect» Malasaiii. QoMi'altiiiio nitore 11111111111» al Macntnl Pin- 

▼cnziono dell'Altare della B. V. 

(i) Diario mero per l' anno 1823. p. 8. 

(3) Lo Spaccini raccuuU un'avventura occorsa al Magnani il H. Luglio 1G19 c 

Al queila, cho tenendo egli da Pemui (igne • Reggio) come pervenne eie Aie • 
O»l»ri0, tu eMalito da certi /MudU ehe gH rubarono IfO. eoidk 

(4) Vicinauza c latinamente VteMa sU per Qttarliare o Ginqnanlina a rignlflcare 

uno dei ripartimcnli della ritlik. 

(5) Fonlanrsi Scitede imm. 



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504 

vesco d' Assisi. Foca il suo nome: Giuseppe MandoH da Lucca» 
Fu regalato da Monsignore e pari) (1). 

* MMifioni Anlonio da Caravaggio pittore (viv. 1561, 
1583) si trova nominato in alcuni rogiti di Correggio come 
domìcUiato in quella città negiU anni 1561, 1564, 1565, 1566, 
1580, 1583 (2). 

MMiniiii Angelo Iflcliele bolognese pittore (op. 1708) 
accompagnò il fratello Iacopo Antonio allorché questi venne a 
dipingere nella chiesa di S. Bartolomeo in Modena e forse Io 
coadjuvò in (juclla intrapresa. Nel tempo stesso operò in unione 
al medesimo altre cose in Modena, delle quali non è rimasto 
memoria (5). 

Maniiini Iacopo Antonio bolognese pittore (n. 1646 
m. 1752) venne in Modena a dipingere la volta della chiesa 
di S. Barnaba, nella quale egli eseguì la parte degli ornati e 
' dell' architettura, eie figure furono colorite d^ Sigismondo 
Caula pittor modenese. Quest* opera fu compiuta al primo no- 
vembre del 1708 e ancor si conserva, restaurata nel 1838 (4). 
Dipinse parimenti la volta dell* Oratorio di.S. Sebastiano, bi- 
voro perito insieme con l'Oratorio. Fu poi ancora in Modena 
col Chiarini, chiamati amendue dal Duca a dipingere in oc* 
casione di certe feste, e generosamente rimunerali (5). 

Ulanlclio Cristoforo e Giuseppe cremonesi intarsia- 
tori (op. 1546 ) furono autori delle 65 sedie lavorate in tarsia 
nel coro della chiesa di S. Prospero. r*ieli' ultima sedia a mano 
sinistra leggesi 

Xsfophorus et losepk 

Filius Veneti de 

Cremona Faciébant 

Aimo MDXLVI (6). 
Questo coro sussiste tuttora, ma in uno stato deplorabile. 

MaBzIni (7) Prosper» bolognese archiletlo (viv. 1674 ) 
inventò e diresse la costruzione delle macchine o carri di 

(i) Anonimo Cronaca di Modena m$t, Ddl' Estense. 
(3) Anlonioli Schede, 

(3) ZanotU Storta ddtAtead» CbnwmiM I. Sii. 

(4) Vivimi Meritorie rnss. 

(5) Zanetti Storia dell' Accademia OmentfHa /. SÌ4. 

(6) Rocca Dinrio pH 182C /i. ur). 

(7) V.^W si SDM ris>f> Maiigini boUo siile tavole ila esso incise per la IUÌuxium tirile 
ftsie dei PP. 6erviu per la Canonizsazionc di i>. FUiinm Benizzi. Bologna IBTt. 



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305 

trionfo fallì dalle Coiifratornitr di S. Croce, del (^armine e di 
S. Maria <li Hej^gio nel 1014 per la splendida solcnnilà della 
liRoroiiazione di M. V. (I). Delle due prime ho vednlo una 
special descrizione a stampa in cui il Manzini è chiamato 
« cittadino di Bologna, soggetto di gran fama c maggior virtù, 
desiderato ne* primi Teatri d' Italia, lì cui effetti palesano i 
portenti del suo ingegno ». 

llMnlnl Ri^moado bolognese pittore ( n. 1668 m. 
1744) prestò servigio al Dnca di Modena in materia di dise- 
gni e ndr assistenza tenuta ad -alcuni lavori, di che fu dal 
Duca con grande generosità compensato (2). Nelle Memorie 
Stoiiche di I anano ( p. 52 ) è la notizia che un Lorenzo 
Manzini pitlor holognese fu chiamato a Panano da 1). Livio 
Cameroni e colà nell' anno 1708 .ornò di nohili pitture la 
cappella della famiglia Cameroni, >on trovandosi memoria 
alcuna dì codesto Lorenzo Manzini, non è improhahile che sia 
corso uno scambio di nomi, e che 1' opera suddetta debba 
perciò assegnarsi a Haimondo Manzini che fioriva neir anno 
soprìadicato. 

* Marehem Damenleo mantovano architetto ( viv. 1789 
/m. 1856 ) pose stabile domicilio in Reggio avanti il 1789 e 
fu eletto architetto di quella città nella quale lasciò bdona 
memoria di se per molti edifisii da esso immaginati e diretti; 

Ularehesini Franeesco veronese ingegnere e scultore 
( op. 1674 ) lavorò insieme col figlio Marco il rìceo altare di 
fini marmi posto nella eappella della Madonna di Hcf^gio nella 
chiesa di S. Francesco in Mirandola. Opera di gusto ahjuanto 
barocco ma di buona esecuzione, fatta a spese del Duca Ales- 
sandro Il Pico e compiuta nel l('»7i. Francesco Marchc^sini fu 
anche archit4nto ed ingegnere del Duca suddetto, come si ri- 
leva da queste parole di una lettera di Alessandro Marchesini 
scrìtta a Gio. Pietro ZanoUi da Venesia il dicembre 1703 (3). 
Nacqui V anno Ì6S4, mio Padre fa Francesco Marehemi Ar^ 
e/ntetlo e ingegnere del eeremee. Principe Aleemndro Pichi della 
Jiirniulola. 

^Iar«hesinl Fra llodcsio minore osservante milanese 
pittore ( op. 1710 ). Nella soppressa Chiesa dì S. Margherita in 



(1) Cerlani Maria Verght» eormata, Reggio 1679. 

(2) ZanoUi op. dt. U. 92. 

(3) CArtcs^o pittorico giM Hercoloni in BologiM. 



20 



300 

Modena erano ai tempi del Lazzarelli due dipinti di Fra Mo- 
desto: La ConcczioDc di M. V. ali' Aitar maggiore copia da 
Guido Reni, e una S. Margherita copia dal Bomme con un* 
ovato sovrastarne. Lo stesso autore attribuisce a lui la pittura 
a guazzo che mostra S. Francesco adorante il Redentore e la 
Miàonna in una cappella in fine del portico esteriore, conser- 
vata infiao ai giorni nostri. Questa pittura è invece assegnata 
dai Pagani a Francesco Pagani modenese: il quale autore ag- 
giygne poi ai quadri notati dal Lazzarelli una Santa Cecilia 
copia dall' originale di Pietro Nejjri veneziano. La pala della 
Concezione insieme a un S. Francesco copia dal Rossi, sono 
ora in Reggio nel Convento della Madonna della (ìliiara. Il P. 
Antonio Luigi da Conto cui debbo questa notizia, attribuisce 
al iiudcsimo dipinture quaUro quadretti collocati nel refettorio 
di detto Convento. 

. ManMerl Glowaml di Agordo scultore ( n. 1699 ni. 
1778) fece per Modena un gruppo raffigurante la lotta del 
Dio Pane con Cupido (1). 

* Mttrelani Frate StoAmo cremonese calligrafo minia- 
tore ( op. 1 442 ). Vedi Coppo Fra CHovamL 

Ulareola Ole. Battista veronese pittore ( n. c 1712 
m. e. 1772 ). A questo pittore è assegnato dal Pagani il quadro 
tuttavia esistente nella chiesa di S. Vincenzo di Modena con 
S. Andrea Avelliao in gloria, il Beato Marìnonio al basso e 
angioli. 

Marini Franeoseo veronese (2) plasticatore ( viv. 1675, 
IG'JG ). Eustachio Cabassi nelle sue Memorie mss. degli artisti 
carpigiani ci somministra notizie copiose di Francesco Ma- 
rini, che da Verona sua patria venne a porre dimora In 
Carpi per esercitarvi 1* arte del vasaio. Colà tirato da una 
naturale Inclinazione alla plastica diessi - a formare figure e 
composizioni in terra cotta di brevi proporzioni le quali hh 
rono molto ricercate per ornamento delle case e delle chiese. 
Mostrò in esse operazioni il Marini, ingegno e buona dispo- 
sizione sebbene non arrivasse a meritarsi la lode di famoso 
che ii generoso Padre Torninì (3) gli comparte; conciossiachè 

(1) Fcderiel Mmmrie Trevighu» «ee. B. S37. 

\i) W nraboKlii lo dichiarò ctipigiaiM e gU diede looge nellt MUMae» JfodMMtc 

VA <63. 

(•>) Memorie $torù-hp di Carpi tus*. 



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507 

nè le opere uè la fama del Marini eseissero fin(|uì dalla eer- 
cliia del territorio earpigiano, ì.avorò assai di pierole storie a 
D. Ereole Pio di Savoia; ai Padri serviti le iniinn^iiiii dei quattro 
Dottori della (Chiesa e dei quattro Evangelisti espresse al vivo 
nonehè le quattro Virtù cardinali, le quali opere oggi si ser- 
bano nel casino Fanti in Budrione; una Crocifissione nel Con- 
vento di S. Nicolò ddla quale rimangono alcuni avanzi; una 
Incoronazione di spine ora edstenle presso la f$tmi|^ia Musi, 
ed altre minori cose in parte perdute delle quali non occorre 
parlare. L' uliinia memoria che si abbia del Marini in Carpi 
è del 169G, n( l (piai anno inventò la macchina di fuochi arti- 
ficiali eretta dal Comune per festeggiare la venuta in Carpi 
del Duca Rinaldo d' £sle, che avvenne il giugno dell' anno 
medesimo. 

Martinelli l^omonieo lucchese arehi tetto ( n. 1650 m. 
1718 ). Nel 1700 diede il disegno del Castello di Fosdinovo (1). 

Mariini Pietro parmigiano incisore ( n. 1758 ni. 171)7 ). 
L'anno 17D5 invitato a Reggio dal Trivelli possessore di una 
preziosa collezione di stampe, ordinò la medesima, e trasse da 
quella molti materiali per comporre il suo Catalogo ètmrko 
d$Ue stampe prese dai dipiali o dai disegni dei migUori mae- 
stri <f ogni Muoia; del quale non condusse a fine che il primo 
volume e alcuni firammenti del secondo, ohe- si conservano 
mss. nella Biblioteca di Parma (2). 

• Mii«ielilo Lattanzio romano scultore ( op. ICC^i ) la- 
vorò in compagnia di Salvatore Arragona nel Dueal Palazzo 
di Sassuolo le statue di stucco rappresentanti 1' Allegrezza e 
r Eternità poste nello Scalone, non che le fontane del cortile 
e del terrazzo, e quella a grottesco del giardino che tuttavia 
rimane assai deteriorata (5). Operò pure nella (Miiesa di S. 
Agostino in Modena le tre statue di Santi nelP Aliar maggiore, 
e in unione al Gesidllno stuccatore le idtre statue e bassi 
rilievi di stucco che ornano 1* interna parte di detto Tempio (4). 

(I) Ayab DeWmrte mOUmre m Hotta, Prolmioiu, Pimue 1851 p. 86. 

(I) Pezzana Conlinuazioiio drllc \olizie (lfgttieriltertPm^iUgUÈiU&drkltb,'t,Sìh 

(3) Panolli Fh'^i t ir. dcf Pulnrto di Snsiuah ntf*. 

(4) Luzzarclli Pitture di Mudnxa tuns. Vivoa contomporancnnipiilc ni nostro, un 
Felice Maschio scultore in Mantova, al quale sono indiritte queste parole di una lettera 
Si Antonio Lapis ( La Y«tige tmarrita. Y(me»ia Jfimo/bf Ji» IMS. ^ SSi ). « Basta che 
V. S. n« stata allievo del Sig/ CarallCT Semino, dieo di un nfaneolo étìtt Scdlun, 
o (li quel gran Fidia de' nostri tempi per haTer Itvortlo eoal degnamente h statua 
del Slg.' Agoslin Landò in Peschiera w. 



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308 

Mammari CàiiiHoppe padovano coniatore v |)laslicatorc 
( viv. 17.. ) tenni' 1" iillìcio di coniatore della Zecca di Modena 
nel principio del secolo XVllI. In (jucl tempo esegui V orna- 
mento di gesso e le statue in un' altare dell* Oratorio di sotto 
. di S. Giovanni Battista in questa città, opere accennate dal 
Laszarelli e dal Pagani. Perirono 1* ornamento e le statue ndla 
demolizione dell* Oratorio. 

Mmmmwi Eiii«lo bolognese pittore ( n. 15G9 m. 1653). 
Dipingevano Tanno 1651 in Modena nel palazzo ducale, Giro- 
lamo Curii detto il Dentone e Angiol Michele Colonna, allorché 
infermatosi il secondo gravemente, fu chiamato a sostituirlo 
Lucio Massari. 11 quale insieme col Curti operò in quel luogo 
non recando però al Duca (piella soddisfazione eh' egli pren- 
deva dai lavori del Colonna (1). Dipinse ancora col Curii 
1' anno seguente nella cupola di S. Cario rotondo la parte delle 
figure e fu questa una delle ultime operazioni del suo pen- 
nello. Ma altri dipinti aveva egli antecedentemente eseguiti in 
Reggio e in Modòia. Fece in quella città un Quadro dell' Ora- 
zione di Cristo neir Orto con l' Angelo cbe gli mostra la croce, 
e I discepoli dormenti per 1' Oratorio della Compagnia della 
morte (2); il quaf quadro verosimilmente fu poi trasferito alia 
Galleria Estense (3). E in Reggio trasse parimente dal Quadro 
dell' Assunzione di M. V. di Annibale Carracci nel Duomo, la 
copia della tigura di Santa (ballerina, la quale invinta a Houia 
ed aflìdata colà al Carracci nicd(>sinio, questi la mutò di sua . 
mano in S. Mar^jherita, e cosi ritoccala anche in altre parti 
fu posta nella chiesa di S. Callcrina de' Funari dov" ella si 
conserva anche ai dì nostri (4). In Modena pure vcdesi allr' 
opera assegnata dal Malvasia al Massari nella Chiesa ddla Ma* 
donna ddle Grazie. È un quadro al primo altare a destra che 
rappresenta la B. V. di Loreto, S. Nicolò e S. Felice cappuc- 
cino in gloria, S. Carlo Borromeo e S. Francesco d* Assisi al 
basso che orano innanzi la Madonna (5). La Gallerìa Estense 
oltre r accennata pittura possedeva due disegni del Massari 



(1) Vedovi ali' articolo Colonna Angiol Micbcic. 

(2) KoM» ddP A»fi> dil Bellori e DcMlne. 

(3) Trovui raenikHuUo va quadro di eonslmUo argomento nella Dettrisitme dti 

Quadri ce 2* edizione. 

(i) ncllori Vite /». 31. 

(S) (Questo quadro fu auclir altribuilo ali Albaui. , 



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309 

rpj?istrau nel Catalogo Zorbini: un disogno quadro all' aquarello 
di un Santo clic ninminislra V Kucarislia alle nionaelie, e un' 
altro grande del miracolo di Saula Chiara col SS. Saerauienlo. 
Per ultimo un suo ({uadro della Saniariiaua con Cristo al pozzo, 
era nel Musco Coccapani. 

llastolleite. Vedi Dondnzzi Gk». Andh^ 
Maiiloll liodovlM» di Crevalcore incisore (n. f662 m. 
1747 ). Narra il Zanotti (1) che il Mattioli andò a Modena 
insieme col Francia intagliatore per incidere alcuni ranii da 
pubblicarsi in occasione del battesimo del primo figlio del 
Duca. 1 rami cui allude il Zanotti sono quattro disegni di 
macchine, due del Mattioli e due del Francia, i quali disegni 
si accompagnano alla descrizione della (ìloHa e 7 Tempo ar- 
mp(f(iiaìH(i)f(i (i vuvulh) j/cr la iki scita del Jh'inrìpe di Modena 
nel Teatro en'tlo innanzi il Palazzo Ducale. Modena Soliani 
1700. A (juesto aggiugue il Cori (Jandellini (2), elie il Mattioli 
incìse i quadri fatti al Duca di Modena da Giusei)ne Crespi. 

Ulax^A Oiu!!ieppc bolognese scultore e piasti calo re ( n. 
1653 m. 1741 ) operò felicemente parecchie belle opere in 
Guastalla, in NoTcUara e in Modena. In Guastalla lavorò di 
stucchi nella chiesa della B. V. della Porta. In Novellara sui 
primordii del secolo XVllI ornò pure di stucchi Y altare della 
Madonna del Pilastro, la parte esteriore della Cappella del SS. 
nella chiesa di S. Stefano, e V altare del Groceflsso nella chiesa 
stessa. In memoria di quest' ultima opera fa apposta in quella 
Cappella V iscrizione seguente: 

S(trel/uìn I/oc 
Ab J^x,"*" D, D. (lami Ilo III Novellariae Priticipe 
Ben ifjniss i me I ndu Itu m 
A Celebri losepho Mazza lìonuniensi 
Omatissime Sculptum 
Sub Crueifixi Salvatoris Cynosura 
Ad Coeli Anhekm Parhm 
Pie EreacU Et Dotavit 
Amo MDCCIIII (5). 



(1) Storte dalV Aeead. Oementma, U. S9. 

(J) A'or. Stor. degV hilngliatori il, MI. 
(8) DavoUo Jfcm. lUor, di NovtUwru mu. 



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510 

Più singolari c più jiraiuliosc furono 1' opere da lui con- 
doUc in Modena nell' eslrenm veccliiezza, eioè: in S. Gio- 
vanni del Cantone, la statua della Vergine col Bambino, e un' 
aliare lutto di rilievo di gesso in cui rappresentò Cristo che 
appare alla Maddalena (1): in S. Domenico le statue colossali 
dei quattro Vangelisti. Quelle sono perite nella distruzione 
della ehiesa, queste rimangono tuttavia e si meritarono le lodi 
del Zanetti e del Cieognara. Disse il Zanetti (2), essere cosa 
meravigliosa ohe un' uomo sugli ottani' anni jìotrsse sottostare 
a tanto incarico. B il Cieognara (3): « Non vide Roma che 
quando aveva già prodotto le principali sue opere, e dopo il 
suo ritorno non operò di grande che i Vangelisti per la chiesa 
di S. Domenico in Modena, che se non fossero di stucco po- 
Irchlu ro quasi preH'rirsi alle statue cIk^ stanno ai piloni della 
Vaticana, e contarsi tra le opere più ragionevoli di questo 
secolo » . Di altre due opere di esso esistenti in Modena si dà 
notizia nella splendida Illustrazione delle Opere di Guido Maz- 
zoni e di Antonio BegarelH ( Modena 4S2S ). É la prima una 
Madonna sostenuta da alcune nubi eoi Bambino in grembo e 
S. Giovanni, il tutto di rilievo in forma d' ovato, presso II 
S/ Canonico Malmusi. Nel fondo dell' opera vedonsi incavate 
le lettere G. M. P. L' altra è un' gruppo di due figure intiere 
minori dei naturale, rappresentanti S. Girolamo e S. Maria 
Maddalena posseduto dal D/ Giuseppe Ferrari. Esse portano 
distesamente il nome dell' autore in questa maniera: 1700. 
GlOSEl l 0 MAZZA. 

Ulazzarlnl Mare^ Antonio bolognese (4) intagliatore in 
legno ( op. 1(}07), nell'anno predetto fece l'ingrandimento 
della scalinata che conduce all'aliar maggiore nella chiesa di 
S. Pietro in Modena. Per delta chiesa esegui ancora d' intaglio 
con disegno di Flaminio Veratti pittore i due Torcieri che si 
veggono oggidì collocati innanzi V altare suddetto (5). A questi 

(1) Laanrelli e Pagani Qoeit* uliliiio noD acoeiiBa la ttataa della B. V. mensioiiala 

dal Lazznrclli. 

(2) S/aria (Iiir .{rnitìi ihut Clemfntina II. \i. 

(3) Storia della Senliura VI. l'cr equivoco qucsl' autore gli attribuisce il 
nome di Camillo proprio di un* altro Mana scultore l>olognMe morto nel 167S. 

(4) i detto modencae dal Zani; ma il Lanardli lo èhiama bologncM abitanla 
in Modena. 

(">ì Kazzarclti Informazione dell' ArdUnio dÌS,PÌ»lro P. lY» - Illa di D. GlO. 
Gri»o»tomo Barbieri FotUana mt$. 



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3H 

lavori nggiiignc il dall'Olio {\) ^l' inlagli delle cornici dei due 
ritraili del l)uca e della Diieliessa di Modena, per li quali fu- 
rongli pagale lire 798 modenesi jìnri a italiane 5UG. 24. 

* Hazz<»t<i Caii^lielmo iìannuingo coniatore (viv. lOOG). 
Questo Mazzelti già coniatore e saggiatore della Zecca di Mo- 
dena lu imprigionato in Mantova per non so qual delitto, con- 
dannato ad essere abbruciato, poscia graziato. Cosi lo Spaccinì 
nella sua Cronaca al 22 agosto Ì606. 

MasBol» Oirakinao parmigiano pittore (n. 1503 v. 1580.). 
In occasione che il celebre scultore reggiano Prospero Gemente 
si travagliava intorno il Deposito di S. Bernardo pel Duomo 
di Panna, il Mazzola ebbe V incarico di recarsi a Reggio a vi- 
sitare r opera del Cleraenle. Questa notìzia fu desunta dal lUin- 
gilconi (2) da un rogito del notaro Silvani nel quale si trova 
che il dì 18 di sellembre dell'anno 15i4 furono pagate rt 
Girolamo Mazzola detU) liedoto pittore per li molli (liacfiìu 
fatti p(^' la sepoltura di S. lìornardo e per aver cara della 
sepoltura e per csnere andato a Itezo dagli Mastri Tafflia Pie- 
tra L i)0. — Due belle tavole condotte dal .Mazzola per Ueggio 
le quali più non sono ai loro luoghi, sono memorale dall* 
Azzari (3). Della prima esistente nell' Oratorio della Confra- 
ternita della Visitazione, egli non indica l'argomento che era 
appunto la Visitazione di M. V.; 1* altra ndla chiesa delle 
Monache del popolo rappresentava la B. V. e S. Giovanni. 
— • Altri due bellissimi (]uadri di lui passarono dalla Gallerìa 
estense a quella di Dresda. Figuravasi in uno, la Fortuna con 
un' altra figurn: nell'altro la Vergine col Bambino, S. Giovanni 
e S. Giorgio in ginocchio. Quest' ultimo fu intagliato da Mi- 
chele Aubert. La perdila di questi due dipinti fu in parie com- 
pensata dall' altro che fu sostituito nella Galleria e che vi ri- 
mase inlìno al termine del secolo scorso, cioè; la B. V. seduta 
col Bambino, S. Giovanni e angioli, figure grandi quasi al vero 
in tavola. Al medesimo erano pure attrilraitì un quadretto In 
tela con la B. V. e il Bambino, e due disegni ad aquarello 
lumeggiato: una B. V. in trono con due figure nel piano, e 
una B. V. col Bambino e S. Giovanni. — Nel museo Coccapani 
stavano cinque dipinti di Girolamo cioè , una Madonna col 

(I) Pregi dtl PaUaso di Mmm p, 77. 

(i) Memorie ittoriche di A* AUe§rL B. 44. 
(3) ComjMiMlM hiéUtrieo wc 



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512 

Bambino, S. Giovnniiiiio, una >;uiiina, il ritrailo della Con- 
tessa di Sala c il ritrailo di un vcicliio. — Ksisle un' intaglio di 
Bernardino Curii rcg^ian»), di un Bacco con tre putti, sotto il 
quale leggesi: llier. Mazzola Par ìnensis Inv. - B. Curtus Jìey, 
se. i644, 

IMasBiioli Gimi^ppc detto il Biutaroio ferrarese pittore 
(n.*. . . m. 1589) dipinse per i PP. Agostiniani del Finale 
di Modena la storia evangelica di Cristo che dà la podestà di 

assolvere a S. Pietro (1). 

llcdi itjiioiiio veneziano pittore ( op. 1744). Fu tei'tni' 
nato (2) dal Conte Giuseppe Panif/adi il suo Aliare in S. Hocco, 
fatto a Modena ad onore e f/foria di S. Vincenzo, ncìla cui 
palla dipinta nella città di Venezia dal Sifj. Antonio Medi vi 
si expì iinono S. Anna, S. Filippo Neri, S. Liborio, S. Andrea 
Avellino e la Beata Giovanna Seopelli , come nelli due ovali 
laterali ve(j(jonsi S. Aieolò vescovo di Mira e S. Vincenzo di 
Paola (5). ^ella soppressione di queir Oratorio aceadutii nel 
1811, il quadro fu venduto al S/ Antonio Pacchetti di Man- 
tova che lo fece porre nella chiesa di S. ISiovanni del Dosso 
Mantovano; i due ovati furono parimente venduti e trasportati 
nel reggiano. 

lllonfii^hlnl Fra Alessio servita di Budrio architetto 
(n. 1711 ni. 1785) visse lungo tempo nella Mirandola occu- 
pato in lavori d'architettura di agrimensura e d'idrostatica, 
ed io fio \nia mappa di parie del lerri Iorio mirandolese da lui 
delincala nel I7G9. Deposto l'abito dei serviti divenne Cano- 
nico della Mirandola, nella qual città lini i suoi giorni 1' S 
novembre 1785. Infalli nei libri dei morii c segnata sotto 
quella data la morie del canonico I). Giorgio Fedele (4) del 
fu Matteo Menyhini di S. Lorenzo di Budrio, economo del Se- 
minario Vescovile di Mirandida d' anni 72 atrea. €on questo 
documento si conferma il fatto annunciato già in maniera du- 
bitativa dal Bianconi (5). 

Mellinl Nieolik bolognese incisore (n. 17 . . m. . . .) 
intagliò il disegno di V. Pisoli della statua di S. Margherita 



(I) Baruffuldi Op. oil. 1. i54. 

(i) Kd 174Ì. 

(3) PapotU ÀiauM flut. 

(i) Forse mutò il nome ndP abiNUidoiiarc 1* Ordine de* «errili. 
(3) Guida d« Bologna p. 314. 



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515 

(la Cortona dei IrulcUi UallaiUi esistente nella ehiesa di S. 
^icolù ili (larpi. 

Merano ibio.BatliMiaf^cnoN oso piltore ( n. lG5i m. 1008). 
« Àleuni suoi lavori a fresco, scrive il Soprani (1), secondo che 
mi vieii riferito da persona degna di fede si trovano nella 
Gallerìa del Duca di Modena ». Non ho trovato, fuor di que- 
sta, altra memoria di lavori' fatti dal Merano in Modena; ma 
non sarà discaro che io riporti una lettera del medesimo 
scritta al P. Arcioni cassinose Abbate del Monastero di S. Gio- 
vanni di Parma, estratta dair autografo che si conserva nell' 
nrcbivio del monastero predetto, comunipie essa non dovesse 
trovar luogo in questo catalogo. 

lU."»*» e R."»" Sig. e Sijj. Vro„t, mio singolaris.»» 

Le infinite obligationi, che lìrofcsso a V. S. R.»* mi tengono svegliato 
a tutto le ocasioni di farle humilis. Riverenza, et insieme ringratiarla de' 
caldi ulicìj pasati per sua gentilezza, a niid hnicficio in Piacenza. 

11 klore della presente è il Sig. Filippo Parodi scultore insigne che 
se ne passa alla volta di Venetia, colà ^eliiainato per lasciarvi delle sue 
rare virtù; pertanto sapendo quanto V. S. R."»» sia intendente e di genio 
partiale a queste belliss.* virtù, mi sono preso ardini.'" di farglielo cotio- 
sccre, con insieme pregarla farle mostrare il loro ricliiss." Aliare, el altre 
belliss.*^ opere, tulli parli del singolare giudilio di V. S. H."" quali da me 
sempre per tali predicate per esser uno di quei fortunali elie per tanti 
capi è tochato in buona sorte, l'essere in debito di viverle per sempre^ 
Di V. S. M. lU. 

Genova U 5 febraro 83 

Uumìliss. e oblìg. servitore 
Gio. Batta Hbiuhi. 

Mmrmii Bartotaneo bolognese pittore (n m. 

1755) dipinse la Vergine che ascende al cìdo in una meda- 
glia all'altare della Goneezione in S. Francesco di Modena. 
Quest' opera è perita. 

MoTor Giovanni svedese fonditore e scultore in bronzo 
(op. 1686). Il Capitano Ercole Calcili earpiginno che aveva 
aperto una fonderia dì bronzi nel caslel vecchio di (-ar|)i, 
tenne il Meyer qualche tempo iu sua casa perchè gU prestasse 

(I) Vite più. ecc. geiwveti li. 66. 



314 

r opera sua ncll* esecuzione di alcuni lavori che gli mno 
stati commessi; fra* quali meritano ricordo i bronzi ordinati 
al Calefll dal Duca Fraaccsco II per ornare il porionc del suo 
Ducalo Palazzo in Modena, fusi T anno 1686 (1) Vedi Mailer 
Si^ÌHiiioitdo« 

iMcv*iHoii»* Compilo fìaniminjio iucisoro ( op. IGG8) in- 
tagliò in rame il ritrailo del Card. Uinaldo d' Esle (i). 

* ^liclielan^ioio roiuiuio ingcgiKMT ( viv. 15SS). Il 18 
luglio 101:2 la cronaca dello Spaceiiii rende conio della morie 
di Leonardo lUcchelti arcliilello modenese e lo loda della in- 
venzione della impaloalura eretta per risarcire la Torre di Mo- 
dena. La quale operazione fu assai buona e di poca spesa 
rispetto a quella che era stata proposta da un Michelangelo in- 
gegnere romano. Sarebbe egli per avventura Michelangelo di 
Marcello Venusti romano di cui scrisse la vita il Baglioni? Di 
questo Venusti possiede il Co. Luigi Forni un* importante mss. 
di architettura militare del quale stimo pregio dell' opera dare 
un breve cenno. È un codice In foglio di carie 123 con ta- 
vole egregiamente disegnale, già appartenente alla libreria dell' 
Ab. Matteo l^ì-iliaroli. Svi frontispizio sta il titolo: Della mili- 
tare Architatlura di Michcldnf/plo Venusti lioiìiaun professore 
delle scienze mafemafiche. — • In Homn /' anno Ml)(l\ I e T im- 
presa di un' ancora col motto Spes mea Deus! V autore s' in- 
troduce primieramente ad esporre i principi! della Geometrìa 
e dà per suo trovato la dimostrazione del modo di descrivere 
un Nonagono entro un dato circolo. Descrive poscia gli stru- 
menti che servono alla militare architettura e li rappresenta 
delineati ad aquerello, e qui ancora accenna un quadrante di 
sua invenzione che si sconnette in più pezzi e si può rinchiu- 
dere in un* astuccio. La IV. Parte s' intitola ForUficatione del 
Venusto, Ragiona in essa degli autori che hanno scritto di 
questa materia ad esempio dei quali dice aver composto que- 
sta sua opera (qualunque ella si sia, nrl/d (juale si roderà 
semplicemente quel tanto che il mio appetito compiace, lassando 
la mordacità alti Cani, et il decorare alti Lupi, sforzandomi 
in tutto e per tutto de imitare la sincerità di Vitruvio per 
quanto che a me sarà concesso. La V. Parie tratta della Forti- 
ficazione moderna nella ((uale si prevale assai degli scrittori 

(I) iirabusciii Hibl. modenese \/. 3ii. 

(9) Cori GMiddliiii .V«(. Slot. de§r Intaglialori IX. SI7. 



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0 • 

italiani del Cinquecento, aggiugnendo i melodi suoi e alcuui 
curiosi ragguagli. 

* Micheli (Momentino de'*) .... pittore (op. lOGl ). 
Nel citalo mss. di Novcliara trovasi, olire il nome di questo 
Ignoto artista, la notizia di un <iuadro con S. Francesoo da ' 

, esso fatto al Co. Alfonso Gonzaga per prezzo di 200 daeati. 
È verosimile che egli sia il medesimo che Domenico di Michele 
Santi di cui si parlerà più avanti. 

MldsH. . . , svizzero ineisore (viv. 1794). Vedi Seha* 
■MMsiicr* 

Mi^^narcl Pietro di Troyos pittore ( n. 1610 m. 1695^ 
verso la metà del secolo tlct iniosellinio recandosi da Roma a 
Venezia fece, nel passare per Modena, il ritrailo del Duca e 
della figlia di lui (1). 

llilant^e anonimo pittore ( viv. IGUii). Da un libro del 
monastero ora soppresso delle Suore di S. Sebastiano iu Carpi 
si ha la memoria come il di 20 giugno 1695 fu posto a un' 
altare di detta chiesa tm quadro novo dell' istesèo santo opera 
d' un Milaneee hMUinte in Modena. Tutte le note delle pitture 
carpigiane allo scorso secolo pongono sullo stesso altare un 
quadro di S. Sebastiano opera del pittore modenese Sigismondo 
Caula: se queste asserzioni sono esattet converrà pensare che 
il quadro del Caula fosse surrogato a quello del pittore mila- 
nese del quale è ìj^noia la sorte. 

* Milanese l^iic^a .... pittore (viv. 10 . .) dipinse le 
quattro figure che sostengono V arma Ducale presso il volto 
della Scala nel Palazzo di Sassuolo (2). Non ho altra memoria 
così dell'opera come dtlT autore. 

iMiiaiii Aureliano bolognese pittore (n. 1675 m. 1749). 
Narra di lui il Zanotli (3) eh' egli « stà lavorando per la Città 
di Reggio con molto suo onore ». 

MIlMil CMmoim milanese (?) pittore (viv. 1689). 
« Th>vo in una Cronaca, che neU' anno 1689 viveva un Gia- 
como Milani pittore, che ha dipinto tutta la sala e galleria 
del Prìncipe dii Novellara, con il Bolognini ed il Pademi > (4). 



(1) Abregé «b Is «<t tfet frfiM (emmue fwtafret. PmrÌM i76S T. I\\ 76. 

(%) Pniiolli Dncrizione ni$!). 

(3) Vita del Pannelli. Bologna 1703 JK 116. 

(i) Crespi Op. ciU p. 150. 



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316 

* Milano (Antonio da) scultore ( viv. £475) figlio di 
Santo abitante in Reggio netta vicinia di S. RatEaele. Si obbligò 
nel 1474 e nel 1475 al Conte Bosio Sforza di lavorare i marmi 
00^ lisci come ornati, con cimiero, due putti e due leoni 
di tutto rilievo nel palazzo da esso Conte fatto edificare in 
Parma {\\ 

* Milano (Bariolomao da) pittore ( viv. 1475 ). In 
tre rogiti corrogfioschi degli anni 1473, 1493 e 141)5 notali 
dall' Anlonioli nelle sue Sehede, trovasi il nome di «|ueslo 
Harlolonieo nitlore del fu (ìio\anni pillorc di Milano, abitante 
in Corre^^io. 1 orse egli è il medesimo che nel 1491 trovasi 
sotto il seiiii>liee nome di Bartolomeo aver eseguilo alcuni 
lavori per la chiesa di S. Maria; e fors" anche il medesimo di 
cui si nota la morte nei li^ri della chiesa di S. Francesco 
pur di Correggio in questa forma: ÌS05 aprite. Ricevei per 
esequie di M, BartoUmeo dipintore L, 6, 

* nillano (CJrialoftftro da) meccanico e intagliatore (vlv. 
1549). 11 Lancillotto porge le notizie di esso e di altri artefici 
sotto il 25 maggio 1549 nel modo che segue. 

iV.*"-» CkrietJ* Milanc^o J/.»» da torlirr vrnufn a stare in 
Modena pochi anni fa è stato ci primo clic ìia fatto una roda 
de a fise granda in la quale ge sta dentro uno asencllo che la 
fa voltare de passo in passo la (juale volta una altra roda 
che colta uno j)i(jnonrcllo in ci quale gc una mola da gazare 
oxinigh'ì perchè a fare volture li hoìuini la roda a brazo se 
stancano e questo non se stancarà e farà bon servitio alli bec- 
cari e ad altri della città e qnesto homo merita grande laude 
di havere portato tal inzegno tn questa M/^ cità. 

E noia che già gera ék aUri inzegni quasi simiU che vol- 
tavano una einUle roda da guzare e firanzere fava e facevano 
bon serviHo a la città in fra li quali gera uno Petra 
sassoniarino quale morto che 7 fa andorno in dispersione, t eUr 
tra fu Mj" /«e.« da Luca ditto frarolo ferraro che faceva se- 
goli trivelli falcineri e altri lavorcri mcnuti et havcndo uno 
fiolo per nome Zohane lasò sfare /' aguzare elli lavorcri mc- 
nuti e fece /' arte de la ferrarcza grossamente e con soc mane 
et se faceva doìnandare ci fraron e dipoi lasò stare la fusina 
fece r arte del ferro e ramo e chiohlanio condufi de fìrcsa 
yrosumeule non stando contento comperava lane speUarie et 

(I) Rogiti Archivio di Panin in Gmlandi Mmmrk ili bette arti. Serk Vi. 31. 33. 



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altre di modo vite Ini hovcvn (jrandìmnio credito in Modena 
e in altre città et non standtt contento per ha ver 4 /ioli volse 
fare V arte de bancìicri e seda di modo cìte V acumulò molte 
miyliara di libre sino a n." SiiOOO et del iùSO circa del nicso 
de luglio se ne andò con Dio e tutto il sm fu svalixato da 
sui erediiori e li ulHmi fumo li primi pagali con robarge la 
roba per tempo di note e li primi sono restati it^inaH eiin 
piati et ge n' è tino a questo di 2ò mazo ditto et ge ne sarà 
pei' molti anni a venire li detU primi pagati sono stati U 
primi che sono morti, chi va con vicio e inganno el vene 
uno dì dell' anno ehè porta via tutto el fjiiadagno. 

* .Milano (Franc*eH«^ da) pittore ( n lìl. 1630). 

Questo pittore di cui s' ignora il cognome e del quale non 
trovasi almi nicnioria, cessò di vìvere nello Spedale di Carpi 
ai 17 dieeiiihi'c del KmO e fu sepolto in quel cimitero couie 
si ricava dal Registro dei morii della Cattedrale (1). 

* Milano (Giowanni da) pillore ( viv. 1492). In un 
rogito di Alfonso Bottoni nolaro dì Correggio del 4 luglio 1492 
trovasi nominato tra i testìmonii un M.** Giovanni da Milano 

' del fa M.^ Antonio, pittore abitante in Correggio. U medesimo 
si trova pur nominato in un' altro rogito del notaro Francesco 
Merli neiranno 1500. Probabilmente egli è lo stesso che l'al- 
tro Giovanni pittore menzionato nel surriferito libro di Santa . 
Maria, come quello che fece i capitelli da porre sui festoni 
per adornare l'altare nella solennità di Nostra Donna Tanno 
1491 {n 

* Ulilano ( Franeof^eo e Ciìiaeomo da) scultori ( op. 
iG22) (.1) lavorarono di loro arte nel Temi)i() deilu lì. \. ilella 
Chiara in Heggio, due altari di marmo: ({iieili dell'Annunziata 
e della B. V. della Ghiara. Quest' ultimo fu da essi adornato 
•eon le statue di Abramo e lesse, di S. Francesco di Paola e 
S. Filippo Benizzi e con altre statue minori e bassorilievi (4). 

* Milano (Guido do) orefice (viv. 1558) abitante in 
Modena. 

(1) Notizia Immessa da D. P. duaiioii. 

(S) AntonioU Schede m$». il Zani registra ii nome di uu Giosamii o Giiucppe 
Vani detto Giovanni da Milano pillore che opcroTa negli anni t490 e IBM. 

(5) li Zud nota i nomi di Francesco e Gaspare Vismara scultori milanesi viventi 
nel 1880 e operanti nt l ìcìo. 

(4) Raniani, Rocca, Malcgiuxi. 



* 



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518 

Milano (Fra Modesto da) Vedi .Marehesinl* 
Uliraoli GliNtam» bolognese pittore ( n. . . . m. c. 1570 ). 
L'Orlandi nel suo Abbecedario pittorieo lo morire in Mo- 
dena, al servizio degli estensi; ma il Nasini scrittore più degno 
di fede lo dice morto in Parma ne* servigi di quel Duca. 

* MisBoli Antonio ferrarese pittore (viv. 16 . .) fu au- 
tore del quadro del Coro della chiesa parrocchiale di Fabbrico, 
per cui ricevette Lire 234 oltre le spese dì tela c di colori (i). 
Foce ancora per la chiesa di S. Francesco di rorroj3;gio due 
quadri grandi nella cappella maggiore e due piccoli laterali 
all' organo (2). 

llitelli ( 8tanaKanÌ ) ;%;;of4lìiio iiolognesc pittore ( n. 1G09 
m. i()GO ('"))). Di lui e delle opere sue si è dilTusamenic ra- 
gionato ncir articolo riguardante il Colonna. Fu il Mitelli a 
Modena nd 1647 in compagnia del Guerci no. Delle pitture da 
lui condotte nel Palazzo di Sassuolo scrisse il Zanotti cb' egli 
« non solamente fece quanto potea, ma qudlo ancora che non 
è da sperare, eh' alcun faccia più mai (4) » . Si attribuisce 
da taluni al MitclIi il grandioso dipìnto di architettura che 
orna la volta di una sala già inclusa nel Monastero di S. 
Chiara ed ora in una caserma nella città di Carpi. 

Ulitolli Giuseppe lllaria bo1o<;nese incisore ( n. 1034 
. m. 1718 ) intagliò il frontispizio figuralo, il rilrntto del Duca 
e tutte le tavole rappresentanti macchine trionfali ncll' opera 
del Ceriani, Maria \ erffiite coronata ecc. licf/fiio Vcdrotfi 1675. 
Intagliò pure i disegni di parecchi (pindri della (ìalleria Kstensc 
c fra gli altri la ISoite del Correggio. Un disegno di lui a penna 
e aqtiarello con la Coronazione di spine ere nella Collezione 
estense di disegni (5). Il nome del Mitelli leggesi sotto V inta- 
l^io di uno stemma con angeli disegnato da Antonio Aliai rq|^ 
giano e anteposto a un Sonetto in foglio volante del Priore 
Casarolti in lode del Padre Vittorellì, stampalo in Reggio nel 
1725, cinque anni dopo la morte del Mitelli stesso. 

(I) Guidetti Memorie delta Terra di Fabbrico $hu. del 1770 comunicatomi diri 
S.'' Giuseppe Luppi. 

<t) PoDgileoDi Mem, di A, AOegrL II, 84. 

(S) Nel poterittA di una lellara di Franeeteo Gaadiio ai Co. di No?eilara leggeri: 

/' nrrirnio avvito che il MiitelU che andò t» ^pflfiM CO» li Colonna $k^ worMw aor) 

il Hilelli in Matli ì(l il 2 agosto di queir anno. 

(i) Storia dell' Accndeiuin Clementina l. 181. 

(S) Deterisione dei t/uadri ecc. 3" edizione p. H8. 



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510 

lloHie Gio. c>iii;?llcliiM» francese seultore (n. 1747 m. 

1810 ). Vodì Rarilic^oiiiy. 

Ulola («aHimr^^ di Lugano coniatore ( viv. 1G15, 1G56 ) 
passò dal servizio di Cosimo 11 Granduca di Toscana a quello 
del Duca di (ìuaslalla per operare nella Zeeca. Abbiamo due 
monete ^uaslailesi da esso eoniate; una del IG15 con le lettere 
iniziali dell' autore, 1' altra bellissima dcj 1G14 che porta il 
nome e il cognome del Mola (1). 

Molyn Ptotro detto de MuUeriìms o t7 Tmpata olandese 
pittore ( n. 1637 m. 1701 ). Una curiosa lettera da esso indi- 
ritta al P. Arcioni Abbate dd monastero di S. Giovanni di 
Parma (2) serbata originale nella biblioteca del detto mona- 
stero, ci dà molli notevoli particolari della sua dimora in Mo- 
dena, nonché dei lavori e delle aderenze di queir insigne pit- 
tore di marine. Io slimo pregio dell' opera far conoscere questo 
ignolo e prezioso documento tal (|uale fu dettato, perebè nel 
pessimo stile e nella rara scorrezione mej^lio apparirà 1' origi- 
nalità del docuinculo suddetto. La lettera è del seguente 
tenore. 

IlL"o ci Mollo RcY.<'" mio Sig/" c Palio» Col."»*» 

Non 6 scrilo prima a V. S. M. R.- perchè, credeva a mio ritomo di 
venire a revorlre a bocca , ma si come adesso io è slabeliio di fermarmi 
qualche tempo qua, perchè ò preso Casa per un Anno, perchè l'aria confò 
molto a mia sig/* Consorla (3) e a me ancora è veramente una Città 

d' godere perchè ve sempre qualche cosa di nova d' vedere e piena sempre 

di forestieri, dove non manca mai di sa|)er nova de tuta l' europa e anco 

Il ci. Sig. Nicolò Contarini il quale mi aveva invitato qua à iraltalo vera- 
mente d' vero Cavapliere e non se po far di iiiù. ma ades^so come ò scrilo 
d' sopra ò preso Casa per me, sopra la fondaiiK iue nova vicina li jesiiiti, 
dove si vede di cosa bella d' vcfiule, pei cliè se vede da lontano le mon- 
tagni d' Germania c il mare d' altra banda, c qua è stato gradilo d' molte 

(1) AITÒ Zeerhe e monrte dei Gonsnga ecc. p. 5S, 60. 

(2) Angrio M:iriii An inni parmijiiano morto di H'.\ nnni nel IfiSO. <i Al gusto delle 
buone letlcre arcoppiù quello delle arti liUeruli; lulcliù ullrc air essere enulo liuun 
ghiiice cote di Pìltani, Scdtun ed ArehiteHin», fa oitiidio aipMO d* inventare 
•leoni tdtB4t die vennero ceMmtl oeo poco « ( Alid SerUtori pannigkuii V. MS ). 

(?) Costei nort violentemente in Genova, e defla uccisione fa Ineolpoto il narilo 
clie dovette soliire cinque anni di career». 



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320 

(lelettanti c Cavaglìeri mio venuto in q.^' Città, perchè d' Pittori d' figure 
eie ne asai, ma di Paesi e marine e animakili non ci è, o quelli che sono, 
SODO di poco, dove non manea d' fare per M Gra^ e quando arrad a 
Modena fendei qnelli due (luadri che V. S. M. R. à Visto a Prìncipe fòreslo 
di Modena (1) per 25 doppie, e adesso face quatro altri per Modena della 
stessa grandeaa, et il Marchese Gio. Battista Montecuecoli al quale ci aveva 
una lettera, e mi à fatto mile Grazia e onore, e ò visto d* quadri superba 
a Modena d' . • . . valanthomenq, e qua a Venetia non mancano d' quadri 
bellissimo d* vedere ugno di in Casa di Particolari dove vado passando il 
tempo qualche volta virtnosamenie e con grandissimo gusto, io aveva im- 
permisso d* scrivere a quel Cavagliere che era in Convento con V. P. M. R. 
ma me scordato suo nome me pare che dicevano Cavagliere bovi o bosi 
non so giusto e per questo prego a V. P. M. R. me fuee hi Grazia di 
mostrargli questa lettera e d' salutare d* tut il Cuore d* mia parte perchè 
è veramente Cavagliere d* vaglia e amator d' virtuosi e degno d* lode, e se 
V. S. M. R. aviTà Dcasione di vedere (iiiel S/ Bressano Piclor di Bata- 
glie (2^ prego di furme grazia di salutarlo da mia parte e se io qua posso 
servire V. P. M. R. e quel Cavagliero hovj o altri in quahdie cosa prego 
onorarmi d' suoi Commandi, troveranno sempre in me un vero servitor e 
per non più tediarlo mi fermo e foce bum. Reverenza 
Di V. P. M. R. 

ò ricevuto Lettera da Genova del S. Gio fiatia Merano (3) e suo felice 
arrivo, ma me scvìsa' che sta più volentiera fora d' Genova che a Genova. 
Venetia 15 di Marzo 1087 

Uuuul.*''o devot.*"» et obblig.»» serv. 

Pktui s MiMF.nint s 
alitcr Tempesti. 

Di questo autore trovo segnate solamente due piccole bài- 

taglie come esìstenti nella Galleria estense (4). 

.Mona llonienieo ferrarese pittore ( n. 1550 in. 1G02). 
Nei libri della Confraternita dì S. Pietro Martire di Modena si 
lejuj^e, come nel l.'wS Doiiìciììc o Mona giovine i)illore ferrarese 
chiedesse licenza di copiare il quadro del Correggio posseduto 

(1) Foretto figlio del Principe Bofio d* Bete norie II 16 febiiralo 1735, laeciò 

erede de' suoi beid II Daea KlnaMo. 

(2) Monti. 

(3) Pittore pt-novo^c. 

(i) Descrizione dei quadn ecc. 3'' edizione. 



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521 

dalla medesima Confralortiitn: ma benché fosse egli raccoman- 
dato dal Conte Ferrante Ksiense Tassoni (iovernalorc di Modena, 
per molte buone ragioni gli fu negata la licenza (1). Tndiei o 
dodici anni appresso convennegii rifugiarsi a Modena per un' 
omicidio da lui commesso in un cortigiano del Card. Aldo- 
brandini. Accolto mnanamcote dal Duca Cesare si tratleime 
alcun tempo in questa città (2) e fu poi da esso prìncipe 
inviato al Duca di Panna che gli avea richiesto un valente 
dipintore (3). 

Monaeo Pietro di Belluno incisore ( op. 1745, 1751 )è 
autore dell' intaglio dei ritratti di Francesco 111, disegnato da 
Antonio Consetti modenese, o di Maria Teresa Cibo Duchessa 
di Modena in ovale, (liscivialo da HalTaele Bacchi, che precede 
il frontespizio di un Dramma per musica. Non è inverosimile 
che a lui si dchha assegnare 1' intaglio in rame cscfiuito so|)ra 
un disegno del carpigiano Ciò. Maria Barbieri, della Deposizione 
di Cristo affresco attribuito al pittore Bartolomeo Banzani esi- 
stente nel coro della chiesa del Crocefisso In Carpi. Nd fondo 
della qual stampa leggesi: /. M, Barberius ddin» e M. P. mUp. 

^onehl (4) Setaattano bolognese pittore (viv. 1670, 
170^.). Dalla seguente lettera di Benedetto Gennari al Conte di 
Novellara impariamo alcune notizie di codesto pittore 'e delle 
opere da esso intraprese in servigio dei Conte suddetto. 

« Terminato eh* ebbe il S.' Sebastiano Monchi Pittore di servire V. E. 
d* aknni toliitti e fregi ndF appartamento nuovo si risolse portarsi alk 
Yolta della GcmiBnia, 1& dove sino addesao ha dimorato lucendo colà di- 
pinto per diversi Cavalieri . tra* quali hebbe anche la fortuna di smire 
r lUfio S/ Conte d* Arach nepole di V. E. (5), e perchè quando 1* E. V. 
lo lioentiò K diede parimenti mtentione che al rilomo suo in Bologna de- 
siderava esser Ibmito il Uvoro di eerte altre 'stanze, per questo ha pre- 
galo me portarle avviso di cotesto suo ritorno, e se TE. V. sarà più In 
dispoABione di questo egli sarà prontissùno a portarsi a ricevere 1* hooore 

(1) Piingilconi Meiunrìp islorìcbe di A. Aììrqri //. '23."5. 

(2) Il Cittadella ( Catalogo stvrùo dei; li urlitU (errwrt$i) a^giugne di* egli fece 
alcuni lavori in Modena, ma con poca voglia. 

(9) BuruflUdi Op. dt U. SI. 
(i) Detto dal Zani HtNiei o Mond. 

(K) Fi(;lin di Lavinia Gonzaga moglie in prima del Principe Vcnccsiao di Fiìrstcn- 
lierg, pose il) del Cont« OUooe d' Uarracb. Egli, è noniioalo più timan» all'articolo 
Slorandi Gio. Maria. 

21 




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ouanda eoBitmlBrà. Yoteotiori ho io intfjptmo hamst obmì* affilio mt 
liafer congivitur» di hmmlmeiile rìmirla cane m Millo ronopùc 

Hofo^wi U M««m^ 167Q ». 

Sebastiano Monchi ritornalo a Bologna visse molli anni 
ancora in quella città. È probabile eh' egli morisse nel 170tt, 
nel qnal' anno egli fece il suo ulliino leslamenlo (1). 

.Moii4M4 Gio. Andrea di Casalmaggiore pittore ( n. 1739 
m. 1805 ) dipinse la sala del casino del Marchese Gherardìni 
iu Castekiuovo reggiano (2). 

niNMitelto. Vedi IHuMdIi. 
. MoBielupo ( RaUbele d« ).Siiitlialdl toscano scultore 
(n. c. 1503 m. e 1570) narra nella sua autobiografia come 
essendo egli d' età d' anni sedici andò a Carrara a lavorare 
in due monumenti lasciati abbozzati dall' Ordonez scultore 
spagnuolo morto nel 1521 in delta città, e colà stette un' anno 
e più ancora operando (3). 

* MonteHcudolo (4) ( Fra \'i<alo da ) cappuccino scul- 
tore in avorio ( viv. 1610?). Lo Spaccini ncOIa sua cronaca 
discorre di un prescìife da Pr'nìvipe da esso fallo di una testa 
d' avotjìio di morte con Ir (jandsse che si sdonavano ( moì)!!! ) 
bellissima di mano di Ira Vitale da Montcscutolo (.apuccino, 
A questo racconto precede la data del il luglio 1610. 

MwM Ftmmmm bolognese pittore ( n. 1685 m. 1768 ) 
passò In Modena nell' età di anni quattro con Stefono padre 
suo, sartore di professione, invitato dal Principe Foresto d' Bste 
ad esercitar 1* arte sua in questa città. « In Modena lo fece 
U padre diligentemente instniire di tutto ciò, che a cittadi- 
nesco fanciullo conviene* e perchè le morali virtù apprendesse, 
e le lettere non meno, pigliò in casa un prete, e gli commise 
la cura di questo suo figliuolo c di un' altro che avea. Fino 
alla dà di 15 anni Francesco studiò quanto gli era insegnalo, 
e giunse alla scuola dell' umanità, ma svogliatosi alla pcrlino 
di questo studio, ed accorgendosene il padre, un giorno il 
chiese che pensier fosse il suo, e a che dunque volesse badare. 

(I) Gualandi Mem. di belle Arti Serie III. 100. 

(i) Barili yotiile itorirhr di Cttsalinaf/giorr. Parma 1812 p. 181. 
(?>) Vasiiri Vile Ed. I.f Afnn,ìffr VHf. - (;ayc Carteggio HI. 58fi. 
(4) MoiUc Scudulu ù uiiu (erra i>i'C!>>0 iUuiini. 



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32Ó 

Egli che seiitivasi molto inclinato alla pittura, prontamente 
rispose; ma rassegnandosi però al paterno volere, ehc quando 
gli fosse permesso tli elejjgere una professione, d' esser pittore 
avrebbe eletto. Il padre acconsentì e nella scuola il pose di 
Sigismondo Caula allora prìncipal pittore di Modena, il quale 

10 accolse volontieri, e molto gli prese amore e stette in quella 
scuola tre anni » (1). Finalmente accusato dal maestro di non 
so qual male accaduto nella scuola se ne andò a Bologna. 
Fece poi un quadro rappresentante la Tenuta dello Spirito 
Santo sopra gli Apostoli per 1' aliar maggiore delia chiesa di 
Santo Spirito in Reggio, eseguito da esso nella scuola di Gio. 
Giuseppe dal Sole Più segnalata fu 1* Ancona del S. Pietro 
martire eh' egli compiè per la chiesa di S. Domenico di Mo- 
dena. • Nel quadro grande del San Pietro martire, scrisse il 
Zanotli (5), v' ha espresso il detto Santo assalito da un ma- 
snadiere omicida, che in leso è ad ucciderlo. In colui ci si vede 
veramente la crudeltà, sì come spira il Santo da colui gittato 
a terra la compassione, e la aanUtlu V ha il Ante oompagno 
ebe fugge, tutto pieno d* orrore e di timore. In alto su le 
nubi è posta a sedere la Fede con in mano un calice e sotto 
lei stanno alcuni angeletti, e il tutto è di gran forza, e quanto 
può iiiimn'.'innrsi, e in questo stile, che molto Oggi 8i costuma, 

11 Monti può dirsi giunto ove i colori possono giungere; per 
lo clir non è da dubitare, che questo Quadro abbia avuto 
anch' egli molle laudi, e molle acclamnzioni ». So bone le lodi 
del Zanolli siano alquanto soverchie, il quadro è però assai 
buono e di furie colore e si vede al suo luogo, da poco tempo 
diiigenlcnienfe ripulito. I n' altro quadro dello slesso argomento 
e del medesimo autore si serba nella Galleria estense. 11 Monti 
fu maestro di Girolamo Vanulli pittore modenese. 

MoBil FraoccM» detto ti Breseianino bresciano pittore 
( n. 1640 m. 1712 ). La chiesa parrocchiale della Pieve Ho- 
dolena a due nuglia circa da Reggio conserva tre opere di 
questo pittore. Un quadro da altare col Crocefisso e alcuni 
Santi a pie della croce; e due al^i quadri posti sopra due 
porte laterali rappresentanti la conversione di S. Paolo e la 

(I) Smotti Jtorte Àeeadtmkt Ommimìm B, US. 
(1) MgBi (4a) P. rwuni» Mmork ktoritht Mi AtmumAi mmrt 
tervama di Boloijna. M Benmeei mi P. A jk SS. S'itfNn ta éotI« 41 f t rto dipinto. 

(3) L. e. p. 



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su 

vocazione dì S. Pietro con S. Andrea. Il primo costò zecchini 
146; 1 due altri zecchini 40 V uno (1). 

Monti GiOi OlMomo bolognese frittore e architetto ( n. 
1621 m. c. 1692 > Poco è da aggiugnere a quelle noUiie 
che di lui si sono date ali* articolo di Baldassare Blaachi.'!! 
Nonti fu condotto a Modena dal Colonna di cui egli era scolare 
e con esso dipinse il gran eortiie e la sala dei Palazzo di 
Sassuolo. Dicesi archiletlo della chiesa di S. Agostino in 
Modena sostituita all' antica die prima esisteva con danno 
dell' arte. 11 Milizia la giudicò opera molto atinuita {T)', sen- 
tenza strana e incomprensibile nella bocca di quel severo ari- 
starco. Probabilmente il Milizia non ville mai questa chiesa. 
Però il Lazzarelli scrittore conU'ni|)oraneo e degno di fede nella 
Vita di D, Gio, Crisostomo Barbieri Fontana attribuisce V am- 
modernamento di quella agli architetti Loraghi e Piazza. 

Miiiiii InnoMiBO d* Imola pittore ( viv. 1690, 1713 ). 
Neir anno 1690 dipinse un' ancona della Òrconeinone di G. G. 
per la cappella maggiore della chiesa del Gesù nella Mirandola, 
in lode della quale fu stampata in Bologna dal Benacei l' anno 
suddetto una raccolta di poesìe (3). Quesl' opera memorata 
dal Lanzi, e forse la migliore di qnante furon fatte dal Monti, 
sussiste ancora al suo ]uo'^o, e fu nell' anno testé trascorso 
ristaurata dai S/ Aulonio l'erri Maestro di disegno nella Mi- 
randola. 

Ulonlorsoli Fra Oi<». Af^nolo servita toscano scultore 
( n. 1507 m. 15G4 ) verso la metà del secolo decimosesto 
andò a Carrara per apprestare i marmi per il monumento del 
Sannazaro, e per una statua d* Ercole chi collocarsi sopra la 
fontana grande della villa di Castello presso Firenze (4). 

Moniiidli Gio. Maria fiorentino pittore ( n. 1622 m. 
1717 ) nella sua gioventù fu in Modena a studio di pittura. 
Ebbe in Roma particolar servitù col Card. Cibo al quale fece 
il ritratto e due quadri con due Amazzoni (5). E qui per fine 
riportasi una lellera ebe lo riguarda, scritta da Vienna il 2! 
agosto 1(307 dal Conte Ferdinando d' Uarrach ai Conte Alfonso 
Gonzaga di ISovellara. 

(I) RoUsla ealntu da quell* ArcUrio parrocchiale dal P. A. L. da Canto H. 0. 
(S) Memone degK ArehUetH, Ampom ammiM Ì78S T, J7. MS. 

(3) Crespi Op. riV. p. 109. 

(i) Vasari Vile de' pittori, edizione tnihtnw XUI* i4l. 
(S) Tascoii Op. cit. IL 126, i3i, 133. 



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3i5 

Non essendomi i comandi di V. E. capitali a tempo di aver potuto 
far fare i richiesti Ritratti di questa Maestà dal Morandi pittore eccellente 
che ha fatto venire d' Italia S. M. appunto per fnrsi rilriirre, mi sono ri- 
soluto per render bene e prontamente servita 1' E. V. di farle presente dei 
due Ritraili che dal nudrsiiuo Morandi avevo fiuto fare per mio uso. 
Gradisca ella in questo picciolo dono che ne la supplico 1' immenso mio 
desiderio col quale avidamente aspiro all' esecuzione de' suoi ambiti coman- 
damenti e ne ])rcn(la argomento di più frequentemente onorarmene. £l le 
faccio divolissiniumeute riverenza. 

y ionia 21 Ayosto 1GG7. 

Si puoi assicurare che li ritratti assomigliano JMoissImo; li nuuidcrò 
con la prima oomodìlà, dispìAcendomi solo die nm siano di tolta sta^ 
tara (t). 

Ularandl Glo. Antonio cremonese pittore (op. i585) 
lavorò di sua arte nel Palazzo dei Gonzaghi di Guastalla 1* anno 
1 585 sotto la direzione di Bernardino Campi (2). Non trovan- 
dosi quesU) cognome nella serie degli artefici cremonesi mi 
par verosìmile essersi dair Affò scritto Morandi anziché Mai- 
njirdi Marc' Aiilonìo dello // C.hiamj/iino pillor cremonese sco- 
laro di Giulio Campi, e viverne appunto in quel tempo. 

• llorboj^n» (Antonio ci») scultore ( viv. I5l;i). Il 
Conte rranccscc» Maria Uangoui morto in Panna nel I.'il^2 or- 
dinò nel suo leslamenlo fallo il marzo Hill, die il suo 
corpo fosse deposto nella eliiesa di S. Agostino presso Sjiilam- 
berto in qua Ecclesia voluit exlrui et fabricari una (Àipella 
sub voeabulo et nomine ubi melius vidAiiur et plaeuerit qjus 
Omnòssariis • . • • tn qua Capella ante ipnus altare vel 
tUio idoneori loco . . . voluit Jussit et mandavit fieri unum 
sepulchrum marmoreum et in euius sepulchri fabrica voluit 
iusiit et mandauit expendi ducatos centam auri, et cuius Co- 
pellae fabrica voluit iussit et mandavit expendi ducatos dttcentos 
auri ecc. Nella stessa forma ordinò la coslruzione di un' altro 
sepolcro marmoreo del valore di 120 ducati da collocarsi 
nella cappella Rangoni nella chiesa di S. Francesco in Modena, 
nel quale avessero a essere deposte le ossa della fu Lucia 
Rusca moglie del testatore. In quanto al monunicnto del Co. 
Francesco Maria, esso fu allogato nel 1512 a M.^ Antonio da 

(t) M»s. di Novellava . 

(8) Affò Sfuria di iiua$lalta ///. Si. 



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3i0 

Morbegno c a M." Anzelini tmapìcda (i) abitRiiti in Mantova 
i quali nel 1515 lo compirono, condussero e misero in opera. 
Il (letto nionunienlo ancora sussiste ed è da tenersi in pregio 
per la qualità degli ornati. Dell' altro che ora si vede nel 
Duomo £ Modena e che fa egualmente compiuto imbI1'«iuio 
sopraddetto, è rimasto memoria in un libro mas. di note e éi 
spese di Alberto dalle Gorrezze agente del Co. Claudio Rangoni, 
il qual libro è posseduto dal eh. D/ Luigi Maini. In esso si 
dà il sunto di un rogito di leronimo Supcrchi pel quale M.^ 
Antonio da Morbegno e M." Anzelini tagliapìetra in Mantova 
confesono et absolveno de (ìiicnti cento d'oro ch'io (Alberto 
suddetto) li fivcn prnmeso per iinn sepuftura de mar moro W- 
ronese che me aredìin fatta et messa in opera in San Fran- 
cesco in Modena per le ossa de la recolendu memoria de iV.« 
Lucìa lianffona secondo che per et testamento del consorte suo 
fu liordinato. Di aiiu iuluc questi monumcnli trovasi il disegno 
nell'opera delle Famiglie italiane del Litla. 

Morelli BMrMmiioo detto il Pianoro bolognese pittore 
(op. 1674 m. 1703). Gottifredo Accarisio scrive da Mogna 
il 19 settembre 1672 al Conte di Novellara che il pittore Pia- 
noro è dispostissimo di venire a prestare a S. E. l' opera sua, 
la quale Domenico Santi pittore giudica essere buona al pro- 
posito. Ma che egli di subito non può risolversi per dover 
provvedere la casa di vino e altre coso, ma san\ pronto pel 
S. Michele, ed allora ne voi rà dato avviso a S. E. per mandare 
la cavalcalura a levarlo di Bologna. Lo slesso Pianoro poi 
scrisse al Conte suddetto la segocnle lettera di Bologna il It 
febbraio 1675. 

In adempioieiilo de* prcgiatlssiiiii ceani di V. E. le trasmetto duo! 
sdiizzi di due quadri de* Carasu clie ho ritrovati a ciò V. E. seielgi quello 
che sarà più di suo genio, scrìvendole che i medesimi schizxi saranno at- 
tergati del nome del BL* e dd prezzo del quadro. Veda flrattanto se in 
altro vaglio, e mi honorì de* suoi bramati comandamenti sicura di trovarmi 
sempre nelle Opere come sono e sarò sempre nel Cuore (2). 



(I) Sorébb* egli per a>->cntuni queU' Anzolino brc«ci«uo o niìlnnosc di cui a 
sari r('lol)rn iinn lirllissiina pnin di t<>rrn rolla che esisteva n^U firemilUli dì HìlUMI^ 
0|>cra ricurdata ancora d»ìì' Anonimo MvreUutnof 

(S) Mas. di Novellara. 



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327 

llorina Giallo boiogupsp pittore ( op. 1600) fu con 
Paolo Zagnoni alla Mirandola a clipingere corta sala o stanze 
a quel principe « e in quella città mori (1) ». Però nei registri 
mortuarii di quella città, mi assiciira il S/ Pallrinieri, non 
trovarsi segnata la morte del Morina. Di lui aveva la Colle- 
lione estense de' disegni, un disegno dell' Annunciazione a penna 
ed aqnarello. 

Mamum detto MomUm Ftmmm» orvietano scultore 
(viv. 1560, 1571) ptese moglie in Carrara dalla quale ebbe 

nel 1568 una fìglia tenuta al battesimo dal pittore genovese 
Andrea Semino. Egli pose stabile domicilio in quella città 
dopo il 1560 e vi dimorò piti che dodici anni, e forse vi 
tenne scuola. Lavorò alcune statue al Principe Alberico Cibo 
suo proteltorc il quale ^\\ donò campi ed orti con la condi- 
zione che fabbricasse una casa in Carrara di sua architcìiura. 
Nel 1571 lo stesso principe concedendogli il permesso di ven- 
dere un'appezzamento di terra, aj^giunse nel rescritto queste 
pSiToìei con queito pregandolo che non lievi l'amore et l'animo 
da Carrara (2). Pranceaoo ebbe un Ogiìuolo cui impose il 
nome del padre suo Simone, 11 quale riesci por esso eccellente * 
scultore e architetto e mori in Parma al servigio dei Farnesi 
il 20 giugno 1610 (3). 11 Pascoli» il Baglloni, il Titi e il Zani 
gli danno in patria: Carrara, ed ogni verosimiglianza concor- 
rendo in confermar questo detto, serberò ad altro tempo le 
notizie di esso. • 

HoAeatelli Dorlellio detto fìafùiglia mantovano arebi- 
tetlo ( n. 1660 m. 1759) presiedette insieme con un Bortolo 
architeiio pur mantovano alla demolizione della fortezza di 
GuasUìUa (4). 

MAller !§UslaiiMMkk» tedesco orefice, scultore in bronzo 
(viv. 1680, 1686). SI trova memoria della dimora di esso In 
Modena e dei lavori fottivi dal 1680 al 1686. Esegui nel 1680 
il piede d* argento della croce per 1* aitar maggiore ddia chiesa 
di S. Pietro lavorato, dice il Laizarelll (5), dal Miiller nella 

(I) Malvasia 1. 185. Vetli Crenioniui. 

(3) Freduni Ragion. Stor. mi li ék>tr$e gUe di JT. A. Bumarroti a Qurara 
Uf 44. 

(3) Archivio Parmoriìso, 

(i) // (iunflnnrir Dinrio Cronologico storico pei 1852 jk 49» 
{J^) Informaziow Udì' Archivio ili S Pietro P. V, 4t5. 



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5:28 

bolU'ga (ii Girolamo Accusani orefice di Modena. Ma 1' opera più 
considerabile eli' egli lasciasse in Modena, fu quella de' bronzi 
per la porta del Palazzo Ducale, di che ragiona il dall'Olio (1) 
modù elie segue. « Ofgotto d* amminisioiie sarebboa pur 
andie stali i bronzi ohe ornar doveano T imposta della porta 
di mezzo di questo palano, e ohe furono ftasi neiramio 1686 
da Giovanni Miyer tedesco, e eisellaH e perfezionati da Sigi- 
smondo Mellier (à) ai^ntiere aneh' egli tedesco (5). Essi d* o^ 
timo lavoro, conservati già presso i'Uflizio della Muaizione 
delle fabbriche, restarono fuori d'opera sino all'avvenimento 
al trono di Krcole 111, il qual se ne servì per ornare le tre 
fontane situale internamente nel fondo della Hotonda, in o^gi 
demolita, di disegno del conte Scarabelli Pedoca, fabbricata 
nej;li anni 1783 e 1784: e vi faeeano un' assai bella figura, 
perchè rappresentavano i tre fiumi Panaro, Secchia, e Crostolo. 
La rivoluzione cagionò ii deperimento di tali bronzi furtiva- 
mente levati e dispersi ». 

* MnttiMil Ambmglo di Legiuno ( provinda di Como) in- 
gegnere e scarpellìno (viv. 1519 m. 1564). La più antica 
memoria della dimora del Muttoni in Carpi riinpnta al 15 
maggio 1519, e allora si trova nominato per M,^ Ambrotio 
Taglìapietrn. Più avanti in altri documenti si discuoprono il 
cognome suo de' Muttoni e la patria talvolta appellala Leghina 
o Leghinano, tal' altra Leghila terra nel Ducalo di Milano eh* 
io credetti inierijrelare retlamenie per Legiuno borgata nella 
diocesi di Como (4). È probabile che il Muttoni insieme all' 
altro scarpclliuo pure comasco (ìio. Domenico Barrassi fossero 
chiamati a Carpi da Alberto Pio per lavorare i marmi desti- 
nati ad ornare le febbriche erette da esso. Dopo che Alberto 

(1) Pi'vi/i del Palazzo di Madeiut p. 78. 

(S) Il cognome dato dal dall'Olio e ripclato dal Zani, è errato. Il vero ò Miilicr 
riipoade odia profereina « Hitter. E •ppunlo in questa manien li solUwcrive 
«gn steiM in dae ricevute di denaro per iamni d'argento (16S0^ «SS), le qtmll ai 

serbano nel nostro nri liìvìo. 

{7>) 11 >ori fu tcDulo un ciuilo a parte (lolla sprsa orcorsa nel fondere i bronzi: 
bensì 6c uc icnnc di quella della cUellaiura, lu quule importò lir. Ì073 modenesi, 
pari ad Italiano lir. 795. 59. « 

(i) Oaserra fl S.' 0. Paolo Ovaitoli dia la voci l»gh^ o £«f Alma che pM di 
frequente riscontrnnsi nei rogiti rc1ati\i al Muttoni si potrebbero anche supporre un* 
alterazione del iioiiu- italiano La Cima in cui soggioniava la femiglia Muttoni come si 
ha da parecchi documenti. 



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329 

fu spogliato dagli spagnuoli del dominio di Carpi nel il 
Muttoni prestò i suoi servigi alle armi cesaree e n' ebbe pre- 
mio da Gio. Francesco Castaldo Governatore di Carpi per 
Carlo V, in una casa con orlo posta in Carpi, concessaceli a titolo 
di livello il W dicembre 152G. Indi a i)oco venuto Alfonso 1 
Duca di Ferrara in podestà di Carjn, passò il Muttoni al soldo 
di questo principe a nome del quale fugli conferuiata dal 
GoToniatoni Villa il 50 settembre 1527 la ìnvestilani della 
saddetta casa, rìamfemiata poi ancora da Alfonso 11 nel 1562. 
Neil' anno 1542 trovasi il Mattoni qualificato del grado di 
agente ducale, e in due atti del 1554 e del 1555 di quello 
di architetto e ingegnere in Carpi del Duca Ercole 11; ufficio 
eh' egli continuò ad esercitare iufino alla morte accaduta in 
detta città il 30 ottobre 1564 in istalo di vecchiezza e di 
povertà. 

Ambrogio Muttoni conseguì nel 1546 la cittadinanza di 
Modena e nel liiiS ([ut'lla di Carpi. Fu figlio di un Simone 
e marito di Cailerina Roncaglia modenese morta il 5 ottobre 
1588 dalla (|uale ebbe sei figli; Ercole, Ciò. Ambrogio, Alfonso, 
Margherita, Camillo e Lodovico. Al Muttoni si attribuisce per 
tradizione il trovato della Cerbottana a fiato, che dal Tassoni (1) 
si disse dubitativamente avvenuto in Carpi « dove ancora 
hoggidi se ne fa quantità > . Ma V origine di (piesta sorta 
d* arma è assai più antica, e forse al Muttoni è dovuto sol- 
tanto il merito di averne perfezionato V uso e la forma, e di 
averne introdotto in Carpi la manifattura (2). 



Nahl Giovanni di Cassel scultore ( op. 178G, 1709 ) fu 
in Carrara a comprare alcune statue dal Co. Abate Antonio 
Del Medico (3). 

(1) Petukri divci$i. Veuelia Miloco 1G76 L, X, 350. 

(1) La Cianbolluia articolo 41 L. Haint, ndla Slreniia Ckirpetue per f anno 1818. 
AlnuM allM Dolliio «al HutlMii mi Avono traaniMM da D. Paob QiiaUoli. 

(3) Ritornando da JS'apM • Carrara T iUmIrki. 9tg* Conte Abate D. Antonio Ih-t 
Medico per fare scolpire in tnarmo una Stattm rappresentante la Gloria di évna Maettà 
U Re delle due Sieitie, Livurao Sanimi 1757. Capitolo in terza rima. 



380 

IVaMiDi BiuaBlA fiorentino pittore (n. 1557 m. c. 1600) 
ftt in Massa « adoperato negli apparati p«r le none di quel 
Principe ». Cosi il Daldinucci ( IX. 509 ) il quale ommette la 
nota deli' anno e il nome del principe ohe Cu certamente Al- 
berico I Cibo. 

]%aniiini Petronio bolognese intagliatore in legno ( n. 
17.. m. Ì80G ) lavorò una macchina 0 trono maestrevolmente 
intagliato {un- la Cattedrale di Carpi, ed c> quello sollo il quale 
anche presentemente si espone in chiesa e si porla in pro- 
cessione per la città il busto di S. Valeriane. L' opera con- 
dotta a spese del Comune fu commessa al Nannini il 22 no- 
vembre 1791 e compiuta il 16 aprile dell'anno successivo (1). 

* Mapoll (Gio. Cìiaeomo da) scultore ( viv. 1522). 
Vedi SaDtacroee Girolamo. 

IÌmIdI Antonio sanese pittore ( n. 1631 m. 1716 ) stu- 
diò e copiò in Parma e in Modena le opere del Correggio (2). 

IVateli FnMMMoo cremonese ( n. . « , m. 1723 ) fu chia- 
mato neir ultimo periodo del secolo XV lU, dal Duca di Massa 
al quale dipinse con V aiuto del fratello suo Giuseppe, o di 
Pietro e Lorenzo altri fratelli suoi come nota il Grasselli (3), 
la volta della gran sala di quel palazzo ducale (4) con lutto 
r annesso Ap[)arlamenlo, oltre molte altre stanze per la Du- 
chessa. Nell'anno 1720 dipinse due stanze nel Palazzo Ducale 
di Modena nelF occasione degli sponsali del Principe Francesco 
con Carlotta Aglae d' Orleans (5). 

IValaii Giuseppe cremonese pittore (n. 1652 m. 1722) 
« in Reggio ad inchiesta di quel Monsignor VeseoTO, nostro 
Cremonese Patrìzio, D. Ottavio de* Marchesi Picenardi, vi léce 
la vaga Prospettiva di un' Orto pensile » (6). Vedi lli«teli 
FraiioMco. 

rVavarro PMro spagnuolo ingep;ner militare (viv. 1487, 
1526) passò per Modena il 15. Aprile 1526 ed alloggiò nel 
palazzo del Conte Guido Hangone, come cì è dato a sapere 
dalle seguenti parole delia cronaca del Lancillotto. MaaUiù ditto 

(I) Notizia coinuiiicula du L>. I\ Guailoli. * 

(5) SerU M rUraM di ettèbH ftìUtH T, L P. /. XXXY. 
Abbteedarh Mofr. dv* jilHor^ èetUlori, «reMMM t nmwmi p. 1S7* 

(4) Si cnn<^crvò inflno al principio del preMBle teooio* mt cadiila Ifl wUi fvA 

con CSM il ilipiiitu. Ticozzi Mzinnnrio ìli. 57. 

(6) Zui5t Pulizie hloriche de' Più. SculL ecc. Cremoueti II. 133. 
(6) Zaist Op. cit II. StI. 



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551 

( Aprilo ) (irìrò in Modma et alozò al palazn dal .SiV/.' Cotìto 
Guido /Utìiffon ol conio Petra da Nnvnra fjmndo Inziffnero el 
quale vene da Aapole e va in Lombardia se diee in loeo del 
marcheio d^ Pescara a nome della ce." ( cesarea ) Maestri el 
quale è stato. posti) in li capitoli fra la Maestà de lo Imperar 
iare 0 fo ifoetlA éd Ite di FfOMM cAe mimmIo lihero non pth 
ime $ervire te nm a te Mautà ee,* quale eerviva a Fnmza 
et fu fatto prexon qwindo fu prexo el Be de Pranza da ^pa- 
gnoU a Poma adk 24 fMn^ù 4$95 (I). 

Neg^ Wo* FraneeiMM» bolognese architetto (n. 1595 
m. 18 ottobre 1659) diede ii disegno della chiesa della Ma- 
donna (lolla Fossetta presso Novellar» a similitudine della chiesa 
del Buon Gesù di Bologna (2). Ne fu posta la prima pietra il 13 
settembre 1054, c sopraslelte alla esecuzione il capomastro 
novellaresc Hartolonieo Toni, che nialanienle soddisfece al con- 
cetto dell' architetto. La Torre e la prima facciata della Chiesa 
furono innalzate da Giacomo Sormani muratore milanese (3). 
A questa notizia servirà di opportuna attestazione la lettera 
seritta dal Negri stesso al Conte di ISovellara, in oorrispon* 
densa dell'invito ricevuto per un disegno di chiesa. 

Dal S/ Gio. Paolo Gandolfi intrudo V. E. desiderare un' altro disegno 
simile a quello della Chiesa clic feci fabbricare al IJuom Gesù Iiaveudo 
perduto il primo schizzo che le mandai nel che sono pronto a servirla; 
ma perchè avendo 1' E, V, genio a quella forma quale riescirà dinieoltosa 
da eseguirsi lontana dall' assistenza dell' Architetto reputo necessario un 
disegno formato con le misure giuste, e dicliiarationi in scritto, ma saia 
bisogno che io sia informalo di tre cose. La prima la più essentiale, che 
io sappia di quanto popolo deve essere capace e dovendo servire ad un* 
inmiagine miracolosa di N. D. quale può tirare cooeorta da tutte le parli 
La seconda sapere quanto sÌ*voglitt spendere in questa ftfafariea appresso 
poco per poter dispone 0 disegno a proportione deD*assigmnMBto» afV8r> 
tehdola che neDe cose di chiesa raniino grande non è dilfelto. La tena 
• h U sito; ma se bene mi rìooido non é il sito sottoposto a nissnaa ang» 
stia essendo la campagna, con totto ciò egli è bene il sapere se vi sia 



(I) Veda» U Oniedardiiii •! Lflm XVII dellfl Morte. 

(l)Xa CkScM dal Buon Gesù di Boiogi» fu fcbhrieata eoo dìMfDO rtegantiirimo 
di alo. FranccMo Negri V anno 165^ e atlemla Mi furltti ami di qnaila tttth, 

(:^) Davulio Memorie siorirfté aut. Pare dw la cfcim liaaa aoBiaaiila • aoatpittia 
nel 16&8. Eata «uiitste ancora. 



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fiibliriea aeootto die dMeli il ^liUini i» alniiii parte. Questa forma evala 
che V. E. dwidflca rìnscirà aaaai conoda e vaga in luogo non riimie 
eonie Ai quello del Buon Gesù, ma io alamarei più pellegrino un ahrojni^ . 
pernierò ia forma ottangolare die già moddlai per aerrire im Cardinale 
ehe voleva ediicare nn ten^>lo diverso dagli altri ma poi, mntandoai le 
eoae, non ebbe effetlo. Porta qoeaio pensiero akune paitieoiarltà non pib 
praticate dagli Arehiieili e perciò spererà che fosse per rieseira Mibrien 
auigolare nd suo genere, e come abbisognerebbe la mia agaisiema, se potrò 
leverò dnqoe o 'sd gitmii alla mia occupatioBe ddto sindio e verrd a 
Novellara a servire V. E. atta quale eoe. 

Bohgnà 26 Maggio 1964 (1). 

IVegri Girolamo detto // lìocvia bolognese pittore ( n. 
1648 m. 1718) dipinse il quadro rafiìguraate il Martirio di 
San Bftrtolonieo posto sopra la porta maggiore della chiesa di 
detto nome in Modena « Bonchè l'ancona con S. Liborio per 
la chiesa del Gesù nella Mirandola. A queste due opm citate 
dal Crespi e dal Zanotti che ancora rimangono ai loro lucevi, 
s'aggiungono due altre perdute: cioè una mozza figura fatta 
al Duca della Mirandola opera citala dal (tciio Zanotti, c un 
(jiiadro di S. Coi'ilia in Modena nella chiesa di Santa Marghe- 
rita, V notato dal Lazzarelli. >el nostro archivio si con- 
serva una scrittura orij^inale del Negri o Neri come cj^li qui 
si sostri\(', fatta in IJoloj^na il 2 Gennaro 1()92, nella quale 
egli confossa aver ricevuto dal Conte Onofrio (lanipori Lire 128 
bolognesi per prezzo di un quadro da lui dipinto, ruppresen- 
tanle Alessandro Magno al sepolcro di Ciro col eadavero dì 
esso; il quel quadro era stato ordinato per esser posto in ima 
saletta stuccata^ e testò da esso Neri ridotta a perfeaione. 

IVelli Pietro romano pittore (op. 1700) dipinse il ri- 
tratto del Cardinale Lodovico Pico della Mirandola che fu in- 
tagliato in foglio grande da Gio. Giacomo Frcy (2). 

]\ieolò .... pittore ( viv. 1058 ). Da un mandato della 
D. Camera del 10 sottonihro Hì^S appare che questo pittore 
fu in Corte di Modona con la Duchessa di Parma e il Wwx- 
clìoso d* Este, spesato dal Duca per quanto tempo durò la sua 
dimora in Modena. 

(I) Mu. di Novellara. Il Dav«iÌ0 (Mcm. flUfc) irflr 1|1intl itTlil iiHimi Mifinin 
dolc ia (lata dei Si Muglio 1051. 

01) De Angeli» giuiUc olle Notuic tiuricitc degli iniayliaU/n lit'l (iaadeliiiii X. 77. 



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ss? 

* Nleolò Flaminio (Fra) Scngliolistn ( op. 

1750). Il Piccinini nel suo Diario Mirandolese mss. nota che 
il primo setlombrc 1750 giunse alla Mirandola da Rimini il 
P. Nicolò Flaminio lavoratore di pallii a scagliola, eliiamato 
nd operare sei di detti pallii nella chiesa di S. Francesco, da 
esso condotti a termine ncll' anno susseguente. 

IVieolò di Ploro aretino scultore (viv. 1444) andò a 
Carrara con Giovanni di lK>renso scultore, a digrossare quattro 
grandi statue di marmo j^l). 

NlgeMI GlovMMl fiorentino pittore (v. 1600, 1630) 
ha un quadro nella chiesa dì San Francesco in Modena nel 
quale egli segnò il nome e Tanno: ìoan, AigeHus, Fior. F. 
MDCXV. {t). Happresenta San Carlo Borromeo che guida per 
mano su le aeque un fanciullo, con molte figure accorse ad ^ 
osservare il miracolo. « A quesia Ida, scrive il Malmusi (3), 
danno risalto (|nel gaio ed energico colorito, e (piella tanto 
insueta fra le pilUirc nostre maniera fiorentina, che i)ur piace 
scnipre anche in opere hcn lontane dalla perfezione. E questa 
. per verità in alcune ligure lascia a desiderare un' assai più 
castigato disegno sebbene egregiamente contornate se ne scor- 
gano altre, tra le quali è graziosa quella del fanciullo salvato > . 

IVoevrl Giuseppe veneziano pittore (n. 1699 m. 1763). 
Allorché il Duca Francesco I vendette la miglior parte della 
sua Gallerìa ali* Elettore di Sassonia e Re di Polonia Tanno 
1746, impose all'acquirente la condizione di dargli una copia 
eseguita da huon pennello del famoso quadro della ISottc del 
Correggio incluso nella vendita. Commise il l\e questo incarico 
al Nogari uno dei huoni pittori di quel lcuq)o, il quale iu sei 
mesi com[)ì l' opera sua con molto onore. L' autore della De- 
scrizione delle Pitture della Galleria Heale di Dresda ( ivi 
1755) soggiugne poi con ingcnuitìi clic il Nugari fece la copia 
in tela ( l' originale e su V asse ) acciocché fra gr ignoranti 
coli' andare del tempo non nascesse alcun dubbio (^uale dei 
due dipìnti fosse veramente 1* originale. Precauzione abbastanza* 
inutile per quanto pregevole possa essere la copia del Nogarì. 
Questo quadro andò poi in Francia nel 1796 e fu eletto ad 

(i) Gaye Carteggio L Si. 

(10 Qwnt'iieriakNw bfoggl kl UmrdH ^ attriboil quatto qnadf» «4 una iomm 

fiorentina abitante in Modena. • 
(S) AfMrMoM d«lto CMém ài & JWwmmo. Moitm Hmmw» IS» jh S6. 



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334 

adornare la Cappella ilei Cardinale Fcscli; ricupiTalo tornò al 
suo laogo nella pinacoteca modenese, la quale possiede pure 
VI quadro rappi«ienliiile un* aomo con una tain in maiio 
dèlio stesso autore. 

IVttvelIt PMro Améemi» venexiano fHttore e intaf^tore 
(n. 1729 m. 1804) fu discepolo nella pittura dell'Abate 
Pietro Toni da Varana nel territorio modenese, uomo emditia- 
aisio nelle teorie dell' arte, del quale il Novelli conservò sem- 
pre grata e riverente memoria (i). ^ 

< Per ove blenda e Imiti 
Il Sol, varrei far noto a iutU eh' io 
Deggio es9er grato a lui dopo Iddio» 

V utile e il piacer mio 

Che dai pennelli traggo è pur svo dono 
Mercè V esempio, e di me voei il suono, » 

Così scriveva il Novelli in un capitolo poetico indiritto 
air abate Gio. Battista Vicini fecondissimo ma non lèlicissimo 
poeta modenese, invitandolo a cantare le lodi del Toni. Fin 
d* allora nacque e si stabili un* amicizia intrìnseca tra il No- 
velli e il Vicini, amicìzia alimentata da una freqaente corris- 
pondenza di lettere e di rime. Perchè il Novèlli era pur anche 
poeta e nudriva un sentimento di alta venerazione per le 
creazioni dell' ab. Vicini; sentimento che non onora troppo il 
gusto del poeta pittore. E infatti i sonetti di lui in lode del 
Vicini elio io possiedo scritti di sua mano, meritano di rima- 
nersi perpetuamente inediti. Dalle lettere poi indirittc al me- 
desimo ritraggo i seguenti sipiarei che possono ajigiugnere qual- 
che nuovo particolare alle Mcntorie della vita (lì Pietro Antonio 
Novelli scritte da Ini medesimo pubblicate per nozze Salvatico- 
Contarini in Padova dalla Tipografìa della .Minerva, 1834. In 
una del 20 febbraio 1775 scrive: Io sto qui facendo opere 
grandiose, e molto occupato nella mia diletHssima Arto della 
PiUura. E il 22 febbraio del 1776: Io sto bene di sahtto ed 
operando moltissimo e cose d' impegno grande si per case il- 
lustri Patrizie che per altri luoghi; co«i pure desidero che 
V. S. Illustriss," ni' impieghi t» qualehe opera anco per le parti 
del Modanese. E il 28 febbraio del 1778: Ora sto dipingendo 
uua vezzosa Diana per una cospicua Galleria qui in Venezia 

(I) Loogbi Compendto delie YUe de' J^Unri Veneziam. Venezia I76i. 



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335 

e già la vedrà. Fiiialinenlc 1' ii dirombn' del 1771) così scri- 
veva (la l\oina : Avemlo dinnanzi m/li occhi il divino liaflaello, 
Michelamjclo, il Doinenichino, Guido ecc. pauso dire d' esser 
giunto neW Eliso pittorico. Gran cosa è lioma! non può coni- 
prenderla M wm la vede e gueia, le een la me/Ue piena e 
eoaservairiee ddk mkìmi eoee vedute dipingo eoi maggior 
piacere. Dal Sig. abbate Pizzi /%it aggregato fin gH Anodi 
col nome di Ariiieno Parraeideo, K. S. lUmtrinima sHa bene 
che molto mi preme. Se vaglio in servirla mi comandi. ElV è 
riverita da me, e dalia mia famiglia, come pure dal Sig. ab.* 
Pizzi. - il Novelli somministrò parecchi disegni di vignette ai libri 
poetici del Vicini pubblicali in Venezia, e disegnò ancora il 
- ritratto e l' impresa del Vicini medesimo. E in questo proposito 
così scriveva ad esso il Novelli il IO luglio 1779: Io già mi 
son dedicato ad essere cosa sua, e mi offro intiei'umente senza 
mai interesse alcuno co' miei disegni die occorrer le potessero 
per Rami di questa stampa, come pure per il Teocrito e per 
il Pindaro ecc. Scrìsse il Vieini un sonetto per la divinta 
andata del Novelli in Russia; ma come questi non andò poi 
altrimenti colà e rimase in Venezia, eosi il sonetto già stam- 
pato non fu allogato tra le altre rime del Vicini. 

IVuvoloni CSIu^ppe detto Panfilo milanese pittore ( n. 
1619 m. i703 ). Da tre lettere del detto pittore e da due altre 
lettere del Co. Orazio Arcbinlo ad Alfonso Gonzaga Conte di 
Novellara, scritte dal 31 dicembre IfiGi al 9 dicembre del 1GG5, 
s' impara aver egli dipinto i due ritratti di Filippo 111 e di 
Filippo IV re di Spagna, al medesimo Conte di NoveUara (1). 

O 



* Cerati Glralmno ferrarese pittore (viv. 1565). DI 
questo finqui ignoto di^) intere è stato ritrovato memoria dal 
S.' Don Paolo Guaitoli in alcuni atti serbati neU' arehivio no- 
tarile di Carpi. Nel primo, rogato per Aurelio Roiti noterò fer- 
rarese il % marzo 1562, M.** Girolamo pittore figlio di M.^ • 
Fnncesoo Occati ò costituito erede dei beni del fu ser Pietro 

(1) JTm. di A*9^Belhn émt «me per errare al dft tt neme di Oio. Balliile ti 

Nuvoloni. 



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S36 

de* Ppfroì'ttbellis ( I ) di Fcloniea eìitadino tU Ferrara, già marito 
della fu Catlcrina Bctliui alias Ciavarelli di Carpi c fratello di 
Sara madre dell* erede. Nel secondo, rogato per G. B. €ta8fr- 
leoni notaro ferrarese il 18 novembre 1565, M.^ Francesco e 
M.^ Girolamo padre e fi{^o OccatI dichiarano loro procuratore 
U.^ Gio. Francesco S|iagnolati calzolaio e genero del detto ÌL^ 
Francesco ad esigere <l;\ M.^ Antonio Bergamaschi abitante ia 
Carpi una somma di denaro dovuta :i1 detto M." Girolamo, 
come erede di sor Pietro de' Peirorubelli di Felonica. Final- 
mente nel terzo, rogalo in Car[)i dal notaro carpij^iano Lodo- 
vico Parniesani il 2() dello, M." Gio. Francesco Spagnolati come 
procuratore di M.** Francesco c di M." Girolamo Occati fa line 
a M." Antonio Bcrj^aniasciii del residuo prezzo di una casa ad 
essi venduta dalla fu Catlcrina ( IhUlim ^ moglie in secondo 
luogo dei detto Pietro Pctrorubeili olim abitante in Carpi. — « 
Un Fra Vincenzo del fa Giovanni dé OehaHi di Ferrara è no* 
minato 'testimoniò a un rogito di Giacomo Maggi datato nella 
sagrestia di S. Nicolò di Carpi il 16 marzo 1515. 

Odam OiroliHnM» romano pittore (n. 1681 viv. 1718) 
fece il ritratto di pastello ai Cardinale Lodovico Pico della 
Mirandola (2). 

Oddi dinaro parmigiano pittore ( n. 1059 ni. 170^2) 
fece per la chiesa delle Carmelitane scalze di Modena all' aliar 
maggiore un quadro di Santa Teresa in deliquio con la B. V. 
S. Giuseppe e Anjjeli, donato probabilmente da Ranuccio 11 
Duca di Parma che di sua moneta aveva ornato riccamente 
di bronzi e di marmi V altare predetto ad inslanza di suor 
Maria Francesca dello Spirito Santo, al secolo Leonora Esten- 
se (5). 11 quadro dell* Oddi fu poi sostituito da uno del Ci- 
gnaroli. 

* Orabcml Glo» Mari* ferrarese ingegnere ( viv. 1528, 
1548) fu spedito dal Duca di Ferrara Ercole 11 alla visita 
deli* inferior territorio carpigiano per proporre un riparo ai 



(1) lu un rogito carjiigiuuo latino è chiamato ier l*eiru$ de Jk'trubellU, c lu un* 
altro femme italitao Ser Aefro H IVrobo. Penso che MAm leggerti l»«lrobelli, nomo 
di fornica ferrareae «stintali pochi anni sono. 

(2) Lettera di Gios. Anloaio Caslolli al P. OrkndI» da Bona IS ottobre 1718 

( Collezione giù llcrcniani ). 

(3) Vita di tuor Moria Frrtnccfica dello Sjtirilo Santo ecc. del F'. Federigo di S. 
Antonio. Milano Ghitlandi M^i p. 105. - Lazzaretti PiUurf di Modena. 



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537 

devaslamenli cagionali dallo acque del liunie Secchia e della 
Fossa di raso. Conseguenza della sua vìsila furono la descri- 
sione dei cavi di quel iretto di tenilorìo, nonclié un piano 
generale di boniflcazione. Questo piano grandioso, da prima 
respinto forse perchè troppo dispendioso, fu poscia adottato 
od cblie il suo pieno cCTctto fra gli anni loaO c 1560. Queste 
notizie conuinicatemi da D. Paolo Guaitoli, si dcsuinono dalla 
Relazione dell' Oraboni che originale si conserva nclT archìvio 
estense, e in copia neir archivio della Coiniiniià «li (:ar|)i (I). 
Di alcune scritture che di lui si custodiscono nell' ardii vio del 
Comune di Ferrara, mi ha dato contezza il eh. L. N. Cittadella. 
In una di queste del 1!) ìu}?lio 1 5iO sottoscritta dall' Orahoni, 
da Jaconio de Lione, da Laonicdunte Sacrati e da Ferrante 
Punzoni si dà relazione delle acque di Heuo c si discorre del 
fiume Seeehia e del territorio finalese. 

Ordonez BartoBomeo spagnuolo ( di Burgos ) scultore 
(n..... m. 1520). Di questo valente e quasi ignoto artefice 
diede un cenno il Frediani (2) dicendolo morto nel 1520 in 
Carrara dove era venuto a compiere 1' opera di un Deposito 
pel Cardinal Xinienes arcivescovo di Toledo, rimasto interrotto 
per la morte di Domenico di Alessandro da Scitignano, c pro- 
mettendo ulteriori notizi<' che non si videro mai. — Neil' au- 
lohio'^ralia dello scultore HalTacllo da Moniclupo pro<lotta dal Cayc 
c dauli aiinolalori del Vasari (5) si trova pur memoria di co<lesto 
artista e delia dimora di esso in Carrara. Finalmente il (Juillicl ( i) 
ci porge alcuni altri particolari dell' Ordonez e del monumento 
da esso lavorato insieme con Tomaso Tornò e Adamo Wibaldo 
scultori genovesi; nonché di Domenico di Alessandro dal detto 
Quilliet appellato impropriamente Micer Domenico Alessandro. 

Orlandi Stoftuno bolognese pittore (n. 1681 m. 1760) 
dipinse V anno 1708 in casa Campori in Modena le soflìtte c 
i fregi di quattro stanze e n* ebbe di mercede Lire modenesi 
1302. Questo pitture sono perito. 

(1) Neil' aiitonìà «Ioli' Orahoni si fondu il ('omnnn di Cnrpi per ^on^ filiilai-o il di- 
rìUo, d* altronde sanzionato dulia con»etudinc di tre secoli d' introdurre le acque del 
Givone nelhi FoMa di tuo ( Bologntei Memorie Mrmuli^e per il IN^MrKmenlo M 
Creeloio. Menio YWreffimu' 180S jk Ì7I. % V 

(2) Ragìtmammto inlut no Aìfontn CUtndeìla p. 30. - Idem tnl lìtionnrroti p. 

(3) Questi segnano la morie dell' Ordoncs nel 1S21. ( Vanri edis. Le Monnier 
Vili. 193). 

(i) tr Arti Ualùme tu f»/Hn/nti. Homà Ajuni p. 4. 

22 



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338 

Orlandi FraiMésco di Siefano bolognese pittore ( n. 
1725 vìv. 1776 ) dipinse insieme coll'allro pi tlore suo concit- 
tadino Paolo Daraani le seene del MmUezuma opera In musiea 
rappresentata nel Teatro di Reggio nel maggio dell* anno 1776. 

* Omini Camillo romano ingegner militare X viv. 1546 ). 
Vedi IMIarnuito QlrdbuiMi» 

P 

PacioMo Orasio urbinate ingegner militare ( op. 1K58 )• 
frolla guerra combattuta in queir anno sul territorio reggiano 
tra il Duca di Parma e il Duca di Ferrara, essendosi il primo 
di essi prìncipi impossessato delle terre di Scandiano e di 
Monteceliio, incaricò il Paciollo a munirla di forlilìcazìoni (I). 

Padorna Oioi'anni bolognese pittore ( n. 1G07 m. 1040 ) 
fu oliianinto a Modena dal celebre Colonna intorno al 1032 
per aiuto nei grandi lavori da esso inlraj)resi, e nel 1040 di- 
pinse ancora nel palazzo di Sassuolo. Kj!,li ebbe pur parte 
nella pittura della Sala e della Galleria del I*alazzo di Novel- 
lara. Il Malvada donde si levano le soprascritte notizie aggiu- 
gnc, eh' egli mori in Modena d* anni 40 nel mese d* agosto, 
e non dice in quaranno. E la cagione fu questa: ch'egli 
volle andare pedestremente a Pausano, dove avendo bevuto 
oltre il dovere, gli si prese una febbre maligna che in poclii 
dì lo lini, non ostante eh' egli fosse stato tostamente traspor- 
liito a Modena e diligentemente curato. Il Necrolo;^io modenese 
mi pone in islalo di correggere in parte e di eonfermare le 
parole del Malvasia. Si ba dunque da quello sodo il dì li 
agosto 1()40, elle Cìiovanni Paderna bolognese morì d'anni 30 
e fu sepolto all' Annuneiata. l na famiglia Paderna era in Mo- 
dena fino dal secolo XYI. Un Pietro martire l^aderna cremonese 
fu fatto cittadino modenese il it aprile 1624. 

Pagasi Glo. BatMato genovese (n. 1594 m. 1637). Si 
ba dal Soprani (2) che il Paggi per cagione di un' omiddio . 
da lui commesso in patria ai rifugiò nel castello dell' Aulla 
( Lunigiana Estense ). « Quivi fu cortesemente accolto da que- 
gli abitanti, i quali poi sempre pitSi lo gradivano e amavano 

(I) Vite de' PiUuii ecc. Gewntni I. I •*>'.>. 
(S) Ayah ProtmMm» rre. p, Jt4. 



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559 

a cagione de' suoi iralli gemili, e de' bcnelìzj clie lor l'atea, 
eoiiiponeiido le lor dilTcrenze, e uscendo armalo in compagnia 
de' terrazzani a coniballere contro degli assassini, qualor (|uesti 
s' avanzavano ad infestare il paese. Ma per quanto egli fosse 
colà ben veduto, e trattato; pure considerando che il conti- 
nuarvi era di pregiodizio ai suoi progressi, risolvette di pas- 
sare a Firenze » . Del Paggi aveva la Galleria Estense un dls^o 
a penna ed aquarello che mostrava l' Angelo che caccia Adamo 
ed Eva dal Paradiso terrestre, 

Palliot iaiovanni francese incisore ( op. 1G96 ) intagliò 
in rame il disegno della macchina eretta in Modena dal Co- 
mune per festr^'i;iare le nozze del Duca lUnaldo (1). A me 
pare certo clu- codesto Palliot debba essere Io stesso che 
Giovanni Pouillot, il quale nel iG03 restaurò le piUure del 
volto di una sala in casa Campori. 

Paliua Jttc'opo iuniorc veneziano pittore (n. 1541 m. 
1628). Di questo fecondo e facile pennello rimangono alcune 
^ opere in quéste nostre città, le quali assai più ne possedevano 
* nei passati tempi. Erano in Reggio: nella Madonna della Chiara 
un bel quadro dell* Adorazione dei Magi di figure quasi al na- 
turale, fatto circa al IG06 per l'Arto della Seta (2), citalo dal 
Ridolfì, dall' Azzari e dal Ranzani e trasportato nel 1783 alla 
Galleria estense che ancora lo serba: nella Chiesa di S. Gio- 
vanni, la Purificazione di M. V. all'aliar maf^jiioiv, e un S. 
Frauccsfo ciialo dall' Azzari: nella chiesa di S. Hocco, allri 
due (inadri, il primo con la fi. V. S. Hocco e S. Henedclto ci- 
talo dall' Azzari, il secondo del Crocefisso con S. Giovanni e 
la B. V.: nella chiesa di S. Domenico un (fuadro dei SS. Seba- 
stiano e Raimondo citato dal Hidolfi e dall' Azzari e un' altro 
di un S. Giacinto citato dallo stesso Azzari, posto all'altare 
eretto dalla Contessa Camilla Ruggerì Brami (5). Rimane ora 

(I) È timesaa aUt S/tiegatlom e da$erUll»M dMa Màeehin» éif /IimM U pMé 

innalzata nt-lla Piazm Min Città di Modona dalla lUtutrU». CommuniUi jter fesleg» 
giare ìc fimstinsiìne ni)z:r (h i Serriiisiiiiìio Signore Pura lìinnldo I v (It ila ScmiiKKima 
Signora I^iiiicipcMga Carlotta Felicita di Brumvich. In Modona 1606 per Bartolomeo 
Soliani Stampator Ducale ^ In fot* di pag. i7. L* inventore della macchina fu il celebre 
eradilo P. D. Braeddto Btecliliil. 

(S) Vedati più imanxi air Articolo di Camillo Procaccini» 

(3) La Descrizione delle pitture di Rr()(fio m»$. nota altre due opere as-^pprinie 
ni Pnlnin, ossia In iNi)ti\il!i di G. <:. in S. Pietro, e la Flagellazione nelP Omt(»rio della 
i.uiifraloi-iiìta della Morte. 



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340 

nd Duomo un quadro della Pietà allogato al Palma dalla sud- 
detta signora; della qoal* opera avanti eh' ella fosse inoomin- 
ciata, ragiona rinsì^pie poeta reggiano Rodolfo Arlotti neUn 
seguente lettera indirìtta allo stesso Moia (1). 

L' 111.'°" S.' Girohiiiio Sornnzo, mi scrisse già d' Ikivcf trattalo con 
V. S. sopra la fiiltura d" una Pietà \wr la Cappella elio dissegna fahricar 
la medesima Sig." Camilla Ruggieri alla quale fece il S. Giacinlo quattro, 
anni già passano. Ma perchè varij accidenti hanno impedito fin (pii la re- 
solulione, liora che viene il Sig/ Cer."»" Scaniflì geiililhuomo nostro Reg- 
giano, porla ordine di sUii)ilire il prezzo, il iciiipo, e il resto, e darle ca- 
parra. Non rimane adunque altro, fuorché pregai* V. S. che non risparmi 
in quesl' opera il solito amore e valore. Et bene deve farlo; per rispetto 
di detta Signora che è Dama di gran merito; c della Chiesa eh* è la prin- 
cipale di Reggio» e della CappcUa che sarà magnifica; e del paragone, che 
api)res80 ve n' è un'altra del Card. Toschi ornata di Pittare Ihtte a con- 
correnza de* pià eccellenti artefici di Roma. Et sopra tittto.per ripatatione 
del nome di V. S. il quale havendo in si alto luogo d*honor collocato, e 
ragione vuole che il sostenti, e direi che 1* inalzi se l'inalzarlo fosse pos- 
sibile, lo poi son per andarmene ambitioso, che per mio mezzo la min 
Patria d* un* altro de* suoi nobilissimi flregi si adomi. Ma perchè alcune 
oonsiderationi mi sovvengono degne d'avvertirsi in si nobìl fattura, non 
vogh'o né per poco rispetto, né per mia modestia tacerle. E tanto meno, 
perchè sono fùora dell* arte, si che osservate non accrescono e trabsciate 
non scemano il pregio che al Disegno e al Colorito si deve. Hanno insomma 
al decoro dell' Invenzione semplicemente risguardo. Che la beatissima Ver- 
gine liabbia da esser bella, non vi è chi noi sappia, ma io vi aggiimto 
c' ha da esser bella di bellezza celeste, in guisa che EÌscaldi di devotione 
non men che d'afleitionc chiunque la mira. Vuol mostrar cinquant* anni 
in circa, ne questo che dico, a quel e' ho detto ripugna; perciò che in 
cosi fatta età può ben anco darsi forma che rechi amore, riverenza e d^ 
letto. Polendosi dir meglio di lei, che d' altra non scrìsse il Poeta. 

« Hor la men verde età nulla a te toylie ». 
Ma più d' ogn' altra cosa premer si deve che in quel divino sembiante si 
mostri l'eccesso del dolore, che qiuìsi un'acuto coltello trapassò l'anima 
alla SS. madre vedendosi il suo figliuolo, il suo Signore, il suo Dio fra le 
braccia morto, e di morte si acerba. Diflicil cosa è il dipinger li aflfelti, 
il confesso; ma la dillicoità serve di virtù, come la virtù di strada per 

(I) Arìolti UfUert mm. DeHii Eslrniio. 



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54! 

camminai^ alla gloria. Il rappreseli laro un volto è Indir alla <{ualr oj^ni 
iiKHliocrilà d'ingegno aspira; ma il rappresentar un' anima in un volto è 
impresa die un Tiliano, un Palina ricerca, lior (piesta del mio desiderio 
è la somma, che essendosi V. S. nel S. (iiacinlo sovra gli altri iiiiialzalu, 
nella IMi ià st; medcsini.i avanzi, don che me le raccomando per sempre, 
c per sempre al suo servilio ni' csliibisco prontissimo. 

Di un qaadro fatto tini Palma per Modena ci ragguaglia 
la cronaca Spaccini al 15 agosto 1611, narrandosi in essa che 
1 Teatini hanno messo fitori un quadro di pittura della Vt«t- 
iazione della Madonna di mano di Giacomo Palma Venetiano 
che monta 400 qual non è riputato molto bello, secondo 
le sue opere fatte in diverse parti e come risuona per fama. 
Qiioslo dipinto assegnato erroneamente dal Lazzarelli e dal 
Pagani al Palma vecchio, era poslo in un' altare della Madonna 
del Paradiso donde fu rinu)sso nel!' anno scorso per cedere il 
luogo ad una statua di stucco, ed ora si trova presso il S/ 
Carlo Carandini. Altre open» di lui possedeva la (lalleria Estense, 
cioè due quadri, la Visitazione di S. Elisabetta in mezze ligure 
minori del vero, e una lesta di vecchio, oltre parecchi disegni 
ossia: un' Ammoxiazione di M. V., una Deposizione di croce, 
un S. Grisloforo, una Venere, un masnadiere a penna e aqua- 
rello, due figure a penna, Cristo nel deserto a chiaroscuro e 
un S, Girolamo. Oggi la Galleria ha le seguenti opere del 
Palma: F Adorazione dei Magi sopra citata; Cristo portato al 
sepolcro con le Marie ed altre figure al naturale, quadro oblungo; 
altro quadrello di somigliante argomento; un quadro con le 
figure nuigj^iori del vero della Giustizia e della Pace nell' atto 
di abbracciarsi, con (juestc parole scrillc nel fianco di un 
masso, fusti Un c( Pax osciilafaa suntj e uu disegno ad aquarcllo 
di Giove che fulmina i giganti. 

Di un' opera condotta dal Palma pel Conte di Novellara è 
nolizia nei seguenti brani di lettere di uu Pietro Muzio al 
Conte suddetto. 

Sono stato dal Palma pittore et ho soUieitato il suo Quadro et ho 
trotto che vi ha lavorato sopra. Parlai ancora a quel Pittore in Merciaria 
che vende li quadretti ap[)rcsso il Ciotti, quale mi ha risposto die da V. 
£. appetta ordioe quale havuto sarà proatissimo al servirla. 

Vmclta 20 (Jiagm 1610. 



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342 

Il Palma iia lavoralo due volte sopra del suo Quadro el mi lia dello 
se S. E. volc cosa buona che habbi palienza jicrcliè il buono non si fa 
se non di capriccio, ma che lo darà presto, che sarà il fine ili (jucsla mia 
uniuunenle, ed egli io supplica ad averlo per i^icusaU) se non mpunde 
alia sua per esser al suo oflizio occupalissimo. 

VeMtia 3 Luglio 1610. 

Li dico anco che sono stato dal S/ Palma et 1' ho ritrovato che la- 
vorava sul suo Quadro el è in buono termine perché il S. Pietro ci S. 
Giovanni sono quasi del tutto forniti el le altre ligure sono distintaracnle 
formate, el non iio pollilo haver ferma parola del lempo preciso, ma cbe 
ne lo darà presto. 

Venetia 10 Luglio 1610. 

Il Sig.' Palma ha (bmilo il Quadro già a imoni giorni sono giusta la 
promissione folta all'È. V. et ne YorTei>be alla snmma di sendi cinquanta 
quanti ne dimandò a V. E. dicendo che il Quadro ne vale più di ottanta 
et che con i iKuri suoi si fii più Aitti che parole, a conto del quale ha 
haTUto lecchini n.* f4 che sono scudi 20. 

VeneUa 9 settembre 1610. 

In pro|)osito doi lavori falli dal Palma pel Principe della 
Mirandola, racconta il i\idoiri, (1) come « a conlcinplalioiie 
del Duca della Mirandola figurò per lo soflillo d' una stanza 
del suo Palagio, j)arle della Favola di Psiche, come vien por- 
Ulta a sepellire nel deserto servila alla mensa nel Palajj;io 
d' Amore, e le sorelle porlalc da Zefllri alla di lei habilatione. 
Amore che scn fugge, e ({uella piangente et isvenuta per lo 
sonnifero datogli da Proserpina e com' è risvegliata dal dorato 
strale d* Amore; il rimanerne della favola fu dipinto dal Pe- 
randa, .... e per lo soflBtto d'un* altra stanza rappresentò 

la Creazione del Mondo Gli dipinse anco in aggiunta 

delle tre Eladi fatte dal Peranda, quella del Ferro « (2). Om- 
metto la descrizione di queste piiuire dataci dal Ridolfi, delle 
quali nessuna più esiste alla Mirandola, e alcune furono dai 
Gommissarii Imperiali trasportate a Mantova (3). Più tardi 



(l) Vite dei pittori vcnezinni. Venezia 1CÌ8 II. 191. 

(4) l.o Spiin iiii ìiolla sua Cmnaca racconta di una suri jiila nlla Mirantlola nel 
1609, là dove dal Pcraiida furongli mostrati i due quadri del l'uluia, il Caos c Tctà 
del ferro. 

(5) GMlioN Ùurru. éteUe pimn ecc. di Mamlnvo fi. S7. iS. 



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343 

s' upgiiiiisi; nella (jallcria dei Pico T altro (jiiadro del Palma 
ralligiiranio mi Haj^no di Diaua eoa .uiufo, proveuieple dalia 
Galloria (àirloui di Verona. 

Nella chiesa di S. Bernardino in Carpi è un (juadro del 
Palma rappresentante il Martirio di S. Lorenzo donato alla 
detta chiesa da M/ Paolo Coccapani e collocalo nella Cappella 
dii esso eretta vl> lo lo trovo segnato nel catalogo delle pit- 
ture possedute dal medesimo nel modo seguente: H marUrio 
di S. Lorenzo tavola da altare di Giacomo Mma. Nel qual 
catalogo si registrano pure questi altri <|uadri dello stesso 
autore: una Maddalena; un Cristo che va al Calvario con 
molte figurine; Un' Ecce Homo; un ritratto di un prete; un 
ritraUo del S/ Andrea Fìastro, e cinque disqpii a penna e 
aquarello. 

Panlanoili S^^baMtiaiio pesarese scnitore ( n. . . . ni. 
1702) passò hnona parte della sna vita in .Modena nella qnal 
città ebbe l'impiego di Maestro di Plastica nella nuova Scuola 
(li belle arti aperta Panno Ì78G. Condusse non pochi busti 
e bassorilievi in terra cotta de' quali non }ìiova serbar me- 
moria. Rimangono ancora nel Teatro aiialoinico di Modena i 
busti del Torti, del Uamazzini, del Berengario e del Falloppia. 
Egli fu anche occupato dai Duchi nel restaurare le statue 
antiche romane fatte venire da Roma. Tre opere in marmo 
posso accennare da lui scolpite, cioè le due statue di Clc« 
mente XIV in Urbania e in S. Angelo in Vado, e il busto 
del celebre letterato Annibale degli Abbati Olivieri Giordani 
pesarese, in Pesaro. Questo fu l' ultimo lavoro del Pantanelli, 
e una cronaca di Modena di un'anonimo posseduta dal Co. 
Luigi Forni ne dice quanto segue sotto il di 16 febbraio 179:2. 
// Sig.'' Pantanelli Professore di Scollura in questa Università 
mise qìfrsfa mattina sotto il portico del (j)lìe<jio una statua a 
mezzo Ijusto di marmo fino di Carrara, rappresentante certo 
Flaminio (sic) Aitati di /Vsf/ro uomo letterato, alla pnbhlica 
ammirazione, nel tempo del cos't detto Listone, opera veraìuente 
singolare già ordinata da (juell' filmo Pubblico per un' eterna 
memoria di quel celebre suo concittadino , la ijuale sarà spe- 
dita presto colà (i). La stessa Cronaca dà Pannunzio della 

• 

(I) Maggi Mem. Stor. p. 150. - Tirabo^c-iu Utb. Mud. II. Ji. 
{i) In lode di qucsl' opera osci in Slodena pei Uof del Solimi uti Soucllo dell* 
Abvte Vliieenso GaMcrani iMotino. 



544 

morte (li lui solio il 12 9brc 1792 del dello anno con queste 
parole. Cessò di vivere il .S/ Parìtanelli /?;v>/}>.s.sore di scultura 
in questo studio delle belle arti, che si crii (fcijuisfalo ìnolto 
onore nelle varie sue opei^e fatte, partico/driucnlc nella scuola 
qui insegnata a molti scolari . . . De' suoi allievi nessuno passò 
i termini del mediocre. 

Paoleiél NIeolo Gaspare fiorentino architetto (viv. 
1760, 1790 ) nella sua giovinezza diede il disegno della feo- 
ciata della chiesa di S. Vincenzo di Modena di assai buona 
architettura (1). La delta opera fa incominciata Tanno 1760. 

Parigini A;;;(>»lino bolognese incisore ( op. 1625, 1655). 
È una delle migliori operazioni di questo artefice il frontispi- 
zio figuralo dell' opera, Le Figure del Purgatorio sermoni del 
R. P. D. Stefano Pepe Chierico lìerjolare. Modena Cassiani 
i635. Egli fu pure autore delle 8! (nvole inserite negli Km- 
blemata di Paolo Maccio o Mazzi modenese, Bonmiae 4628 
in 4° 

Panna ( Gabrlno da) pittore (viv. seeolo XV). E me- 
moria di lui nel Testamento di Margherita fij^lia <li Feltrino 
Gonzaga e vedova del Cav. l-'ranccsco Manfredi fallo in Reggio 
il 10 maggio 1471. In esso la testatrìce lascia a suor Giovanna 
filiae qwmdam Gabrini Pietoris de Parma, Ter Hi Ordinis 
SancU Franeisei, qme siai eum ipsa testatrice ducati 25 d* oro (2). 
Un altro Cabrino da Parma abitante in Reggio nel 1573 è 
nominato in un documento del monastero di S. Prospero ri- 
portato dair ÀfCarosi (3). 

Parmlgiaiio anonimo pittore ( viv 17.. ). Il Lazzarclli (4) 
cita un ({uadro con S. Lucia e altri santi nella chiesa del 
Carmine opera di un piltor parmigiano di poco tempo fa e di 
poco conto. Notisi ehe il Lazzarelli scriveva intorno il 1714. 
Questo quadro utlribuito dal Pagani ad autore incerto, andò 
perduto. 

Pa»lnelil Lorenzo bolognese pillore ( n. iG29 m. 1700 ). 
il Zauolli nella vita di questo insigne dipintore (5) dice di 

(I) Mmori» dUrmno i758 al 1796 per mvin alto «lorte iett» fiMrkk», ri- 
§kmri, olbMUmmUi ad ornato éi Médmia, Forma Ftateadori iSSi f. 6S. 
' (S) TkceoU Memorie Storiche NI. 985. 
(3) .Vemorie hun ìche del Menuuiero di $. Proepero I, 456. 

(i) Pitture di Mudeiia. 

(3) Nuovo ft i ijio di gloria a Feteina $emprc piltriee nella Vita di Lorenzo Au»> 
mtlL Bolofoa Piearri 1709. 



Diyitizea by CjO' 



345 

varie lettere ad esso indirittc dai Duchi della Mirandola e di 
Guastalla e dal Conte di Novollara, dalle quali apparisoo eh' 
c^Vì ojMM'asse alcuna cosa dell' arie sua in servigio di quei 
sovrani. Non ho certa notizia delle ojxtc falle dal l*asinelli 
per (ìuaslaÙa e per la Mirandola; ma (li una Annida in allo 
di chiedere soldati al Buglione falla al Conte di Novellara, è 
dato un cenno dal Zanotti (1) e dal Crespi, al qual cenno 
sarà complemento la lettera seguente che il Pasinelli scrisse 
in quel proposilo al Conte Alfonso Gonzaga. 

D' ordine di V. E. ho consegnalo il quadro dell' Armida al S.' Gia- 
como Guluppi, ci gli ho fatto fare il subio ci cassetta, come Y. E. mi 
comandò, et ne ho fatto ogni diligenza acciochè U giunga senza alcun 
pericolo. Supplico V E. V. a compatire le mie di-boli forze abhencliè spero 
che riuscirà di sua soddisfazione et \ìcr non avere risparmiato fatica nel 
scrvirlii come V. E. merila, et starò attendendo i comandi delli allri qua- 
dri; la (piale supplico ])er line a coniinuarini hoQori della sua rivcriia 
gratta a sempre adorata prolezioce ecc. 

Bologna U 22 settembre 1660. 

« Negli anni posteriori fugU commesso dal celebre Raimondo 
Monlecuccoli un gran quatto per una soffitta di sala del suo 
palazzo In Vienna. Rappresentò in esso il pittore simbolica-x 
niente Giove, Giunone, Marte e Palladc con alcuni fanciulli . 
elle si dividono e stracciano una bandiera turcbesca, alludendo 
con questo alle imprese di quel sommo capitano. Questo di- 
pinto fu ampiamente descritto in una lettera da un celebre 
poeta (piando fu esposto in Holo^^na nella chiesa di San Gio- 
vanni in Monte 1' anno 1080, e fu egrej^ianienle inlaj^lialo all' 
ac(|ua forte da Gio. GioselTo del Sole. l*iae(jue tanto in Vienna 
quest' opera che l' Imperatore Leopoldo 1 volle avere un quadro 
di divozione dal Pasinelli (2). 

È da tenere per fermo che in una delle chiese di Carpi 
fosse già qualche saggio di pittura del Pasinelli, perchè si 
trova il nome di lui noverato tra quei pittori di cui sì ser- 
bavano opere nelle chiese di detta città, in una lettera scritta 

(I) « Fece ancore ira* ArmkUi el Big. Conte di Novellure, in tito di chiedere i 

soldati al pio Buglione, le quale inflnitamente piecfoe e qud Signore, il tiht ricavo 
dalle Lcllcrr, vhc in rsprcssihne di ciò scrisse a LoreOBOi le qmll COD tllre cinili 
presso di me coiisorvo n ( Zanòtli op. cit. J». S5 )u 
(i) Crespi p. 133, ZbooIU ecc. 



346 

dairoriHlito earpigiano Francesco Maria Nabi ai Grescimbcai il 
27 selleinbre i72G (I). 

Nella scuola del Pasinelli studiò pittura il Marchese Claudio 
Boschetti Nobile bolognese e modenese e Accademico Clemca- 
tino. 

* PMqpialeMl €Mo» FmceMo ferrarese (2) ingegnere 
( IL... m. 1549 ) ebbe carico d' Ingegner Ducale al servizio di 
Ercole II Duca di Ferrara, dal quale fu spedito a Modena eoa 
amplissime facoltà per provvedere all' ingrandimento e alla 
fortificazione della città. Vi andò il Pasqualetti primamente nel 
1533, poscia in quasi tulli gli anni che seguirono infino al 
1549, vi Icnnc por (lualche lenipo dimora. E qui fu egli molto 
impiegato non lauto in ninlcria di arcliitcllura quanto d' idrau- 
lica; conciossiaclìr v^Vi fosse sovente invitalo a visitare canali 
e a dar giudizio in arjionicnli di ac<fuc. Nel 1558 presiedane 
d* ordine del (iovcrnalorc di Modena alla demolizione dd Ca- 
stello di ISovi (5). Finalmcnle in Modena lini egli i suoi giorni 
il 7 settembre 1549, e il ragguaglio della morte di lui ci fu 
^tramandato dal Lancillotto con queste parole: 

1549. Sabaio adi 7 sepiembre. M» Zan Franeeico Pasqua- 
letto è morto questa note passata e questa tnaUnia è stato por- 
tato a S.* M.* del Carmene acompagnato da preti e frati, et 
'poi è stato posto in una cassa e posto suxo una caretta e con- 
dii fo a Ferrara perchè ferrar cso el quale era /nzignero dell' 
lUmo Duca sopra alla fabrica dell' ampHatione che al presente 
se fa a qnrsfa M/" città di Modena et era richo in Ferrara 
di i^cìtfi :Ì0 lìiìUìd. FA detto lia fatto ci suo toRfamonto in 3fO' 
dena roijdto sor Zan Lorenzo MI Inno .\olaro Modouese e ]ter- 
chè el tnontava granda quantità de danari secondo el statuto 

(1) Notizia (rtsmeiM da D. P. Guaitoli. 

{'ì) I! Lancillotto In un pnsso delia sua cronaca lo dice Tenoxìano; ma è «rrorct 
perchr cj;li fu di fiiini^iiu frrrarrsp. 

(3) Ture non iuvcrosiuiitc u I). Paolo (iuailoii che il Pasquulctli disesuassc od 
erigesM la rocca liidtalB fa Carpi presso la porla di Modena. Questa faUtriea Ai in- 
eomhieiata nel I5S5 « compita nd flBSS» poKia nella massima parte demolita. Fn 
medesimamente epera dell* arebitatlo delta Rocca, il piazzalo contiguo alla stessa porta 
il quale fu aperto contemporanoainontc all' oroziorjc dolla Hocca. In un rogito tlcll'ar- 
♦■hivio notariir di Carpi dol IC) iioMiulnc si lia uoli/ni (hiik' il PusqualcUi in 

iioiuc del Duca liJ-cuk' Il [tonc ni pohsu&iio del cu:>li>liu u di;i diblrcUu di BiCjvCcilO) hua 
Alfonso ClitareMi di Fìmara stipnlanta a nome di 0. Ippolito d* Este ArataUo del Duca 
suddetto. 



547 

de Ferrara rt d statuto de Modena che vote che qualunque 
forastero ta^tarà in Modena che V hahhia a jmtjurv secondo la 
tassa del stalido della siui città di modo che per mezzo di 
M. Petra Antonio (ji.s/ef SJ" Petra s' è assettata in scuti òV i 
e dice (/e ne veniva più di centi senti da L. i per sento. Se 
dire che lui ha va li sente in Ferrara per SO mi Ha scuti e una 
fiala sola. E nota eia' ci ditto M. Zan Francesco con M. Chrisl.^ 
(lasa nova che è morto pochi mesi fa in Ferrara fecèno minare 
il bel Monastero di S.<* Cecilia del i537 alli 7 agosto eomm^ 
zamo eftd alU 7 agosto fMUsaio fa compito anm i2, -E nota 
cke uno aUro Inzignero è stato eonduto a Ferrara infermo 4 
di fa per nome,.. 

PMqaAllnl O. BaMfate di Genio intagliatore ( op. 1619, 
1634 ) dedicò a Monsignor Alfonso GonsagB di Novellala arci- 
vescovo di Rodi r intaglio di un S. Francesco geiuilicsso avanti 
il Crocefisso del Guercino; e al Marcliese Nicolò Tassoni di 
Modena 1' intaglio di un' aliro dipinto del medesimo autore 
rappresentante Giove col fulininr in mano e Seinele. 

E*amAarotU Bariolomoo l)i>Ii)<;n(N(> pittore ( n. c. 1530 
m. ) fu in Modena a coiiimr il (juadro del Corren^'io 

' che era nella chiesa di S. Pietro iiìiirlire (1). La (ìalleria eslciise 
ne avea un quadro con S. Francesco d' Assisi in mezzo luisto 
al vero in tela, c varii disegni a penna tli puuini e di teste (i), 
un disegno di una femmina in piedi a lapis nero, altro di una 
lesta coronata d* alloro a penna, altro di Omero con cetra in 
mano pure a penna. Possiede oggi la Gallerìa un grande e 
bellissimo quadro di lui raffigurante la Madonna in sdto ado- 
rata da S. Carlo Borromeo con due altri santi al basso. Il Mu- 
seo Coccapani ne possedeva quattro disegni; il ritratto di S. 
Pio V, e il ritrattino di un giovine, quadri a olio. — Un' An- 
drea di Bartolomeo Passerotti d' anni ti morì in Modena^ il 
6 febbraio 1049 (5), Cacilmente nipote del nostro. 

PaNMarolfi OasiMire di Tibiirzio bolognese^ pittore 
( op. 1610 m. 1627 ) visse parecciii anni nella città di Mo- 

(I) Pungileoni Mem, Si. di A. Allegri IK. SU. 

(3) A pTvpogita di 4U«li difcgni a peana, lo Spaedoi odia aua Cronaoa al SS 
aprile 1609 net» che li Cardinal d^ EsCe gli mostrò certe teste a penna del Passerotto 

(la lui ricopiate c imitate benissimo. E più sotto al 2:^ die i mliro ICI3, scrive aver 
egli donalo al Principe Alionso oonU disagili a peana di BartoieiiMo I^aaseretti ette «li 
furono molto cari. 

(3) Registro de* mortL 



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0 



548 

dena e in essa morì il 10 sellcnibre iG27 (1). Dei lavori da 
esso falli in Modena dei (juali non rimane alenn vestifiio, noia 
il Malvasia nna Cdoria eelesle dipinta a fresco nella eiipolella 
della Cappella della Madonna del Rosario in S. Domenico, nella 
quale doveva essergli compagno Giulio Sccchiari piitor mode- 
nese che da eiò fti impedito dalla morte; e la facciata del 
palazzo dd marchese Guido Rangone dipiata io compagnia del 
Valeaio, opera che il Malvasia deplorava come qaasi del tulCo 
perduta. 

PaiiMir«»itl Tlbarzio bolognese pittore (n... m. 1612). 
Di un quadro da lui fatto a un cittadino di Modena è me- 
moria nel più volte citato spoglio dell' Arelii\ io di Novellara. 

Francesco Visconti indoratore scrìve da Modena al Conte di 
Novellara il ii2 settembre 1009 come nn cittadino di Modena 
vuol vendere un quadro grande in olio incorniciato, fatto da 
Tiburzio, e raflijj;urante il Giudizio di P;ìride, e lo persuade a 
comperarlo per otto zecchini, mentre potrebbe valere 50 dii- 
catoni. — Il Pagani accenna un disegno della risurrezione di 
Cristo a penna (li Tiburzio nella Galleria Estense. Due altri vi 
si aggiungono posteriormente ( Descriz. 2.^ ediz. ); una testa 
di donna giovine a penna, e un gruppo di tre teste grandi al 
vero a penna, che Pagani è ass^iputto a Bartolomeo Paa- 
sarotU. 

P»—crl Ghueppe romano pittore ( n. 1694 m. 1714 ) 
accompagnò il P. Sebastiano Resta in nn suo viaggio a Milano, 
e in quel tempo si trattenne in Firenze, in Modena e in altri 
luoghi a studio di pitture (2). Egli diede il disegno della 
tavola incisa in rame da Arnoldo Van Westerhoul la quale 
atà innanzi al libro di G. B. Diana Paleologo massese; Sacra 
Universale Filosofia dell' Immacolata Concezione, Lucca Fre- 
diani 1715. 

PoMMif^nani. Vedi Creniì IKimevlco* 

PaNioi'ini l*uHlorino sanese ])itlore e coniatore ( op. 
1574 ). Giovanni Antonio Signoretti reggiano conduttore e zec- 
chiere della nuova Zecca di Novellara scrive in una sua let- 
tera da Reggio il 51 marzo 1574, aver ricevuto le monete 
coniate ultimamente in Novellara da M. Pastorino che liitte sono 

(I) Ctifptiro Pu!iMiri<iUi ila Duluyna abitanu nelia pftnocchiu di 6. Lorenzo morì 
« fu upullu net Chi mini . Ke^jisiro dei defuiiU. 
(i) PaMoU Op. di. 1. Sii. 



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Òi9 

jmi^^ahiìi, occrffo queila da aohll (/uaraiìta che è molto iiifoìtne, 
r anna piccola c torta, e lo Icffpvp troppo groìidi (I). Questo 
doeumonlo |)roliinga di paroctlii armi il tomiinc della vita di 
Pastorino assegnatogli dagli annotatori del Vasari (2). 

Padrini Giuseppe parmigiano incisore ( n. 1712 m. 
1780 ) intagliò in rame il disegno dd monumento eretto in 
Castelnovo di Garfagnana al Marchese Gaudenzio Valotti bre- 
sciano, il quale inta^(lio è posip innanzi alla Raccolta di com- 
ponimenti fwetiei per V inanguramento del medesimo, stampata 
in Massa dal Frediani nel 1778. 

* Pavia ( ^lareo da) architetto ( op. 1478 ) rifece di 
nuovo in volto la prigione del Comune in Modena che era bru- 
ciala, e la fece a proprie spese con patto di tenerla a suo pro- 
fitto finche rimanesse intieramente soddisfatto dell'opera sua (5). 
Un' altro M.° Marco da Pavia modenese vivente nel ìoìÀ ò 
segnato dallo Spaccini nel suo catalogo degli artisti tra i J//*' 
Murailoì'i che lavorano per ecc^*'* secondo li precetti di Vi- 
truvio. 

Pa%ona Franecseo udinese pittore ( n. 1692 m. 1777 ). 
Queste parole scriveva il Frugoni all' Àlgaroltì» da Parma il 
22 aprile 1760. « Il Signor Pavona mi ba recato una vostra 
lettera ed un pacchetto. Egli è un lampo non un uomo. Venne 
e sparve. Non trovò i reali principi, né il ministro in Parma. 
Non si è voluto fermare. È passato a Reggio, ed ba promesso 
di tornare, ed id suo ritorno cercar la corte dov' è, e for ivi 
le faccende sue » (4.). 

Due bellissimi ritratti a pastello di due individui della 
famiglia l.egnani di Bologna si serbano nella nostra collezione. 
L' Ab. Vicini scrisse un' infelice sonetto in lode del Pavona 
eh' io tengo presso di me, forse inedito, ed è il seguente. 

E chi ti die ì colori, c chi 'I disegno 

Chi le divine idee, Pavoiia ilhislrc, ' 
Onde animala fai la tela, e iiiduslre 
Eccelsa di natura opra, c d* ingegno? 

(I) Davolio Meuiorìc ingn. 

(ì) Etiiz. Lo-Moiiiiicr VMI. 112. 

(7)) Memorie ^loriche .Vof/cnrs* nisn. Ouostd Mnrm r (Insparino padre di lui CÌtUl* 
dini modenesi, sono detti muralon in due rogiti del liGU c dei 1462. 
(4) AlgaroUi Op$rt. Yetuzia Pukte 1791. T. XUf, p, ISf . 



390 

V arte stupisce che a si alteiro segno 
Gìnnger non sa dovunque Febo iUuslre 
fi fccM» qui ft« le terrene lustre ( sic ) • 
AngioI ti crede del beato regno. 

Poiché il soave Guido, il dolce Albano, 
11 robusto Carracci, ed altri lumi 
Ne rappresenta tua felice niauo. 

Vada or superbo fin gli Esperii fiomi 
Il TagUamento a coi eosi sovrano 
Portento dd Pittor donaro i mmiL 

* Pedemonte CJewre. pittore ( tìv. 1939 ). Vedi 

PMionioiito Pompeo mantovano? pittore ( v. 1914). 
Vedi RubonI Giulio. 

Pcll<»js;^rlnl Antonio veneziano pittore ( n. 1075 m. 
1741 ) fece di coniinissionc di Giiiscppe Foscardi modtMìcse 
dilcllantc di pitliira, un (jiiadro per la chiesa di S. Krasmo in 
Modena rappresenlante S. Filippo Neri portato da due angioli 
in cielo (1). Soppressa la della chiesa fu il quadro trasferito 
nella chiesa di S. Pielro uiarlire, e andò poscia perduto. 

Pclori CmÌo, BatUMta sancse ingegner militare ( n. 1485 
m. c. 1558 ). « Nella guerra della Mirandola del 1991-5^ pare 
ohe fosse ingegnere al soldo di Francia, e forse lavorò alle 
fortiflcazioni di questa città, e me ne dà indizio una pianta 
di essa, che si conserva nel RR. archivi di Torino, eoi titolo: 
Disegno fatta per ma* del CavaMer Pelota ^gegniero del 
He . (2). 

Pc^randa SanCe veneziano pittore ( n. i56G m. 1658), 
11 Principe poi Duca Alessandro I Pico della Mirandola allogò 
nei primi anni del secolo XVII al celebre Jacopo Palma alcuni 
tfuadri clic dovevano rappresentare la favola di Psiche per 
adornare con essi un nuovo appartamento del suo jìiilazzo; 
ma non polendo per se solo il Palma attendere a lulla 1 opera, 
ne fu alildala una parte a Sanie Peranda scolaro già di Leo- 



(1) LaxzarelU PiUture delle Chiù» di Moderna. 

(3) Promù IVodalB di ArekUutma eivil§ e miUtatr di Ftwtewo di Gtorgio 
Martiiti «!««•. Torino 1841 IL 89. 



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315! 

nnrdo Corona poi Pnlnia iiinìosimo prr anni qnatlonìici (1), 
artista «li bella ripulaziono. K recatosi il Principe a Venezia c 
veduto l'opera di Santo, cosi gli piacque clie 01 commise 
l' argomento delle prime tre Età del mondo da eseguirsi in 
vaste proporzioni, assegnando la quarta al Palma. meno 
delle prime soddisfecero queste ultime dipinture V animo dei 
Principe, il quale invitato il pittore a recarsi alla Mirandolft 
per collocarle al loro luoghi, gli fece profferta di rimanere al 
suo servigio; ma Sante fa sforzato per allora di ritornare a 
Veneaia per dar eompimenlo oolà ad alcnni dipinti, in appresso 
sollecitato dalle vive instanze del Principe si deliberò di ac* 
eettare 1* invito e passò con la famiglia sua ad abitare alla 
Mirandola^ Fu in questa città adoperato assai dai prìncipi, dai 
privati e dai rettori delle chiese. Fece al Pico quattro grandi 
tele nelle quali figurò le favole di Doucalionc r Pirra, di Fe- 
tonte fulminato da Giove, dei figli della INiobc ( rimasta im- 
perfetta (t) ) e della caduta d' Icaro. ISè perciò intralasciava di 
operare ancora per la sua patria, avendo nel tempo della sua 
dimora alla Mirandola condotto una bellissima Deposizione di 
Croce per la Compagnia di S. Procolo di Venezia, giudicata 
dal Lanzi la migliore delle opere sue. Al medesimo Principe 
dipinse un David con la testa di Golìa, e la Decollazione di 
S. Giovanni. A rappresentar la quale con tutta verità impetrò 
grazia, che ad un nomo condannato ad essere a])pcso fosse 
troncato il capo alla sua presenza; benché poi per T orrore 
cagionatogli dalla veduta di quel supplizio non conseguisse 
r intento propostosi. Dipinse nel Duomo della detta città la 
Duchessa Laura adorante N. S.; in S. Francesco la Conversione 
di S. Paolo; in S. Agostino due figure di Santi. Finalmente 
desideroso di ridursi nuovamente alla patria là dove più largo 
campo si apriva all' ingegno suo, colà si ritornò e colà mori 
d'anni 7^ nel 1058. A questo compendio delle notizie dateci 
dal iUdollì (3), più cose aggiugoerò tratte dalla Cronaca Spac- 

s 

(1) « Sala ohe slo mirabile i'erarida 

Ha servì con amor quatordcs* ani 

CI Ptfana, e no* In tlimà bdlflM e abili 

Per lm|Nurar virtù «i àegcu e gniula n. 

Così il Bosdiini nella dirla M Ifnvegtir pitartteo, Yenetìa Bàba 1660. Vento VI, 

p. HO. 

(2) Pei- la multe del Duca, dice il RidulH; ma il Duca morì nel Ì6i6, olio unni 
di^ la morte dd pittore. 

(3) VAe ile' l^ort Veneti. Yennia 1648. T. ti. 



552 

Cini, dalle Memorie Mirniidolesi e da docuinonli originali favo- 
ritimi dal Signor Giacinto rallriiiieri della Mirandola. Mi è 
ignoto in qual' anno il Pcranda prendesse doniieilio in questa 
città; certaraenle ciò non dovette accadere prima del 1G05 
né dopo il 1609. Non prima del 1605 perchè, come osserva 
il Cicogna (1), il gran quadro dipinto dal Peranda ndla SflJa 
dello Scrutinio dd Palazzo Ducale in Venezia non era ancor 
posto al suo luogo per tutto il 1604, né è da credere ch'eli 
volesse togliersi di là prima di aver condotto a termine un' 
opera di tanta importanza. Non dopo il 1609 perchè le parole 
che sono per riferire delio Spaccini mostrano aìi' evidenza che 
in quell'anno egli si trovava da qualche tempo stahilmente 
alla Mirandola. Narra adunque lo Spaccini come il (i ottobre 
del 1G09 andasse alla Mirandola e desinasse in casa di Fede- 
rico e fratelli Facci, e prosegue: // dopo pranso andfhssero a 
visi fare il Sii/. Sftiìto Pirnnda lettor EcrJ^ e Vcìieziuim , che 
sta al servitio del Prencipe con proiyifjione di A." ( ducali ) . 
300 ranno, v>i fa le spese, e vi pafja l'opere, ih à donato 
una possessione, et hora una casa che di nuovo v' è andato 
a starvi dentro .... Si menò a vedere la Sala dove dipin- 
geva e fra l'altre cose st vide dette quatro Età del Mondo 
n* haveva fatto due, cioè quella déW oro , et argento invero 
pittura eceJ* , poi lo kudaseero e andassero, tn Castello eoi 
Faccio a vedere queUa fabrica molto bella e si vide ogni 
cosa .... Si vide due quadri di pittura di Giacomo Pabna 
Veneziano cioè il Caos e la Età del Ferro, betU sì ma non 
come . li primi .... La sein ritornassero a casa del S. Santo 
dove fitssei^o regalati e dormissero. Questo ragguaglio è pre- 
zioso per la nota dello stipendio e delle opere già eompiule 
dal Peranda, e per ciò che segna la dnia della dimora di lui 
alla Mirandola, anteriore a quella lin (juì conosciuta. Ma ciò 
che v' lia qui di molto singolare si è la donazione della pos- 
sessione e della casa fatta dal Principe al pittore in (|uello 
stesso anno 1G09. Ora Fallo originale della donazione stessa 
rogato da Camillo Personali nolaro mìrandolesc che io ho solt* 
occhio, porta la data del 24 mano 1615. Ecco due autorità 
egualmente irrepugnabili, lo Spaccini testimonio de ore et de 
visu e r atto autentico in aperta contraddizione. In qualunque 
modo si voglia spiegare reninuna, rimane indubitato che il 

(I) JSwrMoNi VenMime, Ymuia I8S4. r. lY, p, m 



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o53 

Principe Alessandro faceva libera donazione al Peranda trasmis- 
sibile in fidceomniesso ai suoi diseendenli maschili purché con- 
tinuassero ad abitare nella delta città, di una possessione di 
biolche 37 posta nella villa di S. Possidonio in luogo detto il 
Eonco del Povero, e di una casa con orto posta in città. Mani- 
cando la famiglia Peranda alla condizione di tenere domieilio 
nella Mirandoki, la possessione ritornerebbe in podestà del do- 
natore. Nondimeno ncU* Inventario mss. dei beni del Daca 
Alesstfidro oompilalo dopo la morte di esso, nel 1649, trovasi 
menzionala una casa murata cvppala e aolerata con horto 
posta nella mitrandola chiamata viti ff or mente casa del Peranda 
confinante da un capo la dirada, dall' altro capo In Suore di 
S. Lodovico, da un lato le dette more, dall' altro lato Antonio 
Pegorarì, qual casa però è pretesa dalli heredi del (/. Sig. 
Santo Peranda. E di questo basii. Ora per riassumei'é e rior- 
dinare il catalogo delle opere lasciate dal Peranda nella Miran- 
dola, dirò coni' egli aiutalo da Matteo Ponzonc Dalniatino, il 
più valente de' suoi scolari, dipinse in Corte alcuni quadri 
della fovola di Psiche (1), tre quadri con le Età del Mondo e 
quattro altri con le favole dei Giganti lùlminati da Giove, del 
Diluvio, di Lieaone, e di Deucalione e Pìrri; un quadro con 
la Decollazione di S. Giovanni BatUsta ed altri de' quali non 
ò pervenuto notizia infino a noi. Di tutte queste opere che 
il trovano annoverate tra I mobili del Duca Alessandro nel 
succitato Inventario, una parte perì nella distruzione del Ca- 
stello, l'altra parte fu rubata dai Commìssarii Imperiali ve- 
nuti ad amministrare lo Stato Mirandolese dopo il senlenzialo 
decadimento dell' ultimo Duca Francesco Maria. Il Cadioli (t) 
riferiva esistere nel Palazzo Ducale di Mantova 'diversi quadri 
di Santo Peranda e tra questi, quattro in tela rnpprcsentanti 
nelle sue varie fasi la favola di Fctonlc, più due (iiiadri cnu 
le favole di Deucaliuiic c Pirra, e di (iiove fulminatore dei 
Giganti da esso Cadioli giudicati migliori dei precedenti e at- 
trilwiti forse per equivoco a un* Antonio Peranda. Nè è qui 
da tacersi come le opere da Sante eseguite nella Corte dei 

(I) Quel che rimase dell' npparlanionto dolio della rsi«lie fu rìdollo noi IHIG a 
quartiere niililare. Evvi ancora a vedersi un soQìtto di stanxa con avanzi di ^lucrili 
di dorature e di piltww. 

(S) Oncrizifme dtHf Mfww SrMlMfv JkvhUeUur» di IknUtum, M Pattmut 1763 
I». S7. SS. SI. ' 

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354 

Pioo faroM» destine artiatfcameiite dal Ridolfi (I) poetica- 
meiìte da Federìoo Riccardi d'Ortona (2). — 11 penndlo del 
Pcranda si adoperò ancora nàV adornare le chiese ddla 
Mirandola. Nel duomo pose tie quadri, il primo dei quali 
condotto r anno IGIO per V altare della famiglia Personali 
rappresenta la' Vergine e il Cristo morto in alto, S. Carlo 
in ginoochioni e S. Francesco d' Assisi al basso; opera che 
luUavia si conserva ma in tristo stalo e molto annerita. 
11 secondo nel 1612 con la Madonna della Concezione cir- 
condata da (ìloria d' Anjicli ncll' allo, S. l baldo e S. (lemi- 
nìano più sotto, e a pie di (juesio santo la Piincipcssa Laura 
Pico in alto di adorazione. Il quadro levato di là, fu ven- 
duto nel 1811 alla chiesa parrocchiale di S. Possidonio che 
tuttavia lo serba assai malconcio dal tempo e dai ristaurì. 
Fu il terzo, il Martirio di S. Stefano ancora al suo luogo in 
miglior condixione degli altri due. AH* anno 1612 assegna il 
Papotli (3) r altro quadro della Caduta di S. Paolo nella chiesa 
di S. Francesco. Codesto, se bene annerito, è il dipinto migliore 
che rimanga oggi di quell'artefice nella Mirandola. Le due 
figure di Santi nella chiesa di S. Agostino accennate dal Ridolfi 
sono perdute. È pure perduto il quadro allogatogli dai Presi- 
denti del Monte di Pietà per V Oratorio del SS. Sacramento, 
nel quale figurò la Visitazione di M. V. e nel basso il ritrailo 
in mezzo busto di Elisabella Donati veneziana benefattrice del 
dello Monte. Possiede oggi il S."" Giacinto Pallrinieri Ire ritratti, 
il primo di Federico, gli altri di Alessandro 1 Pico in giovanile 
e in vecchia età, attribuiti al Pcranda quasi con certezza 
rispetto air ultimo dei tre che veramente è bellissimo. Due 
di questi ritratti furono riprodotti dal Lilla nelP Opera delle 
Famiglie Italiane, 

Il Peranda nel periodo del suo soggiorno nella Mirandola 
fu più volte in Modena chiamato a ritrarre questi principi, e 
di ciò trovansi diiTusi ragguagli nella Cronaca dello Spaocini 
stretto in amicizia al pittore suddetto. Il primo cenno della 
venuta del Peranda a Modena è dato nell'ottobre del 1609, 
dìcendovisi che il Peranda era stato invitato dalla Principessa 

(!) Opera citala. 

(9) I TVoi^ iMa dori» Epitalamio alf Alirzie iertnitmme di Alemmdro Pk9 
9 di Anna BeHiee d* Afe OueAI della MrmiUMa. Bologna Fermi ISSO. 

(3) AimaU JNroMfelnt mai. donde ho rigirato quesle dito, dttlltflMlleBn ddic 
«piali non mi fiwdo maUeTadore. 



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555 

Isabella a dipingere i ritraili dei principi figli suoi, ricliìcsligli 
dal Duca di Savoia padre di essa per collocarli in una Galleria. 
Venne infatti il pittore a Modena il di 20 novembre di queir 
anno col figliuol suo Michelangelo e vi si trattenne due mesi. 
Fece egli i ritratti del Principe Alfonso e della Infante Isabella 
moglie di lui, V uno di figura intera da spedirsi in Piemonte, 
l'altro in uno scatolino destinato- al Cardinale Maurizio di 
Savoja; quello del Principe Francesco, e V altro del Duca Cesare 
nel quale era figurata la Guardia de' Tedeschi. A queste notizie 
aggiugne lo Spaccani, che il Peranda è andato ina con animo 
dì non /ornar più, iendo stato mal sodisfatto, havondo in 
(jfir>ifi dxKi mesi eh' è Stato costì, iascinti quadri impprfcffi pnr 
ducati iWO e poi olla partita doìi vi hanno pur detto A l)io 
soli sodisfallo, si ronic ii fatto il S. Dura, non havendovi dato 
uè. lettere nè sodisfazione , quul IHranda non tanto è restato 
mal sodisfatto di non lo havn' pacato, quanto non vi haver 
pur detto parole sodis fattorie, oltre che alcuna volta lo hanno 
fatto aspettare le due hore innanzi vi habbiano dato audienza. 

S'AavesMTD a far eon altro che con quésto ehe è 

tanto da bene e parUcolarmente eoi Caravaggio, non solo ver- 
riamo esser pagati bene, ma haveriano sue opere quando le 
poteeeero bavere, e non vi tomeriano cosi presto nei piedi, ei 
come farà questo. Convien credere però che fosse data piena 
soddisfazione al Peranda, perchè questi continuò a lavorar di 
ritratti per la Corlt^ di Modena, li i.** gennaio del 1012 inviò 
dalla Mirandola quello della Princip(»ssa Giulia d' Esle desti- 
nato al He di Spagna che lo aveva richiesto (1). Tornò poi e^li 
inedesinio a Modena nella line dell'anno suddcllo e fece un 
nuovo riiratto della Principessa Isabella da inviarsi in Ispa- 
gna al Princi|)e Filiberto fratello di lei; il ([unlc, scrive lo 
Spaecini, quando san) finito non havrà verfjoi/na sfar al paro 
a quelli di liafaelo d' l ibino, Correggio, e Tiziano (2). Fece 
nel tempo stc*sso il ritratto di Donna Carlotta di San Giorgio 
dama della predetta principessa per inondarlo donare al S, 
Bolognino Bolognese suo sposo quat par di mano del Pormi- 

(i) I ritraili delia Prìnripossa Giulia viaggiarono per I' Europa .soiiz' alcun frullo. 
Gtt si è veduto die T Imperatore Rodolfo II mandò apposìtamei^c un suo pittore a 
ritrarre la PrineipetM, h qmlé idilieDe fnnila di nn beHoia, mori titdb. Due 
ritratti di esm turno porr noverali nel dialo Invontario dei beni del Dnèa Aletimndro I. 

(i) Ottetto ritrailo fu portolo ■ Torino dail'Ab. Forni il .li fennaio 1618. 



356 

gianino tanfo elio tp-dtloso. A quesle opere aggiunge lo Spac- 
cini il ritratto del Cu. Paolo Emiiiaiiuelc Boschetti ÌDComin- 
dato tre anni innanzi e non ancora finito. A questi avvisi 
del eromsta piacemi aggiugnere quello di on* altra gita del 
Pmnda a Modena nel 1621, tratto dot* un Mandato originate 
dei Fattori Ducali del 9 ottobre di quett* anno, pel quale .vìen 
soddisfatto il Mulazzano carrozziere reggiano pier aver ricon- 
dotto alla Mirandola il Peranda. Del medesimo sono pure due 
opere insigni in Modena rappresentanti; la prima il Martirio 
di S. Orsola e delle Vergini compagne, la quale è stata pochi 
anni sono rimossa dalla chiesa di S. Bartolomeo in cui Jn 
primamente collocata; la seconda con Cristo che dà le chiavi 
della Chiesa a S. Pietro con molle ligure, di huon colorito 
e di buona composizione, serbala nella Galleria estense. La 
prima di codeste opere è accennala anche dal Ridolfi in- 
sieme ad un quadro con la Vergine e santa Catterina nella 
chiesa di S. Domenico, del quale mi è ignota la sorte. Egli 
racconta ancora il seguente aneddoto sul proposito dei ritratti 
de' princìpi. « Dicesi che mentre egli ritraheva il Duca, un 
cortigiano, a cui pareva che bene non incontrasse la somi- 
glianza volendo far del beli* ingegno, motteggiava di quando 
in quando il Peranda, il quale iropatiente infine, gettandogli 
i pennelli in faccia, prendeteli voi, disse, e fatelo meglio se 
sapete, mortificando quello in modo, che più non osò favel- 
lare, con piacere del Duca che apprezzava molto il valore di 
Santo, et espedila l'opera, degnamente lo ricompensò » (i). 

Cn' altra opera insigne del Peranda si ritrova nel Duomo 
di Carpi, nella quale rappresentò un miracolo di S. (larlo Bor- 
romeo allorché libera dal demonio un' ossesso, con molte fi- 
gure. Anche di (|ucsta ragionò !o Spaccini là. dove narra sotto 
il '2'.) dicembre del che il Peranda ])ortò a Modena uno 

quadro quando San (Àtrio Borromeo libera un indemonialo 
opera non ancora finita, ma mirabife non tanto per lo eoUnrito, 
quanto per U disegno et invenzione, qual pittura va in Carpi, 
credo io, nel Duomo. La cronaca carpigiana del Pozzoli avvisa 
il collocamento di questo quadro avvenuto il di della Trinità 
deiranno 1617, nella nuova Cappella eretta nel Duomo dal 
canonico Girolamo Tassoni, e la spesa che in totale ammontò 
a 190 ducatonl. 

(I) opera citata. 



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357 

Non mi è noto in qual' anno egli sì togliesse daUa Miran- 
dola; ma (lolle parole del Rìdolfì si può inferire ch'egli si fosse 
già ristabilito in Venezia nel ìiìii). Nacquero di Sanie un 
Michelangelo già ammoglialo nel 1621 con Francesca Hcrnardi 
mirandolese e morto nella Mirandola l'anno Hi^^y, dal <|uale 
provenne un Giovanni vivente nel lG4i. A (jiiosla fainif^ìia 
appartennero pure un'Adriana (1651 ) e un ira Michelangelo 
(1650), tutti viventi e domiciliati nella sopraddetta città. 

Di Michelangelo figliuolo di Sante Pcranda, il P. Papotti (I) 
creò un pittore insigne, attribuendogli i sopraccennati dipinti 
nelle chiese della Mirandola e una parte di quelli della (A)rle. 
Questa creazione dell'annalista fu adottata per vera dal Poz- 
zetti (2), dal Veronesi (3) e dal Zani (4). Ma se si ponga 
mente a due argomenti negativi eh* io sono per produrre, sarà 
giuoco forza restituire a Sante quella parte di gloria che gli 
si volle togliere per arricchirne il figliuol suo. il Ridolfi scrit- 
tore contemporaneo che potè conoscere il Peranda e da esso 
potè anche attingere V esatto ragguaglio della vita di lui, non 
nomina codesto Michelangelo del quale pure nessuno dei bio- 
grafi veneti ha fatto parola. Lo Spaccini amico intimo del 
Peranda, che tante diffuse notizie ci lasciò di lui, e che più 
volle nomina ancora il lìj^lio Michelangelo, non mai dà a sa- 
pere che ej;li si esercitasse nella |)iflura. lo penso che i me- 
desimi e altri arg<mìenti possano valere a togliere dalla serie 
degli ariisii queir Antonio Peranda aec<'iuialo dal Cadioli (o) 
e ripetuto dal Fiissly (6) e dal Zani (7). 

Fu Sante Peranda uno de* migliori tra i veneziani pittori 
ddla prima metà dei secolo XVII. Lo studio della scucia ro- 
mana gli fonù il Ivuon .disegno; lo studio delhi veneta il co- 
lorito forte in un tempo e grazioso. Ebhe fianlasia vivace e 
non servile e delicatezza di pennello, se bene le sue opere 
tutte non siano d'egual pregio, essendone alcune trascurate, 
altre annerite e quasi perdute. Fu accusato di iiMHitmmio 

• 

(I) Annali Virnndohitì. 
(i) LcUt're Mirnndtileni. 

(3) Quadro tlorico della Mirandola e della Concot'dia. Modena Cappelli Itf48. 

p: IL Si. 

(i) Eneieiopedia Metodica tee. XV, SS. 
(8) Vedi sopra. 

(6) Allgemtim» KkMkr - U*koH p, 490. 

(7) l, c. 



:>58 

Irislo vezzo dei veneziani di quel lempo, tirali a ciò dal lavo- 
rare di praliea e dalla soverchia faeililìi. Eppure il Peranda fu 
aiu lie addebitato di lentezza; ma se colui clic compiè i grandi 
lavori nella Mirandola; che lasciò opere in Holo^ina, in Treviso, 
in Hovigo, in Modena, in Carpi e in altre città; che empì 
delle sue tele Venezia, clic nella metà del seccnto noveravanc 
sessanlatrc nelle chiese e nei liio^ihi pubblici (1), può essere 
incolpalo di lento; io auguro questa felice colpa a tutti i pit- 
tori del nostro tempo. 

Pericoli Nicoli dello il Tribolo fiorentino scultore ( il 
1485 m. 1550 ) fu due volte in Carrara (2). La prima volta 
dopo r anno 1525 per dar principio a un Deposito commes- 
sogli da Bartolomeo Barbazza di Bologna. Nel qual tempo fece 
cavare i marmi per detta opera' e sgravarli, avendo poi egli 
medesimo abbozzato colà due putti grandi che furono condotti 
a Bologna e posti con gli altri in una cappella della chiesa di 
S. Petronio. La seconda volta fu più anni appresso, recalovisi 
per ordine del Duca Cosimo a provvedere i marmi per la 
sepoltura (hi farsi a Giovanni de' Medici, e per le fonti della 
villa di Castello presso Firenze. 

Periizzi ItaldttMji^are sancse architetto ( n. 148! ni. 
1537 ). Scrisse il Vasari (5) come il Pcruzzi fece « il disej^no 
e modello del Duomo di Carpi che fu molto bello, e secondo 
le regole di Vitruvio con suo ordine fabbricato; c nel medesimo 
luogo diede principio alla chiesa di S. Niccola; la quale non 
venne a fine in quel tempo perchè Baldassare fU quasi forzato 
tornare in Siena a fare ì disegni per le fortificazioni della 
iàtxk ». In Carpi non esiste alcun docuìnento contemporaneo 
a vicino che attribuisca al Peruzzi il disegno di quel duomo, 
ma non si saprebbe neppure allegare ragioni in contrario; anzi 
non mancano argomenti per dar valore al detto del Vasari, 
quali sono per esempio la coincidenza del tempo, e il sapersi 
che il modello venne da Hoina dovf* lippuiilo allora soggior- 
nava il Peruzzi; della quul cosa ci fa fede la lettera di Alberto 
Pio scritta di là ai 9 iiim{ì;ìÌ(> l.'illi a Bonifazio itellenlani suo 
fami;;rKue, la (piai leilera si conserva originale presso D. l'aolo 
(juaitoii, ed è del seguente tenore. 



(I) n'iscliiiii Miuinr dilla jiillum. V>-uv:ia JS'iiolini 1664. 
(i) Viisiu i Vile de' pillurt vdi:. Le Munnier T. X. 
(51 ivi 17'. ÌS6. 



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551) 

Bonifncio: lio inteso per la vostra de' 29 del passato quanto scriveti, 
rè vero ch'io desidero andare aUi bagni; ma la importaniia delle cose 
che oceoreno al presente non scio se mi lassarà bavere comodità de poterli 
andare, e me è grata in ogni tempo la presenti* vostra, e sempre vi vedo 
volontierì, ma quando non andassi alli bagni essendo bmgo el viaggio da 
Carpi a Roma, e venendo il tempo caldo da non stare troppo sano in 
Roma, non vi consiglinria a pigliare questa fatica, e pur se deliberasti 
venire saresti da me ci ben veduto e accarezato, et haucrri poi piacere 
die slesti con me tutta (piesla csiaic, e manco non desidero parlare con 
vui, cbc desiderale vuj cum me: Presto manderò el modello tpiale è finito, 
e p<'r (jiirslo l'fTcllo, ho tenuto ci genero de Slramusolo, per mandarlo in 
conij»a[;iiia del niuliitero, che lo condurrà, gìonto che sia (juelli l'edre- 
zoni (I) poirano lonienzarc a lavorare: Io serij)si al Faelore dovesse dare 
quilli giaroui, credo li haverà dato, et ancora Vuj ne lia\ereti mandati a 
tuore per essere il tempo comodo a carezarc, e bisogna fare una bona 
provisione, anzi doveva essere sta facla a questa bora el caso non è 
d' bauere sol posto ordine a fare doe cotte de calcina. 

Circa r bauer dato questa iujpresa al Faelore, cbel seiia meglio, io 
non lacio fare questa cbiesa del mio, et \h'ìó non è conveniente chi;! mio 
faelore babia tale cura; ma li massari di cpsa chiesa, perchè olirà quello 
cb' io mi sono obligato, se ha a fare e per adjuto <li preti, e de quello 
populo, el elemosine, el de qualche creatura bona che Dio ce manderà, e 
però ognuno delli massari se debbe alFaticare volunlieri per amore della 
gloriosa Vergine Maria, la quale sera bona remuneralrice a tutti quelli se 
ne piglieranno cura per amore suo, et a Vuj ne do più cura, sapendo che 
volunlieri fate cosa che me liabi ad esser grata. Le liltcre che fece M. 
Triphune (2) le farò trovare, et le manderò: Bene valete. In Roma alli 
Villi de Mazo iùt5. 

Vro A. C\nv$, 

Pare adunque esservi suflicioitte fondamento per asserire col 
Vasari che il Poruzzi archi iettasse ad instanza di Alberto Pio 
la Bttova cattedrale di Carpi. La qual cosa ammessa per vera, 
ne consegue clie il disegno dovette essere terminato nel 1513 

(1) DI Andrea Federzuni itipomxstro o arcbitcUo carpigiano cui fu aflìdata da 
Alberto Più 1' opera della ediflcasione del Duomot paria il Tirabosctii nella O&tihteca 

modenese 17. 415. 

(i) Forse Trifone Bizaiiliiio amico c eoiujmgno di studio di Allicrlo, il quale fu 
più volte in Carpi dat 1508 al ISIS. 



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e spedilo a (!:iri)i prima dei 14 febbraio dell' anno successivo, 
in cui vennero gettali i fondamenti del grandioso edilizio, come 
ne assicura il Diario mss. del I^izza^na scrittore di veduta, 
mentre dalla lett^^ra qui sopra riportala s' impara ehe il mo- 
dello fu poi condotto a fiuc e trasmesso a Carpi un' anno 
dopo, cioè nel 1515. Infatti non prima di questo tempo fu dato 
principio al murameiilo deUa fabbriea siA fondamenti posti 
nell' anno precedente, come si ricava, per tacere di altri do- 
cumenti, dalla lettera suddetta e dai capitoli stipulati ai 23 
gennaio del 1515 fra gli agenti di Alberto Pio ed Andrea e 
fratelli Federzoni i quali si obbligarono di fabbricare la chiesa 
secondo la forma et modello sarà mandato da Roma per dieta 
Cesia dal tuddeUo lllusire Signor nostro (i). Il ricordato mo- 
dello si conservava ancora nella prima metà del secolo XVII 
per attestazione dello Spaceini cronista modenese e del Tozzoli 
cronista carpigiano. Narra il primo al dì 5 dicembre del iOOi 
ehe S. A. andò in duomo di (jiipi a vedere il modello di 
detta chiesa Architettura di fìaldasare da Siena. E il Tozzoli 
scrive neir istesso proposilo: il modello tolto da questx) diset/no 
si trova tuttavia presso gli Canonici quando non V habbino 
mandalo a male, et in prima dell' anno del passato contagio 
V ho io veduto esposto iMa Capella di S, Franeeseo in occa- 
sione ehe si fabbricava nel medesimo Duomo, cosa invero di 
stupore e meraviglia. Quel modello andò poscia perduto. 

Del resto, incominciata la fabbrica dai frat^ Fedensom, 
fu proseguita con tanta alacrità che in breve si videro in 
piedi il coro con le due adiacenti sagrestie, la tribuna c le 
due navi laterali inclusivamentc fino alia grande navata della 
crociera. Questa parte era ultimata, almeno nel lavoro rustico, 
r anno 1517 in cui ne fu sospesa la continuazione da Alberto 
Pio il quale volle dar opera al compimenlo dell' altra chie^ja 
di S. Nicolò. Terminalo (pioslo edilìzio era poi intenzione del 
principe di ripigliare (jucllo del Duomo e di ridurlo pur esso 
a termine; ma le guerre in cui si ti')vò impaccialo e la per- 
dita dello stato resero inniib; il suo «generoso divisaujcnlo, c 
il tempio rimase interrotto iniìno al lOUO. S" incominciò allora 
ad alterare e a mutare il disegno originale, e si prosegui negli 
anni avvenire flnchè la chiesa fu totalmente compita. La qual 
chiesa non ha ora più in se parte alcuna che si possa ragio- 

(I) Rogito di Giacomo Staggi neli* archivio Pio. 



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' 3(1 1 

iievolnicnlo asscj^nan» al Poruzzi, e clic sia degna della nieiile 
di quel grande artista. — Passando ora alla chiesa di S. ^icolò 
che il Vasari disse principiala dal l*eruzzi, addurrò le date 
della sua costruzione le (piali varranno a farci giudicare del 
grado di fede che merita quello storico su questo proposilo. 
Delia fondazione di questa chiesa trattarono più o meno lun- 
gamente il Pozioli con maggiore esattezza degli altri, 11 Maggi, 
il P. Ferdinando da Bologna, il P. Flaminio da Parma, il Ca- 
bassi, il TiraboBchi, il Tomini ed altri. La costruzione di essa 
non avvenne seguitaroente e in un solo tempo, ma in due 
periodi di tempi tra loro disgiunti da un breve intervallo, uno 
dei quali si estende dal 1493 al 1508, 1' altro dal 1517 al 
1520. Nel primo fu eretta la parte posteriore che dal coro si 
protende inclusivamenle sino alle due cappelle prossime al 
presbitero; nel secondo la parte anteriore deterniinala da tre 
cappelle per partr, e la facciala. Che Alberto Pio ne gettasse 
i fondamenli fino dal 1495 non ne lascia dubitare un Hegistro 
contenente i capitoli e le con^rej^azioni celebrate dai Frati 
Minori osservanti della provincia di Bologna, già custodito nel 
eoiiveiìto dell' Annunziata di Parma e veduto dal P. Tornini 
che ne riportò nelle sue Memorie mss. molle partite fra le 
quali le due seguenti: 

4498 Imoiae. De novo edificio Carpi sìm CapituH eontentu 
per Domimm Aibertum fitndato: per totwn Cajniulum decre- 
itm est, ut wuUo modo fiat in ea forma, qua ftmdatum est, 
eum rit omnino contro staium noetrum, eed circumquaque re- 
stringatur, ita quod latìtudinem anliquae Eedmae non exce- 
dot, nee fiat eum eubis, sed croscrius, ut mos est Provìnciae 
nosirae, ne aUquam dormitorii partem dtruat, nec clatutrum 
impediaf, mi ad sutmmnn cnncedntur usns silvne et per octo. 
vel deceni brnehia protmdatur ultra fundnmenta proxima pria- 
ris Capei lao mnjnris. Et ad hacc ipsi Domino Alberto decla- 
randa Carpum ex parte totìus Capititli Patrem Viearittni Pro- 
vìnciae ciim Patrihm De fi ni fon fms. Guardiano l errar iae, tra- 
Ire Evangelista de Eontaìiclla perfionaliter acccdat. 

i494 Parmae. lìenovatur fjnod designatiun est et conclusum 
in Capitalo Provinciali circa Eeelcsiam Carpi, — Similmente 
un' altra partita ddlo stesso Registro n* assicura che la cap- 
pella maggiore si costruiva nel 1505. Essa é del seguente te- 
nore: 



362 

iùOÒ Parmae. Conclusum est qvod Pater Vicarius Provili' 
ciac una eiim trìbus vel quatuor Guurdianis, vel aliis prohis 
Patribus possint dare licentiam habetUibus Capellas in Ecclesia 
nosira Carpi, si petieruU, eas ampliandi, et uH wmtmo, fin 
el taUkr quod tini ad proposilum mmjwU CapeUae, quom 
edificati fadt magmfieu» Dominm Alberiiu de Pii$. — Final- 
mente le cappelle laterali e corrispondenti alla maggiore fino 
al punto sopra designato «rano compite almeno ndla costru- 
zione rustica fino dal 1508, come chiaramente emerge dalle 
vendile di due di esse fatte con ro<;iti del noterò Troilo Al- 
drovandi, la prima ai 26 maggio del 1507, la seconda ai 2 
maggio del 1 508. Ucsla dunque provato ad evidenza ehe questa 
parte ebbe couipiineiHo tra il 1493 e il 1508. — La fabbrica 
di ([uesta chiosa fu allora sospesa |)rima per cagione della 
guerra suscitala dalla famosa Lega di Canibray nel sudib'tio 
anno 1508, poscia ritornata la jiace, per aver Alberto Pio ri- 
volto ogni suo pensiero alla costruzione della cattedrale come 
si è avvertilo più addietro. Ma (b'siderando egli la celebrazione 
di un Capitolo generale dei frali francescani in Carpi, e volendo 
ohe in tale occasione fosse eompita la chiesa di S. Nicolò, 
ordinò ehe intralasciata la fabbrica della cattedrale si ripigliasse 
la costruzione di quella. Il perchè fu dato mano al lavoro nel 
1517 e nel cominciare del successivo anno un terzo n* era 
già compito, come ei dà a sapere una lettera di cui è copia 
presso D. Paolo Guaitoli, che Alberto scrisse da 4^oma al suo 
fattor generale Battista Porta ai 13 aprile del 1518, prescrì- 
vendogli di alienare certi beni e soggiugnendo: Apresso vogiio 
che questo anno se fazi un tei'zo della gesta de Sancto iMcolò 
secondo ci desegno portato per Ifocfnilino (1); el modo dv ìiavcì' 
dinari sarà questo, voi paqharcti li dinari de la hcrcdilà de 
Gasfxiro Mariano, salisfacli che Siene li leqati soi, e la mo- 
giirra per la dote sua. Molli altri doeumenli (fui si potreb- 
bero esibire a provare che (jucsta seconda parie della chiesa 
fu costruita dal 1Ì>17 al 1520; ma basterà allegarne un solo 
cioè un rogito di Bartolomeo Parmesanì del 15 sctlembre 1519 
serbato nell* arcliivio notarile, nel quale si legge : Aelum Carpi 
$ub porUcu Eceluiae Saneti Nicolai ubi nune dielus ctnptor 
( Giovanni Savani ) portat ealdnam causam ( ne ) eonsiruendi 

(0 Francesco KilMldi detto Boocalino capitano dd baleitrieri e lunigliare di Al- 
berlo Pio, padre di Giovanni Boecalini architello, dal quale nacque il celebre Traiano. 



505 

(Hciam lìcclesidm ad iiislaìitinnì Hluslri^ lìamini nostri Aìhprfì 
de JHis de (jirpo. Così iilliiiiiilu la chiesa fu capace di coiilc- 
iierc i frali intcrvemili al Capitolo J5cn('ral(' cclclnalovi nel 
ina^ij^io del i5il, poi nel lì)2Ì potè essere consce rata ai :2(» 
aprile da Monsignor Teodoro Pio fratello di Alberto. — Tulle 
le cose dette lìncjuì nello scopo di provare che la chiesa di 
S. Nicolò venne fabbricata in due periodi* tra loro disgiunti 
ricevono ona solenne conferma da un rogito di Giacomo Maggi 
neir archivio Pio, eoi quale il pittore Bernardino Loschi ai 7 
marzo Ì520 depone con gioramento d' aver incaricato, sema 
però indicare il tempo, a nome d* Alberto Pio a murare la 
seconda fabbrica ddia stessa chiesa, Gio. Antonio e Antonio 
Barabanì, e aggiugnc sapere che gli agenti del medesimo Alberto 
avevano allogato la prima fabbrica al suddetto Antonio e che 
questi V aveva eseguita in compagnia di Gio. Antonio nipote 
di lui. 

Ora facendo ritorno al Vasari, si potrà prestargli fede quando 
alTerma che il l'emzzi diede principio a questa chiesa di S. 
ISicolò? iNO cerlaniente, perchè s'egli allude all'anno 1403 
nel (fuale ne furono posti i fondamenti, il Peruzzi non contava 
che dodici anni. Non potendosi poi aninietlere che una fab- 
brica di questa natura fosse inconiiuciala senza alcun disegno, 
fe d' uopo pensare che questo venisse eseguilo da un' archi- 
tetto diversa dal Peruzai, il nome del quale è passato in di- 
menticanza. E volendosi ancora supporre che per allora non 
ai procedesse odia fabbrica oltre i* fondamenti per cagione 
delle discordie civili che obbligarono Alberto nel 1496 a rifu- 
giarsi a Ferrara donde non ritornò a Carpi se non dopo il 
ìbOOf neppure per ciò acquisterebbe valore 1* asserzione dei 
Vasari in quantochè sappiamo che il disegno venne da Roma, 
e il Pcruzzi j?iovane di circa "10 anni e di nessuna rinomanza 
dimorava allora in Siena donde non si partì che nell' anno 
1505. Hcsla dunque anche su questo punto confermala 1' opi- 
nione più verosimile, che la prima parie della chiesa fosse 
innalzata sopra il disegno già preparato (ino dal I 41)5. — Se 
le esposte ragioni non sono prive di fondamento e vogliasi 
ciò non ostante prestar fede al Vasari, V autorità del tinaie è 
pure da tenersi in considerazione, sì potrà ammettere che il 
Peruzzi prestasse 1* opera sua per la cliicsa di S. Nicolò verso 
il 1517 allorché Alberto si propose di proseguirla e di con- 
durla a compimento. La quale opinione lungi dair essere 



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5G4 

piiramonle ipotetica si rende anzi mollo verosimile dal sapere 
che Alberto mandò il disegno di questa seconda fabbrica da 
Roma ove abitava il Peruzzi, e dove abitando lo stesso Alberto 
aveva antecedentemente a lui commesso il disegno della cat- 
tedrale di Carpi. Nò deve recar meraviglia il vedere comiDciata 
una fabbrica sopra il disegno di un' architetto, poi continiuita 
e finita su quello òì un* altro, perchè il somigliante accadde di 
molte chiese e per tacer d* altre, di S. Pietro in Roma; senon- 
chè ammesso per opera del Peruzzi il disegno della seconda 
fabbrica dì S. Nicolò, rimangono pure a rilevare due notevoli 
equivochi del Vasari: il primo, là dove attribuisce a Baldassare 
il principio anziché il compimento dell' edifizio; l' altro, quando 
fa credere che questo principio accadesse nel tempo della di- 
mora di lui in Bologna che fu dell' anno 1522 (I), nel quale, 
come si è dimostrato più sopra, fu consacrala la chiesa total- 
mente compiuta. Ma questi trascorsi e queste inesattezze s' in- 
coili rano tanto frequentemente nell' opera del Vasari, che non 
è da fare le meraviglie s' egli v' ha intoppato anche nel par- 
lare del Peruzzi. E Uisciando da j)nrte le prove storiche è da 
avvertire, che gP intendenti ravvisano in questo nobilissimo e 
magnifico tempio lo stile puro ed elegante di Baldassare Pe- 
ruzzi (2). — Oltre i disegni della cattedrale e di S. Nicolò, 
fùrono da Alberto spediti da Roma anche quelli dei due Ora- 
torii della Rotonda e della Sagra, il primo nel 1511 come si 
ricava da un rogito di Michele Savani, V altro nel 1515 come 
annunzia un rogito di Giacomo Maggi. L* Oratorio della Ro- 
tonda detto anche di S. Maria delUi Rosa fu inalzato presso 
la chiesa di S. Francesco, non già ad uso dei Minori Conven- 
tuali, nè col disegno di Andrea Federzoni come notò per er- 
rore il Tiraboschi (5). Quello della Sagra parimente con errore 
viene attribuito da L. A. Loschi a Cestire Saccaci capomastro 

(1) Vvvorlono miiiotaloi'i dolio Vito del Vasari ( Ftli;. Le Mounier Vili. "J'.'^» ) 
che r aiiduUt del Peruzzi a Bologna occorse neU' umo 1522; ma poi non punguiiu iJ 
Mlora soir awiM deU* voMaKaàmo éd Yutaei, là dove mrrt che H Peroni dopo li 
sua dÌDora in Bologot Ai •dopcrato io molle cote in Bone dal Papa Leone X. Il qua! 
PonleOcc essendo mancato aJla vita nel ITi^l, conviene topporre che il Peruzzi fono 
altra volta in Bolo^^na iilcuii tempo innanzi al detto anno; nel quni suppoato ai apiane* 
robhc la Aia a cliiariro lo parolo dol Vasari clic si riforiscono a Carpi. 

(2) La pianta di questo tempio fu data incisa dal P. Flaminio da Parma nello 
MBWtóri» Slorid^ dell' ouervante provincia di Bolegnt. Panna Manli 1768 L 179. 

(9) JNbUotoe» medmcw n 4IS. 



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30 ri 

carpigiano (1). Oi^<*sto esiste tuttora e se ne aniiiiira special- 
mente r elegante faeeiata. L' Oratorio della Rotonda fabbricato 
sopra una pianta ottangolare rassoniij^liava in piccole dimen- 
sioni al l'auleon di Honia, nè poteva essere di più squisito 
stile, giudicando dal diseguo che ne ha V archivio Pio, levato 
nel 1680 da Gio. Andrea Pio pochi anni prima della sua de- 
molizione. Chi ascrivesse al Perozzi anche i disegni di questi 
dae cdiflzii non andrebbe forse lungi dal vero, nè a questo 
supposto farebbe ostacolo il silenzio del Vasari atteso che 
questo biografo, tacendo delle minori, si occupa soltanto delle 
opere più rilevanti di ciaschedun professore. E quest:) ragione 
potrebbe valere ancora quando sospettare si volesse del Peruzzi 
il disegno delle nuove fortificazioni bastionate di cui Alberto 
cinse la sua terra di Carpi dal l;ii8 al 1520; la qual cosa 
non A improbabile essendo stato il Peruzzi assai perito anebe 
in (jiicsto ramo dell' arcbiteltura, sebbene il Tirabosebi (2) 
egualmente senza ragione, faccia autore di queU' opera il ricor- 
dato Federzoni (5). 

PeriizzinI Glo%'anni pesarese pittore ( n. 1G29 m. 1094) 
fece al Co. Alfonso Gonzaga di Novellara un quadro di brac- 
cia 4 % di altezza e largo in proporzione con V istoria dell' 
incontro di Alessandro il grande con Diogene, presente Aristo- 
tele. Due lettere del Peruzzini illustrative di questo dipinto, 
scritte da Ancona nel 1664 furono pubblicate dal Ricci (4), 
alle quali piaeemi aggiugneme due estratte dal mas. di Novel- 
lara, che hanno riferenza a queir opera e all' autore di essa. 

I. 

Gio. Pernulni al Co. di IVovellara. 

Non da ordinaria iiulisposizionc di febbre sono stalo aggravalo con 
aver causato lungiiezz.i nel niandar il Quadro a V. E. quale da me è sialo 
finito con la maggior diligenza possibile acciò resti serNita di aver tli mia 
mano un (juinlio che spero che mi darà V adito di divenire umilissimo 
servo di V. K. 11 Quadro 1' ha in mano cioè in suo Palazzo l' illnio Mon- 
sig.' Cibo (6) suo ... et mio l^adroiie e per esser pregalo qui da molli 

(1) Elogi Ptnfkuori dOP advmlA H Moémn Ut, 18. 

(i) L. c. 

(3) Queste notizie del Peruzzi mi furono comuoicate ucUa masfiima parie dal più 
voile encomialo 0. Paolo Guailoli. 

(i) /fot» Sfw. degU Arli$a dMa JAireo «filneom //. S8I. 
(S) Odotrdo Cibo GofcmUiffe d*Aiieoiit. 



(^valifri «iella nostra (lillà <li doverio nirtttr in mostra \)vr l'apparalo che 
si costuma della fola ikl SSiIio SiKTauieiilu, liu cau>alo the u quesl ora 
non sia nelle mani di V. E. 

Il Quadro è grande cioè di altezza Braccia 4 J e largo in proporzione 
deir altezza, el quadro dipinto a fìgure come il naturale. Ove vi è Ales- 
sandro Magno parlante con Diogene in arnesi filosofici, et è dipinto Ales- 
sandro da suo pari maestoso di corazza di azzurro finissimo assistito 
Aristotile et altri con vaghissimo paese deserto per rappresentare il luogo 
Ofe questo filosofo abitava, eoa motti né libri del filosofo eoneemeoti alla 
sua poTertA. Vi ho rappresentato Diogene con le parti dell'ignudo per 
giocar ^gliardamente il ... . involto in una schiavina con un Ubracdo 
in mano che arditamente porla ad Alessandro. Questi è u piedi maestoso 
che seco discorre. Non sto per non attediare V. E. in descrivere gli av- 
vertimenti dell* arte come di forca, deUcatena e tinta, rimettendomi che 
datt* altissimo suo ingegno sari giudicato. La nostra festa si celebra oggi 
e subito assistilo da Mona.' lUnio to inviar^ in Pesaro ai S.' MonaUi Dot- 
tore, accomodato a ciò niente possi patire. 

Circa il prezzo mi rìme\^ all' E. V. pareodont doventi o n o iaw di 
dncaloni di argeMo popoli 00, rimeitendonù circa il medesimo pregio, che 
spero che - di suo gusto sari il Quadro, certo dover avere occasione di 
servirlo sempre m altro ooeaaioai ae si degnerà onommi. Ancona li 15 
di Giogoo 14HM. 

II. 

Il Dma ÉtelviiMl «I mméémtim. 

La grnlilissinia di V. E. dclli 11 Giugno mi <- * ;i{)ii,ita in ()U(->la Città 
due giorni sono, mandatami con fjuclla di Roma di l S.' IVruzzinì Pittore 
che r E. V. con la medesima mi rapprt stiila tosi virtuoso nella Pittura. 
Mi dij^piarc di non ritrovarmi in (|iirlla Città per veder lo sue. Opere ni 
anche vaU-niii di lui all' occasione, scrivo però a Monsig/ mio figlio che 
egli faccia questo per me oflcrendoli la sua e mia prontezza alP occasione 
di suo servigio, e tutto in riguardo dì V. E. a cui tanto devo, e dì lui 
medesimo per la sua virtà. Firenze 28 settcmlire 1660. 

È molto probabile ehe il Perazzliii nelle sne prrr^^rinazioni 
per r Italia sostasse in Modena e vi operasse quei dipinti nelle 
chiese di detta città che sono registrati dal P. Lazzarelli scrit- 
tore contemporaneo; cioè, in S. Barlolomco, un S. Franeesco 
Borgia con due angeli laterale alla porta maggiore, tuttora 



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307 

esìstente; in S. Ajioslino, uleuiK» pitliin' nella solìUUi e il (jna- 
(Iro (li S. Stefano re d' l'nglieriu con tre lijjnre, ancora esi- 
stenti, nonché 1' allro qnadro di S. Edoardo re d" Inghilterra 
con S. Gio. Ballista ed altre llgnre, che non è più al sno 
luogo: in S. Carlo, il quadro di S. Filippo ^cri parimenti 
rimosso dal suo altare. * Né mi sembra improbabile che allo 
atesso appartengano gli altri dìpiDti assegnati dal Pagani a un 
Pietro Perueeino milanese, e sono; due ovati nella cappella di 
& Ignazio, e due quadri malamente ritoceati dello Sposalizio 
di M. V. e del ritomo della S. Famiglia dall* Egitto tuttavia 
esisieiiti nella detta chiesa di S. Bartolomeo; e una testa di 
vecchio nelle stanze della Presidenza delle Opere pie. - È da 
notare per ultimo che il quadro di S. Felice posto nella chiesa 
dei (!npj>uccini presso Castelnovo di Garfagnana in surrojiazione 
dell' allro del Guercino, dicesi opera di uno scolaro del Peruz- 
Zini, ritoccata e corretta dal maestro. 

l*e<4enii Piolro ]ll»rtir« detto il Snhionetn da Sabioneta 
pittore e scultore ( op. 1563, 1585) lavorava in quest' ullimo 
anno nel Palazzo del Principe di Guastalla soUo la direzione 
di Bernardino Campi (1). 

Piacenza (Aii§^elo da) intarsiatore (op. 1540) fu di<- 
soepolo dei celebri Ganosli da Lendinara e nel 1540 fu chia- 
mato a Modena a ristaurare il Coro del Duomo opera degli ar* 
tisti suddetti. L'annunzio di questo lavoro dell' artefice pia> 
centine ci è dato dalla cronaca del Laneillotto con le seguenti 
parole. 

i540 Mercordk odi $$ settembre, lÀ Signori Canoni i ri nel 
principio de questo meso cominciarono cantare H offiHi a l' al- 
tare di Santo Geinim'ano e questo perehè fano renovnre le sedie 
del coro di sopra a MS" Amjelo di... da /Ha mi za et quale 
qià fu diseipulo de queli da Lendanara ehe fcceno dotto coro 
etiuìn et pede del orfiauo e li banchi o banc/io r/rande de la 
Sagrestia e le sedie ehe sono sotto dove è S.'" (ìeminiano di 
lignamo e de tarsia et el ditto M.'" Angelo le fa parere nove 
con certa a qua che lui le lava e poi le vernica de vernice de 
ambre ancora ha anelato l'adornamento del Corpo de Cristo 
de preda viva indorato che 7 pare novo ancora gc vofeito fare 
lavare el celo dela Trofina (Tribuna) de l'altare grondo depinto 
aUa.antiga acciò che'l »e t^a quelli Santi antiqui e altre 

* * 

(I) àtth Simri» M fiMRtalfo 111. ss. 



cose (je farano ronovare e peì'chè el coro non v scrho da la ver- 
nice per questa causa cantano roffìlio da basuo sotto a Santo 
GenÀiioM e questa spexa la fa la fabriea del Saneto ma non 
H eanoniei perchè el ge faHa a male a spendere U sei denari 
in simle opera - ma megHo seria staio cunxare la tare grande 
che minada ruina dai quadro tn suso e se la cascasse in swbo 
la giesia la guasiaria iato quello fono fare al presente e perhA 
dovevano più presto procedere di sopra che di sotto et è tuta 
el contrario che non ge veleno spendere pn-chè veleno ehe la 
if/.^» Comunità facia la spexa e la Comunità non pttò perchè 

ha da provrderc a la carasfin n altro. Zobia adì 28 ottobre. 

El coro del domo de Modena de legname cioè le sedie fatte a 
tarsia fu fatto del 1465 da jV.'" (:rist." et M.'" Lorenzo fra- 
telli da Lendanara difjnissimi mafjistri di quella arte le quale 
al presente le renova Angelo da Piaxciìza. 

I*iantavif;;na €■!<»• Ilaria bresciano architetto e ima- 
gliatorc (op. 157:2). Vedi llomanino Càirolamo. 

Piaan» Fra Cosimo cappuccino da Castelfranco ( veneto ) 
pittore (n. m. 1621). Monsignor Claudio Rangoni Ve- 
scovo di I\cggio fece ornare e dipìngere al Piazza la Cappella 
della Vergine nella cattedrale di qadla città, da lui medesimo 
fatta erigere (1). In Reggio altre due opere ea^l il Piazza 
cioè r Annunciazione della Vergine nei laterali ddl' aitar ouig- 
gioro (Iella chiesa dei Cappuccini, perduta, e un quadro con 
S. Aiulroa noi sotterranei del Duomo che tuttavia si conserva. 

l*iet*ol|>a;4fii Cipriano di Castel Durante ( rrbania ) in- 
j^t^jiner militare (viv. 1578) fu dal Marclìese di Carrara (sic) 
fallo suo gentiluomo e Castellano (2). 

Pit*4*oni Antonio detto il Sangallo juniore fiorentino 
architetto ( n. . . . ni. l;>4(iì fu certamente in Modena perchè 
tra i disej^ni di lui che si conservano nella R. Galleria di Fi- 
renze, trovansi quelli dei Mulini di questa ciliù dove ira le 
altre note si legge: « Modena dalla parte più basa alla più 
alla, la superfitia ddr aqua fino a quella del navilio si è piedi 
Xiu). — Pdrta di Rezo. — Porta di Bologna. — Convento 

(I) S<(uadioni Fn^riritlnn Inuditin fìrgii Lepidi 1*!iO ^W!. \ odri.ini Vnritri mo- 
(lenesi p. iliU. Spaccini Cronaca. \.c pitture del i'iuzzu Turono di^tl-ullc nel i77i. É 

pure a lamentare perduto 1* altro quadro di Cristo al limbo nett* Oratorio della Con- 
fratornita della Morte, assegnato al Piaaia dalla Dnerisiw» nm* deUe PUture di Reggio. 
(S) Anialdi Mmorie dtgU Àrti$a di Mini e Asaro mst. 



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509 

santo Francesco (1) ». — In una relazione ad esso altribuiia 
il Sangallo parla dei modi di assicurare la Lunigiaaa e di cir- 
condare di mura il paese di FivÌ2zano, che preso quello è 
presa tutta Lunujianu (2). 

* Pieini o Piccini Glowaiml veneziano incisore ( op. 
1649 ) intagliò In rame in Venezia la tavola che presenta la 
Madonna del Rosario col Bambino in alto, e lo stemma di 
casa d* Este sorretto da due puttini nel basso, che stà innana 
al Nuom e copioso Tesoro ddU Grandezze spirituali del san- 
Ummo Rosario; Modena Cassiani 4689 in 42»** Leggesi sotto 
r iniaglio: Io Pieini f: Venetiis. Esso però non è che una ri- 
produzione dell' altro somigliante anteposto agli Anagrammaia 
saera ecc. /*. D. Io. Evangelistae a Panormo ecc. Panomiif 
Ticini Rcffìì vi ifn'um Mutinae ex typ. Andr. Cassiani 1071 
in 8.^ con le sole difTerenzc clic in codesta ultima al nome 
dell' incisore è unita la data del 1049, e che nello scudo si 
contiene il titolo dell' opera anziché lo stemma estense aggiun- 
tovi neir altra. 

Pieini Jacopo veneziano incisore ( op. 1057, 1009 ) 
intagliò r eflìgie della Madonna detta del popolo venerata nella 
chiesa di S. Giorgio in Modena, oj^era di Pietro Paolo Abbati. 
Questa stampa s^ innanzi al Breve Trattato deW amare e culto 
che si dee atte sante Immagini ecc. del P, Gio, Battisia MantU 
deUa Compagnia di Giesà; in Modena per Andrea Cassiani Ì65S, 

Pifl^i o B̧;oÌ AiMMMidro e JMopa Jiergamaschi 
Intagliatori in legno ( op. 1521, 1050). 11 Padre Pozzetti (3) 
lesse nella base dell' ancona di bello intaglio che racchiudeva 
il Quadro dell' Assunzione di Giacomo e Giulio Francia già 
collocato nella chiesa maggiore della Mirandola, i nomi di questi 
due arlefìei seritd nel modo che segue: Alexander et Jacobus 
de IHgnis de i\lìnhro et tìergamo. Essi sono ricordali dal Zani (4). 
Alessandro Pigni è verosimilmenle il medesimo che Alessandro 
Higni da Bergamo il quale nel 155:2 condusse i lavori d' inta- 
glio e di tarsia nella chiei>a di S. Mercuriale in Forlì (5), e 

(1) Commentario alJa viu di Aatmio di Sanfallo la Vanii Vte «fa' PimH. Vinw 

U Monnier fsr.t T. X. p. 76. 

(2) Gualiindi Memorie di belU orli. Serie HI. p. 130. 

(3) Lettere ìntrandoleti. 

(4) AieM^dfo metodica tee. /V. S7S. * 

(5) Guida per /« città éi Mi. hi T^^ogn/la Caeali 1838 p. 7i. 

U 



570 

che in iinioiH^ al irlcbre Andrea da Forniiginc diodo rolaziono 
agli Oporai dolla fabbrica di S. Polronio in Holoiina inioint» il 
valore di un Tabernacolo ligneo collocalo in dolla chiosa (1). 

* IMBOZZI Celare ferrarese.... ( viv. 1571, 1G18 ). Da 
un libro mss. compilato nel 1710 e contenente I transunti 
degli atti della Confraternita di S. Maria della Misericordia di 
Carpi si Ita, che nel 1597 Cesare Pigozzi fece una immagine 
di Gesù Cristo per prezzo di 52 lire; la qual* opera già esistente 
nella chiesa di S. Gio. Battista ed ora perduta, s' ignora se 
fosse intagliata in legno o lavorata in istucco. D' altri lavori 
di lui non è rimasto memoria. Egli venne a porre domicilio 
in Carpi per assumere la cura delle (ìj;lio del suo parente 
Sebastiano Pigozzi Ca[)itano del presidio di Carpi, morto nel 
io70. Tu ascritto alla cittadinanza carpcnso nel 1575, e l'anno 
snsso^Mionlo s|)()sò Francesca (liudiei alias Storti pure di Carpi. 
Finaliiieiiio il ^0 dicembre 1G18 fece il suo ultimo lestauiento 
nella si(\ssa città (2). 

* l*i^oxiKÌ Jaeopo ferrarese pittore ( v. 1590 ni. KJIO). 
Un' atteslaziuuc in data del 16 ottobre 1G05 solloscrilla da 

(1) Gaye Careggio iT arfbtf Itt, BIS. 

iH) tMMm comunicata da D. P. QuaHoll. - Biiate tn Carpi presta I* Avv. Vnmkd 

una tavolclta rapprescntniKc In D. V. col Bambino, S. Giuseppe c due angeli, opera 

ntiriltiiita a Tiziano ncll' uIiìiik» pn-iodo della sua vifn. Nflla posJoiinr parto del dipinto 
lro\a>i uuu nieninriu scrilla con caralti'ii di-Ila lino «lei !<<'(olo \VI o ilv\ princìpio 
del XVII, ma in due lentpi dÌ!>linti e da due di>cr^c muui, iu quale è del scguculc 
tenore: 

QVESTO È di NE CESARO PIGOZZ» 

ET É DI MANO ni TITIANO. FT DATO 

DA ESSO S/ crs^lìO A MF, FIUTR (-10. 
FRANCKSCO MAI,AZA1'1>A DA CAIU'I DKLL' 
ORDINE MINORE OSSERVANTE. 

È vrmsimilc clic a qnosla laM)Ia alluda ('.iiuiimo do' Stefani in una lettera ai Co. di 
No\clbra, in cui adì i febbraio M-riv e essersi recato a Carpi e avervi osservato 

un belUMlnio quadro d* Innocenso da Imola ( Prancucci ) di una Naddalena con questa 
iierinone, buMeentim HnoItnaiB feeit «me thù 1S4S; e un quadrettino aulT aiae di 

una Madonna col puttino giudicata opera dì Tiziano, esistente in caaa di Cirolamo 

Berpnniasohl ( Vt«. di ìYorellara ). Presso il sudilotlo S/ Franciosi è puro n vedere 
un' altro piccolo quadro in tela non linilo, con dosù Cristo in croco, la Madonna, S. 
JUaria .Maddalena e S. («iovanni, nel fondo del quale Icggesi il nome di un' artista 
ignoto cioè; 

ZAMBONIN. 
lltVRNTOR. 



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571 

Cosare Pi^ozzi «• tla Marco Sorelli, i'<MUiini( atami da I). I*. Guai- 
toli, fa Me clic Jacopo Pij;;ozzi contìussc due quadri, ì' uno 
del Crocefisso con la Madonna, l'altro di un S. (iiaciiilo, iiienlre 
trovavjisi prigione in Carpi. Lo Spaccini nella sua Cronaca 
segna la morte di lui sotlo il 6 maggio 10 10 con queste pa- 
role: Muore in (loffi Jacopo Pigozzi pittore e eoldato. Questo 
annamsio è confermato dal Necrologio della Cattedrale di Carpi. 
Dai registri matrlmoiiiali della detta cattedrale risulta, che M. 
Giacomo del fu M. Antonio Pigozzi sposò nel 1591 Vittoria 
Bianchi da cui ebbe tre Agli, Gio. Battista, Giulio e Antonio 
gemelli, V ultimo dei quali continuò la famiglia in Carpi sino 
al secolo XVIII in cui rimase estinta (1). 

Pio o PIÒ Anjp^lo bolognese scultore ( n. 1690 m. 
1769) fece per la chiesa di S. Francesco in Correggio le sta- 
tue di S. Antonio da Padova, della SS. Concezione e di S. 
Francesco d' Assisi, le quali conscrvansi tuttora c una di esse, 
cioè la (Concezione, fu ritoccala ncll' abito per ridurlo al co- 
slunie dei PI*. Uiformati. Esse statue sono mollo lodevoli per 
soavità e bellezza di (ìsonomie, e per graziosita di movenze. 
Trovasene notizia nelle memorie del Convento di S. Francesco 
mss. del Dottor Michele Antonioli posseduto dal Co. Domenico 
Pungileonì, ed è la seguente: i7òì (a [aiiu fare la Siaiaa 
di 5. Antonio dal sudeUo S/" Angelo Pio di Bologna, nonché 
h olire due fiomtnafe di S* Francesco, e la SS, Concezione 
che costarono SO eeudi da iO PaoU per ogni Statua* Dal Sig. 
A. Villa distinto artista di Correggio riconosco la eonuinìca- 
zione dì queste notizie. — Del medesimo autore è nella chiesa 
dcir Annunziata in Guastalla un grandioso gruppo rappresen- 
tante la H. V. addolorala seduta a pie della (Croce col Figlio 
morto tra le braccia, e una corona d' Angdi intorno. Quest' 
opera fu «'sej?uita nel 1705. 

Pi|i|>i liiiilio dello (jìiilio lioìììono pittore e archi letto 
( n. 1492 m. 1;)4.6 ). Il eh. (^o. d' Arco (2) scrive che (Jiulio 
Romano clihe dalla mojj;lie Elena (ìuazzi Mantovana im figlio 
di nome liairaello morto nel 1562, c due figlie; Griseide e 
Virginia. Questa fu sposata ad Ercole Malalesta, V altra di poco 
sopravmsse al padre, e mori in tenera età come è segnato 
néù* albero geneìdogico della ftunIgKa. Ma un brano della cro- 
ci) llotìiit eoanniicftta te D. Giniloli. 

(9) Storia delta vita « drlie opcrf di Giulio Komaao. Mamioaa 1838. 



572 

naca del Lancillotto che qui torna opportuno riprodurre, ci dà 
a sapore che Griscide venne a stare in Modena sposata a un 
individuo della insigne famiglia degli Erri, con che resta an- 
nullato il supposto eh* ella morisse fanciulla. Il passo del 
LanciUotto è il seguente. 

4550 Dominica atU 48 LugUo. M. Alberto del erro eitadino 
Modeneso a mesi pauaU ha eonehuo fra UU e Jf. Zan Colombo 

de Colombi de dare eoa figliola Mj* a figliolo del 

detto M, Alberto et fumo in discordia della promissione che 
gora stata fatta dela dote de 50 seuti maneho di modo che 
non andò inante el maridnzo come appar in questo anaìe e 
di poi a pochi mesi detto M. Alberto lo maridò in Mnntiin in 
J/." Griselda figliola del qufnulam M. lidio Romano cittadino 
Mantuano dipintore ex.'"" compaf/no fu de M. Michclo Angelo (1) 
etiam dipintore ex."'" con dotta de scuti 1500 ("2) secondo in' è 
stato detto questo dì, etiam la detta spoxa è venuta a Modena 
questo di da liore 29 acompagnata honorevoHssimamente dati 
parenti de M. del erro e da mantoani soi parenti con più de 
50 cavalli et gera inante 5 tamburi el e^ eiufolo che eoMvano 
ei dui irombeH per la sirala daila porta OManova a Casa 
sua suxo el Canalgrande. la spoxa con olire zooene erano tn 
tmo bel coehio et uno aUro eoehio de altre dono di modo ohe 
iuUa la strata e finestre erano piene di persone e con gronda 
edegreza andata a rasa. Et hano preparato una dignissima 
cena e con dignissimi pifari che sonavano se dice che alle 
prime tavole ge sera delle persone cente esset tante fra done e 
homini et el H."^" canonico M. Galea zo fratello del preditto M. 
Alberto ne ha hauto suma alegreza della venti (a di detta spoxa 
e se 7 suo fratello li."^" ahbato de V ordeno de S.'" Benedillo 
don Pellegrino fusse abbaio di Modena come era V anno pas- 
sato ma al presente è nel reamo de Aapole abbaio del Mone- 
stero de lui ne hax'cria suma alegreza. — Not<i che 7 

ditto M. Alberto ha tenuto tutti li forestieri a casa dalla do- 
minica sino al sabato. 

Abbiamo in Modena un'opera insigne di scoUura della 
quale diede il disegno Giulio Romano. È questa il monumento 

(I) Lo Spaccini neUa copit coapendtala della Cronaca del LaneUlotto eorrasge: 

di Raffaello dv Urbino. 

(S) Giulio Romano nel suo testamento ( 15i6 ) lasciò alle due lìglic Griscide e 
Virginia se si mariteranno, ISOO ducali per cadauna con é» QQH lUiiaBO ft pretea- 
d«re altfa coaa dei beni peteroi ( ikreo 9p, eU.). 



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373 

sepolcrale <lel celebre capitano d' nniii Conte Claudio Rangonc 
morto nel 1557. Posto primamente nella chiesa di S. Biagio 
nell'anno 1545, e di là trasportalo in quella di S. Francesco, 
si posò nnaimcntc nella Cattedrale, mozzato vandalicamente 
nella parte supcrion^ afTìneliè potesse capire nello spazio as- 
segnatogli. Che (ìiiilio nomano avesse parte in (lucst' opera ci 
è fallo conoscere da Girolamo Muzio (1) il quale in una sua 
lettera, dopo avere accennalo le molle medaglie coniate dal 
Gavalleriiio in onore dd CoDle Guido Rangone, soggi ugne: 
« et la bellissima sepoltura dèi Conte Claudio ordinata da 
Giulio Romano ». 11 disegno di questo monumento marmoreo 
fa dato dal Litta nella grand' opera delle famiffUe italiane (2). 

Ricca d* opere di questo autore era la Galleria estense. Lo 
Scannelli (3) enumera dieci pezzi istoriati con figure piccole 
e un quadro di mezze figure al naturale (>on la B. Y. e il 
Bambino < uno de' migliori dipinti di Giulio Homano ». E in 
Sassuolo « cìn(jue grandi liistoriali con figure poco meno di 
naturale, che già furono dipinti da Giulio per la Serenissima 
Casa a Inie «li s(TVÌrc, co' belli e vari pensieri in occorrenza 
di particolari apparati » (4). l^ei quadri di Sassuolo non è ri- 
masto che il cenno dello Scannelli; di quelli della (iallcria 
non rimanevano che cinque nel secolo scorso, dei quali pas- 
sarono a Dresda due, cioè lo Sposalizio di S. Calterina piccolo 
quadro in tavola, e il già citato deUa B. V. eoi Bambino, S. 
Giovanni, S. Giuseppe e S. Elisabetta, di cui Guido Reni fece 

(1) Iftttre. nrenm tSM p. 178. 

(2) Codcsia opera costi in tallo sondi IM 6 Al Unità od mete di maggio deU* 

anno Ì5i3 ( Lancillotto ). 

(3) Micriirotmo p. 177. 

(i) Giulio Uomauo nei 1j35 fu invitalo a Ferrara dal Duca al quale fece alcuni 
disegni per essere tessnU in anno de Mioolò e Ballista de* Rossi. Gli arassi rimasero 
ìfi Francia, e i cartoni die forono anetie posti in istaropa andarono dispersi. Keceo- 
temente il lournal de» Débau del i5 giugno 1884 annansiando ia tendita delb col- 

lezione «li quadri di M. Gentil do Chavagnar, segnalava quattro grandi cartoni di Ciitlio 
Romano < lio faccvani) pMilo di dicci roniposizioni rapprescnl.uiti I' istoria di Sripi(ine 
Africano, ordinale a Giulio dal Duca di Ferrara per essere eseguile in ara/zu dai detti 
Bossi ndh Manilsttura di Broxelle». Questi cartoni fbrono posti alP asta d presso 
di 180 m. frandii e restarono invendntL Nella stesse collesione erano puro aleoni 
frammenti di cartoni del niodrsirno autore contenenti un Giudizio c quattro teste di 
fancitdii in cattivo stato. A «[licsto farò soggiugnere, che gli Estensi possedevono nel 
Secolo X\ li alcuni preziosi Arazzi rappresentanti appunto I' istoria di Scipione AfTri- 
cano, t quali però non oserei afTermarc fossero gli stessi inventati da Giulio Romano. 



374 

r intaglio. Si conservarono tre quadri di irionli d' Iniperalori 
romani con piccole figure, assai buoni, i (juali passarono poscia 
in Francia unitamenlc ad alcune battaglie attribuite al mede- 
simo autore (1). A questi s'aggiunse posteriormente un'altro 
({uadro a lai attribuito figurante- la venuta dei re Magi con 
molte figure. Parimente era copioso di disegni questo Ducale 
Palazzo. Diecisette se ne contano nel Caudogo Zerbini: la 
B. V. incoronata dalla SS. Trinità; Nettuno e un Tritone di 
chiaroscuro; una virtù ad aqaarello; un' Apollo con un de- 
striero; carro trionfale a chiaroscuro; Mmurìo ad aquarello; 
una Favola ad aquarello; una Donna con face ardente; altro 
disegno d'ignoto argomento ad aquarello; una favola; Diana 
portata in cielo (forse della scuola); Sposalizio di S. Calterina 
ad aquarello; una storia; un disegno logorato in carta turcbina; 
Batto d' Klcna a penna e acpiarello; battaglia di Costantino a 
penna e acpiarello (forse); Adorazione del serpente ad a<|na- 
rcllo. Altri si no\ erano nei calalo^lii a slauipa, cioè: Ercole 
e Cerbero ad a<(uarcllo lumeggiato; Ganimede liberalo da Giove 
a penna ed aquarello; battaglia ad aquarello lumeggiato; altra 
..simile a penna ed aquarello; Giove e Latona ad aquarello 
lumeggiato (forse). D'altre opere di Giulio nei nostri paesi 
non trovo che un djsegno con sei putiini a penna ed 
aquarello, e uno con il Presepio nel Museo Coccapani; due 
disegni uno de* quali raffigurante una battaglia slimato valere 
Ddbble otto, nella Galleria di Novellara; e alcun* altra cosa 
nella dalleria Pico. — Giulio Romano prestò l'opera sua a 
Don Ferrante Gonzaga allorché questi ancora non era stato 
assunto alla Signoria di finaslalla. Cinque lettere indiritlc dal 
pittore al principe negli anni 1542, 1545, 1546 risguardanti 

(1) Detcriiione ile' quadri tee. 3' ediz. tt Pagani ne segna due, (-ioi> Dacco eoo 
Sorocte c Siirno, c il passaj?pio del Tevere di Clelia romana, da lui di'Ui, il primo, 
pentierof V altro, invenzione di Giulio Romano, e però non ù cliiaro s' egli inleudoi^* 
altribuire V opera a quel pittore. QiMSti due quadri aooo ora in Modena presso il 
fiegoiiante Giusti. HeU* Abregé de la vk frfw fi mm u t fwfoim /. SS, ai nolano le 
tenenti opere di Giulio nella gallerìa di Modena; una Velane di meta Scura eal 

Bambino, un* altra Vergine l>cllissiina con un gatto della perciò la .Vadouna della 
galla, e il passaggio di un ponte. >'fl l'ala/zo di Sassuolo, alcuni dipinti sul muro, e 
cinque quadri U' ullari ( fails pour de$ uraloire* ). ^ui'slu nuluic sono incì>aiu.-. Uiy- 
tirasi oggi nella Galleria un dipinto aenrfeìreetara rappresantanle un eanbetUmenle» 
BMOsnelo al e un quedro di una battaglia navale, nonché i magniSci diseini 
delle sculture della Colonna Traìana, ritornati dalla Francia. 



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375 

alcuni disegni por opere d' orclìccria fatte e,^eguire in Mantova 
per conto di Don Ferrante, fmono giù pubblicale dal Tirabo- 
schi nel A uoiu) (iionialf; dt^' LulU'i ati e nuo\aim'nle dai l'un- 
gi leoni in seguito alle Lettere sopra Marcello Donati {Parma 
ISIS), È Della Estense la copia di uoa lettera é\ Ippolito 
Capi lupo letterato mantovano al medesimo Ferrante allora vi- 
ceré di Sicilia. Io penso di non far cosa discara al lettore 
annoiato dall* aridità di queste investigazioni e di questi dita- 
Ioghi dì pitture, riproducendo qui la lettera suddetta eh' io 
reputo inedita, comunque essa esca alcun poco dai limiti eh' 
io mi sono tracciato. Imperocché oltre la vaghezza dello stile, 
e la notizia dei costumi del tempo, vi si trova dentro un 
cenno di una operazione di (ìinlio Homano; ed ogni più lieve 
particolare che risguanli codesto famoso arlclìcc una preziosa 
gemma che é dovere di cogliere e porre alla luce del sole. 

Al Viceré 41 Alcllla. 

liiiTiu Eccuiu Sì^." el Prone ossemo 

Da molti giorni io quà io ho scritto brcvemenle a V. E. per carestia 
di soggetti, llor questa mia non sarà così brieve come sono slate 1* altre, 
perchè mi presterà materia di scrìver il Cameval passato, il quale è riu- 
scito bellissimo, considerando il poco spatio di tempo, che si ha hnvulo, 
et pur in cosi poco tempo, che non è .stato più di dodici dì sì sono fette 
Ire Comedie, una Moresca, et due feste bellìssiinc; il giovedì grasso ne Tu 
recitata una in casa di Mons/ 1' Abbate, che si chiama il ragazzo du certi 
giovani du Coito, i quali aiichorchè sicno di quel luogo dove è la j)erfet- 
tione et reccellei)/a dellu Lingua Mantovana, tuttavia recitavano di modo, 
che qui Tu tolerabile. JLa domenica appresso, Mons.* R."» fece una festa 
al Sig.' Ascanio in Casa del Conte lirunoro per esservi sala capace, dove 
furono invitale forse cinquanta gentildonne, delle più belle, et delle più 
nobili, che ci siano; innanzi cena si fece la Moresca che ho detto di sopra, 
la quale, et per gli bubili, el per una Musica di voci, et stromenti, che 
fu mescolata con (piella fu di così dolce passatempo agli occhi, et ajjli 
orccclù di chi fu j)resente, che per me confesso di non haver veduto, nò 
udito cosa simile a quella che mi dilellasse. Quei che fecero la moresca 
erano olio servidori di .Mons. R,'"" i quali erano >eslili a guisa di Pastori 
col dissegao di Mcsser Giulio llonmuo (I) iu questo modo, llavevono una 

(1) Scrive il Vtnri di Giulio die n non fu mai il più caprìccioM neOe nuschc- 
rate, e con bre •Iravafanti aU 1 per gieatre, fcaie e tomeainenll m. 



376 

camicia per uno di cendado verde, le calzo et il ^iuppone di tela dijìiiita 
di color simile alla Carne, le scarpe di pelli di fiatlo di Spagna con cerli 
groppi con tocca d'oro di Lupi Cervieri, uno dinanzi al pello, ci l'altro 
di (lielro accomodali di man propria di Mess. Giulio, et legati con tocca 
d'oro, in capo havcvano pelli negre roverscic che iiiiilavano naturalmente 
ì capelli ricci con ghirlanda di lauro, et con maschere al volto, le quali 
erano senza mento, acciocdiè non fossero lor ad iinpetliinenlo nella musica 
et nella moresca. Oltre a (piesli ulto pastori oravi il Dio lor Pan vestilo 
nella niedesima maniera, ma con le corna, si come si ligura. Questo è uno 
Giudeo, che suona l' Arpa, il (piale fu il primo ad uscir in Sala come lor 
Dio, si che se no usci in modo di Moresca con l'Arpa in mano, dietro 
al quale uscirono ad uno ad imo gli olio pastori con una hasta per uno 
nella man destra fac^^ndo la medesima Moresca, che haveva fatta il lor 
Dio, de* quali ve n'erano quattro, che oltre all' llastc avevano mio stm- 
mento per man nella sinistra appoggiato sopra la spalla, un violone, dot 
Lenti, et un flauto. Poiché tutti furono usciti, et si liebbero radunati in 
cerchio girando intorno alla Sala con certi lor contrapussi, ch'io non so 
diacemer, né far, i quattro dagli stromenti comiDctaroDO il lor eoneerlo 
con parole aecomodaie ali* babito loro, et gli altri quattro col lor Hio al 
posero in atto di ascoltare. Finito il concerto tutti otto si diedero in ponto 
al menar delle mani con le lor baste, et cosi, et con gli habiti che rmsd- 
rono maravlgliosi, et con la musica, che fti dolcissfana, et con la lor agi- 
lità, et destrezza, che non fu poca, diedero grandissima pastora agli spet- 
tatori, et perchè i morescanti non siano da me in parte akona privati 
della lor laude non li nominando io, dirò a V. E. i nomi loro anchor 
cb* essa non li conosca tutti. Erano questi. Volpino, il Bendidio, il Leale, 
Hieronuno Negro, il Preposto da Fermo, Carlo Luzara, et il Credenzero, 
et un Palafreniero, i primi quattro intervennero nella musica, et nella mxh 
resca, gli altri quattro s* impacciarono solamente nella moresca, k quale 
finita si danzò, et si cenò coppiosissimamenle. Il Lunedi fa recitata la se- 
conda comedia dai Cherici dd Domo, cioè i Captivi di Plauto Latino et 
Mons.* fece hi spesa de* Tcstimenti, i qoali forono di tela di vario colore, 
et forono cosi ben composti per mano di Hesser Giulio, che bavendosi 
riguardo alla poca vaiata loro, erano degni di maraviglia. La Comedia 
anehorchè Aisse Latuia, nondimeno per gli habiti, et per certi intenneizl 
volgari, i qoali didilaravano l' argomento d* atto in atto, non venne a noja, 
né agli oomini, né alle donne che non intendevano il latino perciocché 
dagli argomenti, et da* gesti de' recitanti se non capirono il totto, ne ca* 
pirone la maggior parie Finita la Comedia ogn' ano tornò a Casa sua a 



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377 

Cena. Il . . dì di Carnevale fu recitala la torzn Commedia composta da un 
Scenesc, intitolata V \mov Costnnte. Questa diede più che i' altre due da 
ridere alla brigata, et fu {issuì ben recitala. Mons. i' Abbate non volle che 
a questa ultima comedia poiché fu finita si partissero tutte le donne sic- 
come havcvano fallo all' altre duo, ci però finita la Comedia ne invitò 
forse quaranta, le quali aecetlalo 1' invilo, et conato inlorlennoro la festa 
insino alle nove bore. Mi sono scordalo di scrivoi- che il di doll<' foste si 
correva alla Quintana, et furono fatte alcune Livree non però di molla 
spesa, la maggior ehe sia siala falla fu del Conte Camillo Casliglioni del 
Gorno. 

Di Manu 2à Fd>.° 1542. 

HumiliTio servii.* 
Hip." CiJ>iLUPO. 

Pisano Jknàrmm seullore e architetto ( n. 1270 m. 1349 ) 

« Il più bel tempio antico di Lunigiana è il duomo di Car- 
rara, ai tempi rifatto dì Andrea Pisano; ed è da credersi opera 
di lui per queste lettere che ieggonsi dietro un finestrone del 
coro, cioè 

ANDR 

E /T: S 
A PYS. 

e rimodernalo noli' interno il 1 500 da Spinella da Campo 
Frogoso, per 1' iscrizione che vcdcsi ancora sotto la statua 
della Madonna collocata sopra il coro, che dice « Tabula haec 
facta fidi proprio aere M. D. Spinèttue de Campo Fregoso Ann. 
MCCC (1) » . Qui giova notare come mal si potrebbe assegnare 
ad Andrea Pisano nato nel 1270 un' edìflzio che fu intema- 
mente rimodernato nel 1300 e che per conseguenza doveva 
sussistere da lungo tempo: senonchè quella iscrizione non ac- 
cenna per niente a un qualsivoglia ristauro, ma unicamente 
si riferisce alla statua o all' ancona fatta fare dal Campo 
Fregoso. 

' PUtonI Leandro veneziano pittore ( op. 1610 ). In tre 

frammenti di lettere scrìtte da esso in Venezia negli anni iG09 
e IGIO al Conte Camillo Gonzaga di Novcllara, parla di alcuni 
quadri da esso condotti a requisizione del Conte suddetto (2). 

(1) Cerini Memorie Storiche della Lmigianu. JfoMO Fredkm 18S9 T. /. 153. 

(2) Mi*, di Aovellara. 



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' 578 

* PIbo ( HmMmm M ) mitonese arnuguolo ( viv. 1488 ) 
figlio del fu Gabriele e abitarne in Modena, intorno il 1485 
contrasse società in arie armorum con Jacopo Magnanini mo- 
denese. E|^i era già defunto nei 1496 come appare dal testa- 
mento di Orsina Scrosati milanese già moglie di esso, fatto in 
Modena 1' 8 agosto dell' anno suddetto. 

PIzzoll GÌ€Mehlno bolognese pittore ( n. 1651 m. 
1733 ) nella sua gioventù assoeiatosi al pittore Matteo Borboni 
andò con esso alia Mirandola dove 1' aiutò a dipingere V Ora- 
torio del SiAcrainento e un salotto nella Corte. Il Pizzoli ebbe 
una ii^lia che professò vita religiosa nelle monache benedet- 
tine di Keggio {ì\ 

* l*l4^HÌH ( Ariinzio du ) franeese ingegner militare 
( viv. 108.) ) fu incaricato dal Duca di Maiiiova Ferdinando 
Carlo, agli stipendi del quale egli s' intratteneva, di ridurre 
alla foggia moderna le forliOeazioni della città di Guastatila di 
cui quel principe era divenuto padrone. Diede il Du-Plessìs il 
disegno delF opìera che fu incominciata il 13 marzo 1685 e 
continuata sotto la immediata direzione di lui. « Ampliata al- 
lora, dice r Affò (2), e in ordine migliore disposta alla mo- 
derna, fu ridotta a sette baluardi regolari colle corrispondenti 
cortine, e mezze lune, gittandosi a terra le fabbriche onde 
nasceva impedimento ». Ma non appena erasi detta nuova 
fortezza compiuta di innalzare che, impadronitisene gli spa- 
gnuolì nel 1089, la fecero demolire. « Il neretta Ingegner ge- 
nerale, ed il Sireni celebre Archilclto. clic aveva in parte fab- 
bricato il Molo di Cenova, visitarono la foniri( a/.ione levan- 
done il disegno (3;, e molto ne lodarono T invctilore «» (ivi). 
Di nuovo nel 1005 venne in ca|)o al Duca di Guastalla 
Vincenzo di voler rialzare le smantellate mura sul disegno 
ìstesso del Du-Plessis; ma i' opera appena clic incominciatu 
restò inlerrolLa. 

Pioto Barioloiiieo a Bertolino da Novara architetto 
( viv. i385, f 402 ). n Frassoni (4) che in più luoghi parla 
dei discendenti di lui, nota al 1393 che Bertolino fu investito 
dal Marchese di Ferrara di alcune terre nel territorio finalese, 
e al 1402 che il suddetto .venne al Finale a riattare le mura 

(1) Crespi Op. ciu 

(3) Storia di GuosUMa m. 205. 

(3) Un diM0M di della fbriifleaàooe si conserva nella IMblioloGt di GnasUlb. 

(4) Mèmori» dot Fimab* 



579 

della rocca c aggiugnere nuove opere di difesa a quelle 
già CiiisU'iili. È però è da interpretarsi conveiiienleiiienle la 
Cronaca ferrarese (ìeir Kqiiicola, nella quale sotto V anno 1402 
si nota che adì i7 ottobre fu dato principio a fare, e murare 
il Castello del Finale di Modena per mezzo di M,^ BerUh 
Uno Ingegniero del Mareheee Nicolò (1). 

Po ( Pietro dUa ) palermitano pittore (n. 1610 m. 1692) 
dipinse le quattro stagioni in altrettanti quadri al Cardinal 
Cibo (2). . 

Polo di Jaeomello detto dalle Masegne, veneziano scul* 
tore ( op. 1594 ) fu autore del monumento di Prendi parte 
Pico fatto eseguire dalla moglie di lui Catterina Calmi mila- 
nese nel 1594, e collocato nella chiesa di S. Francesco della 
Mirandola. Esso consisto di un' arca marmorea infissa nel 
muro, sorretta da due {A'ìuhIì mensole ornale a l'oi^lianii, clic 
portano nel!' alto gli slfuinii dei Pico c dei Cainii e nel hasso 
la testa di un cane. >clla parte supcriore giace distesa la 
statua di Preudiparle vestilo alla maniera d' uomo d' armi. 
Nella fronte del monumento divisa in tre comparli, sono due 
statuette di tutto tondo alle estremità; a destra S. Antonio 
Abate tenente un bastone nella mano manca, un libro e pn 
campanello nella destra, col simbolico poreo a' suoi piedi; a 
sinistra S. Cristoforo col Bambino Gesù su le spalle, e un grosso 
ramo di palma nella destra. Nel rlpartimento dì mezzo scor- 
gesi la rappresentazione a rilievo di Cristo In croce con la 
Madonna, S. Gìo. Battista e la Maddalena. Nel flanco destro 
del monumento è pur figurata di rilievo una mula caduta a 
terra, e vi si legge il mollo in inglese antico Aivo tvear che 
modernamente si scriverehbe l/oiv tvcar e significa in nostra 
lingua come portarci (5). Neil' altro è lo stenmia Pico con 
un cane nel cimiero avente un cartello in bocca che gli si 
attorce attorno il colio, ucl quale sta scritto nel modo che 



(I) Mi «TTcrle il S/ L. M. Cittadella cbc Bertolino ero iiglio di un Gltvnuii pur 
mm «MtanlA e dttadino di Pemn, e isMito di una C«eilla dalla quale eiifae molli 
figliuolL Egli era già defunto ad 1405, deMUMndoaeoe la notiiia da un rogito di 
Nicolò da CoDsandolo del IS ottobre di detto anno, nd qade lo eti|Nilaate è dello 

figlio del 7. Bertolino ingegnere ealmutm 
(i) l'ai^uli Vite ecc. /'. 1)6. 

(3) Come fortarlo spiegò il Co. Caciii^lioDi, aggiugnendoTi egli 1' ^ticoio lo prò- 
babihiwnle mUìbIom nd aaoUe. 



380 

sopra, Hais noi sol (1), e a lato le iniziali P P significanti 
Prendiparlc Pico. Superiormente in un tondo sono scolpite 
le immagini dei coniugi; e sopra 1* iscrfzìone in lode di 
Prendiparte, Icggesi la memoria dell' artefice in questo tersetto. 

« Questa opera de tallo fata ì preda 
Un Venician la fè ciia nome Polo 
Kato di Jachomel QÌmta^à preda » (2). 

* Polla ( Sfefanino dalla ) milanese armaiuolo ( viv. 
• 1477 ), figlio di Giorgio, cittadino abitante in Modena. Egli era 

già defunto nd 1496, apparendo da un rogito, che in quell' 
anno i figli di lui Ercole e Andrea vendettero ima casa posta 
nella cinquantina di S. Vincenzo. 
Pomaraneio» Vedi Rooealll* 

* Ponxia ( Paolo della ) luganese (3) scarpellino ( viv. 
1526, 1545 ). Da alcuni documenti discoperti da D. Paolo Guai- 
toli, si raccoglie eh' egli nel 1543 si ritrovava in Genova ed era 
assente dalla sua patria da circa diciassette anni ; e eh' egli 
fu duo volle in Carpi. La prima, forse vivente il ;^ià nominalo 
Gio. Domenico Barrassi, una sorella del quale egli aveva con- 
dotto in moglie, ed è probabile eh' egli operasse di sua arte 
in Carpi in compagnia del ("oj;nato che vi aveva stabile dimora. 
La seconda fu nel 1538 allorché egli vendclle la casa a lui 
pervenuta dell' eredità del Barrassi ; la ([ual vendita fu poi 
legalmente annullata nel 1543. E qui 1' analogia dei nomi e 
delle date e! richiama alla mente quel Paolo Ponzio scultore 
fiorentino vivente in Francia, il quale nel 1537 formò un 
magnifico mausoleo in bronzo per chiudervi le ossa ài Alberto 
Pio morto in Parigi due anni innanzi. Del qua! monumento, 
manomesso nei tempi della rivoluzione dello scorso secolo, 
scampò dal vandalismo la sola statua di Alberto che si serba 
nel Museo del Louvre. 

(I) n Goole Otlario CMtigUoai diade la apiagaiiaDa di qnaala motto, ai parer 
mio, tiBadaiima. Bai$ nof aof o moderounente Baot not $oot non rigniOca già cocm 
egli asserisce, non ho piedi, ma bensì, non lio fuliggiìie. E se nella prima iotorpicta- 

zionc il motto rimane inrspliraltilo, in questa soronda viene a chiarirsi, appropriali» 
dolo alla purezza ilei .sangue, alla onoratezza e alla (;Inria della famiglia Pieo. 

(ì) Codesta iscrizione è quasi alTullo somigliante all' altra intagliata dai medesimo 
artista nel Deporlo Cavalli neBa chieta dei SS. Gio. e Paolo in Venesia. 

(S) Raeqoe alla certe di Cima preme Aracene tal lago di Uigane» 



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581 

Ponzone Alniloo dalmatino pittore ( op. 1653 ) aiutò il 
PeraiKla nelle jjrandi opere da esso condotte nella Mirandola. 

l*oria ( Ja«*o|»o Antonio dalla ) di Casale ingegner 
militare ( op. I iiSi ). Vedi Datlaro. 

PoAHenlf \ iiieonzo pisano fonditore e coniatore ( op. 
1572, 1587). Nel campanile del Duomo di Massa è una cam- 
pana con questa iscrizione: Laudes dicile. gratias agite, vota 
rMile» patri, nolo, fieanit'. «nt Deo, 

FVNDIT VINCEMIVS 
POSSAMIVS PISANVS 
A. D. MDLXXll. 

• Nei lavori di basso rilievo, la Madonna ed un' arme com- 
prendente gli stemmi di casa Cibo, della casa Malaspina, e di 
quella Reale de' Medici, che ben eseguiti nel getto, c nel disegno 
ornano la superfìcie della Campana, lasciò il nostro Artefice 
un nuovo contrassegno dell' abilità sua nell' arte fusoria. In- 
torno air arme sono le iniziali di queste parole: Aìbencui 
Cybo Malusjìina S. li. I. Princops Mussar P. » (1). 

Pozzi P. Andrea gesuita di Trento pittore ( n. 1044 m. 
1709 ) poco dopo il 1665 fu spedilo a Modena dai suoi supe- 
riori a dipingere di prospettiva a fresco la cupola o tazza, e 
la volta della chiesa di S. Bartolomeo. Fu aiutato in quest' 
opera da Fra Luigi Barbieri o Barbcry suo discepolo e gesuita, 
al quale, stando ai detti del Lazzarelli, si potrebbe attrìboire 
il merito della pittura della volta. Del lavoro pregevolissimo 
del PoKzi che tuttodì si conserva, disse già il Lalande (T): 

• il y a une arekiieeiure fmnU qui e$t si hien en penpeeHve 
et <f «ti 9i 6ofi ton de couleur, qv^ elle fait iUusion. On ne 
peut pas méme deviner si elle est peinie sur une voute, ou sur 
un fond pldt ». 11 Barbieri (3) poi novera tra le pitture di 
Carpi una copia del Sant' Ignazio del Carracci che è nella 
chiesa di S. Bartolomeo di Modena (4), fiuta dal Pozzi in di- 
mensioni maggiori dell' originale. E il Cabassi (5) aggiugnc che 
dello stesso era la gran tela in (orina di marmorea ancona 

(I) >omiM Km iihuirata mUMom. Uvomo Mmrmtgh ISIS T. IL SIO. 

(S) Opera ciUta 1. 591. 

(3) JS'ota dèlie Pitture di Cnrpi m$t. 

(4) Il S. Ignazio iu S. Bartolomeo non ò di ■leano de* Camcd, ma di Giacinto 

Brandi. 

(5) Mmork 4e$U mrtUU Carpigkmi m$. 



382 

dipinta ad arcìntcttura la quale serviva d' ornaniento all' altare 
(Iella Madonna del Carmine nella eliiesa slessa. Chiusa la eliiesa 
di S. Ignazio nel febbrajo del 179i), la tela del Pozzi fu levala 
e tagliata in molti pezzi per farla servire ad altri usi. 

Pr«a MmUìm detto ti CamUer Calahnne^ calabme pit- 
tore (n. 1615 m. 1699 ). Della dimora e delle opere da lui 
condotte in Modena, il Dominici (1) diede un lungo e diligente 
ragguaglio che io riprodurrò per intero. Narra egli prìmienh 
mente come dopo il 1644 si ponesse sotto la disciplina del 
Guercino in Bologna, poscia soggiugne: « si rallegrò il Gnercino 
della venuta del Cavaliere e V accolse in casa sua con molta 
amorevolezza, iraiiandolo non solamente da discepolo ma da 
congiunto, ed essendo egli stato richiesto da' Frali Carmelitani 
della (jllà di Modena a voler dipingere la loro Cupola, e tro- 
vandosi trop])o carico d' importantissime commissioni pro[)ose 
a' l-rali il Cavalicr Calabrese suo discepolo, lodandolo ed a|)- 
provandolo per valente uomo, e suiVicientissimo a soddisfarli 
quanto lui medesimo; per lo che fu Mattia da quei Heligiosi 
condotto a Modena. Ivi però avendo egli formato varj disegni, 
e bo2zetti e già cominciato a dipingere la Cupola, si awidde 
che alcuni de' Frati di quel Convento diffidavano della sua 
Bufficienza, sedotti forse da qualche maligno ed invidioso Viir 
toro, che si credea tolta di mano queir opera, e non si apa^ 
gasserò di quello che inaino allora vedevano dipinto. Fìnse 
adunque il Cavaliere d' aver bisogno del consiglio del suo 
Maestro, e dcìgli altri ottimi Pittori di Bologna intorno ad alcune 
difficoltà sopravvenutegli sopra lo sbozzo di 'quella Cupola. 
Li Frati curiosi di saper che ne dicessero i Maestri nìcntovati, 
mandarono volentieri li sbozzi e disegni a' Frali loro corri- 
spondenti, e questi piescniarono le pitlure e disc};ni a dio. 
F^ancc^c(> ( Guercino \ il (piale essendo già dal (^ivalicrc stalo 
informato della dubbictà de' Frali, e pregato a dir sincera- 
mente il suo j)arere, considerati i disegni, e veduti i bozzelli 
con altri virtuosi Pillori suoi aulici, fra' quali V Albano, con- 
cbiusero esser V opera ben concepita, il componimento ben 
disposto, e il disegno ottimo, e in conseguenza attestarono ai 
Frati, che 1* opera sarebbe ottimamente riuscita in pittura, ed 
egli stesso il Barbieri ne scrisse a Modena una lellcra, con la 
quale animò que' Frati a far proseguire con lieto animo 1* opera 

(1) VUt éegH wHtH tmpoleltmé. 



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incominciata, assicurandoli in fine, che cosa migliore non 
avrebbe saputo fare egli medesimo. Con 1' approvazione di 
nomini lauto insigni nella pittura assicurali i (lannelilani di 
Modena feeen» proseguir V o\)cr,\ del (lavaliere: la ipial llnila, 
e toltosi ^ia il palio, si vide nella (lupola espresso il Paradiso 
co* Santi dHla Rolìgioiic Carmelitana, collocati in siti ragguar- 
devoli ( come suol ptraticftriti nelle ehiese titolari de* Santi ) 
eome per esempio il gran juofeta Elia situato presso la San- 
tissima Triade, che da lei prende per mezzo della gran Madre 
di Dio le grazie per dispensarle a' suoi Figli in Carmelo. Negli 
angoli furono effigiati i quattro Evangelisti accompagnati da 
bellissimi Angioli, e putti che rendeano pieno, e maestoso il 
componimento. La veduta di queste pitture siccome a' Frati 
apportò giubilo e diletto per gli applausi del pubblico, cosi al 
Cavalier Calabrese reeò laude ed onore, eosieehè i medesimi 
Professori confessarono esser queir opera ben intesa in dise- 
gno, in eoniponiuKMilo, e in chiaroseuro ed intendimento di 
sotto in su. Scoperta adunque (piesl' opera, e lodata couic 
meritava, furono al Cavalier Calai>rese vari (|uadri commessi 
dai dilettanti di Modena, ed anche una cupoletta, ossia scu- 
della, e propriamente per una Capella del Duomo, intitolalo 
S. Geminiano verso la Sagrestia, nella quale rappresentò con 
bellissimi scorci di sotto in au la B. V. Assunta al Cielo dagli 
Angeli, con puttini bellissimi, ed il tutto bene accordato. DI 
quest' opera tuttoché picciola, rispetto a quella dipinta nella 
Chiesa de' Carmelitani, riportò Mattia molta laude. Nella me- 
desima Città di l^Iodena egli dipinse un Quadro di Altare; ma 
noi per molte diligenze che abbiamo usato non sappiamo il 
nome della chiesa nè ciò che quella pittura ivi rappresenta »• 
Fin qui il Dominici. — • La cupola della chiesa del Carmine 
sì conserva anche ai dì nostri in ottimo stato. Essa è opera 
mollo vaga e appariscente cnuie quella che è fornita di buona 
luce, ed ha un carattere ".randioso, un' invenzione fervida e 
bizzarra, una ben ajigiustala distribuzione di parti. Pecca al- 
quanto nel disejjno, nel colorilo monotono, nelle prop»)rzioni 
delle figure grandi forse troppo più del dovere. Il Cochin 
( Voyage /. SS) ne dà questo giudizio: On y voil une coupole 
et la voùte du sanctuaire à fresque, très-ìnen composée, quani 
à V crdonnanee, V agemeemmt des grouppes, et les otHtudes 
de$ figuìres. La eouleur est astez bornie, quoique mom aucune 
finesse de ton; le dessein est peu savatU et très-meorreet. Ma 



S84 

U Dominiei trafaneiò di Bcomume olire la cupola, la volta del 
coro in detta chiesa che pur fu dipinta dal Preti e rappresenta 
una gloria d' angeli che suonano diverèi istrumentL Dell* anno 
in cui furono condotte le sopraddette pitture non ho notizia; 
solamente il Vedriani, che al solito ommette ciò che più toma . 
utile a sapersi, nota air anno 1661 che « gran lode si deve 
al Padre Angelo Monesi nostro Cittadino per haucr fondato, e 
tirato in alto con quelle belle colonne la Cupola, ossia Catino 
della sua chiesa, et ornata con cornici, e buone pitture come 
si vede, adimpendo il restante gli altri Padri Priori » (1). 
— Sussiste ancora 1' altra opera avvisata dal Dominici, che è 
la volta della Cappella delle Reliquie in Duomo. Nella quale 
appariscono intramezzati da stucchi dorati, la Madonna con 
molti santi e nella fascia che vi ricorre all' intorno, il Padre 
eterno e gruppi d' angioli. Qucst' opera fu malamente ritoc- 
cata a pastello e malmenata dal pittore Biagio iManfredi su 
la fine dello scorso secolo. — Le altre cose dipinte dal Preti 
in Modena e riferite dal Dominici sono perite, o se rìman* 
gono, furono attribuite ad altri. La Gallerìa di Modena 
possedeva due disegni a lapis rosso del Preti, la figura della 
Speranza, e un nudo con ghirlanda in capo. Oggidì veggonsi 
in essa due mezze (ìgui-e di Apostoli in teki assegnate a queir 
artefice. — La Galleria di r>ioveilara possedeva un quadro del 
Preti rappresentante un vecchio che suona la lira ed un gio- 
vinetto in allo di scrivere; quadro giudicato del valore di 500 
doppie. — Al niedosimo è pure attribuito il quadro con San 
Bernardino che ristuia uno storpio con altre figure grandi al 
vero, esistente nella chiesa di S. Francesco in Correggio. — 
Finalmente non è da intralasciar di notare come lo Scara- 
muccia (2) ascriva al Calabrese la pittura dei peducci della 
cupola di S. Pietro in Reggio; ma, o egli prese un' abbaglio, 
o 1' opera non fu conosciuta e accennata dagli scrittori reg- 
giani. Certamente oggidì non ne rimane vestigio. 

ProcMoIal Clamili» bolognese (3) pittore (n. 1546 m. 
16291 Le opere da lui condotte sono «li troppa importanza 
perche non debba stendermi nd darne raggiuiglio con qual- 

(I) UUloria di Modena li. 714. 

(S) l%MMt M PémuOt AkHMtt' ( ii7i) p, 179. 

(Si n LonuBO mO* IndlM delle tue Rime lo nomiiMi CamU foreueein» da Htgfioi 
im egM vennenie da Belegne. 



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7)85 

clir lunghezza o con (jualelir inotlito (locumcnio. Fu ]»riniic- 
rainoiìlo in\ italo dai Canonici di S. Prospcio a dipinj^crc il 
Coro della loro chiesa, lavoro da osso inlraprcso nel e 
compiuto nel l.'iS'J. .^ola il Rubini nella sua cronaca di Heg- 
gio, avere il Procaccini incomincialo a dipingere il nivcìiio ilei 
Coro di S. Prospero nclV aprile del 1585 con provvigione di 
800 scudi (1). Le pitture del Procaccini in detto luogo sono 
descritte da un contemporaneo (2) nel modo seguente. In San 
Prospero presso V aitar, maggiore « è pinto a fresco un Salva- 
tore in gloria circondato da molti Angioli, et più a basso in 
quattro parti menti sono in prospettiva finta V anima dì San 
Prospero, et all' incontro quella di S. Venerio portate da i Chori 
d'Angioli a quella gloria, et dalle parti duoi Chori pure d'An- 
gioli, che cantando lodano la Maestà d' Iddio, più a basso nelli 
cantoni di due ampie li nostre, che danno luci; a quost' opere, 
sono figurate più del naturalo, le quattro virtù proprie d' ogni 
buon Vescovo, cioè la Prudenza, la Cliarilà, Umiltà, et la Tem- 
peranza > . Segue poi a descrivere la nicchia del (]oro dove 
« pur di mano del sudelto Procaccino, siede il Salvalore del 
Mondo in maestà nel linaio Cuudilio, cui fa corona un numero 
infinito di Santi, con quattro Angioli sveglianti co '1 suono delle 
formidabili trombe, sotto di queste v' è la risurettìone de' Morti, 
alia destra i benedetti ascendenti al Cielo, alla sinistra i mala- 
detti dannati al Fuoco etemo, sotto il detto Giuditio in prò- 
spetiva y* è in un quadro grande un Cbristo in scorzio su *l 
Sepolcro, cui stanno intorno Mafia Vergine et altri Santi di 
maravìgliosa bellezza; venendo più avanti v' è una fascia che 
circonda tutto il Cboro, nel cui volto è Iddio circondato da 
buon numero d' Angioli, che lo servono, et adorano, dalla de- 
stra di questo v' è pure lo stesso Iddio, ohe forma i primi 
Genitori, con molli animali ritratti al vivo, alla sinistra v' è 
la figura dell'Apocalisse al capitolo 10 et 20 ». Quest'opera 
grandiosa ancora si conserva, sebbene in i-ondizione che muove 
a pietà. Kssa non fu memorata dallo Scannelli e <lallo Scara- 
muccia, ma fu lodala assai dal Malvasia e dal Haldinucci, e<l 
invero merita ogni maggior lode per la giudiziosa composi- 
zione, per gli arditissimi scorti, per la vivacità delle mosse e 

(I) Ebbe compagno in quc^l' opera Lorenzo FrAOchi Bolognese. Vedi rram-lii. 
(S) iMwehi Atwnnfow di^ SQnti$§imi rorpi di Protpero et VeniriQ, Rtfgio Bar' 
htti I60S. ' 

25 



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586 

per le vaf;he arie di leste. — l'n' altra eonsidercvole opera- 
zione di minor mole, ma di più pregio che non 1' altra si fu 
il gran quadro di San Rocco che libera il popolo dalla pesti- 
leoxa. Ftt quest'opera eseguita pel canonico Brami di Reggio 
in concorrenza dell* altro famoso di Annibale Garacci, TEIe* 
moslna di S. Rocco. H Canonico suddetto avea destinato que- 
ste due opere al Duomo di Reggio, ma essendogli stato vietato 
di porre U suo nome a memoria del fatto, lì donò ambedue 
alla Compagnia di S. Rocco che li collocò nella sua chiesa. 
Fu questo quadro ricercato da M/ louquet per acquistarlo; 
la qual cosa saputasi da Alfonso IV, volle farne V acquisto egli 
medesimo unilamente alla Elemosina di Annibale, dando olire 
i debiti compensi le copie di anibidiie i (jnadri condoue dal 
Boulanger. Il Quadro rimase nella (iallcria Estense poco meno 
di un secolo, e di là si traslocò a Dresda, e fu inciso da Giu- 
seppe Camerata (1). Non è da ommeltersi come lo Scannelli c 
lo Scaramuccia attribuiscano anzi a Giulio Cesare che a Camillo 
Procaccini il merito di quesl* opera assegnata a Camillo con 
maggior fondamento di verità dal Malvasia, dal Baldinucd e dal 
Gherardi (2). » Altri lavori del Procaccini adomavano altre 
chiese di Reggio. Un S. Francesco al 2*^ altare della chiesa dì 
S. Giovanni del quale non ho altra notiria. Un' ancona della 
B, V. in trono col Bambino in grembo, e i Santi Vitale, Giro- 
lamo, Francesco d' Assisi al basso, figure poco minori al vero, 
era gii\ nell' Oratorio detto di S. Vitale poi di S. Girolamo. 
Questa bellissima opera già passala al Palazzo Estense, poi 
trasporlata in Francia, vedesi ora nella nostra Galleria. In' al- 
tro gran quadro rapprescnlanle l'Adorazione de' Magi, slava 
nella chii'sa di S. Pietro. La origine slorica di quesla pitlura 
ci è falla palese da due doeunienli inseriti dal P. Fossa nel 
più. volle cilalo mss. nrlistieo. lìi dunque il quadro commesso 
al Procaccini dall'Arie della Scia di Ueggio nel lu08, che gli 
diede la caparra di 60 ducatoni. Esso era destinato per V al- 
tare di detta Arte nel tempio della B. V. della Ghiara, ma scorsi 
parecchi anni e non avendo quel pittore adempiuto ai ter- 
mini della obbitgazione, venne V Arte della Seta nella determi- 

(I) Ihurrhionr drlh Piltnre (Iella Galli riit II. ili Drrsdn I7^>5. 

(i) Il Pungilconi (Op. cit. 11. Ì17) purtn un frainineiito d'un' liivciiturio tirila 
Confraternita di S. Roeoo dove «i legge : É pià un Tellaro grondo di S. Rocco fatto 
dtU IVeeMffÙM valore di /tendi N, 100. Probabibncnlr •* intende del memianiCo qut- 
dro dHIa PetlUcnia. 



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587 

nazione di allocare un quadro di simile argomento a Jacopo 
Palma, e di sollecitare la restituzione della ea|)arra dal Pro- 
caccini. Per la qual cosa essa Arie ricorse intorno al It>07 
ni (!onic di Fuenlcs Governatore di Milano col bcguenle me- 
moriale. 

IlL»* et Eccein»« Signore 

, L'anno 1598 20 Otlobrc il Sig/ Cammillo Procaccini pittore Bolognese 
habitantc in Milano s* obbligò per istronienlo agli liuoniini UcU' Arie della 
Seta di Reggio di dipingere di sua mano, un Quadro con 1* Adorazione 
de* Magi, el darlo condotto a Reggio a tutte sue spese, et hcbbe a buon 
conto sessanta dueatoni, come si vede più distintamente dati' inchiusa 
copia dell' iastramento. Hora, cbe sono già iiatsall olio anni, et elie 
non si è potalo avere una niinima sodùsfezlone,- desiderosi qnelii di 
detta Arte di finire 1* Altare eretto da loro nella Chiesa della miraeolosa 
Vergine di Reggio, hanno dato a ftire il Quadro ad in altro Vittore, et 
per poteilo soddisfare ricorrono alla ginsUzia e bontà di V. S. IH.»» sup- 
plicandola di tulio eore si degni Cure, che! Procaccini sansa figaro, o 
strepilo di giodicio, et senso eecessione o sutterAigio alcuno restituisca i 
60 dueatoni ritenuti da hù tanto tempo ingiastamenle, die II tutto rico- 
nosceranno dalla sua bcn^inHà, et pregheranno quefla suprema Regina fai 
honere della quale s' impiegano que* danari, che si degni harere contunm 
protesione della persona di V. S. IU.<» ^ 

Arte della seta ebbe piena soddisfazione del credito, ma 
non ebbe il qua<lro. Impcroccbò Annibale Squadroni reggiano 
se lo procacciò per collocarlo nella nuova sua Cap|>clla nella 
chiesa di S. Pietro, e ]>er questo Une sborsò 00 dueatoni ai 
baneliieri Senruflì in Heggio ( verosimilmente a soddisfazione 
del credilo dell'Arie della sela), e altri 50 a un Filippo Hi\a 
procuratore del Procaccini in Reggio. E recatoci a Milano 
l'anno 1608 compiè con T.'ì dueatoni l'intero pagamento, 
stipulandosene il relativo islrumento di soluzione rogalo dal 
notaio milanese Gio. Angelo de' Ferrari dal Monte, il 5 set- 
tembre di detto anno. Per esso, Camillo del fu Ercole Procac- 
cino abitante in Milano in Porta nuova parroecbla di S. Mar- 
tino, confessa aver ricevuto da Annibale del fu Girolamo Squa- 
droni abitante In Reggio 155 dueatoni della stampa di Milano 
per prezzo di una invola o ancona, su la quale è dipinta 
r Adorazione dei Magi, già molti mesi innanzi vendutagli ecc.^ 



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388 

Ma r Arto della Seta non s' acfiuclò \wr la rcsliluzione i\v\\i\ 
caparra c per la solennità ilei rojiilo elic le toglieva ogni di- 
rilto a possedere; che anzi inicuiò una lile allo Scpiadroni 
perchè ingiustamente si fosse approprialo il possedimento di 
quell' opera che ad essa doveva appartenere. Lo Squadroni si 
vide allora costretlo a rivolgere al Duc;^ Cesare la seguente 
supplica. 

Serenìssimo Principe 

L*arte della Seta di Reggio ha fatto fere per il Palma Pittore un 
Quadro da Chiesa, nel quale èdìpmla l' Adorazione de* Magi, et parimenti 
il Procacdno ha venduto un altro simil quadro ad Annibale Squadrimi, 
che ha promosso dedicarlo alla Chiesa dì S. Prospero di essa Città: et 
perchè quel del Squadrone è arrivato a Re^o, et quel del Palma non è 
ancor giunto, sebbene é finito, detf Arte, sotto pretesto, clie detto Pro- 
caccino gli liiibbia promesso di fargliene un simile, domanda gli sia dato 
anco quel del Squadroni, per ciò egli supplica VA. V. Scr."" ad imporre 
silenzio a detta molestia fattagli da detta Arie nani! l' Ili.'" Sig. Governa- 
tore di Reggio, atteso che il Quadro comprato da lui per pubblico instni" 
mento per giustizia è suo, et anco detta Arte ha rinunciato alla promessa 
fattagli dal Procaccino, et ambidue li Quadri satisfaranno alle pie nienti 
delle Parli, et le due Chiese ne resteranno adoiìiate, ovvero commettere 
a dello lll.>°'> Sig/ Governatore, che conosca, et decida detta Causa per 
Giustizia, et ciò di grazia ecc. 

In conseguenza di questa inchiesta 1* Arte della seta desi- 
stette da ogni ulterior pretensione e lo Squadroni potè final- 
mente collocare il quadro nella sua cappella in S. Pietro. Ma 
nel secolo scorso il detto dipinto fu trasferito alla Gallerìa 
Estense nella qnalc oggi aneora si ammira. Nella DeBcrizione 
do' (jìimìri ec. (2" ediz. p. 33) si trova eosì descritto. « L'Ado- 
razione de' Magi, Fignre intiere grandi dal vero. L' Invenzione, 
la Composizione, il Dissenno, e il vago Colorito uniti ad una 
espressione vera, e ad una nobillà di earnllere, cIk» sorjìrende, 
foniiano un tullinsieme elie rende soiuuianieiile pregiabile (|ue- 
sio Qua<iro, il quale è mollo grande per 1' impiedi dipiiilo in 
Tela « (1). 

(I) Due uUrc opere a lui assegnate criiiiu in Roggio nella seconda metà dei se- 
colo seono cioèt un S. Francesco nella chiesa della Compagnia di 8. Maria, o un 
Mo«^ neHa fiicclata di una casa. OfwcmwM irm. «frlfr pinisrt di Reggio, 



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r>so 

Neir ulliiin» siiulio ilHhi vita del Procaccini, iw^Vi allogalo 
un quadro dal ConW di Novcllara, di' egli appena potè ab- 
bozzare. A (fui'slo fallo si riferiscono i due brani di lettere di 
uu Francesco Maganza al Conte suddetto: 

Il Sig. Camillo Proccuciiio ù morto : Dio V abbia in gloria. Il Quadro 
di V. E. sta nella disposiziono medesima che alcuni giorni fa io serissi, 
cioè a (lire incomincialo nè meno abbozzalo in modo che l' ablMnsatara 
si:i ^(xliliilo. La moglie di lui alla (|uali' ho fatto parlare per la caparra 
di V. £. si lascia intendere die iu coudusione sii per essere ( sic ) die 
pigliar il quadro. Si|^' mio non so che cosa debba dirle, ma me la passo 
con semplicemenle darle parte del seguilo e rimettere alla sua prudeoxa, 
onero alla sua magaanimità la deliberaiioD& 

Aggiung(> poi in un P. S. le seguenti notìzie. 

Ho voluto trasferirmi a parlare alla moglie del Sig.' (Camillo per veder 
a che segno stava il (piadro* dalla \igilia di S. Marta in qua che fti T ul- i 
lima volta che lo vidi, e per sentire anco ciò che lei dice per più accer- 
talamenle scriverne a V. K., e mi ha risposto che il studio sta in mano 
d' un suo genero che era fuori però chi' il Quadro per adesso non si po>> 
leva \edcre: che ò «piasi Unito e che è godiltilc. lo però che non l'ho 
visto non so che dire. Le ho ancln' detto se luncNa «pialche altra cosa 
che fosse Unita che avrei operato con V. E. che l'avesse tolta, ma dice 
che non \i e cosa alcuna, an/.i ho inteso che lascia mollo male le cose 
sue, buonio che liu guadagnalo ùOin. scudi e più. 

Milajio 26 ouubre 1G29. 

In altra del 26 dicembre del detto anno il Maganza ag- 
glongneva : 

Il Quadro è in casa mia aspettando l' opportunità per doversi inviare 
a V. E. sempre che comanderà. Quel genero che fu del Si^i.' Camillo è 
Archilcllo et Pittore insieme, sì che crederei che Lei lo potesse trattare 
alla prannnatica, senza titolo e sotto aff.'"" per farle servilio sempre, e 
fuori al S. F. che Dio guardi v nel corpo della lellera trattarlo con parole . 
cortesi e soUle della benignila di V. E. 

Nel catalogo dei quadri della Galleria di Novellara trovasene 
ano del Procaccini rappresentante la Madonna col Bambino in 
braccio, S. Giuseppe, S. Giovanni ed Angeli stimato del valsente 
di dobble 80. — Nel museo Coccapani erano quattro disegni e 



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390 

cinque (juadri «lei Procaccini. I quadri erano la lesta di un vec- 
chio. San IMelro j)ian}jenle, il ritrailo del buffone (Jonneìla, il 
simile di un altro luilTone, e una lesta di morto. — La (lalleria 
Estense olire i quadri sovraccennati possedeva un disegno ad 
aquarello lamellato oon la Presenuueione di Cristo al Tem- 
pio (1). — Finalmente in Carpi nella chiesa di S. Bemardioo 
è atlriboito a Camillo Procaccini un Quadro con molte figure 
che presenta S. Carlo che soccorre gli appestati di Milano. 
Non si ha alcuna notizia di quesi* opera, contemporanea all' 
autore, n^' archivio di della chiesa e neppure altrove. 

Proeaeciiil Giulio Cenare bolognese pittore (n. 1548 
m. 1026) ebbe l'allogazione di un gran quadro per la chiesa 
di S. Rarlolonjeo di Modena nel 1615. Il P. Castelli (2) ne da 
l'annunzio in quell'anno con queste parole. A' ^6 Giuf/no 
venne a Modena il S.'' (liulio Cesare l^rncaviuo Piflor Mila- 
nese (5) inviato dal P. Girolamo liariaone eoi (jitnie si eon- 
cluse l'accordo del Quadro dell'Aliar Marjfi{(n'e della Circon- 
cisione in scudi (hnjvuto ciu(jU(ntta da Lir sci l'uno luntjo 
brazza dieci, laryo brazza sei. Il quadro fu compiuto e posto 
gì suo luogo nel 1616. A* due febraro venne da Milano il 
Quadro della Greonciiione per la Capelìa maggiore che eostò 
Dueatoni S75, otto di portatura, quattro di incassatura. Si 
espose poi in chiesa a' 25 Aprile. In conferma di queste pa- 
role trovasi nella cronaca Spaccini al tZ aprile di detto anno 
il passo che seguo: /./ Padri Gesuiti hanno messo fuori la 
loro tavola della Circoncisione di mano di Giulio Cesare Ihro- 
eazino Bolognese et ora abitante in Milano, et vi costa ducati 
400 d' argento. Questa tavola j^rande di mole e di pre{?io nip- 
prescntante la Cireoneisione di Cìcsù con S. Franeeseo Saverio, 
S. Ignazio, alh i santi e angioli, si serba nella Pinaeoleca Ksiense 
fino dal I78I). Due altri quadri di Giulio Cesare Procaccini 
si